LA FELICITA' STA IN UN ALTRO POSTO di Sara Loffredi - Recensione

Autore: Sara Loffredi
Titolo: La felicità sta in un altro posto
Genere: Storico
Ambientazione: Italia
Editore: Rizzoli
ISBN: 978-8817067232
Pagine: 305
Prezzo: 17 euro
Disponibile in e-book:
Livello di sensualità: BASSO

TRAMA: 1908. Il terremoto rade al suolo Reggio Calabria e per Caterina, cresciuta in un convento, tutto cambia per sempre. Ospitata da un'anziana prostituta a Napoli, comincia il suo percorso negli inferi della città. Farà il mestiere in uno squallido bordello, avrà molti amanti e sarà chiamata Mimi. Ma lei sa che la vita le ha promesso altro, che non deve abbandonare i propri desideri. E così, lottando contro un destino che pareva segnato, grazie alla sua determinazione, convince la padrona della casa d'appuntamenti più elegante della città a prenderla con sé. È lì che incontrerà l'enigmatica Mariasole, la donna capace di mutare ancora una volta il suo futuro.


Premetto che non si tratta di un romance, bensì di un romanzo storico con all’interno una storia d’amore F/F. Piuttosto originale, a mio giudizio, visto che di recente spopolano le storie di stampo M/M, ma dell’amore fra donne si parla ben poco.
La felicità sta in un altro posto è una storia a forti tinte drammatiche. In essa si racconta la vita di Caterina, una ragazza cresciuta in un convento, ma che finirà presto a fare la prostituta in uno squallido bordello di Napoli. Caterina ama la musica e sogna di diventare una pianista, sogno che vede cadere quando il terremoto che rade al suolo Reggio Calabria cambia la sua vita per sempre. All’improvviso Caterina si ritrova sola, a Napoli, sopraffatta da un forte senso di colpa. Sì, perché lei ha un’altra particolarità: quando lancia una maledizione o prega che accada qualcosa, viene ascoltata. E durante il terremoto la sua muta preghiera è quella che le vengano risparmiate le mani, per poter continuare a suonare; non si preoccupa dunque per i suoi unici affetti: suor Antonia, Giovanna e Cristina e quando comprende di averle perse per sempre incolperà se stessa della loro morte.
Dopo aver passato un periodo in ospedale, dove le viene curata una brutta ferita alla gamba che la lascerà zoppa, Caterina decide di seguire un’anziana prostituta che l’accoglierà in casa sua. Ma una notte uno dei clienti della donna abuserà di lei, segnando così il suo destino. Scacciata da colei che è la sua unica amica a Napoli, finisce in un bordello nei bassifondi della città.
Ma Caterina non si rassegna a quella vita e riesce infine a farsi assumere alla Maison, una delle case più rinomate di Napoli, frequentata solo da uomini di una certa levatura sociale, ricchi e raffinati. È proprio alla Maison che Caterina conosce Mariasole, bella ed elegante, restandone per sempre ammaliata.
Questo sentimento che unisce le due giovani sarà molto travagliato, ma costituisce una parte fondamentale nella storia di Caterina e ci porterà verso un finale inatteso.
La trama di questo romanzo mi è piaciuta. Ho apprezzato i personaggi, in particolare quelli di Caterina e Mariasole, ma anche quelli minori. Ottima è la ricostruzione storica, la descrizione della vita a Napoli, le superstizioni e la squallida vita che facevano le prostitute a quei tempi. Belli anche i dialoghi, pur se pochi e spesso in dialetto.
L’unica cosa che non mi è piaciuta è lo stile narrativo. La Loffredi usa parole ricercate e raffinate, ma racconta più che mostrare ciò che accade. La narrazione è in prima persona – ahimé sta diventando una vera e propria moda – e il punto di vista quello unico di Caterina. Non mi sono sentita affatto coinvolta durante la lettura, nonostante la trama sia intrigante e presenti numerosi punti di interesse. Lo stile era talmente pesante da risultare a tratti noioso.
Era del suo tocco e della pelle profumata che mi impadronivo,
per rubare gesti e parole da riutilizzare, con una percezione acuta e concentrata
dell’essere lì in quel preciso momento.Ormai per sempre fuori dal lenzuolo,
nuda alla luce della luna, la coscienza di me corrispondeva
alle azioni che compivo con nitidezza ruvida, da perfetta esecutrice.

Questo è uno stralcio in cui viene descritto l’amplesso amoroso fra Caterina e un giovane di buona famiglia, amplesso che viene consumato sulla scrivania dell’ufficio in cui lui lavora. A leggerlo sembra pura poesia, ma stiamo parlando di un uomo e una donna che fanno sesso su una scrivania! Non dovrebbe esserci nulla di poetico, tanto più che non si tratta certo di amore.
Per quanto mi riguarda nei romanzi sono una sostenitrice dello stile moderno e della regola dello show don’t tell. È più forte di me, questi giri di parole che alla fine non dicono nulla non sono nelle mie corde. E questo è il motivo per cui, nonostante l’argomento scabroso della prostituizione, ho attribuito un livello basso al grado di sensualità di questo romanzo. Non vi è descritta alcuna scena di sesso, solo brevi accenni.
Così come non ci viene mostrato il terremoto, ma solo “raccontato”, e via di seguito.
Il romanzo presenta soprattutto i pensieri e le riflessioni della protagonista. È principalmente introspettivo e solo fra un capitolo e l’altro troviamo delle lettere che ci presentano il punto di vista di un altro personaggio. Lettere che all’inizio non si capisce bene da chi siano scritte, ma che andando avanti nella lettura acquistano chiarezza.
Per concludere, promuovo “La felicità sta in un altro posto” per trama, personaggi e ambientazione”, ma non mi sento di farlo per quanto riguarda la narrazione.






LEGGI QUI UN ESTRATTO DEL ROMANZO


L'AUTRICE
Sara Loffredi è un'autrice esordiente. Purtroppo al momento le informazioni su di lei sono molto scarne. tutto quello che ci dice di lei l'editore e che siamo riusciti a trovare è che vive e lavora a Milano dove è nata nel 1978 e che questo è il suo primo romanzo.

TI INTRIGA LA TRAMA DI QUESTO ROMANZO? TI PIACEREBBE LEGGERLO? L'HAI GIA' LETTO? COSA NE PENSI?

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