Christmas in Love 2013: GLI EFFETTI COLLATERALI DEI DESIDERI di Maria Cristina Robb


MANCA SOLO UN GIORNO A NATALE E VOGLIAMO CHE SIA PER TUTTE UN GIORNO DOLCISSIMO, PERCIO' IL NOSTRO REGALO PER VOI OGGI RADDOPPIA!  
ECCO UN NUOVO RACCONTO E OGGI POMERIGGIO NE TROVERETE UN ALTRO...QUALE MIGLIOR MODO PER INIZIARE LE FESTE?

IL PRIMO RACCONTO DI OGGI, GLI EFFETTI COLLATERALI DEI DESIDERI DI MARIA CRISTINA ROBB, CI RICORDA CHE A VOLTE QUANDO CI ACCONTENTIAMO DI SOGNARE IN PICCOLO IL DESTINO CI PREMIA E L'INASPETTATO ARRIVA. UN INASPETTATO CHE CI FA BATTERE IL CUORE!  BUONA LETTURA!

“Jingle bell, jingle bell, jingle bell rock...”
Adesso anche Bobby Helms si era unito a quell’atmosfera caotica e febbricitante.
Il centro commerciale traboccava di gente, la folla invadeva i corridoi con la frenesia tipica degli ultimi giorni prima delle feste.
C’era chi doveva ancora trovare l’ultimo regalo o chi aveva dimenticato le castagne per il ripieno del tacchino o chi cercava la punta più scintillante da mettere in cima all’albero.
Tutti gli anni si ripeteva lo stesso spettacolo e Ryan provava sempre un moto di compassione per tutto quell’affannarsi.
La sua vita da scapolo gli permetteva di fare tutto con largo anticipo e se proprio non riusciva a trovare l’oggetto giusto c’era sempre una delle tante donne di famiglia disposta a pensarci per lui.
Non che gli sarebbe dispiaciuto non essere più single ma la persona giusta non sembrava così facile da accalappiare.
A proposito, era certo di aver visto Ellen Parker aggirarsi in quel mare di persone, con i lunghi capelli rossi sciolti sulle spalle e quel fisico
tornito che non mancava mai di attrarre i suoi occhi come una calamita.
Ellen Parker, sospirò, la donna più difficile e sfuggente della città.
Era riuscito a portarla fuori qualche volta, corteggiarla con discrezione, ma lei sembrava una roccaforte, chiusa e impenetrabile.
“Non ho tempo per queste cose,” gli aveva detto una delle ultime volte che aveva provato a invitarla.
Da allora era rimasto a guardarsela da lontano, cercando un modo per convincere la riluttante rossa a dargli una possibilità. Era certo che ci fosse qualcosa tra loro, glielo leggeva negli occhi quando si incontravano, per questo non voleva darsi per vinto. Aveva la testa dura lui.
Ellen era la donna giusta, lo aveva sempre saputo. Fin dalle elementari, quando gli aveva tenuto la mano dopo quella caduta dal muro del giardino e il sadico tentativo di Miss Calloway di medicargli le ginocchia.
Ellen, sempre pronta a prendersi cura di tutti, a difendere i più deboli e a guidare le battaglie contro le ingiustizie scolastiche.
Allora non aveva avuto il coraggio di dichiararsi e quando finalmente era arrivato all’età giusta, Ellen se n’era andata, trasferita a Cheyenne, e lui si era mangiato le mani per aver perso la sua occasione.
In paese erano rimasti solo i nonni a gestire lo chalet vicino agli impianti sciistici.
Ma un anno fa Ellen era tornata. Il nonno era morto e la moglie lo aveva seguito poco dopo, così lei era arrivata, lancia in resta, per prendere in gestione il bed and breakfast che era nella loro famiglia da 50 anni.
Ryan si era ritrovato a riempirsi gli occhi di quei capelli ramati che lei domava a fatica, quegli occhi verdi come le gemme dei pini delle loro montagne e quel sorriso così caldo da poter essere considerato un pericolo per le valanghe in alta quota.
Ma si era rivelata un osso così duro da spuntare tutte le armi di seduzione che conosceva.
Ryan sospirò e alzò un braccio facendo risuonare forte la campanella di bronzo che teneva in mano. “Oh, oh, ooh. Bambini, venite da Babbo Natale.”
Come ogni anno aveva il suo turno per la raccolta fondi del Cowboy Kids, l’ospedale pediatrico del St. John. Il costume di panno rosso era una trappola soffocante nell’aria surriscaldata del centro commerciale e la barba pizzicava come carta vetrata, ma era per una buona causa e in fondo gli piaceva vedere il sorriso dei bambini quando se li metteva sulle ginocchia.
Una mamma si stava avvicinando con il suo piccolo ometto per mano, cercando di farlo uscire dal suo nascondiglio dietro la schiena.
“Dai, Gary, vieni a salutare Babbo Natale.”
Ryan fece una risata roca, proprio come quella del grande vecchio. “Ah, ah, ah, giovanotto,” gli disse, battendosi una mano sulla coscia. “Perché non vieni qui e mi dici se sei stato buono quest’anno?”
Il bimbetto fece spuntare un occhio da dietro il braccio della mamma e fissò il bastoncino di zucchero colorato che Ryan gli dondolava davanti. Poi, con passo esitante, senza lasciare la mano della madre, si avvicinò e allungò le dita verso il dolce. La donna gli diede una spintarella sulla schiena e Ryan tese le braccia per farlo sedere sulla sua gamba. Aspirò l’odore dolce e pulito del bambino e lo guardò illuminarsi mentre la piccola mano si stringeva attorno al prezioso bastoncino bianco e rosso.
“Allora Gary,” gli disse, cercando di rendere la sua voce maschile ancora più profonda. “Sei stato bravo? Posso portarti qualcosa la notte di Natale?”
Il bimbo annuì con la testa e si avvicinò all’orecchio per sussurrargli i suoi desideri.
Dopo un breve scambio di battute, Ryan fece scendere il bimbo dalle ginocchia e lo riconsegnò alla madre, spettinandogli il caschetto castano.
“Quindi vuoi: la casa dei Gormiti e il martello di Thor. Babbo Natale se lo ricorderà.”
La madre depose un’offerta nell’urna accanto allo scranno dove era seduto Ryan e prese la mano libera del bambino, l’altra ancora stretta attorno al suo dolce.
Ryan salutò con la mano e, alle spalle della coppia, adocchiò la rossa che inseguiva nei suoi sogni.
Ellen camminava tenendo per mano un bambino, a occhio e croce l’ultimo nato in casa di Meredith Lewis, la sua amica di sempre. Sembravano assorti in una fitta conversazione e Ryan indugiò sulla curva delicata del viso di Ellen, il lungo collo bianco e la rotondità del seno che riempiva il pullover aderente di lana azzurra, indossato sopra un paio di jeans sbiaditi.
Accidenti! pensò, la smania di poterla toccare gli fece stringere i pugni. Dimmi cosa devo fare.
Ellen e il bimbetto si avvicinarono alla “scatola dei desideri” poco distante da lui.
Nella loro cittadina c’era una tradizione. Gli abitanti mettevano dentro quel contenitore un biglietto con una richiesta e la sera del ventiquattro dicembre veniva bruciato insieme agli altri nella piazza dove allestivano il gigantesco albero di Natale.
Ryan osservò Ellen frugare nella borsa ed estrarre un blocchetto di carta colorata con una matita. Lo porse al bambino che scrisse qualcosa, strappò il biglietto e lo fece passare attraverso la fessura. Poi lo restituì a Ellen ma le impedì di rimetterlo nella borsa. Nacque una piccola discussione di cui Ryan non capì l’argomento ma alla fine Ellen abbassò le spalle e scosse la testa, rivelandogli chi l’aveva avuta vinta.
La donna prese la matita e scrisse qualcosa sul blocchetto. Il foglietto ripiegato finì anche lui nella scatola e i due ripresero la via verso l’ala opposta del centro commerciale con il bimbo che saltellava e parlava senza sosta.
Ryan rimase a guardare come quei jeans, sbiaditi nei punti giusti, aderivano così bene sulle curve generose di Ellen e sospirò ancora.
Cosa avrebbe dato per essere al suo fianco e poterle cingere la vita con un braccio per tenersela vicina.
Poi spostò lo sguardo sulla scatola e un’idea gli si formò nella mente. ...


PER CONTINUARE A 
LEGGERE IL RACCONTO 

AD OGNUNO DEI NOSTRI RACCONTI ABBIAMO PENSATO DI ABBINARE UNA COLONNA SONORA NATALIZIA. GLI EFFETTI COLLATERALI DEI DESIDERI CI FA PENSARE A...





CI SONO ALTRI RACCONTI DI CHRISTMAS IN LOVE 2013 IN ARRIVO SUL BLOG NEI PROSSIMI GIORNI, CONTINUA A SEGUIRCI!


3 commenti:

  1. Molto carino, dolce e rassicurante come il Natale.
    Auguri a tutti di serenità e benessere.

    RispondiElimina
  2. Bellissimo e ben scritto!!! Brava bravissima, Maria Cristina, hai talento...

    RispondiElimina
  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina

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