LA ROSA PROIBITA di Morgan Cavendish -> Recensione

Autrice: Morgan Cavendish
Genere: storico
Ambientazione :Inghilterra, 1815
Pubbl. Originale: 
Morgan Cavendish , febbraio 2015  pagg.43
Parte di una serie: no
Livello Sensualità : 
ALTO
Disponibile in ebook? Solo in ebook, € 0.99

TRAMA: Londra, 1815. Sullo sfondo della prima rivoluzione industriale, si snodano le vicende di Rachelle Ramsey, una giovane guaritrice accusata di stregoneria, e di Evan Beauchamp, adepto dell'ordine segreto che la vuole uccidere. La storia si focalizza sulla notte in cui Evan, credendosi prossimo alla morte, torna da Rachelle per vederla un'ultima volta. Qualcosa, però, non va come previsto: tutto quello a cui entrambi avevano creduto fino a quel momento viene rimesso in discussione costringendoli ad una importante e coraggiosa scelta finale. Vendetta, gelosia, rabbia e desiderio si fondono tra loro mentre il sospetto, l'accusa e il perdono conducono alla promessa di un amore puro e di una vita vera. Ma in tutto ciò... quale sarà il prezzo della felicità?


Il racconto, in generale, mi è piaciuto. Secondo me, un intreccio così complesso aveva bisogno di essere più approfondito. I personaggi sono pochi, possono contarsi sulle dita di una mano, ma ognuno di loro ha un bagaglio alle spalle non indifferente. Non so perchè l'autrice abbia voluto ridurre all'essenziale questa storia. Avendo delle importanti spiegazioni da dare, queste non hanno trovato, per me, una analisi dovuta. Non è facile scrivere un racconto, specialmente se ricco di colpi di scena, amore, paura, il voler cominciare una nuova vita e lontano dal proprio paese, dare fiducia a un uomo che poco tempo prima la teneva prigioniera... Sono tante le situazioni che avrebbero dovuto avere un proprio spazio. I vari sentimenti che traspaiono dalle righe sono stati scritti in modo frettoloso, mi è parso come se la Cavendish avesse bisogno di finire in premura quello che aveva da dire.
Ho trovato refusi (peccato veniale), ma anche altri errori che andrebbero rivisti. C'è, ad esempio una frase che secondo me stona con l'epoca in cui si svolge la storia.
– Mi state dicendo che mi avete rapita e consegnata a quegli uomini schifosi, solo perché eravate geloso? –
Questa è una espressione che mi ha lasciata perplessa, la vedo meglio in un dialogo tra persone che vivono in un periodo moderno e non nel 1815.
Un consiglio che mi permetto di dare alla Morgan è: rileggere il racconto, allungarlo, non con acqua, ma con del buon vino, approfondire il tutto e farlo rinascere in modo che ogni personaggio trovi collocazione e sfogo mostrando il carattere e i pensieri di ognuno. Non è necessario la disamina della setta, ma, attraverso i protagonisti, far trapelare i sentimenti e l'evolversi degli stessi che ognuno prova.










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L'AUTRICE
Morgan Cavendish (pseudonimo di Manuela Castaldo), nasce a Roma nel 1978 ed è una writer web e graphic design. Ha inziato a dedicarsi alla scrittura fin dalla tenera età scrivendo brevi racconti e poesie. Incoraggiata successivamente da insegnanti e genitori, ha trasformato quello che era un hobby in un lavoro a tempo pieno collaborando come giornalista free lance per alcuni giornali locali prima e per case editrici importanti, quali Sprea Edizioni e Delos Book, subito dopo. Ha preso parte a svariati concorsi letterari tra cui il premio Lovecraft e ha continuato a scrivere fanfiction e racconti originali fino ad approdare, grazie alla collaborazione dell’amica Lyanna, alla realizzazione del suo primo romanzo, Lupus Occulta.
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2 commenti:

  1. Sono sempre molto scettica con i racconti: quasi sempre rimangono delusa ed insoddisfatta. Ed in questo caso, sia la lettura della trama che appare decisamente importante che la recensione di Iaia che non fa altro che confermarmelo, mi convincono di lasciar perdere per non innervosirmi...

    RispondiElimina
  2. Io l'ho letto e in realtà è ben strutturato e ha una sua conclusione. Forse l'autrice poteva farne un romanzo, è vero. Ma anche così, con gli avvenimenti concentrati in un momento particolare, la storia regge benissimo. Meglio un racconto ben fatto che un romanzo inconcludente.

    Samanta

    RispondiElimina

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