COPACABANA di Aina Sensi


Attenzione: La lettura di questo racconto è riservata ad un pubblico adulto.

Non sono sempre stata così. Amavo la vita e gli uomini e avevo sogni. Fino a quell’estate in cui conobbi lui. Nessun nome, solo un luogo: Copacabana. Parlare non è mai stato essenziale durante i nostri incontri.

Era una vacanza solitaria, di quelle che si fanno per scoprire se si è in grado di staccarsi dal resto del mondo senza avvertire solitudine. Quel giorno le onde hanno spinto il suo windsurf sulla battigia di fronte al mio asciugamano e se n’è uscito dall’acqua guardandomi come un lupo punta un capretto. Non ero mai stata una ragazza molto gettonata, ed è per questo che la sua freccia mi trafisse come un panetto di burro. “Muscoli scolpiti da ore e ore di palestra”: l'avevo letto tante volte nei libri. Finalmente riuscivo a dargli una forma e un volto.Continuò a ronzare attorno a quella parte della spiaggia tutta la mattina. Non ci perdemmo mai d’occhio, pur fingendo di ignorarci. Se ne stava coi suoi amici alle prese con racchette e palline, e mi diede il tempo di prendere confidenza con ogni avvallamento della sua pelle. Presi a fantasticare sulla potenza che quei muscoli avrebbero potuto sprigionare, sulle forme che avrebbero potuto assumere. Il sole doveva aver baciato a lungo quella pelle nocciola, e più restavamo a portata di sguardo più avrei voluto fare la stessa cosa. Non mi ero mai concessa tanti pensieri proibiti tutti insieme, prima di allora.Tornò nel pomeriggio e andò dritto al sodo. Mi strizzò l’occhio e fece un cenno con la testa. Io gli sorrisi e mi strinsi nelle spalle, e allora lui mi gettò la chiave della camera, poi si incamminò. Tentennai, chiedendomi che razza di donna volessi essere. O non essere. Più che prendere una decisione, mi ci abbandonai. Lasciai che quel brivido mi solleticasse, accantonai un moralismo che là, a Copacabana, stonava come gli orsi polari.Lo seguii oltre dalla spiaggia, lungo il vialetto che portava al suo bungalow. Entrai dopo di lui, e come richiusi la porta mi trovai il suo corpo addosso, le mani poggiate al muro ai lati della testa. Braccata. Non avrei più potuto cambiare idea neppure volendo.

Non ero certa di quale fosse l’approccio più adatto – era la prima volta che accettavo un invito da uno sconosciuto – e mi protesi a cercare un bacio. Ma lui morse. Mi morse le labbra, il mento, e poi mi scopò la bocca. V’infilò dentro la lingua e la esplorò, e come se avesse premuto un interruttore, iniziai a prendere fuoco. Le briglie che un attimo prima mi facevano sentire impacciata furono presto cenere, e mi resi conto che la mia volontà non era più richiesta. Mi sarei lasciata trascinare.Ora le sue mani non erano più al muro, ma intente a saggiare e scoprire la mercanzia, e io non ero mai stata così fiera di aver qualcosa da mostrare.Mi spinse irruente sul letto e mi prese le caviglie; le aprì e fu dentro di me. Mi conquistò in modo selvaggio, ed è a quell’istinto animale che mi abbandonai, guidata solo dal piacere. Sbatteva, schiaffeggiava, strizzava. Conosceva tutto ciò che serviva a prendere il piacere, posizioni o zone che io non avevo mai esplorato davvero – certo non in quel modo. Vederlo prendersi il suo godimento attraverso il mio corpo mi ripugnava e mi inebriava allo stesso tempo.

Non mi resi neppure conto, inginocchiata i suoi piedi, che stava per svuotarsi nella mia bocca. Era la prima volta, non aveva neppure chiesto il permesso. Non seppi che fare se non compiacerlo e ingoiare. Non dovevo pensare, solo accogliere. Sentire il potere che aveva nei miei confronti mi stuzzicava, la sua determinazione mi regalava un senso di libertà anziché di costrizione. Mi affascinava.Quando mi lasciò col suo gusto in bocca e si rivestì, avrei dovuto dare ascolto a quel senso di freddo che mi colò addosso. Una sensazione di disagio che voleva mettermi in guardia, ma ero maggiorenne da sei mesi ormai, pensavo di avere il diritto di prendere decisioni da sola e di correre rischi. Un uomo che non mi avrebbe mai degnato di uno sguardo fino al giorno prima mi aveva notata e mi aveva regalato un paio dei migliori orgasmi della mia vita. Ero appagata e non avevo bisogno di altro. No, non avevo bisogno di smancerie né di parole. Non di nomi, né di prossimi appuntamenti.Se avessi ascoltato bene quella sensazione, l’avrei percepito: ora ero po’ più vuota, un po’ più puttana e questa storia aveva il finale già scritto. Ma in quel momento ero determinata a non pentirmi di nulla. Se ne andò senza più guardarmi, e io decisi che non ne avevo abbastanza, no. Avevo dieci giorni da passare a Copacabana e li avrei assaporati tutti.

Il giorno successivo, alla stessa ora, passò davanti al mio asciugamano e proseguì senza fermarsi. Lo seguii come una falena segue la luce, l’eccitazione che già invischiava il costume, fra le cosce.L’attesa, quel sottile senso di intimità per un corpo che avevo già accolto, e tuttavia ancora sconosciuto, il sentirmi fragile rispetto a tutti quei muscoli, e sentirmi sottomessa da quei gesti così esperti, così esigenti: tutto ciò che il giorno prima mi bloccava si era tramutato in un preliminare peccaminoso.Richiusi la porta con l’aspettativa di un bacio vorace, ma lui mi sorprese con una benda nera. Lasciai che mi privasse del senso più importante e che mi accompagnasse sul letto. Mi piegò a suo piacimento, e ogni suo graffio, ogni sua presa, ogni sua spinta mi colpiva amplificata e definitiva.

Ogni giorno sperimentavo un’esperienza nuova, e appena rivestita, ancora sudata e appagata, iniziavo a fantasticare sull’incontro successivo. Ci sono cose a cui non avrei mai acconsentito se un ragazzo me l’avesse chiesto. Ma lui non chiedeva, lui prendeva. E io non ero tenuta ad avere un’opinione a riguardo. Mi bastava accettare il piacere ed esaltarlo. Lasciarmi andare e godere.Il mio senso di colpa era nascosto e al sicuro, ben lontano dalla coscienza. Il mio sentirmi puttana aveva assunto la facciata di un sentirsi donna. Avrei portato a casa un bagaglio di esperienze che avrei potuto mettere a frutto con i prossimi fidanzati, quelli veri.
Dopo sette giorni avevamo trovato una sintonia. Provavo ormai confidenza con quel corpo solido e con il suo modo di prendermi con urgenza, mentre a lui forse la situazione iniziava a stare stretta. Si fermò di punto in bianco e il suo viso si illuminò. Uscì così com’era, perfettamente nudo, e tornò pochi minuti dopo insieme a un amico, un giovane dalla pelle scura molto affascinante. E anche molto dotato, scoprii. Non mi tirai indietro: volevo provare tutto. Volevo sentirmi una donna matura, vissuta.

Sperimentavo, e nessuna perversione sembrava eccessiva. Quando ripresero col telefonino, evitai di chiedermi se sarei finita su siti che neppure conoscevo.

Finché il giorno prima della partenza telefonò mia madre. “Prenditi cura di te”, si raccomandò. Quattro sole parole e il mio vecchio mondo mi sbatté addosso. Quattro gocce d’inchiostro che in un attimo contaminarono la limpidezza del mio comportamento a Copacabana. Per quanto mi sforzassi, la mia coscienza non poteva più ignorare quelle macchie. 
Ero davvero certa di quello che stavo facendo?

Il giorno dopo non andai alla spiaggia. Trovai mille modi per impilare gli abiti nella valigia, sistemai la stanza rubando il mestiere alle cameriere, certa che, se mi fossi tenuta abbastanza impegnata, l’ora ics sarebbe passata senza che me ne accorgessi neppure. E invece quando controllai i messaggi sul telefonino vidi scorrere ognuno dei sessanta secondi a fianco dell’ora ics, dopodiché si accese la spia di emergenza. “Che diavolo stai facendo?” risuonava nel mio cervello; mollai tutto e presi a correre.Bussai. La porta era aperta, e scivolò in avanti. Lui mi aspettava davanti alla finestra, le mani in tasca, il petto nudo. Mi puntò quegli occhi verdi addosso e il mio corpo si tese di eccitazione, già pronto per il seguito. Mi fece cenno di entrare.

Se me ne fossi andata in quel momento, avrei portato a casa dei ricordi meravigliosi. Eppure volevo l’ultimo. Avrei saputo averne abbastanza, quando Copacabana sarebbe finita?

Feci un passo verso di lui. Sentii la porta richiudersi di scatto e qualcuno prendermi per la coda e voltarmi faccia al muro. Doveva essere il ragazzo di colore. Il suo corpo premette il mio con una forza inaudita. Mi chiesi che razza di gioco avessero in mente stavolta, quando la sua presa si fece più forte. La mia fronte sbatté contro la superficie dura e sentii scendere un rivoletto caldo sulla fronte.

Mi presero come avevano già fatto molte volte, eppure quel giorno fu tutto diverso. La loro ferocia mi frantumò.
La mia volontà non era mai stata rilevante. Non lo diventò neppure quando non fu più la stessa.


FINE


L'AUTRICE, AINA SENSI,  DICE DI SE'...


Scrivo da sempre. Da quando ho trafugato la matita smangiucchiata del ragazzino che mi piaceva alle medie, e con quella ho tracciato le prime parole del mio nuovo diario. Le storie si sono sempre affollate nella mia testa, e quando non uscivano su carta mi si aggrovigliavano dentro fino a confondermi. È solo recentemente che ho accettato l’idea di condividere le mie fantasie più intime con degli sconosciuti. Perché anche se i racconti non sono autobiografici, chi scrive lascia molto di più: lascia le sue emozioni.
Per questo mi farebbe molto piacere conoscere le vostre impressioni, le vostre critiche, sapere se vi è arrivato quello che vorrei trasmettere. Un commento, anche in privato (ainasensi@gmail.com) o su Facebook, mi farà capire se sto andando nella direzione giusta. Se volete leggere qualcos’altro di mio, trovate un secondo racconto su La Mia Biblioteca Romantica (qui), e altri su Facebook, alla sezione Note (www.facebook.com/ainasensi). 

*****

TI E' PIACIUTO COPACABANA? PARTECIPA ALLA RASSEGNA CON I TUOI COMMENTI FIRMANDOLI. A FINE AGOSTO, ELEGGEREMO IL VOSTRO RACCONTO ESTIVO PREFERITO ED ESTRARREMO LIBRI SORPRESA FRA TUTTE LE LETTRICI CHE LASCERANNO COMMENTI INTERESSANTI AI NOSTRI RACCONTI. PARTECIPATE!


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27 commenti:

  1. Racconto breve ma non per questo meno significativo. La scrittura è molto piacevole e scorrevole. Bello lo stile. La storia in sé mi ha lasciato un po' l'amaro in bocca. Sarà perché amo i finali forse scontati ma felici e carichi di aspettative per il futuro. Almeno lì si può sognare veramente visto che nella vita reale non succede. Brava all'autrice di cui ho apprezzato "Quel solo bacio."

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  2. Mi scuso. L'ho riletto per due volte e onestamente non l'ho compreso. Non è decisamente un argomento nelle mie corde: preferisco le protagoniste femminili che non si piegano e non si lasciano dominare dalla ricerca di nuove sensazioni finendo spezzate, nonostante la intuibile giovane età...Non importa il finale, ma il viaggio per arrivarci decisamente si.

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  3. Ti fa provare aspettative su un possibile amore e poi ti frustra. Molto intenso e ben scritto.
    Emiliana

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  4. Scritto benissimo, non ci sono dubbi, ma ho trovato il racconto sterile e poco significativo. Nessun dialogo, nessun senimento, una "lista della spesa" stilata con grazia e bella grafia.

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  5. Racconto tosto!!! Hai toccato i due poli estremi con i tuoi due racconti!! Brava in entrambi a mio parere.
    Riesci a suscitare tutta la gamma emotiva!!! Continua a scrivere sei brava!!! Angela

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  6. ansia, questo è quello che mi ha lasciato questo racconto.
    è scritto molto bene, il racconto fila via veloce ed è appassionante, ma l'ultima parte proprio non mi è piaciuta e nemmeno l'ho compresa fino in fondo.... ho bisogno del lieto fine e se non c'è è un grosso problema per me.

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  7. Sono perplessa!!!
    L'idea nell'insieme è molto buona ma andava sviluppata meglio. Più dettagli, più emozione, più "voce" dato che è praticamente assente quella dei personaggi!
    E poi questo finale/non finale così crudo, francamente non ne capisco il senso e non ho nemmeno capito come si è concluso il tutto, se si è concluso!
    Mi dispiace ma mi aspettavo molto di più!

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  8. Cosa sarebbe questa roba? Romance? Penso proprio di no! A me sembra tutto al limite dello stupro prima psicologico e alla fine fisico. Meno male che il racconto finisce altrimenti cosa ci avrebbe aggiunto l'autrice? La Violenza? Il femminicidio? La tratta delle bianche?
    Qui si è perso di vista il significato del romance e mi spiace dirlo il Buon gusto.
    Il sesso anche quello spinto, proibito o bdsm fa parte del Romance, ma questo racconto, tra le altre cose freddo e a mio parere neanche tanto bello, no.
    Ho detto il mio parere personale ma non mi firmerò per paura delle solite Groupie massacrante che popolano ormai i social e i blog.

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    1. Hai fatto bene a dire la tua Anonima, ma mi spiace ti sia sentita poco libera di firmarlo... Non penso che la nostra Aina Senso abbia tutto queste croupier in attesa di massacrare chi non la pensa come loro, ma è comunque triste non sentirsi libere di poter esprimere la propria legittima opinione...

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  9. Penso che un racconto condiviso sia un dono da parte dell'autore e come tutti i doni sono personali e soggettivi. Non può piacere a tutti e non può avere sempre un finale scontato. Se fosse una lettura impegnativa di 200 pagine si potrebbe pretendere la soddisfazione di un lieto fine,ma perché non accettare qualcosa di diverso? Mi piace leggere soprattutto per provare emozioni e questo mi ha turbata fino a farmi girare la testa e anche se si tratta di sentimenti negativi, perchè credo non si possa godere di una violenza, l'autrice è riuscita a trasmettere e a colpire quindi: complimenti. Serena

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  10. Ringrazio ognuna di voi per i commenti, positivi e negativi, e da essi trarro spunto di miglioramento.
    È normale che un finale un po' acido possa disturbare, quindi comprendo le critiche in questo senso.
    Spiegare la morale di un racconto è un po' come spiegare una barzelletta, ma ecco... In sostanza quello che volevo arrivare a dire è che a scherzare con il fuoco a volte ci si scotta.
    Non mi è dispiaciuto poi aggiungere un sottile richiamo a quei racconti che trattano temi sub-dom e che spesso vengono criticati come istigatori alla violenza sulle donne. Ho voluto accennare alla differenza tra sottomissione consenziente e non consenziente, perché volevo mostrare che il gioco sessuale anche deviato, se consenziente, è altra cosa rispetto alla violenza.
    Ovviamente ciò che è necessario, è riporre la propria fiducia in un partner che ci rispetti.
    Buon proseguimento di lettura <3
    Aina

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  11. Sicuramente è scritto molto molto bene e sicuramente Aina ha centrato l'obiettivo di scrivere qualcosa di forte. Anch'io ho trovato criptica la fine, anzi proprio l'ultima frase. Ma poi, riflettendoci, mi è parso di cogliere la volontà della prot di sottrarsi, anche se troppo tardi. Ed ecco quindi la lezione di cui parla Aina. Quanto ai sentimenti, anche una sola goccia, in uno a caso dei due prot, secondo me avrebbe arricchito il racconto e lo avrebbe reso più adatto a Summer in Love, dove la parola Love sta lì per esigere qualcosa di irrinunciabile ;) In ogni caso, complimenti!
    Ornella Albanese

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    1. Grazie Ornella, in effetti.. un suggerimento utile :)
      grazie
      aina

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  12. È un racconto scritto molto bene quello di Aina Sensi, nonostante la brevità. Devo dire che fin dalla prima riga ho avuto l'impressione che la storia che stavo per leggere avesse lasciato la protagonista svuotata, quasi non più se
    stessa..."avevo sogni"...sogni che quell'esperienza evidentemente le ha tolto...Mi ha sorpreso la giovane età della protagonista, forse avrei immaginato più facilmente al suo posto una donna molto più grande, magari infelice,
    prigioniera di un'unione senza più amore e quindi desiderosa di sperimentare qualcosa di diverso e magari con la speranza di essere amata di nuovo...
    Ho avuto poi la sensazione che l'avventura passionale cominciata tra due persone consenzienti diventi in seguito sempre più coercitiva nei confronti della protagonista,
    fino alle ultime righe molto crude...
    Un racconto quindi che mi è piaciuto per il modo in cui è scritto, ma che mi ha lasciato un po' di tristezza perché sono una romantica e per me il lieto fine è assolutamente d'obbligo, visto che amo leggere storie d'amore per sognare.

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    1. Ti capisco, e adoro anche io i lieto fine. Ma a volte mi piace rompere gli schemi.
      ti ringrazio
      Aina

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  13. Racconto senz'altro incisivo, che punta dritto al sodo senza perdersi in descrizioni o altri tipi di digressioni. Mi è piaciuto molto, l'ho divorato, anche se qui si parla chiaramente di una storia di passione, passione violenta, e non di amore. Ma in fin dei conti questi racconti hanno come fulcro l'incontro con uno sconosciuto, e, se non erro, il lieto fine oppure l'amore romantico non è uno dei requisiti, anche se le parti romantiche di noi lettrici possono non essere d'accordo. Da parte mia, questo racconto è promosso a pieni voti, complimenti all'autrice che, sono sicura, sapeva già che non tutti avrebbero gradito completamente, ma nonostante questo ha seguito il suo cuore, e secondo me ha fatto bene.

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    Risposte
    1. Sì, ero consapevole di rischiare :)
      ti ringrazio molto!
      Aina

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  14. Scorrevole e ben scritto, ma la storia non mi è piaciuta, probabilmente perchè dai racconti di Summer in Love mi aspetto che tra i protagonisti si crei un'intesa sia fisica che psicologica. E vorrei almeno un pizzico di romanticismo.

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    1. Ci sta, e concordo che qui non è presente nessuno di questi ingredienti. Spero di accontentarti la prossima volta! <3
      Aina

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  15. Teresa Siciliano29/08/16, 14:20

    A distanza di un po' di giorni ho riletto il racconto, certo ben scritto, e l'ho capito meglio.
    Premetto le mie solite riserve: non è un romance, le situazioni rappresentate sono troppo forti, non vengono usati i profilattici, ci si lascia fotografare per scopi facilmente intuibili e senza dubbio si rappresenta la perversione del BDSM nel senso più specifico, come ammette la stessa protagonista (che si autodefinisce mercanzia). Secondo me, sarebbe stato un buon racconto se l'autrice avesse rappresentato una ribellione finale, quella che invece si accenna soltanto. E io non me n'ero neanche accorta nella prima lettura.
    Insomma, ben scritto, ma no grazie.

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    1. Grazie Teresa. Quello che ho capito grazie ai vostri commenti è che quel finale è troppo stringato e poco incisivo. Ribellione che magari poteva germinare nella prima parte e maturare nella seconda...
      Quindi grazie anche a te per il suggerimento su come poterlo migliorare.
      Aina

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  16. Racconto scritto bene ma troppo crudo, senza un minimo di sentimento da parte delle persone coinvolte. Forse è ciò che l'autrice vuole trasmettere ma non è ciò che amo leggere.

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    1. Lo capisco. Spero di accontentarti la prossima volta.
      Grazie

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  17. Scrivi in modo piacevolissimo e vorrei leggere altro ma..... lei è morta?!?!?!?!��

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    1. Oh santi cielo, no!! :)
      Lei racconta la storia, per cui è rimasta traumatizzata ma perfettamente viva. :)
      Aina

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  18. Mi piace il modo di scrivere, anche se i racconti sotto forma di "diario" o meglio senza dialoghi non mi appagano.
    Brano forte, sintetico, e lascia ad interpretazione.
    Ho visto la parte finale come una punizione x non essersi presentata.
    Mi piacerebbe leggere altre storie.

    Nena

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Nena, grazie.

      Sì, può essere intesa come una punizione, non era una cosa premeditata.
      Il rapporto violento o sottomesso era presente anche nei precedenti incontri, per come l'ho vista io, e nei fatti si è svolto tutto "formalmente" nello stesso modo.
      Quello che è cambiato è stato un aspetto minuscolo ma determinante: le intenzioni.
      E' una sfumatura che fa rabbrividire, a pensarci, ciò che distingue il gioco sessuale dalla violenza.

      Puoi leggere qualcos'altro di mio su questo stesso sito, si chiama Quel Solo Bacio. (è un rosa rosissimo, tutt'altra cosa! :) )
      A presto
      Aina

      Elimina

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