TUTTA COLPA DI MR.G di Milena Galetto (Hope edizioni)

Autrici:  Milena Galetto
Genere: Contemporaneo / Chick Lit
Ambientazione: Italia
Pubblicazione: Hope edizioni, febbraio 2018
, pp.212, €13,51
Parte di una serie: No
Livello sensualità: Basso
Disponibile in ebook a € 2,99

TRAMA: La vita di Giulia trascorre piatta e grigia senza alcuna aspettativa su binari morti che lei stessa ha deciso di percorrere. La relazione con l'uomo-divano, il lavoro di insegnante precaria, la passione per la lettura, i venerdì svogliati al C.L.F, un'associazione di lettrici accanite ma molto snob, i sabati a fare la spesa... Dopo la tragedia che ha distrutto il suo passato, lasciarsi andare è difficile e pericoloso. Ma è proprio durante uno dei noiosi tour al supermercato che l'esistenza di Giulia viene sconvolta. Ad aspettarla tra gli scaffali del reparto libreria c'è infatti la cravatta di Mr G., che la seduce come le Sirene a Ulisse, e una volta ceduto all'impulso della curiosità tutto cambia in modo rapido e vorticoso. L'incontro casuale con un poliziotto in borghese, poi, completa il quadro; e mentre i protagonisti del libro "innominabile" si scambiano dolorose sculacciate e mail assurde, Giulia scopre che la vita vera arriva quando meno te le aspetti.


Giulia, maestra elementare, conduce una vita completamente piatta. La sua grande passione sono i libri e inventare storie per i suoi alunni. Il suo tran tran cambia quando acquista, in modo insolito, il 1° libro di una trilogia di cui sente parlare, in modo quasi ossessivo, da persone che lei conosce. La copertina mostra una cravatta e per pura curiosità inizia a leggerlo. Non la entusiasma, ma incomincia a riflettere sulla propria esistenza e decide di cambiare. Conosce un uomo, Kurt, di cui non sa granché, e instaura una relazione che però la fa soffrire perché si innamora sul serio. Tutti i problemi verranno risolti e anche Giulia potrà conoscere la felicità.
Un romanzo scritto in prima persona che mi ha colpito per il modo in cui viene raccontato. Nonostante Giulia sia un po' fuori dalle righe, non guarda la TV, non legge i giornali, non ascolta la radio, non ha il PC, ha un vecchio tipo di cellulare con cui può solo telefonare o ricevere chiamate, lei esprime ciò che le accade in modo molto spiritoso anche quando attraversa momenti di solitudine e di depressione.
Un libro piacevole da leggere, ma le spiegazioni sulla sua relazione con Kurt sono forse un po' troppo protratte e la "lei di incomodo" (c'è sempre una lei che rompe) se l'è cavata un po' troppo bene, nonostante il comportamento. Nel complesso un libro piacevole, con una simpaticissima cover.








COME INIZIA IL ROMANZO...


 COME LA SALSA PER IL BOLLITO 
La mia nuova vita cominciò di sabato. Non perché quel giorno fossi miracolosamente uscita dal coma o avessi grattato un Turista per sempre vincente: trovarsi tra le mani uno di quei biglietti era improbabile come essere colpiti in testa da un frammento della cometa di Halley. Più banalmente, mi accadde un episodio insignificante al quale, lì per lì, non detti il minimo peso. Era un sabato qualunque di fine estate dell’anno del Signore duemiladodici quello fatidico in cui, secondo la profezia Maya, il mondo doveva finire. Ma io non me ne preoccupavo più di tanto. Non giravo con un cono di Domopak alluminio in
testa, non mi davo alla pazza gioia con la carta di credito e nemmeno all’amore di gruppo. La mia esistenza era movimentata come l’elettrocardiogramma di un morto; eccitante come una partita a tombola al centro anziani; frizzante come la Coca Cola lasciata aperta per una settimana. E se il mondo fosse finito o no quell’anno per me non faceva alcuna differenza. L’anno scolastico era ricominciato da pochi giorni e anche quel sabato, come tutti i santi sabati, mi sollazzavo – si fa per dire – tra le corsie del supermercato del centro commerciale più grande, a memoria d’uomo, del paese dove la mia stirpe era germinata. Quel pomeriggio, come ogni vecchia coppia che si rispetti, Luca e io ci trascinavamo annoiati dietro a un molesto carrello claudicante. Stavamo insieme da un anno o poco più e, a dirla tutta, non riesco proprio a ricordare come e quando lo avevamo deciso. C’eravamo conosciuti nell’atrio di quell’enorme – e tutt’altro che romantico – contenitore di film e popcorn che, appena fuori città, troneggiava a fianco del centro commerciale. Luca mi aveva chiesto un parere su due film, io gliene avevo consigliato un terzo. Alla fine, eravamo entrati nella stessa sala. Iniziammo a frequentarci quasi per caso e, all’improvviso, mi accorsi che lui, a modo suo, riusciva a riempire un po’ del vuoto che c’era nella mia vita. Non era un tipo impulsivo o passionale e il suo corteggiamento non fu qualcosa di memorabile. Fece tutto a piccoli passi, con calma, senza impormi la sua presenza. Finché, una sera, mi sbalordì presentandosi a casa mia con le valigie in mano. Luca era un trentenne educato e serio, con un lavoro sicuro come geometra presso una grossa ditta di costruzioni e un avvenire certo. Un tipo alla “Medioman”, tanto per intenderci, di quelli che alla soglia dei quaranta si ritrovano calvi come Mastro Lindo e con la pancia stile carapace di Caretta Caretta; quelli che in preda alla crisi di mezza età vanno a caccia di venticinquenni, non perché non amino più la moglie o la famiglia ma solo per dimostrare a se stessi che ci sanno ancora fare. E una volta appurato che il suo richiamo erotico è ancora efficace, il “Medioman” se ne torna quieto quieto dalla moglie e dai figli, senza rimpianti né rimorsi, come un pescatore soddisfatto che ributta in acqua la propria preda quando si accorge che non ha mai avuto realmente fame. Sì, Luca era proprio il tipo giusto con cui mettere su famiglia. Oddio, non che io pensassi ai figli o a legami stile: prometto  di amarti e onorarti tutti i giorni della mia esistenza. Avevo solo ventisette anni, lavoravo da due e non facevo mai progetti a lungo termine che riguardassero la mia vita; solo a pensarci mi venivano i brividi. Non possedevo la capacità di vedermi proiettata nel futuro, non riuscivo a immaginarmi vecchia, e non mi azzardavo a fare programmi più avanti di qualche giorno. Prenotare un mese prima dal dentista già mi pareva una pazzia. Per me esisteva solo l’oggi, mentre il domani... beh, domani potevo pure essere morta; e non certo perché credessi a quella storia della fine del mondo. Il supermercato in cui, sperduti, ci aggiravamo era un luogo sconfinato, più o meno come la steppa, la prateria o la tundra. Con la differenza che nella tundra si può sopravvivere cibandosi anche solo di licheni, mentre lì ti danno a intendere che per sopravvivere sia necessario
percorrere, settimanalmente, chilometri di corsie fiancheggiate da scaffalature ricolme di cibo. Allungai un braccio verso uno degli scaffali, afferrai un barattolo di salsa per bollito e lo mostrai a Luca. «La prendiamo questa?» Per tutta risposta ricevetti un’alzata di spalle, in un gesto come a dire: fai tu. Osservai per un attimo quella salsa. Chissà per quale motivo l’avevo presa in mano, in fin dei conti non cucinavo mai il bollito. L’idea del vapore acqueo, stagnante in cucina per ore, era sufficiente a farmi desistere dal trasformarla in una sauna solo per mangiare un po’ di carne insipida. Rimisi il barattolo al suo posto provando uno strano senso di solidarietà. La verità è che quella salsa era la metafora della mia vita: una cosa inutile ai più che, paziente e disponibile, se ne sta lì, sullo scaffale, in attesa di qualcuno che abbia veramente bisogno di lei. E, io, di cosa avevo bisogno? Che cosa mi mancava per essere felice e sentirmi utile come la salsa per il bollito? 
**** 
L'AUTRICE
Milena Galetto vive e lavora nella provincia di Padova. Lettrice appassionata, scrive da sempre storie a puntate per le sue amiche che aspettano con trepidazione le nuove avventure dei suoi personaggi.  Tutta colpa di Mr. G. è il suo romanzo d'esordio.

VISITA LA SUA PAGINA FACEBOOK:
www.facebook.com/milena.galetto


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