Christmas in Love: STRENNE A SORPRESA di Edy Tassi





"Di solito l’azienda aveva una valigetta blu, meno bombata di quella. E le due P erano più stilizzate, meno... romantiche. Ma doveva trattarsi di una versione speciale, apposta per le strenne natalizie. Dopotutto, il rosso non era il colore del Natale?

Fece scattare i due ganci che tenevano chiusa la valigetta, poi aprì il coperchio... E lo richiuse bruscamente, quasi lasciandoci dentro un dito.
O. Mio. Dio."

Digitare UNO per prenotare ritiri e consegne, DUE per verificare lo stato della consegna, TRE per inoltrare reclami, QUATTRO per chiedere informazioni sui nostri servizi.

Certo che avrebbe premuto DUE! Dalla stizza lo avrebbe premuto anche dieci volte, se poi il risultato non fosse stato duemiliardiduecentoventiduemilioniduecentoventidue: un numero totalmente inutile.
Nicole si appoggiò con il fianco alla parete e iniziò a tamburellare con il piede a terra, mentre ascoltava il gioioso carillon che il corriere aveva come musica d’attesa.
            Non certo la melodia migliore per calmare i nervi dei clienti che avevano appena premuto DUE. Se premevi DUE, perché volevi verificare lo stato della consegna, come minimo qualcosa non stava andando per il verso giusto, no? Allora meglio una musica soft, vagamente New Age, non quella specie di carosello che ti faceva venire voglia di azzannare alla giugulare l’operatrice incaricata di dirti CHE FINE AVEVA FATTO IL TUO PACCO!
            Il carillon cominciò e terminò almeno un paio di volte e la presa sul cellulare di Nicole si fece progressivamente più convulsa. Fissava le macchine che andavano e venivano sulla strada, mordicchiandosi l’unghia del mignolo. Il tamburellare del piede aveva raggiunto ritmi da cavalcata delle valchirie.
            «La smetti?» Susan alzò gli occhi dallo smalto giallo zafferano che si stava dando sulle unghie dei piedi e inarcò un sopracciglio, guardando con intenzione il punto in cui Nicole percuoteva irrequieta il pavimento.
            Nicole le fece cenno di tacere, quando sentì la voce dell’operatrice.
            «Buongiorno, sono Lilian, in cosa posso esserle utile?»
            Nicole prese un bel respiro e si concentrò sull’albero di Natale che i vicini avevano allestito sul balcone di fronte. Più buoni, a Natale sono tutti più buoni, si disse.
            «Buongiorno, Lilian. È da ieri che aspetto un pacco. Sa dirmi dov’è finito, per cortesia?» Ieri e finito pronunciati con enfasi da Times New Roman 72, Grassetto, Sottolineato.
            «Ha controllato sul nostro sito inserendo il codice della spedizione?»
            «Sì, Lilian, e mi dice che è in consegna da due giorni. Eppure qui ancora non si è visto.» Due giorni, sempre in Times New Roman 72, Grassetto, Sottolineato.
            «Strano...»
            Già!
            «Le spiace dettarmi il codice, così controllo?»
            «49B37W» ogni cifra e ogni lettera un chiodo sulla bara con cui Nicole avrebbe fatto il funerale a qualsiasi futura collaborazione con quel corriere inefficiente. Sentì il rumore della ragazza che digitava. Poi qualche mormorio, qualche istante di silenzio disturbato dalla voce degli altri operatori in sottofondo. «Novità?» chiese, abbastanza certa che non ce ne fossero e, in caso contrario, che potessero essere solo negative.
            «Guardi, secondo quello che vedo qui ci deve essere stato un contrattempo.»
            Ma dai? Nicole riprese a mordicchiarsi l’unghia.
            «Comunque sembra che sia stato risolto.»
            «Io non credo, o non vi avrei telefonato.»
            «Sì, infatti. Intendevo dire che la consegna sta per essere effettuata. Secondo i nostri dati il corriere con il suo pacco è già in zona.»
            «Ne è sicura? Ho chiamato più volte e, davvero, non posso permettermi un nuovo ritardo. Quel pacco mi serve subito. È una questione di lavoro...» Nicole sentiva che la rabbia stava cedendo il posto al nervosismo e che nella sua voce si stava insinuando una fastidiosa nota isterica. Ma non voleva mostrarsi debole davanti a Lilian, che con tutta probabilità era una ragazzina con gli occhi truccati di nero, i capelli con le punte azzurre e la nail art di brillantini. Non voleva che, mettendo giù, pensasse, Ma sì, sfigata, tranquilla che il tuo pacco arriva.
            «Ho rintracciato il corriere che ha in carico la sua merce. Nel giro di mezz’ora al massimo effettuerà la consegna.»
            Il tono di Lilian era sufficientemente sicuro da convincerla che sapeva il fatto suo.
            «Ottimo. Grazie.»
            Nicole riattaccò e cominciò ad allungare il collo per sbirciare il più possibile lungo la strada, dove ancora non si vedeva nessun furgone blu.
            «Allora?» la incalzò Susan, richiudendo la boccetta e cominciando a soffiare sulle dita.
            «Hanno detto che nel giro di mezz’ora il corriere sarà qui.»
            I soffi si interruppero. «E tu hai intenzione di stare alla finestra come un cucciolo di Labrador fino a quando non arriverà?»
            «Sì.. no.» Nicole si staccò dal vetro dopo aver lanciato un’ultima occhiata speranzosa alla strada. «Hai ragione, meglio che vada a prepararmi.»
            Susan osservò con ironia i suoi pantaloni del pigiama scozzesi e la maglia con sopra disegnata una pecora. «Ancora non capisco tutta questa smania che ti è presa di andare in quello studio» commentò, agitando le dita dei piedi per far asciugare lo smalto.
            «Lo sai benissimo. È lo studio più signorile e affermato di Oxford. Devo farmeli clienti.»
            Susan alzò gli occhi al cielo. «Sono degli snob rigidi come manici di scopa. Ogni volta che gli porto il caffè, ci manca poco che mi chiedano se ho disinfettato cucchiaini e tazze con l’Amuchina.»
            «Ma sono anche i più grossi della città. E se non li convinco a piazzare un ordine, rischio di far saltare tutto. Non posso restare anche senza questo lavoro.»
            «Per questo la tua scelta mi lascia perplessa. Visto che piazzare un ordine è diventata una questione di vita o di morte, io mi sarei scelta dei potenziali clienti un po’ più facili.»
            «Grazie dell’incoraggiamento.»
            Susan sollevò una spalla. «Be’, te l’ho sempre detto, no? Quelli, minimo, le strenne se le fanno confezionare su misura direttamente da Babbo Natale.»
            «Perché non hanno ancora visto quelle di Pens & Pencils. Vedrai che oggi compreranno le mie!»
            «Sempre che il campionario arrivi...»
            «Lilian ha detto che entro mezz’ora sarà qui.» Nicole lo disse con forza, mentre entrava in bagno. Voleva crederci. Se ci avesse creduto con tutta se stessa, l’Universo avrebbe collaborato.
            «E noi ci fidiamo di Lilian, giusto?»
            Nicole sporse la testa oltre lo stipite della porta, ignorando lo sfoggio di scetticismo dell’amica. «Mi faccio una doccia e mi cambio. Quando arriva, firmi tu la ricevuta? Così appena ho finito prendo la valigetta al volo e scappo.»
            Susan alzò il pollice in segno di assenso, prima di ricominciare ad agitare le dita.
            «Ah, Susan...» la richiamò Nicole.
            Susan sollevò lo sguardo. «Cosa?»
            «Grazie ancora per avermi procurato questo appuntamento.»

            TOCticticticTOCticticticTOCtictictic.
            Nicole sedeva rigidamente su una specie di cassapanca d’epoca foderata con dei cuscini che scivolavano da tutte le parti, nella sala d’aspetto del prestigioso studio Rockwood, Stockwood & Stonewood di Oxford. Lei aveva appuntamento con uno dei Wood, anche se non ricordava bene quale, e mentre i minuti passavano, scanditi dal ritmico ticchettare della pendola alla sua sinistra e delle dita sulla tastiera dell’impiegata alla sua destra, chiuse gli occhi per ripassare i fondamentali delle vendite:

            Uno, sorridi
            Due, mostrati professionale
            Tre, cerca di capire le esigenze del tuo cliente
            Quattro, descrivi nel dettaglio i prodotti
            Cinque, permetti al tuo cliente di visionare i prodotti e, nel caso, di provarli.
            Sei, lascia al cliente il tempo di pensarci, ma sii proattiva nel proporre un nuovo incontro.

Ce la poteva fare. Doveva farcela. O la Pens & Pencils le avrebbe revocato la licenza. E lei non poteva permetterselo, anche se non avevano tutti i torti. In due mesi era riuscita a vendere solo una fornitura di gomme pane in una scuola media, una serie di penne a molla con sopra un pesce di plastica a un pescivendolo di Iffley Road e dei blocknotes a una squadra di muratori che le avevano fischiato dietro su Holywell Street. Ora che si stava avvicinando il Natale doveva dimostrare di cos’era capace. Avrebbe agganciato uno degli studi più grandi, antichi e conosciuti di Oxford e si sarebbe fatta fare un ordine di agende, calendari e penne che avrebbe chiuso la bocca a quel supervisore della P&P che le aveva telefonato per informarla che l’azienda non era soddisfatta dei suoi risultati e che se non avesse piazzato un ordine consistente almeno per Natale avrebbero dato la sua zona a qualche rappresentante più capace.
            Neanche per sogno!
            Intanto quel lavoro le piaceva. Certo, non le aveva dato chissà quali soddisfazioni, ma era agli inizi, no? E poi sulla sua testa e su quella di Susan pendeva la spada di Damocle di uno sfratto. Non poteva perdere anche quel lavoro e lasciare a Susan tutta la responsabilità di pagare l’affitto per entrambe.
            Anzi, Susan aveva già fatto fin troppo per lei. Se qualcuno avesse scoperto che aveva segnato di nascosto il suo appuntamento sull’agenda dello studio, un giorno in cui aveva consegnato come al solito i caffè e le briosce di metà mattina, il proprietario del bar dove lavorava l’avrebbe licenziata in tronco.
            No, quel giorno avrebbe rappresentato una svolta, se lo sentiva. Avrebbe piazzato un ordine tale da far rimanere a bocca aperta tutti quanti.
            Proprio così, si ripeté convinta, accarezzando con gesto quasi amorevole la valigetta rossa della Pens & Pencils.
            Osservò soprappensiero le due P avvinte da una specie di svolazzo che assomigliava a un cuore.
            Di solito l’azienda aveva una valigetta blu, meno bombata di quella. E le due P erano più stilizzate, meno... romantiche. Ma doveva trattarsi di una versione speciale, apposta per le strenne Natalizie. Dopotutto, il rosso non era il colore del Natale?
            Fece scattare i due ganci che tenevano chiusa la valigetta, poi aprì il coperchio... E lo richiuse bruscamente, quasi lasciandoci dentro un dito.
            O. Mio. Dio.
            All’improvviso le sembrò che qualcuno avesse sollevato di peso la cassapanca e la stesse facendo oscillare come per scaraventarla fuori dalla finestra. Una specie di nausea mista a una ridarella isterica le salì lungo la gola. Le tremavano le mani e non osava riaprire il coperchio.
            Doveva uscire di lì, doveva correre nella prima cartoleria che trovava per comprare qualche penna, qualche agenda, qualche righello... Qualcosa.
            «Signorina Owen?»
            «Sì?» Nicole sollevò la testa di scatto. Poi si alzò di scatto. E quasi la valigetta la sfuggì di mano. L’afferrò al volo, ma la plastica le scivolò fra le mani sudate e fu costretta a agguantarla una seconda volta.
            «Il signor Stockwood l’aspetta» le disse la segretaria dello studio, una bella donna, elegante, raffinata.
            Nicole la guardò e se la immaginò mentre scartava una delle strenne che lo studio aveva scelto fra quelle che di lì a poco lei avrebbe proposto al signor Stockwood.
            Si sentì formicolare la nuca dall’ansia.
            Che speranze c’erano che, fra i tre soci, il signor Stockwood fosse il più dotato di senso dell’umorismo?
            «Io...» Ma il suo mormorio si perse nel cacofonico TOCtictictictictactactacTOC della pendola, dell’impiegata che continuava a scrivere e dei tacchi della segretaria sul parquet scuro dello studio.
            Cosa poteva fare? Voltarsi mentre la segretaria le dava le spalle e scappare via? Chiudersi in bagno sperando che miracolosamente il contenuto della valigetta che aveva in mano si metamorfizzasse in un classico campionario di penne e temperini?
            P&P.
            Altro che Pens & Pencils.
            Ma avrebbe dovuto capirlo dalla sfumatura rosso peccato della valigetta e dagli svolazzi ammiccanti attorno alle P, che quella non era la valigetta che aspettava. Per qualche misterioso e sfigatissimo motivo, il corriere le aveva consegnato una valigetta della Pure Passion, la famosa azienda produttrice di sexy toys.
            Grandioso!
            Ok, allora adesso bisognava concentrarsi. Salvare il salvabile.
            Essere positive.
            Difficile però essere positive mentre percorrevi un lungo corridoio scuro, ricoperto di pannelli di legno, dalle cui pareti ti osservavano arcigni ritratti di quelli che dovevano essere gli antenati di tutta e tre le dinastie WOOD.
            Senza contare gli attestati. E onorificenze.
            A ogni pergamena incorniciata davanti a cui passava, Nicole sentiva sudare una nuova parte del suo corpo.

            «Signorina Owen...»
            Nicole strinse la mano a un uomo alto, giovane, dai lineamenti rigidi come quelli dei ritratti lungo il corridoio. Se possedeva senso dell’umorismo, la sua faccia non ne tradiva un solo grammo.
            «Signor Stockwood...»
            «In tutta onestà non ricordo di aver preso appuntamento con lei per delle strenne» le disse lui, indicando la sedia davanti alla scrivania. «Di solito non sono io ad occuparmene.»
            «Davvero?» Probabile, visto che per fare in fretta Susan aveva segnato il suo appuntamento a caso, in un giorno a caso, con un socio a caso, sull’agenda della segretaria.
            «Inoltre» proseguì Stockwood, «Natale è fra tre settimane. Non è un po’ tardi per ordinare delle strenne? Ero convinto che lo studio ci avesse già pensato.»
            «Oh, ma sa come succede. C’è sempre il cliente di cui ci si è dimenticati, l’occasione imprevista. Meglio avere qualcosa in più, non le pare? E noi siamo velocissimi.»
            Stockwood si sedette su una poltrona con uno schienale così alto e imbottito da sembrare un trono e la guardò da dietro le lenti. «Allora vediamo.»
            Sì, infatti.
            Nicole si sgranchì la gola e ripensò alle regole del venditore perfetto. Uno, sorridi. Stirò le labbra. Perfino sotto il rossetto le sentì tendersi rigide come cartavetrata.
            Due, mostrati professionale.
            «Rappresento una delle aziende leader del settore» sollevò la valigetta con l’intenzione di appoggiarla sulla scrivania davanti a sé, che però era ingombra di fogli e faldoni. E visto che Stockwood non sembrava intenzionato a farle spazio, finì con l’appoggiarsela sulle ginocchia. «Un’azienda che offre prodotti di qualità da anni.»
            Dio, cos’altro poteva dire per posticipare il momento in cui avrebbe dovuto tirare fuori un vibratore?
            Stockwood lanciò un’occhiata all’orologio e si massaggiò la radice del naso, proprio sopra la montatura nera degli occhiali.
            «I prodotti che sto per mostrarle sono... sono...» Accidenti, come si faceva a essere professionali parlando di lubrificanti e manette? «Diversi!» esclamò a quel punto.
            «Diversi?» Stockwood inarcò un sopracciglio.
            «Sì be’, non siamo tutti un po’ stanchi delle solite agende, delle solite penne... con quelle noiose incisioni dorate?»
            Posò lo sguardo sulla scrivania e al primo colpo individuò almeno tre agende e altrettante penne con un’incisione dorata sopra. Cosa che poteva confermare la sua tesi, ma anche smentirla. «I vostri clienti ricevono le stesse strenne da tutti. Un po’ come succede con le bomboniere... Andiamo, chi ha mai apprezzato una bomboniera?» Nicole si rifiutò di guardarsi intorno. Di sicuro Stockwood non poteva avere una collezione di statuine di porcellana, campanelle d’argento e posaceneri di marmo messe in bella mostra nel suo ufficio, vero?
            «I nostri clienti si aspettano le stesse strenne» obiettò Stockwood, dimostrando di essere un tipo poco cooperativo. «È questione di tradizione.»
            Nicole si sistemò una ciocca castana dietro l’orecchio. Poi se la riportò in avanti. Sentiva le orecchie bollenti. Meglio tenerle coperte.
            «Certo. Ma quest’anno potreste stupirli.» Si passò le mani sul fianco della gonna.
            «Signorina Owen, le spiacerebbe farmi vedere queste benedette strenne?»
            Nicole chiuse per una frazione di secondo gli occhi. Ok, ce la puoi fare. È solo lo studio più grosso di Oxford. Non è detto che se fai una figuraccia terribile qui, poi la voce si spargerà in tutta la città. Potrebbe rimanere fra te e Stockwood...
            Fece scattare le chiusure della valigetta e sollevò il coperchio.
            Subito venne salutata dal volantino natalizio della Pure Passion che raffigurava una donna nuda avvolta in un malizioso fiocco rosso.
            Cominciamo bene.
            Il suo sguardo vagò sugli oggetti che aveva davanti, alla ricerca di quello giusto da cui cominciare.
            Tre, cerca di capire le esigenze del tuo cliente.
            «Immagino facciate un piccolo omaggio a molte donne...»
            «Donne, uomini. Le agende e le penne vanno bene per entrambi. Non ci formalizziamo sul sesso.»
            Sesso, appunto. A Nicole stava per sfuggire una risatina isterica.
            «Questo mi fa molto piacere. Formalizzarsi sul sesso toglie spontaneità, rende tutto più rigido. E io vorrei proporle le idee giuste per sciogliere le tensioni, avvicinare. Rendere più fluidi i rapporti, insomma.»
            Gli lanciò un’occhiata, prima di afferrare l’oggetto meno pericoloso fra tutti quelli che aveva davanti.
            Il cuore le percuoteva le costole come il becco di un picchio impazzito. Prese un bel respiro e sollevò la confezione.
            «Ecco qua!» esclamò con una vocina stridula.
            Per un istante Stockwood sembrò irrigidirsi ancora di più. Il che era fisicamente impossibile. Poi si tolse gli occhiali e Nicole si ritrovò a fissare un paio di occhi scuri, liquidi, sorprendentemente caldi, che le fecero avvertire una specie di ribaltamento fra lo stomaco e il basso ventre.
            «Mi sta facendo vedere un lubrificante intimo?» il tono di Stockwood era serio.
Quattro, Descrivi nel dettaglio i prodotti.
            «Il migliore» tenne duro Nicole, anche se sotto la forza di quello sguardo non era facile. Imbarazzata, si rese conto che a lei, in quel momento, il lubrificante non sarebbe servito affatto. «Si tratta di un prodotto... ehm... indispensabile per rendere più piacevoli i rapporti. E non è forse quello che desideriamo tutti? Dei rapporti piacevoli con gli altri?»
            «Una specie di metafora della vita, quindi» commentò lui, impassibile.
            Nicole lo fissò per qualche secondo. La stava prendendo in giro? Stronzo, non capiva la sua difficoltà?
            Le tremavano leggermente le mani quando cercò di aprire il flaconcino satinato, ma era decisa ad arrivare fino in fondo.
Cinque, permetti al tuo cliente di visionare i prodotti e, nel caso, di provarli.
Premette la pompetta un paio di volte. «Le faccio sentire il profumo. Un golosissimo...» sbirciò la scritta sulla boccetta, «caramello. A lei piace il caramello?»
            Stockwood la osservava in silenzio. Probabilmente in quello studio nessuno gli aveva mai chiesto se gli piaceva il caramello. O gli aveva mai fatto annusare un lubrificante intimo.
            «Senta» lo invitò lei, allungando un dito una volta che ci ebbe deposto sopra una goccia di lubrificante.
            Strano ma vero, Stockwood si protese in avanti, sempre con quegli occhi seri e caldi puntati su di lei. Annusò e tornò nella sua posizione iniziale.
            «Le piace?»
            «Un po’ dolce.»
            «Sì, be’, ce ne sono di altri gusti. Questo diciamo è il più natalizio.» Nicole ritirò il dito e si guardò intorno, in cerca di qualcosa con cui pulirsi, ma era circondata da documenti dall’aria importante. Allora si infilò il polpastrello in bocca. «Ed è anche commestibile» aggiunse. Di colpo si ritrovò a immaginare le labbra severe di Stockwood su di sé e si sentì scuotere da un brivido.
            «A lei piace il caramello?» chiese Stockwood.
            Nicole estrasse veloce il dito dalla bocca. «Sì. Cioè, questo non lo avevo mai assaggiato prima ma...»
            «Non sperimenta i prodotti che vende, prima di proporli a qualcun altro?»
            «Be’, di solito sì.»
            «E quale preferisce fra quelli nel campionario?»
            Stockwood cambiò posizione, puntando un gomito nel bracciolo della poltrona di pelle e appoggiando il mento sul palmo della mano, in attesa di una risposta.
            Nicole abbassò lo sguardo sugli oggetti che aveva davanti. Poi ne afferrò uno, il più ingombrante, il più imbarazzante.
            Via il dente via il male.
            «Questo!» esclamò con aria di sfida, brandendo un grosso vibratore rosso. Attorno alla parte centrale il vibratore aveva un piccolo boa di piume di struzzo che si mossero come un’alga quando lei lo mise sotto al naso di Stockwood.
            Lui si ritrasse per un attimo, poi qualcosa gli fece tremare un angolo della bocca.
            «Si chiama Ecstasy e come può vedere ha una forma perfetta per regalare sensazioni piacevoli, degne del suo nome» buttò lì Nicole. Non aveva idea di come si chiamasse davvero quell’affare né di quali fossero le sue performance strabilianti, ma insomma, non poteva essere andata tanto lontano dal vero, no?
            Appoggiò il vibratore in bilico sugli altri oggetti, poi tirò fuori un pugnetto di tessuto.
            «E questo...»
            Lo distese, poi se lo rigirò fra le mani un paio di volte per capire, e dopo qualche tentativo si trovò a mostrare a Stockwood una specie di perizoma rosso, simile a un nastro di raso con dietro un fiocco enorme. Sulle asole del fiocco c’era scritto Merry Sexmas in caratteri vezzosi e dorati.
            Deglutì e cercò lo sguardo di Stockwood. Era sorprendente che non l’avesse ancora sbattuta fuori. Invece, se ne stava lì a fissarla, imperscrutabile come una sfinge. La camicia button-down perfetta, la giacca tesa sulle spalle, i capelli scuri pettinati. Solo lo sguardo era acceso, ma Nicole non riusciva a leggerne l’espressione.
            «Senta, signor Stockwood, è evidente che c’è stato un disguido...» si arrese alla fine, appallottolando fra le dita il perizoma.
            «Nel senso che non era qui che doveva presentare i suoi... articoli?»
            «In realtà l’appuntamento ce l’avevo sul serio.» Anche se nessuno ne era a conoscenza, a parte lei e Susan.
            «E cosa le faceva credere che il nostro studio avrebbe apprezzato le sue proposte?»
            «Perché non dovevano essere queste.»
            Lui inarcò un sopracciglio con fare interrogativo. «Ne aveva di peggiori?»
            «No, ne avevo di più in linea con lo stile dello studio.»
            «E quando ha deciso di cambiarle?»
            «Non l’ho deciso io» replicò Nicole, cercando di non suonare lamentosa.
            «Chi, allora?»
            «Il corriere.»
            Lui la guardò inarcando un sopracciglio. «Il corriere?»
            «Le sembro una che può venire nel vostro studio a proporre delle strenne così?» domandò Nicole, sollevando di nuovo il perizoma in aria come a dimostrare l’assurdità di quell’ipotesi.
            Ma prima che Stockwood riuscisse a formulare una risposta, o a dare voce a quella che già aveva, qualcuno bussò e la porta dell’ufficio si aprì.
            «Signor Stockwood c’è...»
            E a quel punto tutto si fece confuso.
            La segretaria smise di parlare. Nicole saltò per aria e urtò la valigetta della Pure Passion. La segretaria lasciò cadere a terra il fascicolo che aveva in mano. I fogli si sparpagliarono sul pavimento, scivolando verso gli angoli come cerchi concentrici d’acqua. La valigetta ondeggiò qualche secondo e poi si rovesciò. I sexy toys rotolarono ovunque.
            L’unica cosa che rimase dov’era fu il perizoma rosso. Sospeso davanti alle anche di Nicole, che osservava pietrificata quel disastro.
            La segretaria si chinò di scatto e cominciò a raccogliere i fogli. «Scusate, dovevo far firmare quei fogli. Ma ora dovrò rimetterli a posto. Che guaio!» Sembrava incapace di smettere di parlare, per coprire l’imbarazzo.
            Subito Nicole si lasciò cadere in ginocchio e cominciò a recuperare flaconcini trasparenti, frustini fucsia, manette di peluche.
            Solo quando si trovò sotto il naso un vibratore bianco a cuoricini dorati, stretto tra due dita lunghe e inequivocabilmente maschili, si rese conto che anche Stockwood si era chinato a pochi centimetri da lei e la stava aiutando a recuperare le sue cose.
            «Non dimentichi questo.»
            Nicole glielo strappò di mano e lo buttò nella valigetta insieme al resto.
            Da lì sentiva il profumo di Stockwood. Maschile, legnoso, ma con un sottofondo caldo, così simile all’impressione che le aveva fatto il suo sguardo. Che le stava ancora facendo il suo sguardo. Da vicino i suoi occhi non erano così scuri come le era sembrato. Erano marroni, ma con delle venature più chiare, cangianti.
            Nicole li osservò affascinata per un istante. Solo quando vide quelle iridi scivolare verso il basso, si rese conto che la gonna del tailleur le era risalita lungo le gambe e metteva in mostra almeno una spanna di coscia. Di colpo si lasciò cadere su una natica e raccolse le gambe di lato.
            «Grazie.»
            Lui sbatté le palpebre e si ritrasse, per recuperare i fogli che erano arrivati fino a lì. Si alzò e li consegnò alla segretaria.
            Nicole agguantò ancora una specie di pagliaccetto trasparente e un aggeggio gommoso rosa che non voleva nemmeno sapere a cosa servisse, li spinse nella valigetta e chiuse il coperchio.
            Sei, lascia al cliente il tempo di pensarci, ma sii proattiva nel proporre un nuovo incontro

Digitare UNO per prenotare ritiri e consegne, DUE per verificare lo stato della consegna, TRE per inoltrare reclami, QUATTRO per chiedere informazioni sui nostri servizi.

            «Avete notizie del mio pacco?» Nicole fissava di nuovo la stessa strada sotto di sé e l’albero di Natale dei vicini con molto meno spirito natalizio della volta precedente.
            «Sì, signora. A causa di un disguido è stato consegnato a una nostra cliente che ha un nome molto simile al suo. Ma lo abbiamo già recuperato. Se le va bene, domani possiamo effettuare lo scambio.»
            «Mi garantite che passerete prima di mezzogiorno?» E da quando ci si poteva fidare della parole di quello stupido corriere?
            «Assolutamente. L’importante è che la confezione sia ancora intatta. Mi raccomando.»
            Loro si raccomandavano con lei? Da ridere! Nicole fece scivolare lo sguardo sulla valigetta rossa. Che provassero a obiettare qualcosa perché l’aveva aperta, dopo la figuraccia che aveva fatto per colpa di quel deficiente che aveva scambiato Nichole Rowen con Nicole Owen. «Non si preoccupi. È tutto come le lo avete consegnato.»
            «Perfetto. Un nostro incaricato sarà da lei domani in mattinata.»
            Una volta messo giù, Nicole si avvicinò alla valigetta.
            «Tutto a posto allora?» le chiese Susan, sgranocchiando un cracker.
            «Sì, pare.»
            «Avrei voluto vedere la faccia di Stockwood quando si è trovato davanti il vibratore. Gli saranno schizzati gli occhi fuori dalle orbite. Secondo te, uno così fa sesso? Secondo me, no.»
            Nicole ripensò agli occhi di Stockwood e decise che sì, quell’uomo doveva di sicuro fare sesso. Di colpo se lo immaginò spettinato, con un filo di barba, sdraiato su un letto sfatto.
            «Dubito» rispose invece, per cercare di stemperare l’improvviso calore che la stava surriscaldando. «Passerà le sue serate compilando atti, scartabellando codici e guardando stupidi telefilm di gente che fa il suo stesso lavoro.»
            «Già...» Susan masticava pensierosa. «E cosa te ne faresti dell’altra valigetta? Secondo me ci guadagni di più con questa» le disse, indicando con un cenno il voluminoso contenitore rosso. «Conosco delle amiche che farebbero pazzie per un gel lubrificante al caramello o un frustino.»
            Nicole fece scattare le chiusure a aprì la valigetta. «Non posso tenerla. Già la Pens & Pencils vuole scaricarmi. Ti immagini se scoprissero che invece di presentarmi a un possibile cliente con il loro campionario ci sono andata con questa roba?»
            Susan scrollò le spalle, con un sorrisino. «A me sembra tutto più divertente.»
            «E comunque domani Stockwood mi ha concesso una seconda possibilità. Perciò il campionario giusto mi serve.»
            Susan la guardò a occhi sgranati. «Davvero?» Si infilò in bocca l’ultimo cracker e si pulì le mani sui jeans. «Devi aver fatto colpo, allora.» Sbirciò il contenuto della valigetta e afferrò un babydoll di tulle nero, completamente trasparente. «Stanotte ti avrà sognata con addosso uno di questi. Scommetto che ha eiaculato nel sonno!»
            «Susan!» Nicole aveva sempre più caldo.
            «Perché? C’è da sperare che almeno mentre dorme sia un po’ meno rigido. O forse di più?» continuò a scherzare Susan, facendole l’occhiolino.
            «Piantala. E ridammi quel coso» Nicole le strappò di mano il babydoll. «La valigetta deve essere intatta, altrimenti non se la riprendono.» Cominciò a mordicchiarsi un labbro e a controllare i vari pezzi.
            Diciassette... diciotto... diciannove...
            Avrebbero dovuto essere venti.
            Si voltò verso Susan, guardandola sospettosa. «Avanti, ti sei infilata qualcosa in tasca?»
            «Perché?»
            «Ne manca uno.»
            Susan alzò le mani, sulle labbra le tremava un sorrisino divertito. «Io non ho preso niente.»
            «Susan...»
            «Giuro! Anche se in effetti questo...» Si allungò verso un frustino che sulla punta aveva una specie di piuma colorata.
            «Piantala!» Nicole le diede un colpetto sulla mano e picchiò un piede a terra. «Accidenti, dove sarà finito?»
            «Cosa?»
            «Il vibratore! Quello con il boa di piume.» Si guardò inutilmente attorno, osservando il pavimento, il divano. «Dove sarà finito?»
            «Magari lo hai perso sull’autobus.» Susan iniziò a ridacchiare. «Pensa se qualcuno che ti conosce ti ha vista girare con quella valigetta in mano...»
            «Ci ho pensato, eccome, e per tutto il ritorno l’ho tenuta girata con il logo appoggiato alle gambe per paura che qualcuno riconoscesse me o, peggio ancora, la valigetta.» Nicole scosse la testa. «Non mi ha neanche sfiorato l’idea di aprirla. Ti immagini? Uno scossone, una buca, e sarebbe finito tutto per terra...» Nicole si coprì il viso con le mani, scuotendo la testa. «Sarei morta di vergogna.»
            «Be’, se non l’hai più aperta, lo avrai lasciato da Stockwood.»
            Nicole scostò le mani di colpo dalla faccia e rimase impietrita a fissare Susan. «Ma domani mattina viene il corriere a fare lo scambio.»
            Susan sollevò una spalla. «Allora devi tornare prima da Stockwood.»

TOCticticticTOCticticticTOCtictictic.
            Di nuovo l’abbinata pendolo più tastiera.
            Nicole fissava la ragazza dietro al computer. Per fortuna, quando era entrata nello studio notarile pronta a sprofondare dalla vergogna davanti alla segretaria che l’aveva sorpresa a mostrare il perizoma rosso a Stockwood, si era trovata davanti un’altra ragazza, più giovane. A quanto pareva la signora Smith era impegnata con i tre soci nella sala riunioni, dove si stava redigendo un importante atto.
            Il che era stata una buona notizia.
            La brutta notizia era che la ragazza non poteva far entrare Nicole nell’ufficio del signor Stockwood fino a quando l’incontro non fosse finito e lei stava già aspettando da venti minuti sulla stessa panca scomoda del giorno prima.
            Invece doveva sbrigarsi, o rischiava che il corriere passasse e lei non fosse ancora tornata indietro con il vibratore mancante.
            Lanciò l’ennesima occhiata esasperata alla pendola. Poi alla ragazza. Poi alle proprie scarpe.
            Sbuffò e frugò nella borsa alla ricerca del cellulare. Tanto valeva tentare di contattare il corriere per chiedere che arrivasse il più tardi possibile.
            Ma proprio mentre stava per inoltrare la chiamata, il telefono sulla scrivania della ragazza iniziò a squillare. La giovane smise di digitare sulla tastiera, rispose, annuì un paio di volte. «Va bene, mi dia qualche minuto per cercare in archivio» disse, prima di rimettere giù la cornetta.
            Nicole la osservò allontanarsi dalla scrivania ed entrare in una stanza alle sue spalle. L’archivio, probabilmente.
            Ora o mai più!
            Nicole si alzò di scatto, si guardò intorno per essere certa che nessuno la vedesse e poi sgattaiolò lungo il corridoio cupo che aveva percorso il giorno prima. Davanti alla porta di Stockwood bussò piano e quando non udì risposta abbassò con circospezione la maniglia.
            Il battente si socchiuse. Nicole tirò un sospiro di sollievo ed entrò.
            Subito le sembrò di percepire un profumo familiare. Il profumo di Stockwood.
            Accidenti, l’aveva colpita così tanto che riusciva già a riconoscerlo? Doveva trattarsi di semplice suggestione, si disse. Era così agitata che i suoi sensi erano tutti più vigili e all’erta. Per questo riusciva a percepire il profumo di Stockwood nell’aria. O a immaginarselo seduto sulla poltrona, con quei suoi occhi che...
            Ok, Nicole, cerca quel benedetto vibratore.
            Si avvicinò alla scrivania ma, a parte le stesse agende, penne, carte e faldoni, non c’era niente. Certo, se Stockwood l’aveva trovato non lo avrebbe certo tenuto sulla scrivania come fermarcarte. Che lo avesse infilato in un cassetto?
            Girò dall’altra parte e aprì veloce i tre cassetti sulla destra. Poi i tre sulla sinistra. Niente.
            Si guardò attorno, spaesata. Poi decise di guardare sotto i mobili.
            Si chinò per sbirciare sotto alcuni archivi, sotto una poltrona antica, sotto un tavolino di marmo. Quando si girò verso una specie di cassettiera, fu salutata da un lampo rosso.
            Tombola!
            Evidentemente, quando aveva fatto cadere la valigetta, quello era rotolato lì sotto e la donna delle pulizie non lo aveva notato. Ottimo. Si chinò con il sedere per aria, allungandosi il più possibile per raggiungere l’angolo in cui si era rintanato il vibratore.
            Lo avrebbe recuperato e...
            «E lei chi è?»
            Nicole sussultò e picchiò la testa sullo spigolo della cassettiera.
            «Ahi!»
            «Signorina Owen?» Da arrabbiata, la voce si era fatta incredula.
            Stockwood! Ti pareva!
            Arretrò lentamente, con il sedere sempre rivolto al soffitto, stringendo il vibratore fra le dita.
            «Si può sapere cosa sta facendo?»
            «Signor Stockwood» iniziò, cercando le parole per spiegare perché fosse entrata nel suo ufficio di nascosto e si fosse fatta beccare con le chiappe per aria. Appoggiò la mano a terra per tirarsi su e il vibratore decise che quello era il momento giusto per mettersi in funzione.
            Nicole si voltò verso la porta e si ritrovò a fissare non solo Stockwood, ma anche i suoi due soci più anziani, Rockwood e Stonewood, mentre nel silenzio tombale dell’ufficio risuonava il ronzio pimpante del vibratore che scuoteva tutto allegro le sue piume di struzzo.
            Uno, sorridi.
            «Ehm... buongiorno» salutò, scoprendo i denti in una specie di ghigno. «La riunione è finita?»

            «E non potevi aspettare che la segretaria ti facesse passare?»
            Robert Stockwood era irritato. Così irritato da dimenticare di usare il lei invece del tu. Così irritato che l’avrebbe presa per il collo. Così irritato che l’avrebbe... baciata!
            Quel pensiero lo immobilizzò.
            Si passò una mano fra i capelli e lasciò cadere sulla scrivania gli occhiali, prima di allentarsi la cravatta.
            «Mi spiace. Non sapevo a che ora finiste. Insomma, stavo aspettando da venti minuti e dovevo assolutamente ritrovare il...»
            «Non nominarlo!» sbottò. Non era un puritano. Sebbene tutti lo considerassero un uomo rigido, anche lui era dotato di fantasia. Tantissima fantasia. E da quando la signorina Owen era entrata lì il giorno prima, con la sua valigetta rossa e i suoi giocattoli sexy, lui non aveva fatto altro che immaginarsela con il perizoma rosso addosso e un sacco di gel lubrificante al caramello nei posti giusti. Ma poco prima l’aveva messo in una posizione imbarazzante con i suoi soci. E loro sì, che erano rigidi.
            Osservò Nicole che, con lo sguardo basso e le dita ancora intrecciate attorno a quel ridicolo aggeggio piumato, si aspettava una ramanzina. «E mettilo via, per l’amor del cielo!»
            Lei se lo infilò in tasca, lasciando fuoriuscire la punta arrotondata.
            Oddio, così era anche peggio. Sembrava che spuntasse da... da...
            Robert inspirò a fondo. «Hai idea di che casino rischia di scoppiare? Sei entrata qui senza autorizzazione. Ci sono documenti riservati!» Si protese in avanti. «Guardami!» le ordinò. E quando si ritrovò a fissare i suoi occhi grigi, bordati da quelle assurde ciglia nere, per un istante si dimenticò cosa stava per dire. «E se ti avessimo sorpresa con le mani in un cassetto, invece che sdraiata sul pavimento con la testa là sotto?» Indicò con un gesto il mobile antico appoggiato alla parete, mentre la rivedeva con il sedere all’insù e sentì mancargli l’aria. Meglio slacciarsi anche un bottone del colletto. Ragazzi che caldo!
            «Lo so! Ma se mi lasciassi spiegare, capiresti che ho dovuto entrare.»
            «Non dirmi che era una questione di vita o di morte.»
            «Be’, quasi.» Nicole lo guardò come sfidandolo a contraddirla. «Fra poco il corriere passerà da casa mia per consegnarmi la valigetta giusta, quella con le agende e le penne che avrei dovuto mostrarti ieri e con cui sarei venuta qui oggi pomeriggio. Ma quella che mi hanno consegnato per sbaglio deve essere intatta, altrimenti non se la riprendono. E come hai visto mancava...» indicò con un dito la punta rossa che le spuntava dalla tasca, «questo.»
            Robert si rifiutò di abbassare lo sguardo sul punto che lei gli indicava. Anche se, a dire la verità, cominciava a sentire qualcosa di strano solleticargli la gola. Una risata. Si schiarì la voce e cercò di immobilizzare le labbra. Non voleva ridere. Cioè sì, voleva ridere, ma la situazione richiedeva una certa fermezza.
            Se lo aspettavano i suoi soci. Le impiegate. Dopotutto quello era lo studio Rockwood, Stockwood & Stonewood.
            Ma invece di calmarsi, mentre ripeteva quei tre nomi in fila il pizzicore in gola si fece ancora più intenso. Quasi insopportabile.
            Dopotutto, chi se ne fregava di quello che si aspettavano dall’altra parte della porta?
            «Certo sarà difficile che tu riesca a piazzare un ordine allo studio, ora.»
            Lei sospirò sconsolata. «Lo so.»
            Era buffa. E lui non frequentava persone buffe da quando? Non se lo ricordava nemmeno più.
            «Non credo che una volta uscita da qui ti permetteranno di rimetterci piede» aggiunse, per rincarare la dose.
            «E io perderò il lavoro con la Pens & Pencils
            «Erano davvero belle le vostre agende? Più belle delle nostre?»
            «Bellissime. Le vostre sembrano quelle che usava mio nonno.»
            «Tuo nonno faceva il notaio?»
            «Faceva l’imbianchino. Il che è tutto dire.»
            «Immagino di sì. Be’, allora sono proprio curioso di vederle, queste agende.»
            Nicole lo guardò corrugando la fronte. E si morse un labbro.
            Robert strinse la mascella e represse un gemito.
            «In che senso? Quando?»
            «Stasera? A cena?»
            E si ritrovò a trattenere il respiro. Innanzitutto perché lui per primo non si era aspettato che quell’invito potesse uscirgli davvero di bocca, anche se ci stava pensando dal giorno prima. E poi perché voleva che Nicole dicesse di sì.
            «Mi stai invitando a cena?»
            «Una cena di lavoro, ovvio.»
            Ora anche nello sguardo di Nicole si accese una luce divertita che faceva ben sperare.
            «Per vedere le agende?»
            «Assolutamente.»
            «E se qualcuno ti scoprisse? Potresti passare dei guai con lo studio.»
            «Ceneremo in un posto discreto. In un tavolo appartato. Magari a lume di candela. Non ci noterà nessuno.»
            Gli piaceva quella schermaglia. Molto più delle schermaglie burocratiche che doveva affrontare tutti i giorni, in cui l’unico esito era una nuova somma di denaro sul conto dello studio. Con Nicole l’esito poteva essere... Lo sguardo gli scivolò sulla punta del vibratore che sporgeva dalla tasca. Molto più interessante. Decisamente molto più interessante.
            «Quindi?»
            Lei aprì la borsetta e tirò fuori una scatolina lucida. Estrasse un biglietto da visita e glielo porse.
            «Telefonami nel pomeriggio, così ti confermo se mi hanno consegnato l’altro campionario. In fondo ci vediamo per quello, no?»
            Lui prese il bigliettino bianco e liscio e inclinò le labbra in un sorriso. «Esatto.»

            Nicole guardava fuori dalla finestra. Di nuovo.
            «Sta diventando un’abitudine inquietante, lo sai?» le fece notare Susan, quando uscì dal bagno con la testa avvolta in un asciugamano.
            Nicole si voltò e si spostò di un passo. «Quale?»
            «Quella di osservare la strada. I vicini penseranno che sei una specie di pazza psicopatica che se ne sta lì a farsi gli affari degli altri.»
            «Veramente mi faccio i miei.»
            «Sì, già. Vedrai quando cominceranno ad alzare la testa per controllare se sei lì o no. Quella sarà la prova del nove. La pazza del secondo piano. E sai che fine fanno quelli che guardano sempre fuori? Pensa a quel film, La finestra sul cortile, non vorrai ritrovarti anche tu in casa un assassino che ha seppellito la moglie sotto le ortensie.»
            «Non si sono ortensie qui intorno.»
            «Be’, che l’ha infilata in un sacco della spazzatura, allora...»
            In quella, si sentì lo squillo del citofono. Nicole sobbalzò e il cuore sembrò volersi arrampicare su per la gola.
            «Rispondo io!» esclamò quasi urlando, mentre si precipitava verso il citofono.
            «Tranquilla, io non ci penso proprio a rispondere. Devo sbirciare dalla finestra.» Susan si sporse verso il vetro. «Però! Anche i fiori... Si fa sul serio, mi sa.»
            «Mi ha preso dei fiori?»
            «Così sembra.» Le fece l’occhiolino. «Sicura che non sarebbe stato meglio avere con te l’altra valigetta?»
            Nicole si infilò il cappotto, si avvolse la sciarpa attorno al collo e afferrò la rassicurante, seria valigetta blu della Pens & Pencils. «Scema» borbottò in direzione di Susan, che per tutta risposta le fece una linguaccia.
            Stockwood, anzi Robert, l’aspettava in piedi davanti a un maggiolone nero. Le sembrò bellissimo, con la barba di un giorno, i capelli spettinati dal vento e quella macchina così... così poco da notaio. In mano stringeva un bouquet colorato. Fiori bianchi, azzurri, blu pervinca, neri...
            Neri?
            Nicole si avvicinò fissando il bouquet.
            «Ciao.» La voce di Robert suonava vagamente divertita.
            «Mi hai comprato dei fiori?» Nicole guardò di nuovo il bouquet, poi lui.
            «Una specie.» Robert le tese il mazzo colorato.
            Nicole lo prese e subito sbatté le palpebre, arrossendo.
            «Ma...»
            «Sono perizomi» la precedette lui.
            «Mi hai comprato un bouquet di perizomi?»
            «Raso, seta, pizzo. Mi sembrava un articolo adatto a te. Dopotutto, sei una che va in giro con un vibratore in tasca...»
            «Io non...» Nicole non sapeva se essere divertita oppure offesa. Poi le venne in mente un’altra cosa. «Dove lo hai comprato?»
            «Be’, nel posto più ovvio.»
            «In un sexy shop? Sei entrato in un sexy shop?»
            Lui si strinse nelle spalle. «Una volta aperta la porta è più facile di quello che si pensi.»
            «Tu, Robert Stockwood, dello studio Rockwood, Stockwood & Stonewood sei entrato in un sexy shop?»
            «Un’esperienza istruttiva direi. Anche se forse necessiterebbe di una guida, come nei musei. Ci sono cose là dentro, che non so proprio immaginare a cosa servano.»
            «Tipo?» poi Nicole alzò le mani. «No, non voglio saperlo.»
            «Giusto. Prima dovremmo sperimentare i tuoi, di sexy toys.»
            «Prima dovremmo vedere le mie agende.»
            «Certo. Anche se quel gel al caramello... Credo di conoscere davvero una o due persone che lo gradirebbero.» I suoi occhi sembravano fatti dello stesso caramello di cui parlava e Nicole provò un brivido.
            «Prima piazzami un ordine degno di questo nome.»
            «E poi?»
            «Potrei decidere di farti io da guida, in quel sexy shop.»
            Lui si fece serio. «Allora consideralo fatto.» E questa volta nella voce di Robert non c’era nessuna nota divertita, ma solo una calda, intrigante promessa.




FINE

CHI E' L'AUTRICE
EDY TASSI dice di sè...Sono nata in provincia di Como e da che mi ricordo ho sempre amato i libri: leggerli, tradurli, scriverli.A nove anni mio nonno mi regalò la mitica Lettera 22 mai regalo fu più profetico. Conservo ancora bozze di romanzi scritti a macchina, con gli errori corretti con il bianchetto. Da più di dieci anni traduco romanzi e saggistica per Harlequin Mondadori, Piemme e Feltrinelli. Nel 2013 ho pubblicato il mio primo romanzo, Ballando con il fuoco, proprio per Harlequin. Nel corso del 2014 ho scritto racconti per alcuni blog, ho partecipato alla rassegna di EWWA E dopo Carosello tutte a nanna e ho completato la stesura del mio secondo romanzo, che verrà pubblicato nel 2015. Nel frattempo continuerò a tradurre e a scrivere, magari per regalare qualche sorpresa a chi mi segue e ha piacere di leggermi.

SE TI INTERESSA IL LIBRO DI EDY TASSI LO PUOI TROVARE QUI



BALLANDO CON IL FUOCO 

TRAMA: Un uomo siede al centro della stanza, in attesa. Nel silenzio, un rumore di tacchi femminili gli stuzzica i sensi. Lo spettacolo sta per cominciare... e nulla sarà più come prima. Arianna Radburn ha una doppia vita: ballerina instancabile di giorno presso una delle compagnie di danza più prestigiose di Londra e creatura conturbante di notte, quando, con il nome di Sweet Thunder, mostra il suo corpo perfetto all'Icing on the Cake. Ma gli occhi famelici degli uomini non l'hanno mai eccitata, finché non riceve una proposta sconvolgente: esibirsi per un unico cliente, notte dopo notte, dietro lauto compenso. A sconvolgere Arianna non è tanto la natura della proposta, ma l'uomo che gliela fa. Nicholas Morgan, infatti, è il suo visionario coreografo. Un uomo bellissimo, affascinante e implacabile in sala prove. Che ha una regola ferrea: mai fare sesso con una delle sue ballerine. La donna provocante che si esibisce per lui, però, non è la stessa che lavora nel suo affermato corpo di ballo. Riuscirà Arianna a camminare sulla linea sottile che divide uno spettacolo sexy da un vero tentativo di seduzione? O, sguardo dopo sguardo, gesto dopo gesto, la passione finirà per esplodere con conseguenze imprevedibili per entrambi?



TI E' PIACIUTO STRENNE A SORPRESA? COSA NE PENSI? ASPETTIAMO I TUOI COMMENTI.

APPUNTAMENTO AI PROSSIMI GIORNI PER ALTRI RACCONTI SOTTO L'ALBERO DI 
CHRISTMAS IN LOVE 2014 !



23 commenti:

  1. Fantastico! Originale lo spunto e sexy l'atmosfera, senza che i protagonisti si scambiano nemmeno un bacio. Complimenti, divertente e con eroe ed eroina simpatici e dotati di senso dell'umorismo.

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  2. Volevo scrivere scambino, scusate.

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  3. Cara consorella Edy, questo racconto ironico e divertente mi ha allietato una grigia mattinata. Che la Dea ti benedica, Anonima Strega

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  4. simpatico ma ci vorrebbe un seguito mi sa che rimane un pò in aria brava edy

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  5. Un racconto stupendo! Edy, tu sai che adoro il tuo modo di scrivere, ma stavolta ti sei superata. Ho riso come una pazza. Dovresti continuare la storia e farne un romanzo, lo dico sul serio!

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  6. Teresa Siciliano24/12/14, 15:41

    Naturalmente del tutto inverosimile, come insinua il protagonista. Ma molto divertente. Lei è più goffa di Bridget Jones, addirittura. Molto adatto alla misura del racconto.

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  7. Molto carino e verament divertente, il finale rimane un po' troppo in sospeso e il romanticismo solo accennato, meriterebbe proprio una continuazione. Isabella

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  8. mi sono ritrovata a sorridere da sola di fronte allo schermo carinissimo questo racconto

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  9. che racconto spiritoso e originale Edy! mi sono divertita tantissimo!! Brava :)

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  10. Troppo carino e dissacrante per la giornata del Santo Natale. Ci voleva questo simpatico salto nel profano. Grazie Eddy. Sei grande e..... Buon Natale. Milena

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  11. Molto divertente, alcune scene mi hanno fatto morire dal ridere.

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  12. Io adoro Edy Tassi, è ufficiale.

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  13. Un racconto veramente divertente! Per iniziare bene la settimana post natalizia... I dialoghi sono frizzanti e spassosi.... Complimenti, Edy. Avevo già letto il tuo libro e la tua scrittura mi piace tantissimo. Non ci si annoia mai e si continua a leggere velocemente fino alla fine senza mai stancarsi e staccarsi (scusa il gioco di parole) ;-)

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  14. Durante un viaggio in autostrada era solo uno spunto divertente... ma adesso, nero su bianco, è diventato un racconto davvero spiritoso e intrigante!! Bello Edy, complimenti, la tua scrittura non mi delude mai!
    Un abbraccio!

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  15. Grande Edy! Un racconto brillante, con un felice passo da commedia, e con un gusto del paradosso delizioso e ben dosato, sia nella ricerca lessicale sia negli accostamenti d'immagini.

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  16. Care tutte, grazie di questi bei commenti. Scrivere un racconto per me è sempre una sfida, un modo per mettermi alla prova con piccoli esperimenti di stile, di genere. I racconti sono come degli alambicchi in cui verso idee e registri per vedere cosa succede, se esplodono o se riesco a produrre un filtro magico. Sono contenta che questo mio racconto vi sia piaciuto. Volevo scrivere qualcosa che facesse sorridere, magari ridere e mi sembra di esserci riuscita. Grazie per avermelo detto!
    Un PS. tutto per Adele: adesso tocca a te mettere nero su bianco le nostre "farneticazioni autostradali"! ;-)
    Un abbraccio a tutte e ancora auguri di feste scoppiettanti e piene di felicità!

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    Risposte
    1. Di sicuro cara Edy da questo alambicco è uscita una formula che a mio avviso non solo è MOLTO NELLE TUE CORDE ma sicuramente vincente e , come già ti ho detto, io proverei ad esplorare decisamente il genere!

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  17. Eddy complimenti!! Sei bravissima! Un racconto frizzante e divertente , scritto molto bene!

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  18. Ho riso dall'inizio alla fine. Per la goffaggine di lei e la resistenza che lui oppone strenuamente, senza riuscirci. Davvero un racconto esplosivo!
    Brava Edy, e complimenti.

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  19. bellissimo anche questo certo che tutto ti aspetteresti ma che da uno scambio di pacchi la tua vita cambi. proprio favoloso un racconto che mi ha riempito di Humor e di fantasia eheheheh

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  20. Ciao a tutte! Complimentii Edy Tassi! Mi hai fatto sbellicare dalle risate XD tanto che mi facevano male gli addominali! Davvero originale, simpatico e ben scritto. Ah, e sono d'accordo con Laura Gay, dovresti ricavarne un romanzo! E' troppo spassoso e curioso per terminare così ;)
    Saluti,
    Simo

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  21. Edy ma sai che lo leggevo e potevo chiaramente riconoscere il tuo stile? E' fantastico! Sei brava. E le tue descrizioni ed i tuoi dialoghi ben caratterizzati da eleganza e sensualità! Davvero però adesso ci hai portato l'antipasto e noi si aspetta il primo piatto! Semplice, ricercata, sexy la tua scrittura!
    Un abbraccio,
    M as me

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  22. Mi piace lo stile di Edy Tassi, fluido e scorrevole con quel tocco di piccante che non guasta. È come un piatto buonissimo arricchito di spezie il suo racconto: molto gustoso e profumato!

    RispondiElimina

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