AMANTI PERDUTI di Theresa Melville

Autrice: THERESA MELVILLE
Genere: Storico
Ambientazione: Inghilterra, periodo Vittoriano
Pubblicazione: ed. Mondadori, collana I Romanzi n.857, aprile 2009, pagg. 314
Parte di una serie: No
Livello sensualità: Medio

Giudizio : 1/2

Due donne, due cuori, due inestinguibili passioni
Alcune donne custodiscono l’amore come un fuoco sacro: lo alimentano con il soffio vitale del piacere e della sofferenza, in modo che la fiamma continui a bruciare. Jennifer, duchessa di Rutherford, in apparenza moglie e madre felice, è in realtà straziata da un segreto inconfessabile: il legame con un uomo che si vergogna di nominare, perfino nelle pagine del proprio diario. Frances Whetrow, vittima inconsapevole di un’ingiustizia, spende ogni risorsa per dare un volto ai fantasmi che la tormentano fin da quando era bambina.


Incuriosita da un'intervista all'autrice pubblicata da Isn't it romantic (potete leggerla qui), ho comprato Amanti perduti di Theresa Melville, una delle più note scrittrici italiane di romance.

Aperta parentesi.

Prima di riuscire a mettere le mani sul romanzo, all'epoca in distribuzione da circa un mese, ho penato non poco. Questa piccola esperienza mi porterebbe quindi a qualche osservazione su il sistema edicola, attraverso il quale passano quasi tutti i romance pubblicati in Italia. Ma lascio per il momento cadere l'argomento.

Chiudo la parentesi e torno alla Melville.

Leggendo io non solo romance, ma anche giallo e noir, mi aveva incuriosito non poco questa autrice dai bellissimi occhi verdi che annunciava il suo passaggio dal rosa al nero. E ad un nero deciso, a quanto mi era dato di capire. Avevo ritenuto anche curioso il fatto che la Mondadori avesse scelto di riunire in un'unica pubblicazione due romanzi brevi, di circa 150 pagine l'uno. Pur rispettando in questo modo la consuetudine delle trecento pagine dei romance italiani -più lunghi non sarebbero adatti alla distribuzione in edicola, più corti deluderebbero le attese del lettore-, si offriva un prodotto che, al di fuori delle antologie, non credo oggi goda di particolari fortune, a meno che non sia firmato da un autore già noto ed apprezzato dal pubblico. Come la Melville, appunto.

Abitudine desueta, quella di scrivere racconti lunghi o, se preferite, romanzi brevi. Bisogna seguire regole diverse, non semplicemente lasciare nella penna la metà delle parole, evitando magari di dilungarsi in dialoghi o descrizioni. Bisogna saper scrivere in modo più incisivo e concludente, semmai, rispettando un ritmo narrativo più serrato ed essenziale.

Non so perchè la Melville abbia optato per questa forma di scrittura quando avrebbe potuto senza troppa fatica allungare i due manoscritti e farne due romanzi dalle dimensioni standard. Ma non l'ha fatto, per fortuna. Per onestà verso se stessa, probabilmente. E per onestà verso le lettrici. Perchè i due racconti le erano usciti dalla penna perfetti così come erano. Senza necessità di una parola in più nè in meno.

Per la verità qualche lettrice sui vari blog non ha approvato l'operazione. Non tanto per la eccentricità della scelta breve, quanto perchè entrambi i romanzi sono meno rosa del prevedibile. O forse perchè non sono affatto prevedibili, e tutte noi lettrici sappiamo quanto una certa consuetudine ci rassicuri ( tanto poi alla fine si sposano) e quanto un salto nel buio ci infastidisca. In Amanti Perduti non c'è niente che ci coccoli, se non il fascino di una buona prosa: la Melville scrive molto bene, ma-almeno qui- non concede a chi legge di trincerarsi dietro ad un rassicurante déjas lu, già letto.

Entrambi ambientati in un' epoca Vittoriana ben descritta nei costumi e nella dimensione storica e permeati da una sensualità prepotente che va ben oltre gli incontri erotici, i due romanzi ci svelano gioie e dolori, amori e rancori di due eroine molto diverse fra loro, ma che forse sono due lati di una stessa anima. Entrambe sono figlie non succubi del loro tempo e se ne infischiano alla grande del classico happy ending.

L'ALTRO UOMO, il primo dei due romanzi brevi, è una storia dura, più spigolosa di quanto sembri. Parla d'amore totale, tondo e perfetto come l'O di Giotto. Ma anche di dolore totale, quello probabilmente più devastante per una donna. Fin quasi alla fine, chi legge non scopre chi sia l'altro uomo, il vero e unico amore di Jennifer, duchessa di Rutheford, donna giovane e bella sposata ad un uomo molto più grande e non passionale. Un personaggio che ci ricorda forse Emma Bovary nella sua ricerca di una vita dominata dall'amore con l'A maiuscola, ma che sembra punteggiata solo dalla disperazione, con la D maiuscola. Una donna che per amore riesce ad annullare se stessa, fino all'epilogo, decisamente anticonformista e appena suggerito. Ci piacerebbe sapere cosa sarà di lei (ma anche del suo affascinante e comprensivo marito).

UN GRIDO NEL PASSATO è una lettura più semplice, piacevole,apparentemente meno ruvida. Che tiene viva l'attenzione dall'inizio alla fine come in un giallo. Racconta la storia di Frances Whetrow, sulla cui nascita incombe una verità forse crudele, forse scomoda, forse scandalosa e torbida. Ormai ventunenne, Frances è decisa a cancellare ogni ombra dal suo passato, condizione necessaria per ricominciare a vivere. Stravolge con coraggio la sua esistenza e la indirizza a testa alta verso un futuro che nessuno sceglierà per lei. Beninteso, con l'aiuto di un affascinante detective, Philip Hamilton.... Non scordiamoci che è di romance che parliamo. Alla fine non manca il colpo di scena che, onestamente, non avevo previsto.

Anche di Frances e Philip ci piacerebbe sapere di più. E se li ritrovassimo insieme, magari alle prese con un altro mistero?

DA LEGGERE DELLA STESSA AUTRICE

Seguimi (2005) - ed. Mondadori,collana I Romanzi (Aisha e Norman Powell)
Fiore di campo
(2005) - ed. Mondadori,collana I Romanzi (Shirley Bright e Oliver Blackwood)
Leggenda di sangue e amore (2006)- ed. Mondadori,collana Mystère (Susan Ballantyne e Nathan Odell)
Nella mente e nel cuore (2006)- ed. Mondadori,collana I Romanzi (Dominic Monroe e Jeremy Blaine)



Vivienne


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