SEGRETI DI MEZZANOTTE di Lisa Marie Rice (Mondadori)

L'ESTATE SEMBRA ESSERE PROPIZIA AL ROMANTIC SUSPENSE. ECCO UN  NUOVO TITOLO RS FIRMATO DA LISA MARIE RICE CHE AGGIUNGE UN NUOVO CAPITOLO ALLA SUA SERIE MEN OF MIDNIGHT.  INUTILE DIRE CHE L'ABBIAMO LETTO TUTTO D'UN FIATO!

Autrice: Lisa Marie  Rice
Titolo originaleMidnight Secrets
Traduttrice: Alessia Di Giovanni
Genere: Contemporaneo, Romantic Suspense
Ambientazione: Oregon, Stati Uniti
Pubbl. originale: Carina Press, 2015, pp.320
Pubb. italiana: Mondadori,coll. Extra Passion, nr.92, luglio 218,  pp.388
Parte di una serie: 6° serie “Men of Midnight” 
Livello di sensualità ALTO
Disponibile in e-book a € 3,99 

TRAMA: Può l'amore guarire al fuoco della passione due cuori provati dalla vita? Joe Harris, ex Seal, è rientrato in gravissime condizioni dalla sua ultima missione, aiutato dai suoi compagni d'armi. Ma è solo grazie alla vicina di casa Isabel che Joe riesce a riprendersi e a tornare alla vita: Isabel è una ragazza vulnerabile e bellissima, che riempie di sogni un futuro che sembrava svanito per sempre. Anche Isabel porta con sé un terribile passato: la sua intera famiglia è stata massacrata a Washington, lasciandola sola e senza memoria. La vita con Joe è per lei una forma di riabilitazione. Ma il destino ha in serbo per entrambi un'altra prova…


In “Segreti di mezzanotte” facciamo conoscenza con una nuova coppia e ritroviamo le altre di cui Lisa Marie  Rice ci ha parlato nei libri precedenti.
E’ la terza puntata della serie Men of Midnight ( 6° serie Midnight di cui Men of Midnight è sottoserie) e i due protagonisti sono Joe Harris e Isabel Delvaux ora Lawton.
 Joe e Isabel sono dei sopravvissuti. Lui è saltato in aria su una mina durante la sua ultima missione come Navy Seal e dopo mesi in ospedale è tornato a Portland assunto dall’Alpha Security International. Lei è l’unica rimasta viva, anche se ferita gravemente, nell’attentato a Washington che ha fatto una strage di tutta la sua famiglia e degli intervenuti al party, in cui suo padre avrebbe annunciato di candidarsi  a presidente degli Stati Uniti. Pur non essendosi ripresa completamente, sottopeso, con amnesie e crisi di panico continue, Isabel ha cambiato legalmente nome e ha stabilito la sua nuova residenza nella villetta accanto a quella di Joe in questa fredda città dell’Oregon.
Sono tre mesi che Joe la tiene d’occhio con discrezione e l’aiuta nel prendersi cura della casa e lei, come ringraziamento e anche per superare le crisi che si presentano puntualmente, cucina deliziosi manicaretti.
L’occasione di andare oltre la semplice conoscenza e di instaurare un rapporto più stretto viene loro offerta da un piccolo incidente mentre Isabel fa una  passeggiata sui marciapiedi gelati della città.
….”La ragazza si avvicinò con il cucciolo e , giunta all’ingresso dell’area riservata, si piegò per slacciargli il guinzaglio. Anziché  superare la soglia del recinto, il cucciolo partì a razzo, puntando dritto verso Isabel, il pelo increspato  per la velocità…e a pochi metri da Isabel spiccò un balzo.
Isabel si immobilizzò. Il cucciolo era pesante. Sarebbe diventato un cane grosso. Era già grosso ora. L’avrebbe fatta cadere a terra, e lei non aveva i riflessi per scasarlo in tempo.
Il cane abbaiò e le piombò addosso,  cercando  di leccarle la faccia. Isabel scivolò su una pozzanghera gelata, barcollò all’indietro e…
Non cadde.
Qualcosa di grosso e forte la prese al volo e la rimise in piedi.
Alzò  lo sguardo stranita.
Joe.
…Cazzo ci era mancato poco.
Joe aveva un eccellente senso dell’equilibrio. Lo aveva sempre avuto
….-Beh sei arrivato giusto in tempo come un supereroe.”
Ecco, questo è il nostro ex marine, un angelo custode e Isabel ne ha proprio bisogno.
Non vado oltre nel raccontare ciò che succede perché voglio che chi leggerà abbia le sorprese che ho avuto io.
In realtà, questa storia si può dividere idealmente in due parti: una è quella che tratta dell'amicizia e dell'amore di Joe e Isabel, l'altra riuguarda il complotto che è all’origine del massacro subito dai Delvaux. E’ un po’ come una pellicola in bianco e nero: il bianco sono i buoni e il nero sono i cattivi, ma mentre mi sono proprio piaciuti tantissimo i primi, riguardo agli altri ho capito veramente poco e qui penso  che la Rice abbia un po’ esagerato. Non che non ci sia la possibilità di corruzione in alto loco, ma ciò che lei descrive mi sembra eccessivo e anche un po’ troppo fantasioso. Invece, l’amore che nasce tra Joe e Isabel è realistico e passa dal desiderio fisico a quello di protezione, quindi al voler passare tutta la vita insieme.
Joe è un bel personaggio e non ha nulla da invidiare a Jacko o Metal,  anzi è forse più credibile perché si sforza di tenere a freno la sua irruenza.
Mi è piaciuta anche la sua capacità di organizzare la parte investigativa e di protezione con l’aiuto dei colleghi e delle loro compagne che hanno creato una rete intorno alla ancora debole Isabel.  Bellissimi i siparietti dove le donne chiacchierano e prendono in giro i loro uomini che si fanno spellare a poker da Joe, e poi mugugnano sempre, tanto per non far troppo la figura dei perdenti e si gettano sul cibo come se fosse il loro ultimo pasto. E pur essendo uomini di carattere e temprati dalle varie vicissitudini che la vita ha loro riservato, sono teneri e delicati con le loro signore anche se il sesso è sempre nei loro pensieri.
Brava Rice: una storia con delle belle scene bollenti ma che lasciano un senso di tenerezza perchè è l’amore che prevale anche sul desiderio!
Bella anche l’ambientazione, sia per la città che per la stagione, ma io sono di parte perché amo il freddo! 
Insomma, una stimolante  lettura con l’unico neo dovuto alla parte di spy-story che a mio parere non si è risolta perché non sappiamo chi è colui che ha manovrato dietro le quinte. Ci sarà forse un seguito? Io aspetto.











COME INIZIA IL ROMANZO...
1
Portland, Oregon
“Eccola” pensò Joe Harris. Isabel Lawton. La donna più bella del mondo e la sua vicina della porta accanto.
E cucinava per lui.
Isabel Lawton, un bel mistero. Un enorme punto interrogativo. E una donna ferita.
Le era capitato qualcosa di brutto, qualcosa di cui non parlava mai. Non che parlasse spesso di sé, ma evitava in particolare di fare riferimento a ciò che le era successo, qualunque cosa fosse.
Joe la teneva d’occhio. Perché era a pezzi, debole e vulnerabile. E perché… be’, perché.
La casa di Joe era circondata da videocamere. Da ex Seal, era convinto che la sicurezza non fosse mai troppa. E viveva secondo la massima dei reparti speciali: uno vale zero, due vale uno.
Perciò aveva una copertura video a trecentosessanta gradi a cui poteva accedere in qualsiasi momento, collegata a un monitor in cucina. Stava sorseggiando una tazza di caffè appoggiato al lavello, quando sullo schermo vide un movimento.
Isabel. Indossava degli abiti invernali, adatti per una passeggiata al freddo. In mano aveva qualcosa di molto pesante. Joe dovette serrare la mascella e inchiodare mentalmente le scarpe al pavimento di linoleum per impedirsi di aprire la porta e toglierle di mano l’oggetto pesante che gli stava portando.
Isabel non avrebbe voluto. E Joe non voleva farle sapere che la stava tenendo d’occhio.
Così si limitò a guardarla avanzare lentamente nel suo vialetto, raggiungere il portico e piegarsi piano piano e con estrema fatica per lasciare qualcosa davanti alla porta di casa sua, quindi scendere gli scalini altrettanto lentamente e percorrere la stradina ghiaiosa del suo giardino per arrivare al marciapiede.
Quando se ne fu andata, Joe aprì l’uscio e vide una pentola enorme. Profumava come se fosse precipitata lì direttamente dal paradiso. La sollevò e la portò nella sua cucina minimalista. Era ancora calda. Isabel doveva averla appena tolta dal fuoco.Sollevò il coperchio e inspirò profondamente. Stufato di manzo. O qualcosa del genere. Non come le scatolette di stufato di carne che sapevano di cibo per cani misto a merda di cane che suo padre apriva quando si ricordava di dare da mangiare al figlio piccolo. E non accadeva spesso. Joe aveva appreso l’arte di aprire scatolette molto presto. No, quello era uno stufato di manzo perfetto, cucinato con spezie particolari e con un profumo da svenire.
Bastava per un reggimento intero, perciò lo avrebbe diviso con i suoi amici, come al solito. Magari avrebbe organizzato una serata di poker extra. Dopo aver mangiato quella prelibatezza, lo avrebbero lasciato vincere a tavolino. Forse tutti tranne Metal, il più caro ragazzo sulla faccia della terra, ma non al tavolo da gioco, dove esibiva una vena di cattiveria nascosta.
Joe vinceva sempre a poker. Sempre. E la cosa faceva impazzire Metal.
Gli sarebbe piaciuto dividerlo con la cuoca, però sapeva per esperienza che Isabel non avrebbe cenato con lui. Era cordiale, ma riservata. Non che fosse fredda, comunque stava sulla difensiva. E non per qualcosa che lui aveva fatto, poco ma sicuro.
Era un uomo rude, grande e grosso, però si sforzava di controllare il tono e i movimenti quando era insieme a lei. Cercava sempre di comportarsi nel migliore dei modi. In altre circostanze l’avrebbe corteggiata fin dal primo momento. Qualunque uomo con del sangue nelle vene lo avrebbe fatto, e il suo sangue era molto più caldo di quello della gran parte delle persone. Però non lo aveva fatto. Non perché non volesse, ma perché, quando si erano incontrati la prima volta, non aveva chance. Era già tanto che fosse vivo.
Una mina artigianale lo aveva conciato per le feste l’ultimo giorno di missione, un mese prima di andare in congedo.
Karma talebano.
Due mesi di coma, quattro operazioni, quattro mesi di inesorabile inferno impartito quotidianamente dal suo migliore e sadico amico Metal, che lo aveva assistito durante la riabilitazione. E ora eccolo lì, rimesso quasi a nuovo.
Ora. Ora sì che poteva fare la corte alla donna più bella che avesse mai visto, una donna che lo intrigava come nessun’altra. Peccato che Isabel non stesse affatto bene.
Non si era ancora ripresa completamente. Era scossa e instabile come il giorno in cui aveva traslocato, tre mesi prima.
Sembrava particolarmente traballante, mentre camminava piano sul marciapiede. Al cancello aveva girato a sinistra. Poteva andare in due direzioni: a sinistra si arrivava a un piccolo parco, cinque isolati più in là; a destra, a un chilometro e mezzo di distanza, c’era il Green, un grande prato accanto a un centro commerciale dove d’estate la gente andava a giocare a frisbee o ad amoreggiare e d’inverno gli sportivi andavano a correre. Quando Isabel si sentiva bene, girava a destra. Se svoltava a sinistra, significava che non si fidava a stare in giro troppo a lungo.
Non erano fatti suoi, ma il pensiero di lei che cadeva durante la passeggiata fu come acido sul cervello di Joe. Dopo aver mandato un messaggio ai suoi amici Jacko e Metal – “La vicina ha portato da mangiare. Venite per un poker se tornate presto, altrimenti vi aspetto domani per il solito trasferimento di contanti settimanale” – andò a cercare il suo vecchio berretto e la tenuta da corsa neri e si vestì.
Una volta uscito, però, non poteva mettersi a correre: l’avrebbe superata subito, e invece voleva starle dietro. Così camminò velocemente e, nonostante fosse preoccupato per lei, si fermò per fare stretching, sentendosi un perfetto cretino. Per fortuna non c’era nessuno che lo guardava: solo un idiota passava più tempo a fare stretching che ad allenarsi. Doveva sembrare fuori di testa.
Ottimo, perché era esattamente così che si sentiva. Goffo e impacciato. Di solito ci sapeva fare con le donne. Non aveva mai faticato troppo a conquistarle e non ne aveva mai desiderata una che non potesse avere. Era andato tutto bene finché non aveva incontrato Isabel.
Lei lo aveva messo nel sacco.
Un mese prima era arrivata a casa zoppicando e lui era corso fuori ad aiutarla. Non era una storta, per fortuna, ma aveva battuto forte il ginocchio. L’aveva bendata come meglio poteva e, per sicurezza, aveva chiamato Metal. Era l’ufficiale medico del loro plotone e sapeva tutto quello che c’era da sapere sulle ferite.
Nessun altro era andato a trovarla o si era preoccupato per lei.
Sembrava sola al mondo e questo lo sconcertava. Era così bella che la prima volta che l’aveva vista, mentre parlava con i traslocatori, era rimasto a bocca aperta. Menomale che lei non stava guardando nella sua direzione, altrimenti si sarebbe spaventata. Non era riuscito a staccarle gli occhi di dosso.
Era stata malata, era evidente. Come era evidente che aveva perso molto peso. Joe sapeva tutto di quelle cose, essendo passato da novantacinque chili, il suo peso forma, ai settanta di quando lo avevano dimesso dall’ospedale. All’uscita dal centro di riabilitazione camminava con le stampelle e aveva la pelle cascante, come se fosse un involucro troppo grande per lui. Se gli avessero messo addosso dei vecchi abiti puzzolenti e un cappello, e lo avessero lasciato a un angolo della strada con una chitarra, la gente si sarebbe precipitata a fargli l’elemosina e gettargli monetine nel cappello.
Si era impegnato duramente ed era riuscito a rimettere su ottanta chili di muscoli. E, se poi era tornato a pesare novantacinque chili, era stato anche grazie alla cucina di Isabel.
Era iniziato tutto il primo giorno. I traslocatori si erano dimostrati delle vere teste di cavolo. A quanto pareva, dovevano effettuare un’altra consegna entro la fine della giornata, così si erano limitati a scaricare le cose di Isabel il più velocemente possibile e se n’erano andati. Avevano persino abbandonato alcuni oggetti sul prato davanti a casa.
Joe non avrebbe mai dimenticato il momento in cui l’aveva vista, sola e smarrita tra gli scatoloni e i mobili appoggiati al muro. Aveva bussato sulla porta aperta, lei si era girata a guardarlo e bum! Colpo di fulmine.
“Ciao” le aveva detto con dolcezza. “Sono Joe Harris, il tuo vicino. Hai bisogno di aiuto?”
Bones, il chirurgo ortopedico, gli aveva dato istruzioni precise: doveva usare il bastone sino alla fine del mese. Specificando che, a chiunque altro, avrebbe ordinato di usare le stampelle per due mesi. Bones, però, sapeva che Joe era un ex Seal e che quindi sarebbe stato perfettamente inutile impedirgli di velocizzare la riabilitazione.
Ma su un punto era stato davvero inflessibile: doveva usare il bastone almeno per quattro settimane. E lo aveva annoiato a morte con una ramanzina sui coefficienti di carico, sul tempo di saldatura e bla bla bla. A Joe era parso tutto molto ragionevole e stava seguendo le sue istruzioni come un piccolo, bravo paziente.
Ma vedere quella bellissima donna cercare di spingere un divano contro il muro… be’, non poteva sopportarlo. Non poteva starsene semplicemente lì a guardare. Così aveva gettato il bastone da una parte e aveva passato il pomeriggio ad aiutarla. Quella notte aveva avuto male alle ossa, ma chi se ne importava!
Anche se si era appena rimesso in piedi, era comunque più forte di lei. Perciò aveva portato dentro gli scatoloni lasciati sul prato, montato alcuni mobili, messo a posto i libri e, quando si era accorto che lei non ce la faceva più, era ritornato a casa e aveva fissato il muro per un’ora, vedendoci il suo viso.
La mattina dopo, sulla porta di casa aveva trovato dei panini alla cannella e una teglia di pane alla banana appena sfornato.
Quella prima settimana si era svolta secondo uno schema preciso: lui la aiutava a mettere a posto la sua roba e lei gli faceva trovare dei piatti spettacolari fuori dall’uscio.
Isabel non parlava molto e lui non insisteva. Le era capitato qualcosa di brutto: Joe sapeva riconoscere lo sguardo spento di chi ne ha passate di tutti i colori. E, qualsiasi cosa le fosse successa, doveva essere recente. Una volta le si era alzata la manica della felpa e lui aveva notato una grossa cicatrice da taglio. Conosceva le cicatrici: quella non aveva più di sei mesi.
Inoltre… somigliava un po’ a una cicatrice da coltello. Il solo pensiero lo aveva riempito di rabbia.
Qualcuno l’aveva accoltellata?
Qualche stronzo l’aveva tagliata apposta? Joe conosceva i coltelli, era bravo a usarli. Sapeva cosa faceva una lama a un corpo umano. In un certo senso poteva essere più devastante di una pallottola.
Isabel aveva colto il suo sguardo, si era abbassata con calma la manica della maglia sull’avambraccio e si era voltata dall’altra parte. Non avrebbe potuto essere più esplicita neanche se avesse urlato: “Non voglio parlarne!”.
Era evidentemente traumatizzata. Non riusciva a parlarne? Nessun problema. Joe sapeva già tutto quello che c’era da sapere: Isabel era di una bellezza stupefacente, era molto
triste ed era una cuoca incredibile. E gli incasinava la testa e le parti basse.
Il resto sarebbe venuto dopo, non appena lei avesse avuto voglia di parlargli.
E se qualcuno l’aveva ridotta così e Joe avesse scoperto chi era… quello stronzo era un uomo morto!
Così si era rassegnato ad aspettare il momento in cui Isabel si fosse sentita abbastanza a suo agio per parlarne.
Fortunatamente aveva il tempo dalla sua. Non doveva andare da nessuna parte. I dottori gli avrebbero permesso di tornare al lavoro solo tra un mese, anche se non vedeva l’ora di rientrare in azione.
****
LA SERIE MIDNIGHT 
1. Midnight Man (2004) - ed.italiana: MEZZANOTTE E' L'ORA , Mondadori, coll. Extra Passion, 2012 - John Huntington e Suzanne Barron
2. Midnight Run (2004)
- ed.italiana: MEZZANOTTE ARRIVERA' , Mondadori, coll. Extra Passion, 2013 - Tyler "Bud" Morrison e Clare Parks - Leggi QUI la ns recensione.
3. Midnight Angel (2006) 
- ed.italiana: A MEZZANOTTE UN ANGELO , Mondadori, coll. Extra Passion, 2013 - Douglas Kowalski e Allegra Ennis - Leggi QUI la ns recensione
3.5. Midnight Shadows (2015)- novellaDouglas e Allegra Kowalski
4. Midnight Vengeance (2014) - 
ed.italiana: VENDETTA DI MEZZANOTTE  , Mondadori, coll. Extra Passion, 2017 - Morton "Jacko" Jackman e Lauren Dare -  Leggi QUI la ns recensione
5. Midnight Promises (2015) - Sean "Metal" O'Brian e Felicity Ward  - ed.italiana: PROMESSE DI MEZZANOTTE , Mondadori, coll. Extra Passion, 2018 -  Sean "Metal" O'Brian e Felicity Ward  -  Leggi QUI la ns recensione
6. Midnight Secrets (2015) -  - ed.italiana: SEGRETI DI MEZZANOTTE, Mondadori, coll. Extra Passion, 2018 - Jo Harris e Isabel Delvaux

SPIN-OFF MEN OF MIDNIGHT
1. Midnight Quest(2016)  John Huntington e Suzanne Barron

**** 
L'AUTRICE

Lisa Marie Rice avrà sempre trent’anni e non invecchierà mai. È alta, sensuale, bellissima. Gli uomini cadono ai suoi piedi come pere mature. È stata insignita dei più prestigiosi premi letterari. Ha una laurea in archeologia, una in astrofisica e in letteratura tibetana. Ovviamente, Lisa Marie Rice è una donna virtuale ed esiste solo di fronte allo schermo, mentre scrive romanzi erotici. Scompare non appena spegne il pc... 

VISITA IL SUO SITO: 
 http://www.lisamariericebooks.com/

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5 commenti:

  1. bella recensione mi viene voglia di leggerlo. l'ultimo letto non mi ha entusiasmato molto ma questo sembra più convincente! grazie Piera

    RispondiElimina
  2. Ok, mi fido di Piera. Ho già scaricato il campione sul Kindle.

    RispondiElimina
  3. la rice è la rice......questi seal smuovono tutto!!!! a me piace ho letto anche diversi suoi in lingua e le traduzioni sono abbastanza buone
    la storia di joe mi è piaciuta ma il mio preferito resta jhon

    RispondiElimina
  4. Monya lahr21/07/18, 17:50

    Ho apprezzato gli altri della rice quindi ho preso anche questo ma è davvero inverosimile, esagerato nella fantapolitica che adombra completamente la storia d'amore. I due protagonisti hanno qualche scena d'amore appiccicata nel libro (giusto perché se no non è un romance) e sono soffocati pure da tutta la ciurma di personaggi che proviene dai libri precedenti.. La lettura è risultata pesante per me..

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  5. Lo sto leggendo, sono a metà e per ora mi piace

    RispondiElimina

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