IL VERO DESIDERIO di Grace Burrowes (Leggereditore)



TORNA GRACE BURROWES CON IL SECONDO CAPITOLO DELLA SUA SERIE SUI 'VERI GENTILUOMINI' PUBBLICATA DA LEGGEREDITORE. PIERA E IAIA L'HANNO LETTO, MA LA LORO OPINIONE SUL LIBRO E' ABBASTANZA DIVERGENTE. VEDIAMO COSA HANNO APPREZZATO E COSA NO. 
Autore: Grace Burrowes
Titolo originale: Daniel's True Desire
Traduttrice: Riccardo Moratto
Genere: Romance storico
Ambientazione:  Inghilterra
Pubblicazione: Leggereditore, pp. 320, 4 luglio 2018, €12,90
Livello sensualità: BASSA
Parte di una serie: 2° libro serie True Gentlemen
Disponibile in ebook a € 4,99

TRAMA: Per Daniel Banks, un uomo di chiesa dotato di genuina fede, la vocazione è l’ultimo conforto che gli è rimasto. Nel tentativo di voltare pagina e iniziare una nuova vita, accetta il posto di parroco nel villaggio di Haddondale, con il beneplacito del conte di Bellefonte. Lì Daniel incontra lady Kirsten Haddonfield, sorella del conte, una donna bella, sicura di sé e schietta, anche lei vittima di un passato che l’ha ferita nel profondo. L’interesse di Daniel è stuzzicato dall’atteggiamento sprezzante della nobildonna verso le disgrazie subite e dalla gentilezza che invece serba nei recessi più reconditi del suo cuore infranto. Dal canto suo, anche Kirsten subisce il fascino del signor Banks e se ne innamora perdutamente. Ma la relazione tra un parroco e un’aristocratica è quanto di più sconveniente si possa immaginare e, per tanto, sarebbe destinata a rimanere platonica se la Divina Provvidenza non offrisse loro una chance... La felicità completa sembra essere finalmente a un passo per Kirsten e Daniel, ma molto spesso anche il più idilliaco dei giardini ospita un serpente velenoso, furbo e determinato, pronto, proprio sul più bello, a creare scompiglio...


Leggere Grace Burrowes  vuol dire incontrare sempre parecchi personaggi e entrare nelle loro vite, ma  in punta di piedi e, in questo caso, direi anche di stivali! 
Sì, perché il protagonista de “Il vero desiderio” ha un solo paio di stivali abbastanza consunti e vecchierelli, calze rammendate e abiti quasi lisi dal tanto utilizzo. Non è un poveraccio è semplicemente un pastore che, da dieci anni,  sopporta  una vita discretamente grama!
Quando arriva ad Haddondale,  volutamente male indirizzato da coloro a cui ha chiesto indicazioni, si trova davanti ad una casa che nulla ha della dimora nobiliare del conte di  Bellefonte che l’ha assunto come nuovo parroco del villaggio. Giunto lì durante una nevicata abbondante di cui non ha tenuto conto arrivando a cavallo da Londra, viene quasi trascinato in casa da una ragazza che gli si rivolge senza timore ma anche con curiosità:
…”-Voi non siete George
Ahimè no. – Reverendo Daniel Banks ,al vostro servizio signora.
-I vostri guanti sono congelati. Osservò la ragazza mentre gliene sfilava uno.
Dopo aver rimosso il guanto passò alla sciarpa avvolta attorno al collo. Si alzò in punta di piedi e gliela srotolò. Entrò in possesso dell’altro guanto, poi scrollò il tutto, spargendo granelli di ghiaccio in tutte le direzioni
-Non ho intenzione di arrecarvi alcun disturbo signora.
-Vi posso offrire del te qualche fetta di pane e un po’ di burro. Poi però dobbiamo assolutamente metterci in cammino. Il mio nome è Kirsten Haddonfield, signor Banks, e posso accompagnarvi io a Belle Maison
-Ne desumo che siete imparentata col conte
 -Sono una delle sorelle più giovani del conte e voi siete mezzo congelato. Spero che quelli non siano i vostri miglior stivali, perché li avete rovinati.
-Sono gli unici stivali che ho.”
Giunto al castello, Daniel fa la conoscenza con una  parte della famiglia comitale e rivede il cognato, il visconte  Fairly,  sposo della sorella Letty, madre del piccolo Danny che per cinque anni è stato cresciuto proprio da Banks e dalla infedelissima moglie Olivia.
Con fatica, la vita del pastore si avvia tra un sermone, qualche cavalcata  in sella a Belzebù, pasti lunghissimi con tutta la famiglia che lo ha preso in gran simpatia, cacce  a rospi e conigli, e qualche alunno da preparare in vista di un futuro a Eton o in altro prestigioso istituto.
Naturalmente, in contemporanea, si approfondisce il rapporto con  Kirsten anche se si mantiene nei limiti della correttezza sebbene tutta la famiglia, che si è accorta dei loro sentimenti, li lasci liberi di stare insieme e magari anche di prendersi qualcosa in più della compagnia reciproca.
La situazione non è semplice e si complica ancora di più verso la fine ma il Buon Dio, e non lo nomino a caso visto il mestiere di Daniel, ci mette una pezza e le cose si risolvono in modo inaspettato.
Come ho detto all’inizio, la lettura di questo romanzo, e l’ho anche riletto immediatamente perché sapevo che mi ero persa parte della sua bellezza, ansiosa com’ero di arrivare in fondo, ci fa curiosare nelle vite di parecchie persone e ci  fa scoprire una società di campagna con usi e abitudini diverse da quelle cittadine.
Innanzitutto, Banks non avrebbe potuto avere un atteggiamento così familiare con una nobildonna, nubile e ancora in età da marito, se fosse stato sotto gli occhi delle malelingue londinesi che già non avevano perdonato a Lady Kirsten di aver perso due quasi mariti. E anche la giovane non si sarebbe potuta permettere bacetti, confidenze e luoghi appartati, senza perdere il suo buon nome.
E Nicholas, il grosso conte che odia la città, detesta dover accompagnare le sorelle durante la stagione, preferisce appartarsi con la contessa sul divano blu (ironica la riflessione di Kirsten sul nipotino che in realtà si sarebbe benissimo potuto chiamare Blu), e ama costruire casette per uccelli. Purtroppo per lui ha una valanga tra fratelli e sorelle da tenere d’occhio.
Un bel personaggio è il visconte Fairly, che ama moltissimo la donna che ha sposato, adora il piccolo Danny ma è abbastanza obiettivo da vederne l’infelicità e chiedere aiuto a Daniel nonché ad avvisarlo dell’ambiguità della perfida Olivia.
Poi che dire degli abitanti del villaggio che la domenica durante il sermone non potevano riposare  le orecchie e gli occhi con una sonnellino, causa prediche altisonanti e piene di sacro furore, e ritornavano alle loro magioni ancora più inviperiti dal dover accudire i loro pargoli indisciplinati e rumorosi nonché dispettosi e privi di voglia di studiare?
Pargoli che cacciavano bambinaie e istitutori perché preferivano rotolarsi nel fango e vagare nelle stanze chiudendo gatti negli armadi e ascoltando i discorsi degli adulti.
La gioia provata da tutti all’arrivo di Banks è comprensibilissima. Mi è piaciuto questo paesone dove tira un’aria di affettuosa amicizia e dove tutti fanno i propri comodi senza che nessuno abbia a che dire. Leggendo mi sembrava di vedere il ruscello, gli alberi, le strade fangose per lo sciogliersi della neve, l’erba alta e profumata, gli alberi che riparavano dal sole e davano momenti di intimità. Ma anche il salotto con i divani, le poltrone e il camino acceso dove gli uomini si ritiravano a sonnecchiare e a gustare un buon bicchiere; la biblioteca, i salottini e la camera vuota con solo un grande letto ad accogliere Daniel e Kirsten.
Insomma una pacifica e tranquilla vita di campagna anche se molti avevano titoli nobiliari che però non usavano e che quasi davano loro più che fastidio.
Sulla moglie Olivia lascio a chi leggerà la sorpresa di capire la malvagità di questa persona.
"Il vero desiderio" è un bel romanzo, forse un po’ difficile da seguire per lo stile narrativo, ma comunque piacevolissimo quanto il primo di questa serie. Vista la numerosa famiglia  Bellefonte non mi dispiacerebbe ritrovare presto qualcun altro della casata.

 






****

Lady Kirsten Haddonfield conosce il nuovo parroco della contea, Daniel Banks, mentre questi sta raggiungendo il paese in cui gli abitanti stanno aspettando il reverendo. C’è subito una certa attrazione tra di loro, ma la situazione è complicata. Lei è diffidente nei confronti degli uomini, dopo essere stata respinta da due fidanzati e lui è separato dalla moglie. Ci sono molti problemi che si dipaneranno nel corso della storia, ma poi si potrà leggere il lieto fine.
Il libro mi ha un po’ annoiato fino a poco oltre la metà. Dialoghi lenti, personaggi poco approfonditi che, secondo me, hanno dimostrato superficialità e, di conseguenza, ho trovato poco verve e atteggiamenti ripetuti che si potevano tralasciare. Gli attori più simpatici e gradevoli sono stati i bambini che si sono comportati come tali e che sono stati spiritosi molto più che gli adulti. Solo verso la fine la storia ha sfoggiato entusiasmo e suscitato interesse. Questo romanzo è il secondo della serie Haddonfield; il primo non l’ho letto e ho cominciato da questo perché pubblicato da poco. Ho sentito parlare bene del libro precedente e lo leggerò anche per verificare se questa autrice mi piace o è da abbandonare.





COME INIZIA IL ROMANZO...
1
«Per quale motivo tutti quanti si divertono a raccontarmi delle menzogne?»
A Daniel Banks battevano i denti dal freddo mentre si rivolgeva al proprio cavallo, il quale, esausto e a testa bassa, si era fermato davanti all’unica dimora in vista.
«Non vi potete sbagliare,» Daniel ripeté a sé stesso «dovete imboccare l’unica stradina che svolta a sinistra a circa mezzo chilometro a ovest del villaggio.»
L’umile abitazione che si stagliava davanti ai suoi occhi non era certo Belle Maison, residenza del conte di Bellefonte. Daniel aveva ascoltato attentamente le indicazioni che gli erano state fornite al Queen’s Harebell. Nel bel mezzo di una sferzante tormenta di neve, lo avevano spedito nei pressi di un cottage fatiscente e segnato dalle intemperie.
«Non tarderò molto» promise Daniel al suo castrone.Daniel smontò da cavallo e, non appena i suoi stivali toccarono il terriccio innevato, avvertì una tremenda fitta di dolore lungo gli arti inferiori, troppo a lungo esposti al gelo. Rimase immobile per un momento, in attesa che il dolore si attenuasse. Nel frattempo inventò una serie di improperi tra sé e sé quando, invece, sarebbe stato più consono alla sua persona se si fosse messo a recitare sottovoce il ventitreesimo salmo.
«Salve, c’è nessuno?» Chiamò, riuscendo a malapena ad avanzare di tre passi nella neve.
Il portico ospitava una modesta scorta di quercia tagliata. All’interno dell’abitazione qualcuno stava bruciando della legna, poiché l’aria gelida portava con sé una nota confortante di profumo di legna da ardere.
Non appena Daniel, chinandosi, entrò nel portico, il vento si placò mentre il gelo persisteva inesorabile. Desiderava ardentemente un fuoco, dei viveri e indicazioni adeguate, sebbene solo queste ultime fossero realmente importanti.
Un uomo di Dio avrebbe dovuto accogliere le difficoltà e, a suo modo, Daniel lo fece, soprattutto perché il suo archivio di espressioni colorite ma silenti si stava facendo alquanto considerevole. Sollevò un pugno guantato per bussare alla porta.
«Salve, c’è nes...?»
La porta si aprì e la manica di Daniel venne afferrata da una presa stretta. Fu strattonato nel tepore del cottage così bruscamente che per poco non sbatté la testa sull’architrave.
«Ho detto che sarei tornata a casa prima dell’imbrunire,» mugugnò la persona che lo aveva agguantato «e manca ancora un’ora al tramonto. Speravo che quest’infernale bufera di neve si placasse.»
La giovane donna trasalì e lasciò la presa.
«Voi non siete George.»
Ahimè, no. «Reverendo Daniel Banks, al vostro servizio, signora. Mi sono smarrito e ho bisogno di indicazioni per Belle Maison, la tenuta di Bellefonte. Chiedo venia per essermi intromesso nel vostro pomeriggio.»
Scuse a parte, Daniel avrebbe voluto trattenersi almeno fin quando i geloni ai piedi e alle orecchie si fossero attenuati. Belzebù era un cavallo di buona stazza, ricoperto da un prodigioso manto invernale, ed avrebbe sopportato il freddo tranquilla mente per un po’; Daniel invece era infreddolito, esausto, affamato e considerava la sua imminente visita nella residenza del conte di Bellefonte, nel migliore dei casi, come una penitenza.
«I vostri guanti sono congelati» osservò la ragazza mentre gliene sfilava uno.
«Ma cosa avevate in mente, signore?»
Dopo aver rimosso il guanto, passò alla sciarpa avvolta attorno al collo. Si alzò in punta di piedi e gliela srotolò. Entrò in possesso dell’altro guanto, poi scrollò il tutto, spargendo granelli di ghiaccio in tutte le direzioni.
Che cosa aveva in mente? Negli ultimi tempi Daniel aveva cercato di evitare ogni spunto di riflessione. Era di gran lunga meglio così, in tutto e per tutto.
«Non ho intenzione di arrecarvi alcun disturbo, signora» disse Daniel, sebbene il tepore all’interno del cottage lo facesse sentire in paradiso.
Il bollitore fumava sul fuoco e l’aroma della cannella – un lusso – colmava lo spazio altrimenti umile. Qualcuno si era impegnato a rendere accogliente l’abitazione, con tanto di sedia a dondolo accanto al caminetto, candele di cera d’api profumate collocate nei candelabri e tappeti intrecciati che rivestivano il pavimento di tavole.
«Vi posso offrire del tè, qualche fetta di pane e un po’ di burro. Poi, però, dobbiamo assolutamente metterci in cammino. Il mio nome è Kirsten Haddonfield, signor Banks, e posso accompagnarvi io a Belle Maison.»
Haddonfield era il nome di famiglia che si accostava al titolo nobiliare di Bellefonte.
«Ne desumo che siete imparentata con il conte?»
La ragazza indossava un semplice abito blu scuro di lana, a collo alto; indumento che in quel periodo dell’anno si vedeva indosso alle mogli dei contadini. Neanche la cugina di un conte si sarebbe conciata in quel modo, a meno che non avesse sofferto di eccessi di pragmatismo.
«Sono una delle sorelle più giovani del conte e voi siete mezzo congelato. Spero che quelli non siano i vostri stivali migliori, perché li avete rovinati.»
«Sono gli unici stivali che ho.»
Bionde sopracciglia arcuate convergevano su di un naso che nessuno avrebbe definito dai tratti fini e delicati, eppure tutto sommato lady Kirsten Haddonfield era una bella donna. Aveva gli zigomi pronunciati e il mento ben definito, la mandibola proporzionata e gli occhi di un azzurro tale da far trasparire la sua intransigenza nei confronti degli stolti – come se il suo tono di voce non lasciasse già una qualche ombra di dubbio in proposito.
Daniel era uno stolto. Ciò era confermato dalla facilità con cui era stato imbrogliato dallo yeoman1 nella taverna e dalla disinvoltura con cui la sua stessa moglie lo aveva raggirato.
«Almeno sedetevi un attimo davanti al fuoco» lo invitò lady Kirsten mentre con delle mollette appendeva la sciarpa e i guanti sul focolare. «Vi siete smarrito per via del brutto tempo?»
Daniel si era smarrito ormai da mesi. «Il tempo ha sicuramente contribuito. Vi trovate qui da sola, mia signora?»
Lady Kirsten incrociò le braccia sul petto, le cui fattezze lo rendevano un capolavoro del Creatore anche agli occhi di un uomo di chiesa.
«Questo cottage è di proprietà della mia famiglia, signor Banks, la quale è al corrente che mi trovo qui. Questo tempo non è solo terribile, è pericoloso. Se è vostra intenzione balzare fuori di qui e rimetterci la pelle tanto per fare la figura del galantuomo, non sarò certo io a fermarvi. A breve dovrebbe arrivare lo stalliere o uno dei miei fratelli per riaccompagnarmi a casa. Quando passeremo accanto al vostro cadavere, a quel punto scopriremo in quale fosso saranno finite le vostre spoglie.»
Il calore che emanava il fuoco era davvero piacevole. L’aggressività di lady Kirsten, per quanto avesse poco di cristiano, lo riscaldava in un modo completamente diverso. D’altronde è pur vero che nella Bibbia non c’è scritto da nessuna parte che un buon samaritano debba per forza essere sovraccarico di fascino.
«Non siete neanche portata a dissimulare un atteggiamento cortese, mia signora, non è così?» La figlia di un conte era pur sempre una nobildonna sin dalla nascita.
Lady Kirsten si diresse verso la credenza a passo svelto e deciso, quindi si mise ad affettare del pane.
«Non sono portata a dissimulare alcunché. Dovreste mettervi seduto.»
«Se mi siedo, c’è il rischio che non mi rialzi più. Mi sono messo in cammino nell’Oxfordshire e ho affrontato un lungo viaggio. Questa bufera sembra avermi seguito passo dopo passo.»
«Perché non avete sostato a Londra nell’attesa che il tempo migliorasse?»
Perché se Daniel avesse trascorso un’altra notte a Londra, avrebbe dovuto fare appello a un vescovo o due e spiegare il motivo per cui il suo aiutante non lo aveva accompagnato nel posto del suo nuovo incarico.
«Sono qui per prendere in carico il pulpito di Haddondale» disse Daniel avvicinandosi al fuoco. Una copia de la Rivendicazione dei diritti della donna, aperta e con la copertina rivolta verso l’alto, giaceva sulla mensola del camino. «Mi è parso di comprendere che il ruolo doveva essere ricoperto con una certa urgenza.»
Sua signoria intinse un coltello d’argento in un fiocchetto di burro e indugiò prima di stenderlo sul pane.
«Siete voi il nuovo parroco?»
Il divertimento rendeva quella donna, dal carattere aggressivo e dal bell’aspetto, una creatura del tutto diversa. Sprigionava malizia, senso dell’umorismo e richiamava segreti di varia natura, ma anche – da dove diamine gli sopraggiungevano simili pensieri? – baci. Baci spassosi e generosi.
Quando sorrideva, lady Kirsten sembrava il tipo di donna che avrebbe dato un buffetto sul sedere a un uomo – in pubblico.
Il gelo aveva reso Daniel ancor più sfrontato. «Ho forse un paio di corna o i piedi ungulati al punto da togliermi l’idoneità a una carriera ecclesiastica, mia signora?»
Lady Kirsten imburrò il pane con movimenti sicuri di sé.
«Avete degli splendidi occhi castani, signor Banks, un bel naso – anche se al momento è un po’ rubicondo – e un sorriso che suggerisce che potreste fare brutti scherzi. Potreste anche spuntare un po’ quella vostra folta chioma castana. I ministri del culto non dovrebbero sprigionare fascino. Ho due sorelle più giovani che soffrirebbero parossismi di convinzione religiosa se doveste essere voi a guidare il gregge.»
Olivia aveva sempre considerato il naso di Daniel una ‘disgrazia’. Dal canto suo anche Daniel aveva sempre ritenuto che il suo matrimonio fosse degno dello stesso appellativo.
Gradualmente gli arti inferiori di Daniel stavano riacquistando sensibilità, mentre il suo stomaco cominciò a contorcersi dalla fame. Lady Kirsten gli passò una fetta di pane senza concedergli la grazia di poggiarla su un piattino.
«Non è fresco di giornata, il pane, intendo. Il burro è di stamane. Vi preparo del tè.»
Daniel diede un piccolo morso, poi si rese conto che si era dimenticato di recitare una preghiera di ringraziamento prima di addentare il cibo. Ti rendo grazie, o Signore, per il cibo che mi hai donato, e per la compagnia.
«Ecco il vostro tè, signor Banks. Affrettatevi a berlo, ché già sento il suono delle campanelle appese alla slitta.»
Daniel trangugiò il tè bollente in un unico, grande sorso. La dolcezza e l’essenza del liquido lo avevano fortificato, così come lo avevano rafforzato anche i modi schietti di lady Kirsten. Si infilò il mantello, poi gli porse la sciarpa, riscaldata dal fuoco e profumata di cannella, aiutandolo ad avvolgerla attorno al collo.
«Lasciate che sia io a presentarvi» fece lei, porgendogli i guanti caldi dopo aver ingurgitato pane e burro.
«Nella slitta potremo scaldarci i piedi e ci saranno anche delle coperte da viaggio; una volta arrivati a Belle Maison saremo subissati di domande. Mio fratello, il conte Nicholas, è molto protettivo nei miei confronti, e le mie sorelle sono tremendamente curiose.»
Attraversò la stanza, spense il fuoco e poi soffiò sulle candele una a una.
Lady Kirsten era stata gentile con lui, e Daniel voleva ricambiare la sua ospitalità. Con qualcosa di concreto, non con dei banali convenevoli.
Peccato che un reverendo indigente avesse ben poco da offrire oltre alla verità.
«A proposito, non ho sbagliato strada» ci tenne a puntualizzare. «Mi hanno fuorviato dei tizi alla taverna. Ho chiesto indicazioni per la residenza Belle Maison e mi hanno mandato qui. Non ho neanche confuso le loro parole, se è questo ciò che pensate, poiché ho chiesto loro di ripetermi le indicazioni ben due volte.»
In altre parole, si erano presi gioco di lui. Di nuovo.
***** 
LA SERIE TRUE GENTLEMEN



0.5 The Duke's Disaster (2015) - Noah Winters, duca di Anselm e Lady Thea Collins
1. Tremaine's True Love (2015) - ed. italiana: IL VERO GENTILUOMO, Leggereditore, gennaio 2018Tremaine St. Michael e Lady Nita Haddonfield
Tremaine St Michael è un facoltoso commerciante di lana, completamente dedito al lavoro. Sempre in giro per il mondo alla ricerca dei migliori affari, raramente soggiorna a lungo nello stesso posto, finché nel Kent, ospite nella tenuta di un caro amico, il conte di Bellefonte, le cose sembrano prendere una piega inaspettata... L’incontro con l’affascinante e riservata lady Nita Haddonfield non lo lascia indifferente, e per una volta Tremaine spera di poter finalmente conciliare gli affari con il piacere. Le cose, tuttavia, non vanno secondo i suoi piani: anche se in età da marito, infatti, la giovane donna non vuole sentir parlare di matrimonio, preferendo di gran lunga dedicare le proprie energie ad aiutare le persone bisognose della contea. Ma, si sa, al cuore non si comanda, e suo malgrado Nita inizia a provare interesse nei confronti del sensuale commerciante, un sentimento destinato a crescere e che, a lungo andare, le sarà impossibile nascondere. Anche perché Tremaine non è certo un uomo che si arrenda facilmente, e farà di tutto pur di scalfire le ritrosie della dolce Nita... Leggi QUI la ns recensione .  Ti interessa questo libro? Lo puoi trovare QUI.

2. Daniel's True Desire (2015)ed. italiana: IL VERO DESIDERIO, Leggereditore, luglio 2018 - Daniel BanksLady Kirsten Haddonfield
3. Will's True Wish (2016)- Willl DorningLady Susannah Haddonfield
4. His Lordship True Lady (2017) - Hessian Kettering, conte di Grampion e Lady Lily Ferguson
5. My Own True Duchess (2018) - Jonathan Tresham e  Lady Theodosia Haviland

***** 
L'AUTRICE
Grace Burrowes è il nom de plume di un'accanita lettrice di romance storico che è poi diventata a sua volta una prolifica autrice di romanzi, vincendo diversi riconoscimenti, fra cui una menzione d'onore dai Romance Writers of America. La Burrowes è inoltre una madre single e un avvocato specializzato in diritto di famiglia e vive in Maryland.

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