Summer in Love 2017: "COACH DEL MIO CUORE " di Maria Cristina Robb - I^ Parte


AD INIZIO SETTIMANA E' SEMPRE IL MOMENTO DI UN NUOVO RACCONTO DI SUMMER IN LOVE 2017, E INFATTI CE N'E' UNO NUOVO PER VOI, SIETE CONTENTE?

QUELLO DI OGGI E' FIRMATO DA MARIA CRISTINA ROBB ED E' AMBIENTATO TRA I MONTI DELL'ALTA SAVOIA, DOVE UNA DONNA IN CERCA DI UN NUOVO INIZIO E UN AFFASCINANTE COACH DI RUGBY PRIMA SI SCONTRANO E POI... BUONA LETTURA! 

NB: POICHE' SI TRATTA DI UN RACCONTO MOLTO LUNGO, LO ABBIAMO DIVISO IN DUE PARTI. 

 “Che paradiso!” Allargai le braccia in una mezza giravolta.
Quel posto era assolutamente magnifico. Il tipico albergo con il tetto a falde ripide e i terrazzini in legno, grondanti di fiori multicolore, gli aspri picchi montani alle spalle, ancora chiazzati di neve, e il bosco intorno, brillante di tutte le tonalità del verde, con i suoi profumi e il tappeto sonoro degli abitanti.
Chiusi gli occhi e respirai a pieni polmoni l’aria frizzante. Avevo fatto la scelta giusta. Mollare tutto per venire in quel paesino dell’Alta Savoia a “schiarirmi la testa”, parole del mio agente, era stata la prima decisione sensata da un mese a quella parte.
“Signorina, mi deve pagare la corsa.” La voce nasale del taxista mi risvegliò dalla mia trance idilliaca.
“Certo, certo.” Frugai nella borsetta alla ricerca del portafogli.
Il conducente aprì il baule della macchina e tirò fuori le mie valigie. “Ecco a lei, madmoiselle.”
Gli passai il denaro concordato all’aeroporto. “Merci, monsieur.” risposi con, in pratica, tutto il francese che conoscevo.
Tra i folti baffoni grigi comparve un accenno di denti giallognoli “Pas de quoi.” L’uomo si toccò il cappello con due dita. “Buone vacanze.”
“Grazie.” feci un piccolo inchino.
Sganciai il manico del mio trolley, afferrai il beauty e mi incamminai lungo il lastricato verso l’ingresso dell’albergo.
Che cos’era quello?
Respirai a pieni polmoni. Pane fresco! Oddio, che voglia di pane fresco. Quando mai, nella mia frenetica vita a Londra, potevo mangiare del pane fresco?
Che fortuna aver trovato quel posto.
Feci il mio ingresso nell’atrio silenzioso con i suoi bei mobili in stile rustico e le pareti rivestite di listoni di legno.
La ragazza alla reception sollevò lo sguardo e mi accolse con un sorriso. “Bonjour, madame.”
Oddio! Se non parlavano la mia lingua? Il pensiero non mi aveva neanche sfiorata nella mia tipica arroganza britannica.
Arrivata al bancone, vi appoggiai il foglio della prenotazione. “Parla inglese?” chiesi subito.
“Certamente signora.” rispose con un perfetto accento oxfordiano un po’ arrotondato.
Sorrisi sollevata, che disastro sarebbe stato. “Salve, sono Margaret Burton. Ho riservato una stanza per una settimana.”
La ragazza bionda controllò nella schermata del computer. “Eccola qua.” rispose. “Mi vuole dare i suoi documenti?”
Presi il passaporto e la carta di credito e glieli allungai. “E’ un posto davvero magnifico. C’è una pace, una tranquillità.”
La ragazza sollevò su di me gli occhi un po’ sgranati ma non ci feci troppo caso e continuai a blaterare. “Vengo da un periodo difficile. Avevo proprio bisogno di un luogo come questo: silenzio, paesaggio fantastico, alberi sotto qui leggere. Un posto dove staccare completamente la spina.”
Il sorrisino di circostanza fu un po’ stirato.
Forse stavo esagerando ma ero davvero così contenta di essere lì. Quella vacanza poteva essere la mia cura, doveva essere la mia cura: qui avrei ritrovato la mia ispirazione, la mia benedetta musa.
Avevo sempre voluto diventare una scrittrice, raccontare storie per far sognare le donne di tutto il mondo. Ma la dura realtà era che nessuno voleva leggerle le mie storie e avevo passato anni a inviare racconti e romanzi senza ricevere neanche un “crepa” in risposta.
Poi il miracolo: la trama adatta, i protagonisti giusti, un editore che aveva creduto in me. Così ero diventata una scrittrice best seller.
I miei romanzi erotici avevano venduto migliaia di copie. Non come la James, anche se, segretamente, pensavo di scrivere meglio, ma la mia serie “Bodyguard”, basata su un’agenzia di guardie del corpo molto “speciali”, aveva avuto un grande successo.
Adesso mi trovavo a un punto morto. Dopo averne pubblicati quattro, dovevo scrivere il romanzo più importante, quello che tutti aspettavano, quello che tutti chiedevano: Quentin, il mitico capo/fondatore/mentore del gruppo.
Un personaggio travagliato, difficile, con una personalità elusiva e dominatrice e un passato di cui non parlava mai. Le mie lettrici chiedevano a gran voce il suo HEA e il mio editore aveva deciso fosse arrivato il momento.
Peccato che la mia mente fosse una tabula rasa. La storia di Quentin mi sfuggiva, come la sua personalità: neanche un’idea intelligente, neanche una scena erotica, neanche una co-protagonista adatta.
Ero molto preoccupata, il mio agente era molto preoccupato. Avevamo già firmato il contratto per i diritti ma io non riuscivo a scrivere una sola, singola parola.
Ecco perché Les Carroz d'Arâches in Alta Savoia ed ecco perché quella pace mi serviva come l’ossigeno.
“Bene, signora Burton.” La ragazza mi passò una tessera magnetica. “Camera 123, primo piano, corridoio a sinistra. La luce si accende quando la inserisce nell’alloggiamento di fianco alla porta.”
Raccolsi tutte le mie carte e la card. “Grazie mille.” sorrisi.
Abbassai le dita sul manico del trolley ma rimasi folgorata sul posto.
Un caos di voci maschili, grida, fischi e battimani mi ancorò al pavimento in legno. La ragazza spalancò gli occhi, poi mi guardò e mi riservò un sorriso rassicurante, un finto sorriso rassicurante, che sortì l’effetto opposto.
Con un senso di malessere, mi girai verso la porta d’ingresso. Un’orda di ragazzoni in abbigliamento sportivo superò la vetrata. Erano tanti, erano giovani, erano grossi ed erano... rumorosi!
Li guardai avanzare a bocca aperta, inorridita davanti alla prospettiva: le scarpe da ginnastica cigolanti, le voci profonde da uomini ma con l’energia dei giovanissimi e la tipica voglia di fare casino, farsi sentire e farsi vedere.
I ragazzi si avvicinarono al bancone, riservarono vari cenni di saluto alla ragazza, adesso con un sorrisetto ebete incollato alla faccia, e proseguirono verso le scale.
Alla fine del branco comparve un uomo imponente, capelli brizzolati sulle tempie, un accenno di barba non fatta su una mascella squadrata, zigomi alti e una bocca larga dal labbro superiore arrotondato in modo molto sexy. I penetranti occhi azzurri, un po’ infossati dietro le sopracciglia folte, vagarono su di noi con un’espressione benevolmente neutra ma, un attimo dopo, si puntarono severi su di me.
Cosa stava succedendo?
Era appena passata l’orda dei barbari e il loro comandante mi guardava anche male?
“Bonjour, Marie.” salutò rigido e continuò a passo di marcia.
“Bonjour, monsieur Dumont.” rispose piano la ragazza.
Seguii l’avanzare dell’uomo con un certo interesse, soprattutto su per le scale, con le lunghe gambe poderose e il didietro ben allenato.
Finito lo spettacolo mi girai verso Marie. “Chi… sono questi?”
Lei abbassò lo sguardo, conscia di essere in fallo, la pace della mia vacanza calpestata da un branco di giovani tori guidati da un arcigno, se pur molto piacente, mandriano brizzolato.
“Squadra di rugby under 21 del Faucigny Mont Blanc di Cluses.” disse piano.
“E rimangono qui?” Domanda retorica ma chissà, forse partivano quel pomeriggio.
“Sì, ma non deve preoccuparsi.” Cercò di rimediare. “Sono molto bravi. Si allenano tanto. Sono sempre in giro per i boschi e la notte sono troppo stanchi, non fanno rumore.”
Mi aveva preso per stupida? “Ma li ha guardati?” Ero certa lo avesse fatto, l’espressione mezza sognante con cui li aveva seguiti era un chiaro segno. “Con tutto quel testosterone si potrebbero far crescere i baffi all’intera popolazione femminile dell’Inghilterra.”
Lei si strinse nelle spalle ed io la fissai con una certa voglia di spargere del sangue. 


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IL RACCONTO 
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LA SECONDA PARTE DI "COACH DEL MIO CUORE" VI ASPETTA SUL BLOG 
VENERDI' 7/8 .
NON MANCATE!


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