SCOPRIAMO I CLASSICI : 'Northanger Abbey' di Jane Austen

Avete presente i Classici? Sì, quelli della letteratura, quelli con la C maiuscola, che sono spesso considerati troppo lunghi e noiosi per essere divertenti da leggere?

Chi legge questo blog sa che noi abitualmente trattiamo altro, che siamo sostenitrici di un genere di narrativa d'intrattenimento, come quella rosa, che fa della 'leggerezza' virtù. Avere passioni più leggere non significa però non riuiscire ad apprezzare anche quei romanzi che fanno parte del patrimonio culturale dell'umanità.

Infatti con questo post parte una nuova rubrica che è anche una sfida: far scoprire ( a chi ancora non lo sapesse) che certi libri meritano senz'altro di essere 'avvicinati', letti e assaporati. Basta avere la voglia di entrarci, di capirli e gustarli pian piano, come faremmo con un buon vino...chi l'ha detto che un classico della letteratura deve essere per forza noioso?
Stefania mi ha proposto questa nuova rubrica proprio con lo scopo di far scoprire certi romanzi a chi di voi non ne ha mai voluto sapere, a chi non li conosce o a chi ha sempre pensato che certi tipi di letture non facessero per lei. Ecco, il nostro scopo è farvi cambiare idea!
E con chi dovevamo cominciare questa nostra carrellata 'letteraria' (in fondo siamo in una 'biblioteca'!) se non con la mamma di tutti i romanzi storici sentimentali, con l'ispiratrice di tutte le storie d'amore in costume Regency, con l'incomparabile JANE AUSTEN ?

Fra tutti i suoi romanzi Stefania ha scelto oggi di presentare il suo romanzo più breve che è forse anche uno di quelli meno conosciuti, ma non per questo meno interessanti: L'ABBAZIA DI NORTHANGER.



NORTHANGER ABBEY è considerato uno dei romanzi minori di Jane Austen. Ebbene, dichiaro subito che non sono d’accordo con questa valutazione. Sin dalla prima volta che l’ho letto, l’ho trovato divertente.
Divertente, sì. Avete letto bene, non sentimentale o intimo. In questo romanzo, lo spirito della Austen è caustico, graffiante persino, e regala attraverso la storia di una ragazza e della sua “educazione sentimentale” una critica sociale e di costume che è senza pari nelle sue altre opere.
Infatti, mentre nell’amatissimo Orgoglio e pregiudizio la critica sociale è mascherata tra le righe, in modo tale che solo un lettore attento può coglierla, in Northanger Abbey l’autrice si scaglia contro la moda della Reggenza che voleva le ragazze immerse in letture “pericolose” quali erano i romanzi gotici, tutte prese a spettegolare, scrivere lettere e diari, e flirtare con ufficiali privi di scrupoli.
Il risultato è una vicenda appassionante, fresca e godibilissima. Senza tempo.
La protagonista, Catherine Moreland, ha i sogni, le idee confuse e lo sguardo velato dall’ottimismo senza patemi, tipico degli adolescenti di ogni epoca; di contro, gli altri personaggi rappresentano degli archetipi concreti, dei caratteri umani che ognuno di noi ha incontrato nella propria vita: l’amica opportunista, la compagna fedele e sincera, la madre invadente, l’amica di famiglia parvenu, e infine il grande amore della vita, saldo e forte ma non per questo meno appassionato e memorabile. Ognuno di queste figure scaverà la personalità di Catherine fino a spogliarla dai sogni infantili di complotti metafisici per trasformarla in una giovane donna assennata e matura. Questo avviene senza traumi o dolori inconsolabili ma con una serie di passaggi graduali.
In questo senso, si può dire che Northanger Abbey è anche un romanzo di formazione, per quanto atipico possa apparire. Se si guarda al di là dell’ironia e della satira sociale, la Austen descrive la crescita di Catherine e il suo passaggio all’età adulta con una forza tale da impressionare il lettore. Questo si nota attraverso il mutamento dello stile, che nell’ultima parte del romanzo diventa meno frizzante per trasformarsi in un flusso maturo, ma non per questo noioso. È un romanzo che può esser letto su diversi piani e con diverse chiavi di lettura: satira di costume, satira letteraria, romanzo di formazione e infine, forse, romanzo d’amore.
La sua storia è frizzante, piena di sorprese; la sua protagonista, una ragazza assai diversa dalla tipologia delle protagoniste austeniane: Catherine Moreland non ha la tempra e il carattere delle sorelle Bennet, non è assennata come le sorelle Dashwood, non ha il coraggio di Anne Elliott o la sicurezza arrogante di Emma; eppure è indimenticabile, delicata e insieme, coraggiosa.
Procediamo con ordine.
Catherine è la quartogenita di una normalissima famiglia della piccola borghesia terriera; i suoi familiari sono terribilmente prosaici, la sua vita piatta. Per spezzare questa monotonia, la ragazza si rifugia nella lettura dei romanzi gotici tanto in auge in quel periodo: lei per prima “sa” di essere un’eroina, sebbene le sue origini e la sua vita siano quanto di più lontano dall’idea di eroina gotica. Non ha ancora lasciato alle spalle la sua adolescenza ma nello stesso tempo, aspira a essere qualcosa di più e di diverso. È fantasiosa, insicura, sognatrice in maniera infantile e sarà proprio attraverso le vicende che la vedono protagonista in questo delizioso romanzo, che arriverà alla maturità.

Ecco come l’Autrice parla della sua eroina:
Nessuno che avesse conosciuto Catherine Moreland nella sua prima infanzia avrebbe mai supposto che il suo destino sarebbe stato quello di essere un’eroina. Tutto era contro di lei: la posizione sociale, il carattere del padre e della madre, il suo aspetto fisico e persino le sue inclinazioni. (…) Al presente tuttavia non era consapevole della sua miseria, dal momento che non aveva un innamorato da ritrarre. Aveva raggiunto l’età di diciassette anni senza aver visto alcun amabile giovanotto che avesse attratto la sua sensibilità, senza aver ispirato alcuna vera passione, e persino senza aver suscitato alcun sentimento di ammirazione che non fosse assai moderato e transitorio. Che cosa strana! Ma le cose strane si possono ben spiegare quando se ne cerchi attentamente la causa. Non c’era alcun lord nel vicinato, e neppure un baronetto. Non c’era nessuna famiglia tra le loro conoscenze che avesse raccolto e allevato un bambino accidentalmente trovato sulla porta – non c’era anzi, alcun giovanotto le cui origini fossero ignote. Suo padre non aveva pupilli e lo squire della parrocchia non aveva figli.
Ma quando una giovane donna è nata per diventare un’eroina, la pervicacia di quaranta famiglie del circondario non glielo impedirà.”
Già da questo passo tratto dal primo capitolo, si nota come in questo primo romanzo di Jane Austen, scritto nel 1803 ma pubblicato nel 1811, l’Autrice è assai più tagliente e ironica di quanto non sia nei suoi altri romanzi. In quel periodo, imperava, anzi, impazzava la moda dei romanzi gotici di cui Ann Radcliffe era la maggiore autrice. Jane Austen, invece, descriveva in modo preciso il quotidiano di quella gentry cui lei stessa apparteneva: non per nulla è considerata la più importante autrice di domestic novels, quei romanzi che descrivono il quotidiano e che, ovviamente poco o nulla avevano a che fare con le atmosfere tetre e raccapriccianti dei “Misteri di Udolpho” o “The Monk (Il monaco)”.
A strappare Catherine dalla sua piatta esistenza arriva l’invito di un’amica di famiglia, Mrs Allen, che porta Catherine con sé a Bath. La città termale viene descritta in modo spietato, privata dal quella patina di charme a cui noi lettrici moderne siamo state abituate dai romance. Un esempio? Il ballo che si svolge nelle Upper Rooms: è caotico e affollato, la ragazza passa del tutto inosservata e si trova a far tappezzeria in perfetta solitudine. Il soggiorno diviene assai più interessante quando entrano in scena dei personaggi che cambieranno per sempre la vita di Catherine: Isabella Thorpe e Henry ed Eleanor Tilney.
Jane Austen ha una capacità straordinaria nel tratteggiare queste due figure femminili: sono costruite per antitesi, l’una rispetto all’altra. Tanto Isabella è charmante e socievole, tanto Eleanor Tilney appare riservata e silenziosa, persino noiosa.
Nel corso della vicenda, Isabella svela il suo vero carattere: dietro tutto il suo fascino si cela una giovane donna arrivista, piena di sé. Un’amica inaffidabile, in una parola, che delude Catherine, costringendola ad aprire gli occhi su quelle che erano state le reali intenzioni e il fondamento della loro amicizia e riservandole la prima vera, grande delusione della sua vita. Isabella si era legata sentimentalmente al fratello di Catherine, James, ma lo abbandona per il fratello di Eleanor, il capitano Tilney… salvo essere abbandonata a sua volta dal militare privo di scrupoli.
D’altra parte, Eleanor, così impeccabile da sembrare algida, si rivela affidabile e dotata non solo di buone maniere ma di una grande sensibilità, coerenza e dolcezza.
Il personaggio che attira maggiormente l’attenzione di Catherine, però, è Henry Tilney. Fratello di Eleanor e del capitano, viene presentato dalla Austen come un giovane uomo, che parla di mussola e di economia domestica senza però risultare poco credibile o effeminato. È la perfetta incarnazione di eroe beta: sicuro di sé ma non spaccone, dotato del fascino rassicurante del quotidiano, della solidità e del buon senso.

Vediamo un po’ come Jane Austen lo presenta: “Fecero (Catherine e Mrs Allen, ndr.) la loro apparizione alle LowerRooms e qui la nostra eroina ebbe miglior fortuna. Il maestro delle cerimonie le presentò infatti un giovane gentiluomo il cui nome era Tilney, perché le facesse da cavaliere. Sembrava avere all’incirca ventiquattro o venticinque anni, era abbastanza alto e piacevole di modi, aveva lo sguardo vivace e intelligente e, se non era proprio bello, c’era abbastanza vicino.”
A differenza di Mr Darcy, Henry Tilney non è altero, né particolarmente ricco: è un giovane attento, arguto, dotato di una maturità e di uno spirito tagliente che in più di un’occasione mette in difficoltà l’ingenua Catherine. “Il giovane parlò fluentemente e con spirito e nei suoi modi c’erano una malizia e un’arguzia che la incuriosirono sebbene non le capisse del tutto.”
Tra il signor Tilney e la signorina Moreland s’instaura un legame che non è sentimentale quanto piuttosto intellettuale. Il giovane tiene con lei un atteggiamento che a prima vista sembra frutto di condiscendenza ma che solo a una seconda, più attenta occhiata si qualifica come tensione affettiva. Lui è incuriosito da quella figura così fresca e ingenua, eppure così vitale. D’altra parte, Henry non può non prendere in giro la mania di Catherine di cercare misteri e maledizioni in ogni dove.
All’arrivo a Northanger Abbey, avita residenza dei Tilney dove Catherine giunge, invitata da Eleanor, questo tratto caratteriale del protagonista emerge con tutta la sua forza. I dialoghi tra i due sono un continuo alternarsi di curiosità e tensione, un delicato e frizzante mix di atteggiamento ironico e stupore. Persino quando la curiosità di Catherine arriva a immaginare un complotto che avrebbe posto fine alla vita della madre dei fratelli Tilney, Henry, sia pure molto deluso e contrariato, risponde con ironia tagliente.
Se capisco bene, lei ha pensato una cosa di tale orrore che non ho quasi parole per definirla. Cara signorina Morland, consideri la spaventosa natura dei sospetti che ha nutrito (l’omicidio della madre da parte del padre, ndr.). Come ha potuto formularli? Ricordi in che paese siamo e in che epoca viviamo. Ricordi che siamo inglesi e che siamo cristiani. Faccia appello alla sua capacità di capire e al suo senso della realtà nonché alla sua capacità di osservare ciò che le accade attorno. La nostra educazione ci prepara forse a tali atrocità?
Altro dato che contribuisce a rendere Northager Abbey tanto particolare rispetto agli altri romanzi di J, Austen è la presenza di un villain, un nemico. In questo caso, più che di un vero e proprio antagonista, si dovrebbe parlare di un nemico in senso più generale: Jane Austen mutua dai romanzi gotici l’idea di un nemico segreto che si svela nelle ultime pagine con un’azione tremenda e raccapricciante.
Nel caso di specie, il villain è il padre di Henry, il generale Tilney, che aveva creduto Catherine una ricca ereditiera; alla scoperta delle scarse o nulle risorse finanziarie della giovane Morland, la caccia via da Northanger Abbey nel cuore della notte, vietando ai figli qualunque relazione con la povera squattrinata. Nulla può fare Eleanor e Henry, lontano dal palazzo, viene a scoprire che la ragazza di cui adesso è innamorato solo al ritorno dalla sua canonica.
Il finale è un happy end in cui si assiste, più che al trionfo dell’amore, al trionfo della maturità. Catherine e Henry si sposano contro la volontà del generale e finalmente la giovane, ormai divenuta una donna, capisce qual è ciò che davvero conta per lei: Incamminarsi sulla via della perfetta felicità a ventisei e diciotto anni è cosa piuttosto positiva e professandomi in più convinta che le ingiuste interferenze del generale, lungi dall’essere dannose alla loro felicità, furono forse piuttosto favorevoli a essa, contribuendo a migliorare la loro conoscenza reciproca e aggiungendo forza al loro attaccamento, lascio da stabilire da parte di chi possa essere interessato, se la tendenza di quest’opera sia a raccomandare la tirannia dei genitori o a ricompensare la disobbedienza dei figli.”

Stefania

Speriamo che questo post sia riuscito a instillare una piccola goccia di curiosità in tutte quelle che non hanno mai pensato di essere 'portate' alla lettura dei classici. Un tempo quelli che per noi ora sono classici si vendevano per fare intrattenimento,e questa caratteristica nel tempo non l'hanno certo persa. Perciò, se non l'avete mai fatto, mettetevi alla prova, la prossima volta che passate da una libreria o da una biblioteca scegliete Northanger Abbey ed entrate nel mondo di Jane Austen!
...E se il romanzo vi è piaciuto potrete riviverne da capo le emozioni, guardando il delizioso film per la TV che ITV ha prodotto nel 2007, in cui Catherine Morland e Henry Tilney sono stati interpretati rispettivamente da Felicity Jones e JJ Feild ( felicissima scelta del cast, secondo me). Eccovene un assaggio e...BUONA LETTURA!


 

Avete mai letto Northanger Abbey?Avete visto lo sceneggiato di ITV ? Cosa ne pensate? un classico da ricordare? Lasciate un vostro commento.

15 commenti:

  1. Complimenti per l'articolo che fornisce una descrizione dettagliata del romanzo, utile soprattutto per chi come me non l'ha letto...
    Cristina

    RispondiElimina
  2. Cara Stefy, grazie del bel post. SPero che tu abbia invogliato molte amiche del blog che ancora non lo hanno letto a farlo. E' sempre importante "brush up your AUsten", sto citando una fantastica canzone di Cole Porter tratta dal musical, Kiss me Kate, che è un geniale rifacimento de La Bisbetica domata, e che diceva "brush up your Shakespeare", rispolvera il tuo Shakespeare.
    Ecco, noi dovremmo rispolverare la nostra Austen ogni tanto. Lo farò anch'io, magari cominciando proprio da Northanger Abbey.
    Ti abbraccio
    Viv

    RispondiElimina
  3. Grazie a te Vvi e a cristina per le parole sul post. Ma il merito non è mio: è tutto dell'immortale, ironica, meravigliosa miss Jane.
    stefi

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  4. Complimenti Stefania. ^_^ Invitante!

    RispondiElimina
  5. Grazie, Lady! un bacio!! ti consiglio di leggerlo se non lo hai mai letto... è delizioso!

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  6. Non ho letto questo romanzo, ma ho seguito la serie dalla BBC... ¡¡fantástica storia!! Mi sembra la piu "gótica" di Jane Austen,... questa abazzia, questo padre... scenario tenebroso. Mi ha piaciuto moltissimo.

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  7. Carissima Stefy...come al solito sei un pozzo d'ingegno...quando devi recensire...porti il lettore all'interno coinvolgendolo!

    Complimenti!

    Però...IO la Austen mi rifiuito di leggerla! :oDDDDDDDDDDDDDDD

    Bacioni
    Lady Akasha

    RispondiElimina
  8. Bellissima recensione, complimenti davvero!!
    Ho letto tutti i romanzi di Jane Austen e ho visto tutte le riduzioni televisive inglesi sulle quali sono riuscita a mettere le mani.
    Dopo questo post rileggerò "Northanger Abbey" al più presto.
    Non è un caso che questa scrittrice abbia ancora tanto successo e decine di pseudo-cloni.
    Fantastica Jane.

    Francesca

    RispondiElimina
  9. ho da poco scoperto qs. interessante blog .... io sono una austeniana e ho letto tutto di zia Jane ... ottima recensione ed il film è delizioso.
    aggiungo il link al mio blog di base su splinder
    http://aldina.splinder.com
    bisou
    aldina

    RispondiElimina
  10. Ciao Aldina, che bei lavori che fai complimenti! Qui sul nostro blog di Jane Austen non perdiamo mai occasione di parlare, e non so se hai notato ma è stata lanciata una grande iniziativa per il 16 dicembre, giorno di nascita di Jane Austen, che vorrebbe coinvolgere tutte le appassionate dei romanzi dellaAusten ma anche dei rosa in generale.

    Torna a trovarci.

    Francy

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  11. Sto preparando l'esame di letteratura inglese e poiché il mio libro di testo dice poco ,cercavo approfondimenti su internet. Questa recensione è scritta molto bene,complimenti...per di più coglie molto bene(secondo me),anche se non l'ho letto, il romanzo di Jane Austen. Mi piace soprattutto il fatto che tu abbia rivalutato un'opera spesso dimenticata. Grazie!

    RispondiElimina
  12. ciao a tutte! io ho letto tutti i libri della austen e visto quasi tutti i film...
    volevo solo correggere un piccolo punto all'inizio: la nostra cara eroina non è la primogenita bensì la quarta...
    apparte questo il racconto è ben fatto! consiglio a tutti jane austen perchè il suo modo di vedere ma soprattutto la maniera in cui parla dell'amore è unico.

    RispondiElimina
  13. Grazie della precisazione Anonima,correggeremo senz'altro. La prossima volta firma con il tuo nome, cipiace sapere chi visita il nostro blog e si mostra interessato abbastanza da decidere di lasciare dei commenti. Spero tornerai a trovarci.

    Francy

    RispondiElimina
  14. Grazie, sono uno studente di 4 liceo di Torino che ha letto il romanzo e lo ha apprezzato, sono d ' accordo sul fatto che questo è un romanzo da leggere, perché ci dà uno spaccato della società inglese di inizio ottocento, penso che questa recensione sia fatta benissimo, perché aiuta a capire il romanzo nei tratti più profondi

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Gabrile, mi fa piacere che tu abbia apprezzato la nostra recensione e che abbia letto il romanzo. Ma lo hai letto in italiano o in inglese? Perchè Jane Austen, se si può, sarebbe assolutamente da 'gustare' in lingua originale!

      Elimina

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