SENZA FAR RUMORE di Rosa Campanile


Autrice: Rosa Campanile
Genere: Contemporaneo
Pubblicazione: Rosa Campanile,  marzo 2017 , pp. 438; cartaceo €16,99; 
Parte di una serie:  Sweeet Surrender
Disponibile in ebook: sì, a € 1,99

TRAMA: “A te hanno spezzato il cuore. Il mio, invece, l’hanno preso e portato via con la forza.” Bastano cinque parole pronunciate dalla donna che credeva di amare per far sì che la vita di Tyler Keyes venga stravolta e il suo cuore si spezzi in due. La stessa notte, ma a settecento miglia di distanza, la parte migliore della vita di April Holland scompare per sempre per colpa di una tragica fatalità. Alla ricerca di una nuova prospettiva di sé, Tyler parte in un viaggio on the road. April, invece, nel tentativo di colmare il vuoto che ha dentro, volta pagina nel modo più sbagliato possibile.Il caso farà incrociare le strade dei due ragazzi, e complice un’attrazione a cui è difficile resistere, Tyler e April si legano l’uno all’altra. Ma il destino non ha ancora terminato con loro. Qualcosa che non si aspettano accadrà. Qualcosa che li porterà a realizzare che non c'è resa più dolce di quella dell'amore.


E' la storia di due anime travagliate. April ha perso il suo amatissimo fratello in un incidente stradale. La sua sofferenza è enorme e da brava ragazza con ottimi voti all'università, borsa di studio e sempre ubbidiente, si trasforma in una persona completamente opposta. Non vuole più restare a Boston e se ne va. Lavora come cameriera in un ristorante e qui comincia una nuova vita.
Tyler è stato appena lasciato dalla sua ragazza dopo 7 anni di convivenza e anche per lui l'esistenza è irta di sofferenza. Questi due ragazzi si incontrano e nasce poco a poco un amore profondo che porterà all'esito felice.
Come storia non è originale, ma è carina. I capitoli sono scritti in prima persona e raccontati dai due protagonisti che alternativamente descrivono i loro pensieri e sentimenti. C'è però un grande MA...i refusi non mancano, il romanzo andrebbe riletto e sistemato, ma quello veramente manca, secondo il mio punto di vista, è un po' di verve. 
E' un libro lento che non mi ha avvinto. All'inizio mi sembrava molto più piacevole, ma andando avanti ho trovato la storia un po' troppo statica. In alcuni momenti c'erano i due POV che praticamente dicevano le stesse cose e questo rendeva il tutto piuttosto noioso.
Non vedevo l'ora di finirlo,  scocciata da questa atonia che non mi ha fatto gustare il romanzo. 
Ritengo che il libro si potrebbe sfoltire di un centinaio di pagine e la vicenda non ne perderebbe, anzi, acquisterebbe un po' di vigore.









COME INIZIA IL ROMANZO...
CAPITOLO 1TYLER
Quella mattina di Ottobre la giornata si presentava particolarmente calda, quasi estiva. Il sole alto e splendente nel cielo invogliava gli studenti universitari di Chapel Hill a saltare le lezioni e tutti gli altri a lasciar perdere il lavoro e impegni vari per potersi godere in pieno relax quel regalo inaspettato di madre natura. Magari molti ne avrebbero approfittato per fiondarsi a Battle Park per una passeggiata nel verde, oppure al Cedar Falls per allenarsi a baseball o a tennis;

i più pigri, invece, si sarebbero sdraiati sul prato a sonnecchiare e a leggere un buon libro.
Evidentemente al tempo non fregava nulla che, calendario alla mano, l’autunno avesse fatto il suo arrivo ufficiale da una decina di giorni. Ed era un vero peccato che io non fossi nello stato d’animo per poter apprezzare quell’ultimo strascico d’estate.
In piedi, con la fronte appoggiata al vetro della finestra, osservavo i giochi di luce sui colori accesi delle violette che qualcuno aveva piantato in vasi ordinati sul balconcino nella palazzina di fronte. In qualsiasi altro momento mi sarei precipitato a prendere la mia adorata macchina fotografica per immortalare quell’istante colorato. Non quella volta, però. Mi limitai a guardarli da lontano, ma non li vedevo, perso com’ero nel rivivere attimo dopo attimo gli eventi che mi avevano travolto la sera prima.
Com’è che si dice? Il colpo che non vedi arrivare è quello che riesce da solo a metterti k.o.. Ecco come si poteva riassumere ciò che mi era capitato. Ero stato investito in piena faccia da un treno merci che non avevo né visto, né sentito arrivare. Figurarsi, neanche mi ero accorto di stare in piedi sui maledetti binari. Investito, ribaltato e tramortito con una facilità che mi lasciava ancora basito. Ne ero uscito a malapena vivo e capace di respirare.
Non si era trattato di un litigio normale tra fidanzati. Piatti e bicchieri erano rimasti al loro posto sul tavolo, le porte non erano state sbattute, il tono di voce non si era alzato in grida isteriche e furiose.
Non era capitato nulla di tutto ciò, e proprio per questo era stato peggio, cento volte peggio.

Cenavamo con pizza, patatine e birra, guardando un film da nerd, di quelli con i supereroi che salvano la Terra dall’invasione di alieni provenienti dallo spazio più profondo. Seduta nell’angolo del divano, Jane era stranamente silenziosa, si limitava a rispondere a monosillabi e con fare distratto ai miei miseri tentativi di fare conversazione. Sapevo che un tale comportamento non era da lei, ma non avevo voglia di indagare. Decisi di fare come facevo sempre: avrei aspettato che le venisse voglia di confidarmi ciò che non andava e solo allora l’avrei ascoltata e aiutata come potevo.
Finito di mangiare, Jane si alzò, affaccendandosi in cucina per più tempo di quello che serviva per riporre un paio di piatti e bicchieri sporchi nella lavastoviglie. A un certo punto riapparve, fermandosi di fianco al tavolino con le braccia strette al petto e lo sguardo rivolto al tappeto sotto le sue scarpe. Deglutì a vuoto un paio di volte prima di decidersi a parlare.
«Tyler, devo dirti una cosa.»
Il tono di voce alta e decisa calamitò la mia completa attenzione su di lei. Facendomi intuire che c’era davvero qualcosa che non andava e che non si trattava di una sciocchezza come un problema al lavoro o un inconveniente quotidiano. Era importante.
Spensi la tv e mi avvicinai, preoccupato per il comportamento misterioso della mia ragazza. «Che è successo?» le chiesi, alzandole il mento con due dita e scrutandola in viso, cercando di indovinare cosa le fosse successo.
Lei afferrò la mia mano, stringendola forte tra le sue per un breve istante prima di lasciarla andare. Mi guardò dritto negli occhi quando pronunciò le parole che diedero inizio alla fine del mondo per come lo conoscevo io.
«Me ne vado.»
Che cosa? Mi accigliai, come avrebbe fatto di sicuro chiunque al posto mio. Mi aspettavo di tutto tranne quello.
«Jane, ma che ti prende? Dove vorresti andare?» L’afferrai per le spalle, cercando di capire cosa stesse dicendo. Lei sospirò, prima di scaraventarmi addosso ogni singolo pensiero che aveva taciuto, a se stessa per prima e poi a me, nei mesi precedenti.
«Ty, mi dispiace tantissimo, credimi. Odio doverlo fare, ma devo farlo. Non avrei voluto tirarla tanto e arrivare a questo punto, però è successo, non so come e non so perché. Quello che so è che mi sento soffocare, mi sembra che ogni cosa, dalla più stupida a quelle più importanti, mi scivoli tra le mani e io non riesca a trattenerla, pur provandoci e volendolo con ogni fibra di me stessa. Ed è così frustante, non sai quanto.»
Si divincolò dal mio tocco, iniziando a camminare avanti e dietro per il soggiorno, continuando a parlare e a stritolarsi le dita sulla pancia con fare nervoso. «Ho cominciato a rifletterci, tanto, a lungo, fino a quando non ho capito cosa c’era che non andava. Da allora ogni mattina mi sono alzata con l’intenzione di dirtelo e cambiare le cose, ma non ci riuscivo. Ogni sera mi addormentavo accanto a te, maledicendo la mia codardia e odiandoti perché non capivi. Non hai mai capito niente, non te ne sei nemmeno accorto, o se l’hai fatto, non ti è importato di nulla e allora…»
A quel punto l’acchiappai per un gomito per fermare il suo girotondo fisico e verbale. «Aspetta, Jane, non capisco. Di cosa non mi sono accorto? Che cos’è che stai cercando di dirmi?»
Lei mi fissò con una determinazione rabbiosa che le illuminava gli occhi come due piccole fiammelle azzurre. «Non posso più mentire a me stessa e a te. Io… io non ti amo più, Tyler. Che senso ha stare insieme se non ti amo?» concluse facendo spallucce.
Non mi ama.
Quando il vero significato di quelle tre parole riuscì a filtrare nei meandri dei miei pensieri confusi, il mio cuore tremò dentro al petto, aumentando il proprio battito; lo scorrere del tempo, al contrario, sembrò rallentare di colpo, dilatandosi e appesantendosi come colla a presa rapida.
«Che significa “non ti amo più”?» replicai stupito e frastornato, con un tono di totale incredulità.
Non era vero.
Non poteva essere vero.
Non stava succedendo a me.
«Io ti amo, Jane, come puoi dire che non ha senso stare insieme?»
Lei proruppe in un verso di disprezzo che mi colpì peggio di uno schiaffo in faccia. Il primo di molti, in effetti.
«No, Ty, tu non mi ami. Ami l’idea di noi, di Tyler e Jane come coppia, ma non
ami me . E neanche io ti amo», affermò perentoria.
«Jane…» Allungai un braccio per afferrarla, per impedirle di lasciarmi, ma era inutile. Scosse la testa, facendo un passo indietro per impedirmi di toccarla, chiudendosi a riccio come sapeva fare bene, consapevole che così non riuscivo a raggiungerla.
«No. Tyler, per favore. Ho già preparato la valigia, me ne vado. Stasera.»
«Stasera? Ma che…» Espirai forte dal naso. A quel punto, quando cominciai a realizzare che no, non si trattava di uno scherzo e che non era neanche un fottuto incubo, reagii. «Come puoi farlo? Mi uccidi, sbattendomi in faccia la tua indifferenza per me e poi te ne vai, senza neanche darmi il tempo di capire cosa sta succedendo e perché?»
Scossi la testa, incredulo, le mani strette a pugni sui fianchi. Però non ero arrabbiato con lei. Forse solo un po’.
Okay, probabilmente un bel po’, ma più che altro ero furioso con me stesso, perché ero impreparato ad affrontare qualsiasi cosa fosse ciò che stava succedendo. Ma chi poteva mai aspettarsi una mazzata del genere da una persona che fino al giorno prima diceva di volerti bene?
Jane spalancò le braccia esasperata, alzando gli occhi al cielo in un gesto che mi infastidì non poco. «Non sono un rubinetto che perde, Ty, non c’è niente da aggiustare! Devo andarmene e basta. Spero che un giorno mi perdonerai, sapendo che l’ho fatto per il bene di tutt’e due.» Così dicendo si voltò, scomparendo di filata nel corridoio che portava nella zona notte dell’appartamento.
Dopo un attimo di smarrimento mi decisi a seguirla. Mille pensieri vorticavano nella mia mente ancora stordita, sfuggenti come pesci in una vasca di acqua torbida. L’unica cosa che avevo ben chiara era che Jane non mi amava e stava per andarsene. Ma perché?
Fu allora che compresi. ...
**** 
L'AUTRICE
Rosa Campanile è una ragazza come tante. Ama follemente i suoi due gatti, adora la buona cucina e soprattutto preparare dolci per le persone che ama. La sua grande passione è la lettura e nel 2014 ha fondato il lit-blog Briciole di Parole, dove parla dei molti libri letti e dei tanti altri che vorrebbe leggere. Die Love Rise è il suo romanzo d'esordio, pubblicato nel Marzo 2016 e disponibile da poco anche in versione cartacea. Senza fare rumore, invece, è il primo volume della sua serie contemporary romance Sweet Surrender
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8 commenti:

  1. Questa è la magia della lettura, ognuno ne trae qualcosa di diverso.
    Io, al contrario, ho trovato i primi capitoli un po' lenti, ma poi la storia mi ha catturata alla grande e mi ha emozionata molto.
    Sì, qualche refuso c'è, ma non orrori grammaticali. Quindi una revisione male non farebbe, ma nel complesso l'ho trovato un ottimo new adult. :)

    RispondiElimina
  2. la trama non mi dispiace. i refusi non mi spaventano solitamente se la storia è in grado di catturare l'attenzione e fartene dimenticare. la cosa che non sopporto è però il POV identico tra i due protagonisti. peccato anche per la mancata revisione, una seconda lettura dopo un mese mente fresca spesso apre la mente e si potrebbero evitare refusi errori e anche miglioare alcuni passaggi.

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    Risposte
    1. Ciao Isabella, sai che io non ho trovato i pov identici? Anch'io non sopporto le ripetizioni, mi infastidiscono un sacco, ma qui se ci sono non le ho notate. :)

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    2. l'ho già messo in lista. più avanti confronteremo le opinioni!!! :-)

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  3. Ciao Iaia! Mi dispiace moltissimo non essere riuscita a conquistarti. Mi sono segnata i difetti che hai individuato, così da evitarli nel prossimo libro, e sicuramente farò un'altra revisione per eliminare i refusi rimasti. Ti ringrazio mille per avermi dedicato il tuo tempo e un piccolo spazio qui su LMBR :)

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  4. Insopportabile la fan che difende la self

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    Risposte
    1. Non sono una fan che difende la self, ma una lettrice che "difende" un libro che ha apprezzato, proponendo un punto di vista diverso.
      Ho offeso qualcuno? Ho criticato in qualche modo la recensione? Non mi pare, perché IO al contrario di lei, gentile Anonimo, sono consapevole che ognuno ha il sacrosanto diritto ad avere la propria opinione.
      Buona vita.
      Alice

      Elimina
  5. per fortuna siamo in un paese libero e ognuno può esprimere la propria opinione. l'anonimo, invece che fare illazioni, dovrebbe esprimere la sua "recensione"!
    troppo comoda non firmarsi e sparare giudizi!!! se non le è piaciuto esprima le motivazioni invece che limitarsi ad un vuoto commento che esula dal contesto!

    RispondiElimina

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