New Pens for Romance presenta....Stefania Auci


Questo è l'ultimo appuntamento di New Pens for Romance prima delle feste. Ci fermiamo un po' per inaugurare Christmas in Love!, lo spazio che ospiterà i racconti a sfondo natalizio che sono sicura non mancheranno di stuzzicare i vostri cuoricini romantici prima delle feste!

New Pens for Romance tornerà dopo le feste, più forte che mai, perciò non temano le amiche che hanno mandato i loro estratti...tra qualche settimana li vedranno pubblicati sul blog come promesso!

Questo ultimo appuntamento prima delle vacanze è dedicato a Stefania Auci, che da tempo, sulle pagine del suo blog, Moray Place 12 (qui) , pubblica storie che lei dice essere dedicate a coloro che vivono tra le pieghe del tempo, che passano attraverso secoli di storia, senza che nessuno li scorga, che amano, vivono, odiano. Nessuno sa della loro esistenza, della loro realtà. Nessuno... o quasi.

Chi sono questi oscuri personaggi? Non vi resta che scoprirlo...

BUONA LETTURA!



Innanzi tutto ringrazio Francy per questa opportunità, che affronto con un po' di timore.Scrivo di vampiri sin da quanto avevo sedici anni, dunque in un periodo assai lontano dalla moda che è divampata in questi ultimi mesi.

Perchè Edimburgo? Perchè è una città speciale, con un'anima misteriosa, bella e terribile. Cosa mi spinge verso questi personaggi mitologici? Molte ragioni. L'idea di creature che attraversano il tempo, nascondendosi nelle pieghe della storia. La forza non comune che dovrebbero possedere, di accettare i cambiamenti sociali e culturali rispetto all'epoca che li ha visti nascere. L'assoluta indifferenza verso ogni principio morale o sociale. Sono archetipi di un certo modo di concepire l'animo e le paure umane. Sociologicamente, il vampiro rappresenta colui che rompe gli schemi, che è a-nomico e che non rispetta le regole della società umana, che corrode le certezze. Come "cantastorie" - poichè è ciò che sono e non me la sento di definirmi scrittrice, tanto più che non ho mai pubblicato - mi piace affascinare coloro che leggono (
rectius: che hanno la pazienza di leggermi) con le mie storie.

Mi piace scrivere dell'amore, della vita e di ciò che gli uomini nascondono. Segreti. Emozioni. Paure. E' per questo che alcuni dei miei volumi non hanno un lieto fine e non possono essere definiti appieno "romance": perchè la vita non ha sempre un lieto fine. E' ingiusta. E' dura. Dolorosa. Ma è sorprendente. Misteriosa. Forte. Ed è l'amore a renderla degna di essere vissuta.


Stefania

CAPITOLO 16

(...)

Cadde la sera, improvvisa e ventosa. Oliver uscì non appena il sole, velato da piccole nubi che coloravano il cielo di viola e grigio, fu basso all’orizzonte. Sebbene il camino fosse acceso, sentivo freddo, ero inquieta. Passeggiavo su e giù per la casa, senza trovare calma. Alla fine, optai per un po’ di latte caldo e mi ficcai nel letto ancora vestita in pantaloni e maglione bianco.

Mi appisolai, stando sempre in ascolto, tesa.

Non so dopo quanto tempo, ma nel silenzio perfetto della notte udii il suono ritmico del motore di un’auto, il suono ormai familiare della sua Bentley che scivolava nel garage accanto alla casa. Mi alzai, tendendo le orecchie.

Il freddo mi aggredì, svegliandomi del tutto. Afferrai la coperta che tenevo sopra il copriletto e me l’avvolsi addosso.

Arrivata a metà delle scale, lo vidi.

Aveva tutt’e due i pugni posati sulla mensola del camino, le braccia lunghe e muscolose distese, lo sguardo nel fuoco. Vestito in pantaloni sportivi e maglione scuro, capii per la prima volta quanto fosse scolpito il suo fisico, asciutto e potente. Rimasi a guardarlo per una manciata di secondi, con la bocca socchiusa, scombussolata dal suo aspetto, forte e terrificante. E alla fine, una delle mie solite vocine mi avvertì: era davvero terrificante. Il suo volto era scolpito nel ghiaccio, i suoi occhi erano taglienti, immobili. Morti.

Sembrava non essersi accorto di me, cosa impossibile. Doveva aver avuto qualche notizia terribile, capii. Lo stomaco fece un salto all’indietro e fu agguantato dall’angoscia.

“Oliver” lo chiamai, esitante, intimorita, stringendomi nella coperta.

Non rispose subito, ma il contrarsi del suo pugno mi fece capire che mi aveva sentito.

“C’è stato un attacco ieri notte, poco fuori Edimburgo. Will e altre due compagne, Jess e Thalisa, sono stati assaliti da un gruppo di Frances, sei persone pare. Tra loro c’era Giles. Duncan, un altro dei nostri, era poco lontano e ha visto tutto.” Alzò la testa, di scatto. “Sono stati distrutti. Duncan non ha potuto far altro che scappare, non appena si sono accorti di lui.”

Capii lentamente quello che voleva dire.

“Hanno attaccato nel territorio di Samuel” conclusi ad alta voce.

“E’ un atto di guerra. Siamo in guerra, da adesso: tuo padre l’ha appena comunicato all’Adunanza.”

Scesi le scale, lentamente. Gli andai vicino, piano. Lui era sempre immobile.

“Mi dispiace. So che erano tuoi amici e compagni da sempre” sussurrai.

Stava soffrendo e non voleva dimostrarlo. Stava provando un dolore immenso, vedevo i suoi occhi perdersi nel buio e nel fuoco, pieni di qualcosa che sembravano ricordi, rabbia e furia.

“No, non puoi capire. Will è stato il mio magister, la persona più importante per me dopo tuo padre, ed era il più anziano del nostro gruppo, quasi trecento anni. Jess e Thalisa erano molto più giovani e anche meno forti, ma lui… l’hanno sopraffatto, capisci? Non è stato un combattimento leale, è stata una strage. Stanno cercando di indebolirci per attaccare direttamente tuo padre.”

Non risposi. Agii nell’unico modo che conoscevo, in silenzio. Mi feci ancora più vicina, poggiai la testa e il petto contro le sue spalle e lasciai scorrere le mani avanti, fino al punto dove doveva trovarsi il suo cuore, muto e freddo. Dopo un tempo che mi sembrò interminabile, sentii la sua mano gelida coprire la mia e stringerla contro il suo petto.

“Vai a dormire, Emily. Dobbiamo partire all’alba, domani. Torniamo a Edimburgo. Ti nasconderemo in un posto sicuro: ad occuparsi di te sarà Alyssa. Io sono il Guardiano e il mio compito è di stare accanto a tuo padre. Adesso devo proteggere lui e tutto il gruppo.”

Quella notizia mi stroncò. Mi staccai da lui, di colpo, e mi lasciai cadere per terra davanti al camino, abbandonando la coperta.

“Non finirà fino a che uno non avrà sterminato l’altro, non è vero?” chiesi, guardandolo da sotto in su.

“Fino a che Frances non sarà ridotta in cenere” puntualizzò lui, truce. “E prima di lei, quel maledetto di Giles.”

Scossi la testa spaventata, incapace di parlare. Lui si lasciò scivolare, elegante, sedendosi di fronte a me, dando le spalle al fuoco.

“Non ti accadrà nulla, Emily. Fino a che tuo padre camminerà su questa terra, tu non avrai nulla da temere. E finché io sarò con lui, nessuno di loro si avvicinerà a te tanto da poterti vedere in viso.” Parlava pianissimo, con gli occhi insolitamente brucianti.

“Tu non ci sarai. Alyssa è forte, ma non potrà mai proteggermi come te, farmi sentire al sicuro come hai fatto tu, a Holyrood e qui.”

Ero nel panico, le parole mi uscivano di bocca in libertà come ragazzini che scappano da scuola. Avevo abbassato tutte le difese, presa dalla paura.

Non rispose subito, ma chiuse gli occhi, in preda a quello che mi parve un enorme sforzo.

“E’ il mio compito” infine sussurrò.

Erano le stesse parole che aveva detto in quella notte, nel parco di Holyrood, poco prima di aggredire Herbert. Capii che cosa intendesse. Non era una cosa che avrebbe voluto, ma era costretto a farlo.

Quando riaprì gli occhi, mi guardò in un modo nuovo. Disperato e furioso insieme.

Io non riuscivo a parlare, disorientata. Era come se si fosse spalancata una finestra in lui, e le emozioni venissero fuori con foga, impazienti di uscire dopo essere state bloccate al chiuso, per anni.

Avvicinò la sua mano al mio viso, lento. Era insieme gelida e delicata, quasi esitante sul mio volto, che invece era rovente per l’agitazione e per la vicinanza al fuoco. Rimase immobile sulla mia guancia per alcuni istanti, mentre sentivo con chiarezza che ci stavamo avvicinando a un punto di non ritorno, a qualcosa che né io né lui avremmo mai potuto preventivare o desiderare, ma che stava accadendo, nostro malgrado. E una parte di me, la più istintiva, desiderava che quel “qualcosa” accadesse.

Il tocco delle sue labbra fu strano. Non romantico o passionale. Era timido, timoroso. Freddo. In realtà non fu un vero e proprio bacio, quanto più uno sfioramento.

Fu quello dopo a essere un bacio serio.

Mi ritrovai con la schiena per terra, distesa sul tappeto, avvinghiata alle sue spalle, il mio corpo stretto contro il suo. Oliver, di colpo, aveva smesso di essere esitante e adesso mi stringeva a lui con forza, quasi con disperazione, continuando a baciarmi con labbra gelide, aperte, fino a farmi male.

Mi strappò un gemito per il freddo e il dolore. S’interruppe, e allontanò di pochi centimetri il suo viso dal mio; i suoi occhi ritornarono dolorosamente freddi e opachi.

“Scusami. Non sarebbe mai dovuto succedere, non avrei mai dovuto perdere il controllo” disse in tono piatto. Si rimise a sedere, dandomi le spalle.

Si stava nascondendo di nuovo. Non glielo avrei permesso. Non adesso che avevo capito.

“Allora abbiamo perso il controllo entrambi. E non chiedere scusa” risposi, costringendolo a voltarsi. Volevo che mi guardasse in faccia.

“Per favore, Emily, smettila. Non rendere tutto più difficile.” Mi stava stringendo una mano e se l’era portata al viso, chiudendo gli occhi. Mi faceva male, ma stavolta non mi sarei lamentata. Continuò con voce accorata.

“Non sai da quanto tempo desideravo farlo. Temevo che ti saresti messa ad urlare, schifata, e soprattutto sapevo che non sarebbe dovuto succedere. Non doveva, non sarebbe mai dovuto accadere, specialmente ora.”

Eravamo l’uno di fronte all’altra, sul tappeto. Mi stava mettendo in guardia, innalzando di nuovo quella barriera che lo separava dal resto del mondo.Ma non riusciva a cancellare ciò che era successo tra noi: lo capivo dai suoi occhi addolorati.

“E’ accaduto, però” sussurrai, testarda.

“Non potrò mai darti ciò vuoi e che meriti, Emily. Non ne sono più capace, te l’ho detto.” La sua voce era colma di un rimpianto struggente che mi fece stringere la gola.

“Mi basterà quello che potrai darmi. Me lo farò bastare.” Non potevo lasciarlo fuggire dietro la sua maschera di gelo. Non più, non prima di avergli fatto capire che era diventato importante per me, ben più di quanto fossi disposta ad ammettere persino con me stessa.

“E’ questa situazione a farti parlare così. Appena finirà questa crisi, io non ti starò più accanto e tu ti allontanerai da me.”

La suadisillusione, la solitudine che trapelavano da tutto il suo essere mi toccarono il cuore e sentii gli occhi riempirsi di lacrime. Davvero sarebbe stato così? Davvero avrei potuto eliminare così facilmente la sua presenza dalla mia vita?

Lui approfittò del mio momento di silenzio per rimettermi in piedi, con un solo gesto. Mi avvolse nella coperta e mi parlò dolcemente, come non avrei mai pensato che fosse capace.

“Vai a dormire. Dimentica quello che è successo. Mi farà molto meno male sapere che tu non penserai più a questa sera.”

Mi stava chiedendo di dimenticare tutto? Avevo capito bene? Non potevo…

“Perché?” bisbigliai.

“Perché è meglio per entrambi, in questo momento.” Non mi guardò, mesto.

“E tu lo farai?” chiesi, ferita.

Non rispose. Strinse la labbra in una linea sottile, fissando il camino ed evitò di incrociare il mio sguardo.

Con il cuore che batteva furioso, la mente in fiamme ed un incredibile dolore che mi tagliava il respiro nel petto, salii le scale e andai a letto, ma non dormii.

Troppa confusione, troppa paura. Lampi di gioia brevi e intensissimi. I miei sentimenti erano violenti e indomabili per essere comprensibili.

Molto più tardi, sentii i suoi passi leggeri dietro la porta. Controllava se stessi dormendo.

Lo chiamai. Dopo alcuni secondi, aprì.

“Non riesco a dormire, ho paura. Non voglio stare da sola.” Mi sentivo puerile, ma avevo un assurdo bisogno di compagnia, in quel momento. Della sua compagnia. Speravo che m’invitasse a seguirlo in biblioteca o ad andare in soggiorno, tanto non avrei potuto dormire, tesa com’ero.

Ancora una volta, non parlò. Lentamente, si avvicinò al letto e si distese accanto a me, sopra il copriletto; mi strinse le spalle contro il suo petto. Mi sentii protetta, sebbene le sue mani fossero fredde e il suo viso, appoggiato alla mia testa, mi causasse dei piccoli brividi.

E in quel momento, nella zona d’ombra che separa il sonno dalla veglia, tra le idee confuse, paura e dubbi che mi stavano devastando, emerse una certezza, forte, chiara.

Anche lui aveva bisogno di me, quella notte.



Stefania Auci




Ringraziamo STEFANIA AUCI per aver partecipato al nostro spazio New Pens for Romance.

Vi è piaciuto questo racconto? Questa rubrica è dedicata sia alle scrittrici che alle lettrici, perciò i vostri commenti sono più che benvenuti!

16 commenti:

  1. Che bello questo estratto, scritto davvero bene, e denso, tra le righe, di calde emozioni soffuse. Scivola nella mente che è un piacere.
    Complimenti, Stey. Brava.
    Elisabetta Bricca

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  2. Congratulazioni, Stefy!!! Mi piace molto la tua maniera di scrivere... tanto elegante, tanto serena.... ma si palpa la tensione! Hai tagliato il racconto in quando stavo nella parte più intensa!! Auguri, ti assicuro che sono rimasto con voglia di leggere più.

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  3. Complimenti anche da parte mia... come altri estratti che ho letto di Stefania, questo l'ho trovato incisivo, preciso a livello stilistico e lessicale, ma anche molto inquietante... anche la scena d'amore è dolce, ma nello stesso tempo disperata...
    Cristina

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  4. Meraviglioso!

    Complimenti Stefy! Questo brano mi ha confermato l'opinione che mi ero fatta dei tuoi vampiri, creature molto complesse, prigioniere della loro maledizione.
    Oliver si è arreso a ciò che considera una maledizione, abbracciandola e facendola sua, per non impazzire nei ricordi di ciò che era!
    L'incontro con Emily, solleva il coperchio del Vaso di Pandora...mettendo alla luce sentimenti e emozioni che Oliver credeva ormai morti e sepolti, ma che invece erano solo congelati dentro di lui!
    Bravissimaaaaaaaaaaaaaaaa!

    Lady Akasha

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  5. Stefania, sei riuscita a far piacere persino a me, che non li amo granché, i tuoi vampiri. L'unico libro del genere che mi è capitato in mano, Twlight, forse mi ha coinvolto meno di questo tuo capitolo dalle cupe atmosfere scritte in modo così reale e surreale da invogliarti a leggere il resto. Vorrà dire che per te farò uno strappo e leggerò tutto il romanzo, quando lo pubblicherai.
    Un caro saluto
    Mariangela Camocardi

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  6. Ragazze - e signore ;-) - grazie... non posso che essere commossa dai vostri commenti, e anche un po' imbarazzata.
    Sono contenta che questo estratto dal primo volume della mia saga paranormal-urban fantasy vi piaccia...
    Grazie!
    stefi

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  7. Un estratto semplicemente stupendo. Scorrevole e coinvolgente. Complimenti! ^_^

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  8. Non amo particolarmente le saghe vampiresche però il tuo stile mi piace. La sofferta scena d'amore era descritta davvero bene. Complimenti, Stefania!

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  9. Silvia: Semplicemente meraviglioso. Ormai i vampiri stavano iniziando a venirmi a noia, ma leggendo questo estratto la mia curiosità è affiorata. Ho letto altri estratti su Moray Place, ma voglio di più. A quando la pubblicazione del tuo primo libro? :)

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  10. Molto bello e coinvolgente! Brava Stefy, mi è piaciuto tanto.
    Sylvia Z.

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  11. Anche a me è piaciuto tantissimo...
    Hai descritto benissimo sia la passione sia la disperazione di un 'amore impossibile' ma inevitabile. Stupenda anche l'atmosfera cupa e tormentata che sei riuscita a farmi sentire in un brano così.. corto. Indubbiamente fai venir voglia di leggerti. Brava. Rachele.

    RispondiElimina
  12. Ragazze...grazie anzi: ri-grazie. !
    Quanto alla pubblicazione... on so che dirvi. Lo stanno valutando diverse case editrici ma il peridoeconomico è quello che è e, cm ho sentito dire a più riprese "non c'è più vento per far volare i tacchini".
    In pratica, le case editrici preferscono puntare su autori famosi che garantiscono delle entrate certe piuttosto che su esordienti, o cmq, su autrici straniere che hanno dato prova divendibilità in patria.
    Che dire? Io lo spero ma mi rendo conto che è difficile, e che è qualcosa che travalica le mie capacità. Investe il gusto di chi legge, e riguarda la sfera dell'economico, non più l'ambito dello stile o della bontà della storia.
    E in più c'è il fattore C .-D : il tuo libro deve capitare nelle mani giuste al momento giusto.
    Io continuerò a provare e nel frattempo, continuo a scrivere... e a tenere duro.
    Desidero, in questo momento, solo migliorare e iparare a scrivere sempre meglio e a trasmettere emozioni.
    E, se i vostri commenti sono veri - cosa che spero e credo - credo di esserci riuscita.
    Grazie ancora.
    stefi

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  13. Stefy, sei DAVVERO brava. Te lo dico molto sinceramente. Non sono una che si speritca in complimenti (anzi, faccio molta fatica a spiccicare qualche parola buona quando non la sento, ma tu SEI brava).
    No so se i tacchini riusciranno più a volare, ma tu volerai perché non sei un tacchino, sei una colomba.
    Sylvia Z.

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  14. Come sai, Stefi, io sono una delle tue prime fan! E che sei brava te l'ho già detto in privato. Anch'io non sono una che si spertica in complimenti, perchè soprattutto con lo stile delle scrittrici italiane ho i miei problemini, ma il tuo è uno stile sobrio, incisivo, appagante. Non sprechi parole,ma sai scegliere quelle più giuste per il contesto. Il brano è freddo e torrido allo stesso tempo...come Oliver!
    Il gusto riguardo allo stile è sempre molto soggettivo, lo so...e quindi molto 'soggettivamente' ti dico ancora una volta di tener duro perchè non può non arrivare il momento giusto per te!
    E adesso non vedo l'ora di leggere il racconto di Natale, che, avendo una fine, riuscirà forse ad appagarmi di più di un estratto che mi ha intrigato ma naturalmente non sodisfatto...essendo solo un frammento (ma che frammento! )...tocca aspettare di leggere tutto il romanzo!

    PS: Come Mariangela anch'io farei uno strappo alla regola della mia non vastissima simpatia per i succhiasangue pur di leggere la storia di Oliver e Emily!

    Francy

    RispondiElimina
  15. Tump...

    (svenuta per la gioia...)

    RispondiElimina

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