L'EREDITIERA di Eliza Wilkins


Autore: Eliza Wilkins
Genere: Contemporaneo
Ambientazione: Inghilterra/USA
Pubb. Italiana: E. Wilkins, aprile 2018, pp.134, €4,99
Parte di una serie: No
Livello Sensualità: BASSO
Disponibile in e-book a € 0,99 (e Kindle Unlimited)

TRAMA: Mi chiamo Stephanie Griffiths e faccio la geisha. Rido quando quegli idioti raccontano barzellette stupide, ascolto in silenzio quando mi parlano del loro lavoro e annuisco sempre, anche quando trattano argomenti che nemmeno conosco e di cui non m’importa nulla…” Respinta dal padre ancor prima di nascere e abbandonata dalla madre in un istituto londinese, Stephanie ha soltanto due sogni: diventare un’artista famosa e incontrare il principe azzurro. A ventisei anni, tuttavia, non ha ancora conosciuto nessuno degno di quel nome, e per mantenersi è costretta a fare numerosi lavori saltuari, compreso quello che la imbarazza di più: l’accompagnatrice. 
Durante una serata organizzata dall’agenzia per cui lavora, incontra l’uomo dei suoi sogni. Sean Rogers è l’incarnazione del suo ideale maschile: affascinante e raffinato, ma ben presto lei scopre che dietro l'interesse dell'uomo, che ha richiesto la sua compagnia, si nasconde una motivazione personale e che, prima di morire, quel padre che l’ha sempre ignorata l’ha nominata erede del suo patrimonio miliardario. 
Stephanie si ritrova improvvisamente nella lista delle ereditiere più ricche di Manhattan. E mentre prova ad adattarsi al suo nuovo ruolo e affronta i parenti americani, che la considerano soltanto una bastarda, si chiede se Sean sia il principe azzurro dei suoi sogni o un cacciatore di dote...


Un proverbio dice “I soldi non danno la felicità” ma se noi chiedessimo a Stephanie Griffiths  cosa ne pensa, credo ci manderebbe a quel paese!
Stephanie è la protagonista de “L’ereditiera”, romanzo breve di Eliza Wilkins che ha il tono di una favola trasportata ai giorni nostri e che si svolge tra Londra e New York.
La ragazza è senza genitori, perchè il padre l’ha abbandonata subito e la madre l’ha affidata ad un istituto. Perciò, per sopravvivere e riuscire a laurearsi, Stephanie è costretta a fare più lavori e quello che le dà più guadagno è anche quello che lei più odia: l’accompagnatrice. Però lei ha della regole ben precise: intrattenersi con i clienti ma non andare oltre, nonostante le offerte che molti le fanno di proseguire la serata tra le lenzuola.
Chiamata espressamente ad un appuntamento di lavoro, deve accompagnare  a cena un nuovo cliente dell’agenzia, Sean Rogers. Il giovanotto è talmente affascinante che Stephanie   si chiede coma mai abbia bisogno di un’accompagnatrice e poi perché proprio lei. Il giorno dopo scopre che l’uomo che l’ ha fatta  quasi venire a compromessi con le sue convinzioni, altri non è che  un'altra delle persone che la informano della morte del padre e dell’eredità che lui, sentendosi colpevole per non averla mai cercata, le ha lascito come ultime volontà testamentarie.
Un po’ incuriosita e un po’ arrabbiata per questa notizia, e anche indignata perché si accorge di essere stata spiata nella sua vita pubblica e privata,  Stephanie accetta di trasferirsi a New York e di entrare in un mondo che non conosce e che sente ostile e pieno di pregiudizi.
A New York Stephanie  conosce i parenti, cioè gli altri beneficiari del testamento,  che naturalmente la vedono con il fumo negli occhi perché toglie loro una bella quota di milioni di dollari. Per sua fortuna Sean Rogers si dimostra un amico e la prende sotto la sua “tutela”.
Casualmente, ma non troppo, ha modo di essere avvicinata dalla donna che ha sempre rifiutato di riconoscerla,  vale a dire la vecchia matriarca della famiglia, che vede nella ragazza qualcosa di simile a se stessa.
…”Era persa ad ammirare una splendida collana di turchesi, acquemarine  e diamanti, che probabilmente aveva visto indosso soltanto  a Cleopatra e  che , presumibilmente, si sarebbe potuta permettere, quando le passò accanto un’anziana signora  che portava con disinvoltura una pelliccia di visone e un buffo cappellino, che  le copriva appena la testa tutta bianca.
Teneva tra le mani alcuni sacchetti e uno le scivolò a terra.
-Le è caduto questo signora.
Guardandola in silenzio , la donna  prese distrattamente  il sacchetto, ma prima che Stephanie si allontanasse la fermò con tocco leggero della mano.
-Grazie. Mi perdoni se ho esitato, ma…mi chiedevo chi fosse, poiché mi pare di conoscerla.
Stephanie sorrise. – E’ improbabile sono  a New York da appena due settimane.
…..-Passerà il Natale qui a Manhattan?
-No sarò già tornata a Londra.  Farò qualcosa con i miei amici.
-Non con la sua famiglia?
-Non ho famiglia . E’  una storia complicata .
-Se ha voglia di parlarne mi piacciono le storie complicate- disse la signora.
Era gentile e il suo modo di fare la invogliava a confidarsi. - Ecco…ho scoperto da poco di avere dei parenti. Ora ho un fratello molto simpatico, una sorella e …una nonna.
-Quindi ha una famiglia.
Stephanie si strinse nelle spalle. -Mia sorella non vuole conoscermi, ma capisco, data la situazione. Nemmeno mia nonna vuole e, francamente, questo non riesco ad accettarlo.”
Sarà l’avvicinamento alle nonna e la  gelosia  e l’amore per Sean a far capire a Stephanie cosa dovrà fare della sua vita.
Il romanzo è abbastanza breve e, pur non essendo particolarmente approfonditi, i suoi personaggi  si fanno amare o detestare perché il loro comportamento è comprensibilissimo.
La storia, che si svolge in un breve arco temporale,  continua sempre su due binari: voglio i soldi perché così posso migliorare la mia  vita e togliermi delle soddisfazioni , non li voglio perché questo non è il mio ambiente e tutti mi guardano  con compassione. Nel frattempo Stephanie si innamora di Sean,  quindi le piacerebbe poter vivere questo suo amore,  ma contemporaneamente teme di essere presa in giro per il suo passato, non credendosi all’altezza dell’uomo che le ha rubato il cuore dal primo istante.
Nel suo complesso è una storia di crescita nel rispetto di sé, che non vuol dire scendere a compromessi, ma prendere una strada magari sofferta, ma  con piena cognizione di causa,  se è quella che può rendere felici. Il tutto è condito da una bella e delicata scena d’amore, da una scrittura scorrevole e accurata, da una perfetta ambientazione...quindi che vogliamo di più? Forse che non fosse già finito? Leggetelo e poi mi direte!









                                                                ebook                 cartaceo

COME INIZIA IL ROMANZO...

1   

― Che ne dici, ragazzo?
L’uomo che era stato interpellato era ormai lontano dall’essere un ragazzo, perché aveva superato i trenta, anche se solo da quattro o cinque anni. Abbassò uno sguardo distaccato sulla vecchia signora, comodamente seduta su una poltrona di pelle scura, e sorrise, preparandosi con una punta di sadico divertimento all'irritazione che molto presto avrebbe cancellato quell’espressione amabile dal volto devastato dall’età, per rivelare quello che era veramente: una donna fredda e calcolatrice, indifferente a tutto ciò che non la toccava personalmente e insensibile ai legami che gli altri esseri umani giudicavano sacri.
― Direi che è carina. Niente di eccezionale
― Sean! Non fingere di non aver capito ciò che intendo!
Sean Rogers rise piano. Si alzò dal divano e si avvicinò all’elegante carrello dei liquori per servirsi da bere. Trovò la bottiglia di scotch fra altre tutte uguali in finissimo cristallo di Sèvres e con gesti lenti ne versò una piccola dose in un bicchiere.
Prima di rispondere, osservò con aria indolente il raffinato contenitore, che dava un brillio strano al liquido ambrato, cercando, senza trovarla, la più piccola imperfezione. E come avrebbe potuto? Niente era imperfetto in quel mausoleo; solo quella piccola, fragile, vivace donnetta dal cuore gelido.
― Scusa, Lydia ― disse senza convinzione, guardandola con una punta d’ironia e suscitando un sorrisetto rassegnato nella signora.
― Ragazzaccio! Sai usare il tuo fascino in modo letale. Perché tu non abbia impiegato il tuo talento con Barbara, non lo comprenderò mai ― aggiunse sospirando, rimpiangendo ancora una volta quella fusione finanziaria mai avvenuta.
Sean rise divertito, e se in quel momento al posto dell’anziana signora ci fosse stata una giovane donna, questa difficilmente sarebbe riuscita a resistere alla luce che brillava nel suo sguardo e non ci sarebbero stati dubbi sulla perfetta riuscita della serata.
Un osservatore attento e un po’ invidioso avrebbe detto che i contorni del suo viso erano troppo spigolosi e irregolari, che la bocca, dalla linea dura, era troppo sottile e che gli occhi, in fondo, non avevano nulla di eccezionale. Ma le donne amavano i suoi tratti virili, ed erano sempre affascinate da quello sguardo grigio, penetrante e persuasivo. Era molto alto e ben strutturato, e aveva modi impeccabili e sicuri. Un po’ arrogante, forse, ma anche questo faceva parte di quel fascino che lui possedeva in dosi massicce.
― Forse perché è mia cugina, ed entrambi ci siamo sempre visti per quello che siamo? ― replicò tranquillo. ― E poi, diciamolo, tua nipote è una ragazza viziata e insopportabile, perfetta, dopotutto, per Peter.
La vecchia signora gli regalò un sorriso scarno. ― Come darti torto? E pensare che mio figlio trasudava soddisfazione quando quei due inutili ragazzi si sono sposati ― aggiunse con sprezzo. E tornando alla questione che le premeva, continuò: ― Ci tengo davvero a sapere cosa ne pensi.
Con un mezzo sospiro insofferente, Sean tornò a sedere e riprese fra le dita una delle fotografie sparse sul tavolino.
Si trattava di un mezzo busto che ritraeva una ragazza molto carina, con la pelle chiarissima punteggiata da lentiggini sparpagliate fra naso e zigomi. Teneva la testa lievemente inclinata di lato e i capelli rossi scendevano bagnati a sfiorare, come serpentelli, la parte superiore di quello che poteva essere un bikini coloratissimo. Sembrava una foto pubblicitaria, forse della marca di un rossetto resistente all’acqua, dal momento che in quel volto dai lineamenti puri, che pareva privo di trucco, le labbra semiaperte spiccavano rosse, lucide e invitanti.
― Sì. Ha i tratti dei Benson, anche se è più carina ― disse, sicuro di non offendere la vecchia signora. ― Ma perché vuoi il mio parere? Gli investigatori ti hanno già confermato che si tratta della figlia di Stephen. C’è anche una prova del DNA, carpita da qualcosa che lei ha toccato o perso. Quella ragazza negli ultimi mesi è stata più controllata di un presidente.
La signora annui. ― I test sono stati tre. Persino Peter è stato costretto a rassegnarsi, se pur a malincuore. Sai quanto sia attaccato agli spiccioli.
― Non chiamerei spiccioli un miliardo e mezzo di dollari, che soltanto fino qualche mese fa lui credeva sarebbero stati divisi in tre, anziché in quattro ― replicò Sean, sorridendo divertito. ― Fa la modella, la piccola?
― Sì, di intimo e costumi da bagno. Uno dei tanti lavori a cui si è dedicata da quando è uscita dal collegio, e sono otto anni, ormai. Al momento crea qualche illustrazione; saltuariamente fa la baby sitter, la supplente in una scuola media e, purtroppo, anche l’hostess per serate.
Sean sentì il disagio nella voce della signora. La ragazza, in realtà, non era cresciuta in collegio, ma in un orfanotrofio, e ci era rimasta per molto tempo, poiché, avendo già otto o nove anni quando era stata portata via alla madre dai servizi sociali, non era adottabile. Prima ancora che nascesse era stata ignorata dal padre, Stephen, l’unico rampollo di Lydia, che sei mesi prima, malato e consapevole della propria imminente dipartita, era stato preso da un tardivo rimorso. L’aveva quindi fatta cercare e l’aveva nominata erede alla pari con la moglie e gli altri due figli legittimi.
― C’è in giro altro? Se fa la escort potrebbe anche…
― No! ― si affrettò a dire la signora Benson. ― Certo che non hai peli sulla lingua! ― aggiunse guardandolo ruvida. ― Niente roba scandalosa su quei vostri giornalacci. Direi che basta e avanza quel lavoro di… accompagnatrice. Davvero molto imbarazzante! Ho fatto prendere informazioni sull’agenzia che le dà lavoro. Il proprietario si ammanta di un rigore che, in realtà, non possiede; pubblicizza la sua attività offrendo compagnia per importanti serate e cene d’affari, ma spesso le ragazze hanno appuntamento con un solo uomo.
Sean assentì. Molte società si servivano di agenzie come quelle. Il servizio era raffinato, di solito all’altezza dell’esborso. Le escorts non erano solo attraenti, ma anche intelligenti e in grado di stare con discrezione in gruppi di un certo livello. Niente a che vedere con le prostitute che alcuni uomini d’affari, lontani da casa, si facevano mandare in hotel. Tuttavia, anche se l’agenzia avesse preteso un comportamento immacolato da parte delle ragazze, non tutte avevano le ali, ed era possibile che alcune arrotondassero le loro entrate con eventuali dopo cena.
― Per quanto la riguarda… ― continuò la signora, puntando l’indice sulla fotografia ― puoi scommettere che se la situazione fosse stata… piccante, il caro Peter non si sarebbe fatto scrupoli a spiattellarmela in faccia. Sono sicura che quel ficcanaso abbia sguinzagliato i suoi investigatori subito dopo aver saputo di questa nuova erede. Non essendo un Benson, né un successore diretto, per correttezza sarebbe dovuto starne fuori ―. Tamburellò con le dita sul bracciolo della poltrona. ― Sono arrabbiata. Stephen non avrebbe dovuto tenermi all’oscuro di questa storia, affidando la questione a Manson Shenner.
― Era il suo avvocato, Lydia. Un amico fin dai tempi dell’università, il suo consuocero e… stava morendo. Non credo che Manson si sia sporcato la reputazione parlandone con il figlio, conoscendo gli interessi che orbitavano intorno a questa storia.
― Sì, lo credo anch’io. Per me è stato uno shock venire a conoscenza di questa storia alla lettura del testamento; tuttavia Peter e Barbara erano allibiti anche più di me. Ma tornando a Stephanie, le notizie che la riguardano sono poco incoraggianti e, alla fine, sembra solo una piccola sbandata, incapace di tenersi un lavoro. Fra una cosa e l’altra, studia, questo non si può negare. Conservazione e restauro in una scuola d’arte a Londra. Allora, farai quello che ti chiederò? ― aggiunse, tornando al motivo per cui lo aveva invitato nel suo palazzetto a Gramercy Park.
― Stephanie… commovente ― commentò cinico Sean. ― Un omaggio a zio Stephen ―. Posò di nuovo la fotografia sul tavolino lanciando poi un’occhiata a un altro scatto, in cui la ragazza era ripresa con addosso un top che lasciava scoperto l’ombelico e un paio di leggins, che le fasciavano le gambe lunghe dalle cosce ben tornite. ― Presumo sia perfetta per pubblicizzare biancheria intima ― disse a voce bassa, quasi a se stesso.
― Sean!
― Scusa ancora, Lydia, ma è davvero carina. Se la madre era come lei, non si può certo condannare tuo figlio per quella scappatella. Che tipo è: gentile, arrendevole, manovrabile? Cosa hanno detto gli investigatori?
― Sembra che abbia un carattere grintoso e irascibile.
― Allora piacerà ancora meno. Se fosse stata un’orfanella timida, magari bruttina, del genere che fa tanta tenerezza e compassione per quello che ha passato, sarebbe diverso. Questa non ispira compassione, anzi… ― Lanciò un’occhiata all’anziana signora e preferì non dire cosa ispirava quella ragazza per non doversi scusare per la terza volta.
― Neanche un mostro farebbe pena se potesse contare su un patrimonio personale di quasi quattrocento milioni di dollari ― esclamò vivacemente la signora Benson. ― In ogni caso la cosa non mi preoccupa in modo particolare: non m’importa dei sentimenti di quella sciocchina di mia nuora, né di quelli di Barbara. Charles è influenzabile, lo sappiamo, e va dove tira il vento; e Peter... pensa soltanto a quei milioni che non incasserà più sua moglie e alla sua traballante poltrona di vice presidente alle Benson & Co. Sapevi, naturalmente, che mia nuora voleva impugnare il testamento?
― Sì. Zia Fanny me ne ha parlato e, francamente, le ho sconsigliato di muoversi in quel senso. Una cosa simile provocherebbe un’immediata caduta delle Benson sul mercato azionario, e anche se trovo che Stephen abbia esagerato a lasciare a quella sconosciuta ragazzina un quarto del suo patrimonio, sollevando tutto questo vespaio, le cose devono restare come sono.
La signora Benson annuì. Naturalmente mal tollerava che una parte così consistente del patrimonio di suo figlio finisse fra le mani di un’oscura ragazza di dubbia rispettabilità, che biologicamente risultava essere sua nipote ma che, in realtà, era un’estranea. Tuttavia gli interessi che gravitavano intorno alla loro famiglia erano tanti e quell’idiota di Peter sarebbe dovuto essere il primo a dissuadere quella svanita di Fanny.
― Anch’io la penso così. È incredibile come tu mi somigli! Magari fossi mio nipote. Da bambino mi chiamavi nonna, ricordi? ― disse, come se rimpiangesse davvero quei momenti.
Lui rise. Era vero. Quando era ragazzino, forse perché entrambe le sue nonne erano mancate, emulava i suoi cugini. Lydia non aveva mai gradito, e non appena si erano fatti più grandi la signora aveva chiesto a tutti di chiamarla semplicemente con il suo nome di battesimo.
― Spiacente, ma sembra che il mio pedigree sia immacolato ―. La guardò con espressione ironica e continuò: ― Non crederai sul serio che abbia un cuore di pietra come il tuo? Non pensavo soltanto al bene della società. Immagino che una ragazza cresciuta con niente sarebbe tanto più felice con una rendita di cento o duecentomila dollari l’anno.
― Ne sono certa ― ammise Lydia, per niente offesa. ― Comunque la tua carissima zia è venuta da me proprio questa mattina, sostenuta, ovviamente, dal prezioso Peter e ho completato la tua opera di dissuasione. Mi è bastato ammettere che forse Stephanie non mi piacerà per niente, ma che neppure loro sono mai riusciti a conquistarmi ―. Si accarezzò distrattamente la piccola mano ben curata. ― Dopotutto, sono in possesso di un patrimonio personale che è il triplo di quello appartenuto a Stephen e possiedo ancora il trenta per cento del pacchetto azionario delle Benson.
― Non ti sembra vero di far dispetto a tua nuora, non è così?
Questa volta la signora parve offendersi. ― Sono così meschina? Mia nuora è una sciocchina, esperta soltanto nell’arte dello shopping, e ha cresciuto malissimo i suoi figli. Barbara è identica a lei e Charles… meglio non parlare di quello stupido ragazzo. Ha quasi trentadue anni e si comporta ancora come un universitario alle vacanze di primavera. E a quanto pare, mi ritroverò con un’altra pessima nipote ― aggiunse lugubre. ― Tu, piuttosto, da che parte stai? ― disse, senza rendersi conto di essere diventata aggressiva.
Sean la guardò freddo. ― Francamente non ho grossi interessi in questa storia, tranne una piccolissima quota delle Benson, che desidererei restasse almeno stazionaria. Tanto per essere chiari, ti dirò che ne ho fino alla nausea di tutta questa storia. Ho disertato la casa dei miei perché zia Fanny, perennemente in lacrime, sembra ci si sia trasferita in pianta stabile; e mio padre ha sentito improvvisamente nostalgia per gli affari, insediandosi nuovamente in banca dalla mattina alla sera. Passa più tempo in ufficio che a Long Island.
― E ovviamente ne sei contrariato.
― Sì. Io e lui non sempre abbiamo le stesse opinioni.
― Mi piace come controlli i tuoi interessi. Sei uguale a tuo nonno ―. Sorrise con fare civettuolo. ― Lo sai che quando eravamo giovani mi aveva corteggiato?
Tutti lo sapevano; così com’erano al corrente che lei lo aveva rifiutato.
L'anziana signora si portò leggermente in avanti col busto e disse a voce bassa: ― Ho sentito che hai messo il tuo zampino su un giornale molto famoso e molto venduto.
― Non è più un segreto, Lydia. La notizia sarà ufficiale domani.
― Allora ero ben informata. Ti ho già detto che vorrei fossi tu il presidente delle Benson?
― Sì, certo, ma non m’interessa. Non mi piacerebbe, come Ed, sentire il tuo fiato sul collo mentre tento di dirigere l’azienda dall’ambita poltrona.
La vecchia signora sbuffò sprezzante. ― Sai bene che quello sciocco non dirige niente. Non può farcela da solo. Come non poteva mio figlio, del resto. Con te sarebbe tutto diverso. Se solo avessi sposato Barbara...
Sean preferì non fare altri commenti sulla cugina e, in tutti i casi, era convinto che fino a quando Lydia Benson fosse stata in vita, sarebbe stata lei, e lei soltanto il vero presidente delle Industrie Benson.
― Cosa vuoi che faccia, Lydia? Se sono le opinioni dei familiari che t’interessano, e ne dubito molto, posso solo ripeterti quello che già sai: zia Fanny, che non gode presso la famiglia di grandi simpatie, questa volta ha la comprensione di tutti. Effettivamente deve essere stato spiacevole, per lei, scoprire che suo marito aveva avuto una figlia da un’altra donna e che la lasciava erede di un quarto del suo patrimonio.
― Soprattutto per quel quarto di patrimonio ― aggiunse maligna la donna.
― Se ti fa piacere. Questo, però, non cambia le cose. Allora?
― Voglio ― esordì Lydia. ― Vorrei… ― si corresse subito dopo, ricordando che non stava trattando con nessuno dei suoi disprezzati nipoti ― … che tu andassi a Londra per conoscere la ragazza. Vorrei avere un giudizio sincero e disinteressato su di lei. Soltanto questo.
Sean non aveva nessuna voglia di accontentarla. ― Stai dimenticando che dirigo un istituto di credito e che non posso piantare tutto in asso per sezionarti la nipotina cockney.
― Ti prego, basterebbero un paio di giorni. Devi soltanto trovare il modo di conoscerla e darmi poi la tua opinione. Sarò sincera, ragazzo, voglio sapere come termina le sue serate con i suoi clienti.
― E vuoi che me la porti a letto? ― chiese cinico.
― No di certo. Ma tu sai condurti con le donne e sei in grado di capire chi ti trovi davanti ―. L’anziana signora allungò la fragile mano ingioiellata per prendere la sua tazza di tè, raffreddato al punto giusto. ― Ho già due nipoti che tollero appena, e dubito ne sopporterei un’altra anche peggiore ― disse dopo una lunga pausa.
― E se dovessi dirti che la ragazzina è a posto, e che non fa sesso con i clienti, la prenderai in considerazione?
― Questo non l’ho ancora deciso. E poi… ammetterai che una poverina cresciuta in un orfanotrofio, abituata ad arrangiarsi per sopravvivere, potrebbe non trovarsi a proprio agio nel nostro ambiente. Per sangue è mia nipote, lo so, ma non voglio sentirmi costretta a riceverla.
Se la ragazza fosse stata sveglia, con tutti quei soldi a disposizione si sarebbe adattata molto presto al loro ambiente. Povera Stephanie, si trovò a pensare. Avrebbe dovuto nuotare in un mare infestato dagli squali, e forse quello più feroce sarebbe stato proprio sua nonna.
― Va bene ― acconsentì.
― So che Peter andrà a Londra all’inizio della prossima settimana per conoscerla. Certamente spera di accattivarsela. Preferirei che tu incontrassi la ragazza prima di lui.
Sean scosse la testa. ― Non ho idea di come gestirà la questione con zia Fanny e Barbie. Ma tu non potevi fare in modo di evitarlo, così come hai convinto Fanny a non impugnare il testamento? Sai bene che un quarto erede può cambiare l’equilibrio di potere alle Industrie Benson.
― Ѐ già cambiato tutto con la morte prematura di mio figlio ― replicò Lydia in tono cupo e gli occhi improvvisamente lucidi. Si strinse in quelle sue spalle da uccellino e aggiunse: ― C’è ancora tempo perché Stephanie entri in possesso della sua eredità e comprenda cos’è meglio fare.
Aveva ragione e, dopotutto, a lui importava davvero poco.
― Va bene. Troverò il modo di incontrarla.

 *****
L'AUTRICE DICE DI SE'...

Elizabeth Wilkins è lo pseudonimo che usavo anni fa, quando pubblicavo con Fabbri e Curcio e ho pensato di riutilizzarlo per la pubblicazione di romanzi brevi come questo.
Solitamente le lettrici mi conoscono con il mio vero nome, Miriam Formenti. Sono nata a Brescia, ma all’età di vent’anni mi sono trasferita a Milano e lì mi sono sposata. Ho sempre avuto molta fantasia e fin da ragazzina immaginavo storie che per la verità non mettevo mai su carta. Amavo molto leggere ma non avevo mai creduto, né sognato, che un giorno sarei potuta diventare una scrittrice. Questo fino a quando, quasi per gioco, ho scritto le mie prime pagine.
Ho scoperto che era divertente scrivere e lo facevo ogni volta che potevo, rubando magari anche un po’ di tempo alla famiglia. Non ho mai considerato quanto scrivevo solo mio, quindi, terminati quasi contemporaneamente due romanzi, ho fatto il mio tentativo con una casa editrice e ho avuto la sorpresa, ma anche la soddisfazione, di vederli accettati. Da quel momento ho pubblicato altri romanzi contemporanei, romance storici e più di quattrocento fra racconti e romanzi brevi per due fra le più importanti riviste di narrativa femminile.

Sarò felice di ricevere le vostre visite sul mio sito: 
www.miriamformenti.altervista.org  ,  e per chi lo desidera può contattarmi su Facebook o al  mio indirizzo di posta miriam.formenti@fastwebnet.it  .

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Grazie per la collaborazione a chi metterà il link di questa recensione sulle sue pagine social.





9 commenti:

  1. peccato che sia un romanzo breve, perchè la trama è decisamente carina, finalmente è lei ad essere quella con i soldi! ma non amo i romanzi brevi, perchè appena di appassioni alla storia questa è già finita. peccato

    RispondiElimina
  2. Grazie a Piera per la recensione e a Francy per l'ospitalità.
    Miriam Formenti

    RispondiElimina
  3. Ciao ho aggiunto il vostro blog come amici blogger vi va di passare e seguire il mio blog https://storiedamorepassionalidibrigidaconny.blogspot.it/

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, Brigida, io passerò di sicuro a vedere. :)
      Miriam

      Elimina
  4. L' estratto m' ha presa parecchio, ancor più della presentazione trama e m' ha LETTERALMENTE SBALORDITA nello scoprire che l' autrice é la BRAVISSIMA Miriam Formenti !!! Peccato che sia uscito SOLO in digitale :( C' é la speranza di vederlo ANCHE cartaceo ? ;) COMPLIMENTI Carissima Miriam :-* ed IN BOCCA AL LUPO per tutto ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, Mirella, il cartaceo c'è.:)
      Miriam

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    2. DAVVERO Miriam ? Dove lo posso trovare ?

      Elimina
    3. Guarda Mirella che io ho inserito i link sia per il cartaceo che per l'ebook qui sul post, guarda su.

      Elimina
  5. Ciao Francy :) Sono andata su amazon poco dopo aver commentato ;) Grazie lo stesso :-*

    RispondiElimina

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