NEW PENS FOR ROMANCE presenta...VERONICA BENNET



Un nuovo appuntamento per la nostra rubrica settimanale New Pens for Romance che questa settimana ospita l'amica VERONICA BENNET, blogger di un bel sito personale dedicato al rosa ( qui) .Dedita da tempo alla scrittura di storie romantiche, Veronica collabora anche attivamente con siti di recensioni romance ed è, come noi, un'accanita fan del genere.
BUONA LETTURA!


Ciao a tutti! Sono Veronica Bennet e come prima cosa permettetemi di ringraziare Francy e Miss Grig per avermi dato la possibilità di partecipare a questa bella iniziativa. Probabilmente qualcuna di voi mi conosce già per cui saprà anche che amo leggere romanzi rosa storici e, soprattutto, che amo scriverli. Tuttavia, questa volta, ho deciso di espormi al vostro giudizio con un genere a me sconosciuto, ossia un contemporaneo.Una trentenne in pensione” è nato circa tre anni fa quando la mia migliore amica si è ritrovata, di punto in bianco, licenziata. Per lei è stato un momento molto difficile ma nonostante ciò, grazie alla sua autostima e umorismo, l’ha attraversato alla grande. Così, col suo permesso, ho cominciato a scrivere la sua storia.Abbiamo passato splendidi pomeriggi accovacciate sul divano dove lei raccontava e io prendevo appunti. Splendidi momenti che custodirò sempre nei miei ricordi e che oggi voglio far leggere a voi.
Grazie.
Veronica


“Una trentenne in pensione”
di
Veronica Bennet

Tutti i diritti letterari di quest’opera sono di esclusiva proprietà dell’autore.
Trama: Chiara ha trent'anni, convive con Riccardo da cinque e non lavora da un anno.
E proprio in quest'ultimo anno la sua vita ha preso una piega insignificante e le giornate si susseguono monotone allietate unicamente dalle faccende di casa e dalle visite dell'amica Morena. Mentre cerca di affrontare nel dovuto modo la vita quotidiana il sospetto che Riccardo abbia un'amante si fa sempre più reale. Ciò indurrà Chiara a fermarsi e a considerare tutto quello che la circonda: dall'amica persa in una relazione extra coniugale, al vicino di casa Alex, dolce e sensibile, che le fa una corte spietata; alla madre coinvolta in un intrigo condominiale.
E così, attraverso una serie di situazioni strane e divertenti e sotto una magica
atmosfera natalizia Chiara troverà la forza di rimettersi in piedi scoprendo che...

Capitolo 1
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Reggio Emilia, Dicembre 2001


Riccardo Ferrari è sempre piaciuto a tutti!


I bambini lo adorano, le donne lo trovano bellissimo, gli uomini lo definiscono intelligente e le anziane impazziscono riscontrando in lui l’immagine del perfetto cognato.
Per questo, nonostante i quattro gradi sotto zero e il vento stile bora triestina, ce ne stiamo sotto al portico del palazzo dei suoi genitori.
La signora Cassandra del primo piano ci ha probabilmente individuato nell’attimo in cui siamo scesi dall’auto. Credo sia la spiegazione più plausibile perché nel medesimo istante in cui Riccardo ha appoggiato l’indice sul campanello la porta d’ingresso si è magicamente aperta.
La signora, vestita come la regina Elisabetta, esibisce uno gran sorriso mettendo in mostra una splendida dentiera, poi allarga le braccia come se non lo vedesse da anni quando in realtà l’avevamo incontrata soltanto ieri mattina.
Come di consueto inizia a riempirlo di complimenti avanzando con fermezza verso di noi lasciando così la che la porta alle sue spalle si richiuda.
Ignorando il fatto che forse avremmo preferito entrare gli picchietta ripetutamente la mano sul braccio attaccando con una serie di domande infinite.
Con l’occhio attento quanto quello di un falco lo osserva avidamente dal basso del suo metro e cinquanta circa trattenendolo per la manica onde evitare ogni suo tentativo di fuga.
La scena si prolunga per ben dieci minuti, ma d'altronde è inevitabile. Accade ogni volta e non solo con lei.
Ma la cosa più sconcertante è che io risulto trasparente.
Sì, non esisto e le uniche attenzioni che mi vengono rivolte sono i classici convenevoli.
Così me ne sto qui, avvolta in un piumino azzurro puffo che mi vedrebbero anche dalla lontana Patagonia, con un educato sorriso stampato sulle labbra e una paralisi alle gote a causa del freddo.
Per fortuna nel momento in cui, penso di aver perso l’uso delle dita, la signora esordisce con: "Oh ma caro ti ho già fatto prendere abbastanza freddo. Sarà meglio che ti lasci salire da tua madre. Mi raccomando Riccardo torna presto a trovarci, sentiamo tutti la tua mancanza."
E così mentre Cassandra si dirige a passo svelto verso il centro noi riusciamo finalmente ad entrare.
" Sentiamo la tua mancanza… Mi pare un tantino esagerato." osservo ridendo.
"Ma dai Cassandra è una donna gentilissima." risponde Richi mentre chiama l’ascensore. "Forse a volte è un po’ petulante ma rimane comunque una persona estremamente cortese."
"Un po’? Ma se parla solo lei! Inoltre non mi sembra proprio cortese… mi ha praticamente ignorata."
Mentre le porte dell’ascensore si aprono Riccardo si volta verso di me sfoderando uno di quei suoi splendidi sorrisi che scioglierebbero anche un iceberg.
"Potevi dire qualcosa anche tu." mi fa notare inclinando la testa leggermente di lato "Ci vediamo di sopra."
Sorrido! Bene ora, grazie alla mia claustrofobia, ho tre rampe di scale per pensare.
Pensare? C’è poco da pensare! Magari Richi ha ragione ma cosa dovrei dirle?
Sono cinque anni che io e lui conviviamo e sono cinque anni che ogni settimana, più precisamente la domenica, facciamo visita ai suoi genitori. Quindi sono sempre cinque anni che la signora Cassandra mi conosce, è più che evidente che non suscito il suo interesse.
Alla seconda rampa di scale inizia l’affanno, ma è naturale, mi muovo talmente poco che dovrei girare con la bombola d’ossigeno nella borsetta. Mi fermo a prendere aria e inevitabilmente il mio sguardo cade sul tronchetto della felicità posto al centro del pianerottolo. Con rammarico mi accorgo che quel nome non è più appropriato. Gli sono rimaste solo due foglie, per di più gialle perciò ha l’aria di essere tutto meno che felice ma nonostante questa distrazione la mia mente ritorna alla signora Cassandra.
Non capisco perché me la prendo tanto. In fondo che importanza ha che la signora mi presti attenzione, sono circondata da persone che mi adorano e che non anno altro che ripetermi quanto sono speciale, non vedo perché devo farmi questa paranoia!
Arrivata ormai a destinazione abbandono momentaneamente quell’inutile dilemma.
Ora c’è un problema ben più complicato da affrontare.
Dalla porta della famiglia Ferrari esce un intenso odor di fritto perciò ne deduco che appena torneremo a casa dovrò mettere da lavare tutta la roba e dovrò anche rilavarmi i capelli, che ho lavato giusto stamattina.
Richi, che ovviamente è arrivato prima, mi attende con la mano sulla maniglia.
"Hanno fatto le cotolette." m’informa con aria rassegnata.
"Già sento."
"Dovremmo mettere tutto da lavare. Mi dispiace hai appena lavato la mia giacca." si scusa dolcemente.
"Non preoccuparti non fa niente." rispondo anche se in realtà non è proprio così. Ho impiegato un’intera mattinata per lavare a mano quella visto che lui non si fida a portarla in lavanderia.
Ma d’altronde non posso di certo arrabbiarmi, non è colpa di nessuno se i Ferrari hanno deciso di mangiar del fritto oggi e non posso nemmeno prendermela con Richi e la sua mania di lavare gli abiti unicamente a mano.
No, non posso proprio perché mi duole ammetterlo ma non ha altre pretese, non ha… altri perché… difetti.
"Ma cosa fate lì? Dai entrate che mi entra freddo in casa."
La signora Marta, se non madre di Riccardo, spalanca di colpo la porta strappandomi ai miei pensieri.
Alta il necessario per arrivare alla maniglia sfoggia una perfetta tenuta da casa, con tanto di grembiule rigorosamente macchiato d’unto.
E mentre ci osserva con sguardo di rimprovero non posso fare ameno di notare

che la sua messa in piega è assolutamente impeccabile.
"Ciao mamma. Papà è in casa?" domanda Richi chinandosi a baciarle la guancia che ormai, vista l’età, ha più pieghe di una tenda arricciata.
"Tuo padre è al bar, lo sai che è al bar a quest’ora. Te l’avrò detto mille volte di venire più tardi che poi ci rimane male di non averti visto."
Ecco lo sgrida di nuovo. Ormai è una consueta routine, ma che farci, Richi non vuol saperne di andarci più tardi e suo padre… bè suo padre potrebbe anche andare al bar più tardi se vuole vederlo.
Comunque ormai è una lotta inutile!
Marta sbuffa e con passo spedito ci fa strada verso la cucina poi, come per incanto, si ricorda che ci sono anche io così si volta di scatto.
"Ciao Chiara, scusa ma Riccardo non capisce niente! Sa benissimo che suo padre a quest’ora ha il torneo di briscola. Certo che potresti dirgli qualcosa anche tu, insomma cosa vi costa venire più tardi!"
Senza darmi il tempo di rispondere alza il braccio in segno di disappunto poi, riacquistando un flebile sorriso mi domanda: "Ma lasciamo perdere, piuttosto come stai? Ti è passata l’influenza?"
"Sto bene grazie, direi che ormai è passato tutto."

Ma Marta, che se non ha l’ultima parola non è contenta, si avvicina con sguardo attento. Il naso quasi appoggiato al mio.
"Sarà Chiara ma ti trovo molto pallida. Insomma forse è il caso che ti faccia vedere da uno specialista, almeno per riprendere un po’ di tono, di colore."osserva seria, per poi concludere con una di quelle frasi che non vorresti mai sentirti dire. "Non è normale che tu sia sempre raffreddata."
Non è normale? Siamo in pieno Novembre, c’è un freddo pauroso, la maggior parte delle persone sono influenzate e lei mi dice che non è normale!
Poi da quando in qua si va dallo specialista per riprendere colore? Al limite è dall’estetista che dovrei prendere un appuntamento.
"Dai mamma…" interviene Richi prontamente "… glielo dici tutte le volte. Chiara sta benissimo ha avuto solo un po’ di mal di gola."
Marta solleva un sopracciglio, poco convinta della spiegazione ricevuta e respirando profondamente si allontana da me per mettersi davanti a suo figlio.
"Ah Riccardo per te va sempre tutto bene. L’ho sempre detto che sei un facilone! Comunque fate voi anche se rimango della mia idea, sarebbe meglio fare una visita approfondita."
Richi alza gli occhi al cielo e si lascia cadere sulla sedia accanto a me invitandomi a fare altrettanto e mentre Marta si mette a preparare il caffè continuando la sua litania sullo specialista, mi stringe la mano, mi sorride e mi strizza l’occhio.
Lo guardo e penso: “Ma come si fa a essere così belli? E soprattutto come riesce ad essere così tranquillo.”
Santo cielo, a volte detesto la sua calma!
Lui sa sempre cosa fare e cosa dire, senza mai scomporsi. Non si arrabbia mai, non urla mai! Riesce a sopportare sua madre in un modo così tollerante.
Non che sia una donna cattiva s’intende, ma se l’intera città la definisce un “ duce ” un motivo ci sarà.
Il caffè è pronto e come sempre fa schifo, ma ormai ho imparato che con quattro cucchiai di zucchero riesco a berlo senza grandi difficoltà.
Il problema è il sapore che mi rimane dopo ma questa volta sono certa di aver trovato la soluzione. Mi sono premunita di potentissime caramelle alla menta che dovrebbero eliminare ogni residuo di alito cattivo. Chissà perché non ci ho mai pensato. In fondo basterà metterne in bocca due dopo averlo bevuto.
Nel frattempo Marta attacca con i pettegolezzi su tutti gli inquilini del palazzo e dopo poco mi accorgo che la soluzione non è quella giusta.
Non solo le caramelle fanno schifo ma col sapore del caffè hanno creato una bomba che rischia di farmi rimettere quello che ho mangiato a pranzo. Cercando di dare il meno possibile nell’occhio mi alzo sussurrando a Richi, con voce strozzata, che vado in bagno.
Ma a quelle parole sua madre raddrizza la schiena come un militare al giuramento.
"Aspetta Chiara, prima devo controllare che si sia asciugato il pavimento poi ti metto gli asciugamani puliti."
Marta si precipita in bagno e io raccolgo tutte le mie forze per evitare di rimettere su quella che una volta doveva essere una splendida tovaglia a fiori.
"Qualcosa non va?" chiede Richi appoggiandomi una mano sul braccio.
Se me lo chiede è perché probabilmente devo aver cambiato colore!
"No, ho solo bisogno del bagno." sibilo a denti stretti.
Dopo un tempo che mi pare interminabile finalmente riemerge sua madre dal corridoio.
"Puoi andare adesso, ma dopo apri la finestra mi raccomando."
Finalmente in bagno!
Velocemente strappo due fogli di carta igienica e ci appoggio le caramelle, e con cura mi risciacquo la bocca. Appena in tempo, non sarei riuscita resistere un minuto di più.
In un bagno dove tutto, comprese le creme, hanno circa quarant’anni inspiro soddisfatta lieta di non aver ceduto alla nausea.
Col sorriso mi guardo allo specchio e mi sistemo i capelli, e… e non posso fare a meno di guardarmi meglio.
Santo cielo! Sono davvero incolore.

Veronica Bennet


Tutti i diritti letterari di quest’opera sono di esclusiva proprietà dell’autore.


Ringraziamo VERONICA BENNET per aver partecipato al nostro spazio New Pens for Romance.

Vi è piaciuto questo brano? Avete voglia di leggere di più del romanzo da cui è tratto? Questo spazio è dedicato sia alle scrittrici che alle lettrici, perciò i vostri commenti sono più che benvenuti!

18 commenti:

  1. Un estratto ironico e scorrevole e anche una piacevole sorpresa perché da Veronica io mi sarei immaginata un classico regency...
    E ovviamente se hai finito di scriverlo in bocca al lupo per un'eventuale pubblicazione...
    Cristina

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  2. Molto fresco e divertente, si capisce che ti sei divertita mentre lo scrivevi! ;-)
    mi ha ricordato le atmosfere brillanti di Stefania Bertola... brava!

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  3. Mi è piaciuto moltissimo questo tuo brano ironico e frizzante. Hai un'ottima vena umoristica, Veronica. Brava! Poi, il personaggio della madre di Richi mi ha ricordato mia suocera. Hanno la medesima simpatia! :-P

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  4. Una lettura davvero piacevole Veronica, l'avevo già letta tempo fa sul tuo sito ed ero dispiaciuta che ci fosse solo il primo capitolo!
    Complimenti!
    ciao
    MonaLisa

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  5. Grazie a tutte ragazze e un grazie particolare a Francy. Mi fa un certo effetto vedere il mio romanzo qui^-^
    L'argomento non è ironico, visto che si parla di una crisi interiore causata da un licenziamento, tuttavai ne uscita una storia spiritosa e allegra e io mi sono divertita a scriverlo, lo confermo. Mi piace sdrammatizzare sulla realtà delle cose e la mia amica la pensa allo stesso modo, soprattutto perchè c'è sempre una via d'uscita. A volte basta solo cercarla.
    Grazie ancora^-^

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  6. Bravissima Veronica.
    Avevo letto questo brano sul tuo sito ma non ricordo se l'avevo commentato...
    In uno stile molto piacevole, divertente e coinvolgente; si legge davvero con facilità e curiosità.
    Non vedo l'ora di leggere il romanzo, magari rilegato ;)
    In bocca al lupo
    Libera

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  7. Complimenti, Veronica!
    Pur con leggerezza e ironia, il brano suggerisce uno stato d'animo molto conflittuale della protagonista, quello molto condivisibile in cui vorremmo essere capiti, amati e accuditi, e invece ci troviamo a sentirci in mezzo alla gente ancora più soli... Ci vuole molto coraggio per guardare avanti con umorismo e fiducia!
    Brava Veronica! :)

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  8. Cara Veronica, il tuo pezzo mi è piaciuto molto, è divertente e ben scritto e ha un buon ritmo. E' al confine con quella che si definisce chick lit, un genere che d'abitudine non seguo. Personalmente preferisco storici o romantic suspense, se contemporanei, ma dopo aver letto il tuo "assaggio" farei volentieri un'eccezione.
    COmplimenti da
    Georgette
    e da
    Vivienne

    ps:una curiosità, non un appunto: contrariamente a me, che probabilmente esagero, usi poco la punteggiatura. E' una scelta voluta o istintiva?

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  9. Wow che meraviglia, sono lusingata da tutti questi commenti.
    Potrei persino montarmi la testa sapete!

    Parto dal fondo e rispondo a Georgette. Mi chiedi della punteggiatura. Potrei dirti che è voluto ma mentirei. La verità è che non sono molto agile quando si tratta di punti e virgole. Diciamo che ne perdo un po' per strada!
    Riguardo al genere sapevo che non è il tuo e in verità non è nemmeno il mio. Infatti, come ho scritto, questo racconto è nato un po' per caso.

    Voglio ringraziare ancora tutte quante e vorrei lasciare un saluto particolare a Francesca Borrione. Il suo commento è molto importante per me. Primo perchè è una bravissima scrittrice, secondo perchè otrmai posso considerarla una cara amica.
    Grazie Franci.

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  10. Ciao Veronica, anche a me è piaciuto questo primo tuo capitolo. E' scritto in modo intrigante e ironico anche se parla di un dramma interiore.
    Lo trovo anche molto attuale. Io stessa e alcune mie amiche, grazie alla recente crisi, siamo rimaste senza lavoro e capiamo il "problema" e le relative conseguenze sia economiche che psicologiche. In più noi abbiamo l'aggravante di non essere trentenni in pensione ma quarantenni spesso in cassa integrazione, e spero per la tua amica che non sia stato così, ma noi in cerca di un nuovo lavoro ci sentiamo rispondere che... siamo vecchie. Assumono solo max 26-28 anni.
    Le suocere poi, per quanto meravigliose, non riescono sempre a trovare un difetto nelle nuore? I loro figli sono sempre perfetti, e gli uomini da bravi egoisti fanno finta di niente e spesso non capiscono le nostre 'angoscie'.
    Beh, come contemporaneo non potevi trovare una storia più simile a quella di tante altre donne.
    Complimenti e in bocca al lupo per tutto.
    Saluti. Rachele.

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  11. Rachele mi hai letto dentro^-^.
    Infatti la storia di Morena è uguale a tante altre e sotto certi aspetti persino uguale alla mia.
    Anche io sono a casa dal lavoro, o meglio lavoro ma non più come prima e i motivi sono sempre i medesimi. Il fatto è che quando viene a mancare un punto così fondamentale ne risente tutto, compresa la vita di coppia.
    Per fortuna c'è chi riesce a sdrammatizzare e mi auguro che sia così anche per te.
    Grazie di cuore del commento

    RispondiElimina
  12. Veronica anche io ho fatto un'eccezione... non amo il genere contemporaneo ma devo dire che, con orrore, nella mamma di Richi ho addirittura rivisto un pò la mia! O__O
    Povera mia cognata! :D:D
    Peccato veramente avere solo il primo capitolo... a quando i prossimi?

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  13. Allora per fortuna che non ho una suocera, anche se qualche anno fa ho rischiato di guadagnarmene una così...
    Cristina

    P.S. per il lavoro avete ragione, ma pensate anche a chi ha sempre avuto solo contratti di collaborazione oppure a tempo determinato, dove sai già che ad una certa data il tuo lavoro termina e spesso il contratto non viene rinnovato...

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  14. Bello, bello, bello e bello. Mi è piaciuto molto. Bello lo stile: diretto e conciso. Bello il tono: ironico e leggero al punto giusto. Bella la scorrevolezza: si legge che è un piacere.
    Le uniche cose che potrei vederci sono un paio di errori di battitura e un necessario restyling della punteggiatura, ma l'ho apprezzato davvero molto.
    A tal proposito: è pubblicato da qualche parte? :-D
    V

    RispondiElimina
  15. Rinnovo i miei ringraziamenti e ci tengo ad informarvi che al momento non è pubblicato da nessuna parte. E' mia intenzione proporlo, lo ammetto, per cui mi prendo un po' di tempo. Dopodichè,se non otterrò risultati positivi, per chi è interessato,lo metterò a disposizione sul mio sito.
    Gratuitamente è ovvio^-^

    Ah Platinum lo so, lo so, la punteggiatura è il mio tallone d'Achille! Avrei bisogno di qualcuno che me la corregge!

    Grazie ancora a tutte

    RispondiElimina
  16. Eh, a questo mi faccio pubblicità: vieni sul nostro blog, abbiamo già messo dei post sulla punteggiatura! :-P

    Comunque attenderò con ansia la pubblicazione! Fammi sapere, mi raccomando!
    V

    RispondiElimina
  17. ironico,scorrevole e originale. Riletto quasi ad un anno di distanza dalla prima volta ...ora sembra la storia attuale della mia vita (nonchè inutile esistenza). Ma come dici tu ...una via d'uscita c'è ..bisogna solo cercarla!

    RispondiElimina
  18. Complimenti Veronica. Divertente! Come mai questo tipo di storia? ^_^

    RispondiElimina

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