GEORGETTE HEYER, LA SIGNORA DEL REGENCY ROMANCE


SULLA SCIA DEL POST SUL REGENCY, RIPUBBLICHIAMO QUESTA PRESENTAZIONE DELL'INVENTRICE E REGINA MADRE  DEL REGENCY ROMANCEGEORGETTE HEYER, E AGGIUNGIAMO QUALCHE NUOVA INFORMAZIONE SUL ROMANZO CAPOSTIPITE DEL GENERE, IL DANDY DELLA REGGENZA.

Georgette Heyer
Di norma si parte da Jane Austen, poi si cerca qualcosa che abbia lo stesso sapore e, scorrendo internet, l’occhio cade sulla sua pronipote letteraria, colei che ha inventato il genere “Regency” e che ha sfornato decine di romanzi, principalmente commedie sentimentali ed alcuni polizieschi. Per quello che mi riguarda, ho scoperto Georgette Heyer per caso, adocchiando le copertine cartonate delle edizioni Sperling & Kupfer sugli scaffali della libreria Mondadori. Leggendo il commento sul retro di una di esse, sono rimasta incuriosita dal fatto che la paragonassero al mito Austen ed ho cercato notizie in proposito. Non avevo mai letto romanzi rosa, ma sono nata con un’insopprimibile passione per tutto ciò che è inglese, per la storia, la tradizione, le peculiarità, la lingua, i paesaggi dell’Inghilterra. Adoro l’umorismo raffinato e surreale di certi autori britannici e subisco il fascino dei racconti ambientati nell’Ottocento.
Per vie traverse, dopo avere scoperto Georgette Heyer ed essermi nutrita dei suoi romanzi da un anno a questa parte, ho avuto modo di leggere anche qualche romance più recente, partendo da “mamma Woodiwiss” e giungendo alle gettonatissime Kleypas, Chase, Quinn, Kinsale e Balogh
Ultimamente, avendo finito la disponibilità di edizioni in italiano della Heyer, ho rimpolpato la mia collezione con alcuni titoli mancanti, acquistandoli in inglese. Il che è stato un bene, perché, in lingua originale, i romanzi di Georgette rivelano in pieno tutta la loro genialità. Tanto di cappello all’ottima Anna Luisa Zazo, che ha tradotto impeccabilmente molti suoi libri, arricchendoli di impedibili note storiche a piè di pagina, ma per capire come la Heyer riesce a costruire i suoi personaggi, anche attraverso l’uso eccezionale della terminologia dell’epoca e mutando lo slang a seconda dell’estrazione sociale e dell’età, vale la pena sforzarsi un po’ e superare lo shock delle prime pagine, piene di strane parole che talvolta non si trovano nemmeno sul dizionario. 


Questo mi è accaduto quando ho cominciato a leggere “FREDERICA (1965) e, per fortuna, sul sito http://www.georgette-heyer.com/ si può trovare una specie di glossario del cosiddetto “regency slang” che è di grande aiuto per comprendere certe battute. Questo romanzo è uno degli esempi più riusciti dell’estrema abilità di Georgette nello scrivere dialoghi esilaranti, intrattenendo il lettore con intelligenza e fascino, creando molteplici situazioni da cui scaturisce continuamente scintillante comicità, mista all’umorismo più sottile. Georgette Heyer era una cultrice della ricerca storica ed aveva sviluppato una tale conoscenza della moda, delle consuetudini, delle idiosincrasie e di ogni minimo rituale dell’aristocrazia inglese del periodo Regency, che leggere uno dei suoi 

romanzi è immergersi completamente in quel mondo. In Frederica (qui sopra a destra la copertina della prima edizione inglese) troviamo i suoi “tipi” preferiti, ovvero il nobile ricchissimo, sopra la trentina, annoiato, ricercato da tutte le fanciulle da marito, insofferente e impareggiabile nelle arti sportive ed in quella del vestire (il Marchese di Alverstoke) e la ragazza di decadute nobili origini, ora costretta ad industriarsi per far quadrare il bilancio della famiglia, composta da se stessa e dai suoi quattro fratelli, generosa, audace, priva di fronzoli, capace di tenere testa alle battute salaci del marchese e di dimostrare un’insospettabile intelligenza (Frederica Merriville). Il tutto in un vortice di avventure di formidabile impatto scenico. Fra un cane di nome Lufra, che spaventa le mucche in un improvvisato pascolo, in mezzo alle signore della buona società che passeggiano con i loro pargoli in Green Park ed una mongolfiera sfuggita al controllo, che sorvola i cieli della campagna intorno a Londra, inseguita dal sempre imperturbabile Lord Alverstoke. Il marchese, a questo punto, ha accettato la cruda realtà: Miss Frederica Merriville gli ha conquistato il cuore e non può più fare a meno di lei, oltre al fatto che l’essere stato praticamente adottato come tutore in pectore dagli instancabili due fratelli minori della ragazza si sta rivelando un’esperienza piacevole e molto indicata per combattere la noia.
Nella mia personale classifica dei migliori libri di Georgette Heyer, Frederica occupa ora uno dei primi tre posti, insieme al mio preferito in assoluto: “THE GRAND SOPHY” (1950 –  trad. it. “L’inarrestabile Sophy” e quella più recente "Sophy la grande") e a “VENETIA” (1958 – trad. it. “Venetia – una passione irresistibile”). Ma è difficile scegliere nel gran numero di romanzi, tutti così godibili e capaci di regalare attimi di impagabile sollazzo ed evasione dalla realtà. La regina della historical comedy of manners aveva il gusto per il ridicolo e sapeva anche prendersi in giro. Pur non avendo mai rilasciato interviste ed essendo note solo alcune sue osservazioni, tratte da qualche risposta scritta alle lettere dei suoi fans e dal ricordo dei suoi familiari, sappiamo che la stessa Georgette riconosceva la particolare leggerezza di alcuni suoi romanzi scritti mentre infuriava la Seconda Guerra Mondiale e, a proposito di “FRIDAY’S CHILD” (1944 – trad. it. “Una ragazza perbene”) nella biografia intitolata “The Private World of Georgette Heyer” di Jane Aiken Hodge, si legge :

"Friday’s Child” seemed to answer a public outcry for more light-hearted regency fair. As Ms. Heyer herself wrote about this novel, “I think myself I ought to be shot for writing such nonsense, but it’s questionably good escapist literature and I think I should rather like it if I were sitting in an air-raid shelter, or recovering from flu. Its period detail is good; my husband says it’s witty—and without going to these lengths, I will say that it is very good fun”. “Friday’s Child” sembrò rispondere alla forte richiesta da parte del pubblico di avere sempre più regency dal ritmo vivace. Come la stessa Ms. Heyer scrisse a proposito di questo romanzo: “Credo che mi dovrebbero sparare per aver scritto una tale sciocchezza, ma si tratta indiscutibilmente di letteratura di evasione e penso che sarebbe ciò che preferirei leggere se mi trovassi nascosta in un rifugio antiaereo o convalescente da un’influenza. La cura dei particolari d’epoca è buona; mio marito dice che è spiritoso e, senza arrivare a tanto, io stessa direi che è molto divertente”.

Friday’s Child” è attualmente fuori catalogo in Italia ed è la seconda lettura in lingua originale che ho fatto della Heyer. Condivido in toto il parere della sua autrice, oltre al fatto che la scelta di protagonisti molto giovani ed immaturi non contribuisce al solito equilibrio di battute e situazioni paradossali alle quali siamo abituati da parte sua. Preferisco di gran lunga la Georgette che a tratti rievoca atmosfere quasi Wildiane e il paragone con Oscar Wilde non deve suonare blasfemo, perché lo faccio con tutta la riverenza possibile nei confronti del Genio.
Ci sono, comunque, alcuni pregi degni di nota anche in questo romanzo: innanzitutto l’ennesimo miracolo linguistico. Il gergo giovanile usato da Lord Sheringham (per tutti “Sherry”) e dai suoi ineffabili amici, nonché l’incomprensibile dialetto proletario parlato dal suo stalliere Jason. Il continuo, surreale interscambio di consigli fra gli amici di Sherry, che cercano nobilmente di districare se stessi e l’ingenua, quanto deliziosa Hero Wantage, che Sherry sposa in un impeto di ribellione per entrare subito in possesso dell’eredità lasciatagli dal padre. Tutti i protagonisti sono ragazzini che giocano a fare i grandi e commettono i tipici errori di gioventù, agevolati dalla loro condizione di aristocratici senza particolari necessità economiche. Hero è una diciassettenne piena di sentimento, da sempre innamorata del suo Sherry, che la considera però una compagna di avventure e non sente ancora per lei altro che affetto e senso di protezione. Inizialmente continua a chiamarla “brat” (marmocchia), come quando erano compagni di giochi, poi decide che il suo visetto da gattina si adatta di più al soprannome “Kitten”. La dolce Kitten, abituata alla vita semplice di campagna, non ha mai visto Londra e non sa nulla delle arti del bel mondo, né sa distinguere ciò che è corretto da ciò che è irrimediabilmente “bad ton”. I suoi “insegnanti” sono poco più anziani di lei e la cosa si tramuta in continua farsa e nella tipica commedia degli equivoci. Ma lo spirito di Georgette Heyer è onnipresente, dalla prima all’ultima pagina (423, per l’esattezza!), rendendo anche questo romanzo una piccola perla della sua scintillante collana.
Non ci sono in Georgette Heyer dettagli piccanti o scene d’amore, solo abbracci ed uno o due baci (casti), di solito relegati nelle ultime pagine e talvolta nemmeno quelli. Il valore dei suoi romanzi sta nella profondità della ricerca, nell’accuratezza storica, nelle sue eccellenti caratterizzazioni e nella bravura a costruire storie ed intrecci comici. Il teatro sarebbe stata la sua casa ideale.
Ricordo che Georgette Heyer ha scritto anche romanzi ambientati nell'epoca georgiana, come il famoso "Figlio del diavolo" e deliziosi romanzi gialli, che hanno il pregio di unire il sapore leggero delle sue commedie rosa all’intreccio poliziesco tipicamente “golden age” (Agatha Christie era sua contemporanea). Alcuni di essi sono stati pubblicati nella collana de 'I Gialli Mondadori 'ed un paio sono recentemente usciti in libreria editi da Sperling & Kupfer. Li consiglio vivamente a chi ama questa scrittrice e a chi, come me, adora il giallo classico.
P.S.: Sembra che i diritti cinematografici di un libro di Georgette Heyer - The Grand Sophy - siano finalmente stati ceduti e che potremo presto vedere sullo schermo un film tratto da  uno dei suoi romanzi più famosi.


Francesca


IL ROMANZO CHE HA INIZIATO TUTTO...

Georgette Heyer comincia la sua carriera di scrittrice nel 1921, ma è solo nel 1935 che pubblica il primo dei suoi 24 romanzi ambientati in epoca Regency. La qualità del libro, che riesce a combinare perfettamente romanzo storico, romanzo sentimentale e giallo, fu tale da far diventare The Regency Buck (Il Dandy delle Reggenza) il romanzo iniziatore di un nuovo genere, il Regency Romance, cioè un romanzo sentimentale ambientato all’epoca della Reggenza. In una lettera contemporanea all'uscita del romanzo la Heyer stessa commentava soddisfatta:
"Tendo a credere che sia un classico! Non so proprio come sono arrivata a scrivere qualcosa di così bello. Ricordo bene di averci lavorato tanto – E quanto mi è piaciuto scriverlo!"

Ne Il Dandy della Reggenza la passione della Heyer per Jane Austen è visibile prima di tutto  nell'uso dell'ironia  che emerge visibilmente nei dialoghi, soprattutto nei divertenti e arguti botta e risposta fra i protagonisti. Il plot del romanzo, inoltre, ci riporta a quello di Orgoglio e Pregiudizio. Judith Taverner è infatti una ragazza 
Uno dei quaderni di G. Heyer su usi e costumi Regency
 intraprendente e sicura di sè, molto simile ad Elizabeth Bennet, mentre l'eroe, Lord Worth, come Mr Darcy è distaccato, ricco e affascinante. Anche nel Dandy della Reggenza i protagonisti avranno scontri, pregiudizi reciproci e prove da superare prima di arrivare al loro happy end. Molti altri sono i riferimenti diretti ed indiretti alle opere della Austen all'interno del romanzo. Quello che però Jane Austen non aveva bisogno di fare, era focalizzare l'attenzione dei lettori sulle ambientazioni e sulle minuzie di usi e costumi dell'epoca in cui scriveva, visto che erano noti ai suoi contemporanei. Scrivendo oltre un secolo dopo, la Heyer trovò invece indispensabile riuscire a far immergere il lettore in un'epoca ormai lontana attraverso accurate descrizioni di ambienti, comportamenti sociali, personaggi storici, espressioni linguistiche e stile riconducibili al periodo della Reggenza. Alla base dei suoi libri si nota infatti un'accuratissima ricerca storica, che è testimoniata dai suoi vari 'quaderni'  in cui collezionava informazioni sul periodo che amava raccontare.  

Leggendo l'estratto dal romanzo qui sotto vi renderete delle affinità tra questo primo Regency romance e quelli più recenti, molti dei quali, soprattutto negli ultimi anni, hanno perso un po' le caratteristiche originali, per calcare maggiormente sul lato erotico, perdendo in parte quella divertente levità che era tipica delle storie della Heyer. C'è però un comune denominatore che avvicina i romanzi della regina del Regency a quelli delle più brave autrici contemporanee del genere ed è la preparazione storica accurata.
Questo romanzo è stato fortunatamente ripubblicato recentemente dall'editore Astoria ed è al momento disponibile sia in cartaceo che in ebook.
TRAMA: Judith e Peregrine Taverner, una ricchissima coppia di fratelli da poco rimasta orfana, si mettono in viaggio per Londra per andare a conoscere il loro tutore e, sperano, per avere il suo consenso a mettere su casa in città. Al loro arrivo scoprono sconcertati che il loro tutore, il quinto conte di Worth, non è l’anziano amico del padre che avevano immaginato, ma il di lui figlio, noto per essere il dandy più affascinante e insopportabile di tutta Londra. Amico di Beau Brummell – il dandy per eccellenza, ispiratore del principe reggente, il futuro Giorgio IV – Julian Worth acconsente a introdurre in Società i suoi due protetti: affitta loro una casa, affida Judith alle cure di una chaperon, apre loro il bel mondo, ma… Ma tra i fratelli Taverner e il conte di Worth non riesce a svilupparsi simpatia, anzi da lì a poco a Peregrine cominciano a succedere cose strane e i due fratelli si chiedono se per caso non ci sia lo zampino di Worth.
LEGGI L'ESTRATTO ...
(Questa nuova edizione del romanzo riprende la storica traduzione di Anna Luisa Zazo della prima edizione Mondadori del romanzo datata 1973)
Erano le quattro e la signorina Taverner non era abituata agli orari alla moda: avrebbe pranzato subito in camera. Sir Peregrine le batté sulla spalla e disse che infatti sarebbe stata molto più a suo agio lì. Judith gli rivolse un sorriso ironico: “Vi fa piacere pensarlo, mio caro”. “Non potreste certamente cenare
giù, nella sala comune. Può andar bene per me, ma non per voi.” “Andate a cercare un calesse,” concluse Judith divertita ed esasperata a un tempo. Non erano necessari ulteriori incoraggiamenti: in un batter d’occhio era scomparso e non ritornò se non dopo le cinque, profondamente sollevato ed entusiasta della sua fortuna. Impossibile scovare un calesse, non c’erano veicoli adatti, ma aveva sentito parlare di un calessino di proprietà di un fattore della zona, un carretto veramente in pessime condizioni, senza neppure un po’ di vernice, ma tale da servire al suo scopo, ed era andato subito a trattare l’affare: in breve, aveva già portato con sé il calessino ed era pronto a fare tutto quanto dovrebbe fare un fratello per rallegrare la sorella, portarla a vedere le rovine o qualunque altra cosa desiderasse. La cena? Oh, aveva mangiato una bistecchina giù nella bottega ed era completamente a sua disposizione. La signorina Taverner si rendeva perfettamente conto che una città traboccante di appassionati sportivi non era ambiente adatto per un’escursione, ma, esasperata dal soggiorno in camera, accettò il programma di Peregrine. A un più attento esame, il calessino si rivelò forse non miserabile come lo aveva descritto Peregrine, ma certamente in pessime condizioni. La signorina Taverner lo guardò con una smorfia: “Mio caro Perry, preferirei passeggiare!”. “Passeggiare? Oh, no, ne ho avuto abbastanza, credetemi! Devo aver camminato già un buon miglio. Non siate tanto schizzinosa, Ju! Non è certo quello che avrei voluto, ma qui nessuno ci conosce.” “Sarà meglio che lasciate guidare me,” osservò lei. Ma questo, naturalmente, Peregrine non lo accettò: se lei credeva di saper guidare meglio, si sbagliava davvero. L’animale era duro di bocca, non certo una bestia docile che potesse venir guidata da una signora. Scesero lungo la strada
principale a un’andatura moderata, ma appena fuori città, Peregrine allentò le redini, e il calessino prese ad arrancare velocemente, senza particolare eleganza, sobbalzando a ogni ostacolo della strada e barcollando alle curve. “Perry,” non poté infine impedirsi di dire Judith, “è davvero insopportabile. Mi sento ballare i denti! Finirete per urtare contro qualcosa. Ricordate, vi prego, che dovete accompagnarmi a vedere le rovine romane! Sono certa che questa sia la strada sbagliata.”  “Oh, avevo dimenticato quelle maledette rovine! Volevo vedere quale strada mi convenisse prendere domani… per andare a Thistleton Gap, capite. Ma naturalmente, ora torno indietro!” Frenò i cavalli mentre parlava e cominciò subito a girare, senza badare al fatto che la strada era stretta e una curva particolarmente pericolosa era vicinissima. “Bontà divina, che altro intendete fare? Se dovesse sbucare qualcosa da quella curva!? Vi prego davvero di dare a me le redini!” Aveva parlato troppo tardi: il calessino sbarrava ormai la strada e sembrava incline a cadere nel fosso se Peregrine si fosse distratto. Judith udì un galoppare veloce di cavalli e afferrò le redini. Dalla curva usciva a una velocità mozzafiato un calesse a quattro. Era ormai a un soffio da loro, li avrebbe schiacciati, non era possibile fermarlo. Peregrine cercò disperatamente di spostare i cavalli, dando in un’esclamazione soffocata; Judith si sentì morire. In una sorta di incubo vide quattro splendidi sauri che si precipitavano su di lei e una figura in redingote che li guidava. Tutto accadde in un lampo. I sauri vennero tirati miracolosamente da parte, il parafango del calesse urtò soltanto le ruote del loro calessino e i cavalli si fermarono di colpo. L’urto, per quanto molto debole, spaventò il cavallo del fattore che tentò di fuggire, e un attimo dopo una ruota del calessino era nel fosso e la signorina Taverner venne quasi sbalzata fuori. Riuscì a riprendersi, tragicamente conscia di avere il cappellino di traverso e i nervi a pezzi, e scoprì che il guidatore del tiro a quattro sedeva al suo posto perfettamente tranquillo e teneva a freno i cavalli senza alcuno sforzo. Mentre lei si voltava, il gentiluomo parlò, non a lei, ma al minuscolo staffiere che gli stava appollaiato dietro: “Toglilo di mezzo, Henry, toglilo di mezzo”. Collera,
Cover della prima edizione
rimproveri, imprecazioni, la signorina Taverner li avrebbe perdonati: non poteva negare che la provocazione fosse stata grande e lei stessa ansiosa di schiaffeggiare Peregrine. Ma quella gelida indifferenza era di là da ogni sopportazione, e la collera di Judith, del tutto irragionevolmente, si spostò verso l’estraneo: i suoi modi, tutto il suo essere la riempirono di ripugnanza. Dal primo momento in cui aveva posato su di lui lo sguardo aveva compreso di odiarlo, e ora che poteva osservarlo più attentamente, scoprì di non odiarlo di meno. Era l’epitome di un uomo alla moda: il cappello era posato su riccioli bruni accuratamente spazzolati in uno studiato disordine; la cravatta di mussola inamidata gli sorreggeva il mento con un susseguirsi di elegantissime pieghe; la redingote di panno aveva almeno quindici mantelline e una doppia fila di bottoni d’argento.

La signorina Taverner dovette ammettere che era un uomo splendido ma non ebbe difficoltà a detestare in blocco il suo aspetto; gli occhi, che la fissavano ironicamente di sotto le palpebre pesanti, erano estremamente duri e non tradivano alcuna emozione, salvo la noia; il naso, troppo diritto per piacerle, e la bocca, dal disegno assai armonioso, aveva le labbra troppo sottili. Le parve atteggiata a una smorfia di sarcasmo. Ma la cosa più intollerabile era il suo languore; sembrava del tutto indifferente sia all’abilità con cui aveva evitato un incidente assai serio, sia alle sventure del calessino. Aveva guidato in modo magnifico: doveva esserci una forza inattesa in quelle mani elegantemente guantate che tenevano le redini con apparente noncuranza, ma perché aveva quell’insopportabile aria da dandy? Mentre lo staffiere balzava agilmente a terra, i sentimenti della signorina Taverner si espressero in una frase brusca: “Non abbiamo bisogno del vostro aiuto! Abbiate la compiacenza di andarvene, signore!”. I gelidi occhi di lui la osservarono rapidamente, e quello sguardo bastò a farle sentire quanto fosse miserabile il calessino e campagnolo il suo vestito e che aspetto poco lusinghiero dovessero avere lei e Peregrine. “Sarei particolarmente felice di andarmene, mia cara ragazza,” disse infine l’uomo del calesse, “ma quel vostro destriero apparentemente indomabile – come forse avrete notato – mi impedisce di farlo.” La signorina Taverner non era abituata a sentirsi rivolgere  la parola in quel tono e questo non migliorò lo stato dei suoi nervi. Il cavallo del fattore, nei suoi terrorizzati tentativi di tirare il calessino fuori dal fossato, si era messo infatti pericolosamente di traverso sulla strada, ma se soltanto Peregrine avesse saputo prenderlo per il verso giusto invece di tirargli il morso, tutto sarebbe andato benissimo. Lo staffiere, un omuncolo di età incerta dal viso aguzzo, con una livrea gialla e azzurra, si preparava a prendere in mano le cose. La signorina Taverner, non reggendo a quest’ultima umiliazione, disse fieramente: “Signore, vi ho già detto che non abbiamo bisogno del vostro aiuto! Scendete, Perry! Date a me le redini!”. “Non ho la più remota intenzione di offrirvi il mio aiuto,” ribatté il gentiluomo inarcando con alterigia le sopracciglia. “Henry, vedrete, è perfettamente in grado di liberarmi la strada.” E in verità lo staffiere aveva preso le redini del cavallo e stava calmando la povera bestia. Non gli ci volle molto tempo: in un attimo il calessino era fuori dal fosso e sul lato della strada. “Vedete,” concluse quella voce esasperante, “era assai semplice.” Peregrine, fino ad allora troppo occupato a controllare il cavallo per prendere parte alla discussione, disse rabbiosamente: “Mi rendo conto che la colpa è stata mia, signore! Perfettamente conto!”. “Ce ne rendiamo tutti perfettamente conto,” rispose amabilmente il gentiluomo. “Soltanto un pazzo
avrebbe cercato di voltare il calesse in questo punto della strada. Intendi farmi aspettare ancora molto, Henry?” “Ho detto che ammetto di avere io la colpa,” ripeté Peregrine accendendosi in volto, “e me ne scuso! Ma permettetemi di dirvi, signore, che voi stavate guidando a una velocità scandalosa!” Inaspettatamente venne interrotto dallo staffiere, che levò il viso fattosi improvvisamente fiero e disse in tono stridulo: “Quanto a voi, zoticone, potete pure tenere il becco chiuso! È il miglior guidatore di tutto il paese, sissignore, e mica che mi sia dimenticato di sir John Lade, nossignore! Non c’è nessuno che lo può battere, lui e questi sauri, e se i cavalli del timone non si sono fatti a pezzi un tendine, ah, non è per colpa vostra, nossignore!”. Il gentiluomo rise: “Hai perfettamente ragione Henry, ma forse ti sarai accorto che sto ancora aspettando”. “Certo, che Dio vi benedica, padrone, ma non sto forse venendo?” protestò lo staffiere, arrampicandosi nuovamente al suo posto. Peregrine, ripresosi dallo stupore per l’inattesa esplosione di collera, sibilò: “Ci incontreremo di nuovo, signore, credetemi!”. “Davvero? Mi auguro che possiate aver torto.” I cavalli parvero balzare avanti e in un attimo il calesse era partito. “Intollerabile!” disse con furia appassionata Judith. “Intollerabile!”
LEGGI QUI TUTTO IL PRIMO CAPITOLO DE IL DANDY DELLA REGGENZA

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ROMANZI DI GEORGETTE HEYER IN ITALIANO
 (PERIODO GEORGIANO E REGENCY)
Nota: Sfortunatamente, molti di questi romanzi sono fuori commercio. Alcuni di questi libri si possono trovare nelle biblioteche o nei negozi di seconda mano. Astoria editore ha recentemente ripubblicato quattro romanzi che sono disponibili sia in cartaceo che in ebook.
1921 - La falena nera (The Black Moth), Arnoldo Mondadori Editore
1923 - La trasformazione di Philip Jettan, o "Cipria e merletti" (Powder and Patch) Sperling & Kupfer 
1926 - La pedina scambiata (These Old Shades), Arnoldo Mondadori Editore; Astoria
1928 - Masquerade (The Masqueraders), Arnoldo Mondadori Editore Harlequin 
1932 - Il figlio del diavolo (Devil's Cub), Arnoldo Mondadori Editore; Sperling & Kupfer
1934 - Matrimonio alla moda (The Convenient Marriage), Arnoldo Mondadori Editore; Sperling & Kupfer 
1935 - Il dandy della reggenza (Regency Buck), Arnoldo Mondadori Editore; Sperling & Kupfer;  Astoria
1936 - Talismano d'amore (The Talisman Ring)
1937 - L'incomparabile Barbara (An Infamous Army), Arnoldo Mondadori Editore
1940 - La sposa spagnola, o "La straniera" (The Spanish Bride), Sperling & Kupfer 
1940 - Beau Wyndham, o "Un dono dal cielo" (The Corinthian), Sperling & Kupfer 
1941 - La carta vincente (Faro's Daughter), Arnoldo Mondadori Editore; Sperling & Kupfer
1944 - Una ragazza perbene (Friday's Child), Rizzoli 
1946 - Incontro a sorpresa (The Reluctant Widow), Arnoldo Mondadori Editore; Sperling & Kupfer 
1948 - Belinda e il duca (The Foundling), Arnoldo Mondadori Editore; Sperling & Kupfer 
1949 - Il gioco degli equivoci (Arabella), Arnoldo Mondadori Editore; Sperling & Kupfer 
1950 - L'impareggiabile Sophy (The Grand Sophy), Sperling & Kupfer -uscito come  "Sophy la grande" da Astoria
1951 - Intrighi al castello (The Quiet Gentleman), Sperling & Kupfer 
1953 - Cotillion (Cotillion), Arnoldo Mondadori Editore
1954 - Il mistero di Kellands Manor (The Toll-Gate)
1955 - Gli inganni del cuore, o "Lady Serena" (Bath Tangle), Sperling & Kupfer 
1956 - L'incantevole Amanda (Sprig Muslin), Sperling & Kupfer 
1957 - Rosa d'aprile (April Lady), Sperling & Kupfer 
1957 - A lezione d'amore, o "Sylvester" (Sylvester, o The wicked uncle), Sperling & Kupfer 
1958 - Venetia - Una passione irresistibile (Venetia), Sperling & Kupfer 
1959 - Il cugino misterioso, o "Uno scomodo erede" (The Unknown Ajax), Sperling & Kupfer 
1961 - Un contratto conveniente (A Civil Contract), Rizzoli
1962 - Un gentiluomo senza pari (The Nonesuch), Arnoldo Mondadori Editore Harlequin 
1963 - I gemelli (False Colours)
1965 - Frederica (Frederica), Rizzoli
1966 - Pecora nera (Black Sheep), Arnoldo Mondadori Editore
1968 - La cugina Kate (Cousin Kate), Arnoldo Mondadori Editore, uscito con il titolo "Segnali d'amore" per la Sperling & Kupfer. 
1970 - Una ragazza chiamata Carità (Charity Girl), Arnoldo Mondadori Editore uscito con il titolo "La ragazza chiamata Carità" per la Sperling & Kupfer.
1972 - Una stagione a Bath (Lady of Quality), Arnoldo Mondadori Editore; uscito come Una donna di classe da Astoria




L'AUTRICE
Georgette Heyer (1902-1974) cominciò giovanissima a raccontare storie ispirate alla Primula rossa della baronessa Orczy per intrattenere il fratello malato. Spinta dal padre, Georgette mise questi racconti in forma scritta e nel 1921, a soli diciannove anni, pubblicò il suo primo romanzo, La falena nera. A partire da lì e fino al 1973 Georgette Heyer scrisse senza interruzione un best-seller dopo l’altro. Il suo costante successo nell’arco di cinquant’anni la conferma come un fenomeno letterario unico nella letteratura inglese del XX secolo, più volte assimilata a Jane Austen o a Charles Dickens per la precisione maniacale nella ricostruzione di ambienti, atmosfere e gergo del XIX secolo inglese, e ammirata da scrittori del calibro di A.S. Byatt e Margaret Drabble, Anthony Burgess e India Knight. Relegata a lungo con un condiscendente disprezzo nel settore rosa, Georgette Heyer si rivela ad anni di distanza un’autrice intelligente, capace di costruire trame suggestive, personaggi credibili e incantevoli, e di assicurare ai propri lettori quella “letteratura d’evasione che offre la possibilità di fuggire dalle tensioni della propria vita soddisfacendo un desiderio universale, che risale all’infanzia, di essere qualcun altro e vivere in qualche altra epoca per qualche ora”. (Fonte: Accademia editori). 
Vedi qui BIBLIOGRAFIA di GEORGETTE HEYER
(originali e traduzioni italiane)

HAI MAI LETTO I ROMANZI DI GEORGETTE HEYER? TI PIACEREBBE LEGGERLI? QUALI TI SONO PIACIUTI DI PIU'? VORRESTI CHE L'EDITORE ASTORIA O ALTRA CASA EDITRICE RIPUBBLICASSE ALTRI TITLI IN ITALIANO DI GEORGETTE HEYER? PARTECIPA ALLA DISCUSSIONE.
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10 commenti:

  1. E grazie ancora Francesca per questo post che ci ricorda ( per chi ne avesse bisogno) dove 'tutto è iniziato' per quanto riguarda il Regency Romance!

    Senza la Heyer molti personaggi e situazioni classiche delle storie ambientate nell'inghilterra d'inizio Ottocento sarebbero diverse.Da leggere asslutamente per il suo gusto per le descrizioni d'ambiente e per i vivaci 'sparrings' tra i protagonisti che ci fanno passare sopra al fatto che non si tratta di storie passionali...ma, d'altra parte, anche nei romanzi della Austen sono decisamente casti eppure...sanno appassionarci oggi come ieri, alla faccia di tutti i romanzi sovraccarichi di scene di sesso, a volte nemmeno tanto necessarie, che siamo solite leggere oggi. la classe non è acqua!

    Francy

    RispondiElimina
  2. Ho letto qualcosa della Heyer e sono d'accordo con Francy che senza di lei molti personaggi e situazioni classiche delle storie ambientate nell'inghilterra d'inizio Ottocento sarebbero diverse. ^_^

    RispondiElimina
  3. Vivienne Klaus10/12/08, 01:29

    E che ne dite della signora Zazo, traduttrice della Heyer, che altri non è che Elinor Childe? Forse fin troppo ricercata nelle sue costruzioni sintattiche,e un po' troppo ridondante, ma brava. Credo che però non scriva più nulla come E.Childe dagli anni '80.
    Ciao Francesche
    Vivienne

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    Risposte
    1. Hai ragione Vivienne, la signora Zazo era bravissima. Il traduttore è molto importante per la buona riuscita di un romanzo straniero. So che il suo pseudonimo era Childe. Brava, quindi, anche come autrice.
      Miriam

      Elimina
  4. Sai Viv che non mi ricordo di aver mai letto nulla della E.Childe? Ma che la Zazo sia stata una brava traduttrice per la Heyer non ci piove, basta leggere la Heyer in originale per rendersene conto.

    Qualcuno si ricorda di aver letto qualcosa della Zazo/Childe da consigliare? Sembra che la collana Sperling e Kupfer li abbia ripubblicati, così come ha fatto con tutti quelli della Heyer
    ( vedi qui: http://www.sperling.it/app/sperling/libro/ricerca)

    Francy

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  5. Devo controllare la mia libreria, che è un vero caos. Mi ricordo però di due titoli in particolare, Falsi inganni e L'amorosa caccia, entrambi scritti intorno alla metà degli anni '80. Ma ho visto che la Childe scrive ancora. E' del 2007 "la valle dell'erica", sempre uno storico, che mi piacerebbe leggere per vedere come è evoluto il suo stile.
    Ciao
    Viv

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  6. Devo controllare la mia libreria, che è un vero caos. Mi ricordo però di due titoli in particolare, Falsi inganni e L'amorosa caccia, entrambi scritti intorno alla metà degli anni '80. Ma ho visto che la Childe scrive ancora. E' del 2007 "la valle dell'erica", sempre uno storico, che mi piacerebbe leggere per vedere come è evoluto il suo stile.
    Ciao
    Viv

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  7. Io ho letto tre libri della Zazo-Childe e, purtroppo, non riesco nemmeno a ricordarne la trama. Non mi hanno lasciato il segno. E' fantastica come traduttrice e chiosatrice, ma non mi prende come scrittrice. Secondo me sarebbe un'ottima saggista.

    Francesca

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  8. La Heyer, quanto adoro la Heyer!
    Frederica e Sylvester sono gli ultimi che mi mancano da leggere. Quelli che sono riuscita a racimolare li ho letti tutti. Me ne mancano tre che, per un motivo o per l'altro, non riesco mai a prendere.
    Comunque, Georgette Heyer, secondo me, è una vera regina del romance. Nei suoi libri c'è tutto: sentimento, azione, humor, contesto storico impeccabile. Mi spiace per le lettrici che la snobbano perché "non hot", ma non sanno cosa si perdono!

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  9. Il Dandy della reggenza, la pedina scambiata, il gioco degli equivoci, ecc, ecc, sono bellissimi. Frederica, invece, l'ho trovato noioso, così come non mi ha colpito La straniera. A dimostrare, quindi, che ognuno ha i propri gusti, oppure, semplicemente, che non tutti i romanzi di un autore seguitissimo sono perfetti. :) Bellissimo articolo, Francy.
    Miriam

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