Summer Loving : PERLA NON E' DEGNA DI ESSERE AMATA di Emiliana De Vico


CARISSIME, QUESTO MESE E' DAVVERO VOLATO! ULTIMO SABATO DI AGOSTO E ULTIMO RACCONTO DI SUMMER LOVING. ANCORA UNA VOLTA... DUE SCONOSCIUTI...UN GIORNO D'ESTATE...SARA' AMORE?

EMILIANA DE VICO ci ha abituate a storie diverse dal solito, e anche per questo appuntamento conclusivo della nostra rassegna estiva ci regala un racconto spiazzante e intenso. La protagonista di PERLA NON E' DEGNA DI ESSERE AMATA ha perso ogni speranza di trovare l'amore, a causa di un male di vivere che trova sfogo solo nell'autolesionismo. Però, un giorno d'estate, un incontro inaspettato potrà aiutarla forse a ritrovarsi... amor vincit omnia. Buona Lettura!


Poteva tagliare la pelle tra l’interno coscia e l’inguine, e nessuno se ne sarebbe accorto. Così come sotto le ascelle, o tra le dita dei piedi. Non guardavano mai in quei posti, a differenza degli esperti del settore. Bastava passare la lama e tendere la pelle. La carne si sarebbe aperta come un libro, il rosso vivo esposto all’aria. Doveva stare attenta però a non spingere a fondo o sarebbe stato difficile interrompere il flusso sanguigno. Percepì il ritmo cardiaco cambiare e desiderò essere nel suo bagno, sola con i suoi attrezzi. Il dolore che arrivava a pizzicarle gli occhi e l’orgasmo delle terminazioni nervose pronte al collasso.
- Un biglietto di andata e ritorno per il centro città.
Si accodò ai pedoni e attese. Non l’avrebbe più fatto. Mai più. Si sistemò sui sedili dell’autobus urbano, lontano dal conducente. Una vecchia abitudine che risaliva ai tempi del liceo. Di fianco a lei una indiana girava e rigirava l’anello al naso, quasi stesse avvitando un’elica. Un cinese parlava al telefonino alla velocità della luce. Nessuno     però dedicava attenzione al vicino di poltrona. L’aria condizionata era un lusso eccessivo per i mezzi pubblici. Si boccheggiava, ed era già tanto se non si moriva asfissiati.
Scese in Via Piave con la voglia matta di farlo ancora. Una volta sola. La fluoxetina che assumeva da tempo, le scorreva nelle vene e l’umore era salito di brutto.  A nessuno importava se era così emozionata da stare male. Bastava che non lo facesse più. Trovò il numero 117. Il diciassette portava sfortuna, si chiese. Suonò all’interno tredici. E se fosse stato il tredici a portare sfiga?  Se avesse trovato un armamentario di lame, coltelli, rasoi, vetri affilati, bisturi cosa avrebbe fatto? No, non doveva farlo più. Era diventata più forte, si disse e suonò a palla il campanello.
- Studio legale, chi è?
- Sono Perla Ciarelli. Ho appuntamento con il dottor Marconi alle…? – una goccia di sudore le scese dalla fronte. Ricordare orari e modi di comportarsi era impensabile per una come lei.
- Alle nove, signorina Ciarelli. È in anticipo di mezz’ora. La faccio salire.
Essere in anticipo era un buon segno? Segno. Assaporò la parola. Segno, taglio, squarcio, incisione, sfregio, graffio. Sinonimi. No, affatto. Ogni termine aveva un significato ben preciso per quelli come lei. In ascensore sentì la tensione salire a livelli di guardia. Sarebbe bastato un coltellino svizzero per controllarla. Sì, una forbice per le unghie, un taglierino, una moneta scheggiata…
Quando lo sportello si aprì era al collasso, ma andò avanti. Respirò. La fluoxetina faceva miracoli sulla timidezza. Era arrivata a destinazione e non era crollata neanche una volta. Sorrise, la segretaria era molto carina. Una perfettina dalle unghie rosa e un collare di pelle che stonava con il completo gonna e giacca. Che sia un collare antipulci? Cavolo, quella benedetta medicina aveva effetti miracolosi anche sull’ironia, pensò alzando un poco di più la testa.
- Deve attendere qui, il dottore non può riceverla ora.
- Certo. - Dottore. Che parola sgradevole. Dottori ne aveva visti tanti e continuava a vederne. Generici, specialistici, e ora anche legali.
L’aria fredda del condizionatore le avrebbe fatto venire una bronchite. I quadri colorati sembrano volerle saltare addosso e la voglia di andare in bagno a vomitare salì a livelli incontrollabili. Il suo primo impiego. Il suo primo tentativo di normalità ed era pronta a mollare tutto per un semplice sfregio. Uno solo, ti prego! Uno piccolo che non crei conseguenze. Con il panico negli occhi, si alzò in cerca della scritta toilette. Da lontano la segretaria l’aveva già intercettata. L’avrebbe bloccata? Sapeva cosa sarebbe andata a fare? La sua vita era diventata di dominio pubblico. Occhi che osservano quando mangiava, come usava le posate, quando si lavava. Da tempo la lametta per la depilazione era stata nascosta. C’erano occhi che controllavano anche il suo sonno.  Da quel momento, occhi che ispezionavano il suo lavoro.
- Benvenuta, Signorina Ciarelli, può accomodarsi nel mio ufficio.
Accantonò l’idea di sparire e seguì l’uomo sulla sessantina che le faceva da apripista verso una stanza tutta in legno di noce. Profumo di olii e miele e una scia di dopobarba delicato.
- Si sieda pure. Come sta? L’ho fatta attendere un poco e me ne scuso.
Quante volte aveva risposto a quella domanda dal risveglio? Dieci? No, almeno venti volte. Alla madre, al padre, alla sorella, alla portinaia, al terapeuta, al coordinatore del progetto borsa lavoro, allo specchio. - Sto bene, grazie. Lei è stato puntuale, solo che ero in anticipo.
Era un uomo tutto d’un pezzo in giacca e cravatta scuri. Pantaloni chiari. Di effetto.  – Allora. Ho parlato con il tutor del progetto e mi ha detto che può garantirmi qualsiasi orario di lavoro, vero?
Annuì e si perse dietro i quadri di natura innevata posti dietro le spalle di Marconi.
- Non ho bisogno di molto, in realtà. – Lui la cercò con gli occhi e fu costretta a dargli la necessaria attenzione. Occhi quieti accolsero i suoi. Sguardo comprensivo bloccò il suo fuggire.
- Mi spieghi di preciso in che modo posso essere utile. – La sua voce era tornata e dentro il tono leggermente disorientato si percepiva la forza. Ancora debole, ma in via di crescita.
Il sorriso che il dottor Marconi le fece le sembrò dolce, come quello di un padre. Il panico si estese. Una lama, che scavi a fondo, pensò, Datemi una lama! Strinse le mani e attese.
- Deve ovviare alle piccole incombenze che Adele non riesce a portare a termine.
- Adele?
- Oh, sì, scusi, avrei dovuto presentarle lo staff ma volevo parlarle un momento da solo. È la segretaria che l’ha accolta al suo arrivo. Il lavoro è aumentato e abbiamo bisogno di una figura tuttofare.
- Va bene. Spero di essere all’altezza. -  Con un vestitino leggero sui toni del verde doveva sembrare un’educanda. Aveva legato i capelli biondi, sottili, quasi sfiniti, in una treccia. Voleva dare un’impressione di ordinato. Al risveglio, però, aveva avuto voglia di indossare un bel rosso. Rosso sangue.
- Non c’è nulla che non possa imparare, signorina Ciarelli. Mi sembra una ragazza sveglia. In realtà ci serve qualcuno che porti le pratiche da un ufficio all’altro. Che si occupi della catalogazione dei fascicoli e, soprattutto, li metta a posto. Dovrebbe fare fotocopie, inoltrare raccomandate, sistemare le stanze per i colloqui e magari, qualche volta, fare un caffè.
- Oh, be’, penso di poterlo fare.
- Sì, penso che possa farlo. Di mattina siamo spesso in udienza e il grosso del movimento si svolge dopo pranzo. Il suo contratto è di quattro ore settimanali come predispone il progetto borsa lavoro, quindi vorrei che venisse dalle quindici alle diciassette se non è troppo disturbo.
Non va bene, voglio riposare! Ho bisogno di chiudere le persiane e immergermi nel buio della camera.  - No, l’orario è perfetto.
- Però, per i primi giorni, pretendo che stia qui tutto il tempo, per ambientarsi e avere un’idea di cosa serve. Se dovesse avere necessità di permessi, di modificare qualcosa o fare visite mediche deve chiedere consenso al responsabile progetto borsa lavoro ma, per il resto, compenso compreso, sarò io il suo
referente. Le va di fare un giro, ora?
No, vorrei chiudermi un minuto in bagno e cercare qualcosa che mi scalfisca. – Sì, la ringrazio.
- Adele le darà i moduli che deve riempire e tutte le formalità da sbrigare. Venga. - Marconi la invitò ad alzarsi e non le restò che seguirlo.
Dietro la porta era incuneata una scrivania piena di faldoni che l’avvocato additò. - La sua prima incombenza riguarda queste pratiche da sistemare. Non si spaventi, ci penserà dopo. Adele ti presento la signorina Ciarelli, sai già tutto vero?
- Certo, dottore. Benvenuta.
Le avrebbe strappato il collarino per cercarvi eventuali fili di metallo affilati. Magari anche il gancetto che teneva i due lembi appaiati, se opportunamente manomesso, poteva servire allo scopo. – Grazie!
- Non abbia timore, sono sempre qui. Può contare sul mio aiuto.
Già, la postazione di Adele era in mezzo al salone su cui si aprivano cinque porte. Una era lo studio del capo e le altre? Si guardò intorno spaurita. Ci sarebbe voluto un bel taglio nella… - Grazie. È il primo giorno del mio primo lavoro.
- Era ora che succedesse.
Si volsero tutti verso la voce maschile alle loro spalle.
- Oh, Marco, eccoti qui. Lei è la signorina Ciarelli, l’assistente fornitaci dalla ASL per… be’ sai per cosa – la presentò Marconi.
- Sì, so tutto. Buongiorno signorina.
Per fortuna non aveva teso la mano altrimenti sarebbe rimasta come un pesce lesso. L’uomo sulla trentina si era già voltato verso Adele per parlarle, ignorandola. Solo dopo aver concluso le loro cose, si era degnato di darle uno sguardo.
- A dopo – le disse prima di tornare nell’ufficio.
Non si era presentato e lei non ebbe la forza di sfidare la scontrosità di uno sconosciuto. I completi giacca e cravatta dovevano essere le divise degli avvocati. Se ne era andato senza darle importanza. Forse non sapeva che lei... Forse sapeva.
- Si occupa di diritto penale. Lo vedrà di rado perché è sempre fuori, ma le sue cartelle sono le più ordinate di tutti. Non dovrà preoccuparsi della sua roba. Venga, le mostro il resto. Di mattina ci sono anche i laureandi e i tirocinanti. Di pomeriggio sarà sola.
Osservò con poco interesse la sala riunioni col suo tavolo ovale e l’arredamento in legno scuro, si soffermò invece sul cucinino dotato di molti elettrodomestici, dal formo a microonde a una lavastoviglie in miniatura. Naturalmente non potevano mancare una macchinetta professionale per il caffè e un frigo. Ci sarebbero stati coltelli? Apribuste? Cavatappi? Fili? Sapevano che lei… Uno stanzone per i faldoni allineati su scaffali di metallo e legno fu la loro ultima tappa. Sulla parete in fondo un raccoglitore a tasconi la aspettava, avrebbe dovuto imparare a conoscerlo, si disse. Pensò che quello sarebbe diventato il suo mondo nei giorni a venire. ...

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I RACCONTI DI SUMMER LOVING FINISCONO QUI, MA NEI PROSSIMI GIORNI AVRETE OCCASIONE DI VOTARE PER ELEGGERE IL VOSTRO PREFERITO.
NON MANCATE!

AVETE ANCORA UN PO' DI TEMPO PER LEGGERE E COMMENTARE TUTTI I RACCONTI DELLA RASSEGNA ESTIVA. FRA CHI HA LASCIATO I SUOI COMMENTI ESTRARREMO LIBRI IN REGALO. PARECIPATE!




1 commento:

  1. Brava Emiliana. Le tue storie sono sempre forti e non scontate.

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