CHRISTMAS IN LOVE 2011 : UN BACIO AL PASSATO di Dorothea Lavia

 
 
 L'aria fredda e pungente della sera che sferzava il suo viso non era affatto il preludio di una serata piacevole, nonostante le strade e la chiesa del piccolo paese addobbate a festa. Giada strinse più forte i bordi del cappotto sulle labbra mentre percorreva a piedi la piazzetta, pensando che l'avere accettato quell'invito a cena da Livia, la sua vecchia amica d'infanzia, non avrebbe portato a nulla di buono. Quel 'C'è anche Ivan...è tornato dall’Irlanda' buttato lì  senza troppa importanza, quasi fosse una noiosa commissione.
Perché  lei a Ivan ci pensava ancora, nelle fredde notti da studentessa a Milano, nelle giornate cariche d'ansia prima delle riunioni del giornale, durante le cene di lavoro e, soprattutto, in quelle di svago.
Con gli anni i contorni di Ivan si erano sfocati, e un uomo perfetto e idealizzato, con cui nessuno avrebbe mai potuto competere, ne aveva preso il sopravvento. Per Giada, Ivan era diventato la pietra miliare cui paragonare ogni uomo sulla faccia della Terra.
Quella sera lo avrebbe rivisto. La timida e impacciata sedicenne del passato se ne sarebbe sottratta volentieri adducendo una scusa, ma il suo orgoglio da adulta non glielo permise.
‘Meglio una tranvata in piena faccia del sentirsi dare della codarda’ avrebbe detto sua nonna. Giada sospirò sulla porta di Livia, combattuta sul da farsi. L’antico leone ruggente sull’anello del battiporta sembrò osservarla con sdegno, compatendo la sua mancanza di coraggio. Tutto intorno, soltanto una semplice ghirlanda a ricordare il clima festoso del Natale.
-Basta-  chiosò rivolgendosi al leone,  -Sono una donna sicura di me, una professionista, faccio ciò che voglio quando voglio, io non scappo.-
-Forse è il caso di bussare, prima di presentarsi...-  Una voce calda e divertita alle sue spalle la scosse riportandola alla realtà. 
Quando Giada si voltò, vide che un uomo alto, con folti capelli castani e un vecchio trench nero, la osservava divertito con una bottiglia, presumibilmente di vino, in mano.
-Io...non mi stavo presentando. Parlavo al leone. Voglio dire...accidenti!-
Non era Ivan. Questo bastò a darle coraggio. Sollevò il mento alla ricerca di un po’ di orgoglio. 
-Non sono solita titubare sul da farsi, a parte questa sera.-  disse sollevando un ricciolo dei capelli castano chiaro dagli occhi.
L’uomo si avvicinò, reclinando leggermente il capo per guardarla meglio, quasi volesse studiarla, capire con chi avesse a che fare. Lo stesso gesto che Ivan aveva fatto anni prima. E nei suoi occhi di allora Giada vi aveva letto delusione. Ivan si aspettava una donna, non una ragazzina timida, impacciata e senza alcuna esperienza.
Non sarebbe accaduto più, non avrebbe mai più letto quello sguardo deluso in un uomo.
- Il leone le ha dato un consiglio?- le domandò avvicinandosi ancora.
- Mi dispiace, ma non parlo con gli estranei. Esclusi i leoni sui battiporta, naturalmente.-
L’uomo strinse gli occhi per un attimo, prima di scoppiare a ridere. Una risata cristallina, genuina, così distante da quei sorrisi di circostanza che era solita sentire a Milano.
Era alto, aveva in sé una strana ritrosia, ed era bello. E troppo vicino.
Giada si perse in quel viso sorridendo a sua volta, prima di rendersi conto che lui aveva smesso di farlo e la osservava con occhi diversi. Non era lo sguardo deluso di Ivan, ma restava impenetrabile.
Prima che il silenzio e la vicinanza diventassero imbarazzanti, la porta si aprì di colpo, mostrando una Livia più bionda e sexy che mai. 
- Alessandro? Stavi per caso ridendo?- domandò incredula.
Lui tornò serio, prima di baciarla sulla guancia e porgerle la bottiglia.
-Il dottore me lo ha prescritto due volte al giorno.- rispose infastidito prima di sparire in casa.  
Livia sbatté i grandi occhi blu, meravigliata. -Lo conosco da tre anni, un bravissimo architetto, la ristrutturazione della casa dei miei è  opera sua, ma mai, dico mai una risata... Ma fatti abbracciare cara!- 
Strinse con calore Giada, conducendola nella casa di proprietà dei suoi genitori e invitandola a togliere il cappotto. Livia apparteneva ad una facoltosa famiglia, ma  la differenza sociale o economica non erano mai state una barriera tra loro.
Giada ammirò le modifiche che lo sconosciuto, o meglio Alessandro, aveva apportato, rendendo l’ambiente più grande e luminoso. L’atrio dall’aspetto retrò in cui si era spesso persa da bambina non c’era più, al suo posto una grande sala aperta su un meraviglioso patio con due grandi colonne di marmo e, al centro, Ivan.  
      Con un bicchiere in mano, disinvolto, chiacchierava complice con una coppia, del tutto consapevole di sé e del suo fascino. Indossava una giacca chiara in tweed su un paio di pantaloni a costine, i capelli mossi e biondi che tirava indietro ogni qualvolta rideva. Ogni tanto si osservava furtivamente dal grande specchio sul pianoforte, a conferma di quanto fosse sicuro di sé. O forse solo vanesio?
Per la prima volta dopo anni, un dubbio si insinuò in Giada: che avesse sofferto inutilmente? Forse, alla fine, non avrebbe mai desiderato realmente un uomo così. 
Fu in quel momento che Ivan si accorse di lei, vicino Livia. La studiò  da lontano, quasi cercando di collocarla in un angolo dei suoi ricordi. Subito dopo comprese, sorrise e si avvicinò. 
-La nostra piccola Giada, dai grandi occhi persi e spaventati. E’ lei, vero Livia?- Chiese senza rivolgersi a lei.
Mentre Giada cercava di ribattere offesa, la sua amica la anticipò -Giada è una brava professionista. Lavora a Milano, per La città, è una stimata giornalista, e tu sei il peggior fratello maggiore che si possa desiderare.-    
L’angolo destro della bocca di lui si sollevò in un sorriso sensuale, e Giada notò quanto quel gesto, con le pieghe ai lati delle labbra quando sorrideva, le fosse familiare. Una caratteristica che Giada aveva cercato, invano, in ogni uomo della sua vita.
-Perdonami, per me sarai sempre il folletto dispettoso che si nascondeva in ogni angolo di questa casa. Sono felice di averti rivista, ed è evidente che sei una donna, oramai-
Ivan la guardava con interesse nuovo, come un uomo guarda una donna, non più una ragazzina. Un preludio a qualcosa che sarebbe potuto accadere. Eppure Giada comprese che, questa volta, il desiderio della donna e della ragazzina non era lo stesso.
Lo fissò negli occhi blu, che da ragazzina l’avevano fatta sognare, così simili a quelli di Livia. 
-E’ difficile che riesca ancora a nascondermi dentro il caminetto spento, ma è  giusto che mi ricordi così, Ivan. In bocca al lupo per il tuo lavoro in Irlanda, di cuore. Se mi permettete, sono curiosa di guardare il patio appena ristrutturato, sembra una meraviglia. Perdonatemi...- 
      Attraversò  la sala lasciando i due fratelli, pentita di non avere indossato qualcosa di più comodo e caldo dell’abito nero. Sapeva di essere semplice e al meglio, eppure in quel momento rimpianse i jeans e la sua felpa preferita.
Pensava ai suoi abiti più comodi e non all’incontro della sua vita con Ivan... Con questa constatazione, sorridendo soddisfatta, prese velocemente un bicchiere di vino dal tavolino in cristallo e sgattaiolò sulla terrazza.
L’aria della sera era fresca, e Giada incrociò le braccia sul seno rabbrividendo, una brezza le mosse i riccioli e le diede un brivido piacevole. La luce della sala copriva parzialmente il patio, ma non appena i suoi occhi si furono abituati alla semioscurità, percepì di essere osservata.
Un uomo dai folti capelli castani, poggiato disinvolto alla terrazza, la guardava con un bicchiere di vino in mano. Alessandro. Lo stesso vino appena sorseggiato che rilassò  Giada, facendole cercare un appoggio sulla balaustra, ma lasciando un po’ di distanza tra loro.
-Passata la paura?-  Le chiese, in apparenza  disinteressato.
Giada cercò dentro di sé una risposta, più per sé stessa.
-Ho scoperto che a volte non vogliamo realmente ciò che abbiamo sempre desiderato- 
Alessandro si voltò  verso di lei, sorpreso dalla sua constatazione. Giada cercò di trattenere la sua curiosità, che alla fine ebbe il sopravvento.
-Mi stavi osservando?- si sentì chiedere.
Alessandro guardò  la grande sala, indicandole una delle grandi colonne con il bicchiere.
-La vedi quella? Una colonna interamente ricoperta in marmo amaranto. Ho sgobbato come un matto per cercare la giusta quantità con quelle identiche striature, un lavoraccio. Mi godevo il mio lavoro, e tu eri sulla traiettoria. Ultimamente lo sei spesso.-
-Mi dispiace allora!- rise Giada apprezzando la sua ironia.
-In realtà, io non sono affatto dispiaciuto- bisbigliò Alessandro, questa volta guardandola negli occhi.
Con una mano le scostò  un ricciolo, cercando di bloccarlo invano sull’orecchio di Giada. Un gesto intimo e familiare, che le fece desiderare di fare lo stesso, fino a quando lui non guardò in alto, sulle loro teste, costringendola incuriosita a fare lo stesso.
Un piccolo ramo di vischio pendeva dalla bianca soffitta in legno della terrazza sul giardino, proprio sopra di loro.
Giada sorrise ricordando come la famiglia di Livia fosse solita addobbare tutta la terrazza con il vischio a Natale, e come quell’anno fossero stati molto più  sobri.
-Uno dei più beceri luoghi comuni, noioso e banale, quello del bacio sotto il vischio-  bofonchiò Alessandro senza lasciare i suoi capelli.
-Ci si può sottrarre, se si vuole.- sussurrò Giada con un filo di voce.
-Sono profondamente legato alle tradizioni, in fondo- sorrise Alessandro prendendole il viso tra le mani e sfiorandole le labbra con dolcezza,  prima di attirarla a sé e avvolgerla nel calore della sua giacca con un lungo bacio.


DOROTHEA LAVIA, romana di adozione, è una lettrice appassionata di Romance. Quando non lavora per il settore commerciale di un polo congressi, si diletta a scrivere fiabe per bambini.
Adora la cioccolata fondente, il cibo cinese e detesta asciugare i capelli con il phon.

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24 commenti:

  1. Bello... che dire? Funziona dalla prima all'ultima riga, con uno stile pulito, essenziale ed intrigante. Brava Dorothea!

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  2. Bellissimo racconto, l'unico difetto è che sia finito. Ero così accattivata dalla lettura che avrei voluto continuasse per pagine e pagine. Brava.

    Libera

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  3. il racconto scorre via liscio liscio, con uno stile pulito, senza fronzoli che lo appesantiscano...bello!

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  4. Davvero bello, semplice ma scritto davvero benissimo!!! Una protagonista che sa ciò che vuole e non si fa mettere i piedi in testa!
    Sul protagonista maschile c'è bisogno che dica qualcosa?!?! Se trovate un uomo così speditemelo xD

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  5. Oh. Basta! Basta con le protagoniste normali che incontrano uomini che lasciano senza fiato! La realtà, sigh, è diversa.....ma è per questo che adoro il romance e anche i racconti come questo. Complimenti: ben scritto, intrigante e con i tempi giusti.
    Gio

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  6. Che bella storia romantica, mi piace la frase che dice la protagonista riguardo al fatto che non sempre vogliamo le cose che desideriamo perchè penso sia effettivamente così......
    Daisy

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  7. Che bel racconto..ben scritto ed emozionante,coinvolgente,ironico...davvero complimenti!!! e perché non trasformare questo racconto in un romanzo?
    Juliet

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  8. Semplice atmosfera familiare, e soprattutto un'importante morale che viene fuori da questo breve racconto...'a volte ci ritroviamo a idealizzare troppo qualcuno o qualcosa, fino a quando non ci accorgiamo che dietro l'angolo esiste quello che davvero vogliamo nella vita'. complimenti!

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  9. Pensavo a Ivan, per Giada, invece è saltato fuori Alessandro, una sorpresa gradita. E sono d'accordo con chi ti ha detto che, sniff!, la realtà non assomiglia ai romance. Mai. ANITA GAMBELLI

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  10. Davvero bello: da leggere tutto d'un fiato. Fantastico il proverbio della nonna.

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  11. Un racconto che coniuga bene scioltezza di stile ed emozione...

    Patrizia

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  12. Bello! E' un racconto scorrevole e scritto bene, ho finito di leggerlo con un sorrisone stampato sulla faccia (segno che mi ha lasciata soddisfatta).
    L'unico inconveniente è che adesso invidio la protagonista perchè vorrei incontrarlo pure io un tipo come Alessandro ^_^

    Emy

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  13. LadyBertrice27/12/11, 23:08

    Bel racconto, mi ha emozionato. Sì, perchè, purtroppo, la realtà è ben diversa dal romance e spesso ci troviamo ad idealizzare chi non se lo merita.
    Lavoro con architetti e sono ben diversi da Alessandro ... sob!

    Tina

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  14. Questo racconto mi è piaciuto moltissimo, una bella ambientazione, dei personaggi divertenti e frizzanti.
    Complimenti!!!!

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  15. È vero, la vita nn è come i romance; infatti, nn so se avete fatto caso, nn scegliamo di vivere, bensì scegliamo di leggere, una ragione ci sarà!
    Sono d'accordo con le ragazze che mi hanno preceduta nel considerare qs racconto ben scritto, dolcemente ironico, con uno stile lineare e diretto. L'aspetto che mi è piaciuto particolarmente è che, fin quasi alla fine, rimane il dubbio su chi sia l'uomo giusto x Giada.

    -Ho scoperto che a volte non vogliamo realmente ciò che abbiamo sempre desiderato-

    Qs considerazione mi ha fatto tornare in mente una bella battuta di Meryl Streep/Karen Blixen ne "La mia Africa": "Bisogna fare attenzione a quello che si desidera, potremmo anche ottenerlo".

    L'unico particolare forse nn troppo credibile è che i protagonisti scelgano di uscire sul patio di notte in pieno inverno; passi la ricerca d'intimità in un angolo romantico e appartato, ma come la mettiamo con la bronchite? Ah già, quella si becca solo nella vita vera, nn nei romance!

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  16. Avevo messo per prima l'altra sera il commento non so dove sia finito...,misteri di blogger il finale mi è piaciuto quel bacio sospirato, che sembra non arrivare.
    Un amore idealizzato che va a infrangersi come a volte capita e un altro amore che ti aspetta dietro l'angolo che non penseresti mai di svoltare. Complimenti.
    Cri

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  17. che bello! già a partire dal titolo.... mi ha emozionata moltissimo e mi ha tenuta con il fiato sospeso fino all'ultimo rigo....

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  18. Avviso puramente tecnico per Francy: nell'elenco dei racconti, al titolo di questo racconto corrisponde il link di un altro. sono sviste che capitano ;-)

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  19. Grazie Pupottina! adeso cerco di sistemare il link errato.
    Francy

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  20. Susanna(DALIA63)29/12/11, 11:25

    Bello..romantico…, scorrevole, e anche vero!
    Spesso accade, con il passare del tempo, che gli amori giovanili, responsabili di tanta sofferenza , tendono a idealizzare un ragazzo o un uomo… per poi accorgersi improvvisamente, quando si diventa adulte che in realtà per tutto il tempo si e’ rimaste innamorate di un sogno, di un’immagine che quell’uomo ha proiettato nella nostra mente…e qui scatta la delusione , per aver perso tanto tempo dietro ad qualcosa che non e’ mai esistito e il sollievo per un ritrovato senso di libertà interiore !!

    Tra l’altro Alessandro troppo più affascinante , rispetto a Ivan…vanitoso..che fa pure lo spiritoso..ehehehe^^^!!!

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  21. Anche a me è piaciuto tantissimo, sia per la trama, sia per lo stile fluido e accattivante. Sarà difficile votare quest'anno!!! :-)

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  22. Complimenti mi è piaciuto molto.Proprio il racconto che cercavo con un finale ideale per una storia così dolce e romantica.
    Buon Anno a tutte!

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  23. Ragazze, vi ringrazio! I vostri commenti sono stati sinceri e istruttivi, e mi hanno scaldato il cuore. E' un forte incoraggiamento a continuare lungo questo percorso.
    Per quanto riguarda i due protagonisti maschili... Ivan è un retaggio adolescenziale, l'uomo idealizzato, Alessandro..l'uomo ideale che, ne sono certa, è pronto ad aspettarvi dietro l'angolo. Se così non fosse, smetteremmo di cercarli nella lettura.
    Grazie di cuore
    Dorothea

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  24. Hogan scarpe donna, alla fine si tratta di rosso, ti pare? Christian Louboutin! La parte rossa dello Hogan Progetto Donna http://hogancollezione.net/10-hogan-progetto-donna
    come logo Christian Louboutin, senza alcun logo in corpo in modo che ciascuno possa immediatamente riconoscibile per il suo valore nobile. Hogan Progetto Donna http://hogancollezione.net/10-hogan-progetto-donna
    di uscita alla fine della fioritura, come unarosarossa è il primo passo in piena fioritura sorprendente e commovente, ed emana un fascino unico di Christian Louboutin.

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