ANDREAS E ZOYA - Il FIORE DI PIETRA di Francesca Cani (Leggereditore)



Autrice: Francesca Cani
Genere: Storico
Ambientazione: Italia, Anno Domini 1112
Editore: Leggereditore, pp. 256, cartaceo: 28 marzo 2018, € 12,90; E-book: 14 marzo 2018 € 4,99 
Parte di una serie: 3° serie Gli eredi di Holstein
Livello di sensualità: MEDIO

TRAMA: Anno Domini 1112. Zoya è convinta che non troverà mai l’amore a causa delle cicatrici che le attraversano il viso come graffi di una fiera. La sua vita è cambiata undici anni prima, quando era ancora una ragazzina innamorata, ma ora è una donna e sa cosa desidera: ricominciare a vivere in un luogo lontano dal passato. Per questo parte per la rocca di Rostock, dove spera di liberarsi dei pensieri che le avvolgono la mente e il cuore... 
Il castello sul fiordo di Rostock è stato assegnato a uno spietato guerriero, arrogante e violento, che tutti chiamano Der Bär, l’Orso, ma il cui vero nome è Andreas. Proprio in lui Zoya riconosce il suo amico di infanzia e primo segreto amore, tornato dall’Oriente dopo aver affrontato e superato terribili prove. Lei è stata la sola donna che abbia mai toccato lo spirito di Andreas prima che si trasformasse in roccia. L’amore tra i due riemerge con forza, ma a separarli c’è un abisso di segreti che solo il sentimento più potente può colmare. L’Impero vacilla, la corona è contesa, Enrico V e il duca Lotario si affrontano in sanguinosi conflitti… Amore o guerra? La scelta spetta a un cuore di pietra.


Quando Andrea e Zoya, ancora bambini, erano  prigionieri nel deserto e Zoya aveva paura, Andreas le aveva donato un fiore di pietra affinchè tenendolo sempre con sé avvertisse anche la presenza del suo compagno e protettore.

Zoya non ha mai dimenticato quel regalo e lo porta sempre con sé in un sacchettino legato sotto l’abito, né ha dimenticato il suo compagno e primo e unico amore. Purtroppo la vita è stata crudele con lei, segnandola  fisicamente in maniera permanente e togliendole la possibilità di avere una famiglia, l’ha resa solitaria e oppressa da un dolore interiore senza fine.
…”La prima cosa che notò quando varcò i confini del territorio del re Jonas furono  gli sguardi della persone fissi su di sé.  Zoya non copriva  mai la faccia, la sua personalità era troppo limpida per nascondersi dietro un cappuccio.
Nel cuore una calma che da tempo non provava, si diresse verso la  casa della sorella adottiva. Quando la vide Viridana corse per abbracciarla.
-Sono venuta in visita al vostro villaggio per chiederti di aiutarmi- attaccò.
Voglio lasciare il villaggio e andare a vivere in città. Desidero lavorare come fantesca o bambinaia e guadagnarmi il pane-
Viridiana si alzò di scatto .
-Tu una serva?-
-Quale altro futuro vedi per me?-
Ma  quando Andreas ritorna a casa dopo undici anni di volontario esilio, Zoya decide di allontanarsi anche da Holstein insieme  alla piccola Nadia, che lei ama come se fosse sua figlia,  e si reca a Rostock, una rocca isolata, dove diventa una servente  del re  Bär, detto l’Orso.
Siamo nell’alta Sassonia nell’anno 1113 e la lotta per il trono imperiale è sempre più cruenta e non mancano tradimenti e delitti. Andreas è un uomo provato nell’animo anche se il fisico si sta riprendendo dopo un’esperienza che va oltre l’umano:
…”Aveva freddo, un gelo diverso da qualsiasi altro patito in vita sua. Intorno a lui c’era buio, non vedeva nulla e non capiva dove fosse rinchiuso
Se divincolò, sentì le spalle fasciate e le mani legate da una catena. Si impose di respirare, sebbene ci riuscisse con uno sforzo notevole, e di capire. Ma la calma e la mente sgombra dallo strazio che provava gli rivelarono la reale misura del proprio tormento.
Intorno aveva solo pareti di roccia e a malapena un palmo d’aria.
Dal petto del prigioniero uscì un gemito roco.
Le sue mani  incontrollate iniziarono a raspare e graffiare la pietra.
Il terrore aveva l’odore  d’umidità e sangue che avvertiva intorno. La morte aveva il sapore rivoltante che sentiva sulla lingua…”
Andreas dopo aver combattuto, essere stato prigioniero, aver subito torture inimmaginabili, si vede assegnare la rocca di Rostock dall’imperatore  Enrico,  e vi si avvia per prenderne possesso. Rimane per  breve tempo dal padre Jonas e, avendo intravisto Zoya, si scopre ad essere curioso sulla giovane che non ha mai dimenticato ma che per il male fattole quand’era una ragazzina, lo ha cambiato in un guerriero duro e senza più cuore: proprio Der Bär.
E a Rostock i due giovani si rincontrano faccia a faccia : Zoya la serva e Bär il re Orso!
…”Afferrò il cappuccio e glielo strappò di dosso con gesto rude. Lei gemette e battè le palpebre accecata e sconvolta, la bocca dischiusa e vermiglia. I  capelli biondi lunghissimi e ondulati le ricaddero sul petto arruffati. La sua bocca era così rossa che e labbra sembravano macchiate di sangue, gocce scarlatte sul pallore niveo dell’incarnato.
Quel viso dai lineamenti eterei  attraversato da lunghe cicatrici bianche lo colpì in pieno petto come una bastonata. In una sola notte si era chiesto circa un milione di volte come fosse cambiata, visto che quando l’aveva  spiata nella corte interna di Holstein non era riuscito ad osservarne i tratti.
Con il dorso della mano guantata le sollevò il mento.
Il cuoio scricchiolò o forse fu qualcosa nel suo petto….
Zoya aveva il respiro così corto da fargli credere che sarebbe svenuta.
Con lentezza , come a voler rimarcare  l’inevitabile, Bar sfilò l’elmo e lo lasciò cadere a terra rivelando la propria identità.
-Zoya-
-Andreas…Mio signore, volevo dire, lasciatemi tornare con la mia gente”…
Solo lei è in grado di vedere nel suo cuore chiuso da troppo tempo.
….”-Tu sei il mio miracolo- sussurrò, la baciò lento e appassionato.”
E poi  ancora la guerra, il tradimento di Enrico e la lotta per il potere, battaglie feroci e morte, la comparsa quasi miracolosa del padre e dello zio Tristan, l’alleanza con il duca di Sassonia  Lotario, e la rosa di pietra, che ora Andreas porta con sé nella battaglia decisiva e che diventa un talismano  di un amore che non morrà mai, portano le loro vite a dividersi ma anche a diventare una sola per tutta
la loro esistenza.
E’ molto difficile parlare di ciò che accade in quest’ultimo romanzo di Francesca Cani che,  dopo “Tristan e Doralice”, “Jonas e Viridiana”,  ci mostra un Andreas cresciuto e diventato uno splendido uomo, senza dire troppo della trama che è stupenda. E’ un romanzo completo perché alla parte romantica, intercala quella storica con parecchie notizie su personaggi realmente esistiti. Nella narrazione aleggia sempre il ricordo del passato, che l’autrice ogni tanto riporta alla luce alternandolo con il presente in un mix riuscitissimo.
E’ una storia che strazia per la sua crudezza ma anche ripaga per i momenti di dolcezza e di comprensione di cui  Andreas riesce ancora a godere…c’è il desiderio di riscatto e la gioia di una seconda occasione, c’è un cuore che ridiventa di carne dopo essere stato di pietra, c’è la consapevolezza di un amore maturo e la gioia di una famiglia su cui nessuno dei due protagonisti avrebbe mai considerato: bellissimo!











COME INIZIA IL ROMANZO...
1
Alta Sassonia, territorio degli slavi Naconidi 
Marzo 1101
La ragazza uscì di soppiatto dalla capanna, a guidarla fu il bagliore proveniente dal falò dei cacciatori. Seguì le fiamme morenti e il palpitare delle braci, lampi di un rosso sanguigno nell’oscurità. Doveva fare in fretta, gli uomini stavano per partire. Il silenzio della notte era rotto dallo stormire delle raffiche di vento, il cielo era terso e le stelle erano un sentiero di diamanti sulle distese selvagge dell’Alta Sassonia.
Zoya sorrise emozionata. Si sentiva di nuovo a casa e la sua mente era invasa da dolci ricordi e dalle sensazioni vivide che quei luoghi le trasmettevano. Cacciò con una scrollata di spalle l’ansia che provava per non aver ancora incontrato Andreas. Era arrivata quella mattina, ma lui non si era fatto vedere e se non fosse riuscita a parlargli entro la notte forse sarebbe impazzita.
Soffiò sulle dita intirizzite dal gelo e il suo fiato si addensò in nuvolette candide.
«Lui è vicino, forza, non essere fifona» si disse per farsi coraggio.
Era primavera in Alta Sassonia, ma l’inverno a volte tornava a sferzare le praterie come una lunga coda d’animale che gelava il mondo al proprio passaggio. L’erba era coperta di brina, scricchiolava e crepitava sotto le suole delle sue babbucce di cuoio. Era ospite nella casa di sua sorella e se Viridiana l’avesse saputa a girovagare nel cuore della notte, l’avrebbe rispedita al villaggio degli Abotriten senza permetterle di godersi il ritorno nel solo posto dove ricordasse di essere stata felice. L’estate che aveva trascorso presso il villaggio di re Jonas quando aveva solo sei anni era stata la più spensierata di tutta la sua esistenza. Dopo una lunga lontananza aveva capito quanto le mancasse. L’entusiasmo l’aveva divorata dal momento in cui suo padre le aveva permesso di preparare il baule con le sue vesti e l’aveva poi accompagnata sulla sponda del fiume Trave, il confine naturale fra i loro popoli.
Presto avrebbe rivisto Andreas, contava solo quello.
«Chi va là?» gridò uno dei cacciatori, portando la mano all’elsa dello scramasax, la corta spada sassone.
Il cuore le saltò come un grillo nel petto. Eccitata, piena di gioia infantile, giudicò un bene l’essere stata scoperta. Non poteva nascondersi a lungo, né desiderava partecipare alla caccia standosene nelle retrovie. E poi, era venuta con uno scopo preciso.
«Sono io, Andreas» disse con un sorriso talmente grande da sentirsi d’un tratto sciocca.
Non lo vedeva da anni. Non parlava con lui da tantissimo tempo e l’avventura che avevano condiviso da bambini, quando erano stati rapiti dai predoni turchi e portati come schiavi in Oriente, d’un tratto le sembrò lontana e sfocata, un antico ricordo.
Anni senza una parola pesavano come macigni.
Non contava che lei avesse continuato ad affidargli i pensieri come se lui potesse sentirli.
Nella notte gelida dell’Alta Sassonia, quello che si trovò dinanzi fu un estraneo.
Lui, il suo Andreas, il figlio di Jonas di Holstein e l’erede al trono dei Naconidi era cresciuto, era ormai un giovane uomo. Zoya dovette alzare il mento per guardarlo negli occhi blu che viravano al viola e si sentì del tutto inadeguata. I capelli biondi erano rasati su un lato del cranio e sull’altro erano lunghi e intrecciati, gli zigomi spigolosi e virili erano segnati con strisce di un impiastro verde scuro a base di erbe, secondo l’usanza dei cacciatori. Un’ombra di barba rendeva sensuali le sue labbra strette e nel momento in cui incrociò le braccia muscolose e annerite dal pigmento sul petto lei si trovò a deglutire a vuoto.
«E questa ragazzina da dove spunta? Chi diavolo è?» sbottò aspro un giovane dall’aspetto feroce.
Zoya avrebbe voluto dire che aveva quasi tredici anni e non era affatto una ragazzina. Ma Andreas la guardò con intensità e per un istante il ricordo di ogni notte trascorsa sotto il cielo d’Oriente, di ogni volta che erano stati abbracciati sulla sella di un agile cavallo arabo o avevano condiviso una manciata di datteri, tornò a vibrare fra loro.
La loro avventura. La loro infanzia unica, diversa abbastanza da aver segnato entrambi.
«È la sorellastra della moglie di mio padre. Nessuno di importante» disse secco Andreas.
Aveva un voce roca, un tono basso e tagliente.
«Dille di tornare dalla mamma, non può stare qui» continuò il cacciatore e riprese ad affilare la punta di una freccia.
Qualcuno spostò le fiaccole e lei si ritrovò al buio, le braccia strette intorno al busto.
Fu in quel preciso istante che Zoya si rifiutò di arrendersi, quando invece avrebbe dovuto eclissarsi. Avanzò lanciando occhiate risentite verso il gruppo di cacciatori. Lei era venuta prima, lei era legata ad Andreas in un modo che nessuno di loro avrebbe mai condiviso. La sorte che era toccata loro quando ancora erano dei bambini non era comune. Rapiti, venduti come schiavi, ma vivi grazie alla forza che avevano scoperto l’uno nell’altra.
Magari, se avessero trascorso un po’ di tempo insieme, lui si sarebbe ricordato.
«Voglio assistere alla caccia, Andreas, sai che so stare in silenzio e sono veloce quando corro. Lo dicevi sempre che sono una lepre. Non vi sarò d’intralcio» disse, rivolgendogli un sorriso caldo.
Sul volto che sembrava scolpito nel marmo, le labbra si incresparono appena. Il principe le rivolse un ghigno freddo privo di buonumore.
«Noi le lepri le ammazziamo, ragazzina.»
«Taci, Ciril. Decido io chi può venire e chi rimarrà a casa.»
Il guerriero si zittì, abbassò lo sguardo dando loro un istante di intimità.
Zoya avanzò di un passo e finì troppo vicina. Aveva gli occhi puntati sul petto di Andreas, sgranati, mentre tratteneva il respiro e aspettava un responso.
«Torna subito a casa, Zoya» ringhiò lui nella sua direzione.
Il suo nome in bocca a qualcuno non era mai stato tanto duro. Lo guardò atterrita, ferita e umiliata, mentre l’ultimo brandello di speranza le appassiva nel petto.
Andreas l’aveva dimenticata.
«Perché? Va bene, non ci vediamo da un sacco di tempo, ma lo abbiamo sempre fatto tu e io, siamo usciti mille volte in piena notte anche solo per guardare le stelle e raccontarci storie di Costantinopoli e delle oasi nel deserto. Andreas, sono io, Zoya. Non ti ricordi di me?»
****
LA SERIE GLI EREDI DI HOLSTEIN
1. Tristan e Doralice - Un amore ribelle (2015) -  ed. Leggereditore - Leggi qui la ns presentazione firmata da Adele V.Castellano
2. Jonas e Viridiana - Il cuore d'inverno (2017)  ed. Leggereditore - Leggi qui la ns presentazione firmata dall'autrice
3. Andreas e Zoya - Il fiore di pietra (2018) ed. Leggereditore 

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L'AUTRICE
Francesca Cani, anche conosciuta con il nom de plume di Frances Shepard, è nata a Mantova nel 1980. Laureata in Storia dell’arte, vive con il marito e due gatti in una villetta nella campagna mantovana. Scrive sin da ragazzina,legge molto e ama viaggiare, soprattutto all’estero. Ogni volta che può parte alla scoperta di Scozia, Inghilterra e Irlanda, terre poetiche che la ispirano e le ricaricano l’anima. Sportiva, a tratti irrequieta, non si accontenta di vedere lo sport alla TV, deve correre, nuotare e sudare. Ha praticato a lungo pattinaggio artistico su ghiaccio, e ora scende in pista per divertirsi con gli amici.Come Francesca Cani, oltre a questo romanzo, ha pubblicato @amare – Il profumo del gelsomino notturno (goWare, 2010) e Trsitan e Doralice (Leggereditore) e numerosi racconti fra cui Il sangue d’Èire; Lei è mia; Sei già venuta; Con te non ho finito; Alla luce del sole; Il padiglione dei desideri (Lite Editions), 2011/2012); Eternal Flames (Chichily Agency, 2012); Have you come yet? nell’antologia in lingua inglese La dolce vita curata da Maxim Jakubowski (2013). 
Come Frances Shepard, con l’amica Mary, sono autrici de I colori della Nebbia, un romance storico uscito nel mese di ottobre 2013 per Harlequin Mondadori.
VISITA IL SUO SITO:


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1 commento:

  1. Grazie di questa bella recensione, ho già messo sul kindle questo romanzo e non vedo l'ora di avere un po' di tempo libero per leggerlo. Roberta

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