Summer in Love : " CEDRO ROSSO" (Prequel di Paradise Valley) di Patrizia Ines Roggero


OGGI E' L'ULTIMO APPUNTAMENTO CON I RACCONTI ROMANTICI DI SUMMER IN LOVE 2016 CHE CI HANNO ACCOMPAGNATO PER TUTTO AGOSTO. VI RINGRAZIAMO PER AVERLI LETTI, APPREZZATI E COMMENTATI IN TANTE. QUESTO ULTIMO RACCONTO, CEDRO ROSSO E' STATO PENSATO DA PATRIZIA INES ROGGERO COME IDEALE PREQUEL A UNA SUA TRILOGIA AMBIENTATA NEL WEST AMERICANO DI FINE OTTOCENTO... BUONA LETTURA!


Il fumo della pipa sacra scese per la gola e gli invase i polmoni, dolce nella sua miscela di tabacco e cortecce. Si sforzò di non tossire, ma fu inutile e non gli sfuggì l’accenno di sorriso che spuntò sul viso rugoso di Nuvola Rossa. Albert ne osservò il petto glabro segnato dalle cicatrici lasciate dalle battaglie e dai rituali, e si domandò cosa mai avessero visto quei piccoli occhi a mandorla, da quando i bianchi avevano iniziato a riversarsi nelle terre dei Lakota.
Non c’era quiete sul volto del capo, solo determinazione e fierezza.
«Passa la pipa, ragazzo.» La voce di suo padre gli fece distogliere lo sguardo da quello dell’indiano. «Ti sei incantato?»
«No, eccola» rispose, nel porgergli il calumet. Con fastidio, notò il fare divertito dei Lakota, dovevano pensare che quel giorno avesse la testa tra le nuvole. E l’aveva in effetti, da quando i suoi occhi si erano posati sulla ragazza giunta all’accampamento alcuni giorni prima. Non ne conosceva il nome, né sapeva chi fosse, ma non vedeva l’ora di lasciare il tipì del capo per andarla a cercare e perdersi ancora nel suo sguardo sensuale.
Quegli occhi scuri dal taglio esotico, la pelle ambrata, le lunghe trecce corvine… nessuna gli era mai parsa bella quanto lei.
«Vorrei uscire, posso?» domandò al capo Oglala nella lingua dei nativi. In risposta ricevette solo un cenno di assenso che ricambiò con un sorriso prima di lasciare il tipì.
L’aria tiepida del primo pomeriggio gli scompigliò i capelli, sgranchì le gambe, provate per averle tenute incrociate tanto a lungo, e drizzò le orecchie nel cogliere il vociare delle donne provenire dal fiume. Cauto si guardò attorno: non c’era nessuno nei paraggi, e si diresse verso la macchia d’alberi lambita dalle acque. Non osava immaginare quale punizione avrebbe subito se lo avessero sorpreso a spiare le ragazze intente a fare il bagno, ma non ebbe nemmeno il tempo di pensarci, che già se ne stava nascosto dietro un albero con gli occhi incollati al corpo ambrato della ragazza rea d’avergli rapito il cuore.
I capelli lisci e neri le sfioravano le natiche sode celate appena dall’acqua. Lasciò scivolare lo sguardo sul profilo sensuale, il bel seno baciato dal sole, i capezzoli scuri, le curve armoniose... Deglutì a vuoto, rapito dall’eccitazione dei sensi, dalla voglia di udirne la voce, di conoscerne il nome.
«Ti dovrei prendere a legnate per averti sorpreso a spiare le ragazze!» tuonò la voce della matrigna alle sue spalle.
«Non stavo spiando.» L’inutile bugia gli costò uno scappellotto sulla testa. Sungleska però pareva più divertita che arrabbiata.
«Se ti avesse scoperto uno degli uomini, avresti passato dei guai. Sei un bianco, ricordatelo; anche se sei il figlio di mio marito, nessuno di loro sarebbe felice di vederti ronzare attorno alle loro donne.»
La matrigna fece per andarsene, ma lui la trattenne per un braccio.
«Io la voglio conoscere...»
«Conosci già tutte le ragazze dell’accampamento e nessuna è interessata a te.»
«Non conosco lei» insistette, nell’indicare la sola ancora in acqua.
«Chi, Ha-Te-Wi?» Sungleska scosse la testa e si lasciò andare a una risata colma di rassegnazione. «Suo padre ha in mente un matrimonio con uno dei guerrieri, non certo con il figlio di un colono. Mi dispiace, Albert, sarà meglio che tu faccia come tuo fratello: fai venire una moglie bianca da una delle vostre città e accontentati di quella.»
«Non mi accontenterò di avere un corpo con il quale sfogarmi di tanto in tanto. Io sposerò la donna che desidero, quella che potrò davvero amare.» Le rivolse uno sguardo supplicante. «Mi aiuterai a conoscerla? Dopotutto tu hai sposato un bianco.»
Il modo in cui lei sbuffò gli fece intendere di aver colpito nel segno.
«E va bene. Stasera inviterò lei e suo padre nella nostra tenda.» Liberò il braccio dalla presa in cui lui ancora la teneva e gli rivolse un’occhiataccia. «Quando ho sposato Nathan, ero vedova con due figlie piccole e mio padre non si oppose, altrimenti sarei andata in moglie a un Lakota.»
«E saresti stata più felice?»
«Che sciocchezze! Amo tuo padre e voi ragazzi. Ti ho cresciuto fin dalla culla, sei un figlio per me e non voglio vederti soffrire per una donna che ti rifiuterà.»
«E tu sei la sola madre che ho conosciuto.» Le stampò un bacio sulla guancia. Per lui era fin troppo facile far breccia nel cuore di Sungleska. «Mi hai insegnato tutto ciò che so su questa gente e le loro usanze, parlo il Lakota tanto quanto Nuvola Rossa, sono certo che il padre di Ha-Te-Wi mi apprezzerà... e anche lei. Non sono cieco, vedo come mi guarda.»
«Lo spero per te. Lo sai, Wambli Sapa non è un uomo che si conquista facilmente.»
Forse non lo era, si disse, caparbio, ma lui ci sarebbe riuscito.

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QUESTO E' L'ULTIMO RACCONTO DI SUMMER IN LOVE 2016... NEI PROSSIMI GIORNI  VI CHIEDEREMO DI VOTARE I RACCONTI CHE VI SONO PIACIUTI DI PIU' PER ELEGGERE IL RACCONTO PREFERITO DALLE LETTRICI. PERCIO' AVETE ANCORA UN PO' DI TEMPO PER LEGGERLI TUTTI E VOTARE...

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