L'UOMO DEI SOGNI di Estelle Hunt


OGGI LA NOSTRA BIBLIOTECA ROMANTICA È LIETA DI OSPITARE UNA TAPPA DEL REVIEW TOUR DEL NUOVO ROMANCE CONTEMPORANEO DI ESTELLE HUNT, L'UOMO DEI SOGNI.

Autrice: ESTELLE HUNT
Genere: Contemporaneo
Ambientazione: Italia
Pubblicazione: E. Hunt, 12 gennaio 2019, pp. 300
Parte di una serie: 3° serie “Haverston Family” 
Livello di sensualitàMEDIO
Disponibile in e-book a € 2,99 ( Kindle Unlimited) 

TRAMA: Quanto fa male sotterrare un sogno con le proprie mani?
Manuel vive alla giornata. Ha tagliato i ponti con il passato e seppellito ogni ambizione. Non ha una casa, non cerca una relazione stabile, non ha progetti per il domani.
Linda ha rinunciato a tutto, pur di rimanere accanto alla famiglia e sostenerla in un momento di difficoltà. Tuttavia, quanto potrà resistere, a soli venticinque anni, costretta in una vita di sacrifici?
L’incontro con Manuel risveglierà il suo cuore intorpidito, alimentando fantasie e timori, ma un ostacolo insormontabile si erge tra loro: è Giulia, la bellissima, effervescente e indomabile sorella minore di Linda. Mille incomprensioni le dividono e non potrebbero essere più diverse, ma per una volta hanno poggiato gli occhi sul medesimo obiettivo: lui.
Cosa succederà se una donna che ha perso la speranza, un uomo disilluso, una passione dirompente si ritrovano in un luogo sospeso nel tempo dove anche i sogni più nascosti possono avverarsi?


Estelle Hunt ci ha abituato a personaggi incredibili e anche in questo romanzo non si è smentita: Manuel è “L'uomo dei sogni”che non si può certo non amare e desiderare. Ma a me è piaciuta tanto la protagonista femminile, Linda, che pur a fatica, sboccia e prende la sua rivincita sulla sorte che non l'ha certo favorita.
Cinque anni prima, nel piccolo paese di Colle Sant'Angelo, il fornaio muore improvvisamente e l'eredità del lavoro ricade sulle spalle della giovane figlia ventenne, Linda, e del fratello Luigi. La madre e la sorella minore non sono in grado di dare una mano, anzi, la madre per cinque anni è quasi assente come figura genitoriale e la sorella di Linda, Giulia, ormai diciottenne, cresce come una sbandata senza fare nulla, irrispettosa verso tutti con un odio profondo per la sorella maggiore e con solo il desiderio di trovare qualche uomo con cui passare del tempo in intimità.
Linda aveva un sogno: diventare pasticcera e si era già iscritta ad un corso a Vicenza a cui purtroppo aveva dovuto rinunciare per mandare avanti l'attività di famiglia. Per non perdere del tutto la sua identità e scivolare nel tran tran quotidiano, ha aperto un blog in cui propone dolci e tante piccole curiosità culinarie completate da fotografie che lei stessa scatta. 
L'arrivo in paese del forestiero Manuel, provoca nelle donne, giovano e meno giovani, la corsa a cercarne i favori anche solo per breve tempo. Casualità vuole che il piccolo appartamento che lui riesce ad affittare si trovi di fronte a quello della nostra panettiera. 
Linda, timida, insicura ma con desideri che nessuno consce, lo guarda senza mostrarsi da dietro le finestre e Manuel, incuriosito dal balcone colorato di piccole piante e fiori che vede davanti, desidera sapere chi vi abita. 
Linda è schiva, innalza un muro tra sé e gli altri ma la sorte ci si mette in mezzo e , mentre si trova nel bosco vede un cagnolino e per soccorrerlo viene aiutata da Manuel. 
Questo incontro tocca entrambi, lei ne è affascinata ma diventa subito gelida per paura di mostrare i suoi sentimenti e Manuel non capisce cosa l'abbia così colpito di questa ragazza che fa di tutto per sembrare invisibile. 
...”Vorrei esserti amico ecco.- terminai con dolcezza ...
Corrugò la fronte. - Amici io e te?
-Sì, ti sembra una cosa cosi strana?
-C'è chi dice che l'amicizia tra uomo e donna non esiste.
Si afferrò un braccio all'altezza del gomito fissandomi titubante.
-Non capisco perchè lo fai.
– Abbiamo qualcosa in comune, entrambi non abbiamo realizzato i nostri sogni. Sembra un buon punto di partenza, non trovi?”
Infatti il giovane ha abbandonato da tre anni la casa di Castelvecchio nelle Langhe, per una lite violenta con il padre e vive da ramingo, facendo i lavori più disparati per mantenersi senza dover ricorrere alla ricchezza di famiglia. 
Manuel si rammarica di questa situazione, ma non riesce a ritornare sebbene la madre lo inciti a farlo con telefonate continue. Si accontenta di una vita qua e là, di avventure di una notte, di tanto sesso senza impegno e di chiacchiere vuote con i compagni di lavoro. Non aspira a legami e si stupisce quando in lui nasce un affetto che non ha mai conosciuto e che però lo intriga,perchè non capisce cosa lo abbia generato, vista la scontrosità della ragazza a cui pensa continuamente.



Con una che sfugge e uno che insegue la storia si sviluppa pian piano e l'amore cerca di riuscire là dove la sorte ha creato tanti ostacoli, ma il destino non ha finito di essere un nemico. Non voglio fare nessuna anticipazione...ma solo rassicurare le lettrici che amano il lieto fine, che questo ci sarà. Se no che romance sarebbe?
Quello su cui vorrei soffermarmi sono i vari personaggi del romanzo che l'autrice ha saputo ben delineare. Diciamo che sono le donne a muovere la storia in questo libro, e non sono poche. C'è, ad esempio, la madre di Manuel, che soffre per la rottura che si è creata in famiglia e che ricorre ad un'altra donna per cercare di chiudere questo buco che fa male a tutti. Ma chi mi ha veramente fatto arrabbiare sono state la madre di Linda e la sorella. 
Il rifiuto da parte della prima di riprendere una vita normale dopo il lutto, mi ha fatto pensare che si crogiolasse in un dolore ormai diventato una routine e che lo usasse per farsi compatire. Ha lasciato ogni responsabilità alla figlia maggiore ma non l'ha mai sostenuta, anzi, mi sembra quasi che provi fastidio quando questa la richiama alle sue responsabilità. Inoltre, giustifica la figlia minore, sebbene tutti sappiano che è diventata una ragazza leggera, e non fa nulla per ricondurla ad un comportamento più serio, invitando anzi la figlia maggiore ad avere pazienza. 
...”Mamma , parlaci tu, è tua figlia. Lo sai che non mi sopporta-
-Ma non è vero- obiettò debolmente.
Giulia mi odiava, non sapevo per quale motivo 3e se un tempo me ne ero sentita ferita, ora non sopportavo più i suoi insulti.
Afferrai la borsa abbandonata in un angolo del divano.
-Minaccia di toglierle la paga settimanale- proposi, mentre rovistavo per cercare le chiavi di casa
Mia madre increspò le sopracciglia e scosse la testa. -Ha solo diciott'anni..-
-Ha già diciott'anni vorrai dire .Eleonora sospirò per l'ennesima volta e non potei fare a meno di notare la teatralità del gesto, come se volesse fare un ultimo tentativo per convincermi.
Mi domandai se le importasse ancora qualcosa di noi figli o se il dolore e la solitudine l'avessero del tutto estraniata dal presente.”
Giulia odia la sorella e la giustificazione che ne dà alla fine mi sembra labile,  come se si arrampicasse sugli specchi. E ' un sentimento di antipatia profonda, che la spinge a farle male e goderne, criticandola senza pietà, quasi a volerla distruggere. Fortunatamente Linda ha un minimo di appoggio dalla nonna e Manuel non si dà per vinto nonostante i tanti ostacoli, reali o immaginari, che la giovane si pone davanti. 
..”Giulia entrò con la solita andatura superba e l'espressione sprezzante di chi si sente superiore.
-Cosi te ne vai- esordì chiudendosi dietro la porta
- Già. -E pensi che lui ti stia aspettando?
Buttai l'aria fuori e mi imposi di non lanciarle addosso il mio prezioso Mac
-Che cazzo sei venuta a fare Giulia?
-A salutarti
-Ciao, ora puoi andare .Le diedi le spalle e mi diressi in camera, dove mi aspettavano le valigie aperte e borsoni da riempire. I suoi passi mi seguirono
-Non credevo avresti avuto il coraggio di farlo
Mi girai e appoggiai le mani sui fianchi.
- Giulia si può sapere che vuoi. Sono anni che ci parliamo a malapena, che mi denigri alle spalle, che mi eviti come la peste. Non credevi che ne ne sarei andata , perchè, dato che non mi conosci affatto.
-Sollevò il mento..
-Giulia mi spieghi perchè ce l'hai con me
-Sei cambiata dopo la morte di papà
- Lo siamo tutti
-Tu di più . Hai smesso di ridere, ti comportavi come se il negozio fosse solo tuo
-Ti sei mai chiesta cosa sarebbe stato del forno se io mi fossi pianta addosso come la mamma?
-Era sua moglie e aveva tutto il diritto di farlo. Ti sei sempre nascosta dietro questa famiglia, meglio dire che hai fallito per colpa nostra, piuttosto che accusare te stessa
Sbottai in una risata amara e hai aspettato che me ne andassi per dirmelo?
-Non avrei avuto più l'occasione altrimenti
-Spero che starai meglio adesso
Il silenzio mi obbligò a voltarmi: il volto paonazzo, i pugni serrati e appena tremanti, tutto in lei mi fece intuire quanto si stava trattenendo.
-Non ho un solo ricordo di me e papà .Tu da lui hai avuto tutto, eri tu la figlia preferita.
-Giulia vuoi incolparmi anche della sua morte?
Socchiuse gli occhi fino a trasformarli in due scaglie di ghiaccio .-Se potessi lo farei. Ti odio!”

Ho cercato di immaginare cosa voglia dire morire spiritualmente, come sta capitando alla nostra protagonista, sia per la monotonia della vita che sta portando avanti, sia per non avere nessuna prospettiva di cambiamento e di soddisfazione personale: solo lavoro dalla mattina alla sera per sei giorni alla settimana senza un divertimento: angosciante! 
Estelle Hunt ha saputo esprimere tutti i drammi di queste vite con un linguaggio tagliente e incisivo tanto che ho letto con molta partecipazione la storia dei protagonisti. Ha scavato nel loro intimo fino al dolore fisico oltre che di cuore e mente...li ha scomposti e poi ricomposti per dare loro una seconda possibilità cosa che, con i due pov alternati, è perfettamente riuscita. 
Ha reso benissimo l'ambientazione selvaggia, solitaria, ma anche piena di varia umanità dove ogni abitante sa tutto degli altri e le battute, anche pesanti, non sono mai offensive ma quasi velate di una sorta di predestinazione: insomma la classica vita di un piccolo paese. 
Vorrei concludere, con un piccolo episodio del romanzo, di una delicatezza speciale: il primo bacio tra i due protagonisti:
.. “Era troppo vicina...mi bastò sporgermi di poco per annullare la distanza e la baciai come se quello fosse il primo bacio della mia vita, un tocco goffo e impacciato che stupì me per primo. Sfiorai le sue labbra che odoravano di vino, premetti appena per sentirne la morbidezza e Linda ricambiò...l'avevo appena assaggiata, era stato solo un bacio innocente, nulla a che vedere con le abbuffate di sesso cui ero abituato. Eppure il suo desiderio spaventato era così autentico che ne fui stordito al punto da dovermi allontanare in fretta...”




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CHI È L'AUTRICE
Estelle Hunt ha esordito nel 2015 con Emmeline, un romance storico, per poi pubblicare un contemporary romance nell'aprile del 2016, Ritrovarti ancora. La reciproca stima professionale e umana ha spinto l'autrice ad avviare un progetto a quattro mani con Lidia Calvano, che le ha portate a pubblicare nell'ottobre 2016 Rehab, e a settembre 2017 Devotion, entrambi contemporary romance. Sono stati inoltre pubblicati tre spin off di Rehab: Farewell, Rebirth e Mine.
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LA MATEMATICA DELL'AMORE di Helen Hoang (Leggereditore)

IL LIBRO CHE VI PRESENTIAMO OGGI, PUBBLICATO UN PO' IN SORDINA QUALCHE MESE FA DA LEGGEREDITORE, HA VINTO IL PREMIO DEI LETTORI DI GOODREADS COME MIGLIORE ROMANCE DEL 2018, AVENDO LA MEGLIO SU OPERE DI AUTRICI MOLTO POPOLARI COME COLLEEN HOOVER, J.R.WARD E E.L.JAMES. IL PILGRIM MEDIA GROUP HA ANNUNCIATO DI AVERNE COMPRATO I DIRITTI E LO TRASFORMERA' PRESTO IN UN FILM. MEL L'HA LETTO PER NOI E CONFERMA CHE È UN LIBRO DA NON PERDERE. SCOPRIAMO PERCHÈ.

AutriceHelen Hoang
Titolo originaleThe Kiss Quotient
Traduttrice: Alice Zanzottera
Genere: Contemporaneo
Ambientazione: USA
Pubbl. originale: Berkley, 30 maggio 2018, pp. 3117
Pubb. Italiana: Leggereditore, 30 maggio 2018, pp.256, €13,60
Parte di una serie: No
Livello di sensualitàALTO
Disponibile in e-book a € 4,99

TRAMA: Stella Lane pensa che la matematica sia l'unica legge che regoli l'universo. Nel suo lavoro si serve di algoritmi per prevedere gli acquisti dei clienti, e questo le ha assicurato più denaro del necessario ma l'ha privata di un minimo di esperienza con gli uomini. Non aiuta il fatto che Stella sia affetta da Asperger e che i baci alla francese le ricordino uno squalo che si fa pulire i denti da un pesce pilota. La soluzione per i suoi problemi è una sola: fare molta pratica, con un bravo professionista. Ecco perché assume un gigolò, Michael Phan, un vero esperto nel settore, che accetta di guidarla in un articolato programma diC lezioni: dai preliminari alle posizioni più ardite. In poco tempo Stella non solo impara ad apprezzare i suoi baci, ma anche tutte le altre cose che Michael le fa provare, e la loro "insensata" collaborazione inizia ad assumere uno strano senso, tanto da insinuare in lei il sospetto che l'amore sia la logica da seguire...


Oggi voglio cominciare la mia recensione con un estratto; non lo faccio mai, ma questo libro merita davvero di essere letto per la sua bellezza e, soprattutto, per l’importante messaggio che vuole dare. 
“Lei vedeva e interagiva con il mondo in un modo diverso, ma quella era lei. Poteva cambiare modo di agire, cambiare le parole, cambiare aspetto, ma non poteva cambiarsi alla radice. Dentro di sé sarebbe sempre stata autistica. La gente lo definiva un disturbo, ma lei non lo sentiva come tale. Per lei , era semplicemente essere sé stessa.”

Vivendo la realtà dell’autismo quotidianamente, mi sono accorta di quanta confusione e disinformazione ci sia a riguardo, quindi, se quello che all’apparenza sembra un semplice romance può aiutare a fare luce su una delle tante sfumature dell’autismo, che ben venga.
La matematica dell’amore è un romanzo dolcissimo, una storia d’amore tra due protagonisti insoliti e originali, che rimane sempre fedele alla realtà, forse perché – come l'autrice scrive nei ringraziamenti – lei stessa vive questa 'condizione', non 'malattia', questa differenza è fondamentale. 
Stella, la protagonista, è un’ econometrista che ama profondamente il suo lavoro al quale dedica tutte le sue energie. La matematica è da sempre la sua passione, passione che ha trasformato in professione e che rappresenta la “parte” facile della sua vita. Lo stesso non si può dire delle interazoni sociali, fonte di stress e profonda insicurezza per lei. Stella è una donna forte ed estremamente pragmatica, non si lascia scoraggiare facilmente e affronta ogni situazione con la sua “speciale” logica matematica : raccoglie informazioni, le analizza e poi prende una decisione. Seguendo questa logica, decide di assumere un gigolò, una persona competente che sappia insegnarle come comportarsi, che l’ aiuti a capire come flirtare e sedurre un uomo. Il personaggio di Stella è insolito per un romance ed è certamente diversa dalla maggior parte delle protagoniste femminili, ma io l’ho adorata. In lei e nelle sue piccole manie, ho rivisto una persona che, in tanti modi, mi ha stravolto in positivo la vita, senza la quale non sarei riuscita a capire tanto di me stessa… Ma torniamo al romanzo. Il gigolò prescelto è Michel Phan, un uomo con origini miste vietnamita e svedesi che lo rendono estremamente affascinante, grazie alla sua esperienza e a un attento piano di lezioni e obbiettivi da raggiungere stilato da Stella, cominciano la loro avventura. 
L’unica cosa che posso dirvi è che vi innamorerete di Micheal, non c’ è
possibilità di resistere al suo fascino, al suo senso dell’umorismo, alla sua gentilezza e alla sua sensualità. È un protagonista con mille sfaccettature che nasconde un animo sensibile, un uomo che in un momento di difficoltà ha dovuto fare una scelta che l’ha privato di sogni e aspirazioni, ma che è servita a tenere unita la sua famiglia. La sua vita è diventata una prigione fatta di obblighi e sensi di colpa, sogni frustrati e bocconi amari da mandare giù. Stella, con la sua eccentricità, rappresenta un raggio di sole in un realtà ormai difficile da sopportare per Micheal; lei è l’unica cliente che lo tratta diversamente, che lo fa sentire importante e considerato come uomo, non come un pezzo di carne affittato a ore. Il loro percorso per quanto bello non sarà facile, dovranno imparare a conciliare le loro personalità, ad affrontare segreti taciuti e realtà scomode e, poco per volta, si accorgeranno che il sentimento che li lega è diventato davvero importante. 
La matematica dell'amore è un romanzo dolcissimo ed estremamente toccante, due protagonisti ben caratterizzati, uno stile fluido e scorrevole e un perfetto mix tra sensualità e sentimenti. Leggetelo e fatevi un’idea, io lo consiglio assolutamente.






LEGGI UN ESTRATTO DEL PRIMO CAPITOLO...
n.b.: l'estratto non ha questo formato sul libro.
«Lo so che odi le sorprese, Stella. Al fine di comunicare le nostre aspettative fornendoti delle tempistiche ragionevoli, dovresti sapere che noi siamo pronti per dei nipotini.» Lo sguardo di Stella Lane si spostò di colpo dalla colazione al volto piacevolmente invecchiato della madre. Una sottile traccia di trucco attirò la sua attenzione su quegli occhi combattivi color caffè. Non promettevano nulla di buono per Stella. Quando sua madre aveva una cosa in mente, era come un tasso del miele in una faida: aggressivo e tenace, ma senza ringhio né pelo. «Lo terrò a mente» disse Stella. Lo shock cedette il passo a una raffica di pensieri scombussolati dal panico. Nipotini significava figli. E pannolini. Montagne di pannolini. Pannolini esplosivi. E i bambini piangevano, con lamenti da banshee che irritavano l’anima e che neanche le cuffie più insonorizzanti al mondo avrebbero potuto smorzare. Come facevano a frignare tanto a lungo e con tanta forza essendo così piccoli? Tra l’altro, bambini significava mariti. Mariti significava fidanzati. Fidanzati significava frequentanti. Frequentanti significava sesso. Ebbe un brivido. «Hai trent’anni, Stella cara. Siamo preoccupati per il fatto che sei ancora single. Hai provato a usare Tinder?» Afferrò l’acqua e ne buttò giù una sorsata, ingoiando accidentalmente un cubetto di ghiaccio. Dopo essersi schiarita la gola, rispose: «No, non l’ho provato.» Pensare proprio a Tinder e al conseguente appuntamento che questo strumento puntava a combinare le provocò un’improvvisa ondata di sudore. Odiava tutto degli appuntamenti: deviare dalla sua comoda routine, la conversazione a volte vuota, a volte disorientante, e di nuovo il sesso... «Mi hanno offerto una promozione» esordì lei, nella speranza di sviare l’attenzione della madre. «Ancora?» chiese suo padre, abbassando la copia del Wall Street Journal tanto da rendere visibile la montatura di metallo degli occhiali. «Ti hanno promossa appena sei mesi fa. Fenomenale!» Stella si rianimò e si sedette in fretta sul bordo della sedia. «Il nostro ultimo cliente, un grosso venditore online che non può essere menzionato, ci ha fornito dati davvero strabilianti con cui posso giochicchiare tutto il giorno. Ho progettato un algoritmo per agevolare le loro proposte d’acquisto. A quanto pare, sta funzionando meglio del previsto.» «Da quando sei effettivamente promossa?» chiese il padre. «Be’...» Nei suoi tortini di granchio con uova alla Benedict la salsa olandese e il tuorlo si erano mischiati e così tentò di separare i rossi con la punta della forchetta. «Non ho accettato la promozione. Era un posto da capo econometrista con cinque sottoposti da gestire che richiedeva molta più interazione con i clienti. Io voglio soltanto lavorare sui dati.» La madre ignorò la dichiarazione con un cenno noncurante della mano. «Ti stai adagiando sugli allori, Stella. Se continui a non metterti alla prova, non farai altri progressi nei tuoi rapporti sociali. E questo mi ricorda... Non c’è nessun collaboratore nella tua azienda con cui vorresti uscire?» Suo padre posò il giornale, giunse le mani incrociando le dita sulla pancia rotonda. «Sì, che ne pensi di quel tizio... Philip James? Quando l’abbiamo incrociato alla tua ultima festa aziendale mi è sembrato piuttosto carino.» Le mani di sua madre si agitarono davanti alla bocca come piccioni in picchiata verso le briciole. «Oh, perché non ci ho pensato? È stato così gentile. E anche uno spettacolo per gli occhi.» «Lui va bene, suppongo.» Stella passò la punta delle dita sulla condensa formatasi sul bicchiere d’acqua. A essere sincera, Philip l’aveva considerato. Era pieno di sé e
irritante, ma era uno che diceva le cose in faccia. Apprezzava davvero questa qualità nelle persone. «Credo che abbia vari disturbi di personalità.» La madre le accarezzò una mano. Fatto ciò, poi, anziché rimettersela in grembo, la poggiò sulle nocche della figlia. «Allora magari è la persona giusta per te, tesoro. Avendo problemi da risolvere, potrebbe essere più comprensivo per la tua sindrome di Asperger.» Benché le parole fossero state pronunciate con tono pragmatico, suonarono artificiose e troppo rumorose alle orecchie di Stella. Un’occhiata veloce verso i tavoli accanto nella veranda del déhors del ristorante la rassicurò sul fatto che nessuno avesse sentito e così abbassò lo sguardo verso quella mano poggiata sulla sua, trattenendosi consapevolmente dal tirarla via. Il contatto indesiderato irritava Stella e sua madre lo sapeva. Lo faceva per farla ‘acclimatare’. Il più delle volte la faceva uscire di testa. Era possibile che Philip fosse in grado di capirlo? «Ci farò un pensierino» disse Stella, e ci credeva davvero. Odiava dire bugie ed essere evasiva ancor più di quanto odiasse il sesso. E, in fin dei conti, voleva rendere orgogliosa e far felice sua madre. Indipendentemente da cosa facesse, era sempre a un passo dall’avere successo agli occhi di sua madre e, di conseguenza, anche ai suoi. Un fidanzato sarebbe stato la mossa giusta, lo sapeva. Il problema era che lei non riusciva proprio a tenersi un uomo. La madre sorrise a trentadue denti. «Eccellente. La prossima cena di beneficenza che organizzo è tra un paio di mesi e voglio che ti porti un ragazzo. Mi piacerebbe veder uscire con te il signor James, ma se, con lui non dovesse andare bene, troverò qualcuno io.» Stella strinse le labbra. La sua ultima esperienza sessuale era stata con un ragazzo degli appuntamenti al buio combinati da sua madre. Era attraente, questo doveva concederglielo, ma il suo senso dello humour l’aveva confusa. Essendo lui un investitore e lei un’economista, dovevano avere molto in comune. Lui però non aveva voluto parlare propriamente del suo lavoro, ma, al contrario, aveva preferito disquisire delle politiche aziendali e delle strategie di manipolazione, lasciandola spaesata al punto da darle la certezza che quell’appuntamento fosse stato un fiasco. Quando, senza giri di parole, le chiese se avesse voglia di fare sesso con lui, era stata colta completamente alla sprovvista. Siccome odiava dir di no, aveva detto di sì. Ci furono dei baci, che lei non apprezzò. Lui aveva il sapore dell’agnello che aveva mangiato a cena. A lei non piaceva l’agnello. La sua colonia l’aveva nauseata e poi l’aveva toccata dappertutto. Come sempre nelle situazioni intime, il suo corpo si era bloccato. Ancor prima di rendersene conto lui aveva finito. Aveva gettato il preservativo usato nel cestino accanto alla scrivania della stanza d’hotel (cosa che l’aveva infastidita, di certo doveva sapere che robe del genere andavano in bagno, no?), le aveva detto che doveva lasciarsi andare ed era uscito. Poteva solo immaginare che delusione sarebbe stata per sua madre sapere che disastro era sua figlia con gli uomini. E ora voleva dei bambini. Pure. Stella si alzò e prese la borsetta. «Adesso bisogna andare al lavoro.» Benché fosse in anticipo su tutte le scadenze, ‘bisogna’ era comunque la parola giusta. Il lavoro l’affascinava, incanalava quella brama furiosa nel suo cervello. Era anche terapeutico. «Eccola la mia ragazza» disse suo padre, alzandosi e spazzolandosi la camicia di seta hawaiana prima di abbracciarla. «Quel posto diventerà presto tuo.» Quando gli diede un veloce abbraccio (non le dispiaceva il contatto quando era lei a cercarlo o aveva il tempo di prepararsi mentalmente alla cosa), respirò il profumo familiare del suo dopobarba. Perché tutti gli uomini non potevano essere proprio come suo padre? Lui pensava che lei fosse bella e brillante e il suo profumo non le dava il voltastomaco. «Sai che il lavoro è una malsana ossessione per lei, Edward. Non incoraggiarla» disse sua madre prima di spostare l’attenzione su Stella, emettendo un sospiro materno. «Dovresti uscire con della gente nel week-end. Se incontrassi più uomini, sono certa che troveresti quello giusto.» Il padre le schioccò un bacio sulla tempia e sussurrò: «Anche io vorrei essere al lavoro.» Stella scosse la testa verso di lui mentre sua madre l’abbracciava. I fili delle onnipresenti perle della madre compressero lo sterno di Stella, che fu inondata di Chanel N°5. Tollerò quella fragranza stucchevole per tre interminabili secondi e poi si tirò indietro. «Ci vediamo il prossimo week-end. Vi voglio bene. Ciao ciao.» Sventolò la mano ai suoi genitori prima di uscire dal lussuoso ristorante nel centro di Palo Alto e camminò lungo marciapiedi fiancheggiati da alberi e boutique di lusso. Dopo tre isolati sotto al sole, raggiunse un palazzo commerciale di pochi piani che ospitava il suo posto preferito al mondo: il suo ufficio. Sulla sinistra, al terzo piano, la finestra d’angolo apparteneva a lei. La serratura della porta d’ingresso scattò aprendosi quando avvicinò la borsetta al sensore e avanzò a grandi passi nell’edificio deserto, godendosi l’eco solitaria dei suoi tacchi alti sul marmo mentre superava il banco della reception vuoto in direzione dell’ascensore. Una volta in ufficio, diede il via alla sua amatissima routine. Prima di tutto, accese il computer e inserì la password nella finestra di dialogo. Quando si avviò il software, lasciò cadere la borsetta nel cassetto della scrivania e andò in cucina a riempirsi d’acqua la tazza. Le scarpe volarono via, al solito posto sotto il tavolo. Si sedette. Accensione, password, borsetta, acqua, scarpe, seduta. Sempre in questo ordine. Il SAS, alias Statistics Analysis System, si caricò in automatico e i tre monitor presenti sulla sua scrivania si riempirono di flussi di dati. Acquisti, clic, accessi, modalità di pagamento: cose semplicissime, davvero. Eppure dicevano sulle persone più di quanto avessero mai fatto le persone stesse. Allungò le dita e le posò sulla tastiera nera ed ergonomica, impaziente di perdersi nel suo lavoro. «Oh, ciao Stella, ho pensato che fossi tu.» Si guardò alle spalle e fu scossa dalla spiacevole vista di Philip James, che sbirciava da dietro lo stipite della porta. Il taglio serio dei capelli fulvi ne sottolineava la mascella squadrata e portava una polo aderente sul petto. Pareva raggiante, raffinato e intelligente; esattamente il genere di uomo che i suoi genitori desideravano per lei. E l’aveva beccata a lavorare per piacere durante il week-end. Lei avvampò in viso e tirò su gli occhiali sul naso. «Che cosa ci fai qui?» «Dovevo prendere una cosa che mi sono dimenticata ieri.» Lui tirò fuori una confezione da un sacchetto e gliela sventolò davanti. Stella notò la parola ‘Trojan’ scritta in lettere giganti. «Divertiti questo week-end. Io lo farò di certo.» Le sfrecciò nei pensieri la colazione con i suoi genitori. Nipotini, Philip, la prospettiva di altri incontri al buio, aver successo. Si leccò le labbra e si affrettò a dire qualcosa, una cosa qualsiasi. «Ti serviva davvero una confezione risparmio di quelli?» Quando le parole le uscirono di bocca, subito trasalì. Lui le lanciò quel sorrisetto da stronzo che più stronzo non si può, ma il fastidio fu mitigato dallo spettacolo dei suoi bei denti bianchi. «Sono abbastanza certo del fatto che me ne serviranno almeno la metà questa sera visto che la nuova stagista del capo mi ha chiesto di uscire.» Stella, suo malgrado, rimase colpita. La ragazza nuova sempre così timida. Chi avrebbe pensato che avesse tanto coraggio? «Per cena?» «E altro, credo» fece lui, con un luccichio negli occhi nocciola. «Perché hai aspettato che ti chiedesse lei di uscire? Perché non l’hai invitata prima tu?» Aveva avuto l’impressione che agli uomini piacesse essere ‘intraprendenti’ in questioni come queste. Aveva torto? Con gesti impazienti, Philip rinfilò nel sacchetto un intero esercito di Trojan. «È fresca di triennale. Non volevo essere accusato di pedofilia. Tra l’altro, mi piacciono le ragazze che sanno cosa vogliono e se lo prendono... specialmente a letto.» La squadrò valutandola dalla testa ai piedi, sorridendo come se potesse vederla attraverso i vestiti tanto che lei si irrigidì per l’imbarazzo. «Dimmi un po’ Stella... Sei ancora vergine?» Lei si rigirò verso gli schermi del computer, ma i dati si rifiutavano di apparire comprensibili. Il cursore della finestra di programmazione lampeggiò. «Non sono affari tuoi, ma no, non sono vergine.» Philip entrò nel suo ufficio, si poggiò con un fianco alla scrivania di Stella e la scrutò con aria scettica. Lei si aggiustò gli occhiali anche se non ce n’era bisogno. «Quindi la nostra star dell’econometria l’ha già fatto. Quante volte? Tre?» Per nessuna ragione al mondo gli avrebbe detto che ci aveva indovinato. ...
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CHI È L'AUTRICE
Helen Hoang è quel genere di persona timida che non parla mai. Fino a quando non lo fa. E dalla sua bocca escono le peggiori cose. Ha letto il suo primo romanzo alle elementari e da allora ne è sempre stata dipendente. Nel 2016 le è stato diagnosticato un disturbo dello spettro autistico in linea con quello che era precedentemente noto come sindrome di Asperger. Il suo viaggio ha ispirato La matematica dell'amore. Attualmente vive a San Diego con il marito, i due figli e un pesce domestico.

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FIGLI DELLE STELLE di Emily Pigozzi


OGGI ESCE FIGLI DELLE STELLE, IL NUOVO ROMANCE CONTEMPORANEO DI EMILY PIGOZZI. IERI L'AUTRICE È VENUTA NELLA NOSTRA BIBLIOTECA ROMANTICA A PRESENTARLO, MENTRE OGGI, COME ANNUNCIATO, SONO IAIA E PIERA CHE L'HANNO LETTO PER NOI A PARLARVENE. BUONA LETTURA!

Autrice:  EMILY PIGOZZI
Genere: Contemporaneo, erotico
Ambientazione: Italia, Francia, Spagna
Pubblicazione: E.Pigozzi, 15 gennaio 2018, pp.260
Parte di una serie: No
Disponibile in ebook a€1,99 

TRAMA: 
 «Non dirmi che non ti va di giocare.»«No. Non così. Io…» Giò fa per divincolarsi. È spaventata, lo vedo dal tremore leggero delle labbra, dal tono della sua voce. E una parte di me grida, vorrebbe sapere che cosa la spaventa tanto, perché ha così paura. Ma un’altra, l’altra parte, impazzisce dal desiderio nel vederla così vulnerabile. Potrebbe essere chiunque, ma adesso siamo insieme, lontani dal mondo. E lei è in mio potere. Completamente mia.
Rafael Venturi vive per correre. La velocità è nel suo dna, scritta nelle stelle fin dalla sua nascita. Figlio di un campione del mondo di Formula uno prematuramente scomparso, per lui la vita è una gara, una sfida con i suoi demoni e l’impulso continuo a scattare a trecento all’ora senza voltarsi indietro, fino al traguardo. Finché un brutto incidente in pista lo costringe a rallentare e a mettersi in discussione. E una notte, in fuga, salva un ragazzino che fa l’autostop da un’aggressione. Solo che non si tratta di un ragazzino, ma di una misteriosa ragazza dall’aspetto di elfo e dal piccolo corpo nervoso e sensuale.
Gioia, detta Giò perché come gli confessa con ironia la gioia non la riguarda, e Rafael si avventureranno in un esaltante viaggio on the road alla scoperta delle loro paure, senza regole se non quella di un’attrazione impossibile da dominare. 
Ma chi è davvero Giò? Da cosa sta scappando? 
E la passione sarà la chiave giusta per vincere davvero? 
Ogni viaggio nasconde un segreto. Una vittoria. Un amore da conquistare.


Un incontro a volte cambia la vita. Cosa non sarebbe successo se Rafael non si fosse fermato all'autogrill e non avesse fatto benzina e non avesse dato un passaggio a Gioia vedendola in difficoltà?
Da questo invito nasce il bel romanzo di Emily Pigozzi che ha come fil rouge la canzone di Alan Sorrenti “Figli delle stelle” che è appunto il titolo del libro.
Rafael, giovane campione di formula uno è in crisi, sia per un gravissimo incidente, che per i ricordi della sua infanzia e adolescenza che continuano a renderlo insofferente e desideroso di staccare per un po' da un mondo che ora lo sta soffocando
Prende l'auto e se ne va in giro, sembra senza una meta fino a quando, sull'autostrada, vede una figura di ragazzino che fa l'autostop. Non si ferma ma alla stazione di rifornimento scopre che il ragazzino è una ragazza, e vedendola respingere in  affanno le avances di un camionista a cui si era rivolta per poter fare un altro tratto di strada, le dice  quasi senza accorgersene:
“...-Da che parte vai?
-Dove capita. No scherzo. Vado verso la Sicilia.-   Butta fiori tutto d'un fiato, dopo una breve esitazione
-Io vado a Roma. Se vuoi, almeno per parte della strada, posso..
-Sei sicuro?
Che ti è saltato in mente.
Pessima, pessima idea.
Raccattare un'autostoppista per strada. Che cazzo.
Devi essere impazzito Rafael...”
La giovanissima accetta ed entrambi non sanno che questo gesto creerà   il loro destino.
Lei è Gioia, appena maggiorenne, che sembra poco incline alle confidenze e con uno zaino sulle esili spalle da cui non si separa come se fosse un'ancora di salvezza.
In realtà sono due anime in fuga da se stessi e dagli altri che, solo con fatica, riusciranno in questo viaggio che poi avrà una meta, a confidarsi e a provare un sentimento che li spaventa ma a cui non vogliono rinunciare.
E' un viaggio di purificazione, di cancellazione dei sensi di colpa, di riconoscenza di se stessi, di apertura verso chi li vuole solo aiutare senza giudicare o condannare.
Non è semplice e infatti l'autrice dà loro del tempo, e questo mi è piaciuto molto perchè un cambiamento repentino non sarebbe stato credibile!
L'itinerario da loro affrontato prima in Italia, poi in Francia e quindi in Spagna, li porta a godere dei paesaggi, delle serate tranquille magari in riva al mare, della  trattorie nascoste nelle piccole vie dei paesi costieri, di stanze di alberghi impersonali ma che loro riempiono prima di sesso e poi d'amore e di confidenze.
Gli altri personaggi della storia, per molto tempo li conosciamo attraverso piccoli pezzi delle confidenze di Rafael e Gio e solo al termine del viaggio, dopo aver lasciato Barcellona, appare chi riuscirà a rimettere insieme i pezzi della vita del ragazzo :
...”-Sei sprecato per un'auto come quello, Nestor.  Talento buttato via.
Lui alza la testa  di scatto, come se lo avessero colpito. Ma quando  mi guarda non è solo sorpresa quella che vedo,  ma tutta una serie di sentimenti intensi e sinceri, che si traducono in una strana smorfia prima che il volto ridiventi imperturbabile, quasi beffardo.
-Guarda chi si vede. Rafael. Il richiamo del sangue alla fine vince.!
E nello stesso tempo darà la giusta spinta anche a Gio a ridiventare Gioia e a rendere reale la strofa dei figli delle stelle:
“Quando sono in te, quando tu sei in me
Noi siamo figli delle stelle....
Non ci fermeremo mai per niente al mondo
Senza storia senza età, eroi di un sogno”
Interessante la narrazione con i due punti di vista  e i molti flash back  che anziché rallentare la storia, la arricchiscono e spiegano tutte le ferite che sono ben in mostra sui due giovani corpi.
Emily Pigozzi non va mai sopra le righe né nel negativo che nel positivo. Racconta con tanti particolari ma è sempre pronta a scivolare via quando diventano troppo pesanti.
Entra nelle anime ma lo fa con piccoli passi quasi chiedendo scusa dell'intrusione.
Non ha paura di descrivere scene bollenti ma le integra perfettamente nel racconto, rendendo questo romanzo adatto anche  a chi come me, ha passato l'età di Rafael e Gioia da molto tempo!







****

É la storia di Giò e Rafael, due anime tormentate per avvenimenti accaduti nel loro passato e che non riescono a superare. Sono due persone forti, ma non hanno ancora trovato il coraggio di raccontarsi a qualcuno. Il loro incontro è fortuito e per poco più di una settimana trascorrono il loro tempo insieme e un po' alla volta scoprono che quel tempo è diventato prezioso sia per l'evolversi dei sentimenti, ma soprattutto per la loro maturazione.
Un libro che mi è piaciuto molto, forse all'inizio l'ho trovato un po' lento, ma poi le vicende mi hanno accalappiato e l'ho finito in breve tempo. 
L'autrice ha mostrato una capacità di affrontare i problemi che colpiscono i protagonisti, ma lo ha fatto con dolcezza, riuscendo a far sorridere, nonostante tutto, i due personaggi che hanno avuto la fortuna di trovarsi e di scoprire che amare è uno tra i doni più belli che si possano ricevere.
Secondo il mio parere è un libro che va letto.

 




****


COME INIZIA IL ROMANZO...
Prologo


«Corri!»
L’urlo smorzato di lei fende l’oscurità come una lama. «Se ci ribeccano siamo nella merda.»
In pochi tratti ha disegnato un cielo trapunto di stelle, una luna storta e due ragazzi che la
guardano abbracciati.
Mi sono allontanato un attimo, un attimo solo. Torno e la trovo a dipingere su un muro scrostato, l’espressione di sfida negli occhi brillanti, viva come non mai.
Viva come mai potrebbe credere.
Mi afferra forte una mano mentre con l’altra tiene la bomboletta spray. Mi trascina dietro di lei, il profumo della notte che si confonde con quello acre e penetrante della vernice che ammorba l’aria intorno a noi.

Corri, non voltarti indietro. Non fermarti.
C’è dell’ironia in questo, perché la mia vita stessa è fatta di velocità.
E adesso non sento niente se non la sua mano, piccola e nervosa, che mi stringe trascinandomi nel suo mondo. Non ho mai vissuto nulla del genere, non mi sono mai sentito così legato a un altro essere umano prima di adesso.
Lei si ferma ansimando, una volta raggiunto un angolo immerso nel buio.
Il cielo, sopra di noi, è una volta di stelle.I nostri cuori che battono più forte, tamburi stonati nel buio.
E allora mi prendo le sue labbra e basta, le mordo, le conquisto, le penetro, pensando che tra un attimo avrò anche tutto il resto.
Ho corso gare a ogni angolo del mondo, sotto il diluvio battente e sotto il sole torrido che
increspa l’asfalto. Ho sfidato il destino e ho vinto.
Quasi sempre. Ma mai prima d’ora mi ero sentito così vivo.
Così pieno di desiderio e di passione.
Pieno di qualcuno.
Mi chiamo Rafael Venturi, e questa è la mia storia.
**** 
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L'AUTRICE
Emily Pigozzi scrive da sempre. Parla troppo e legge altrettanto, adora i dolci e la quiete della notte. Per diversi anni ha lavorato come attrice, prendendo parte a cortometraggi e film e partecipando a tournée che hanno toccato i maggiori teatri d’Italia. 
Vive a Mantova con il marito e due figli piccoli, un maschio e una femmina. 
Ha esordito nel rosa con “L’angelo del risveglio” (Delos digital) a cui è seguito “Il posto del mio cuore”, un rosa di formazione, uscito a fine 2015 per la 0111 edizioni. 
Nel 2016 ha invece pubblicato “Aspettami davanti al mare” e “Danza per me”, entrambi per la collana Youfeel di Rizzoli. Nel 2017 escono “Un piccolo infinito addio” e “Il mio vento di primavera”, quest’ultimo edito da Emma Books. Nel 2018 il suo romantic suspense “Magnifico assedio” è stato per diverse settimane ai primi posti della classifica bestseller di Amazon. Nel 2018 è uscito “Una canzone per te”, per Harper Collins Elit.
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EMILY PIGOZZI presenta..."FIGLI DELLE STELLE"


IL 15 GENNAIO ESCE UN NUOVO CONTEMPORANEO  DI EMILY PIGOZZI. TITOLO? "FIGLI DELLE STELLE"...VI RICORDA QUALCOSA? CE NE PARLA L'AUTRICE CHE È VENUTA OGGI A PRESENTARLO ALLE NOSTRE LETTRICI.  E NON PERDETE DOMANI LA NOSTRA RECENSIONE DEL LIBRO.
Autrice:  EMILY PIGOZZI
Genere: Contemporaneo, erotico
Ambientazione: Italia, Francia, Spagna
Pubblicazione: E.Pigozzi, 15 gennaio 2018, pp.260
Parte di una serie: No
Disponibile in ebook a€1,99 

TRAMA:  «Non dirmi che non ti va di giocare.»
«No. Non così. Io…» 
Giò fa per divincolarsi. È spaventata, lo vedo dal tremore leggero delle labbra, dal tono della sua voce. E una parte di me grida, vorrebbe sapere che cosa la spaventa tanto, perché ha così paura. Ma un’altra, l’altra parte, impazzisce dal desiderio nel vederla così vulnerabile. Potrebbe essere chiunque, ma adesso siamo insieme, lontani dal mondo. E lei è in mio potere. Completamente mia.
Rafael Venturi vive per correre. La velocità è nel suo dna, scritta nelle stelle fin dalla sua nascita. Figlio di un campione del mondo di Formula uno prematuramente scomparso, per lui la vita è una gara, una sfida con i suoi demoni e l’impulso continuo a scattare a trecento all’ora senza voltarsi indietro, fino al traguardo. Finché un brutto incidente in pista lo costringe a rallentare e a mettersi in discussione. E una notte, in fuga, salva un ragazzino che fa l’autostop da un’aggressione. Solo che non si tratta di un ragazzino, ma di una misteriosa ragazza dall’aspetto di elfo e dal piccolo corpo nervoso e sensuale.
Gioia, detta Giò perché come gli confessa con ironia la gioia non la riguarda, e Rafael si avventureranno in un esaltante viaggio on the road alla scoperta delle loro paure, senza regole se non quella di un’attrazione impossibile da dominare. 
Ma chi è davvero Giò? Da cosa sta scappando? 
E la passione sarà la chiave giusta per vincere davvero? 
Ogni viaggio nasconde un segreto. Una vittoria. Un amore da conquistare.

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Buon anno, amiche de “La mia biblioteca romantica”!
Sono qui per presentarvi la mia ultima storia, che ha un titolo per me molto speciale: Figli delle stelle. Le stelle evocano per me la magia, la notte, il mistero… qualcosa di fatato destinato a portarci fortuna e a fare parte della nostra vita in modo fondamentale. Ed è una specie di magia quella 
destinata a far incontrare Rafael e Giò. Lui, un giovane pilota di formula uno emergente, segnato dalla scomparsa del padre e dal complicato rapporto di odio amore con una madre bellissima. Dopo un tragico incidente la sua carriera è a un punto di svolta e Rafael non è in grado di affrontarlo, o almeno questo è ciò che crede. Lei… Giò è una creatura misteriosa, e un personaggio che amo moltissimo. Un piccolo elfo dai capelli corti e dagli occhi color ambra che piove nella vita di Raf in maniera del tutto inaspettata, una notte di fine estate. Un’ autostoppista che sembra un ragazzino, e che si infila nella sua vita senza chiedere, come se si trattasse di un incontro ineluttabile. Gioia detesta il suo nome, e si fa chiamare Giò perché la gioia non ha niente a che fare con lei. Eppure è ironica, vivace, piena di vita e di energia. Ma non solo. Per Rafael è subito chiaro che qualcosa la morde dentro. Un dolore inquieto che somiglia al suo ma al contempo è qualcosa di più forte, più misterioso. Giò e Rafael sono destinati a perdersi e a ritrovarsi, fino a una proposta: un viaggio insieme, verso la Spagna, alla ricerca di una persona che potrebbe avere la risposta ad alcuni dubbi sulla tragica fine del padre di Rafael. E poi? Cosa succederà una volta giunti a destinazione? 
Avevo voglia di scrivere un romanzo on the road. Trovo sempre affascinante la componente di due sconosciuti in viaggio, dello scoprirsi parallelamente alla scoperta di luoghi meravigliosi. La difficoltà, nell’ambientazione europea rispetto a quella americana, sono proprio le distanze, molto più brevi e quindi meno galeotte alla conoscenza. Ma Raf e Giò sono giovani, bellissimi, spregiudicati e molto divertenti, quindi troveranno il modo di svelarsi e di toccarsi nel profondo, sempre più vicini, una tappa dopo l’altra. Due protagonisti ai quali spero di aver regalato molte sfaccettature e un piccolo grande mondo. Troverete Figli delle stelle in cartaceo e in ebook dal 15 gennaio, in preorder a prezzo speciale dal 10. Spero tanto che vi piacerà viaggiare con Giò e Rafael, alla scoperta delle loro paure e, ovviamente, di una passione travolgente tutta da vivere.
Emily Pigozzi
****

LEGGI UN ESTRATTO ROMANZO...
Inserisco la pistola nel serbatoio, sbadigliando. Ho appena oltrepassato Modena, e mi sforzo di non pensare che Maranello è soltanto a pochi passi da qui.
Il mio viaggio è ancora molto lungo.
«Grazie. Io…volevo ringraziarti per prima.»
La voce mi fa sussultare, perché sembra venire dall’oscurità. E invece eccola, sotto la pensilina illuminata del distributore, lo zaino in spalla e uno sguardo fiero, coraggioso. Puntato dritto dentro di me, senza paura. Come davanti a una corte marziale, senza invocare clemenza. Non sa chi sono, eppure sembra inseguirmi. Come se fosse destino trovarmela davanti, ancora e ancora. Un destino strano, sul quale non mi soffermo mai perché lui si è già preso abbastanza.
«Figurati» mi schermisco. La osservo: i suoi occhi sono scuri, ma nelle luci artificiali
acquisiscono strane sfumature e le sue iridi appaiono screziate d’oro, come quelle di un gatto.
Tormenta le maniche della felpa con le mani macchiate di colore, e si aggrappa allo zaino come se fosse il suo unico sostegno.
«No, davvero. Credimi, non tutti l’avrebbero fatto» aggiunge, schiarendosi la voce.
«Che ci fai qui? Aspetti qualcuno?»
«No, io… diciamo che ho trovato un passaggio fino a qui, ma adesso… non fa nulla. Ne aspetterò un altro.»
Sospiro, guardandola fisso mentre se ne sta lì, dondolando da un piede all’altro facendo
l’indifferente. Lo so già che me ne pentirò, ma in questo momento mi sembra Ineluttabile. Come se non avessi alcuna possibilità di scelta.
«Da che parte vai?»
«Dove capita. No, scherzo. Sicilia. Vado verso la Sicilia» butta fuori tutto d’un fiato, dopo una breve esitazione.
«Io vado a Roma. Se vuoi, almeno per parte della strada, posso…»
«Sei sicuro?»
Non so perché me lo chieda. In realtà si è già avvicinata allo sportello dell’auto, con fare
speranzoso. Carica lo zaino sul sedile posteriore, dopo che le ho fatto un eloquente gesto con la mano, stupendomi di me stesso. Poi si infila in macchina, a sua volta. Stretta nella felpa, ma di colpo più baldanzosa. Come se avesse ritrovato la forza. La strada si snoda davanti a noi, come un percorso carico di possibilità. Imbocco la direzione sentendomi quasi a disagio, stringendo convulso la leva del cambio e scattando deciso sulla corsia semi deserta.
Devi essere impazzito, Rafael.
Raccattare un’autostoppista per strada. Che cazzo ti è saltato in mente?
Pessima, pessima idea.
Mi schiarisco la voce, incerto se parlarle o meno. Ma a quanto pare non ce n’è bisogno, perché la ragazza si è addormentata, di sicuro esausta dagli avvenimenti che devono aver animato le sue ultime ore. Resta ferma sul sedile accanto a me, la testa sorretta dal braccio poggiato sotto il finestrino. Come se si fidasse di me, di uno sconosciuto qualunque. E allora guido, un piccolo sorriso che mio malgrado mi curva le labbra come non succedeva da tempo.E d’un tratto mi sento meno solo, come non mi succedeva da un’eternità.
«Dove siamo?»
La sua voce mi riscuote di colpo. Ho deciso di fermarmi, mio malgrado. Perché sono stanco, mi si chiudono gli occhi e lo stomaco brontola per la fame. Non solo: ha iniziato a piovere molto forte, e la visibilità è notevolmente ridotta. Lei, la mia inaspettata compagna di viaggio, è sprofondata in un sonno profondo non appena siamo partiti, come se avesse esaurito ogni energia residua.
Raggomitolata sul sedile, la testa poggiata sulla mano e il gomito contro il finestrino, ho potuto a malapena percepire il suo respiro leggero, il viso nuovamente nascosta dal cappuccio della felpa.
Ho guidato sentendomi nervoso in modo strano, mentre l’alba tarda ad arrivare e le nubi si rincorrono pesanti nel cielo blu viola. In una notte così la mia vita, le piste, sembrano lontane anni luce, ho pensato. O forse no.«Quasi in Toscana, credo.»
«Come mai ci siamo fermati?»
«Ho bisogno di una pausa. Tu hai dormito, ma io… e poi con questa pioggia non si vede più nulla.»
Sta infuriando un temporale molto violento. Sembra che qualcuno si diverta a gettare secchiate d’acqua sul lunotto dell’auto.
«Ah» sbotta, secca. Ma si ritrae, come se l’avessi colpita. E d’un tratto nei suoi occhi, illuminati dai lampi, balenano l’incertezza e la paura.
«Non ti farò nulla, se è questo che temi. È una piazzola di sosta, e solo perché il prossimo Autogrill è ancora troppo lontano» cerco di rassicurarla.
«Scusa. Io… non volevo dire questo.»
«Ma no. Avresti ragione, invece. Tranne che per una questione: non sono io a chiedere passaggi da solo, in piena notte» la rimprovero. «Suppongo che adesso dovrei dirti di farti gli affari tuoi» borbotta.
«Dipende. Intanto, concedimi di chiedertelo: sei maggiorenne, almeno?»
«Certo. Cosa credi?» si inalbera. E io tiro un sospiro di sollievo. Le conseguenze di questo passaggio avrebbero anche potuto essere molto pesanti, ma nel trambusto me ne ero quasi scordato.
«Ah, ottimo, sono sollevato. E perché domandi passaggi agli sconosciuti, si può sapere?»
«Oh Gesù, il prezzo da pagare per il passaggio è una predica? Quasi era meglio se mi saltavi addosso.»
Sta ridendo. Già, sta ridendo, e il cappuccio le scivola dalla testa, liberando i capelli corti che le incorniciano il volto così particolare. È affascinante, a dir poco. Nella luce del temporale ha qualcosa di speciale, di soprannaturale quasi. Mi ritrovo a fissarla, e un brivido mi percorre la schiena mentre lei mi osserva con intensità.«Come ti chiami?»
«Rafael. Sono… Rafael» mugugno con una piccola esitazione, timoroso che possa riconoscermi.
Annuisce.
«Rafael. Mi piace» sorride, e fissa la pioggia che infuria fuori dal finestrino, assorta, offrendomi la visione della sua nuca delicata. Per fortuna non sembra avere la più pallida idea di chi io sia.
«A questo punto ci sta che me lo dica anche tu, il tuo nome. No?»
«Giò. Io mi chiamo Giò.»
«Giorgia? Giovanna?» Tiro a indovinare.
«Gioia. Il nome completo è Gioia» fa lei, quasi in un soffio.
«Caspita. Molto carino, complimenti.»
«Sì, ma non per me. Io e la gioia abitiamo su due pianeti diversi, proprio.»
**** 
LA CANZONE CHE HA ISPIRATO IL LIBRO 

**** 
L'AUTRICE
Emily Pigozzi scrive da sempre. Parla troppo e legge altrettanto, adora i dolci e la quiete della notte. Per diversi anni ha lavorato come attrice, prendendo parte a cortometraggi e film e partecipando a tournée che hanno toccato i maggiori teatri d’Italia. 
Vive a Mantova con il marito e due figli piccoli, un maschio e una femmina. 
Ha esordito nel rosa con “L’angelo del risveglio” (Delos digital) a cui è seguito “Il posto del mio cuore”, un rosa di formazione, uscito a fine 2015 per la 0111 edizioni. 
Nel 2016 ha invece pubblicato “Aspettami davanti al mare” e “Danza per me”, entrambi per la collana Youfeel di Rizzoli. Nel 2017 escono “Un piccolo infinito addio” e “Il mio vento di primavera”, quest’ultimo edito da Emma Books. Nel 2018 il suo romantic suspense “Magnifico assedio” è stato per diverse settimane ai primi posti della classifica bestseller di Amazon. Nel 2018 è uscito “Una canzone per te”, per Harper Collins Elit.
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