CHRISTMAS IN LOVE 2011: LA FAVOLA DI AURORE di Cristina Contilli


E’ da quando è iniziato il mese di dicembre e la città ha cominciato a vestirsi dei colori e dell’atmosfera del Natale che ci penso, ma soltanto ieri sera ho finalmente deciso di preparare la valigia per me e per Aurore.
E così, stamattina mi sono svegliata presto, sono andata in stazione e ho chiesto con aria decisa: “Due biglietti per Tours.”
“La bambina, madame, quanti anni ha?” Mi ha domandato l’impiegato, sorridendo a mia figlia.
“Due e mezzo, quasi tre.” Gli ho risposto, pensando che col suo cappottino e il suo cappellino Aurore somiglia davvero a quelle bambine che si vedono sulle pubblicità natalizie.
“Allora non deve pagare.”
“Meglio così.”
“Raggiungete vostro marito per le vacanze di Natale?”
“No, vado a prendere mio figlio in collegio e, poi, vado a passare il Natale dai miei genitori.”
Quando mi sono tolta i guanti, per cercare i soldi spicci nel borsellino, il bigliettaio deve essersi accorto che non porto la fede e deve aver pensato che sono una donna vedova oppure divorziata, più una divorziata che una vedova perché di solito le vedove continuano a portare la fede in ricordo del marito defunto.
Quando sono arrivata a Tour, però, purtroppo mio figlio non si è dimostrato felice all’idea di passare il Natale dai nonni.
“Se non erano felici di vedermi, quando ero bambino, perché dovrebbero aver cambiato idea ora che ho 18 anni, quasi 19?” Mi ha gelato, pensando probabilmente con la testarda sicurezza della giovinezza che io non sarei stata in grado di rispondergli.
“Perché ho deciso che i tuoi nonni non possono continuare a fingere che tu e tua sorella non esistiate.”
In quel momento Aurore mi ha tirato una manica del cappotto e mi ha detto: “Mi scappa la pipì.”
“Ma l’hai già fatta prima sul treno, possibile che tu debba sempre andare al bagno nei momenti meno opportuni?!”
“In fondo al corridoio c’è un bagno, potete portare lì quella lagna di mia sorella, mentre io preparo la valigia.”
“Tu non te lo puoi ricordare, ma alla sua età eri più lagnoso di lei.”
Appena siamo entrate in bagno, Aurore ha iniziato a dire: “Mamma, voglio tornare a casa.”
“Ma che cosa sta succedendo stamattina? Tu e tuo fratello vi siete forse messi d’accordo per organizzare una rivolta?” Ho protestato, mentre sistemavo il vestitino di Aurore che aveva appena finito di fare i suoi bisogni e le rimettevo il cappotto.
Quando siamo risaliti in treno, ho tirato fuori dalla valigia la bambola preferita di Aurore e gliel’ho data, per mia fortuna, ha funzionato e Aurore ha iniziato a spogliarla. Coll’aria fredda che entrava dai finestrini mi faceva quasi pena quella bambola che mia figlia aveva privato del suo vestito.

I miei genitori non mi hanno cacciata, ma non mi hanno neppure accolta a braccia aperte. Si sono limitati a chiedermi: “Quanto resti?” e a dare a me e ad Aurore la mia vecchia cameretta, dando, invece, a Marcel la camera che in passato era stato di mio fratello.
La prima sera Aurore mi ha chiesto: “Mamma, mi raccontate una favola?”
“Certo, tesoro, allora c’era una volta una principessa di nome Aurore che viveva in un castello fatato, ma un giorno il re partì per la guerra e una strega cattiva chiuse Aurore e la sua mamma in una torre isolata del castello, minacciando di lasciarle lì dentro per sempre. Aurore e la sua mamma provarono a fuggire, calandosi da una finestra, ma purtroppo la strega grazie ai suoi poteri riuscì a scoprirle…”
Prima che potessi finire la favola che in realtà non sapevo neanche io come sarebbe finita perché non era una favola tradizionale, ma una favola che stavo cercando di inventare sul momento, Aurore si è addormentata.
Io, invece, purtroppo non sono riuscita ad addormentarmi perché nella camera accanto alla nostra i miei genitori avevano iniziato a discutere ad alta voce.
“Tu sei sempre stato troppo tollerante con tua figlia e questi sono i risultati: si è presentata a casa nostra con quei due poveri bambini che ha avuto da due padri diversi.”
“Nostra figlia avrà anche commesso degli errori, ma non è l’irresponsabile che tu hai sempre pensato che fosse altrimenti non sarebbe riuscita a crescere da sola due figli.”
“Difendila sempre tu, invece di rimproverarla, tanto sono anni che vive da sola a Parigi e fa quello che vuole perché noi non siamo mai stati capaci di opporci alle sue scelte. Sa che tanto tu prima le fai una sfuriata e poi la perdoni e lei se ne approfitta.”
“Adesso, non esagerare, Aurore è stata riconosciuta dal padre e forse nostra figlia presto si sposerà, regolarizzando la sua situazione.”
“Sì, certo, perché un uomo si sposa con una donna che porta in dote non un bel corredo di lenzuola ricamate, ma un figlio di quasi vent’anni, nato da una relazione precedente! Quell’uomo avrà promesso a nostra figlia di sposarla, solo per tenerla buona, sapendo che caratterino che ha!”
“Tra due giorni è Natale, potresti almeno in certe occasioni, deporre le armi e fare la pace con tua figlia.”
“Se fosse stato per me, ieri, quando si è presentata qui, senza neppure farci prima una telefonata per avvisarci, l’avrei cacciata su due piedi e rimandata a casa sua a Parigi!”
Mia figlia, intanto, deve essere rimasta davvero colpita dalla favola che le ho raccontato perché la mattina dopo ha chiesto alla domestica dei miei genitori: “La nonna ha una torre?”
La poveretta che stava preparando dei biscotti a forma di stella per il giorno di Natale è rimasta interdetta e voltandosi verso di me ha esclamato: “Ma cosa dice la bambina?!”
“Non ti preoccupare, è solo l’effetto di una favola che le ho raccontato ieri sera dove c’era una principessa che veniva chiusa dentro una torre.” Le ho spiegato per rassicurarla, poi, con lo stesso tono rassicurante mi sono rivolta ad Aurore e le ho detto: “Tesoro, non ti deve preoccupare la nonna non è una strega cattiva e non possiede nessuna torre, ma soltanto questa casa. Le favole, Aurore, corrispondono solo in parte alla realtà, non corrispondono mai del tutto, altrimenti la tua mamma, invece di incontrare due rospi che, dopo essere stati baciati da lei, sono rimasti tali, ne avrebbe incontrati due che si sarebbero trasformati in principi!”
“Perché avete baciato un rospo, mamma? Non vi faceva paura?”
“Tutti gli uomini, Aurore, sono un po’ rospi, un po’ principi, purtroppo, più rospi che principi almeno secondo la mia esperienza.”
Alla fine è intervenuta di nuovo la nostra domestica e quasi mi ha rimproverato, dicendo: “A questa povera bambina, signora, le state facendo venire una gran confusione in testa!”

Riparto il giorno dopo Natale e a Parigi sulla porta di casa trovo il padre di Aurore con un pacco in mano che mi dice: “Posso entrare?”
“Certo.”
“Sei sparita per Natale senza neppure farmi gli auguri prima di partire, ma dove sei stata?”
“Sono andata a trovare i miei genitori.”
“Hai fatto bene, ma potevi anche dirmelo che non ci saresti stata per le feste.”
“Sapevo che tu dovevi stare insieme a tua moglie e i tuoi bambini quindi era inutile che io restassi qui da sola con Aurore a rodermi il fegato per la tua assenza.”
“E la mia principessa, dov’è?”
“Non mi hai mai detto che sono la tua principessa, che cos’è un modo per farti perdonare?!”
“Non ti offendere, ma non stavo parlando di te, ma di nostra figlia, l’hai forse lasciata dai nonni?”
“Figurati, tua figlia si era convinta che sua nonna era una strega cattiva! Effettivamente mia madre ha sempre un’aria molto seria e composta, ma è solo rigida, non è cattiva.”
“Allora la bambina dov’è?”
“’L’ho lasciata da una mia amica perché volevo mettere un po’ di ordine qui a casa, visto che sono partita quattro giorni fa praticamente all’improvviso, senza neppure rifare il letto.”
“Allora il regalo che ho comprato per lei glielo darai tu.”
“Non ti sprecare a tornare qui per vedere tua figlia, magari, ti costasse troppa fatica!”
“A volte la tua ironia è davvero terribile, riesci a distruggere i miei entusiasmi ancora prima che l’abbia espressi!”
“E quali sarebbero questi grandi entusiasmi?! Io non ne vedo! Ti sei soltanto ricordato di comprare a nostra figlia un pensiero per Natale, non mi sembra che tu abbia fatto un gesto eccezionale!”
“Devo andare fuori per un convegno nei prossimi giorni.”
“Allora, buon viaggio!”
“Aspetta, non mi hai neanche dato il tempo di finire quello che stavo dicendo! Devo appunto andare fuori e non volevo partire da solo.”
“Puoi farti accompagnare da tua moglie, non credo che le dispiacerebbe.”
“Ma io ero venuto qui per chiedere a te di accompagnarmi.”
“E lei cosa dirà?”
“Nulla perché le ho spiegato che voglio chiedere la separazione.”
“E io ti dovrei credere? Sono quattro anni che lo dici!”
“Non sono decisioni facili da prendere, ma questa volta ho davvero preso una decisione, altrimenti non potrei partire con te invece che da solo oppure con mia moglie.”
“Ti meriteresti un bacio, anzi anche due, ma preferisco non dartelo.”
“Per guadagnarmi un bacio, hai bisogno di vedere prima le carte della separazione altrimenti non mi credi?”
“No, è solo che non vorrei che la mia fosse come in passato una favola al contrario e che dopo averti baciato tu da principe mi ritorni ad essere un rospo!”





Cristina Contilli è nata nel 1977 a Camerino, nel 2001 si è laureata in lettere e nel 2006 ha concluso il dottorato di ricerca in italianistica presso l’Università di Macerata. E' un'appassionata di storia del Risorgimento e di storia francese dell'800 e scrive biografie romanzate di personaggi del passato, meglio se poco conosciuti, ma che hanno dato il loro contributo nella storia.
Un amore nella Milano Romantica
Il nuovo romanzo
Ha pubblicato finora sei biografie : “Le passioni di Silvio Pellico: amicizia, amore e scrittura nella vita di un poeta dell’800” (Carta e Penna, 2006), “Dalla prigionia nello Spielberg al ritorno alla vita.”, (Giovane Holden, 2008, Morning Star, 2010), “Il duello: Costanza Arconati tra Giovanni Berchet e Pietro Borsieri” (Giovane Holden, 2008, Carta e Penna, 2010), “Amore e rivoluzione: una biografia romanzata dei tre ufficiali che parteciparono alla presa della Bastiglia” (Giovane Holden, 2009), “Gli amori della contessa Giulia” (Librostampa-Caravaggio Editore, 2010), "Parigi era solo uno sfondo" (Ebookingdom- Lulu.com, 2010) e diversi historical romance che raccontano le avventure della marchesina e scrittrice di romanzi erotici Juliette De Sade e del conte e colonnello della marina Alain Philippe Eugéne De Savoia-Soissons, ambientate nella Francia dell’800.  Ha scritto un romanzo epistolare con la scrittrice genovese Laura Gay: "Un amore mai dimenticato: Silvio Pellico e Cristina Archinto Trivulzio" (Lulu.com, 2010).
 Ha tradotto in inglese i primi tre romanzi della saga di Alain e Juliette e “Gli amori della contessa Giulia”, tutti in vendita su amazon.com. Il suo  nuovo romanzo : Un amore nella Milano romantica - Francesco Hayez e Carolina Zucchi è già disponibile , lo potete trovare  qui.

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18 commenti:

  1. Il racconto è bello, ben scritto, Cristina è molto brava nel suo lavoro. Ma per essere una favola natalizia, mi ha lasciato l'amaro in bocca. Comunque brava, l'opera è bella!
    Simona

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  2. Bella scena, anche se di Natalizio, relativamente alle emozioni intendo, ha davvero poco. Forse perchè anche il "lieto" fine è un po' nebuloso. Comunque è scritto molto bene.

    Libera

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  3. Forse questo racconto non parlerà di buoni sentimenti, però trovo giusto ricordare che, anche a Natale, ci sono famiglie sfasciate e bambini che non possono godere dell'affetto dei genitori. Io ne so qualcosa, visto che sono rimasta orfana di padre e ricordo perfettamente i miei Natali senza di lui. Che dire? Apprezzo il coraggio di Cristina nell'aver osato, scrivendo un racconto un po' amaro. In particolare ho apprezzato la frase finale che mi ha fatta sorridere e stempera un po' la tensione.

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  4. molto carino il racconto...personalmente ho adorato l'innocenza della bimba che, ricordando la favola della sera prima, si informa sulla presenza di un eventuale torre nella casa della nonna...strepitosa!!

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  5. Grazie a tutte per i commenti... io ho passato molti Natali dai miei nonni, praticamente da quando avevo pochi mesi fino ai miei 17 anni perché dopo è morto mio nonno e la situazione è cambiata... quindi sono stata più fortunata di Aurore anche perché i miei genitori erano in una situazione più regolare dei suoi però c'è lo stesso qualcosa di personale in questo racconto...
    Cristina

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  6. Bella anche questa favola natalizia "al contrario". E alla fine direi che tutto è bene quel che finisce bene!

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  7. Beh, il lieto fine è una mia invenzione, purtroppo, nelle due storie vere che mi hanno ispirato questo racconto non c'è stato, però, senza lieto fine che rosa sarebbe?
    E poi in un racconto si possono anche rendere le cose un po' più belle della realtà...
    Cri

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  8. Bella la scrittura, e felice il contrasto tra questa figura di bimba così soave e ancora capace di credere alle favole, e il disincanto che la vita, ieri come oggi, spesso impone. E, per quanto io sia spesso tradizionalista, ho apprezzato il finale agrodolce...un happy end infiocchettato sarebbe stato a mio avviso stucchevole.
    Patrizia

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  9. Aurore è una bambina adorabile. Cristina, sono rimasta impressionata dalle tue passioni, che condivido, e dal tuo lavoro. Sei una ragazza fortunata. ANITA GAMBELLI.

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  10. Brava Cristina!!
    Bel lavoro..davvero ben scritto...forse avrei approfondito un po il finale ma nel complesso è un bel racconto:D
    Complimenti:D
    Juliet

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  11. E' un racconto intriso di amarezza e disillusione, che però ha delle note positive come la simpatica bimba e un finale che fa ben sperare. La figura di Marcel è rimasta un po' in ombra, ma capisco che in un racconto breve non sempre è possibile dare spazio a tutti. =)

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  12. Sinceramente, nn sono sicura di aver azzeccato il momento storico in cui è ambientato. Si parla di telefono, però ci sono anche notazioni che fanno pensare a regole e mentalità relativamente lontane nel tempo (i figli danno del voi alla madre, il fatto che una donna con due figli nn porti la fede è motivo di sospetto, gli anziani genitori nn accettano la condizione di "ragazza madre" della figlia); avrei pensato al periodo tra le due Guerre, correggimi se sbaglio, Cristina.
    La prosa è fluida e scorrevole, c'è del mestiere e si sente, però il genere nn è tra i miei preferiti: più women fiction che romance, io, decisamente, preferisco il secondo, se sogno dev'essere, che lo sia in grande! Anch'io ho trovato sapida la battuta finale della protagonista, forse amareggiata e disillusa, ma nn completamente vinta. Ho provato malinconia x il figlio maggiore e il fatto che la sua esistenza venga solo accennata; se la madre dovesse sposarsi col padre di Aurore, che ne sarà di lui? L'uomo lo amerà, o almeno accetterà?

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  13. Non essendo il mio genere preferito non so dare un giudizio preciso...
    Credo che il racconto sia scritto in modo molto fluido ed elegante e il personaggio della bambina mi è piaciuto molto. In generale credo sia originale sicuramente diverso dal solito romance XD

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  14. Questo racconto è ispirato a due storie vere che io ho un po' aggiustato per scrivere un rosa e, infatti, la protagonista non ha un nome perciò il racconto può essere ambientato sia nella Francia del 1910 (ho immaginato che la protagonista avrebbe potuto chiamare i genitori da un telefono della stazione o di un locale pubblico per avvertirli che stava arrivando come si faceva in passato e non dal telefono di casa che per quell'epoca sarebbe troppo moderno) sia (a parte il riferimento al divorzio) nell'Italia del 1945... scegliete voi perciò quale ambientazione preferite...
    Cri

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  15. Stile semplice, efficace e superbo nell'imprimere quella voglia di affetto e vicinanza familiare che tutti noi vorremo a Natale! Brava.

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  16. Un racconto un pò amaro, con poco di natalizio, ma che racconta "un'altra realtà", avrei preferito un finale più "lieto"

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  17. bello il finale!
    un po' triste come racconto, ma bello!

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  18. Io invece ho apprezzato molto il racconto, soprattutto la battuta finale della disillusa protagonista!

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