GLI OCCHI CHE HANNO CAMBIATO I MIEI di Kat Sherman (Sem)




Autrice: Kat Sherman
Genere:   Contemporaneo
Ambientazione:  Boston (USA)
Pubblicazione : Kat Sherman, maggio 2018, pp.462
Parte di una serie: No
Livello sensualità:  MEDIO
Disponibile SOLO in ebook a €1,99 (Kindle Unlimited)

TRAMAA ventiquattro anni Annie Lane è una ragazza che sembra avere tutto: una famiglia tra le più ricche di Boston, un matrimonio all'orizzonte e un ottimo lavoro. Ma quello che le apparenze non mostrano sono i cocci dei suoi sogni infranti e la maschera che indossa per compiacere gli altri, accettando una vita che in fondo non le appartiene. Un border collie di nome Bagel è in realtà il suo unico vero amico. Piombato all'improvviso in una notte burrascosa, e diventato nei due anni successivi l’antidoto di Annie contro le amarezze quotidiane, è la ragione principale del suo sorriso e l’unico ad accettarla per ciò che è davvero.
Jared Kendrick è uno dei pochissimi surfisti in città. Ha un’inclinazione a mordere la vita, incredibili occhi verdi che splendono sotto capelli eternamente spettinati e un aspetto che non può non catturare l’attenzione. Immune all'insicurezza e impermeabile alla finzione, con quell'aria dissoluta e libera, è praticamente l’esatto opposto di Annie. Quando i due si incontrano per caso su una spiaggia, Jared afferma di essere il proprietario di Bagel: il cane che ha smarrito due anni prima e che intende riprendere con sé. È allora che il peggior incubo di Annie prende vita e ha la forma di un ragazzo sconosciuto, con la chioma stinta dal sole e la risposta sempre pronta, che sembra migrato lì da un altro universo e che, suo malgrado, sta per mettere a soqquadro, pezzo dopo pezzo, tutta la sua esistenza.



Questa storia ma ha tenuta un po’ col fiato sospeso perchè   avrei voluto subito sapere come sarebbe andata  a finire! Sono stata brava e seppure a fatica, non ho sbirciato il finale.
L’amore a tre è il filo conduttore di questo bel romanzo:  Annie, Jared e il loro cane Cooper/Bagel.
Annabel  possiamo  definirla una figlia ribelle o desiderosa di vivere libera e non secondo gli schemi imposti dalla sua ricchissima famiglia.
Jared, persi i genitori a causa di un incidente di cui si ritiene l’indiretto responsabile, si è rimboccato le maniche, non solo in senso letterale, ha iniziato a lavorare rinunciando all’università, si è indebitato con strozzini, il tutto per far studiare il fratello, più giovane di lui e particolarmente cervellone, in una prestigiosa università.
Cooper è stato il cane di Jared per anni e Bagel quello di Annabel per due: ma pur con due nomi differenti, entrambi hanno avuto e hanno lo stesso animale. Ho usate il termine animale ma in realtà a tratti mi sembrava un essere umano tanto  era affettuoso, comprensivo e sapeva sempre quando o uno o l’altro dei suoi “padroni” aveva bisogno di lui!
Dopo una delusione d’amore e mentre sta guidando e piangendo, un po’ per la rabbia di aver creduto in un traditore e un po’ perché deve tornare a capo chino alla famiglia che aveva rinnegato, Annabel investe un cane. Lo soccorre, lo fa curare e lo porta con sé nonostante i suoi aristocratici genitori storcano il naso.
….”La voce perfettamente impostata di mio padre mi scatenò un brivido di soggezione….il cane si agitò tra le mie braccia quasi come se fiutasse l’ambiente ostile. Non appena lo posai a terra, si rannicchiò accanto alle mie scarpe, schiacciando le labbra molli sul marmo-Annie-  esclamò mia madre con un sorriso tanto pieno d’orrore e imbarazzo da distorcerle i bei lineamenti -Che cosa fai qui? Che cosa ti è successo? Gesù hai un aspetto…e quello che cos’è?-Un cane mamma.Mio padre era rimasto a guardarmi con aria imperscrutabile, ma le estremità delle sue dita erano sbiancate contro il vetro del bicchiere per l a forza con cu lo stringeva….Accanto a lui c’era quel ragazzo, quel Patrick-Qualcosa, spocchioso e antipatico che i miei genitori avevano cercato di affibbiarmi per tutta l’adolescenza.Era vestito come un damerino di corte nei toni del blu e dell’avorio , e mi fissava divertito, con gli zigomi purpurei e le labbra premute, come se si sforzasse intensamente di trattenere una battuta di cattivo gusto.”
Passano due anni.  Annabel si è uniformata ai desideri della famiglia, ha il  fidanzato che essi le hanno imposto, un lavoro che essi le hanno procurato, ma non è contenta e porta Bagel , questo è il nome con cui ha battezzato l’animale incontrato per caso, sulla spiaggia.
Ma qui ha una doppia sorpresa: il cane comincia ad abbaiare e corre verso uno sconosciuto festeggiandolo animatamente e questi lo abbraccia  e lo coccola con tanto zelo.
…”Ad alcuni metri di distanza  si stagliava la figura di un uomo. Era fermo laggiù, immobile quanto Bagel. Nella luce intensa del tramonto imminente, l’unica cosa che riuscivo a vedere con chiarezza era la muta aderente, grigia e nera, che indossava. Il vento gli sferzava i capelli, ai suoi piedi scorgevo una tavola da surf variopinta e un borsone.Surf? A Boston?L’immobilità  di Bagel si trasformò prontamente  in azione. Parti a razzo con una  tale velocità che tagliò il vento facendo rumore. L’uomo avanzò incerto verso il mio cane, poi gli andò incontro con più decisione. Bagel completò la  sua corsa e gli si tuffò letteralmente in braccio. Il surfista lo prese al volo, poi si accovacciò   sulla sabbia e lasciò che Bagel  lo leccasse in delirio d’eccitazione.Con un sorriso sulle labbra raccolsi il guinzaglio e mi feci avanti . Man mano che accorciavo le distanze, le caratteristiche dell’uomo acquistavano chiarezza: era un ragazzo con qualche anno più di me, alto almeno venticinque centimetri più del mio metro e sessanta, con folti capelli mossi e dorati in stile californiano-Hai  trovato il mio cane!”
Ma chi è questo giovane con i capelli al vento e gli occhi intensamente verdi come le onde del mare che ha appena cavalcato, nonostante le onde dell’oceano che bagna Boston, non siano l’ideale per il surf, e le acque  piuttosto fredde?
E’ Jared, uno dei pochi surfisti del luogo, che finalmente ritrova il suo amato Cooper, fuggito due anni prima e per la cui ricerca aveva tappezzato la città di manifesti.
Naturalmente ora sorge un problema: con chi andrà Bagel/Cooper dal momento che entrambi non vogliono lasciarlo e pensano di esserne i padroni?
Salomonicamente , dopo un bel po’ di battibecchi, decidono di tenerlo a turno nonostante il fidanzato di Annie non lo voglia e cerchi di indurla a disfarsene.
…”-Perché hai portato Cooper?-Te l’ho detto. Mi sembrava triste. Credo  che senta la tua mancanza, dal momento in cui ti ha rivisto.Per quanto voglia negarlo so bene che il cane è mio quanto tuo. Non possiamo farci la guerra, continuando a rivendicarne la proprietà come  se fosse un oggetto. Entrambi gli siamo affezionati, e forse, magari, potemmo venirci incontro.“Se dice affidamento congiunto  non riuscirò trattenere le risate. E sarò ancora lontano da quel record”-Allora che dici? Ti va bene’-  Mi domanda, lanciando occhiate  fugaci dappertutto.-L’affidamento congiunto?Il suo viso si illumina. - Era proprio quello che intendevo. Mi hai tolto le parole di bocca! “
Frequentando  Jared, la ragazza comincia ad apprezzarlo nel vedere quanto si impegni nel suo lavoro e come sia in sintonia con i pochi amici che lo circondano. Si rende così conto di quanto la sua vita sia vuota e comandata  dalla sua famiglia che le sta preparando il matrimonio senza nemmeno consultarla.  Patrick la obbliga a indossare un anello di fidanzamento che lei ritiene di cattivo gusto dopo una festa di fidanzamento a sorpresa e in pubblico.
…-IL nostro matrimonio sarà grandioso. Lo vedo chiaramente sarà una fottuta unione perfetta.  Noi due siamo nati per stare insieme,  e insieme costruiremo un impero con confini lontanissimi. Ma per farlo alcune cose dovranno cambiare per forza.-Non dire una parola su Bagel o giuro che ti colpisco-  Gli intimaiLa sorpresa sul volto di Patrick , lasciò il posto al divertimento. Rise forte, una risata che parve riempire l’intero salotto.”
Tra problemi sia suoi che di Jared, a poco a poco, inizia il suo percorso di maturazione con una presa di posizione che la famiglia non capisce e che il fidanzato rifiuta anche piuttosto vendicativamente.
Anche Jared fa i conti con il suo passato e viene a patti con i suoi nuovi desideri.
I due giovani hanno sempre accanto un amico, muto ma non sordo e non indifferente,  che li aiuta e li ascolta con affettuosi colpi di coda o con occhi che sembrano comprendere tutti i loro desideri.
Una bella storia dove non mancano momenti drammatici, ma anche felici, dove si alternano speranze e delusioni,  amarezze e gioie, sempre raccontati con eleganza e intensità.
Altra copertina
Ci sono situazioni in cui il racconto è talmente vivo che sembra di esserci, sia sulla spiaggia che
nei luoghi descritti…sembra di vedere le auto d’epoca  su cui Jared lavora, e il freddo palazzo dei genitori di Annie: un’abitazione ma non una casa, dove non c’è amore ma solo ordine e obblighi sociali che l’etichetta richiede.
E’ un romanzo discretamente lungo, mai noioso che ha  a suo favore il pov alternato e la calma e coerenza con cui è stata data ai protagonisti la possibilità di cambiare, di affezionarsi, di crescere e di capire che la vita può offrire a tutti una seconda possibilità di essere felici se si riesce ad afferrare l’occasione al volo.
L’autrice ha voluto lasciare anche ai lettori la libertà  di entrare nel mondo di Annie e Jared e di vivere con loro l’amore per il cane, l’amore per se stessi e l’amore tra di loro utilizzando un’immagine di copertina alternativa del libro, azzeccatissima.  Al termine ho lasciato i protagonisti con un senso di gioia perché credo che avranno un’esistenza piena e serena. Proprio una bella scoperta questa Kat Sherman!








COME INIZIA IL ROMANZO...

PROLOGO. Annie

Boston, gennaio 2016 (due anni prima)
 Fu un lampo. Una microscopica crepa che sentii avrebbe trascinato nel baratro tutto il resto. Fu anche strano perché, per un lungo momento, la calma conservò il suo posto, mentre la mente si lanciava in rocamboleschi collegamenti che avevano fin troppo senso per non farmi sentire un idiota.Scotty uscì dal bagno della piccola casa tutta tarli, lenzuola ruvide e narghilè, dove vivevamo da sette mesi. Aveva un asciugamano stretto in vita, i capelli lunghi ancora gocciolanti sulle spalle, le ciglia incollate dal vapore.
Quando si accorse che avevo in mano il suo telefono cambiò espressione con la rapidità di un cartone animato. Ma dove mi aspettai di vedere sgomento e colpa c’era solo un fiume di collera.
«Che cazzo fai?» quasi urlò. «Mi spii adesso?!»Mi strappò il cellulare dalle dita e fece danzare il pollice sullo schermo. Con due palle di fuoco al posto degli zigomi, stava cancellando le prove. Un reato penale da incarcerazione e sanzioni salate come il Mar Morto.Troppo tardi, Scotty. Ormai era fatta. La verità era venuta a galla con la violenza di airbag appena esploso.Avanti Annie, che cosa fa una ragazza che ha appena scoperto di essere stata tradita?
Mia madre avrebbe sfilato il cappotto di cashmere dall’attaccapanni e ticchettando su Louboutin rosa cipria sarebbe uscita da quella casa senza nemmeno un graffio sulla

dignità, giurando negli anni a venire di non avervi mai messo piede. Scotty, chi? Una risatina dietro alle dita come fossero un ventaglio, e via col resto del cocktail party.«Annie, ti sei imbambolata? Merda. Guarda che non ci hai capito niente. Lo sai com’è Facebook, con tutte quelle stronzate che non ho nemmeno mai capito, costruisce scenari inesistenti. Io sono un musicista, un’artista, non sto dietro a certe cazzate cosmiche e non dovresti farlo neanche tu.»Annuii impercettibilmente. Cazzate cosmiche. Contai fino a dieci con mirabolante lentezza.
Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette...Una specie di onda incandescente mi montò nelle vene e ribollì. Mi lanciai sul tavolino davanti al divano e afferrai l’adorato narghilè di Scotty con tutte e due le mani. Lo scaraventai contro il muro, mandandolo in frantumi come un corpo celeste in collisione. Emettendo grugniti tra i denti, con le guance paonazze e un ronzio sordo nelle orecchie, mi accanii sulle mensole riducendole a lunghi pannelli di legno vuoto. Poi devastai i ripiani della cucina con foga animale. Piatti, bicchieri, tostapane, frullatore. Mi dolevano le braccia per l’impeto con cui le usavo per esibirmi in lanci alla Roger Clemens. Gli oggetti volavano in un valzer assordante e scoordinato da una parte all’altra della casa. Rovesciai il tavolino, spaccai una lampada e spinsi il televisore giù dal suo mobiletto. Valutai e scartai in pochi secondi l’idea di strappare via la vecchia carta da parati, già scollata in più punti.Scotty era impietrito, vagamente affascinato.
Rinsavii solo quando una tazza da colazione colpì la batteria all’angolo: il charleston emise un lamento metallico e vibrante, seguito dal rumore dei cocci di ceramica che si sparpagliavano sulle assi del pavimento.
Mi fermai di colpo.
Congelata, stanca, tagliuzzata nell’anima, respirando come dentro a una bottiglia. Osservai con ammirato distacco la furia da hooligan che avevo scatenato nel salotto. Erano bastati pochi secondi per mettere tutto a soqquadro. La mia vita compresa.
Senza voltarmi in direzione di Scotty, afferrai con urgenza il giubbotto e le chiavi della macchina, e con il cuore trafitto da una lama arroventata, uscii dal portone con la ferrea intenzione di non fare ritorno mai più.
Addio Scotty Goldberg. Addio ai miei vestiti nel tuo stupido armadio. Addio patetica speranza.
Con le mani strette come ganasce al volante, tenni testa al pianto finché non mi lasciai Coolidge Corner alle spalle, poi tutto il mio mondo affogò in una pozza di lacrime e la felicità mi apparve remota e irraggiungibile come Saturno.
La neve scendeva copiosa sul fiume Charles e cercava di aggrapparsi ai mattoncini rossi delle case, mentre io mi chiedevo che cosa ne sarebbe stato del giorno seguente. In quel periodo della mia vita, il futuro non era proprio in cima alle mie priorità. E la mia inclinazione a concentrarmi solo sul presente aveva dato origine a una faida stratosferica con i miei genitori: entrambi accaniti sostenitori di percorsi esistenziali a forma di linea retta, ed entrambi fortemente convinti che andare via di casa per convivere con Scotty fosse stata in assoluto la peggiore tra le mie idee peggiori. Praticamente il capolinea di un consistente numero di sbagli. Non parlavo con loro dal giorno del trasloco.Wow. Fino a quel momento avevo evitato di processare la verità, ma sette mesi erano davvero un sacco di tempo. Potevano anche aver segnato un confine drastico, per quanto ne sapessi, una spaccatura fino al centro della terra.
Proruppi in un sospiro. Ormai Scotty era fuori e il futuro sarebbe arrivato comunque, un giorno alla volta. E dato che l’uomo sopravvive grazie all’adattamento, e che il cambiamento ne è una sua diretta conseguenza, avrei dovuto trasformare me stessa e accettare l’evoluzione.
Eppure, quella sera, mi era più facile credere a Babbo Natale e alla sua schiera di renne volanti.
Mi fermai al semaforo e mi asciugai gli occhi con le dita.
Scotty Goldberg non era stato un completo stronzo per tutto il tempo, di sicuro non all’inizio. E con la crudeltà che solo una memoria inossidabile come la mia poteva vantare, mi affioravano alla mente un miliardo di piccoli ricordi in cui le cose tra noi apparivano decenti, forse persino soddisfacenti.Poi puff. Facebook. La rinomata infedeltà dei musicisti rock. Maledetti, infidi... grrrrr. E il fascino trasandato di Scotty, che mi aveva provocato il batticuore quando ero poco più che adolescente, in un baleno aveva perso tutto lo charm e si era trasformato in niente più che bugiardo disordine.    Fu in quel momento, mentre viaggiavo senza meta lungo Summer Street, con le guance che mi tiravano per le lacrime asciutte e gli occhi inondati da un’altra dose di pianto imminente, che il paraurti della mia macchina colpì qualcosa.
Un tonfo secco si propagò nell’aria. Vibrai con l’impatto.D’istinto mi adoperai in un’inchiodata storica che squarciò il silenzio quasi surreale.
Mi si gelò il sangue nelle vene. Le mie gambe si trasformarono in fango. Il battito mi infuriò tra le costole.Mi girai a guardare indietro riconciliandomi con Dio e pregandolo con slancio nell’arco di mezzo millesimo di secondo.Ti prego, non voglio finire in prigione. Se non sarà il senso di colpa a uccidermi, lo farà qualche grossa giocatrice d’azzardo con i baffi e una condanna per omicidio.Non riuscivo a vedere quasi niente. L’illuminazione stradale era insufficiente. La visibilità ridotta al minimo. All’improvviso le lacrime si erano disciolte nella paura, la mia relazione appena naufragata aveva perso il privilegio di tormentarmi. Forse mi attendeva qualcosa di molto, molto, peggio.Aprii piano la portiera e scesi nel vento che sibilava come un esercito di fantasmi. L’aria era di ghiaccio.Stringendomi nel cappotto mi avvicinai lentamente, con la gola stretta come uno spillo.
Fiocchi di neve veleggiavano nella penombra dorata dei lampioni e si posavano su un ammasso di pelo bianco e nero. Accanto alla bocca dell’animale si raccoglieva una piccola pozza di melmoso inchiostro vermiglio.
Era troppo tardi.
Mi accasciai sulle ginocchia e ricominciai a piangere, stavolta con autentica disperazione. Affondai la faccia nelle mani intirizzite e provai a dare sfogo al dispiacere abissale che mi si era scavato nel petto. Ero così scossa dai singhiozzi che quasi non udii il lieve lamento che il cane emise a occhi chiusi.Balzai in piedi in uno scatto. «Oh, mio Dio... non ti ho ucciso! Oh Dio, grazie, grazie, grazie!»
La strada era deserta. Un mucchietto di neve si era già raccolto sulle mie spalle. Non riuscivo più a sentire le dita dei piedi.
«Ci penso io a te» dissi con ritrovata determinazione. Mi piegai sui talloni, accanto al cane, cercando di capire come muoverlo senza peggiorarne le condizioni. «Andrà tutto bene, te lo prometto. Non preoccuparti. Starai alla grande!»Non era di taglia grossa, a occhio e croce doveva pesare una ventina di chili. Lo tirai su alla meglio, raccogliendolo con le braccia. Trasalii e mi venne la pelle d’oca quando il cane proruppe in un guaito di dolore. Riuscii ad aprire lo sportello e lo feci accucciare sul sedile anteriore, poi saliidi corsa al posto di guida. Nonostante il gelo di quella sera, una goccia di sudore mi scivolò sulla nuca.Raggiunsi la clinica veterinaria più vicina e mi precipitai al pronto soccorso. Un’infermiera adagiò il cane su una barella e sparì dietro una porta scorrevole. Non mi restava altro da fare che aspettare.Mi sedetti su una sedia scomoda, con gli occhi fissi sulle scarpe sporche di sangue. Assalita dal bisogno di svuotare la mente, cercai di acquietare i nervi con profondi respiri, finché un dolorino all’angolo del pollice mi informò che non c’era più niente da rosicchiare.
Poco prima delle undici, dopo una lunga attesa, mi riscossi con un sobbalzo al suono della porta che si apriva. Una giovane dottoressa uscì dal pronto soccorso e mi venne incontro.
«Come sta? La prego, mi dica che si salverà.»«Si riprenderà completamente. I border collie godono di buona salute e questo qui è stato a dir poco fortunato. Può portarlo a casa, ma deve somministrargli degli antibiotici con regolarità e cambiare la fasciatura alla zampa anteriore ogni giorno, applicando una pomata lenitiva cicatrizzante.»
Mi concessi un profondo sospiro che acquietò leggermente la tensione. «Mi spiace, ma io non posso portarlo a...»
Lasciai in sospeso il resto della frase. Casa mia? La verità è che non avevo un posto dove andare. 


****
ALTRE PUBBLICAZIONI  DI KAT SHERMAN

LA STRADA FINO A TE (pp.299 - ebook a € 1,99)
Claire vive a Londra con il padre e il fratello e, negli ultimi due decenni dei suoi ventidue anni di vita, non ha mai avuto notizie di sua madre, fino al giorno in cui riceve una telefonata con il prefisso del Texas. Con un bagaglio pieno di domande e di inappropriati collant, Claire parte alla scoperta del pezzo mancante di sé, finendo in una terra affascinante e polverosa che sulle prime non riesce proprio a sopportare. Soprattutto per colpa dei parenti di sua madre che fanno di tutto per riservarle una pessima accoglienza. E dire che per fronteggiarli credeva di aver accantonato le buone maniere, certo, finché Claire non si imbatte in Evan: un ragazzo affascinante quanto introverso, maleducato e complicato, la personificazione delle cattive maniere. Il tipo che sembra avere mille motivi per comportarsi male ma nessuna valida ragione. Eppure l'intera città lo ama, i bambini lo considerano un eroe, gli anziani lo rispettano. Eppure dedica la sua vita ad aiutare il suo migliore amico come fosse un voto. Claire si arma di pazienza per scoprire cosa c'è dietro, un desiderio inconscio travestito da semplice curiosità e nient'altro, finché non si accorge che il cuore le disobbedisce già da un pezzo. E finché il destino non prende in mano le redini e decide per Claire e per Evan qualcosa di totalmente inaspettato. Ti interessa questo libro? Lo puoi trovare QUI.

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L'AUTRICE
Kat Sherman è il nom de plum di un'autrice italiana di cui nulla o quasi si sa. Sembra sia romana e che si dedichi con altro pseudonimo al paranormal romance e con il suo vero nome a altri generi letterari.


TI PIACEREBBE LEGGERE QUESTO LIBRO? L'HAI GIA' LETTO? COSA NE PENSI? ANCHE TU HAI FATTO QUALCHE "BELLA SCOPERTA" ROMANCE DI RECENTE? QUALE? PARTECIPA ALLA DISCUSSIONE.
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