Christmas in Love: STRENNE A SORPRESA di Edy Tassi


24 DICEMBRE.... SE SIETE STATE BRAVE, AVETE GIA' MESSO TUTTI I REGALI SOTTO L'ALBERO, SCRITTO TUTTI I BIGLIETTI DI AUGURI E PREPARATO GIA' ALCUNI DEI MANICARETTI CON CUI PRENDERETE PER LA GOLA I VOSTRI CARI DOMANI. 
SE NON SIETE STATE BRAVE, DOVRETE FARE TUTTO DI CORSA MA, TRANQUILLE, CI SONO ANCORA ALCUNE ORE DI TEMPO, ALLA FINE CE LA FARETE COME AL SOLITO.
QUALSIASI SIA IL VOSTRO CASO, IL BLOG VUOLE ALLIETARE LA VOSTRA VIGILIA DI NATALE REGALANDOVI BEN DUE RACCONTI INEDITI, CHE SIAMO SICURE SAPRETE GUSTARVI FRA UN ULTIMO IMPEGNO E L'ALTRO. IL PRIMO ADESSO, IL SECONDO OGGI POMERIGGIO E...TANTI AUGURI A TUTTE!

EDY TASSI HA AMBIENTATO IL SUO STRENNE A SORPRESA A LONDRA, DOVE LA SIMPATICA MA UN PO' PASTICCIONA NICOLE DEVE RIUSCIRE A VENDERE LE SUE STRENNE A TUTTI I COSTI, PENA DOVERSI TROVARE UN NUOVO LAVORO.  IL FREDDO E RISERVATO AVVOCATO STOCKWOOD LE DARA' FILO DA TORCERE O ACCETTERA' DI VEDERE LE SUE PROPOSTE?  ....BUONA LETTURA!



"Di solito l’azienda aveva una valigetta blu, meno bombata di quella. E le due P erano più stilizzate, meno... romantiche. Ma doveva trattarsi di una versione speciale, apposta per le strenne natalizie. Dopotutto, il rosso non era il colore del Natale?
Fece scattare i due ganci che tenevano chiusa la valigetta, poi aprì il coperchio... E lo richiuse bruscamente, quasi lasciandoci dentro un dito.
O. Mio. Dio."

Digitare UNO per prenotare ritiri e consegne, DUE per verificare lo stato della consegna, TRE per inoltrare reclami, QUATTRO per chiedere informazioni sui nostri servizi.

Certo che avrebbe premuto DUE! Dalla stizza lo avrebbe premuto anche dieci volte, se poi il risultato non fosse stato duemiliardiduecentoventiduemilioniduecentoventidue: un numero totalmente inutile.
Nicole si appoggiò con il fianco alla parete e iniziò a tamburellare con il piede a terra, mentre ascoltava il gioioso carillon che il corriere aveva come musica d’attesa.
Non certo la melodia migliore per calmare i nervi dei clienti che avevano appena premuto DUE. Se premevi DUE, perché volevi verificare lo stato della consegna, come minimo qualcosa non stava andando per il verso giusto, no? Allora meglio una musica soft, vagamente New Age, non quella specie di carosello che ti faceva venire voglia di azzannare alla giugulare l’operatrice incaricata di dirti CHE FINE AVEVA FATTO IL TUO PACCO!
Il carillon cominciò e terminò almeno un paio di volte e la presa sul cellulare di Nicole si fece progressivamente più convulsa. Fissava le macchine che andavano e venivano sulla strada, mordicchiandosi l’unghia del mignolo. Il tamburellare del piede aveva raggiunto ritmi da cavalcata delle valchirie.
«La smetti?» Susan alzò gli occhi dallo smalto giallo zafferano che si stava dando sulle unghie dei piedi e inarcò un sopracciglio, guardando con intenzione il punto in cui Nicole percuoteva irrequieta il pavimento.
Nicole le fece cenno di tacere, quando sentì la voce dell’operatrice.
«Buongiorno, sono Lilian, in cosa posso esserle utile?»
Nicole prese un bel respiro e si concentrò sull’albero di Natale che i vicini avevano allestito sul balcone di fronte. Più buoni, a Natale sono tutti più buoni, si disse.
«Buongiorno, Lilian. È da ieri che aspetto un pacco. Sa dirmi dov’è finito, per cortesia?» Ieri e finito pronunciati con enfasi da Times New Roman 72, Grassetto, Sottolineato.
«Ha controllato sul nostro sito inserendo il codice della spedizione?»
«Sì, Lilian, e mi dice che è in consegna da due giorni. Eppure qui ancora non si è visto.» Due giorni, sempre in Times New Roman 72, Grassetto, Sottolineato.
«Strano...»
Già!
«Le spiace dettarmi il codice, così controllo?»
«49B37W» ogni cifra e ogni lettera un chiodo sulla bara con cui Nicole avrebbe fatto il funerale a qualsiasi futura collaborazione con quel corriere inefficiente. Sentì il rumore della ragazza che digitava. Poi qualche mormorio, qualche istante di silenzio disturbato dalla voce degli altri operatori in sottofondo. «Novità?» chiese, abbastanza certa che non ce ne fossero e, in caso contrario, che potessero essere solo negative.
«Guardi, secondo quello che vedo qui ci deve essere stato un contrattempo.»
Ma dai? Nicole riprese a mordicchiarsi l’unghia.
«Comunque sembra che sia stato risolto.»
«Io non credo, o non vi avrei telefonato.»
«Sì, infatti. Intendevo dire che la consegna sta per essere effettuata. Secondo i nostri dati il corriere con il suo pacco è già in zona.»
«Ne è sicura? Ho chiamato più volte e, davvero, non posso permettermi un nuovo ritardo. Quel pacco mi serve subito. È una questione di lavoro...» Nicole sentiva che la rabbia stava cedendo il posto al nervosismo e che nella sua voce si stava insinuando una fastidiosa nota isterica. Ma non voleva mostrarsi debole davanti a Lilian, che con tutta probabilità era una ragazzina con gli occhi truccati di nero, i capelli con le punte azzurre e la nail art di brillantini. Non voleva che, mettendo giù, pensasse, Ma sì, sfigata, tranquilla che il tuo pacco arriva.
«Ho rintracciato il corriere che ha in carico la sua merce. Nel giro di mezz’ora al massimo effettuerà la consegna.»
Il tono di Lilian era sufficientemente sicuro da convincerla che sapeva il fatto suo.
«Ottimo. Grazie.»
Nicole riattaccò e cominciò ad allungare il collo per sbirciare il più possibile lungo la strada, dove ancora non si vedeva nessun furgone blu.
«Allora?» la incalzò Susan, richiudendo la boccetta e cominciando a soffiare sulle dita.
«Hanno detto che nel giro di mezz’ora il corriere sarà qui.»
I soffi si interruppero. «E tu hai intenzione di stare alla finestra come un cucciolo di Labrador fino a quando non arriverà?»
«Sì.. no.» Nicole si staccò dal vetro dopo aver lanciato un’ultima occhiata speranzosa alla strada. «Hai ragione, meglio che vada a prepararmi.»
Susan osservò con ironia i suoi pantaloni del pigiama scozzesi e la maglia con sopra disegnata una pecora. «Ancora non capisco tutta questa smania che ti è presa di andare in quello studio» commentò, agitando le dita dei piedi per far asciugare lo smalto.
«Lo sai benissimo. È lo studio più signorile e affermato di Oxford. Devo farmeli clienti.»
Susan alzò gli occhi al cielo. «Sono degli snob rigidi come manici di scopa. Ogni volta che gli porto il caffè, ci manca poco che mi chiedano se ho disinfettato cucchiaini e tazze con l’Amuchina.»
«Ma sono anche i più grossi della città. E se non li convinco a piazzare un ordine, rischio di far saltare tutto. Non posso restare anche senza questo lavoro.»
«Per questo la tua scelta mi lascia perplessa. Visto che piazzare un ordine è diventata una questione di vita o di morte, io mi sarei scelta dei potenziali clienti un po’ più facili.»
«Grazie dell’incoraggiamento.»
Susan sollevò una spalla. «Be’, te l’ho sempre detto, no? Quelli, minimo, le strenne se le fanno confezionare su misura direttamente da Babbo Natale.»
«Perché non hanno ancora visto quelle di Pens & Pencils. Vedrai che oggi compreranno le mie!»
«Sempre che il campionario arrivi...»
«Lilian ha detto che entro mezz’ora sarà qui.» Nicole lo disse con forza, mentre entrava in bagno. Voleva crederci. Se ci avesse creduto con tutta se stessa, l’Universo avrebbe collaborato.
«E noi ci fidiamo di Lilian, giusto?»
Nicole sporse la testa oltre lo stipite della porta, ignorando lo sfoggio di scetticismo dell’amica. «Mi faccio una doccia e mi cambio. Quando arriva, firmi tu la ricevuta? Così appena ho finito prendo la valigetta al volo e scappo.»
Susan alzò il pollice in segno di assenso, prima di ricominciare ad agitare le dita.
«Ah, Susan...» la richiamò Nicole.
Susan sollevò lo sguardo. «Cosa?»
«Grazie ancora per avermi procurato questo appuntamento.»


TOCticticticTOCticticticTOCtictictic.
Nicole sedeva rigidamente su una specie di cassapanca d’epoca foderata con dei cuscini che scivolavano da tutte le parti, nella sala d’aspetto del prestigioso studio Rockwood, Stockwood & Stonewood di Oxford. Lei aveva appuntamento con uno dei Wood, anche se non ricordava bene quale, e mentre i minuti passavano, scanditi dal ritmico ticchettare della pendola alla sua sinistra e delle dita sulla tastiera dell’impiegata alla sua destra, chiuse gli occhi per ripassare i fondamentali delle vendite:
Uno, sorridi
Due, mostrati professionale
Tre, cerca di capire le esigenze del tuo cliente
Quattro, descrivi nel dettaglio i prodotti
Cinque, permetti al tuo cliente di visionare i prodotti e, nel caso, di provarli.
Sei, lascia al cliente il tempo di pensarci, ma sii proattiva nel proporre un nuovo incontro.

Ce la poteva fare. Doveva farcela. O la Pens & Pencils le avrebbe revocato la licenza. E lei non poteva permetterselo, anche se non avevano tutti i torti. In due mesi era riuscita a vendere solo una fornitura di gomme pane in una scuola media, una serie di penne a molla con sopra un pesce di plastica a un pescivendolo di Iffley Road e dei blocknotes a una squadra di muratori che le avevano fischiato dietro su Holywell Street. Ora che si stava avvicinando il Natale doveva dimostrare di cos’era capace. Avrebbe agganciato uno degli studi più grandi, antichi e conosciuti di Oxford e si sarebbe fatta fare un ordine di agende, calendari e penne che avrebbe chiuso la bocca a quel supervisore della P&P che le aveva telefonato per informarla che l’azienda non era soddisfatta dei suoi risultati e che se non avesse piazzato un ordine consistente almeno per Natale avrebbero dato la sua zona a qualche rappresentante più capace.
Neanche per sogno!
Intanto quel lavoro le piaceva. Certo, non le aveva dato chissà quali soddisfazioni, ma era agli inizi, no? E poi sulla sua testa e su quella di Susan pendeva la spada di Damocle di uno sfratto. Non poteva perdere anche quel lavoro e lasciare a Susan tutta la responsabilità di pagare l’affitto per entrambe.
Anzi, Susan aveva già fatto fin troppo per lei. Se qualcuno avesse scoperto che aveva segnato di nascosto il suo appuntamento sull’agenda dello studio, un giorno in cui aveva consegnato come al solito i caffè e le briosce di metà mattina, il proprietario del bar dove lavorava l’avrebbe licenziata in tronco.
No, quel giorno avrebbe rappresentato una svolta, se lo sentiva. Avrebbe piazzato un ordine tale da far rimanere a bocca aperta tutti quanti.
Proprio così, si ripeté convinta, accarezzando con gesto quasi amorevole la valigetta rossa della Pens & Pencils.
Osservò soprappensiero le due P avvinte da una specie di svolazzo che assomigliava a un cuore.
Di solito l’azienda aveva una valigetta blu, meno bombata di quella. E le due P erano più stilizzate, meno... romantiche. Ma doveva trattarsi di una versione speciale, apposta per le strenne natalizie. Dopotutto, il rosso non era il colore del Natale?
Fece scattare i due ganci che tenevano chiusa la valigetta, poi aprì il coperchio... E lo richiuse bruscamente, quasi lasciandoci dentro un dito.
O. Mio. Dio.
All’improvviso le sembrò che qualcuno avesse sollevato di peso la cassapanca e la stesse facendo oscillare come per scaraventarla fuori dalla finestra. Una specie di nausea mista a una ridarella isterica le salì lungo la gola. Le tremavano le mani e non osava riaprire il coperchio.
Doveva uscire di lì, doveva correre nella prima cartoleria che trovava per comprare qualche penna, qualche agenda, qualche righello... Qualcosa.
«Signorina Owen?»
«Sì?» Nicole sollevò la testa di scatto. Poi si alzò di scatto. E quasi la valigetta la sfuggì di mano. L’afferrò al volo, ma la plastica le scivolò fra le mani sudate e fu costretta a agguantarla una seconda volta.
«Il signor Stockwood l’aspetta» le disse la segretaria dello studio, una bella donna, elegante, raffinata.
Nicole la guardò e se la immaginò mentre scartava una delle strenne che lo studio aveva scelto fra quelle che di lì a poco lei avrebbe proposto al signor Stockwood.
Si sentì formicolare la nuca dall’ansia.
Che speranze c’erano che, fra i tre soci, il signor Stockwood fosse il più dotato di senso dell’umorismo?
«Io...» Ma il suo mormorio si perse nel cacofonico TOCtictictictictactactacTOC della pendola, dell’impiegata che continuava a scrivere e dei tacchi della segretaria sul parquet scuro dello studio.

Cosa poteva fare? Voltarsi mentre la segretaria le dava le spalle e scappare via? Chiudersi in bagno sperando che miracolosamente il contenuto della valigetta che aveva in mano si metamorfizzasse in un classico campionario di penne e temperini?
P&P.
Altro che Pens & Pencils.
Ma avrebbe dovuto capirlo dalla sfumatura rosso peccato della valigetta e dagli svolazzi ammiccanti 
attorno alle P, che quella non era la valigetta che aspettava. Per qualche misterioso e sfigatissimo motivo, il corriere le aveva consegnato una valigetta della Pure Passion, la famosa azienda produttrice di sexy toys.
Grandioso!
Ok, allora adesso bisognava concentrarsi. Salvare il salvabile.
Essere positive.
Difficile però essere positive mentre percorrevi un lungo corridoio scuro, ricoperto di pannelli di legno, dalle cui pareti ti osservavano arcigni ritratti di quelli che dovevano essere gli antenati di tutta e tre le dinastie WOOD.
Senza contare gli attestati. E onorificenze.
A ogni pergamena incorniciata davanti a cui passava, Nicole sentiva sudare una nuova parte del suo corpo. ...

PER CONTINUARE A LEGGERE QUESTO RACCONTO 


APPUNTAMENTO A OGGI POMERIGGIO PER UN NUOVO RACCONTO SOTTO L'ALBERO DI 
CHRISTMAS IN LOVE 2014!



VI PIACCIONO LE STORIE A SFONDO NATALIZIO? 


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