Summer Loving: "NELLA META' DI UN CIELO AZZURRO" di Viviana De Cecco


INIZIAMO IL WEEKEND IN DOLCEZZA CON UN NUOVO RACCONTO DI SUMMER LOVING CHE VI TERRA' COMPAGNIA IN QUESTE GIORNATE INFUOCATE D'AGOSTO.

Torna un'autrice affezionata, VIVIANA DE CECCO, con il racconto NELLA META' DI UN CIELO AZZURRO, che ci porta vicino a una spiaggia assolata, dove la protagonista è impegnata volontaria a prestare libri ai vacanzieriLa calura è soffocante, pochi i turisti interessati, le ore non passano mai...chi gliel'ha fatto fare? Il destino forse?... Buona lettura!



Alice si scherma gli occhi con una mano per proteggersi dalla luce abbacinante del sole. Raggomitolata sui gradini del Bibliobus itinerante, osserva con rammarico i bagnanti che, a pochi metri da lei, si rinfrescano i corpi in fiamme gettandosi in acqua. Il mare sembra una stoffa trasparente ornata da pizzi e merletti di schiuma, mentre il cielo diventa un sentiero dove si rincorrono gli indomiti kitesurf. Lei è l’unico essere umano nel raggio di dieci chilometri a non potersi assolutamente liberare dei vestiti per farsi un tuffo rigenerante.
“Cosa diavolo mi è saltato in mente?” pensa, allungando davanti a sé le gambe bianchissime lasciate in mostra dai pantaloncini corti che indossa.
Agata gliel’ha detto che è stata una pessima idea. Scegliere di fare la volontaria per una cooperativa culturale e seppellirsi in un paio di metri quadrati ad arrostire come un pollo ma senza il conforto di un’abbronzatura decente, equivale a un suicidio sociale.
Dopo la fine della sua storia con Alberto, ha appeso al suo cuore il cartello di lavori in corso. La sua fiducia verso gli uomini è in fase di ristrutturazione. Ma è sicura che, a parte qualche ragazza e signora, sarà davvero improbabile incontrare, in quello sperduto angolo del lido, l’uomo dei suoi sogni. Un sexy Johnny Depp è sicuramente troppo impegnato con i pirati dei Caraibi per far comparire all’orizzonte la sua nave e rapirla tra le onde impazzite del mar di Sardegna. A lei, con i suoi capelli neri scompigliati dal maestrale, non resta che fare “la palma” in mezzo alla rotonda di cemento che si estende tra il parcheggio e il primo assaggio roccioso di spiaggia.
Infatti, non si è sbagliata. Il piccolo camper con cui l’associazione “Libri sotto l’ombrellone” potrebbe coinvolgere la folla nella sua iniziativa di prestare i libri in giro per la città,  è tristemente vuoto e immobile sull’asfalto rovente. All’interno, i volumi sono sistemati in perfetto ordine su due scaffali metallici. Fuori, un tavolino da campeggio ospita un registro su cui annotare i nomi di chi vorrebbe usufruire del servizio gratuito. A tre giorni dall’avvio ufficiale dell’iniziativa le pagine sono quasi bianche.
In fondo quella solitudine d’un pomeriggio estivo non le dispiace. Le permette di allontanarsi da chi, negli ultimi mesi, le ha biascicato un velocissimo «Come stai?», in tono afflitto e voce sommessa, come se stesse in piedi davanti alla tomba d’un grande amore finito in tragedia. Alberto se n’è andato. Questo è un fatto a cui non può rimediare. Ha accettato un lavoro in Brasile, concedendole il misero lusso di esserne avvisata il giorno prima della partenza.
Ma è giunto il momento di lasciarsi alle spalle il passato. Riprendere in mano i suoi interessi e veleggiare spedita verso altri lidi. A ventotto anni, tra un lavoro a tempo determinato e l’altro, ha deciso di impiegare la sua estate con il naso tra i libri, dedicandosi alla passione che l’accompagna fin dal liceo. Quelle pagine polverose che le hanno consegnato in custodia, le danno l’illusione di rendersi utile al mondo. Se per Alberto non è stata abbastanza importante, non è detto che non lo sia per gli altri. In realtà, lei e il camper sembrano ancora due entità aliene sbarcate per sbaglio tra giocatori di racchette e canoisti che si ribaltano sopra e sotto la superficie dell’acqua senza porsi il problema di annegare. Lo stridio dei gabbiani sovrasta il rumore dei suoi pensieri e il vociare allegro dei bambini le concede una tregua dalla rabbia devastante.
“Mi sa che resteremo invisibili a lungo”, riflette Alice.
Sollevando lo sguardo, scorge in lontananza un banco di nubi grigiastre che stanno già oltrepassando la cime del promontorio alle spalle del molo.
Il cielo è diviso a metà. “Come la mia vita”, si dice con un sospiro rassegnato. Due colori che si scontrano, mentre lei è seduta proprio lì, in bilico su quel confine, dove le nuvole dell’amore tradito hanno già cancellato l’azzurro di quello che credeva fosse l’uomo del suo destino. Ma senza perdersi d’animo, si appoggia allo stipite della porta d’ingresso del camper. 

                                                                  ***

Enrico odia sudare e la pausa pranzo si sta rivelando un calvario. Imbalsamato nel suo abito in perfetto stile manager in carriera, in sella al suo scooterone nuovo di zecca e con il palmo delle mani ustionate dai manubri bollenti, si è già irrimediabilmente pentito della sua fuga dall’ufficio. Quella settimana, ha messo piede per la prima volta nella stanza che il suo capo gli ha assegnato, un cubo senza finestre munita di condizionatore sparato al massimo e ben deciso a trasformarlo in un pupazzo di neve fuori stagione. Lui, che a trent’anni si è immaginato come un novello Flash destinato a una scalata fulminante ai vertici di quell’azienda finanziaria, si è ritrovato a decidere di auto-regalarsi un pranzo di consolazione. A metà mattina ha cominciato a sognare un tramezzino e una birra nella totale libertà del litorale, a dieci minuti dal palazzo della società.
Da solo, lontano dalle urla petulanti della sua dirigente più anziana e dalla continua cantilena lamentosa della collega Gioia che, a dispetto del suo nome, ha sempre stampata in volto l’espressione funerea dell’eterna insoddisfatta.
È in quel preciso istante che la vede. Gioia. La sua collega che sembra aver avuto la sua stessa idea ed è seduta al tavolo del chiosco-bar vicino al parcheggio.
“Ci mancava anche questa!” impreca dentro di sé Enrico, cercando con lo sguardo un’altra zona d’ombra in cui rifugiarsi e tentare in ogni modo di scomparire dal suo campo visivo. La sua Mission Impossible si conclude con successo. Laggiù, dove si stagliano i profili delle barche, compare la sagoma di
uno strano camper munito di tettoia esterna.
Enrico non ha tempo di soffermarsi a riflettere su cosa ci faccia lì quell’insolito mezzo di trasporto. In un baleno, scende dallo scooter e si avvia verso la salvezza.
Non appena si infila al di sotto di quella pensilina improvvisata, si accorge della ragazza seduta sul gradino di quella “Biblioteca itinerante”, come recita un avviso appeso accanto alla porta d’accesso semi-aperta.
Lei lo squadra da capo a piedi con una rapida occhiata sorpresa, come se dovesse valutare il suo grado di follia. In effetti, la cravatta nera, la camicia bianca con il colletto abbottonato stretto al collo, la giacca elegante e i pantaloni scuri a quaranta gradi, con il sole battente che piomba sulla terra come una scure, non aiutano a valutare la sua sanità mentale.
«Le serve un libro?» chiede lei, fissando con i suoi occhi chiari quelli scuri di lui. Enrico rimane spiazzato dal suono modulante della sua voce e da quel viso ancora pallido, che risulta quasi stonato in quel contorno di raggi feroci e cocenti. I capelli, mossi dal vento, le si sparpagliano selvaggi sulla fronte spaziosa, sfiorando con leggerezza il collo sottile e la morbida linea delle guance. Le labbra, sottili e vagamente dischiuse, sono velate da un tocco di rossetto, mentre le iridi celesti catturano guizzi di luce come un tratto di mare cristallino.
«Sì, sì. Un libro, ma certo!» risponde lui di getto.
«Genere?» replica lei, con l’espressione gentile ma poco convinta.
«Ehm… Romantico…» gli sfugge, richiamando nel cervello i gusti delle sue ex.
«Romantico? È sicuro?»
«Sì. È  per mia sorella,» mente lui spudoratamente. Non sa perché, ma lo sguardo della ragazza gli inchioda i piedi al terreno. Si sente paralizzato, come un pesce a cui una medusa abbia appena messo in circolo il suo veleno. La ragazza si alza e, mentre sta per salire sul mezzo, gli rivolge un’altra domanda.
«Vuole sceglierlo lei o si fida del mio consiglio?» gli dice con un sorriso.
«Mi fido,» ribatte lui. 
La aspetta lì, all’ombra della pensilina, ignorando la gola riarsa, lo stomaco in subbuglio dalla fame e i piedi fasciati nelle scarpe chiuse che sembrano aver camminato sui carboni ardenti.
«Sono sicura che a sua sorella piacerà molto.»
Al suo ricomparire, la ragazza gli tende un libro.
«Non ho dubbi,» risponde lui. Peccato che “sua sorella” abbia la barba e si chiami Bruno, come un orso del Montana, pensa Enrico trattenendo una risata. Nel suo cervello esplode l’immagine di suo fratello Bruno. L’unico altro figlio  che i suoi genitori abbiano generato.
«Ne vuole uno anche per lei?» ...


CONTINUA A LEGGERE QUESTO RACCONTO 

I RACCONTI DI SUMMER LOVING VI DANNO APPUNTAMENTO A VENERDI' 14 E SABATO 15 AGOSTO, NON MANCATE!





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