ALMENO UNA PAROLA di Barbara Freethy (Mondadori)

Autrice: Barbara Freethy
Titolo Originale: Don't Say A Word
Traduttrice: Lucia Rebuscini
Genere: Contemporaneo, Romantic Suspense
Ambientazione: San Francisco, California (USA)
Pubb. originale: Fog City Publishing, 2013, pp 337,
Pubb.italiana: Mondadori, coll. I romanzi Emozioni, giugno 2017, pp. 370
Livello sensualità : Molto Basso
Parte di una serie: No
Disponibile in ebook a € 3,99

TRAMA: San Francisco. Julia sta organizzando il suo matrimonio quando all'improvviso, durante una mostra fotografica, nota lo scatto che ritrae una bambina bionda dietro la cancellata di un orfanotrofio di Mosca. Una bambina che le somiglia incredibilmente e che porta al collo una collana simile a quella che le ha regalato sua madre. Julia decide allora di rintracciare Alex Manning, figlio del fotografo scomparso, e con lui inizia a scavare nel proprio passato alla ricerca della verità, mentre la sua storia col fidanzato Micheal finisce e la cerimonia salta. L'unica persona di cui Julia può ormai davvero fidarsi è Alex, anche lui alle prese con un mistero incomprensibile che grava sulla sua famiglia. E tra inganni, bugie e tormenti, Julia e Alex scoprono un sentimento intenso e appassionante, capace di affrontare qualunque rischio…


Non conoscevo questa scrittrice e questo romanzo è stata una piacevole sorpresa per la capacità da lei  dimostrata, nell’elaborare una trama gialla con linearità e coerenza.
Parto però nella mia analisi dal titolo e dalla cover. La vicenda ha sì come protagonisti una coppia, ma mi sembra riduttivo far pensare che questa sia una storia d’amore…perché non lo è (o meglio lo è solo in parte). Quanto al titolo, mi sono trovata a cercare per tutto il tempo della lettura, la parola che non è stata detta: non l’ho trovata.
Ora vengo al contenuto. Julia, mentre sta aspettando con Micheal, il suo fidanzato, di prendere accordi per il matrimonio, vede un’esposizione fotografica ed è colpita dalla fotografia di una bimbetta , di 3 o 4 anni, dietro la cancellata di  un vecchio palazzo moscovita. La bimba, bionda come lei, porta al collo una catenina con un ciondolo a forma di delfino e poiché Julia ne ha una identica, pensa che la bimba possa essere lei, perciò va in cerca del fotografo a cui la mostra è intitolata.
Purtroppo scopre che è morto ma appura altresì che la foto è stata scattata dal figlio di lui, Alex Manning, col quale inizia la ricerca della verità. Naturalmente si apre il “vaso di Pandora” e segreti celati vengono a galla. Intorno ai due giovani, che iniziano a provare una certa attrazione reciproca, girano personaggi buoni ma anche cattivi, pericolosi e interessati a far smettere le ricerche o addirittura a chiuderle definitivamente con mezzi estremi.
Non mi è piaciuto il comportamento della sorella di Julia, Lizze, quasi abulica, che non vuole cambiamenti nella sua vita troppo piatta. Ho detestato la madre di Alex. egoista e superficiale e anche Micheal, il fidanzato, bravo ragazzo ma insignificante e chiuso nel suo mondo che a poco a poco sta soffocando anche Julia. Simpatia invece ho provato per Alex, il classico cattivo ragazzo, che si scusa per il suo carattere e ispira tenerezza. Julia è invece una giovane donna determinata e desiderosa di farsi una vita a propria misura e non secondo le idee altrui.
Molto interessanti le location: da San Francisco a Buffalo e Washington negli USA, e poi in Russia, tutte molto ben descritte.
E la parte rosa chiederete voi?! Beh, c’è una storia d’amore come ho già accennato, ma è quasi in secondo piano rispetto alle continue sorprese che l’autrice ci riserva capitolo dopo capitolo. In conclusione è un buon libro con un’ottima trama gialla ma senza troppo fronzoli sentimentali, perciò chi ama le storie d’amore trascinanti, qui non troverà ciò che predilige.  
   





COME INIZIA IL ROMANZO...
1
Oggi…
Julia De Marco sentì un brivido percorrerle la schiena mentre si trovava sul promontorio che si affacciava sul Golden Gate Bridge. Era una bellissima giornata soleggiata di inizio settembre e con l’oceano Pacifico da una parte del ponte e la baia di San Francisco dall’altra, il panorama era assolutamente spettacolare. Aveva la sensazione di essere sul punto di fare qualcosa di eccitante e meraviglioso, come accadeva a ogni futura sposa, ma quando inspirò a fondo l’aria fresca e vagamente salmastra, gli occhi le si riempirono di lacrime.Cercò di convincersi che le lacrime erano causate dal vento pomeridiano più che dalla tristezza che spesso l’assaliva da quando era morta sua madre, sei mesi prima. Quello sarebbe dovuto essere un momento felice, un giorno in cui guardare al futuro, anziché al passato. Avrebbe voluto sentirsi sicura invece che… dubbiosa. Due braccia le cinsero la vita e lei si appoggiò al torace muscoloso del suo fidanzato, Michael Graffino. Nell’ultimo anno non aveva fatto altro che appoggiarsi a lui. La maggior parte degli uomini sarebbe scappata, invece lui era rimasto, e ora era giunto il momento di dargli quello che voleva: la data delle nozze. Non sapeva perché esitasse tanto, sapeva solo che nella sua vita stavano cambiando tante cose. Da quando Michael aveva chiesto la sua mano, un anno prima, sua madre era morta, il suo patrigno aveva messo in vendita la casa di famiglia e sua sorella era andata a vivere insieme a lei. Una parte di lei avrebbe voluto semplicemente fermarsi, fare qualche respiro profondo e riflettere un po’, invece di lanciarsi in qualcosa che avrebbe portato altri cambiamenti. Però Michael insisteva per fissare una data e lei gli era profondamente grata per esserle stato vicino, come poteva rifiutare? E poi, perché farlo?Michael era un bravo ragazzo. La madre di Julia lo adorava. Ricordava ancora la sera in cui le aveva detto di essersi fidanzata con lui. Sarah De Marco era a letto da giorni, e non sorrideva ormai da settimane, ma quella sera aveva fatto un sorriso che le andava da orecchio a orecchio. Sapere che la sua primogenita si sarebbe accasata con il figlio dei loro migliori amici aveva reso molto più sereni i suoi ultimi giorni.«Julia, dobbiamo andare, abbiamo appuntamento al museo.» Lei si era voltata a guardarlo, pensando ancora una volta quanto fosse attraente con i capelli castano chiaro, gli occhi scuri e quel sorriso caldo e sincero. L’incarnato olivastro, ereditato dai genitori italiani, e il fatto che stesse sempre all’aperto, come gestore di un servizio di imbarcazioni a noleggio a Fisherman’s Wharf, gli permettevano di sfoggiare un’abbronzatura invidiabile.«Qualcosa non va?» le chiese lui preoccupato. «Mi stai fissando…»«Ti sto fissando? Oh, scusa…»«Non scusarti, era da parecchio tempo che non mi guardavi.»«Non è vero. Ti guardo sempre, così come buona parte delle donne di San Francisco» aggiunse Julia.«Sì, certo» mormorò lui in tono ironico. «Dai, andiamo.»Julia diede un’ultima occhiata al panorama e poi seguì
Michael al museo. Il palazzo della Legione d’Onore era una replica del Palais de la Légion d’Honneur di Parigi. Nel cortile principale, chiamato Court of Honor, c’era una copia di una delle più famose sculture di Rodin, Il pensatore. Julia avrebbe voluto fermarsi ad ammirare la statua e a riflettere lei stessa sulla propria vita, ma sembrava che Michael avesse una missione da compiere, e la trascinò verso l’ingresso.Quando entrarono nel museo, lei ebbe un istante d’esitazione. Presto si sarebbero seduti a parlare con Monica Harvey, la coordinatrice degli eventi del museo, e Julia avrebbe dovuto decidere la data delle nozze. Non avrebbe dovuto essere tanto nervosa. Non era più una ragazzina, aveva già ventotto anni, era arrivato il momento di sposarsi e di avere una famiglia.«Liz aveva ragione, questo posto è fantastico» osservò Michael.Julia annuì. Era stata sua sorella Liz a suggerire il museo. Era una location costosa, ma Julia aveva ereditato del denaro da sua madre che le avrebbe permesso di pagare buona parte delle spese del matrimonio.«Gli uffici sono al piano di sotto» aggiunse Michael. «Andiamo.» Julia fece un respiro profondo; il momento della verità si stava avvicinando. «Devo andare in bagno. Tu vai pure avanti, ti raggiungo subito.»Quando Michael si allontanò, Julia andò a bere un po’ d’acqua da una fontana. Stava sudando e il cuore le martellava nel petto. Cosa le stava succedendo? Non aveva mai provato un panico simile.Era per via di tutti quei cambiamenti, si disse. Era troppo tesa, ma ce l’avrebbe fatta. Dovevano solo decidere una data, non doveva dire “Sì, lo voglio” quel pomeriggio. Si sarebbero sposati tra diversi mesi, una volta che lei fosse stata pronta, davvero pronta.Quando si sentì meglio, scese al piano di sotto e passò davanti a molte interessanti esposizioni. Forse, uscendo, avrebbe potuto fermarsi a guardare qualcosa.«La signora Harvey è impegnata ancora per un po’» le disse Michael quando lei lo raggiunse. «Ci riceverà tra dieci minuti. Io devo fare una telefonata. Tu resti qui?»«Certo.» Julia si sedette sul divano, rammaricandosi che Michael l’avesse lasciata sola. Aveva bisogno di distrarsi per calmare i nervi. Dopo qualche minuto sentì una musica provenire da una delle sale. Era una melodia dolce e triste che parlava di sogni infranti. Le ricordò un pezzo suonato con la balalaika in uno dei corsi di musica al college, e si sentì attratta in modo irresistibile. La musica era sempre stata la sua passione. Avrebbe dato solo una sbirciatina, si disse, alzandosi e uscendo in corridoio.La musica divenne sempre più alta quando entrò nella sala. Era un pezzo registrato, che si udiva in sottofondo, trasmesso senza dubbio per creare l’ambientazione adatta alla mostra fotografica. In pochi secondi fu catturata in un viaggio attraverso il tempo. Non riusciva a distogliere lo sguardo. E non voleva farlo… soprattutto quando vide la fotografia di una bambina.Intitolata La guerra più fredda, la
fotografia ritraeva una bambina di non più di tre o quattro anni, in piedi dietro i cancelli di un orfanotrofio di Mosca. La fotografia era stata scattata da un certo Charles Manning, lo stesso autore di numerosi scatti di quella mostra.Julia studiò la foto nei dettagli. Era molto interessata a quella bambina. La piccola indossava un cappotto pesante, un paio di calzine bianche e un berretto di lana nero sopra i riccioli biondi. L’espressione dei suoi occhi supplicava qualcuno… forse chi stava scattando la fotografia… affinché la tirasse fuori di lì, la liberasse, l’aiutasse. Julia provava uno strano disagio. I lineamenti della bambina, l’ovale del viso, il naso piccolo e all’insù, le sembravano familiari. Notò il modo in cui le mani paffute della piccola stringevano le sbarre del cancello. Era strano, aveva quasi la sensazione di sentire sotto le dita il metallo freddo. Il suo respiro accelerò. Aveva già visto quella fotografia, ma dove? Aveva un vago ricordo che non riusciva ad afferrare.Poi il suo sguardo si posò sulla catenina d’argento che la bambina portava al collo e sul piccolo ciondolo che vi era appeso. Sembrava un cigno, un cigno bianco, come quello che le aveva regalato sua madre quand’era piccola. Di nuovo fu assalita dal panico.
******
L'AUTRICE
Barbara Freethy ha iniziato a scrivere romanzi nel 1988, alternando la narrativa all'attività di scrittrice freelance  di testi per le aziende. 
Barbara ama soprattutto scrivere libri incentrati sull'amore e la famiglia conun tocco di magia. Il suo primi romanzo per la Avon, Daniel's Gift, havinto un premio RITA ed è stato opzionato per una riduzione televisiva. Barbara vive nel nord della California con il marito e i due figli.
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1 commento:

  1. A me è piaciuto molto! La storia d'amore non è in primo piano, ma la 'coppia' interagisce sempre ed è bello vedere come si attirano e si legano man mano che la storia procede e che i misteri vengono svelati :) un romanzo originale, che mi ha incuriosita dall'inizio alla fine!

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