PROTEGGI IL MIO CUORE di Nicole Jacquelyn (Mondadori)


USCITO QUESTO MESE NELLA COLLANA EMOZIONI DEI ROMANZI MONDADORI, PROTEGGI IL MIO CUORE E' UN LIBRO CHE HA SUSCITATO  REAZIONI MOLTO DIVERSE, SOPRATTUTTO A CAUSA DELLA CARATTERIZZAZIONE DEI SUOI PROTAGONISTI.
VEDIAMO COSA NE PENSANO PIERA E EMILIANA...


Autrice: Nicole Jacquelyn
Titolo originale: Unbreak My Heart
Traduttrice: Cristina Sibaldi
Genere: Contemporaneo
Ambientazione:  USA
Pubblic.  originale: Forever, settembre 2016,  pagg. 368
Pubblic. italiana: Mondadori, coll.Emozioni nr.57, aprile 2018,  pagg.298
Parte di una serie:  1° serie Fostering Love
Livello sensualità:  MEDIO
Disponibile ebook a € 3,99


TRAMA: Kate è stata a lungo innamorata di Shane, un ragazzo affidato ai suoi zii insieme al quale è cresciuta, ma la passione si è interrotta quando Shane ha sposato Rachel, una sua compagna di college. Dal matrimonio sono nati tre figli e Rachel ora ne aspetta un quarto, confortata dall'aiuto dell'amica che passa molto tempo in casa loro, trascurando la sua stessa vita, mentre Shane, militare di professione, è via per lunghi mesi. Tutto viene però turbato dall'improvvisa morte di Rachel, che rimane vittima di un incidente: rimasti soli col loro passato e con un presente non meno difficile, Kate e Shane si trovano così a dover fare i conti con le regole dell'amore.


“Proteggi il mio cuore” è un romanzo sulle dinamiche familiari che mi ha convinto solo parzialmente e che salvo per l’ultima parte. Per il resto è sconfortante e a mio parere carente nell’approfondimento di personaggi e situazioni. Penso, o spero, che ritroveremo ancora alcuni degli attori di questo primo libr,  perché mi pare sia l’inizio di una serie.
Kate ha una cotta per Shane da quando  è stato affidato ai suoi zii. Lui non l’ha mai voluta e , sommo dispetto, ha preso a corteggiare la sua unica amica, Rachel, che poi ha sposato e da cui ha avuto tre figli e l’ultimo in arrivo.
Shane è militare di professione ed quasi sempre assente da casa perché impegnato in lunghe missioni e non conosce cosa avviene nella sua famiglia durante questi periodi. Ne viene a conoscenza quando la moglie, in seguito ad incidente, muore. Il bimbo si salva e a prendersene cura è subito la zia Kate.
Dagli altri bimbi, che lui conosce a malapena e con cui ha pochissima confidenza, scopre quanto Kate sia indispensabile perché , da sempre, appena dopo la sua partenza, Rachel la chiamava per fare da seconda madre a tutta la tribù, salvo poi allontanarla al rientro del marito a cui naturalmente non ha mai detto nulla.
Shane non prende bene questa notizia: non vuole la ragazza per casa, non gli piace e anzi avverte quasi un sentimento di astio nei suoi confronti.
…”Oh, sei qui- disse Shane distratto mentre spingeva dento Keller.
-Perché non dovrei esserci?
-Vai in bagno piccolo- ordinò lui a Keller prima di incrociare il mio sguardo. C’è Ellie. Pensavo volessi prenderti  un paio di giorni liberi.
-Da quando stare con questi bambini  è diventato un lavoro?- chiesi mentre Keller mi toccava il fianco per salutarmi.
Odiavo quando  Shane si comportava come se fossi la tata stravagante. Non ero la tata. Ero parte della famiglia, e la figura più vicina a una madre che fosse rimasta a questi bambini.
-Sei qui ogni santo giorno Kate. Pensavo solo che volessi un po’ di tempo per te.
Strinsi forte il regalo. –  E’ il compleanno di Gunner.
-So benissimo che giorno è- mi interruppe lui , superandomi per prender una birra dal frigorifero.
-Che problema c’è?
-Nessun problema.
Ascolta- iniziai ammorbidendo la voce. So che oggi è difficile..
-Non finire quella frase!
-Shane..
-Non ne hai la più pallida idea. Non dire un’altra parola o ti butto fuori di casa  a calci.”
Deve però ricorrere a lei perché il suo lavoro lo richiama all’estero. E Kate continua a curarsi dei nipoti, a crescerli, ad educarli e ad amarli senza mai lamentarsi.
Il suo amore per l’uomo non è mai morto e il giorno in cui ricorre un anno dalla morte della madre dei bambini, con  lui ubriaco, si lascia andare a fare sesso e rimane incinta.
Lui l’accusa di averlo provocato per raggiungere lo scopo di farsi sposare e finalmente di averlo tutto per sé. Kate, nonostante le offese , non riesce a svincolarsi da questa situazione e continua a prendersi cura dei bambini…ma le cose stanno per precipitare!...Il seguito è tutto da scoprire, se ne avrete il desiderio.
E’ un romanzo, questo, che mi pare incompleto in molte parti. Non c’è un approfondimento del carattere della defunta Rachel, né del perché, invece di trovare una babysitter abbia, per anni e senza scrupoli, approfittato dell’amica al punto che i bimbi non sentono la perdita della madre perché la zia è sempre stata presente.
Si danno un paio di notizie sul lavoro di Kate, ma  poi ci si dimentica e non si spiega come la ragazza riesca a portarlo avanti con quattro bimbi da allevare e nessun aiuto nemmeno pecuniario da parte dell’uomo ai cui figli fa da mamma,(solo parecchio avanti nella storia l’autrice ci dice che Shane ha provveduto in questo senso).
Ciò però che mi ha fatto arrabbiare è l’egoismo di un uomo che non solo dà per scontata una situazione, ma crea problemi perchè non gli piace, si lascia andare a scene di gelosia quando i bimbi non gli danno retta e si permette di criticare la ragazza di fronte a loro e di cambiare le sue regole educative senza minimamente interpellarla prima, per chiedere spiegazioni.
Continua a ripeterle che i figli non sono suoi, ma cosa fa per cambiare lo stato della cose? Niente!
…”Non puoi fare così Shane-  lo interruppi, aiutando Gavin a scendere dalla sedia. -E’ per questo che Keller si comporta in quel modo. Sappiamo tutti che sei tu il capo okay? Lo sappiamo. Ma ogni volta che rimproveri me perché uno dei bambini sta facendo i capricci, loro pensano che non sia necessario darmi ascolto.
-Non..
-E’ quello che fai.
…-Sono loro padre. Loro devono rivolgersi a me. Non è compito tuo insegnare a loro la disciplina.”
Non solo, Shane la desidera sessualmente ma dà a lei la colpa di volerlo irretire perché dice di non riuscire a dimenticare il grande amore che lo legava alla moglie, che però non conosceva che superficialmente. Avevano una grande attività sessuale quando lui era in licenza, poche settimane all’anno, ma non avevano grandi argomenti di conversazione ( la sua giustificazione era che Rachel non lo disturbava per non farlo preoccupare e per non dargli pensieri…peccato poi che li scaricasse sull’amica).
…”Sono contenta che la nonna  se ne vada- annunciò Keller, mentre Kate faceva retromarcia per uscire
-Kell, non è una cosa carina da dire.
-Adesso vedremo zia Kate tutti i giorni. Mi piace quando la verdiamo tutti i giorni-  spiegò , afferrando la maniglia con due mani e dondolandosi. -Però non voglio che tu parti papà. Anche se con te qui non vediamo zia Kate- mi assicurò subito guardandomi accigliato dal basso verso l’alto. -Mi piace quando sei a casa.
Non sapevo di che stesse parlando ma annuii comunque.- Anche a me piace stare a casa.
-Zia Kate tornerà domani?  Chiese Sage, spingendo Gavin contro Keller e facendoli cadere entrambi.  -Voglio che mi accompagni lei a scuola.  -Sì principessa, sarà qui-  Risposi pregando dentro di me di non sbagliarmi
-Entriamo. Gunner deve fare un riposino.
Sarebbe stata una giornata lunga.”
Anche Kate mi ha lasciato perplessa: capisco che la speranza di veder ricambiato il suo amore se la cullasse in fondo al cuore, ma farsi trattare come una stupida…questo no!
Per fortuna alla fine riesce a farsi forza e ad imporsi con una reazione che lui prima non si aspetta, poi non capisce ma che infine lo obbliga a leggersi dentro e a chiedere scusa per gli errori che ha continuato a fare.
Chi ho adorato sono i bambini: dolci e affettuosi, con le loro domande e con le loro insicurezze ma anche con tanto affetto quasi protettivo nei confronti della zia. Mi sono piaciuti anche i familiari, sempre pronti a dare una mano senza interferire ma facendo sentire la loro presenza, seppur lontana, e senza mai giudicare e parteggiare per  l’una o per l’altro: bellissime famiglie!
Insomma, per me, un romanzo a due facce che fa riflettere e che solo parzialmente si fa amare.






***

Un romanzo che non ti permette di interrompere la lettura fino a che non si arriva alla parola fine merita il massimo dei voti. “Proteggi il mio cuore” è uno di questi. 
C’è un bel personaggio maschile, tosto, soldato, americano fino in fondo. L’autrice sorvola un po’ troppo sul suo passato di bambino abbandonato, ma poco importa. Lui ha attributi che fanno dimenticare tutto. È affascinante e non ci si può fare nulla. 
La protagonista è una spigliata e divertente "fanciulla zerbino"o con un inizio di aureola sulla testa, ma come non capirla quando ci si innamora di uno come Shane? Io diventerei anche spazzola per le scarpe. 
E poi, tanti, tanti bambini. Uno, due, tre, quattro e infine cinque. Una dimensione famigliare che comprende capricci, disordine, stanchezza, smagliature, e mamme fuori di testa. Un po’ come la mia. 
Insomma, la storia è bella piena e i personaggi scomodi muoiono al momento giusto. Unica perplessità: di preciso, Shane che lavoro fa? Però, Shane papà è da spalmarselo addosso. 
Il romanzo si legge bene e in fretta e le scene erotiche fanno bene al cuore. Promosso con 4,5 cuori!












COME INIZIA IL ROMANZO...
Shane
«Perché dobbiamo andare a vedere questa roba?» chiesi a mia moglie mentre trafficava con il trucco davanti allo specchietto del passeggero.
«Perché è importante per tua cugina.»
«Non è mia cugina» le ricordai, cambiando corsia.
«Va bene. È importante per Kate» rispose, perdendo la pazienza. «Non capisco perché continui a fare tante storie.»
«Quante volte usciamo da soli tu e io, senza bambini, Rach? Quasi mai. Preferirei non passare la nostra serata libera in un maledetto locale pieno di ragazzini.»
«Accidenti, quanto sei polemico stasera» mormorò lei infastidita. «Kate mi ha chiesto di esserci settimane fa. Non sapevo che saresti stato a casa.»
«Va bene, i piani possono cambiare.» 
«Le ho promesso che ci sarei andata! Annullo sempre tutti i miei impegni per te quando rientri da una missione. Sai che è così. Non riesco a credere che tu ti stia comportando in questo modo solo perché per una volta non posso cambiare programma.»
«Dubito che Kate desideri vedermi» borbottai, entrando nel piccolo parcheggio già pieno dimacchine. «Non vorrà che assista a una sua figuraccia.»
Smontai dalla macchina e ci girai intorno per aiutare Rachel a scendere. Non capivo perché insistesse nell’indossare quei tacchi così alti anche quando era incinta… mi rendeva nervoso. Era terribilmente sexy, ma un giorno o l’altro sarebbe caduta e io ero terrorizzato al pensiero di non essere lì a sorreggerla.
«Non riesco a crederci» disse lei, ridendo, mentre le prendevo la mano e la aiutavo a sollevarsi dal sedile. «Com’è possibile che siate cresciuti insieme e tu sappia così poco di Kate?»
«Non sono cresciuto con lei.» Chiusi la portiera sbattendola e la accompagnai lentamente verso il piccolo edificio. «Mi sono trasferito là quando avevo diciassette anni e ho lasciato la città a diciannove. Non è la mia famiglia, santo cielo. Lei è la nipote viziata e stramba delle persone che mi hanno accolto nella loro casa per un breve periodo.»
Rachel si fermò, avvertendo il tono infastidito della mia voce. «È la mia migliore amica. La mia unica amica. Ed è stata lei a presentarci, nel caso te lo fossi dimenticato.»
«Non di proposito.»
«E con questo che vorresti dire? Cosa non era di proposito?»
«Era tremendamente scocciata quando ci siamo messi insieme.»
«Non è vero» ribatté Rachel. «Di cosa stai parlando?»
«Lascia perdere. Non ha alcuna importanza.»
«Potresti per favore essere gentile e non comportarti come se ti stessero torturando, quandoentreremo lì dentro? Non so quali problemi tu abbia con lei…»
«Non ho nessun problema con lei, è solo che stasera volevo portare a cena fuori la mia splendida moglie, e invece stiamo andando a sentire la sua amica cantare per un branco di adolescenti. Non è esattamente quello che speravo.»
Allungai una mano per accarezzarle la guancia e le passai il dito sotto il labbro. Volevo baciarla, ma con tutto il rossetto che si era messa in macchina, sapevo che non mi avrebbe ringraziato per questo.
«Andremo da qualche altra parte, dopo, okay? Penso che Kate sia la prima, perciò non ci fermeremo a lungo» mi assicurò con un sorriso, mentre i suoi occhi si addolcivano. Sapeva che volevo baciarla; la mia carezza sul viso era un gesto familiare.
«Okay, tesoro.» Mi chinai e le diedi un bacio delicato sulla punta del naso. «Sei molto bella. Te l’ho già detto?»
«No.»
«È la verità.»
Sorrise e iniziò a camminare verso l’edificio mentre io mi passavo le dita sui capelli corti.
Non è che Kate mi fosse antipatica. A dire il vero, era il contrario. Da ragazzini eravamo amici, e la trovavo terribilmente divertente. Aveva un senso dell’umorismo bizzarro e contorto, ed era la persona più gentile che avessi mai conosciuto. Ma per qualche ragione, a un certo punto, molti anni prima, le era venuta una fissa per me e tutta quell’attenzione da parte sua mi aveva dato fastidio.
Non ero innamorato di lei e la sua cotta mi metteva a disagio. Non volevo ferire i suoi sentimenti, ma al diavolo, non era il mio tipo e basta. Era troppo trasparente, ingenua e fiduciosa. Già allora ero attratto da donne più toste, un po’ più misteriose di una ragazza che a diciassette anni aveva ancora dei poster con le fate sulle pareti della sua camera.
Così iniziai a evitarla il più possibile, fino a quando, dopo il primo semestre al college, non portò a casa una ragazza con il rossetto rosso e il corpo coperto di tatuaggi. Ignorai il modo in cui Kate mi osservava con occhi tristi mentre monopolizzavo il tempo della sua amica, infischiandomene dei suoi sentimenti feriti. Lei non mi era mai piaciuta in quel modo, e non ci trovavo niente di male nel corteggiare la sua nuova amica.
Alla fine avevo sposato la sua compagna di stanza e da allora mi ero comportato come se io e Kate non fossimo mai stati amici. Era più semplice così.
«Dai» mi chiamò Rachel, spingendomi verso il locale in penombra. «Vedo un tavolo là in fondo, e mi fanno male da morire i piedi.»
Perché diavolo insisteva nell’indossare quei maledetti tacchi?
«Posso portarvi qualcosa da bere?» ci chiese una cameriera minuta. Davvero piccola. Era appena più alta del tavolo a cui eravamo seduti.
«Potrei avere un tè verde?» domandò Rachel.
«Certo! Il nostro tè verde è ottimo. A quando il lieto evento?»
«Manca ancora un po’ di tempo.»
«Congratulazioni!»
«Per me un caffè» ordinai, appena la cameriera socievole si voltò verso di me. Smise di sorridere e mi resi conto di aver parlato in modo più brusco di quanto intendessi.
«Certamente!» cinguettò con un sorriso teso, prima di andarsene.
«Shane, che maniere!» commentò Rachel infastidita.
«Cosa c’è che non va?» Sapevo esattamente cosa intendesse. Ero stato insopportabile, ma non avevo intenzione di spiegarle che quel locale affollato mi stava facendo sudare. Le persone ridevano ad alta voce, andavano a sbattere l’una contro l’altra muovendosi per la sala e io non potevo vedere l’uscita dal punto in cui eravamo seduti.
«Ehi, San Diego» esclamò una voce familiare dagli altoparlanti. «Come ve la passate stasera, ragazzi?»
La sala si riempì di applausi e il volto di Rachel si illuminò mentre guardava oltre le mie spalle, verso il palco.
«Siete gentilissimi» dichiarò Kate con una risata. «Anch’io vi adoro, ragazzi.»
La folla si fece ancora più rumorosa e io sentii le spalle irrigidirsi.
«Sta girando una caraffa per il caffè vuota, chi ce l’ha in questo momento?» Fece una pausa. «Okay, adesso ce l’ha Lola, là in fondo, con la maglietta viola con l’indiano. Quando arriverà da voi, infilateci un paio di dollari, se potete, e poi fatela passare.» Ci furono degli applausi e Kate rise ancora. «Sarà meglio iniziare, prima che vi scaldiate troppo.»
Non mi ero ancora voltato a guardarla. Francamente, non volevo metterla in imbarazzo se avesse fatto pena. Non...Le note limpide di una chitarra uscirono dagli altoparlanti e rimasi paralizzato mentre nella sala calava il silenzio. Silenzio assoluto. Persino i baristi dietro il bancone si fermarono per guardare il palco quando Kate cominciò a cantare.
Accidenti! Voltai la testa di scatto e mi sentii come se mi avessero colpito in pieno petto.
La voce roca e piena, Kate teneva la chitarra come se fosse un bambino che aveva portato con sé per tutta la vita. Era completamente a suo agio lassù, mentre batteva il piede a terra e sorrideva al pubblico che iniziava a cantare con lei.
Era tutto incredibile. Lei era incredibile. Non riuscivo a distogliere lo sguardo. Sapeva esattamente ciò che stava facendo e questi ragazzi la conoscevano. La adoravano.
E lei era splendida.
Al diavolo.
**** 
L'AUTRICE
Nicole Jacquelyn  è mamma di due bambine piccole e studentessa universitaria a tempo pieno. Non guarda la televisione da un anno, fa ancora cose che fanno arrabbiare sua mamma  e ama leggere. A otto anni, interrogata su cosa avrebbe voluto fare da grande, rispose che avrebbe voluto fare la mamma. A dodici anni la sua risposta cambiò: voleva fare la scrittrice - ma la possibilità che quel desiderio si avverasse nella realtà era così improbabile che ha preso il diploma in economia "per stare sul sicuro". I suoi sogni sono rimasti. Per prima cosa è diventata mamma, poi è andata all'università e durante l'ultimo anno, con una figlia in prima elementare e un'altra all'asilo, ha scritto il suo primo libro.
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1 commento:

  1. CARA Piera :-* hai ragione ad aver provato una sensazione d' incompletezza leggendo questo romanzo : é il 1° della TRILOGIA " FOSTERING LOVE " una TRILOGIA incentrata su amicizia, amore E perdono con cui l' Autrice ha debuttato qui in Italia !!!
    Essendo il 1° di 3 romanzi, fai quindi benissimo a sperare cche questa coppia ritorni negli altri facendosi meglio capire !!!
    La cosa che mi lascia DAVVERO SBALORDITA é che tu e la CARA Emiliana :-* ve ne siate fatta un' opinione DECISAMENTE DIVERSA l' una dall' altra ma UGUALMENTE ESTREMA !!!!
    Sono tentata d' acquistarlo solo per scoprire quale condividere ;)
    CIAO ad entrambe :D

    RispondiElimina

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