LE STAGIONI DEL CUORE presenta L'ALTRA META' DEL BRIVIDO di Monica Lombardi

Dopo le vacanze pasquali torniamo alle vecchie buone abitudini: un bel racconto romantico per iniziare la settimana con il piede giusto! L'autrice di oggi, MONICA LOMBARDI, è già conosciuta da molte di voi per aver partecipato a Christmas in Love 2011. Il suo L'ALTRA META' DEL BRIVIDO è un romantic suspense ambientato in Costa Azzurra, adrenalinico e sensuale che vi terrà con fiato sospeso fino all'ultimo. Buona lettura.
La fila di auto procedeva a passo d’uomo verso Place des Lices, dove a Saint Tropez ogni martedì e sabato si teneva il mercato. La station wagon scura si fermò appena il tempo di far scendere la donna, che si avviò lungo il marciapiede affollato di lenti e rumorosi turisti e abitanti del luogo carichi di sacchetti.
              Raggiunto l’angolo della piazza si fermò di fronte a una vetrina, prendendo il cellulare dalla borsa e osservando la sua immagine riflessa. I folti capelli castano-rossiccio erano raccolti in uno chignon e il viso era semi-nascosto da un paio di grossi occhiali scuri che le proteggevano gli occhi dal sole sfrontato di quella mattinata di agosto.
              Bluegirl in posizione” sussurrò all’apparecchio, senza aver digitato alcun numero.
              “Ti vedo, Bluegirl”.
              La voce del loro team leader suonava leggermente annoiata.
              “Qualche problema, Eyewatch?”
              “Ho dimenticato il cappello e sono su un fottutissimo tetto bianco, ecco il problema”.
              La donna rise sommessamente, guardandosi intorno senza riuscire a scorgere la sagoma del collega.
              Baseman in posizione” risuonò una voce più acuta nell’auricolare nascosto dai capelli. “Café des Lices, alla tua destra, Bluegirl. L’obiettivo è dritto davanti a me.
              Okay, obiettivo in vista, inizio operazione di recupero”.
              L’obiettivo era una delle tante bancarelle che riempivano la piazza, all’ombra dei maestosi tigli. Tra venditori di erbe e tessuti provenzali, formaggi e baguette farcite, olive e sapone di Marsiglia profumato, c’erano gli antiquari con i loro specchi, mobili, cornici, statuine. Libri. Era un libro, l’oggetto che volevano, un libro raro anche se non antico. Trovarlo aveva impegnato la loro unità per un mese, organizzare quello scambio una settimana di trattative e 500.000 euro che sarebbero stati trasferiti sul conto dell’antiquario non appena avessero controllato la veridicità del codice. Nomi di agenti, fiancheggiatori e finanziatori di al-Qaida. Oro zecchino, per l’agenzia per cui lavoravano.
              E’ arrivato un secondo venditore. Deve essere il nostro uomo”.
              “Lo vedo, Baseman. Mi avvicino”.
Arrivata di fronte alla bancarella di antichità, Claire pronunciò la frase concordata con un tono di voce leggermente più basso del solito, più sexy.
              “Bonjour. Je cherche un livre avec les histoires d’animaux de Jean de La Fontaine.
Il completo di lino grigio metteva in risalto la sua figura sinuosa, e il top color lavanda era appena più scollato del necessario sulla sua pelle dorata dal sole.
L’uomo appena arrivato le porse una scatola di legno e l’aprì mostrandole il contenuto.
“Puis-je?”
Faite attention. C’est un livre très rare”.
Prima ancora di finire la frase, l’uomo portò il cellulare all’orecchio. Pronto ad attendere l’esito del pagamento, Claire ne era certa. Dal canto suo, estrasse il volumetto rilegato in pelle. All’interno, invece di pagine consumate un taccuino zeppo di nomi e numeri scritti a mano. Lo alzò all’altezza degli occhiali, per permettere anche al resto della squadra di verificare il contenuto grazie alla piccola telecamera nascosta nella montatura.
“Per me è un go”, sussurrò Baseman.
“E’ il miele che cercavamo, Bluegirl” confermò la voce di Eyewatch. “Dispongo il pagamento, un momento... fatto! Allontanati appena riceve la conferma”.
              Al cenno dell’uomo con il cellulare all’orecchio, Claire fece scivolare il libricino in borsa e si re-immise tra la folla che percorreva gli stretti corridoi tra le fila di bancarelle. Non appena ebbe lasciato il piazzale sotto ai tigli, i suoi sensi allenati captarono pericolo. Un’auto si era messa in moto nel momento esatto in cui aveva attraversato la strada. Accelerò il passo senza voltarsi.
              “Ho compagnia, Eyewatch?”
              Una C3 si è staccata dal marciapiede, ma è stata fermata da un gruppo che sta attraversando”.
              “Il secondo uomo ha lasciato la bancarella e ti viene dietro” aggiunse la voce del suo secondo partner. “Lo intercetto, Bluegirl, ma non potrò essere da te in tempo”.
Prendi il vicolo alla tua destrala istruì allora il team leader. Avanti duecento metri e poi a sinistra, troverai il quarto uomo”.
              “Quarto uomo? Chi cavolo ha mai parlato di quarto uomo?”
              “Un freelance di supporto. Il Capitano ha pensato che potesse essere utile”.
              “Io rischio le chiappe e il Capitano non pensa di informarmi di ciò che può ‘essere utile’?”
              “Risparmia il fiato, Bluegirl. Credo che dovrete arrivare in tutta fretta fino al porto”.
              Claire si eclissò nella viuzza e iniziò a correre. Non sapeva chi si fosse messo alle sue calcagna, ma il libretto che aveva in tasca avrebbe reso le sue intenzioni più che serie. E la sua vita qualcosa di assolutamente sacrificabile. Di nuovo.
              Svoltò a sinistra appena dopo aver sentito uno scalpiccio di passi imboccare il vicolo. Gli occupanti dell’auto dovevano essere scesi per inseguirla. Ma non era più il suo unico problema. Mentre si lanciava nel nuovo passaggio tra le vecchie case silenziose, aveva scorto una moto scendere dal promontorio, dalla direzione opposta. Una moto che non aveva ragione di trovarsi in quella stradina e che le sarebbe stata addosso in meno di un minuto. Non erano buone notizie. Pochi metri più avanti il vicolo piegava a destra. Si sentì afferrare da qualcosa di sufficientemente forte da bloccarla e trascinarla in un portoncino che venne prontamente richiuso, una manovra così brusca che il suo auricolare venne sbalzato a terra.
              Qualcosa di rigido e caldo la teneva schiacciata al muro, con una pressione più protettiva che minacciosa.
              “Quarto uomo ha messo Bluegirl in sicurezza” mormorò una voce nell’ombra. “Procediamo verso il nostro passaggio di uscita”.
              Nick. Nick Manion. Quella missione stava andando di male in peggio.
             
              Sentirono il rombo della moto passare oltre il portone. Appena si fu affievolito, Claire appoggiò le mani su quello che ora riconosceva chiaramente come il petto del collega e spinse, allontanandolo. E ricominciando a respirare normalmente.
              Si staccarono entrambi dalla parete e uno scricchiolio sinistro riempì il silenzio. Merda, l’auricolare.
“Grandioso. Ora sono isolata. Si tolse gli occhiali da sole e riuscì a scorgere qualcosa di più nella penombra. Non molto dell’uomo che aveva accanto, però.
Sei con me” le disse.
Forse isolata sarebbe stato meglio”.
Si zittirono, sentendo i passi di corsa degli uomini che la stavano inseguendo oltrepassarli.
“Mi sono mancate le tue dolcezze, Claire” riprese Nick, mantenendo un tono di voce appena più udibile di un sussurro.
“Sono Bluegirl per te, Quarto uomo”. Mettere un po’ di distanza poteva fare solo bene. Soprattutto quando la sua voce al buio era così dannatamente sexy.
“Sarai Bluegirl solo quando potrò verificare se porti ancora il tuo leggendario ciuffo blu sotto a quella parrucca”.
“Non ho intenzione di togliermi né la parrucca né altro in tua presenza, Numero quattro, fattene una ragione”.
Il suo piccolo tentativo di sarcasmo ottenne solo un minimo brontolio che poteva essere l’inizio di una risata subito soffocata.
“Mi sono mancati anche i tuoi umori solari, mia piccola ragazza blu”.
Niente da fare. Lo conosceva da  tre anni e non era mai riuscita ad avere l’ultima parola con Nick Manion. L’ultimo bacio, sì, ma non l’ultima parola. Il ricordo la fece sorridere.
“Qualcosa ti diverte?”
Come aveva fatto a vederle il viso, nell’ombra? Indossava forse degli occhiali a infrarosso?
D’impulso alzò le mani, incontrando le magre guance ruvide per la crescita della barba e poi le sopracciglia folte sotto al ciuffo che conosceva bene. No, niente lenti.
Due mani grandi le afferrarono saldamente ma non troppo rigidamente i polsi.
“Vogliamo andare? Per le carezze cercheremo di trovare tempo dopo, mon petit choux”.
Argggg! Quell’uomo era insopportabilmente sicuro di sé. Purtroppo, anche inconfutabilmente affascinante. Come confermò la piroetta che fece il suo stomaco, traditore, quando lui le sfiorò l’interno di un polso con le labbra mentre le abbassava le mani.
Uscirono nel vicolo, e nonostante le case lo rendessero impenetrabile ai raggi del sole, Claire sbatté le palpebre per la luce improvvisa.
“Gli occhiali. Devo recuperare i miei occhiali”.
“Li ho io” rispose Nick alzando la destra per mostrarglieli e afferrandogli la mano con la sinistra.
Ottimo. Era anche riuscito a sfilarle gli occhiali di mano senza che se ne accorgesse. Anni e anni di addestramento buttati nel cesso.
“Perché andiamo verso la Cittadella?” gli chiese dopo un paio di minuti, vedendo che lui continuava a puntare verso il promontorio fortificato che dominava Saint Tropez.
“Ci staranno cercando al porto. Ho cambiato punto di recupero. Mi conosci, sai che detesto le scelte scontate”.
Hai cambiato... Qualcuno dovrebbe spiegarti, un giorno, che freelance non è sinonimo di faccio-tutto-quello-che-voglio. Noi lavoriamo in squadra.
“Lo sanno”.
Merda! L’auricolare di Nick. Lo aveva sentito comunicare con loro quando l’aveva catturata al volo dal vicolo. Avevano sentito anche tutto il resto? Grandioso.
E poi, voi lavorate in squadra, io no. E odio sottolineare l’ovvio, ma di solito mi trovo a dover mettere insieme i pezzi quanto il vostro team si sbriciola.
Claire sentì la rabbia montarle dentro. Chi si credeva di essere quel bastardo arrogante per trattarli come dei pivellini?
Gliel’ho comunicato prima di pescarti in quel vicolo. Dopo averli informati che eri al sicuro, ho chiuso le comunicazioni. Puoi stare tranquilla: il nostro te-à-tête è stato e resterà assolutamente tale”.
Un bastardo arrogante che riusciva in qualche modo a leggerle nel pensiero?
Non scoperei con te neanche se tu fossi l’ultimo uomo rimasto sulla Terra, idiota di un pallone gonfiato... cavernicolo!
Rimase in attesa di una reazione. No, forse la lettura del pensiero non rientrava nelle sue innegabili e molteplici qualità.
Finalmente presero a scendere lungo stradine ripide, in parte vere e proprie scalinate, per arrivare a una delle minuscole calette a ridosso del promontorio, dove un piccolo gommone li aspettava. Nick lo mise in moto non appena vi furono saliti, puntando la prua in direzione opposta al porto turistico affacciato sul Golfo. Ormeggiato dietro a un paio di pescherecci poco distanti, Claire scorse un piccolo cabinato bianco. Un uomo cominciò a levare l’ancora quando li vide avvicinarsi. Li aiutò a tenere fermo il gommone mentre salivano a bordo dalla scaletta a poppa, poi saltò sul gommone e lo riportò verso riva, senza dire una parola. Un secondo uomo apparve sul flying bridge, salutò Nick in francese e avviò i motori, dirigendo sicuro verso il largo.
Nick la trascinò quasi oltre la porta che delimitava una piccola zona soggiorno, scese altri tre gradini oltrepassando due cuccette a castello e quella che sembrava la porta del bagno e ne aprì un’altra davanti a sé, facendola entrare nell’unica cabina.
“Ecco, ragazza blu, ora puoi rilassarti e metterti comoda”.
Lui e il suo dannatissimo accento irlandese, con le sue ‘r’ arrotolate che rendevano anche una frase come quella piena di doppi sensi. Beh, forse i doppi sensi non erano colpa delle ‘r’ ma era lei a vederceli.
Aprì uno stipetto e le porse una bustina di plastica nera.
“Che cos’è? Cocktail di benvenuto liofilizzato?”
Il suo sorriso – quel mezzo sorriso che gli piegava leggermente le labbra da un lato, sempre lo stesso – riusciva a irritarla e a suscitarle pensieri impuri, simultaneamente. Nick Manion era l’agente più attraente con cui le fosse capitato di lavorare, e sapeva bene di esserlo.
“Non hai un libricino prezioso che vuoi mettere al sicuro dall’acqua, visto che siamo in mare? Prendilo come una sorta di giubbino di salvataggio per il nostro prezioso carico”.
Aveva ragione, naturalmente. Oppure era un banale trucco per vedere dove lo teneva. Ma erano dalla stessa parte, no? Nick era un agente indipendente ma in quella partita stava giocando con loro, e allora perché le era venuto quel pensiero?
“Cosa c’è?”
Quando l’avrebbe piantata di osservarla come se fosse un insetto sotto a una lente d’ingrandimento?
“Niente. Mi sono bagnata i pantaloni, sul gommone”.
“Chiedi e ti sarà dato. Un ricambio per la signora”.
Un paio di pantaloni e una maglietta neri da donna fecero la loro comparsa da un altro stipetto. Non aveva bisogno di spiegarli per sapere che sarebbero stati della sua taglia.
“Vado a parlare con il capitano, così puoi avere la tua privacy per cambiarti”.
La porta si era appena richiusa alle sue spalle che Claire tornò a quel pensiero scomodo. Eyewatch gli aveva parlato di un quarto uomo, ed era così che Nick si era presentato quando aveva comunicato con il team. Ma aveva davvero parlato con loro? E l’auricolare e gli occhiali con la telecamera che erano spariti entrambi, uno sotto a un suo tacco, gli altri in una sua tasca, erano una coincidenza?
Claire scalciò per liberarsi dai pantaloni bagnati in più punti, si sfilò la giacca, estraendo il libretto dalla tasca e chiudendolo nella busta ermetica che Nick le aveva lasciato. Indossò quindi i pantaloni di cotone, che erano morbidi e la fasciavano come una seconda pelle. Stava mettendo mano alla parrucca quando l’imbarcazione prese un’onda. Prima di riuscire a trovare un appiglio con le mani, sbatté la testa contro uno degli stipetti in alto.
Merde!”
“Adoro quando la tua anima francese prende il sopravvento”.
Da dove era sbucato? Il lieve rumore della porta che si apriva doveva essere stato coperto proprio dall’impatto doloroso della sua scatola cranica contro il legno.
Chi ti dice che io abbia un’anima francese?” gli rispose secca, massaggiandosi la testa. Per fortuna, la folta parrucca aveva attutito il colpo.
Dormo con il tuo profilo sotto al cuscino, non lo sapevi? Padre americano, madre francese. Sei un mix affascinante. Posso?
Si era avvicinato e aveva alzato una mano verso di lei, con intento inequivocabile. Improvvisamente privata dell’uso della parola, Claire riuscì solo ad annuire. Come poteva un gesto banale come quello di rimuovere una parrucca diventare tanto sexy? Forse era colpa di due occhi tanto blu da apparire illegali, che in quel momento brillavano come la superficie del mare sfiorata dal sole. Forse era stato il tono con cui aveva parlato, come se stesse chiedendole il permesso di fare molto di più che non liberarla dalla chioma finta.

La massa castano-rossiccia venne rimossa e lasciata scivolare sul letto della cabina con un fruscio, rivelando il suo caschetto scuro come una notte senza stelle in cui spiccava, unico vezzo che si concedeva come donna che voleva affermare, tra missioni e travestimenti, qualcosa di sé, il leggendario ciuffo blu, che scendeva dalla tempia sinistra.
La reazione di Nick la sorprese. No, le svuotò i polmoni di quel poco d’aria che le era rimasta, mandandola in apnea totale. Un sorriso gli increspò appena le labbra ben modellate, e le dita si chiusero attorno alla ciocca, accarezzandola piano.
“Ora ti riconosco”.
Claire cercò di scuotersi. Il suo amor proprio stava cercando di comunicare con lei: non poteva cadere ai piedi di quell’uomo ogni volta che la sfiorava.
              E’ possibile che tu ci provi sempre con me? Anche quando passiamo insieme meno di un’ora?” La voce non le era uscita decisa e indifferente come avrebbe voluto, ma non era andata troppo male – non era sembrata il gattino in vena di fare le fusa quale si sentiva.
Cronometri il tempo che passiamo insieme?” Con un movimento della mano, si arrotolò il ciuffo intorno a un dito, portando i loro due visi ancora più vicini. “La verità è che saresti delusa, se non ci provassi.
Stavano sussurrando, e i loro respiri si mescolavano.
“Ho sempre detestato gli uomini troppo sicuri di sé. Li trovo... dei cavernicoli”. Ecco, gliel’aveva detto. “E comunque, ti sbagli.
Davvero?
“Solo perché ci siamo baciati una volta non significa che...”
La tirò a sé, facendo aderire le labbra alle sue.
Due volte. Claire resistette una manciata di secondi... okay, forse mezza manciata, prima di allacciargli le braccia intorno alla nuca e cominciare a rispondere al bacio. Non lo faceva perché soggiogata dal suo fascino, si disse con la minima porzione di cervello ancora funzionante. Lo stava facendo perché era una donna libera, moderna, ed era perfettamente lecito prendersi un po’ di sano piacere in mezzo a giornate e nottate di lavoro pesante e pericoloso. James Bond era un concetto bisex, nel nuovo millennio.
Pacificata la coscienza, fu libera di godersi quel bacio, che era esattamente come lo ricordava. Qualcosa che ti faceva sentire come su un ottovolante ad occhi chiusi, che assomigliava alla migliore torta di mele che sua nonna avesse mai preparato in anni di stupefacenti torte di mele. Qualcosa di familiare e proibito al tempo stesso, di rassicurante e pericoloso.
Nick si era spostato nello spazio ristretto della cabina e ora era appoggiato alla parete accanto alla porta. La strinse di più a sé facendo aderire i loro bacini e Claire cercò inutilmente di tacitare il mugolio di piacere che le era salito dritto dritto dal punto di contatto, come lava incandescente lungo il camino di un vulcano.
Quelle labbra morbide presero a spostarsi lungo la mascella, mentre la lingua tracciava uno scottante percorso verso una meta solo a lei nota. Una mano le scostò i capelli in modo da dare ai denti libero accesso all’orecchio e alla sensibile zona circostante.
Com’è che capita così spesso che lavoriamo insieme, ultimamente?
Era stata davvero lei a parlare? Il generatore di riserva doveva essere entrato in funzione per sostenere i neuroni più vigorosi, perché quello principale aveva fatto registrare un blackout nel momento stesso in cui aveva percepito la sua erezione.
Il vostro Capitano deve aver capito che ho un debole per te, e lo sfrutta com’è abituato a sfruttare ogni cosa che gli possa risultare utile.
Il suo bacino continuava una lenta, impercettibile danza peccaminosa, e la mano che non le stava sfiorando il collo si abbassò lungo la schiena, fino a stringerle un punto più morbido che tecnicamente schiena non era più.
Non capisco come possa essere un vantaggio il fatto che tu mi trovi...
Dannatamente sexy?” completò Nick per lei. Il suo respiro sul collo le mandava brividi di piacere che rivaleggiavano con quelli che le trasmetteva con la parte inferiore del corpo. “Diciamo che mi sento... particolarmente protettivo nei tuoi confronti, e questo per i tuoi è una sorta di bonus in termini di motivazione. Come se mi pagassero un piccolo extra.
Claire si irrigidì. Quel paragone con il denaro aveva improvvisamente trasformato un momento eccitante in qualcosa che la faceva sentire usata, quasi sporca. Carne offerta come premio.
Fece per ritrarsi ma Nick si girò rapido e la schiacciò contro la parete, alzando la posta. La baciò con una nuova intensità, dando sfogo a una passione che fino a quel momento sembrava aver tenuto imbrigliata. Non la stava più stuzzicando, la stava accendendo, bruciando. Se era un tentativo di farle capire che non era un gioco, ci stava riuscendo. Le settimane trascorse da quel primo bacio, al termine di una missione in cui l’aveva davvero protetta come un’ombra che non l’aveva abbandonata un solo istante, evaporarono in quell’ondata di calore e Claire si lasciò riscaldare dal pensiero che forse davvero a lui importava. Tra poco la ragione si sarebbe rimessa in moto e le avrebbe insegnato il buon senso e la prudenza, ma per qualche minuto, solo per qualche minuto, era bello crederci. Era bello lasciarsi toccare dalle sue labbra e dalle sue mani sentendosi qualcosa di unico e prezioso.
Indossava ancora il top color lavanda, e quando Nick separò le loro bocche il tempo necessario a farglielo scivolare sopra alla testa non poté che assecondarlo e fare altrettanto con la sua T-shirt scura. Pelle contro pelle, le sembrò il paradiso. Forse era troppo tempo che non si avvicinava così a un uomo, o più probabilmente Nick Manion aveva qualche stregone irlandese tra i suoi antenati e sapeva incantare le ragazze. Non le importava. L’incanto aveva davvero qualcosa di magico, ed era intenzionata a goderselo fino in fondo.
Solo quando lui si irrigidì e si staccò di qualche centimetro da lei, rimanendo di colpo immobile e in silenzio, percepì anche lei che l’imbarcazione stava rallentando.
Qualcosa non andava.

In pochi secondi furono entrambi nella zona giorno del cabinato, da dove potevano sbirciare fuori. Dagli oblò velati di salsedine a babordo scorsero una barca a motore appena più lunga della loro che si stava avvicinando.
“Perché ha rallentato invece di seminarli? Ti fidi di lui?” chiese Claire, infilandosi rapidamente la maglietta che aveva afferrato dalla cuccetta. Nick invece era ancora a torso nudo.
“Non possiamo vedere a prua, potrebbe esserci una seconda barca che gli sbarra la strada”.
“Tutto pur di non ammettere di avere sbagliato?”
Lui le lanciò uno sguardo tagliente. L’uomo appassionato di poco prima era scomparso per lasciare il posto al professionista che conosceva.
Si chinò e aprì uno sportello sotto alla cucina.
Uno spuntino?” chiese, estraendone una borsa di tela impermeabile nera.
Prima di avere il tempo di replicare Claire si vide passare una semi-automatica di medio calibro, mentre Nick ne impugnava una più grossa e agganciava l’imbracatura di quello che sembrava un piccolo lanciamissili sul torace.
“Hai il libretto?”
Non l’aveva sentito, nella tasca posteriore dei suoi pantaloni, quando le aveva massaggiato le chiappe poco prima? Ma non le sembrò il momento di fare del sarcasmo e si limitò ad annuire. Lo vide sfilarsi le scarpe. Entrambi a piedi nudi, aprirono il più silenziosamente possibile le ante scorrevoli e scivolarono all’esterno, dirigendosi ai due lati opposti del pozzetto. I motori erano ormai in folle e la barca era quasi ferma.
Claire fu la prima a individuare la seconda imbarcazione, e alzò due dita a segnalarglielo. Nick annuì proprio nel momento in cui un tonfo a prua indicava che avevano compagnia. Il rumore inconfondibile di uno sparo con silenziatore e il tonfo del loro capitano che si accasciava sul flying bridge li spinse ad agire. Muovendosi ognuno su un fianco diverso della nave, si gettarono sui due uomini vestiti di nero che li avevano abbordati. Claire era abituata a lottare con persone di forza superiore, e sapeva di dover compensare con l’agilità e la velocità. Usò l’alzata di prua come appoggio per un volteggio che le permise di scalciare con entrambi i piedi contro la testa dell’uomo, che perse l’equilibrio e finì in mare. Quasi troppo facile.
Alzò lo sguardo e vide la seconda imbarcazione che puntava dritta su di loro, avvicinandosi rapidamente. Non così facile.
Guardò la barca più vicina e vide che l’uomo al timone aveva impugnato un’arma la puntava verso il groviglio di gambe e braccia che erano Nick e l’altro uomo.
Senza esitare, Claire alzò il braccio e fece fuoco, e il colpo non silenziato risuonò sopra lo sciabordio delle onde.
“Nick!”
“Lo so!” le rispose, allungando un gancio al mento del suo oppositore e tramortendolo quanto bastava a liberarsi di lui.
Senza più nessuno al timone, le due imbarcazioni rollavano una contro l’altra in una danza macabra di urti e cigolii sinistri.
In silenzioso accordo, corsero entrambi verso poppa e si lanciarono in mare nel momento in cui i primi spari arrivavano dal motoscafo in avvicinamento.
Nuotarono quanto più a lungo riuscirono sott’acqua, fianco a fianco. Emersero solo il tempo necessario per respirare e tornarono ad immergersi. La costa non era lontana, ma prima dovevano riuscire a liberarsi di quel motoscafo. Claire benedisse il lancia missili, evidentemente subacqueo, che Nick le stava passando, e non ebbe problemi a interpretare le breve istruzioni che le diede a segni.
Nick scese leggermente sotto di lei, incrociando entrambe le mani sotto ai suoi piedi uniti. Attese di vederle mettere la destra sul grosso grilletto prima di darle una forte spinta verso l’alto che la fece emergere per tutto il busto.
Fortuna. Nel loro mestiere ci voleva spesso anche un po’ di fortuna. Il motoscafo avrebbe potuto essere nascosto dalle altre due imbarcazioni abbandonate, invece era lì, dritto davanti a lei, a non più di quaranta metri di distanza. Premette il grilletto e, nonostante il rinculo che la spinse all’indietro, prima di crollare in acqua fece in tempo a scorgere tre figure scure rivolte nella loro direzione.
Sott’acqua, sentì la mano di Nick tirarla verso di sé. L’esplosione arrivò loro come una vampata di luce oltre la superficie e un’ondata che lì sospinse indietro di alcuni metri. Sentì due mani forti stringerle i fianchi e accompagnarla fino in superficie. Affannati, cercarono di riprendere fiato allontanandosi piano dal relitto in fiamme. Delle tre figure nessuna traccia, ma nel loro mestiere era vietato fare supposizioni. Per quel che ne sapevano, un mezzo superuomo che si rifiutava di andare al Creatore poteva stare nuotando sott’acqua verso di loro con un coltello tra i denti a imitazione del poster di Lo Squalo.
“Dobbiamo andarcene” borbottò Nick, sputacchiando un po’ d’acqua.
Claire annuì.
“Quanto sarà fino alla costa? Più o meno di un chilometro?”
“Non pensarci”.
Si misero a nuotare fianco a fianco, con bracciate regolari. Quando raggiunsero la riva, Claire avrebbe pianto per il sollievo. I muscoli le bruciavano e ogni respiro le costava fatica. Si lasciarono cadere sulla sabbia fine di una caletta stretta tra le rocce. Dalla strada costiera sopra di loro arrivavano i rumori delle auto attutiti dal ritmico infrangersi delle onde sugli scogli. Nelle narici l’odore acre della salsedine, sotto di lei il calore benefico della sabbia, Claire chiuse gli occhi e si lasciò accogliere dall’abbraccio ristoratore di un momento di oblio.

              Quando riprese contatto con la realtà, Nick era seduto accanto a lei e parlava piano al telefono.
“Bon, on est d’accord”.
Il suo francese non era male, per essere un irlandese purosangue. Riagganciò e le fece scorrere una mano sulla spalla.
“Bentornata tra noi”.
“Per quanto tempo sono...” Cos’era stato, un colpo di sonno o era svenuta?
“Due ore”.
“Bugiardo!”
Sorrise. “Una decina di minuti”.
“Tu?”
“Io ho fatto cinquanta flessioni, nel frattempo”.
Suo malgrado, scoppiò a ridere. Una risata che le fece dolere gli addominali e le fece respirare un po’ di sabbia. Si mise seduta e sputacchiò, aiutandosi con una mano e finendo con il peggiorare le cose.
“Abbiamo bisogno di un posto dove cambiarci e di un trasporto” le disse Nick, alzandosi. “Ho già messo in moto un contatto” aggiunse, allungando una mano per aiutarla a fare altrettanto.
A petto nudo, sporco di sabbia, sotto il sole ancora alto e con il blu del mare a fargli da sfondo, era una visione. Una di quelle visioni che ti fanno desiderare di trascorrervi insieme un mese su un’isola deserta. A Claire niente sarebbe piaciuto di più che afferrare quella mano e lasciare che lui si occupasse di tutto.
Perché in fondo una parte di noi è ancora e sempre una principessa nella torre che ama essere salvata dal principe sul cavallo bianco.
Ma la parte di lei che viveva nel 2012 e sapeva prendere a calci, letteralmente, anche uomini grandi e grossi si alzò senza il suo aiuto - in modo meno ginnico di quel che avrebbe desiderato, questo è vero - e gli lanciò uno sguardo di sfida.
“Credo di avere smesso di fidarmi dei tuoi contatti, grazie molte”.
Detto questo, gli voltò le spalle e, con un impeto di orgoglio e solo un pizzico di rammarico, si allontanò da lui a passi... un po’ malfermi ma che riuscivano comunque a essere dignitosi.
Stava già arrampicandosi sugli scogli verso il guard rail della strada, una ventina di metri più in alto, quando le venne in mente di controllare la tasca posteriore dei pantaloni. Inizialmente, pensò che i polpastrelli sfatti dall’acqua di mare avessero perso sensibilità, perché non percepì nulla. Aprì a fatica la cerniera e vi infilò le dita. Niente.
Quel bastardo! Doveva averle sfilato la busta con il libretto mentre era svenuta sulla sabbia! La sua rabbia produsse un verso che ricordava il ruggito minaccioso di una tigre in procinto di attaccare. Si voltò verso la caletta, che ovviamente era deserta. Superato l’istinto di rifare a ritroso il percorso che aveva appena compiuto, riprese ad arrampicarsi verso la strada con movimenti più agili, come se la stanchezza fosse scomparsa all’improvviso.  Nick Manion l’aveva giocata per l’ultima volta. L’avrebbe ritrovato, raggiunto, preso a cazzotti, coperto d’insulti, torturato, e si sarebbe riappropriata del benedetto libretto, che avrebbe sbattuto sulla scrivania del Capitano intimandogli di non farla mai più lavorare nello stesso continente in cui si trovava Nick so-baciare-meglio-del-dio-dell’amore Manion.
              Raggiunta la strada, si incamminò lungo il ciglio a passo spedito, oltrepassando la caletta sulla quale erano approdati. Lo trovò a dieci minuti da lì, in uno slargo della strada, seduto su una pietra miliare intento a fumarsi tranquillamente una sigaretta mentre conversava con un tipo appoggiato al cofano di una Renault blu ferma lì accanto.
              Quando la vide, si alzò e le venne incontro, lo sguardo divertito di chi sa che cosa sta per arrivare, tanto che la filippica che Claire aveva provato e riprovato tra sé e che aveva dato ritmo ai suoi passi perse improvvisamente consistenza, mentre i fumi della rabbia le annebbiavano lo sguardo.
              “Il libretto!”
              “L’ho tolto dalla tua fradicia chiappa per preservarlo, cherie. Ti stavamo aspettando. Dov’eri? Sei andata a cercare la toilette delle signore?”
              La sua mano si levò decisa a colpirlo in piena faccia, quella faccia che sapeva incantarla e farla andare in bestia, a volte in perfetta sincronia, ma venne intercettata e bloccata da una mano più grande e più forte.
              “Abbiamo pubblico, mia ragazza blu. Un pubblico che non è abituato alle nostre schermaglie”.
              “Grrrrr...” Era un suono onomatopeico, lo sapeva bene, ma livida com’era non riuscì a dire altro.
              Nick le fece scivolare il polso che ancora stringeva dietro alla vita, gettando la sigaretta e avvicinandola a sé.
              “Abbiamo un discorso in sospeso, io e te, Claire” le ricordò, fissandola con occhi per una volta assolutamente seri. “E una missione da portare a termine. Se pensi che ti lasci appiedata nel sud della Francia con una dozzina di formazioni estremiste arabe incazzate per quel che hai sottratto, non mi conosci. Non mi conosci proprio”.
              Non fu il tono della voce, dal quale per la prima volta era scomparsa ogni traccia di leggerezza e ironia. Non fu neanche il calore del suo corpo, e l’odore della sua pelle ancora ricoperta di sabbia e sale. Furono gli occhi, limpidi e trasparenti come due zaffiri, a fare evaporare la sua rabbia come acqua di mare al sole.
              Non era questione di principi e principesse. Nick aveva ragione. Separarsi non aveva senso, in quel momento. Quanto al resto...
              “Non avevi detto che non lavori in squadra?”
              Avrebbe dovuto saperlo che quella serietà non sarebbe durata a lungo. Le sue labbra si aprirono in un sorriso e la guardò con un’espressione che era sicura di non avergli mai visto.
              “In squadra no. Ma in coppia... in coppia è tutta un’altra storia”.
 
CHI E' L'AUTRICE
Monica Lombardi è nata a Novara quarantadue anni fa da padre toscano e mamma istriana.Diplomata alla Civica Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori di Milano e laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne all’Università Statale di Milano, è interprete e traduttrice free-lance.
Sposata, madre di due figli, vive da quasi trent’anni a Cornaredo, in provincia di Milano, dove si divide tra il lavoro, il suo ruolo di mamma e la sua passione per la scrittura. Gambler, pubblicato nel 2011 da Spinnaker, è il terzo volume di una trilogia dedicata al tenente Mike Summers della Homicide Unit di Atlanta. I primi due volumi, Scatole Cinesi e Labirinto", sono usciti nel 2008 e nel 2009.
L’autrice ha pubblicato anche una commedia sentimentale dal titolo "Three Doors - La vita secondo Sam Bolton".
 
VI E' PIACIUTO L'ALTRA META' DEL BRIVIDO ? VI PIACCIONO LE STORIE D'AMORE CON SFUMATURE SUSPENSE ? ASPETTIAMO I VOSTRI COMMENTI.

23 commenti:

  1. Bellissimo,appassionante e divertente.Sarebbe splendido leggere un intero libro su questi due personaggi favolosi.
    Complimenti ancora una volta a Monica.

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  2. Monica complimenti !!
    E' un bellissimo racconto con due personaggi che fanno scintille!! Peccato che sia solo un racconto: un tuo libro con questi due fantastici personaggi , sarebbe sicuramente una garanzia di successo!! Brava come sempre : suspence ed passione sempre bel bilanciate anche in questo breve racconto!!

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  3. Cassandra Rocca16/04/12, 11:38

    Spettacolo! Mi è piaciuto un sacco! Ma del resto me lo aspettavo (il racconto di Natale è stato il mio preferito); Monica scrive benissimo, quindi sapevo che avrei letto qualcosa di altrettanto bello! I personaggi sono intriganti, lui è un "gran figo", e le loro schermaglie sono sexy e divertenti!
    BRAVA! :)
    Cassie

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  4. Adele V. Castellano16/04/12, 12:55

    Brava Monica, buon ritmo, bei personaggi, bel racconto. Vogliamo scoprire questi talenti italiani del Romantic Suspense che non hanno nulla da invidiare a quelli di oltreoceano? Cari editori, lord e vampiri non ci bastano più, vogliamo novità, cosa aspettate? Che ci buttiamo sui libri in lingua originale, ora con gli e-book reperibili in un secondo e a ottimi prezzi??? Sveglia!

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  5. Inizio con il quotare Adele: la suspense ci piace, e può felicemente affiancarsi a balli del ton e morsi sul collo...ed essere scritta, e bene, da autrici italiane. Poi faccio i complimenti a Monica per il racconto davvero bello, con ritmo serrato, personaggi intriganti ma credibili, un notevole e ben equilibrato grado di tensione ( e di tensioni). Mi piace anche l'ambientazione.

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  6. Complimenti Monica!!!davvero bello!!!!!

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  7. Ohhh... bello, molto bello. Due personaggi molto emozionanti e interessanti.... Ci verrebbe proprio un bel libro eh?
    Mi unisco al grido d'appello di Adele. Ok conti, libertini, vampiri, licantropi e folletti mutaforma (ho dimenticato qualcuno?) ma variamo un pò!!! Proponete qualcosa di diverso... Non possiamo continuare a stagnare!!!

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  8. Che corsa! La Costa Azzurra al profumo di lavanda e sapone di Marsiglia ricorda vecchi film d'azione deliziosamente adrenalici. Divertente, travolgente, graziosa lei col caschetto nero e il leggendario ciuffo blu; e lui? Con gli occhi tanto blu da apparire illegali? ANITA

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  9. Ringrazio tutte voi che avete letto e lasciato questi bei commenti! E a Francy, per la bellissima copertina - wow, sexy!

    Mi sono divertita a scrivere di Nick e Claire, e sono felice di sentire che voi vi divertite a leggere :)

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  10. Monica cara, complimenti. E' sempre un piacere leggere i tuoi scritti, lunghi o corti che siano. Questo, in particolare, è decisamente adrenalico e coinvolgente, ti ritrovi a leggere le ultime parole con il fiatone... ma anche con il languore che segue un incontro "interessante". A quando il seguito?

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  11. Bello! Mi ha tenuta col fiato sospeso dall'inizio alla fine, sia per l'interessante parte suspense che per la sensuale relazione tra i protagonisti. Le schermaglie d'amore poi sono proprio divertenti e intriganti. Quì urge un seguito. ^_^

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  12. Complimenti Monica, un racconto delizioso e coinvolgente. Personaggi affascinanti e simpatici. La descrizione del mercato di Saint Tropez me ne ha ricordato uno simile ad Arles, qualche anno fa: chilometri di bancarelle che traboccavano letteralmente di saponette profumate, marito disperato!

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  13. Uffah! Monica lo sai che ti odio...ho detto tutto! :oPPPPP

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  14. Grazie mille dei complimenti, fanciulle! Li bevo avidamente, come un bicchiere di bibita ghiacciata in una calda giornata d'estate :)

    Quanto alla mia amica Giusy, il duello l'abbiamo avuto in altra sede, due colpi andati a vuoto (nessuna delle due è esperta di historical romance, quindi manco di duelli) quindi siamo punto e a capo :P

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  15. Mony i tuoi racconti mi fanno sempre attorcigliare le budella e questo non è stato da meno, i tuoi personaggi sono grandiosi, ed il tuo modo di scrivere mi piace moltissimo, continua così............e magari un giorno potresti anche scrivere un bel libro su questi due no?
    baci
    Silvia

    PS: Francy la copertina è strepitosa :)

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  16. Beata te, Monica, che c'hai il fisico! Se bevo una bibita ghiacciata, in piena estate e non, mi vien la colite! È la giovinezza che avanza, diceva la mia nonna. ;-)

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  17. Evvai la nostra Lombardi! Adrenalina, humor, sex appeal. Non manva niente ai suoi personaggi.
    Bel lavoro.
    Monica P.

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  18. Grazie fanciulle!
    E Lady... la giovinezza avanza anche qui ma, se bevuta a piccoli sorsi... ;)

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  19. Non che tu abbia bisogno di altri complimenti da questa tipa qui, tu sai che stimo il tuo lavoro... Però, quando si sentono così intensamente i personaggi è semplice farli rivivere negli occhi e nella mente di chi legge... Questo racconto riesce a tirarti per i capelli e ti trascina, così leggero, leggerissimo... brava Monica!

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  20. Non è il genere che prediligo, però complimenti all'autrice, perchè ha saputo mischiare vari generi all'interno di un unico racconto, e questo non è certamente facile!!!

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  21. Ciao, sono nuova e volevo capire.. ma finisce così: “In squadra no. Ma in coppia... in coppia è tutta un’altra storia”. sono curiosissima.. mi sta piacendo molto e... spero ci sia un continuo. Sara

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    Risposte
    1. ciao Sara, grazie del tuo messaggio e benvenuta sul blog :)
      Il racconto finiva così, in effetti, finché non ne ho fatto una novella che ha inglobato questa parte proprio nel mezzo, il che vuol dire che scopriamo anche come si sono incontrati. La novella si intitola "Bluegirl" e la trovi nell'ebook "Bluegirl e altre storie", su amazon e kobo.
      Buona lettura e a presto!
      Monica

      Elimina

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