UN PERFETTO BASTARDO di Vi Keeland e Penelope Ward (Newton Compton)


SECONDO LIBRO IN ITALIANO PUBBLICATO DA NEWTON COMPTON PER UN DUO DI AUTRICI - VI KEENLAND E PENELOPE WARD - CHE SI SONO GIA' FATTE CONOSCERE ALLE LETTRICI ITALIANE IN SINGOLO, MA CHE SANNO PRODURRE STORIE MOLTO CARINE ANCHE IN COPPIA. QUESTO UN PERFETTO BASTARDO E' UN LIBRO PROPRIO ADATTO PER IL PERIODO ESTIVO: LEGGERO, DIVERTENTE E... HOT AL PUNTO GIUSTO. 

Autrici: Vi Keeland e Penelope Ward
Titolo originale: 
Stuck-up Suit
Traduttrice: Silvia Russo
Genere: Contemporaneo
Ambientazione: New York
Pubbl.originale: V.Keeland e P.Ward, aprile 2016, pp.334
Pubbl.italiana: Newton Compton, 5 luglio 2018, pp.346, €9,90
Livello sensualità: ALTO
Parte di una serie: No
Disponibile in ebook a € 0,99

TRAMA: Era una mattina qualunque, il treno era affollato e tutto sembrava noiosamente normale. A un certo punto sono stata come ipnotizzata dal ragazzo seduto vicino al corridoio. Urlava contro qualcuno al telefono come se avesse il diritto di governare il mondo. Ma chi credeva di essere con quel suo completo costoso? In effetti, gli conferiva un’aria da leader, ma non è questo il punto. Non appena il treno si è fermato, è saltato giù così in fretta da dimenticarsi il telefono, e io… potrei averlo raccolto. Potrei anche aver spiato tutte le sue foto e chiamato alcuni dei suoi numeri. Okay, potrei persino aver tenuto il telefono dell’uomo misterioso fino a che non ho trovato il coraggio di restituirlo. Così ho raggiunto il suo ufficio da snob… e lui si è rifiutato di vedermi. Ho consegnato il cellulare alla reception dell’ufficio di quel bastardo arrogante. Ma potrei, diciamo per ipotesi, avergli lasciato qualche foto sul telefono. Foto non esattamente angeliche.


Quando si finisce un libro soddisfatte e col sorriso sulle labbra, vuol dire che la lettura è stata proficua e, leggere “Un perfetto bastardo” di Keeland e Ward,  per me è stato così! 
Mi sono divertita ma, nello stesso tempo, non ho potuto non notare che il contenuto non era poi così leggero.
I protagonisti sono apparentemente due: Graham ricchissimo, super impegnato con il lavoro, con villona negli Hampton, e Soraya di meno “nobili” natali, pasticciona e un po’ matta che lavora per una rubrica di consigli sentimentali e che si sente a casa sua solo a Brooklyn.
Quando si dice il destino: la prima volta in cui Graham prende la metro che fa?  Fa cadere il cellulare e non se ne accorge. Soraya, che lo aveva sentito rispondere infuriato all’interlocutore, lo raccoglie e prima di consegnarglielo ci pasticcia un po’.  Si presenta per ridarglielo ma il giovane la tratta malissimo e Soraya, che la mosca al naso ce l’ha in via continuativa, scatta qualche suo selfie non proprio del viso, glielo invia sul cellulare, e se ne va.
…”Il mio cuore inizia  martellare non appena notai Graham, arrabbiato come al solito.
La receptionist si illuminò quando lui le passò  davanti. - Buongiorno signor Morgan.
Graham non rispose. Semplicemente  emise un grugnito a malapena udibile, mentre ci  oltrepassava in fretta e spariva lungo il corridoio.
-Perché non gli ha detto che ero qui per vederlo?
Lei rise. – Il signor Morgan ha bisogno di tempo per rilassarsi la mattina. Non posso sorprenderlo con un visitatore inaspettato  non appena entra dalla porta.
-Esattamente quanto dovrei aspettare?
-Mi metterò in contratto con la sua segretaria tra mezz’ora.
-Sta scherzando?
-Assolutamente  no!”
Vista la natura delle immagini, il sempre incazzato imprenditore, vorrebbe rivederla e l’occasione insperata si ripresenta ancora sulla metro. Una ragazza particolarmente strana ha un tatuaggio come quello che lui ha visto in foto…lei si gira, si riconoscono e “ciak”, la sceneggiata inizia.
Non uso a caso questo termine. Infatti la loro storia è veramente adatta ad uno spettacolo.
Tra sms spassosi, richieste di aiuto e consigli dalla rubrica “Chiedi a Ida”, la situazione extra bollente, diventa seria quando, conosciuta la di lui  ex,  Geneviève, traditrice e bugiarda, i due innamorati scoprono la figlia di lei,  Chloe.
Non posso non parlarvi di questa piccolina, simpaticissima, subito pronta ad affezionarsi a Graham che vede con un secondo padre e a Soraya che invece tratta come una più adulta compagna di giochi. La seconda parte del romanzo ruota proprio attorno a questa bambina, ai suoi piccoli desideri,  ad una certa personalità già ben delineata, ad un adattamento certo non facile con una madre tanto rigida in ciò che si deve o non si deve fare.
Che dire dei nostri due eroi! Lei con un nome così nobile (mi ha ricordato con nostalgia l’ex moglie dello Scià di Persia, Soraya la principessa triste),  non poteva non avere un cognome impegnativo: Venedetta…e in effetti sta un po’ tra i due estremi, vendetta e benedetta visto il caratterino della giovane che si tinge le punte dei capelli di rosso, di blu, di viola a seconda dell’umore!
Però è anche comprensiva, pronta a mettersi da parte se si tratta della famiglia. Insomma una bonacciona alla fin fine.
E lui che per tutto il romanzo viene chiamato con titoli non certo positivi: si passa dal Gran Cazzone, al Borioso a Manhattan a Faccia di cacca…e altri più o meno indovinati, in realtà si scopre che è un appassionato di General Hospital e che per la sua Meme, la nonna, farebbe di tutto. Naturalmente non è un santo in ufficio e qualcuno glielo fa notare...
…” -Posso dirle una cosa signor Morgan?
Gettai la penna sulla scrivania. - Ormai mi hai interrotto, per cui di’ qualunque cosa tu voglia dire e facciamola finita.
Lei annui.  -Ora sono due anni che lavoro qui.
-Davvero?..
-Sa quante segretarie ha avuto in tutto questo tempo?
-Non ne ho idea. Ma visto che stai sprecando il mio tempo, presumo tu stia per illuminarmi.
-Quarantadue.
-In una città di queste  dimensioni è  incredibile quanto sia difficile trovare dei buoni collaboratori.
-Sa perché  se ne sono andate?
-Non sono sicuro che mi importi.
-Se ne sono andate perché  lavorare per lei normalmente significa lavorare per un tiranno.”
Il libro ha dei passaggi molto, molto caldi che ho trovato anche divertenti, sia perché Graham ha in mente il sesso notte e giorno, sia perché  i loro exploit non sono mai volgari : è solo del gran buon sesso!
Il pov alternato è riuscitissimo. C’è qualche passaggio un po’ sopra le righe ma questo libro è talmente divertente che glielo si può concedere .







****

Per iniziare sgomberiamo subito il campo dagli equivoci: se Graham Morgan, il protagonista di questo libro, fosse stato come quello sulla cover italiana della Newton non capiremmo tanta agitazione da parte della protagonista per non innamorarsi di lui.
Immaginarselo invece come il modello super figo scelto per la cover originale del libro cambia non di poco la prospettiva...vedere qui a destra per credere! Questa copertina mi ha fulminata mesi fa su Amazon e ho preso il romanzo praticamente solo per quella! 
Mi divertiva anche il titolo originale, stuck-up suit (borioso/pieno di sè in giacca e cravatta). Poi ho letto la sinossi e mi ha incentivato all'acquisto, ma quel tipo in copertina è proprio una meraviglia! 
Immaginarsi Graham così ci fa entrare molto meglio nei panni della protagonista e capire la velocità con cui cede alle sue lusinghe. 
Soraya Venedetta, un' italo-americana di Brooklyn con un bel caratterino e un look un po' alternativo, infatti, pur sentendosi attratta fin dall'inizio da lui (e come darle torto) mai avrebbe pensato di potergli piacere perchè è lontano anni luce dalle persone che è solita frequentare. Quando però Graham decide di conquistarla, resistergli sarà impossibile; sebbene sul lavoro lui si comporti da vero stronzo (è titolare di uno studio di investimenti a Manhattan), con lei è tenero, appassionato e decisamente irresistibile. 
Avendo caratteri ugualmente forti, l'inizio della conoscenza fra questi due è come un duello a colpi di battute, caratterizzata da dialoghi davvero divertenti, irriverenti, spesso infarciti di doppi sensi sessuali (e non necessariamente doppi sensi: se vi infastidisce un libro dove la parola 'uccello' è usata una pagina sì e una no, forse non è la lettura giusta per voi). il tutto condito da una bella ironia. 
Graham non è solo bello come il sole, è anche un personaggio complesso, apparentemente stronzo/bastardo ma anche capace di grandi dolcezze, con le persone che gli interessano, come l'anziana nonna Meme a cui fa regolarmente visita. E quando Soraya diventerà per lui sempre più importante, portando nel suo mondo un po' di calore e colore ( come le punte dei capelli che la ragazza si tinge a seconda dell'umore), lei scoprirà quanto un 'borioso in giacca e cravatta' può essere invece un amante attento, presente, dolce e appassionato. 
Anche Soraya non è solo la ragazza solare e un po' irriverente che sembra. Problemi familiari mai risolti pesano ancora e non poco sulla sua vita, togliendole la fiducia in se stessa quando si tratta di sentimenti e questa scarsa stima in se stessa la farà tentennare davanti alla sua storia con Graham e le farà mettere in discussione il rapporto con lui.
UN PERFETTO BASTARDO è una romanzo di struttura semplice ma ben scritto, scorrevole, quasi del tutto incentrato sui protagonisti e sullo sviluppo della loro storia d'amore, vista sia dal punto di vista di lei che di lui. 
La prima parte del libro è senza dubbio la mia preferita, avrei voluto però che il corteggiamento durasse di più  e che Graham rimanesse 'strozetto' più a lungo. In realtà, il focus del libro è più su come i due, una volta finiti a letto e scoperto di stare molti bene insieme, riusciranno a far funzionare il rapporto anche fuori dal letto, nonostante vari ostacoli non da poco lungo il percorso (che vi lascio il gusto di scoprire da sole). L'eros sarà sempre ben presente fra loro, ma non sarà fine a se stesso. Nonostante il titolo, Graham 'bastardo' lo sarà proprio per poco. Ma d'altra parte il riferimento al 'bastardo' è solo nel titolo italiano, quello originale si riferisce  al suo essere un po' troppo pieno di sè.
La seconda parte mi ha convinta un po' meno, l'ho trovata interessante per la sincerità che caratterizza il rapporto tra i protagonisti, ma per me un po' dejà-vue, non così divertente e coinvolgente. Però è dolce e romantica : piacerà a molte.
Nel complesso Vi Keeland e Penelope Ward hanno costruito una storia piacevole, con due bei protagonisti, che mostrano nei fatti di tenere l'uno all'altro e di completarsi molto bene, nonostante l'apparente diversità e di essere persone mature e sincere. Fatta eccezione per la decisione davvero stupida che Soraya prenderà (per amore) verso la fine. Per fortuna, trattandosi di un romance, l'happy end è comunque assicurato e l'epilogo è davvero divertente.
Se avete bisogno di una lettura carina, che vi tiri su di morale e che vi intrattenga piacevolmente per qualche ora, questo è il libro che fa per voi.









LEGGI UNO STRALCIO DEL ROMANZO...
Soraya
... Era solamente lunedì, maledizione.

Quel genere di episodi era la storia della mia vita. Imbattermi in brutti appuntamenti. Uomini che si rivelavano essere sposati.
Mi diressi dentro un’altra carrozza, così non avrei dovuto vedere più né “Danny”, né tantomeno Mitch.
Per mio sommo piacere quel vagone non era affollato, e c’era anche un sedile vuoto rivolto nel senso giusto. La mia pressione sanguigna tornò a stabilizzarsi non appena vi sprofondai. Chiusi gli occhi per un momento e lasciai che il movimento ondeggiante del treno mi calmasse.
Un uomo dalla voce dura interruppe la mia serenità. «Cazzo, fa’ soltanto il tuo lavoro, Alan. Fa’ il tuo lavoro. È chiedere troppo? Perché ti pago se devo controllare io ogni minima scemenza? Le tue domande non hanno senso! Scoprilo e poi torna da me quando avrai una soluzione che valga il mio tempo. Il mio cane probabilmente verrebbe fuori con qualcosa di molto più intelligente delle tue argomentazioni».
Stronzo.
Quando diedi un’occhiata per cercare di individuare la fonte della voce, non potei trattenermi dal ridere da sola. Ma certo. Ma certo! Non c’erano dubbi sul perché l’uomo pensasse di poter trattare di merda chiunque. Con un aspetto come quello, di sicuro le persone gli cadevano davanti in ginocchio in continuazione, sia in senso figurato sia letteralmente. Era bellissimo. E in più emanava un’aura di potere e soldi. Alzai gli occhi al cielo… Ma non riuscii a distogliere a lungo lo sguardo.
Indossava una camicia a righe su misura che rendeva facile immaginarsi la silhouette scolpita al di sotto. La giacca blu dall’aspetto costoso era distesa sulle ginocchia. Le scarpe nere eleganti ai suoi grandi piedi sembravano essere state appena lucidate. Era decisamente uno di quegli uomini che si lasciavano lucidare le scarpe in aeroporto dalle persone evitandone il contatto visivo.
Tuttavia, l’accessorio più degno di nota era lo sguardo furioso sul suo viso perfetto. Aveva terminato la telefonata, e sembrava proprio incazzato: forse si era svegliato con la luna storta. Una vena gli spuntava dal collo. Per la frustrazione si passò una mano tra i capelli scuri.
Cambiare con questa carrozza era stata proprio un’ottima scelta, anche solo per il piacere degli occhi. Il fatto che lui fosse così incurante di chiunque altro intorno a sé rendeva facile guardarlo sognante. Era così maledettamente sexy, con quell’espressione arrabbiata. Qualcosa mi diceva che in effetti quella era la sua espressione usuale. Era come un leone: un animale che ammiri da lontano, laddove ogni contatto concreto potrebbe causare un danno irreparabile.
Le maniche della camicia erano arrotolate e un enorme e costoso orologio spiccava sul polso destro. Accigliato, l’uomo fissava fuori dal finestrino e giocherellava con l’orologio, rigirandolo avanti e indietro. Sembrava un’abitudine nervosa. Buffo, ero sicura che lui stesso innervosisse un mucchio di gente.
Il suo cellulare squillò di nuovo.
Rispose. «Che c’è?».
La sua voce era quella specie di baritono roco che ogni volta mi colpiva dritto in mezzo alle gambe. Avevo un debole per i timbri profondi e sexy, ma difficilmente nella realtà la voce combaciava anche con l’uomo giusto.
Tenendo il telefono con la mano destra, usava l’altra per continuare a trafficare con l’orologio.
Tic. Tic. Tic.
«Dovrà aspettare», ringhiò. «La risposta è che sarò lì quando ci arriverò… Qual è la parte che non ti è chiara, Laura? … Il tuo nome non è Laura? Quale diavolo è allora? … Dunque, Linda, digli che può rimandare se non vuole aspettare».
Dopo aver riattaccato, borbottò qualcosa sottovoce.
Le persone come lui mi affascinavano. Pensavano di possedere il mondo soltanto perché erano stati benedetti dalla genetica o gli erano state date delle opportunità che li avevano elevati a una condizione economica superiore.
Non indossava una fede nuziale. La sua giornata consisteva in attività del tutto egoistiche e impersonali, ci avrei scommesso. Un caffè espresso costoso, lavorare, mangiare in ristoranti di lusso, scopare senza amore… e così via. Farsi lustrare le scarpe e giocare a squash in qualche intervallo nel mezzo.
Scommettevo pure che era egoista anche a letto. Non che io l’avrei buttato fuori dal mio, però. Non ero mai stata con nessuno di così potente come quell’uomo, per cui non sapevo come si sarebbe comportato sotto le lenzuola. La maggior parte dei ragazzi con i quali ero uscita erano artisti squattrinati, hipster o ambientalisti. La mia vita era lontana da quella di Sex and the City.
Era più Sex and the Pity, sesso e pietà. O Sex and the Shitty, sesso e schifezza. Non mi sarebbe dispiaciuto recitare per un giorno il ruolo di Carrie con questo Mr. Big, o in tal caso Mr. Big Prick, Mr. Gran Cazzone. Assolutamente sì, cavolo.
C’era solo una lacuna in questa mia piccola fantasia: io non ero proprio il suo tipo. Probabilmente gli piacevano le tipe bionde smarrite e sottomesse dell’alta società, e non formose ragazze italiane di Bensonhurst dall’atteggiamento irriverente e i capelli multicolore. Con le trecce lunghe fino al sedere, sembravo un incrocio tra Elvira e Pocahontas col culo grosso. Tingevo le punte dei capelli di un colore diverso ogni due settimane, a seconda del mio umore. In quel momento le avevo di un blu scuro, il che significava che le cose mi stavano andando abbastanza bene. Erano rosse quando mi si doveva stare alla larga.

Il mio flusso di pensieri fu interrotto dallo stridio del treno che si fermava. Di colpo, Mr. Gran Cazzone si alzò; al suo passaggio una scia di dopobarba costoso saturò l’aria. Persino il suo profumo era sensuale ma pungente.

L’uomo si precipitò fuori dalle porte, che si richiusero dietro di lui.

Se n’era andato. Tutto qui. Lo spettacolo era finito. Bene, era stato bello finché era durato.

Io sarei scesa alla fermata successiva, quindi mi avviai verso la stessa porta dalla quale era appena uscito lui. Con il piede urtai qualcosa, che scivolò sul suolo come un disco da hockey, inducendomi ad abbassare lo sguardo.

Il mio cuore iniziò a battere più in fretta. A quanto pareva Mr. Gran Cazzone aveva perso un pezzo di se stesso.


Gli era caduto il telefono.

Il suo fottuto telefono!

Era corso fuori dal treno così in fretta che doveva essergli caduto dalla mano. A quanto pareva ero stata troppo impegnata ad ammirare il suo sedere succulento per notarlo. Raccolsi l’iPhone e lo sentii caldo nella mia mano. La custodia sapeva di lui. Desiderai annusarlo da più vicino, ma mi trattenni.

Mi coprii la bocca e mi osservai intorno. Se la mia vita fosse stata uno show in TV, la risata registrata sarebbe stata inserita proprio in quel momento. Nessuno mi stava guardando. A nessuno sembrava importare che avevo il telefono di Mr. Pantaloni Costosi.

Che cosa devo farne?
****
ALTRE USCITE IN ITALIANO FIRMATE
VI KEELAND E PENELOPE WARD

BASTARDO FINO IN FONDO ( Newton Compton, 2017 - pp.282)
Un australiano sexy e arrogante di nome Chance. Era davvero l’ultima persona in cui mi aspettavo di imbattermi nel mio viaggio attraverso il Paese. Quando la mia macchina si è rotta, abbiamo fatto un accordo: niente programmi, saremmo andati avanti per miglia e miglia passando notti sfrenate in motel sconosciuti senza limiti e senza una meta precisa. E così quello che doveva essere un normale viaggio si è trasformato nell’avventura della vita. Ed è stato tutto davvero incredibile finché le cose non sono diventate serie. Lo desideravo, ma Chance non si esponeva. Pensavo che mi volesse anche lui, invece qualcosa sembrava trattenerlo. Non avevo intenzione di perdere la testa per quel bastardo arrogante, soprattutto da quando avevo saputo che le nostre strade stavano per dividersi. D’altra parte si dice che tutte le cose belle prima o poi finiscono, o no? Forse è così, o forse ero io che non volevo vedere la fine della nostra storia... Leggi QUI la ns recensione.
Ti interessa questo libro? Puoi trovarlo QUI.
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LE AUTRICI
PENELOPE WARD
È un’autrice bestseller del «New York Times», di «USA Today» e del «Wall Street Journal». 
È cresciuta a Boston con cinque fratelli più grandi e ha lavorato come giornalista prima di diventare una scrittrice. Vive nel Rhode Island con il marito e due figli.
VISITA IL SUO SITO:

VI KEELAND
Con più di un milione di libri venduti, Vi Keeland si è affermata come una delle autrici di maggiore successo della sua generazione e i suoi romanzi sono tradotti in dodici lingue. Vive a New York con il marito, che ha incontrato all’età di sei anni, e i loro tre figli.
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2 commenti:

  1. Letto! Sono d'accordo con Piera. Ho letto anche tutti gli altri romanzi firmati Vi Keeland: belli in egual modo. Peccato che tutto il resto della produzione non sia ancora stato tradotto. Comunque una bella scoperta di quest'estate.
    Invece non mi sono ritrovata in quello che Penelope Ward ha scritto sola soletta... questione di gusti, suppongo.

    RispondiElimina

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