IL PROFUMO DELLE ROSE SELVATICHE di Linda Kent

LINDA KENT HA DA POCO RIPUBBLICATO (CON UNA COVER STREPITOSA DI CORA GRAPHICS) IL SUO ROMANZO STORICO IL PROFUMO DELLE ROSE SELVATICHE, USCITO NEL 2013 NELLA COLLANA CLASSIC DEI ROMANZI MONDADORI. UN'OCCASIONE PER CHI NON L'AVESSE ANCORA LETTO E UNA PIACEVOLE RILETTURA PER CHI L'AVEVA GIA' APPREZZATO NELLA SUA PRIMA EDIZIONE. 

AutriceLinda Kent
Genere: Storico
Ambientazione:  Londra e Bath, (Inghilterra),1828
Pubblicazione:Linda Kent, luglio 2018, pp.248, cartaceo € 8,90
Livello sensualità: MEDIO
Disponibile in ebook a € 0,99

TRAMA: Anne March conduce una vita ritirata, e non esce mai in pubblico se non con il viso celato da un cappello o da un velo. Solo un bambino con il quale stringe una profonda amicizia ha il privilegio di guardarla negli occhi: è Andrew, il figlio del suo vicino David Greenwood, barone Glamorgan.David è un uomo oppresso da un passato drammatico e dai rimorsi che lo hanno portato ad allontanare il figlio. Il rapporto che Andrew stabilisce con Anne e, soprattutto, il fascino misterioso della donna, attirano David inesorabilmente, e gli fanno desiderare di rimettersi in gioco e di innamorarsi ancora. Ma una nebbia di segreti e di equivoci si alzerà presto a offuscare il loro amore...


Cover edizione 2013
Ho riletto con piacere il romanzo di Linda Kent che ricordavo  per la  trama che mi aveva colpita per la sua particolarità.  “Il profumo delle rose selvatiche “ proviene dal giardino selvaggio in cui,  Anne March, nella sua casa di Bath, trova riposo e momenti di serenità.
Ma nella siepe, che divide la sua proprietà da quella vicina, c’è una piccola apertura che basta al piccolo abitante della casa limitrofa, per curiosare e scoprire un’ amica di giochi e una compagna che dia sollievo alla sua solitudine.
…”Nell’angolo più lontano dalla casa, alcuni rametti spezzati e una parziale mancanza di foglie le permisero di scorgere un bambino di cinque, forse sei anni, con il viso rivolto verso la siepe, le braccia abbandonate lungo i fianchi, i piccoli pugni serrati. Sembrava compiere un grande sforzo per calmarsi, anche se le lacrime continuavano a scendere copiose dai suoi occhi trasparenti. Quel pianto quasi silenzioso penetrò nel cuore di Anne, bruciando come sale sulle ferite; prima ancora di rendersene conto, con le mani che tremavano, aveva allargato l’apertura nella recinzione, badando a creare un po’di rumore per non spaventare il bambino.
…-Chi siete- chiese sottovoce
…-La vostra nuova vicina.
…- Siete una principessa?
…Lei rise piano felice di aver distratto  il bambino dalla sua pena.”
Il bambino, Andrew, è il figlio quasi dimenticato del barone di Glamorgan, David Greenwood, perennemente in viaggio o talmente occupato da non vederlo mai.
..”-Padre uscite ance stasera?- la voce infantile risuonò chiara, anche se leggermente intimidita.
Un piccolo, gelido brivido attraversò il corpo del barone; sostò un attimo nell’atrio di marmo, poi si voltò, guardando in alto verso il ballatoio. Il viso di suo figlio sporgeva fra le colonnine della balaustrata, e anche da quella distanza riusciva a scorgere la speranza e l’adorazione che brillavano in quello sguardo.
…-Volevo parlarvi, signore-
David sospirò fra sé , maledicendosi per l’ennesima volta.”
 Durante un ricevimento, attratto da una dama velata, ha la sorpresa di apprendere che non è altri che la sua vicina di casa, una signora vedova che partecipa a tante attività benefiche ed è diventata, a sua insaputa, colei che intrattiene il bambino nelle prime ore del pomeriggio quando tutti riposano.
…”Si sentiva smorzato un lieve chiacchiericcio, interrotto ogni tanto da una breve e sommessa risata femminile.
Da quanto tempo, si chiese, non sento una donna ridere di gioia?
L’impulso fu più forte della sua volontà, più forte della sua educazione, che mai gli avrebbe permesso di compiere un simile gesto. Scostò delicatamente una foglia, sbirciando come un bambino attraverso la vetrina di una pasticceria.
...Una donna tra le rose, chinata amorevolmente su un bambino dai capelli biondi.
…Quel bambino era Andrew.
…La donna, il bambino.
..Suo figlio. Una donna dal grande cappello che le nascondeva le fattezze del volto.
Chi era davvero quella donna? “
Il barone è prima incuriosito e poi spinto a tentare di scoprire l’identità della signora che stimola in lui sentimenti e sensazioni che credeva di aver dimenticato. Riesce a farla uscire dall’anonimato perché anche  Anne è tentata da questa nuova avventura e poi sempre più attratta da David. Anche se la donna sa che il suo passato è sempre lì a minacciarla, il comportamento dell’uomo la stimola a capire quanto e se potrà avere un futuro non condizionato da ciò che è stata la sua precedente vita.
La narrazione di Linda Kent è sempre scorrevole, dà valore alla sua storia e sa toccare i tasti giusti per spronare il lettore a conoscere sempre di più.
Mi sono piaciuti tutti i personaggi anche se, in qualche occasione, avrei voluto ricordare all’esimio barone che nessuno è perfetto e che il percorso di ognuno di noi ha tante sfumature che non si   senza conoscere a fondo i drammi di un’esistenza.  D’altra parte anche lui ha provato quanto sia facile lasciarsi andare senza pensare alle conseguenze.
capiscono
Il piccolo Andrew è dolcissimo, pronto a riaffezionarsi ad un padre che non lo voleva e ad una donna nella quale vede una madre che non ha mai conosciuto e che lo ama come se  fosse veramente suo figlio.
"Il profumo delle rose selvatiche" è un romanzo pieno di sentimenti, amore, affetto, passione, amicizia, rancore, rabbia e violenza.
E’ la storia di una donna ingannata che si rialza e torna a sperare, ma è anche quella di un uomo che sa fare marcia indietro rispetto alle sue scelte e concede al suo cuore di riaprirsi alle bellezze della famiglia.
E’ una storia in cui ognuno ha una seconda occasione per essere felice e non può e non deve lasciarsela sfuggire. Grazie Linda per il piacere di questa lettura!









COME INIZIA IL ROMANZO...

Prologo
Bath, 1828
La casa era proprio come lei l’aveva desiderata, la stessa che aveva sognato in tutti quegli anni.
Il candido portoncino, sormontato da un piccolo frontone triangolare, s’inseriva alla perfezione nel lungo edificio neoclassico che fiancheggiava il viale, solo qualche anno prima considerato fra i più alla moda ed esclusivi della città.
Il trascorrere del tempo aveva sbiadito il caldo color ambra della pietra locale e conferito alla costruzione un tono di rispettabile signorilità che con gli anni, ne era certa, si sarebbe trasferito sui suoi abitanti.
In tutto e per tutto, quella casa era la raffigurazione concreta della solidità e dell’imperturbabilità britanniche.
Anne March era soddisfatta; il procuratore aveva svolto bene l’incarico e le aveva trovato una sistemazione magnifica. Sperava solo che l’interno fosse all’altezza delle sue aspettative.
Entrò nell’ampio vestibolo, dal pavimento a riquadri bianchi e neri, poi nel salotto dalle pareti rivestite di seta marezzata, illuminato da uno spazioso bovindo. L’arredamento elegante e discreto richiedeva poche modifiche e solo qualche tocco personale, come i suoi acquerelli alle pareti e un tappeto Aubusson dalle delicate sfumature; sarebbe stato un ambiente perfetto per ricevere le amiche in visita. Era davvero un peccato che non ne avesse. Anne si addentrò nel cuore della casa, e varcò la porta della stanza che il precedente proprietario aveva adibito a studio.
La luce che penetrava in lunghi fasci obliqui dalla portafinestra illuminava una massiccia scrivania, due vecchie poltrone e un comodo divano dall’aria vissuta, e accentuava una piacevole atmosfera maschile, che lei non aveva intenzione di alterare. Si sarebbe limitata a sostituire la tappezzeria, nei toni caldi del borgogna o brillanti del verde.
Attraversò la stanza respirando l’odore di cuoio e polvere, sfiorò la superficie opaca del legno, che sarebbe tornato a risplendere con una generosa mano di cera. Infine, aprì la grande vetrata dalla quale si accedeva al giardino sul retro.
Uscì sulla terrazza e rimase immobile nel sole, respirando con emozione e gratitudine l’aria che profumava di primavera.
Guardando quell’angolo di paradiso un po’ selvaggio e arruffato, decise - senz’ombra di dubbio - che avrebbe acquistato quella casa.
La compostezza e la severità della facciata erano del tutto scomparse, cancellate dall’esuberante disordine di una natura rigogliosa, che aveva avuto ragione anche di un clima non sempre clemente.
Non vi erano aiuole dai confini prestabiliti, né cespugli potati con cura o vialetti simmetrici, ma un tripudio di piante e fiori dai mille profumi. Sotto un pergolato di rose selvatiche, due panchine di marmo fronteggiavano una piccola fontana, con il suo putto verdeggiante di muschio; era un angolo perfetto dove trovare riparo dal caldo nelle giornate estive.
Decise che avrebbe fatto sistemare un tavolino proprio in quel punto, e lì si sarebbe dedicata alla corrispondenza o avrebbe letto un buon libro.
Quanto al resto, non avrebbe soffocato la meravigliosa libertà della natura, la sola forza beneficache avesse il potere di rasserenarla, e di regalarle nuova fiducia in se stessa. Qui, finalmente, avrebbe potuto ritrovarsi, anche se dimenticare non sarebbe stato possibile.
Mai.
Sapeva perfettamente che la sua libertà sarebbe stata limitata quanto quella di un uccello in una gabbia dorata, ma provava lo stesso l’intima soddisfazione di aver scelto da sola, per la prima volta nella vita, il proprio destino.
Toccò i petali vellutati di una rosa che sembrava sfuggire all’intrico dei rami spinosi, mentre un sorriso di consapevolezza le disegnava le labbra: quel giardino nascosto sarebbe divenuto il suo mondo, e le avrebbe regalato la pace.
1
Il giardino traboccava di rose, e il loro profumo intenso impregnava l’aria.
David riposava pigramente su una panca imbottita; osservava le foglie degli alberi che si muovevano sotto il vento leggero, e ascoltava il mormorio della fontana.
Era felice, in pace con il mondo. Da quando lei era entrata nella sua vita, tutto era cambiato. Sparito il rancore, cancellato il veleno dei rimorsi. Ora era libero di amare e di sentirsi amato.
Lei aveva fatto tutto questo. Per lui.
Un leggero fruscio gli fece voltare il capo, e fissò lo sguardo sotto i glicini che formavano una cascata di petali delicati.
Lei era là e avanzava sorridendo.
Indossava un abito bianco che scivolava, morbido, lungo la sua figura e fino ai piedi, nudi e bellissimi, che sembravano sfiorare l’erba senza calpestarla.
La guardò, un po’ accigliato: il vestito candido e i suoi colori delicati la facevano sembrare un angelo, una creatura ultraterrena.
Un’apparizione.
Non era così che la voleva. Lui voleva una donna di carne e di sangue, appassionata come una cortigiana e tenera come una sposa fresca di nozze.
Poi lei si avvicinò e tutti i suoi pensieri si dissolsero, nell’accorgersi della trasparenza del tessuto. Intravide le punte rosate ed erette dei seni, protesi e pronti per le tenere carezze; la vita sottile, i fianchi rotondi sui quali le sue mani si sarebbero appoggiate, la morbida curva del ventre, l’ombra dei ricci segreti...
La donna gli s’inginocchiò vicino, si chinò su di lui con la bocca aperta in un bacio che lo catapultò in un piacere rovente, mentre le dita sottili gli percorrevano il torace e le braccia.
Poi scesero più in basso, accarezzarono i muscoli tesi, tormentarono senza riserve la virilità eretta, gli pizzicarono appena le cosce.
David non poteva resistere oltre: afferrò i polsi sottili e la fece sdraiare su di sé, sollevò la veste oltre i fianchi, aiutandola a liberarsi dall’indumento perché i loro corpi potessero toccarsi senza alcuna barriera.
Era bello, incredibilmente bello...
Sotto l’assalto di lei, girò la testa sul cuscino, mente cercava di ancorare il suo corpo ondeggiante.
“Non muoverti, tesoro. Aspetta. Non muoverti così”...
La bocca di David Greenwood, barone Glamorgan, sfiorò il vetro freddo del finestrino e lui trasalì, senza riuscire a realizzare cosa fosse accaduto. Si ritrovò sul sedile della carrozza, coperto da un velo di sudore, incapace di respirare.
I suoi occhi erano appannati, il viso scottava come se avesse la febbre. Teso ed eccitato, si rese conto che quel sogno aveva sconvolto il mondo ordinato e freddo che costruiva ogni giorno intorno a sé; le difese, abbassate dal sonno, avevano fatto emergere la sua natura più profonda, quella che ancora era capace di provare sentimenti e sensazioni.
Così non andava bene. Non andava affatto bene.
****
USCITE RECENTI DI LINDA KENT

NELLA TANA DEL LEONE (pp. 305)
Richard D’Arcy è chiamato il Leone Bianco per il coraggio e la lealtà alla Rosa di York. Gravemente ferito in battaglia e oppresso da un terribile rimorso, rinuncia a sposare Eleanor Lyon nonostante la promessa di matrimonio pronunciata quattro anni prima. Lei però, non è disposta ad accettare il suo rifiuto e, sotto false spoglie, si reca al castello di Evershine, per comprenderne il motivo. L’attrazione improvvisa che provano l’uno per l’altra è tanto potente quanto combattuta, ma quando Richard scopre l’identità di quella strana novizia, è troppo tardi per tirarsi indietro. E non c’è alcuna ragione per la quale un’unione consumata all’insegna della passione e dell’amore, non debba rivelarsi felice. Proprio nessuna. Purché Eleanor non scopra mai il suo segreto… Ti interessa questo libro? Lo puoi trovare Qui.

NOBILE GUERRIERO (pp.274)
Chi è davvero Christopher? Il Fantasma delle foreste, l'Aggiustatutto o Robin? Da tre anni, Ailith continua a domandarselo. E per quanto l’orgoglio ferito dall'abbandono le ordini di dimenticarlo, il cuore non si arrende. Per questo, quando scopre il grave pericolo che si addensa sulla testa dell'affascinante brigante, decide di metterlo sull'avviso. 
Chris, dal canto suo, non ha dubbi di aver agito per il meglio. Intrighi e vendette, il potere del potente Warwick, l'ombra di un tradimento e la minaccia rappresentata dalle bande di Incendiari che devastano l'Inghilterra, mettono a repentaglio non solo la sua vita, ma quella di chi ama. Rinunciare alla fanciulla che gli ha rubato il cuore è la scelta più saggia, l'unica possibile. Chris è determinato a seguirla, ma il destino e il coraggio di una bellissima arciera bionda dagli occhi di ghiaccio hanno già deciso altrimenti... Ti interessa questo libro? Lo puoi trovare Qui.

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L'AUTRICE
Nonostante il suo nome faccia riferimento a lontane origini familiari, Linda Kent è orgogliosa di essere italiana. Divide la sua vita fra Roma e la campagna toscana, un’oasi di tranquillità nella quale rifugiarsi quando scrive. Ama profondamente la letteratura, la poesia e la storia del passato, soprattutto quella del Regno Unito. Non appena le è possibile, compie lunghi viaggi nei luoghi in cui ambienta i suoi romanzi, per poterli descrivere fedelmente ai suoi lettori.
VISTA LA SUA PAGINA FACEBOOK:
https://www.facebook.com/linda.kent.5076


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1 commento:

  1. Grazie per avermelo ricordato! Sicuramente lo rileggerò con piacere.

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