NEW PENS FOR ROMANCE presenta...Giusy Berni




Nuovo capitolo di New Pens for Romance che oggi ospita con piacere un'assidua amica del blog, GIUSY BERNY. Lasciamo la parola all'autrice e ...buona lettura!


Grazie a Francy che ha accettato di darmi un po’ di spazio in questo suo splendido blog.

Molte di voi mi conoscono come Lady Akasha, e mi spiace per voi ma anche io ho velleità di scrittrice.

Questo episodio che sottopongo al vostro giudizio è solo uno stralcio di un romanzo contemporaneo che vedrà la luce in futuro.

Scritto per Officina Italiana Romance nell’iniziativa dedicata al Capodanno, nacque come una sfida, un guanto lanciatomi dalla favolosa Mariangela Camocardi che in modo insinuante mi ha provocato a scrivere un romanzo ambientato… in Italia.

Pertanto l’ho dedicato a lei, che mi ha fatto comprendere che non devo mai pormi dei limiti quando scrivo, e di provare sino a raggiungere il mio obiettivo.

Sono anni che ci provo, più che altro cimentandomi in fantasy o fantascienza, finchè non decisi di provare anche con il romance.

Dopo tutti quelli che avevo letto, qualche nozione sull’argomento dovevo pur averla.

Purtroppo, non sono una persona molto costante, anzi, dispersiva è dire poco. Per fortuna che nel frattempo ho incontrato una donna meravigliosa che con una pazienza da Santa mi ha imposto quella disciplina che a me manca completamente.

Grazie Elisabetta Bricca, senza i tuoi continui: hai scritto? Per non parlare delle lunghe conversazioni a cui ti sottopongo in cerca di ispirazione. Non è colpa mia se dopo mi vengono le idee.

Non credo che sarei arrivata quasi a completare il mio primo romance.

Spero di non avervi già annoiato, vi lascio pertanto alla lettura di questo brano, tenete conto che non è conclusivo, ma solo uno stralcio, un episodio a cavallo del 2009 e il 2010!

Destino
di
Giusy Berni

Roma, 31 Dicembre 2009 ore 20.00

«E’ stato rinvenuto il cadavere di Sofia Scalieri. Moglie del magnate della finanza Andrea Terenzi. Gli inquirenti sospettano una rapina sfociata in un tragico epilogo. La donna, famosa per le sue opere di carità, era appena uscita da un ritrovo per senzatetto. Non si cononoscono ancora le dinamiche dell’omicidio. I carabinieri stanno ancora svolgendo le indagini. Sul luogo del ritrovamento sono arrivati i R.I.S. per i rilevamenti. Vi terremo aggiornati sugli sviluppi di questo giallo che sembra chiudere l’anno all’insegna della tragedia e del lutto» la voce di Cesara Buonamici di TG5 continuava a parlare del triste bilancio del 2009.

La donna osservava le immagini che scorrevano dinanzi ai suoi occhi, la mente persa in pensieri funesti.

Era morta.

La vita che aveva vissuto si assembrava nella sua mente come scene di un vecchio film.

Frammenti di un passato opaco e senza senso.

I suoi genitori ossessionati dal matrimonio importante, che avevano riposto nell’unica figlia mille speranze.

La realizzazioni dei loro sogni nel matrimonio con Andrea Terenzi.

Gli anni vuoti accanto ad un uomo che pretendeva da lei solo l’unica cosa che non era in grado di dargli.

Un figlio.

Calde lacrime amare sgorgarono silenziose. Irrefrenabili.

Sullo schermo del televisore LCD apparve il volto cupo di un uomo che si faceva largo tra i giornalisti. Il suo sguardo seccato rifletteva il suo stato d’animo.

«Sig. Terenzi, permette una domanda?» la voce decisa della giornalista di SKYTG24 riscosse la donna dalle sue elucubrazioni, riportando l’attenzione sull’immagine dell’uomo di circa quarant’anni che con voce pacata replicava alla cronista che non era quello il momento delle domande. Lo vide voltare le spalle alle telecamere ed entrare nella camera mortuaria del Policlinico Umberto I.

Era morta.

Sofia Scalieri era deceduta all’età di 36 anni.

Nessuno avrebbe pianto la sua morte. I genitori non c’erano più da tre anni. Il resto dei parenti erano nomi senza volto della sua infanzia.

Si alzò dalla poltrona color oro e crema e si diresse come in trance verso la camera da letto, attraversando le due stanze dall’opulento arredamento di quell’hotel prestigioso nel cuore di Roma.

Sofia sollevò una mano e si toccò il viso ancora privo di rughe, osservando con malinconia la donna riflessa nello specchio dorato riccamento intarsiato appeso alla parete sopra una scrivania stile tardo settecento.

I lunghi riccioli scuri raccolti in una treccia, già sfuggivano ribelli a quella costrizione. Gli occhi castani erano cerchiati per la stanchezza e le notti insonni. I jeans neri e l’attillato maglioncino verde modellavano il suo corpo prosperoso. Nei momenti in cui era indulgente con se stessa si definiva procace, quando era depressa, diventava una ridicola cicciona.

Il braccio ricadde come privo di forza, mentre i ricordi degli eventi di quelle ultime settimane si rovesciarono su di lei come una cascata fragorosa. La mente si riempì delle immagini degli attimi di terrore che l’avevano accompagnata nelle settimane passate.

Suo marito, Andrea Terenzi, la voleva morta.

Quel pensiero angosciante martellava senza sosta dentro di lei.

Il desiderio di diventare padre era diventato un’ossessione così potente da volersi liberare della sterile moglie.

Ma Sofia Scalieri per una beffa del destino era ancora viva.

Tra poche ore sarebbe scoccata la mezzanotte, quell’anno maledetto sarebbe terminato con l’ennesimo brutale omicidio senza soluzione, mentre lei si preparava ad affrontare la sua nuova vita.

Un brivido gelido le attraversò la schiena, si strinse le braccia intorno al corpo come per difendersi dal freddo che nasceva dentro di lei.

Si sentiva sola, abbandonata.

Sophia Cammareri, figlia di immigrati italiani per la prima volta in vancanza in Italia alla riscoperta delle sue origini. Quella era la sua nuova identità. Il suo nuovo passato.

Il primo gennaio sarebbe partita per Los Angeles.

Un nuovo anno. Una nuova vita.

All’improvviso ogni sua certezza era stata spazzata via, lasciando un vuoto che ancora doveva riempire.

Si guardò intorno sconsolata, lo sguardò perso nel vuoto incurante di quanto la circondava in quel rifugio di lusso. Tre stanze riccamente arredate che componevano la suite Presidential, con il suo panorama mozzafiato sulle bellezze di Roma. La città eterna.

La mente in tumulto continuava a rivivere gli ultimi avvenimenti non riuscendo a capacitarsi che suo marito fosse giunto al punto di assoldare un killer per ucciderla.

Gabriel.

Sofia lasciò che la forza di quel nome la riempisse di nuova energia, era come se il solo pensarlo scacciasse via le tenebre che stavano prendendo possesso della sua anima.

Chiuse gli occhi e un lento sorriso apparve sulle labbra tirate, mentre la cosapevolezza di non essere più sola in quell’appartamento prese il sopravvento su tutte le sue paure.

Avvertì la sua presenza prima ancora di vederlo. Era alle sue spalle, silenzioso come sempre. Un grosso felino, possente e letale.

Il suo destino.

«Hai pianto di nuovo» era un’affermazione la sua. Gabriel le afferrò con dolcezza il mento e lo sollevò scrutandolo con intensità.

«E’ difficile accettare la realtà» cercò di giustificarsi con tristezza.

«Lo ami ancora?» il gelo del tono contraddicceva l’ira nei suoi occhi di ghiaccio.

Sofia lo fissò stupefatta, scorgendo in quell’uomo aspro un barlume d’incertezza che non si sarebbe mai aspettata.

«Ho amato un solo uomo nella mia vita. E non è lui» replicò sorridendo misteriosa, si liberò dalla sua presa e si diresse verso l’angolo bar dove si mise a prepare il caffè con gesti misurati. Accese la macchina espresso, aspettando una reazione da parte di Gabriel alle sue parole.

Lui rimase immobile, mentre rifletteva su quella frase.

«Perché lo hai sposato, allora?» chiese con quella sua voce fredda, in cui nessuna emozione veniva mai palesata.

Sofia strinse con forza il manico del portafiltro, il suo corpo s’irrigidì a quella domanda che si aspettava prima o poi.

«Perché sono una vigliacca. E’ stato più facile cedere che lottare» sussurrò con vergogna.

Come al solito lui si era avvicinato silenzioso, lei si sentì circondare dalle sue braccia muscolose. La schiena stretta al torace possente. Posò la nuca sul petto, lasciandosi avvolgere dal suo abbraccio protettivo.

«Vigliacca? Hai avuto il coraggio di fissarmi negli occhi e sfidarmi a sparare. Il tuo coraggio e la tua forza mi hanno impedito di ucciderti» le alitò in un orecchio provocandole deliziosi brividi di piacere.

«Quando mi sei apparso davanti non riuscivo a credere ai miei occhi. Credevo fossi un parto della mia fantasia» confessò timidamente sospirando beatamente al tocco sensuale sulla pelle del ventre.

«Vuoi che lo uccida per te?» esordì all’improvviso lasciando Sofia scioccata a quella domanda.

Desiderava la morte di Andrea?

Per alcuni istanti si gingillò con quel pensiero cattivo, immaginando di ripagarlo della stessa moneta, di spezzare la sua vita come lui aveva tentato di fare con la sua.

Sofia sorrise scrollando la testa. Il destino le aveva dato una seconda occasione. La chance di vivere una vita piena accanto ad un uomo che amava.

«No. Lascia che abbia ciò che desidera. Dovremmo ringraziarlo, è grazie a lui e alla sua ossessione per un figlio che ci siamo incontrati» dichiarò convinta gemendo di piacere alle carezze di lui che nel frattempo si era insinuato sotto il suo maglioncino, fino a raggiungere il capezzolo turgido, stuzzicandolo dolcemente.

Gabriel le sfiorò il collo con le labbra, inalando il suo profumo di cannella. Adorava quell’odore dolce e speziato, gli faceva pensare ad un dolce esotico. Il suo corpo reagì a quella sollecitazione olfattiva con una dolorosa erezione.

Ansimò eccitato quando Sofia sfregò sensualmente le sue natiche sul pene rigido. La fece voltare verso di se fissandola bramoso, vide le sue pupille dilatarsi, il petto sollevarsi per il respiro affannoso.

Era eccitata.

Le sfilò il maglioncino gettandolo lontano seguito dal reggiseno di delicato pizzo nero, lasciando alla sua vista avida il magnifico seno. Con le nocche sfiorò la pelle cremosa sino al capezzolo sensibile già turgido di desiderio. La sentì gemere languida. Senza sforzo la sollevò posandola su un cassettone, senza toccarla, fissandola con intensità.

«Gabriel» pregò lei cercando di stringerlo a se. Lui non si oppose, aderì al corpo morbido di Sofia, soffocando i suoi gemiti con un bacio appassionato. Immerse la sua lingua in quella bocca calda, che lo accolse con passione. Accarezzò la pelle di seta della schiena continuando la sua esplorazione sino ad approdare ai suoi seni frementi, con cui si colmò le mani, giocando con i capezzoli duri come gemme.

Sofia gettò indietro la testa mentre le labbra di Gabriel scendevano sul collo lasciando dietro di se una scia di umida eccitazione. Lo afferrò per la nuca glabra facendogli capire dove voleva sentire la sua bocca. L’uomo capì al volo il messaggio cominciando a succhiarle i capezzoli. Nel frattempo con gesti frenetici le sbottonò i jeans che con pochi movimenti riuscì a farli scivolare via, mentre i delicati slip di pizzo nero vennerò letteralmente strappati. La camicia di lui seguì a ruota, come i suoi jeans e gli stivali.

Riprese a baciarla con sfrenata bramosia, stringendo il corpo voluttuoso contro di se, facendolo aderire alla sua pelle bollente. La sentì mugolare eccitata. I suoi gemiti gli provocarono ondate di fuoco nelle vene. Con un dito sfiorò la sua vulva umida per controllare se era pronta a riceverlo.

Sofia sentì quell’intrusione nella sua intimità, godette di quel tocco sensuale che la stava portando sempre più vicino al limite.

«Ti prego» lo supplicò con voce rotta.

Gabriel non aspettava altro, l’afferrò per le natiche e la penetrò con un’unica spinta. Il pene immerso complemente dentro di lei. Era come toccare l’anima stessa di Sofia. Un miracolo che non riusciva a spiegarsi, ma quando era dentro di lei, tutto era perfetto.

Era a casa.

Sofia raggiunse l’orgasmo nel momento stesso in cui lui entrò dentro di lei. Urlò per il piacere devastante che le spinte di lui producevano.

Lo strinse con le gambe serrandole attorno ai fianchi di lui, mentre sentiva l’eccitazione tornare potente dentro il suo corpo ad ogni colpo deciso di Gabriel. Solo con lui riusciva a provare quel desiderio, quella brama, quella sensazione di fusione ogni volta che facevano l’amore.

Con un’ultima spinta decisa Gabriel esplose dentro di lei, sprofondando in quella follia che solo quella donna meravigliosa riusciva a far nascere in lui. Sentì la vagina contrarsi attorno al suo pene mentre anche Sofia raggiungeva di nuovo l’orgasmo. La baciò con dolcezza sulle palpebre abbassate. Nonostante le gambe malferme riuscì a sollevarla e si diresse verso il letto ancora sfatto. Si lasciò cadere sul matarasso con lei sopra non trovando la forza di separarsi da quel corpo accogliente che teneva lontano il freddo dal suo cuore. Coprì entrambi con la coperta e si addormentò abbracciandola come se temesse di perderla nella notte.

Sofia si svegliò di scatto al rombo di un’esplosione, sentì muscoli possenti tendersi attorno al suo corpo, mentre una pistola dall’aspetto minaccioso compariva nella mano di Gabriel.

«E’ mezzanotte. Buon Anno Sofia» le augurò baciandola con dolcezza sulle labbra, appoggiando l’arma sotto il cuscino.

«I fuochi d’artificio. Li adoro» esclamò felice.

«Sbrigati a vestirti. Andiamo sulla terrazza a guardarli» la incalzò mentre era già sulla porta del bagno, lasciandola come sempre a osservarlo aggirarsi nudo per la stanza, compiaciuto dello sguardo di apprezzamento che Sofia aveva negli occhi. Anche a lui piaceva guardarla, specie quando dormiva raggomitolata al suo fianco. Nuda, calda, con quella sua pelle setosa e il suo odore di cannella.

Si lavarono e vestirono in fretta. Sofia lo vide controllare la pistola, una Beretta M9, come aveva cercato di spiegarle un giorno, ma di cui non era riuscita a capire granchè. Si era persa tra i calibri e i tipi di pallottole, guadagnandosi una delle sue rare risate al suo sguardo smarrito e un bacio mozzafiato.

«Copriti bene. Fuori fa freddo» intimandole con lo sguardo di indossare cappello, guanti e sciarpa, mentre lui infilava la pistola nella fondina ascellare sotto il cappotto nero.

«Anche tu, mio caro. Visto che hai il cranio in bella vista» lo prese in giro Sofia accarezzandogli la testa nuda.

«Toccami ancora in quel modo e non vedrai nessun fuoco d’artificio, ma solo il letto» la minacciò prendendola tra le braccia e baciandola con passione.

Sofia mugolò eccitata succhiandogli la lingua per poi morderla con dolcezza. Gabriel la spinse contro la parete sollevandola e strusciando il suo pene rigido contro di lei.

«Sei sicura di voler vedere quei dannati fuochi?» sospirò sensuale sulle labbra di lei.

«Si» replicò roca e poco convinta.

«Andiamo» la rimise subito a terra, afferrò la sua mano inguantata e la trascinò via prima di cambiare idea.

Sofia scoppiò a ridere felice. Per la prima volta da qualche giorno cominciava a vedere un futuro più sereno davanti a lei. Il passato alle spalle sembrava allontanarsi sempre di più, mentre stretta al fianco di Gabriel si dirigeva verso la terrazza privata della loro suite.

La notte stellata incoronava Roma come un diadema scintillante sulla testa di una regina. Ovunque le luci multicolori dei fuochi d’artificio illuminavano la città eterna.

Il panorama era mozzafiato.

Dall’alto dell’Hotel Splendide Royal sembrava di avere Roma ai propri piedi in tutta la sua bellezza millenaria. Testimone immortale del passare dei secoli, con i suoi monumenti vetusti che come gemme preziose scintillavano nelle tenebre rischiarate da centinaia di scintille colorate.

Sofia si strinse al corpo caldo di Gabriel appoggiando la testa nell’incavo della spalla. Lui la strinse a se con gentilezza.

«E’ uno spettacolo meraviglioso. Per la prima volta saluto il nuovo anno con la speranza di un futuro» sussurrò lei commossa dall’emozione profonda che quella notte incantata le stava regalando.

«Sarà il primo di molti altri» promise Gabriel senza alcuna emozione se non il barlume di dolcezza che apparve nei suoi occhi di ghiaccio.

Sofia lo fissò adorante consapevole che quell’uomo impassibile mai avrebbe dimostrato a parole i suoi sentimenti, ma ogni gesto era intenso di emozioni appassionate.

Sotto un tripudio di bombadamenti festosi, Gabriel strinse a se Sofia in un abbraccio ardente, la fissò famelico mentre con lentezza esasperante prese possesso della bocca morbida di lei. Il bacio infuocato innescò un desiderio frenetico.

Gabriel la sollevò senza sforzo tra le braccia possenti e la riportò in fretta all’interno della suite, chiudendo la portafinestra lasciando al di fuori i festeggiamenti per il 2010.

In quel momento ogni pensiero per il futuro, ogni problema che avrebbero dovuto affrontare venne dimenticato. Presto sarebbe giunta l’alba e con essa un nuovo inizio.


VISITA IL SITO DI GIUSY BERNI : http://www.giusyberni.it



Vi è piaciuto questo estratto? Questo spazio è dedicato sia alle scrittrici che alle lettrici, perciò i vostri commenti sono più che benvenuti!


13 commenti:

  1. Adoro Giusy per il suo modo di scrivere, uno stile scorrevole e piacevole, a tratti quasi giornalistico. Insomma sembra di leggere una stooria vera più che un racconto e credo che questo, per chi scrive, sia uno dei commenti più apprezzati! dai Giusy continua così, puoi solo migliorare!!!!!

    Samanta

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  2. Io l'avevo già letto sul blog di Officina tempo fa, ma l'ho riletto volentieri... la qualità migliore di Giusy è la capacità di tenere alta e costante la tensione nei suoi scritti, tensione nel senso positivo di ritmo incalzante e di aspettativa che riesce a creare in chi legge.
    Cristina

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  3. Brava Giusy! Io non amo molto i contemporanei, però il tuo stile di scrittura mi piace molto. Continua così!

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  4. Rammento bene questo racconto e rammento quanto lo stile mi fosse piaciuto. Ne confermo il valore, questa autrice ha le carte in regola per farsi un po' di strada nel mondo letterario. E' forte, feroce, determinata, ha una sferza non indifferente nella scrittura, come se celasse in sè una sorta di rabbia che se scaturisse genererebbe paradossalmente un'onda di sentimento. Complimenti!
    Barbara Risoli

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  5. Bellissimo racconto!!! Ho letto anche l'altro che hai pubblicato sul blog dell'Officina ed era stupendo anche quello!!! Continua così Giusy!!!!
    Un bacione e ancora complimenti!!!

    RispondiElimina
  6. Gusy zozzona mia, te possino...
    Sei migliorata moltissimo con il tempo e non posso che farti i miei complimenti per questo racconto, appassionante e seeeeexy.
    E quanto al tuo peana in onore della nostra Bricchetta, ebbene, ti quoto in pieno!

    ps: ragazze, tenete d'occhio questa donna, perchè sentiremo parlare di lei! ;-)

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  7. Questo racconto di Giusy, oltre che un onore per essermi stato dedicato da un'amica come lei, mi è piaciuto più di quanto io possa esprimere. Le ho fatto i dovuti complimenti, sottolineando che i due personaggi meritavano un più ampio sviluppo: sono tratteggiati in modo assolutamente intrigante dall'autrice e sono felice che abbia seguito il mio consiglio. Grazie, Giusy, io sono sicura che stai procedendo sulla strada giusta, mi auguro che ne sia consapevole anche tu. Un grande abbraccio e ancora brava!
    Mariangela Camocardi

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  8. Sei brava. Complimenti.
    Sono sicura che ce la farai.

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  9. Grazie a tutte per i complimenti! Speriamo di non deludere le aspettative...si sa il mondo dell'editoria è capriccioso!
    E non basta saper scrivere o avere fantasia...ci vuole tanta fortuna!

    Ma non demordo...anche perchè con amiche come voi che mi sostengono...è impossibile arrendersi si rischiano gravi rappresaglie! :oDDDDDDDDDDDDDDDDD

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  10. Ho finito di leggere in questo momento. Complimenti Giusy, è molto intrigante. Scrivi veramente bene. Adesso però mi lasci sulle spine. A quando il libro
    Un abbraccio e auguroni
    PATTY

    RispondiElimina
  11. Ho finito di leggere in questo momento. Complimenti Giusy, è molto intrigante. Scrivi veramente bene. Adesso però mi lasci sulle spine. A quando il libro
    Un abbraccio e auguroni
    PATTY

    RispondiElimina
  12. sinceri complimenti Giusy, molto bello questo estratto, scrivi davvero bene!! anche se non leggo molti contemporanei questo l'ho letto tutto d'un fiato per la sua intensità..brava e in bocca al lupo!!

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  13. Grazie per la dedica, Lady... ma mica penserai di esserti liberata di me?
    Brava e continua così! Baci

    RispondiElimina

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