CHRISTMAS IN LOVE: 25 dicembre 1812



25 Dicembre 1812
Caro Diario,

eccomi qui a scriverti, di nuovo, per la terza volta questa notte.

Lo so, se tu ora potessi parlare mi diresti “Spegni immediatamente quella candela, signorina, e cerca di riposare”, ed avresti ragione, solo Dio sa quanto le tue parole sarebbero sagge ed appropriate, soprattutto considerato il mio recente stato di salute, ma mio caro amico anche in quel caso la mia mano non potrebbe smettere di scrivere, ed io non potrei smettere di sorridere.

Da ore, ormai, cerco invano le dolci braccia di Morfeo, le chiamo, attendendole con impazienza, ma nulla. Questa notte lunghissima sembra non voler passare mai, ed io non posso far altro che ritornare con la mente al meraviglioso giorno appena vissuto. Sento ancora un leggero brivido di eccitazione solleticarmi il collo, se solo permetto alla mia mente di ripercorrere i brevi momenti trascorsi in biblioteca con lui.
Oh mio caro, fedele amico, come posso dormire quando in realtà ogni parte di me vorrebbe soltanto correre, cantare ed urlare al mondo intero quanto è grande la felicità che sente, quanto è profondo il sentimento che prova.

L’amore, come per magia è giunto, ed ha portato nuova aria a questi miei polmoni affaticati dalla malattia, rinfrancandomi nel corpo e nello spirito.

Questi ultimi mesi sono stati i più duri della mia giovane vita, tu lo sai, troppe le disgrazie che hanno investito la mia famiglia: la morte del mio adorato fratello John, così piccolo ed innocente, mia madre, resa folle dal dolore, ed infine il mio povero padre, improvvisamente vecchio e solo. Non conoscevo la pena, prima che la sua furia si abbattesse sulla nostra casa, mai un solo giorno avevo dubitato che il mio futuro fosse altro che splendido, mai una sola preoccupazione aveva abitato nel mio cuore spensierato.
Io, la giovane Miss Brown, ammirata figlia del più ricco mercante di Great Bardfield, snella ed educata, io non sapevo che cosa volesse dire sentire il cuore spezzarsi dentro al petto, quasi fosse un ciondolo di finissimo cristallo, non immaginavo che l’aria potesse fermarsi nella gola come un urlo disperatamente soffocato, no, io tutto questo non lo sapevo, non ero preparata. La mia era una vita felice, facile forse: avevo il calore di una famiglia, avevo la giovinezza dei miei sedici anni, avevo la bellezza dei miei riccioli biondi e della mia pelle diafana; nessuna inquietudine, nessun problema aveva albergato tra le spesse mura della nostra casa vittoriana. Avevo sentito la governante parlare con le cameriere dell’ondata di morbillo che aveva invaso la scuola del paese vicino, portandosi via decine di piccoli bambini; avevo visto giovani donne sfregarsi con forza le mani l’una con l’altra, nel disperato tentativo di scaldarsi, strette nei loro miseri scialli lisi e rammendati; sì, avevo visto ed avevo ascoltato, ma io non avevo mai messo piede in una scuola, un precettore si curava della mia istruzione, ed i miei polpastrelli non erano mai diventati bluastri per il freddo, coccolata com’ero dalla viva fiamma del fuoco, che forte ardeva in ogni stanza. Il mio era un mondo pieno e caldo, colorato dall’amore e dalla gioia, come potevo dunque anche solo immaginare che la disgrazia con la sua mano fredda e scura potesse giungere fino a qui. Povera illusa che ero, vivevo felice senza sapere quello che mi attendeva, senza nemmeno sospettare la furia del destino che si stava per abbattere su di noi. Un fratello di soli sette anni rimasto vittima di una caduta da cavallo, una madre improvvisamente cupa ed iraconda, ed un padre ormai troppo vecchio per affrontare tutto quel dolore, capace solo di attendere in silenzio il giorno della sua fine.

Tutto è diventato così difficile da quel maledetto giorno in cui John morì. Se ne andò portando via con sé tutta la nostra famiglia.

Perdona queste mie stanche parole dunque, caro diario, perché anche se già mille e più volte le hai dovute sentire, io lo so che mi capirai, e forse così potrai comprendere la profonda gioia che di nuovo sento nel cuore, ora che ho incontrato Daniel. I mesi passati sono stati bui, tristi, ed hanno inciso su di me, rendendomi esile nel corpo ed incerta nello spirito, ma l’amore è arrivato, e come il sereno che inaspettato giunge dopo la tempesta, Daniel ha saputo tramutare il dolore in maturità e la rabbia in compassione. Il cielo ha riacquistato le sue mille sfumature, da quando posso ammirarlo attraverso i suoi bellissimi occhi verdi, e la vita è di nuovo degna di essere vissuta, da quando lui cammina accanto a me.
L’estate ha portato con sé il più dolce dei regali, permettendomi di conoscere Daniel McBright, permettendomi di innamorarmi di lui perdutamente, completamente. La sua vicinanza è stata così preziosa in questi mesi, aiutandomi a superare il dolore e spronandomi a cercare il bello della vita. Non vedevo più nulla, caro diario, la pena che mi affliggeva il cuore mi aveva resa cieca, ma lui ha saputo prendermi per mano ed insegnarmi nuovamente e vedere, a sentire. La tiepida carezza del sole sulla pelle, il profumo delle viole in giardino, il rosso rovente di un tramonto. Immagini, suoni, sensazioni che non ricordavo più, pezzi di vita che lui ha saputo donarmi di nuovo.

Ricordo perfettamente il nostro primo incontro, era il tre giugno ed io stavo passeggiando in giardino con la mia cara amica Penny, venuta a farmi visita dopo la malattia. Il sole splendeva alto in cielo, dovevano essere le dieci e trenta, o le undici, non saprei dire con certezza. Indossavo l’abito rosa di organza che mio padre mi aveva regalato solo un anno prima, quando ancora il suo mondo non era stato spezzato, quando ancora un simile dono sapeva illuminarmi il volto. Reggendomi appena al braccio della mia dolce amica, camminavo tra le siepi ben curate e le rose che rigogliose come sempre sbocciavano in quel periodo. Era una bellissima giornata, tutto intorno a me era vivo e ricco di colori, ma il mio cuore era fermo, congelato, e tutto ciò che potevo fare era mettere un piede davanti all’altro e tentare di ricambiare le parole gentili che Penny sussurrava.

Giunte alla parte più settentrionale del giardino, ci fermammo per un momento vicino al grande faggio: il sole doveva aver accaldato le robuste spalle ricoperte di pizzi e merletti della mia giovane amica, aveva bisogno di un po’ d’ombra. Ci sedemmo sulla panchina in pietra, e mentre lei si godeva rinfrancata quella ritrovata frescura, io sentivo il gelo della pietra penetrarmi nelle ossa. Il sole non aveva scaldato la mia pelle, né il mio cuore. La guardai, così florida e bella, e per un momento ne fui quasi invidiosa: quanto avrei voluto potermi sentire di nuovo così, serena, leggera.

Stupita dei miei stessi pensieri distolsi lo sguardo e mi voltai verso il cespuglio di rose bianche che mi stava accanto, tentando di scacciare quella sensazione di inadeguatezza che come una serpe mi stava divorando, quando ecco la dolce voce della mia amica richiamare la mia attenzione.



“Rose, cara, ti volevo presentare mio cugino; è arrivato solo ieri da Londra, e si fermerà un po’ con noi”.

Tentando di apparire cortese sollevai lo sguardo e porsi la mano a quel giovane sconosciuto. Sentii un brivido correre lungo il braccio, sino alla schiena, non appena sentii le sue dita delicate toccare la mia pelle fredda; sentii il cuore saltare un battito non appena vidi il suo volto aprirsi nel più bel sorriso che avessi mai visto e dirmi “Lieto di conoscervi, signorina Brown, sono Daniel McBright”.

Il mondo si fermò in quell’istante, perso nei suoi immensi occhi verdi, ed improvvisamente ritrovai il mio calore.

Oh, lo so, ti ho già raccontato questo incontro innumerevoli volte, ma dimmi caro amico come posso smettere di pensarci? Non posso, non potrei nemmeno se volessi, perché quello è stato il primo giorno della mia nuova vita.

Daniel non è più ripartito per Londra, né io ho mai più smesso di sentirmi viva da allora. Ci siamo innamorati, immediatamente, quasi follemente oserei dire, ed ogni istante trascorso in sua compagnia è un dono prezioso, che custodisco gelosamente.

L’amore, che cosa meravigliosa e misteriosa, non sei forse d’accordo anche tu con me?! Ogni tanto mi chiedo perché mai proprio io ho avuto la fortuna di incontrare un tale giovane, così devoto ed affascinante, e perché mai lui, così solare e gioioso, ha provato interesse per me, sola e triste. Dopo tanto dolore e tanta sofferenza la vita splende di nuovo, mostrandomi ogni giorno il suo volto più affascinante, il volto di Daniel.

Mille ricordi si affollano nella mia mente non appena socchiudo gli occhi, mille meravigliose immagini del nostro amore rimandano il mio cuore a quei momenti, facendo nascere un sorriso sulle mie labbra. Daniel che legge per me una poesia in giardino, Daniel che con grazia mi solleva per evitarmi le scale che dal giardino portano al salone, Daniel che delicatamente posa le sue labbra sulle mie per un piccolo, bellissimo bacio. Ricordi preziosi e splendidi, che però sbiadiscono di fronte alla gioia che ho provato oggi.

Avremmo dovuto passare il giorno di Natale separati, ognuno impegnato nel tradizionale, noiosissimo pranzo con genitori e parenti.

“E’ sempre stato fatto così, Rose, e si farà così anche quest’anno”, aveva sentenziato gelido mio padre, al mio tentativo di convincerlo ad invitare Daniel a casa nostra. Avrei voluto festeggiare con lui il giorno più bello dell’anno, sentirlo accanto, ma non era possibile, c’erano delle regole, una tradizione da onorare, e così, stretta nel mio abito di velluto blu, pranzai con mio padre, mia madre, stranamente calma, e la vecchia zia Jane. Dopo mangiato, congiedandomi educatamente, mi diressi verso la biblioteca: ero felice, stranamente serena anche se lui non era accanto a me, e volevo leggere una di quelle stupende poesie che udivo sempre dalla sua voce.

Giunta di fronte alla porta mi accorsi che era socchiusa. Incuriosita entrai nella stanza e con mio grande stupore la trovai immersa nella penombra: le pesanti tende in velluto verde oscuravano le finestre. Un leggero brivido mi corse lungo la schiena in quel momento e, non saprei dire il perché, avvertii forte dentro di me il desiderio di correre a spostare quegli antichi tendaggi e lasciar entrare la luce. Una sottile inquietudine si stava intrufolando dentro di me, ma non feci in tempo a muovere più di un solo passo, che sentii qualcuno prendere la mia mano. Di colpo mi voltai emettendo un debole gemito, ed in un istante il cuore rallentò la sua corsa spaventata, per fermarsi ad ammirare gli occhi più belli che avesse mai visto.

Daniel era lì. Chissà da quanto attendeva, e come poteva sapere che sarei andata proprio in biblioteca quel pomeriggio? Un turbinio di domande cominciò a volteggiare nella mia testa, e prima che potessi formularne anche solo una la sua dolce voce mi fermò.

“Ti stai chiedendo come mai sono qui, e come facevo a sapere dove aspettarti, vero cara? Beh ammetto che mi piacerebbe poter dire che è stato solo merito mio, che questa sorpresa è stata solo frutto della mia caparbietà, ma la verità è che qualcuno mi ha aiutato”.

Un sorriso sincero nacque sul mio viso. “Zia Jane”, dissi compiaciuta.

“Già, proprio così. E’ una cara signora, lo sai vero?”.

“Certo che lo so, ma come..”.

“Come faceva a sapere dove saresti andata dopo esserti alzata da tavola? Hai presente tutto quell’improvviso interesse per la poesia che tua zia ti ha confidato più volte durante il pranzo? A dir il vero era solo un tentativo di insinuare in te la voglia di leggerne qualcuna, così da condurti qui, nella stanza più isolata della casa”.

All’udire quelle parole sentii lo stupore invadere il mio stomaco, non immaginavo che la cara, vecchia zia Jane potesse essere così furba, e non immaginavo nemmeno che sapesse capire l’amore che condividevamo io e Daniel così bene da aiutarci, nel folle tentativo di farci trascorrere qualche istante insieme anche il giorno di Natale.

Precedendomi, senza mai lasciare la mia mano nemmeno per un attimo, si diresse verso la finestra che dava sul retro del giardino. Scostò appena un po’ le tende, permettendomi di ammirare lo spettacolo che si stava svolgendo oltre quelle sottili finestre bianche. Grossi e soffici fiocchi di neve si stavano posando lentamente sulle siepi, sui rami spogli degli alberi, sui tetti delle case in lontananza. Una piccola lacrima, calda ed inaspettata, giunse a bagnarmi la guancia.

Era tutto meraviglioso, avrei mai potuto essere più felice di così?

Non ebbe il tempo di rispondermi, che vidi Daniel poggiare un prezioso cofanetto nella mia mano, aprirlo, e con gli occhi improvvisamente lucidi dirmi:

“So che probabilmente questo non è il modo giusto, dovrei prima chiedere il permesso a tuo padre, ma ti prego di perdonare questa mia irruenza, cara Rose, perché è dettata dall’amore che sento. Un sentimento profondo, forte e bellissimo, che si è impadronito di me da quando quella mattina in giardino ho sfiorato per la prima volta la tua mano. Io ti amo con tutto il mio cuore Rose Brown, e ti prometto che renderti felice sarà la mia unica ragione di vita, da oggi e per sempre, se solo mi accetterai di indossare questo anello e di diventare mia moglie”.

Quello che è successo dopo? Oh mio caro diario, non serve che te lo racconti vero? Il mio cuore rischierebbe di scoppiare se lo ripetessi ad alta voce, tanta la gioia che provo.

Amo Daniel, amo tutto di lui, ed in primavera diventerò sua moglie. Null’altro posso dirti, se non che il mio destino si sta compiendo, ed è un destino bellissimo.

Ebbene ora potrai comprendere la ragione di questa mia dolce insonnia, e se potessi sono certa che mi accarezzeresti piano la nuca abbozzando un sorriso

Adesso proverò per l’ennesima volta a dormire un po’, sono ore che rincorro il sonno, e forse ora che ho raccontato a qualcuno la gioia che sento, potrò finalmente riposare.
Questo è stato il giorno più bello della mia vita, caro amico.
Natale 1812, lo ricorderò per sempre.

HOLLY BRIGHT (*)

(*) Questo è uno pseudonimo, il vero nome dell'autrice verrà svelato a fine concorso.

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1 commento:

  1. direi interessante! peccato che tutte quelle disgrazie mi hanno portato un pò di tristezza! ottimo il finale! ben scritto complimenti! giusy74

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