THE PLAYER (L’amore è un gioco meraviglioso) di Vi Keeland (Sperling e Kupfer)

ANCHE SE ABBIAMO PASSATO LA BOA DI META' AGOSTO, L'ESTATE E' SEMPRE NEL SUO PIENO E SI HA VOGLIA DI LETTURE POCO IMPEGNATIVE. QUESTO DI VI KEELAND E' IL LIBRO GIUSTO. MEL SI E' DIVERTITA A LEGGERLO E CI RACCONTA PERCHE'. 


Autore: Vi Keeland
Titolo originale: The Baller
Traduttrice: Rosa Prencipe
Genere: Contemporaneo
Ambientazione: New York
Pubbl.originale: 
Pubbl.italiana: Sperling & Kupfer , pp.309, 12 giugno 2018, € 9,90
Livello sensualità:  ALTO
Parte di una serie: No Romanzo autoconclusivo
Disponibile in ebook a  € 6,99

TRAMA : La prima volta che Delilah incontra il famoso quarterback Brody Easton è in uno spogliatoio maschile, al termine di una partita. È la sua prima intervista come commentatrice sportiva. Un incarico importante e conteso, per il quale sono stati presi in considerazione molti altri giornalisti uomini , ma sui quali Delilah ha avuto la meglio, dopo molta gavetta e molti sacrifici. Figlia di un famoso giocatore di football, Delilah è praticamente cresciuta in questo mondo, una mosca bianca in un universo di testosterone, sa come muoversi e non è facile metterla in un angolo. Eppure, quando Brody Easton già alla prima domanda decide di mettersi a nudo, letteralmente, lasciando cadere l'asciugamano che lo copre, lei non sa proprio che fare. A metterla in difficoltà non è tanto la statuaria bellezza, quanto l'atteggiamento provocatorio e la sfacciataggine dell'atleta che, fin da subito, inizia infatti a flirtare con lei. Ma Delilah non esce con i giocatori. O meglio, non esce con quel tipo di giocatore: di bell'aspetto, forte, arrogante, che vive di vittorie e conquiste, dentro e fuori dal campo. E Brody Easton in questo è un vero giocatore.


Ad ogni nuovo libro, la Keeland si conferma una delle mie autrici preferite, e anche The Player, non fa eccezione. La storia tra Brody Easton, lo sfacciato quarterback dei New York Steel e Delilah Maddox, la bella giornalista sportiva, rispetta lo stile al quale ci ha abituate. L’incontro/ scontro , una serie di dialoghi frizzanti e spassosi, il tutto narrato con l’alternanza dei due pov. 
Verso metà libro, però, le cose cambiano, l’autrice ci rivela cose del passato che hanno cambiato la vita dei protagonisti. Delilah è una donna energica e realizzata professionalmente, che non ha mai superato davvero un lutto che l’ha colpita anni prima. Brody, dietro l’apparenza da sbruffone superficiale e sexy latin lover, dimostra di essere una persona leale verso i suoi affetti, nonostante una donna del passato l’abbia disilluso riguardo le relazioni. Sarà proprio quella donna, Willow, ritornata in città, a sconvolgere il loro equilibrio. In realtà la sua comparsa, ha sconvolto anche me, devo ammettere che non ho molto apprezzato l’inserimento di un terzo pov nella narrazione, soprattutto perché il suo personaggio scompare nella parte finale del romanzo, senza approfondimento, come una questione lasciata in sospeso. Attraverso il punto di vista di Willow, l’autrice ci fa scorgere una realtà difficile- e per molti versi triste- quale può essere raccogliere i cocci di un’esistenza dopo anni passati a drogarsi, ma anche in questo caso, credo sia stata un’occasione sprecata, troppo da dire e troppo poco spazio per farlo bene. In compenso la storia tra Brody e Delilah è ben sviluppata, la caratterizzazione dei protagonisti è curata, anche l’ambientazione, tra partite e interviste negli spogliatoi è molto realistica, insomma un ottimo lavoro. Per quanto abbia trovato irresistibile Brody, è stato il personaggio di Delilah a conquistarmi. Il voto finale ha risentito un po’ di quello che spiegavo prima, ma è comunque un bel romanzo che consiglio di leggere.
 







LEGGI UN ESTRATTO...
Delilah
Era il mio secondo servizio con i New York Steel, ma la prima volta negli spogliatoi. Stavo fuori con una decina di altri inviati e cercavo di apparire disinvolta come loro. La 
grande porta azzurra era piena di ammaccature, probabilmente vittima della frustrazione dei giocatori. Le svariate vittorie del campionato la incorniciavano, e il simbolo di quella del Super Bowl dell’anno precedente campeggiava fiero al centro, sotto il logo della squadra. Dopo qualche minuto, un addetto alla sicurezza aprì la porta e fece segno a tutti di entrare. Alcuni giornalisti mostrarono il tesserino, altri, a quanto pare, non avevano bisogno di presentazioni. Henry, come diceva la logora targhetta sulla divisa, li salutò chiamandoli per nome. Alcuni gli chiesero notizie della figlia. A quanto pare, Larissa si era di recente rotta un braccio giocando a basket. Era un gruppo molto affiatato. Ero ansiosa di entrare, ma non avevo tutta questa fretta. La folla si diradò presto, lasciandoci solo in quattro nel corridoio. Feci un respiro profondo e marciai verso la porta, sforzandomi di non dare a vedere la paura. Sorrisi e sollevai il tesserino, indicando il suo: Henry Inez. «Hi.» 
«Hi», annuì lui.
«Le sue iniziali. Hi, come il saluto.»
Davvero un ottimo lavoro. Tendevo a sparare cavolate quando ero nervosa.Lui mi guardò dall’alto, con la fronte aggrottata. Poi prese il mio tesserino, si tastò il petto come alla ricerca degli occhiali, infine sospirò e lo tenne a distanza per leggerlo. «Ce l’hai un secondo nome, Delilah Maddox?»
«Anne.»
«Dam», ridacchiò. Diga.
Lo sciocco scambio di battute riuscì a calmarmi, e cacciai fuori il respiro che non mi ero resa conto di trattenere.
Mi riconsegnò il tesserino. «Sei la figlia di Tom, giusto?»
Annuii.
«Lavoro qui da trent’anni. Non li fanno più quelli come lui. Uno dei migliori atleti che siano mai entrati in questa stanza. Non una primadonna. Un vero gentiluomo. Mi dispiace per la tua perdita. È stata una perdita per tutto lo sport.»
«Grazie.»
Indicò dentro lo spogliatoio. «Questi ragazzi? Nient’altro che primedonne. Non farti fregare. Okay, Dam?»
Ripresi le mie credenziali con un cenno di assenso e un sorriso speranzoso. «Non lo farò.»
La prima cosa che mi sorprese mentre entravo nel sancta sanctorum furono le sue dimensioni. Avevo visto abbastanza foto per sapere che gli spogliatoi erano grandi ma, osservandolo dall’interno, il vasto spazio mi lasciò di stucco. Ampi armadietti ricoprivano l’intero perimetro; il centro era perlopiù aperto, con alcuni salottini. Ciascun salottino aveva quattro comode poltrone di pelle e un tavolino di vetro in mezzo. Tutto era perfetto e ben organizzato. Faretti illuminavano i nomi su ciascun armadietto e i giocatori chiacchieravano con i giornalisti. L’atmosfera era leggera e spontanea, probabilmente per via del risultato della partita. Gli Steel avevano vinto ventotto a zero. Nessuno pareva fare caso a me, una donna sola al centro della stanza. O, se mi avevano notata, non sembravano affatto seccati. Le mie spalle rigide si rilassarono un pochino.
Trovai Nick, il mio cameraman, che era già entrato, e vidi che il kicker degli Steel era libero, così andai da lui a fargli qualche domanda. Aveva addosso ancora la divisa ma, mentre parlavamo, si tolse il resto delle imbottiture. Fu una prima intervista facile da portare a casa e la cosa mi infuse sicurezza.
«Grazie per il tuo tempo, Aaron», dissi quando la telecamera si spense.
«Quando vuoi. E benvenuta. Hai sostituito Frank Munnard, giusto?»
«Esatto.»
«Un tizio orrendo. Sono contento che sia andato in pensione. Sbagliava metà dei nostri nomi anche se ce li avevamo stampati proprio sopra la testa.» Alzò il mento per indicare la grossa scritta sull’armadietto. «E grazie per quell’ultima domanda sul fatto che alleno la squadra di mio figlio. Sarà entusiasta di sentirmi dire il suo nome in tv.»
Sorrisi, ricordandomi di quando ero piccola e mio padre mi nominava durante le interviste. Mi sentivo una celebrità. Non ci avevo pensato, ma è possibile che quei ricordi c’entrassero parecchio col fatto che concludevo sempre le interviste con una domanda personale. Guardando mio padre settimana dopo settimana, l’argomento statistiche faceva presto a diventare trito. Ma i piccoli scorci di vita personale di un giocatore catturavano sempre la mia attenzione. Li facevano sembrare di più persone reali e meno atleti fenomenali.
Passai oltre e osservai la stanza. Un’area della gigantesca rotonda era gremita di giornalisti al punto che non riuscivo a vedere il giocatore neanche di sfuggita. Ma sapevo chi stavano aspettando senza neanche dover leggere il nome sull’armadietto.
Brody Easton.
Ovunque quell’uomo andasse, i media lo seguivano, soprattutto perché era un arrogante showman che dava loro qualcosa da raccontare. Non guastava che l’obiettivo amasse la sua bella faccia e il suo corpo, così come le donne che spesso lo attorniavano nelle foto.
Intervistai qualche altro giocatore, saltando quelli in vari stadi di nudità. C’era parecchia pelle in mostra, ma la gran parte era di petti e sederi. Quasi tutti gli uomini erano voltati verso l’armadietto mentre si cambiavano. È possibile che i miei occhi avessero indugiato un secondo o due sul sedere sodo di Darryl Smith – accidenti, quello sì che è un didietro muscoloso – ma mi ripresi alla svelta. Dovevo comportarmi da professionista, soprattutto se volevo che i giocatori facessero altrettanto con me.
Quando la folla attorno a Easton finalmente si diradò, mi avviai verso di lui. Aveva un asciugamano attorno alla vita e nient’altro. Porca miseria. Forse questa storia della depurazione non era un’idea così furba. Era come andare al supermercato quando non mangiavi da giorni. E visto che avevo un debole per gli atleti, era un giro pieno dei miei cibi preferiti. Devo darmi un contegno.
Il cameraman davanti a me mise le luci in posizione per filmare, dirottando la mia attenzione dalle titaniche spalle di Brody alla faccia che finiva su così tante pagine di giornale il lunedì mattina. La mandibola era vigorosa e cesellata, con appena un’ombra di ricrescita di barba sulla pelle baciata dal sole. Seguii la linea scolpita degli zigomi, sorvolando labbra peccaminosamente generose e un imperioso naso romano,raggiungendo il più incredibile paio di occhi che avessi mai visto. Gesù, è ancora più sexy di persona.
Verde chiaro, quasi a mandorla, i suoi occhi scintillavano sotto ciglia folte e scure. Erano così ipnotici da spaventarmi. Scossi la testa per scollegarmi dalla visione magnetica che avevo davanti. Per fortuna, Nick riportò la mia attenzione alla realtà.
«Easton è stato esplicito riguardo la presenza delle donne negli spogliatoi. Secondo lui non andrebbero ammesse. Non aspettarti che sia cordiale con te quanto con i vecchi cari ragazzi.» Nick si occupava di riprendere la squadra da più di dieci anni; il suo avvertimento era frutto più di esperienza che di dicerie.
Sapevo anche della polemica tra Brody e Susan Metzinger, giornalista di un’emittente rivale. Lo aveva attaccato pubblicamente per l’uso di un linguaggio scurrile negli spogliatoi, e l’accaduto era diventato una guerra lunga un mese su certi giornali. Lui affermava che comunque lei non c’entrava niente con gli spogliatoi e che i giornalisti maschi non trovavano nulla da ridire. Lei aveva risposto con un commento a tutta pagina dedicato alle citazioni di Easton, il cui linguaggio trovava degradante per le donne. Le citazioni erano alquanto decontestualizzate, ma l’articolo era accompagnato da una mezza dozzina di fermoimmagine che immortalavano il suo sguardo puntato su un sedere o una scollatura femminili. Da lì le cose non avevano fatto che peggiorare. Era successo più di un anno prima, ma mi preparai mentalmente all’atteggiamento del famigerato quarterback.
«Pronta?» Nick si mise la borsa in spalla e sollevò la telecamera. Il giornalista che ci precedeva concluse l’intervista e strinse la mano a Easton.
Più che mai. «Certo.»
Mi feci avanti e gli tesi la mano. «Sono Delilah Maddox della WMBC Sports News.»Lentamente un sorrisetto si disegnò sulla faccia di Easton. Mi sorprese protendendosi a baciarmi sulla guancia. «Piacere di conoscerti.»
Non ero sicura se mi stesse provocando, aspettandosi una mia violenta reazione per quel bacio quando al giornalista maschio si era limitato a stringere la mano, o se stesse cercando di usare la sua sfacciata sessualità per spiazzarmi. A ogni modo, non sarei stata al suo gioco. Mi schiarii la voce e raddrizzai la schiena, nonostante il leggero tremolio alle ginocchia.
«Ti dispiace se ti faccio qualche domanda?»
«Per quale altro motivo saresti qui?»
Ignorai il suo sarcasmo. Continuava a sorridermi. A dire il vero, era più una smorfia compiaciuta e mi fece sentire un giocattolo col quale si apprestava a divertirsi. «Pronto, Nick?» Il mio cameraman finì di regolare le luci, poi puntò la telecamera e mi fece un segno con la mano.
«Congratulazioni per la vittoria di oggi, Brody. Come va il ginocchio dopo il rientro?» Sollevai il microfono, sapendo che Nick stava riprendendo a distanza ravvicinata.
«Be’…» Con nonchalance, diede uno strattone all’angolo dell’asciugamano attorno alla vita, il quale cadde a terra. «Alla grande. Va alla grande. E tu? È la tua prima volta negli spogliatoi, vero? Ti piace quello che hai visto finora?» Curvò le labbra in quello che era a tutti gli effetti un sorriso malizioso.
Prima che riuscissi a trattenermi, gli occhi mi caddero sulla sua metà inferiore nuda. Merda. Penzolava al vento. Mi feci distrarre totalmente da quanto in basso penzolasse quell’affare. Subway. Il soprannome era più che azzeccato. Probabilmente passò un minuto intero prima che rispondessi alla sua domanda. Un intero minuto di riprese a vuoto. Grandioso. «Sì. Ehm… lo spogliatoio è… ehm… carino.» Feci la figura della svampita. In onda.
Lo stupido continuò a intervistarmi. «È grosso come te lo aspettavi?»
«Ehm… molto più grande di quanto immaginassi.»
Il suo sorriso si fece ancora più largo.
Ugh.
Dovevo tornare in carreggiata, altrimenti la mia prima intervista negli spogliatoi rischiava di farmi diventare lo zimbello di tutti. Gli spettatori non sapevano che era nudo dalla vita in giù. «Pensi di essere stato al cento per cento oggi?»
Rimase interdetto. «Se ti riferisci alla partita di oggi, senz’altro. Ho dato il cento per cento sul campo. Ci sono altri ambiti in cui ho un sacco di potenziale di crescita, ma il ginocchio oggi era al cento per cento.»
I suoi chiari occhi verdi si scurirono e vidi le lunghe ciglia abbassarsi. Seguii la linea del suo sguardo e, d’un tratto, mi ritrovai a guardare la sua nudità. Di nuovo. Maledizione! Riportai su gli occhi alla velocità della luce ma sentii le guance avvampare. Dovevo troncare, altrimenti sarei stata viola in onda.
«Allora bentornato. E congratulazioni per la vittoria di oggi.»
Aspettai che Nick abbassasse la telecamera e spegnesse la luce. Poi guardai Brody dritto in faccia. «Sei uno stronzo, lo sai?»
I suoi occhi scintillarono. «Sì, lo so.»
Udii le risatine e le mani che battevano il cinque alle mie spalle mentre uscivo dagli spogliatoi come una furia. 
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USCITE RECENTI DI VI KEELAND
BEAUTIFUL MISTAKE (Beautiful Mistake) - Sperling & Kupfer, 2018 

Quando Rachel incontra per caso, nel pub dove la sera lavora come cameriera, l'uomo che ha ammaliato la sua migliore amica senza confessarle di essere sposato, lei proprio non riesce a nascondere il suo disappunto. E così, quando lui, sentendosi osservato, le si avvicina, Rachel gli riversa addosso chiaramente quello che pensa di tutti gli uomini del suo genere: bugiardi, imbroglioni ed egocentrici. Peccato che ci sia stato un errore, e l'affascinante uomo in questione non sia quello giusto.
Rachel vorrebbe scomparire. Per fortuna, le probabilità di rivederlo sono pressoché nulle. In teoria. Perché, quando il mattino dopo Rachel arriva in università per affrontare la sua prima lezione come assistente del professor Caine West, beh, lui altri non è che la vittima della sua scenata.
Il primo sguardo tra i due, nell'aula gremita di studenti, è come una scarica elettrica. E, nonostante tutto, il professor West si ritroverà presto a infrangere tutte le regole del campus per lei. Leggi QUI la ns. recensione.  Ti interessa questo romanzo? Lo puoi trovare QUI.



BOSSMAN (Bossman) - Sperling & Kupfer, 2017
È durante il peggior appuntamento della sua vita che Reese incontra per la prima volta Chase Parker. Lei è nascosta nel corridoio del bagno di un ristorante e sta disperatamente chiamando la sua migliore amica perché la salvi da quella serata da incubo. Mentre lui, affascinante, brillante e sfacciato quel tanto che basta, sta ascoltando tutto. Dopo qualche battuta tagliente, i due tornano ai rispettivi tavoli. Reese è molto infastidita, eppure non può fare a meno di spiare di nascosto l'indisponente sconosciuto, seduto all'altro capo della sala. Quando improvvisamente lui si alza e si presenta al tavolo di Reese, è convinta che voglia smascherarla; invece, a sorpresa, lui si siede e, fingendosi un amico d'infanzia, si unisce a lei e al suo accompagnatore, che ancora non ha smesso di parlare della madre. D'un tratto la cena prende tutta un'altra piega. Ma, a fine serata, Reese è decisa comunque a ignorare l'interesse e l'attrazione verso l'intraprendente sconosciuto e a non rivederlo più. È convinta che sia un addio. In fondo, quante possibilità ci sono di imbattersi di nuovo in Chase Parker in una città di otto milioni di persone? Ma soprattutto... quante probabilità ci sono che lui finisca per essere il suo capo un mese dopo? La vita saprà sorprendere Reese con una tentazione irresistibile e una struggente prova d'amore.  Ti interessa questo romanzo? Lo puoi trovare QUI.

 SCRITTO IN COLLABORAZIONE CON PENELOPE WARD

UN PERFETTO BASTARDO (Stuck-up Suit) - Newton Compton, 2018
Era una mattina qualunque, il treno era affollato e tutto sembrava noiosamente normale. A un certo punto sono stata come ipnotizzata dal ragazzo seduto vicino al corridoio. Urlava contro qualcuno al telefono come se avesse il diritto di governare il mondo. Ma chi credeva di essere con quel suo completo costoso? In effetti, gli conferiva un’aria da leader, ma non è questo il punto. Non appena il treno si è fermato, è saltato giù così in fretta da dimenticarsi il telefono, e io… potrei averlo raccolto. Potrei anche aver spiato tutte le sue foto e chiamato alcuni dei suoi numeri. Okay, potrei persino aver tenuto il telefono dell’uomo misterioso fino a che non ho trovato il coraggio di restituirlo. Così ho raggiunto il suo ufficio da snob… e lui si è rifiutato di vedermi. Ho consegnato il cellulare alla reception dell’ufficio di quel bastardo arrogante. Ma potrei, diciamo per ipotesi, avergli lasciato qualche foto sul telefono. Foto non esattamente angeliche.Leggi QUI la ns. recensione.   Ti interessa questo romanzo? Lo puoi trovare QUI.  
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L'AUTRICE
Vi Keeland è un'autrice americana di romance con all'attivo milioni di libri venduti, presenti per oltre sessanta volte nelle principali classifiche dei best seller e tradotta in dodici lingue. Vive a New York con il marito e i loro tre figli, portando avanti il suo personale '...e vissero felici e contenti' con il ragazzo che ha incontrato a sei anni.
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BUON FERRAGOSTO ...CON RACCONTO!


CARISSIME SPERIAMO CHE OGGI POSSIATE PASSARE TUTTE UN SERENO FERRAGOSTO. PER L'OCCASIONE ABBIAMO PENSATO DI RIPROPORVI UN RACCONTO DI MARIA CRISTINA ROBB CHE CI SEMBRA GIUSTO PER IL PERIODO... ATTENTE  A NON SCOTTARVI! BUONA LETTURA!

*Attenzione! La lettura di questo racconto è consigliata 
ad un pubblico adulto.*



Spingo il carrello fuori dalla stanza e chiudo la porta alle mie spalle, sull’odore di rose selvatiche dell’ufficio di Talbot.
Non che lui sia il tipo. Con quegli occhi ardenti e il corpo massiccio e solido, che muove fluido come un predatore, sarebbe più adatto al legno di sandalo o all’aroma intenso del patchouli. Ma i nuovi detersivi hanno tutti questo profumo delicato e lo studio di Talbot adesso sembra un giardino fiorito.
Sorrido tra me immaginando la faccia che farà.
Lui deve aver sempre tutto sotto controllo.
Si aggira per i corridoi come un falco, cogliendo ogni particolare, ogni piccola differenza. Niente gli sfugge, neanche una piccola impronta rimasta in un angolo a sbavare la nitidezza di una superficie vetrata.
Non potrò rimanere a lungo qui. Quell’uomo è troppo attento. Anche se sono riuscita a evitarlo finora, alla fine vorrà sapere di me, come ha fatto con tutte le ragazze che mi hanno preceduta.
Che caldo fa qui dentro!
Il grande foulard bianco che mi copre i capelli mi fa prudere la testa e il pesante abito di cotone a maniche lunghe mi soffoca, appiccicandosi contro la pelle fastidiosamente umida.
Pazienza.
Meglio un po’  di sudore, che rischiare di espormi. Sotto tutti questi strati di stoffa mi nascondo dal mio passato, sperando che non mi raggiunga mai.
Mi avvicino all’ascensore per scendere nella zona giorno. Di sotto mi aspettano la gigantesca sala da pranzo e il salone, dove troneggia il grande pianoforte a coda. Chissà se Talbot, con quelle dita lunghe e affusolate, lo suona. Ho sempre avuto una fissa per le mani e le sue ti fanno venire voglia di sentirle addosso, calde ed esigenti.
Ma cosa vado a pensare!
Spingo il pulsante dell’ascensore e parte il sottile ronzio della cabina.
Un urlo soffocato lacera l’aria, strappando il tessuto fitto del silenzio nella casa.
Il cuore mi arriva quasi in bocca e si mette a battere con una forza da farmi temere di vederlo schizzare fuori.
Mi volto di scatto. Il suono proviene dal corridoio di destra, la zona vietata.
Le pulizie della casa sono affidate alla ditta per cui lavoro, ma tutta l’ala est è  esclusa dal contratto.
Di nuovo la voce femminile fende l’aria, terminando con un rauco gorgoglio che mi fa rabbrividire. Vorrei ignorarlo, ma se qualcuno ha bisogno di aiuto? E se qualcuno sta male?
La porta dell’ascensore si apre.
Cosa faccio? Quando avevo bisogno io, nessuno è mai venuto in mio soccorso.
Ancora un grido gutturale.
Basta! Non posso far finta di niente!
Lascio il carrello a fianco dell’ascensore e attraverso la porta socchiusa dell’ala est.
C’è un lungo corridoio, con il pavimento rivestito da una folta moquette color vinaccia.
Piccole luci corrono lungo il battiscopa e applique sulle pareti proiettano una tenue luminosità verso l’alto.
Tutto è soffuso e ovattato, ma un altro urlo trasforma l’ambiente in qualcosa di sinistro.
Su ogni lato ci sono delle porte, tutte uguali, con uno sportellino per vedere all’interno.
Si spendono molte parole in giro sulle stranezze di Mr. Talbot e all’improvviso sono spaventata a morte.
Sembra il corridoio di un albergo equivoco o di una prigione. Cosa ci sarà dietro quegli usci chiusi?
Non voglio saperlo. Se quella donna ha bisogno di aiuto, non posso ignorarla.
Mi avvicino alla porta da dove proviene la voce e sfilo tremante il gancio che tiene chiuso lo sportello. Mi si presenta una scena inaspettata.
Al centro della stanza c’è una donna nuda, in piedi, appesa per le mani a delle catene che pendono dal soffitto e bloccata al pavimento, con le caviglie divaricate, da dei bracciali metallici.
Al suo fianco un uomo, altrettanto nudo e con il membro in evidente erezione, tiene in mano una sorta di frusta, formata da lunghe frange color cuoio, che accarezza lentamente con la mano. Ampi segni scarlatti ricoprono la schiena della donna dalle spalle fino alle cosce.
Davanti a lei, inginocchiato, c’è un altro uomo. Il viso è affondato in mezzo alle sue gambe e una mano si muove tra le cosce con un rapido ritmo a stantuffo.
Quello in piedi solleva la frusta e la colpisce sulle reni, facendola inarcare contro la bocca dell’altro. Ancora un grido, rauco e prolungato, la testa gettata all’indietro, mentre la mano tra le sue gambe aumenta il ritmo.
Sono incatenata a quella scena come la donna al soffitto. Una vampata di calore mi parte dal basso ventre e si diffonde in tutto il corpo. Quella parte di me di cui avevo dimenticato l’esistenza va a fuoco, come se la mano dell’uomo inginocchiato fosse proprio lì, in mezzo alle mie cosce.
Il successivo colpo di frusta mi fa sussultare all’unisono con la donna che s’inarca e le dita che la tengono ferma affondano più forte nella morbida carne della natica.
Sono combattuta tra la paura per la mia trasgressione e l’eccitazione per l’oscuro erotismo che emana quella scena. Gli anni di astinenza mi creano dei pensieri molto strani.
Un altro colpo di frusta e una sensazione calda e umida si spande nelle mutandine.
“Cosa ci fa qui?” 
Una voce profonda e roca, calda come whisky invecchiato in barrique, mi accarezza le orecchie. Salto per aria e il mio cuore parte in un ritmo forsennato.
Nonostante il sudore sotto il vestito pesante, una lama gelata mi si pianta nella nuca.
Vorrei girarmi, ma le gambe e le braccia non sembrano voler rispondere ai comandi.
Il caldo, l’eccitazione, lo spavento, tutto sembra congiurare contro la mia sanità mentale. Quando una mano rovente mi si appoggia su un fianco, tutto il mio corpo si focalizza su quel punto e sento la coscienza slittarmi via dalle mani, come se fosse su una lastra ghiacciata.
Sto svenendo!
Il mio ultimo pensiero razionale, prima che il buio mi accolga nel suo abbraccio....

SE VUOI CONTINUARE A LEGGERE MR.TALBOT

ANCORA BUON FERRAGOSTO!



THE BEST MAN di A. S. Kelly

INIZIAMO LA SETTIMANA DI FERRAGOSTO CON UN LIBRO SCRITTO DA UN'AUTRICE ITALIANA, A.S.KELLY CHE VIVE IN IRLANDA E CHE DELL'ISOLA DI SMERALDO NEI SUOI LIBRI RIPRENDE AMBIENTAZIONE, ATMOSFERE E PERSONE. UN BEL PO' DI VERDE IN QUESTO CLIMA TORRIDO E' UN TOCCASANA...

Autrice: A.S.Kelly
Genere: Contemporaneo
Ambientazione:  Irlanda 
Pubblicazione:A.S.Kelly, giugno 2018, pp.542, cartaceo € 15,60
Livello sensualità: ALTO
Disponibile in ebook a € 2,99 (Kindle Unlimited possibile)

TRAMA: Arrivo sempre al momento sbagliato. Non so sfruttare la situazione, non so dire la cosa giusta, non so quando entrare o uscire di scena. Chiamiamolo pure tempismo di merda.Non sono uno che brilla per le sue idee geniali; sono un uomo pratico, un lavoratore, uno che vive per la sua famiglia e per l’aria che lei respira. 
Peccato che lei non lo abbia mai saputo e che io abbia atteso tutti questi anni per farmi avanti. Inutile dirvi che era già troppo tardi e che ho combinato l’ennesimo disastro.
L’ho costretta a tornare a casa ma non le chiederò di restare neppure questa volta, neanche se fossi l’amore che l’aspetta da sempre. 
Perché lei non appartiene a questo posto. 
Perché lei non appartiene a me.
Mi chiamo Alex Brennan e questa è la storia di come capisci di aver perso la cosa più importante della tua vita senza averla mai avuta.


Mentre leggevo “The best man” avrei voluto entrare nel romanzo e scuotere, con un certo impegno, Alex Brennan perché mi stava facendo arrabbiare. Come è possibile che per più di metà della tua vita, gli avrei detto, tu sia stato innamorato di una donna e non ti sia mai riuscito di dirglielo, preferendo perderla pur di non farti avanti?
Sì, perché il nostro protagonista, ora trentaseienne, ama da quando era poco più di un ragazzo, Ellie Johnston, e ora che lei si sta sposando, finalmente, pur in modo contorto, trova il coraggio di fermare tutto e di confessare:
…”Ho deciso: lo faccio.
Qualcuno deve fermare questa cosa e  se o il destino- o il fato e la sfiga perenne- ha scelto me, sono pronto ad andare fino in fondo e ad accettarne le conseguenze.
Morirò.
Io guardo solo lei, perché lei è l’unica cosa che vale la pena guardare e non solo di questo giorno.
Il ricordo della notte scorsa torna come un uragano a sconvolger i miei pensieri
E se prima avevo solo dei dubbi ora lo so per certo.
Non posso lasciarglielo fare
E quando finalmente viene pronunciata la frase che attendevo, -se c’è qualcuno tra i presenti che conosce una ragione per cui quest’uomo e questa donna non dovrebbero contrarre matrimonio…- ,io mi faccio coraggio e vado incontro al mio destino, sperando di riuscire a salvare in qualche modo almeno il suo.
-Io
E’ uscito dalla mia gola?
-Non puoi sposare lui
-Perché non posso sposarlo?
-Sono andato a letto con Ellie.”
Naturalmente, ed è strano perché non dovrebbe essere così, quasi tutti i presenti sono contenti di questo suo exploit e lo eleggono eroe del paese e in Irlanda si sa che chi ha coraggio è sempre portato alle stelle.
Di questo clan “pro Alex”, fanno parte i fratelli di Ellie, gli amici del pub e la famiglia Brennan con in prima linea, Justin, l’ottenne figlio di Alex da lui avuto con una modella, Mel, quando entrambi avevano bisogno di sostenersi reciprocamente perché erano in ambasce sentimentali.
Alex pensa che Ellie non lo perdonerà mai per la figuraccia che le ha fatto fare e invece è l’azione che lei inconsciamente aspettava per sentirsi libera e di nuovo padrona della sua vita perché  anche lei, a trent’anni,  non sa decidere cosa vuole realmente e continua a fuggire. Prima lo ha fatto andandosene da Letterfrack , nel nord del Connemara , e dall’azienda di famiglia dove si sentiva poco considerata e non poteva dire la sua perché sempre in contrasto con il padre.  Poi ,pur lavorando in società e  vivendo con il fidanzato Chase ,  che pochissimi  hanno  in gran simpatia, si è ritagliata uno spazio personale di cui nessuno è a conoscenza.
L’unico posto dove si sente a libera e ben accetta  è casa Brennan che lei ha  frequentato sin da bambina sentendo di appartenere più a quella famiglia che alla sua.
Finalmente entrambi i giovani, sembrano aver  deciso di fare chiarezza nei loro sentimenti perché l’amore è sempre stato lì anche se non è mai stato confessato apertamente.
Il ritorno di Mel, la madre di Justin, dà una scossa alle loro vite obbligandoli a scelte che non si aspettavano.
…”Ellie mi ha insegnato a ballare, come mi ha insegnato a tuffarmi, ad andare in kayak, a saltare dagli alberi senza rompermi l’osso del collo, a bere senza collassare. Mi ha insegnato che c’è un solo posto per ognuno di noi e che quando lo hai trovato non devi lasciare che qualcun altro lo occupi perché è riservato solo a te.”
Questo non è un romanzo con tanti avvenimenti o location diverse. E’ un romanzo di maturazione, sebbene i protagonisti non siano poi giovanissimi, sia sentimentale che familiare che lavorativa.
Alex è un uomo che si assume responsabilità, non tradisce gli amici e la parola data, non perde mai la calma, non si impone alzando la voce o esprimendo con forza ciò che vuole, ma lo fa con calma e senso della misura, magari a suo danno, ma sempre con grande onestà ed è forse per questo che tutti lo amano e  si fidano,  sia nel lavoro che nella vita privata. Non teme di mostrare le sue paure, le sue gioie e i dolori che la realtà gli pone sulle spalle: è quasi incredibile come uomo e chi non vorrebbe essere amata da lui?
Ellie, in fondo in fondo l’ha sempre saputo che nascosto nel suo cuore, coperto da un senso di insofferenza e di desiderio di autonomia, c’era l’amore per lui, amore che era nato dall’amicizia e poi
maturato in affetto e confidenza; lui l’ascoltava, l’appoggiava e non la giudicava mai! Ma di questo amore la giovane aveva anche paura, perché sapeva che, una volta confessato, avrebbe voluto viverlo per tutta la sua vita e il timore di perdere una parte di sé, l’aveva portata quasi a perderlo.
Justin è un bambino dolcissimo, cresciuto con gli stessi valori del padre. Non vuole dare dispiaceri a nessuno dei genitori e finisce con il sacrificare se stesso come un adulto.
Particolari sono anche le due famiglie: da una parte manca la dolcezza e la sensibilità di una madre e dall’altra una figura di padre da imitare e amare…ma c’è un nonno che sa dare le giuste dritte ai nipoti e a chi se sente tale senza esserlo.
Mi è piaciuta anche l’atmosfera che ho percepito nella storia: ci sono parecchi personaggi che si prendono in giro, si divertono insieme, magari si insultano ma sempre con bonarietà, si scambiano idee lasciandosi gli spazi di condivisione o di disaccordo ma senza mai trascendere.
Solo una cosa mi ha un po’ sorpresa: la scomparsa dell’ex fidanzato praticamente mandato subito nel dimenticatoio. 
E’ un bell’affresco di uno scorcio di Irlanda, quello più tradizionale, più agricolo, più di paese che unisce senza forzare e fa gioire gli uni degli altri. E’ stata una bella lettura, forse un po’ irreale ma senza dubbio piacevole.








COME INZIA IL ROMANZO...
Prologo
 La prima volta è stata dura da accettare ma non la peggiore. Allora avevo ancora speranza, eravamo giovani, c’era tempo, lei sarebbe tornata e io avrei avuto prima o poi la mia occasione.
Siamo andati a Killary Harbour. Eravamo soli. Le ho detto che volevo trascorrere una giornata all’aperto, al sole, sulla spiaggia di Galissaun; magari fare un giro in kayak, costeggiare il fiordo, fermarci in una delle sue grotte e con il silenzio e la natura ad avvolgerci, dirle quello che stava per scoppiarmi dentro e vi assicuro che non era roba da poco.
Probabilmente anche quella prima volta era già tardi, ma io ho sempre avuto un tempismo di merda.
Lei aveva altri piani in mente, piani che non includevano il sottoscritto. Non era mai accaduto in passato che io non fossi incluso nei suoi progetti e la cosa avrebbe dovuto essere un campanello d’allarme per me, giusto? Ma sapete, non sono proprio uno che capisce le cose al primo colpo. Sono un sognatore, un romantico. Un ingenuo, direbbero molti. Qualcuno potrebbe anche affermare che io sia stupido, ma in realtà sono solo un uomo che vuole restare nella sua terra, accanto alla sua famiglia. Sono un uomo che ama e che vuole amare e che non si vergogna di dirlo.
E non mi vergogno di ammettere che io volevo solo una donna, la stessa che voglio tutt’ora.
Abbiamo fatto un giro in kayak, ma non ho avuto il coraggio di dirglielo in quel momento. Lei sembrava un po’ persa nei suoi pensieri, lo era da un po’ di tempo a dire il vero. Distratta, poco attenta, usciva di meno, parlava di meno, rideva di meno.
Forse avrei dovuto capire che qualcosa non andava, che nella sua testa stava elaborando un piano di fuga, ma io non credo alle cose fino a quando non mi vengono sbattute in faccia e questo, purtroppo, è uno dei miei tanti difetti.Avrei anche potuto intuirlo che le cose sarebbero andate così. Non era un bel periodo per lei e nonostante io abbia provato con tutto me stesso a farla sorridere, lei era un osso duro e non cedeva tanto facilmente.
Tornati dal nostro giro abbiamo fatto una passeggiata sulla spiaggia. Lei aveva la muta arrotolata fino alla vita, indossava un bikini con fiori azzurri – il mio colore preferito – e aveva i capelli raccolti. Guardava verso il mare, camminava lentamente affondando con i piedi nella sabbia bianca e lasciava che le onde si abbattessero contro le caviglie. Io guardavo il suo profilo, la pelle che iniziava a colorarsi, le lentiggini diventare più scure, gli occhi restringersi per via della luce.
Ho preso un bel respiro, pronto a gettarmi in questa follia, ma lei mi ha preceduto.
“Devo dirti una cosa.”
Non mi guardava e da quello ho intuito che sarebbe stata una cosa che non mi sarebbe piaciuta.
“Ho bisogno di andare.”
“Andare… Dove?”
“Via, Alex… Via di qui.”
Si è voltata verso di me e dal colore dei suoi occhi ho capito cosa voleva significare tutto questo.
Sono uno che osserva tanto e che si perde nei dettagli, che esamina ogni sfumatura, che misura la lunghezza di un respiro o la sua intensità; che è terrorizzato dai cambiamenti e che non sa come affrontarli.
E sapevo che non avrei mai potuto sopravvivere al nostro distacco.

“Devo allontanarmi da tutti” ha detto, ma io sono riuscito a pensare solo che stava per allontanarsi da me e anche se conoscevo la sua situazione, i problemi con suo padre, quello che stava passando, ho continuato a pensare egoisticamente che lei stava abbandonando me e talvolta lo penso ancora, anche se sono passati anni.“Tornerai, vero?”
Dovevo chiederlo e lei doveva darmi una risposta.
“Quando le acque si saranno calmate.”
Non mi ha guardato.
Avrei dovuto capirlo.
Le acque non si sono calmate. Sono state sempre più agitate e a ogni tempesta che mi si presentava davanti ero convinto che non ne sarei uscito, non senza di lei.
Eppure ogni volta sopravvivevo, credo solo grazie alla speranza di un suo ritorno, ma lei non è tornata anche se io sono rimasto ad aspettare.
Lei non tornerà anche se io la sto ancora aspettando.
  ****
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USCITE RECENTI DI A.S.KELLY

EVAN ( #5 serie O'Connor Brothers - marzo 2018)
Ci ho provato a essere un O’Connor.
Ho cercato di correre più veloce, di essere più brillante. Ho provato a renderli orgogliosi, a dimostrargli che meritavo un posto tra i vincenti, ma sono rimasto sempre alle loro spalle e sapete perché? Perché quando ci sono gli O’Connor tutti spariscono, figuriamoci uno come me.
Io sono e resto il piccolo Evan.
E certe cose non cambiano.
E allora cosa fai quando non sei in grado di dimostrargli il contrario? Quando non puoi renderli fieri, cosa fai?
Fai quello che si aspettano: li deludi.
Gli dai la versione peggiore di te.
E ci stavo talmente bene in quei panni che non avevo alcuna intenzione di indossarne degli altri.
Non avevo bisogno di loro e loro non avevano bisogno di me.
E poi.
E poi è arrivato quello che non mi aspettavo.
È arrivato quello che la vita aveva davvero in serbo per me.
E ci ho creduto.
E mi sono ritrovato.
E mi sono innamorato.
E le ho regalato l’unica versione di Evan Kane che meritava.
E ho fatto promesse. E ne ho fatte tante. E ho provato a mantenerle tutte, tranne l’unica promessa che mi aveva chiesto di non fare.
E ora lei non ci crede più.
Ho deluso l’ultima persona che avrei mai voluto deludere.
E ora non ci credo più neanche io.
Perché senza di loro non c’è niente in cui valga la pena credere. Ti interessa questo libro? Lo puoi trovare QUI.

JAMIE ( #4 serie O'Connor Brothers - dicembre 2017)
Ogni mattina mi sveglio e so che ruolo devo interpretare, chi devo essere, cosa le persone si aspettano che io sia.
Sono Jamie, il campione.
Sono un esempio di forza e determinazione, di integrità e di lealtà.
Sono il loro idolo e sono invincibile.
E poco importa se la sera, quando rientro nel mio appartamento, tutto mi sento fuorché un campione. Perché quando i riflettori si spengono e la folla si placa ed io resto solo con me stesso, torno a essere semplicemente me.
Ma cosa succede se poi qualcuno inizia a capire? Se qualcuno non ci crede alle tue stronzate, se qualcuno inizia a cercare qualcosa di più di quello di cui tutti si accontentano?
Cosa fai quando incontri l’unica persona che sa dove guardare e come farlo?
Le permetti di riportare in vita quello che non esiste più anche sapendo che vorrà dire la fine o continui a nasconderti, sperando che non scavi così a fondo tanto da ritrovarne ogni resto?
Sono Jamie Murray e sto per dare il via a questa partita e anche se so che sarà una di quelle sfide che segneranno per sempre la tua carriera, io giocherò con l’intenzione di perdere.
Perché so di doverlo perdere.
Non tornerò mai indietro.
Neanche per amore.
Neanche per il suo. Ti interessa questo libro? Lo puoi trovare QUI.
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L'AUTRICE
A. S. Kelly è nata in Italia ma vive in Irlanda con il compagno, due bambini e un gatto di nome Oscar. Appassionata di letteratura inglese, amante della musica e dipendente dal caffè, trascorre le sue giornate in una cittadina a Nord di Dublino, cercando ispirazione per le sue prossime storie.
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