Summer in Love: "CHADI" di Flumeri & Giacometti


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OGGI C'E' UN NUOVO RACCONTO DI SUMMER IN LOVE 2016 CHE VI ASPETTA...CONTENTE?  
QUELLO DI OGGI CE LO REGALANO ELISABETTA FLUMERI E GABRIELLA GIACOMETTI. 
CHADI E' IL TITOLO E IL NOME DEL PROTAGONISTA DI UNA STORIA ROMANTICA E POETICA, AMBIENTATA IN UN MAROCCO PIENO DI SOLE, COLORI, PROFUMI... DUE CULTURE CHE SI INCONTRANO, UNO STRANIERO, UNA STRANIERA, MA... SOLO UN UOMO E UNA DONNA, IN FONDO....BUONA LETTURA!

A Omar J.  “Cade una nespola sull’erba bagnata – nostalgia. Chadi Jilal.”
Leggo e rileggo l’haiku come ad assaporarlo, mentre l’aereo comincia la discesa su Casablanca. Quelle poche parole mi affascinano, anche se non so dire con esattezza perché. Forse perché scritte da un ragazzo marocchino in una lingua che non è la sua? O perché mi colpisce la similitudine tra la nespola caduta e la nostalgia? O perché hanno un suono che in qualche modo trasuda sensualità? Probabilmente per tutti questi motivi. Sono molto curiosa di ciò che mi attende a Rabat. L’invito di Meryam è arrivato proprio quando stavo per accettare di trascorrere le vacanze in Sardegna a casa di amici. Mi chiedeva se fossi interessata a tenere il mio workshop sugli step base della narrazione all’interno di un seminario estivo, frequentato dai suoi studenti del master d’italiano.Meryam è una professoressa marocchina e insegna italiano all’università Mohammed V di Rabat. Ci siamo conosciute a Roma ad un convegno sulla lingua italiana come ponte fra le culture e abbiamo subito simpatizzato. Una volta saputo che facevo l’editor e che tenevo corsi di scrittura creativa, mi aveva detto che sarebbe stata contenta di invitarmi in Marocco per lavorare con i suoi studenti. Avevo pensato che fossero quelle cose che si dicono sull’onda dell’entusiasmo del
momento e che poi non si concretizzano, e invece ecco arrivare la sua proposta: cinque giorni a Rabat su invito ufficiale dell’Università Mohammed V. Naturalmente a loro spese.Come non accettare? Nel frattempo, per darmi un’idea della preparazione dei ragazzi, Meryam mi ha mandato questa piccola antologia di poesie composte da loro. Mi ha stupito il livello dell’italiano e alcune mi sono piaciute, ma questo verso apparentemente semplice di Chadi Jilal è qualcosa di diverso. Sono curiosa di conoscere l’autore. Mentre cerco di immaginare come possa essere, l’aereo tocca terra. Poi rulla sulla pista.Guardo stupefatta dall’oblò. Com’è possibile? Siamo immersi nella nebbia! Non sono mai stata in Marocco, ma immaginavo sole a picco, colori vividi, caldo desertico. E invece…Una volta scesa dalla scaletta, la situazione non migliora. Non si vede praticamente nulla, neanche 
fossi atterrata nel bel mezzo della Pianura Padana. E poi mi viene in mente la scena dell’addio all’aeroporto tra Humphrey Bogart e Ingrid Bergman proprio in “Casablanca”: in effetti, a ripensarci, c’era una nebbia che si tagliava con il coltello. Spero che non sia così anche a Rabat, mi dico mentre cerco di individuare l’autista dell’università tra i tanti personaggi muniti di cartello in attesa all’uscita dei passeggeri.Finalmente vedo il mio nome: M.me Isabella Rocca. Ci intendiamo praticamente a gesti. Il mio francese non è granché e il suo mi sembra quasi peggio, ma riesco a capire che mi accompagnerà in albergo e che  la mia ospite verrà poi a prendermi per cenare insieme.Il tragitto da Casablanca a Rabat è piuttosto monotono, sarà per il paesaggio brullo e piatto, punteggiato di costruzioni a forma di parallelepipedo tutte uguali e anche per la musica diffusa dal vecchio apparecchio radio e che, in effetti, mi sembra più una litania ripetuta all’infinito che una musica vera e propria.Quando entriamo a Rabat, tutto improvvisamente cambia. Al primo impatto mi colpisce il verde. Palme, cespugli, arbusti in fiore. Un altro mito sfatato. Poi le grandi mura antiche che circondano la città, i colori, gli edifici affastellati gli uni sugli altri, un disordine variopinto e affascinante e infine uno spettacolare tramonto sul mare. Resto senza fiato.Ma non ho il tempo di assaporare le emozioni, perché la vettura si districa tra le altre, tra i pedoni che sembrano tentare il suicidio a ogni passo, tra le bancarelle di ogni tipo e alla fine mi deposita di fronte a un’immensa costruzione bianca ipermoderna sulla quale campeggia l’insegna “Hotel Rabat”. Cerco di esplicitare la mia perplessità, ma l’autista, con gesti insistenti, mi fa cenno che siamo arrivati. Non mi resta che scendere ed entrare.Una volta dentro, resto basita. Davanti a me c’è un immenso atrio dal pavimento di marmo scintillante, circondato da colonne anch’esse di marmo a cui si alternano palme altissime e cactus e divani di pelle candida. Al centro una fontana, sullo sfondo un immenso schermo al plasma e da un lato un pianoforte a coda. Intorno piani e piani di balconate circolari fiorite su cui si aprono le porte delle stanze, il tutto ricoperto da una cupola di vetro lavorato. Insomma, l’idea che noi abbiamo delle Mille e una Notte mescolata a un design occidentale post moderno.Mi avvicino incerta alla reception. Possibile che l’Università mi abbia davvero prenotato una stanza in un posto del genere? 
PER CONTINUARE A LEGGERE
 QUESTO RACCONTO 


TI ASPETTIAMO MARTEDI' 16 AGOSTO PER UN NUOVO RACCONTO ROMANTICO DI SUMMER IN LOVE 2016...NON MANCARE!

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4 commenti:

  1. SOS!! Non riesco ad accedere al resto del racconto...la mia proverbiale incapacità di gestire la tecnologia o un effettivo problema tecnico??? Grazie!

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  2. Anche io non riesco a leggere la seconda parte.

    RispondiElimina
  3. Ragazze, c'è un problema con il sito...mi auguro che si possa risolvere presto!

    RispondiElimina
  4. Samanthalarossa12/08/16, 09:49

    Ora funziona tutto! Scusate il disagio

    RispondiElimina

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