AMISTAD, LA FIGLIA DELLA LUNA di Francesca Redeghieri (Emma Books)


Autrice: Francesca Redeghieri

Genere:  Storico
Ambientazione: Penisola anatolica, 219 a.C.
Editore: Emma Books , pp. 371, cartaceo:  € 9,90;
Parte di una serie: 1° serie Amazzoni
Livello di sensualità: ALTO
Disponibile in ebook a € 4,99

TRAMA: Anno 219 a. C. L’esercito romano sta espandendo la sua brama di potere e solo un uomo sembra poterne arrestare l’avanzata: Annibale. Per questo i popoli che vogliono liberarsi dall’oppressione di Roma si uniscono al grande comandante cartaginese, tra di essi le leggendarie Amazzoni. Nei ranghi di questa stirpe di donne guerriere, le cui epiche gesta le hanno rese temibili in ogni angolo del mondo conosciuto, ci sono due sorelle, non solo di spada ma anche di sangue. I loro nomi sono Amistad e Briseide. La guerra cambierà bruscamente il corso della loro vita, sconvolgendo tutto ciò in cui hanno sempre creduto, ma insegnerà loro il potere dell’amore. Il prezzo da pagare però sarà alto: l’uomo che condurrà Amistad alla scoperta di una passione dolce e inaspettata è infatti un romano, il nemico. I due si troveranno così su schieramenti opposti, in una sfida contro il fato che si prenderà gioco di loro. Sullo sfondo, l’eco di una lontana maledizione divina. Le scelte di Amistad saranno difficili da affrontare, a volte persino inammissibili. Ma quando c’è di mezzo l’amore, nulla sembra essere impossibile…


Ambientato nel mondo dei miei amati romani, il romanzo di Francesca Redeghieri, Amistad, figlia della luna, edito da Emma Books, si focalizza in particolare sul periodo tra la prima e la seconda guerra punica, in particolare tra il 219 e il 218 a.C. L’autrice immagina che tra le varie alleanze che il cartaginese si impegna a tessere, prima di invadere l’Italia, ci sia anche quella con le Amazzoni, indomite e mitiche guerriere che vivono ai confini del mondo allora conosciuto nelle steppe della Scizia (più o meno a est dell’attuale penisola Anatolica). La loro regina, Pentesilea, stringe un patto con Filippo, re di Macedonia affinchè alcune sue guerriere partecipino alla guerra contro Roma che il Barca si appresta a combattere. E tra lo sparuto gruppo di donne che accompagnano il re macedone troviamo le due protagoniste, Amistad e Briseide, gemelle legate dal sangue e dal destino a cui nessuno, neppure gli dei, può opporsi. Eppure sono proprio le divinità   per giunta Amazzoni: il loro più grande desiderio, come quello di ognuno di noi, è quello di costruire con le proprie mani e la propria volontà la vita che hanno scelto. Non sarà facile: troveranno ogni genere di ostacoli, eppure il finale è positivo, anche se lascia aperta la possibilità di un prosieguo.
celesti, da Zeus ad Apollo, da Era ad Artemide, ad entrare nella loro vita e ad influenzarne, in modo o nell’altro, il corso. Ma loro sono donne e
Amistad è coraggiosa e indomita, sarà lei che passerà attraverso le prove più difficili. E’ mai possibile arrivare a tradire la propria regina? A chi dare ascolto quando le ragioni della lealtà al generale cartaginese e quelle dell’obbedienza a Pentesilea si scontrano in modo irrevocabile? Amistad dovrà fare una scelta, e quella scelta segnerà il resto della sua vita e del suo destino.
E’ mai possibile arrivare ad amare un nemico? Questo interrogativo perseguiterà la bella Amazzone nella parte iniziale del romanzo. Il bel Quinto Cassio Longino, prima tribuno di una legione in terra nemica  e poi legato della stessa, si innamorerà di Amistad senza nemmeno che se ne avveda. Lui, abituato a tutt’altro genere di donne, si accorgerà che il vero amore è fatto di sofferenza ma anche di infinita gioia, di quella magica sensazione di essere davvero se stessi solo quando si vive con l’altra metà del proprio cuore.
Le difficoltà che Amistad e Longino dovranno affrontare, solo per il fatto di trovarsi su due schieramenti opposti in quella che può essere davvero considerata la prima guerra “mondiale” dell’antichità, tra le due super potenze dell’epoca, Roma e Cartagine, saranno molte e tutte impegnative, ma il loro amore e il loro desiderio di vivere insieme sarà in grado di superare i sentieri più impervi.
Anche Briseide avrà la sua buona dose di difficoltà, anche per lei il sentiero preparato dal destino sarà irto di pericoli, ma troverà in Random, un ombroso soldato mercenario originario di Sparta, un rifugio sicuro e un appoggio insostituibile.
Altre figure accompagnano le nostre protagoniste, Castalia, guerriera amazzone che non ha ricevuto il dono della parola ma che ha ammaliato Annibale Barca. La misteriosa figura di questa Amazzone, tra l’altro, ha ispirato la nostra autrice a scrivere una novella in cui Castalia è la protagonista, in uscita in questi giorni sempre edito da Emma Books.
Clonia, la madre fredda e anaffettiva delle due Amazzoni, che custodisce e condivide un enorme segreto con la sua regina, Pentesilea.
Annibale, il generale che ha osato l’impossibile: combattere Roma sul suo territorio, sfidando il terribile inverno delle Alpi per valicarle e cogliere impreparati i nemici di sempre.
Infine, io citerei anche Cassia, la sorella di Longino, una donna che ha una sua crescita e una sua storia e che, secondo il mio parere, potrebbe essere interessante approfondire.
Amistad, figlia della luna, è un romanzo costruito su molte figure femminili, forti, determinate e, al contempo, fragili e delicate. Un po’ come lo siamo tutte. E questo è uno dei punti di forza del romanzo. Ogni lettrice può scegliere quali di queste donne le somiglia di più e immedesimarsi in essa.
In questo libro l’amore è il protagonista quasi assoluto insieme al destino. Si legge facilmente, le vicende scorrono con leggerezza e soavità e credo che questa sia proprio una delle caratteristiche del modo di scrivere dell’autrice. Non mancano ovviamente i colpi di scena, ma il lieto fine è assicurato! Continua così, Francesca, e sono certa che ci regalerai ancora grandi emozioni.
Infine, voglio spezzare una lancia a favore della casa editrice, Emma Books. Il fatto che alcune donne abbiano fatto rete e fondato una casa editrice è, secondo me, una splendida idea. Le doti femminili di ingegno e creatività vanno sempre promosse e, se sono le donne stesse a farlo, un altro passo verso la conquista dello spazio che meritano nel mondo è già stato compiuto.

 



COME INIZIA IL ROMANZO...
Prologo
Isola di Delo, all’incirca 3000 a.C.
Da tanto Leto era arrivata in cima alla scogliera. Una leggera brezza le scompigliava i capelli e lei, per un istante, si smarrì nei suoi pensieri.Pensieri di tempi lontani che forse non sarebbero più tornati.Contemplava l’azzurro del cielo che, così maestoso, si estendeva oltre i confini dell’isola su cui aveva trovato rifugio. Si sentiva in trappola e quella breve passeggiata si stava dimostrando liberatoria.Non era prudente che si aggirasse da sola. Sua sorella cercava sempre di accompagnarla in ogni suo spostamento, a volte però la necessità di restare sola con se stessa era troppo forte, un grido silenzioso che le scaturiva da dentro.Aveva bisogno di quella solitudine come dell’aria che le riempiva i polmoni.Sorrise nel ripensare a come l’aveva raggirata quel pomeriggio. Asteria era sempre troppo presente in tutto ciò che faceva. E così, senza alcun indugio, aveva approfittato di un suo momento di distrazione per uscire in punta di piedi dal salone ed eclissarsi nel rigoglioso giardino, per raggiungere il mare.«Non dovresti essere qui» le urlò Asteria, facendola sussultare. «Ti ho cercata dappertutto, senza contare che per lo spavento ho corso per quasi tutta l’isola.»«Mi dispiace, sorella.»Asteria si avvicinò a lei e insieme si misero a guardare il cielo in lontananza, i cui colori sgargianti si distinguevano dal blu del mare. Leto girò lo sguardo e contemplò il suo profilo.La sorella era ancora assorta a scrutare l’infinito, il respiro affaticato e le guance arrossate, probabilmente era vero quello che le aveva appena detto, aveva corso come una disperata nella speranza di ritrovarla.Ora erano sull’orlo di uno strapiombo, su quelle onde che, con lunghi schizzi schiumosi, si infrangevano sulle pareti di roccia.«Dobbiamo rientrare, Leto, qui non è sicuro. Tu sai che lei ha spie ovunque, e se solo venisse a sapere che sei nascosta qui, sarebbe la fine per te e per il bambino.»Quelle parole la turbarono e, portandosi una mano sul ventre rigonfio, cercò di proteggere quella vita che stava crescendo dentro di lei.«Perché lui non è qui a proteggerci?» domandò, forse più a se stessa che alla sorella, prima di spostarsi una ciocca di capelli dietro l’orecchio.Nonostante la brezza calda portata dal vento di scirocco, avvertì freddo, un brivido si propagò lungo la schiena.«Perché sono stata così debole? Perché, come te, non mi sono rifiutata a lui e alle sue promesse d’amore? Ho ceduto alle sue carezze e alle sue dolci parole come una stupida.»«Non essere così dura con te stessa, sorella mia. Pensa piuttosto alla vita che porti nel grembo. È il frutto di un atto d’amore perché, in quell’istante, lui ti ha amata profondamente.»Leto sospirò.«Non abbastanza da opporsi a sua moglie, quando ci ha scoperti.»Asteria, le vesti svolazzanti, si avvicinò e le prese le mani.«Ti prego, andiamo via da qui, sei così vulnerabile.» Gliele strinse con più forza. «Non c’è bisogno che ti ricordi quali sarebbero le conseguenze se lei ti trovasse, vero?»Poi l’abbracciò. Leto rimase lì, immobile, a crogiolarsi tra le sue braccia, perché era così forte il suo bisogno di essere rassicurata che non riuscì a farne a meno.Aveva amato quell’uomo con tutta se stessa e, nonostante tutto, continuava ad amarlo ancora ed era così forte la speranza di vederlo ritornare che, negli ultimi mesi, non aveva fatto altro che sperare in quel miracolo.Ma i giorni erano passati lenti e inesorabili e di lui non vi era ancora traccia.Quei giorni erano diventati mesi e in quel tempo il suo ventre aveva cominciato a crescere, là dove lui, nella notte del solstizio d’estate, l’aveva fecondata con il suo seme.Lo amava come non aveva mai amato nessuno, ma quell’amore non era stato abbastanza da cambiarlo.Lui continuava da sempre a rimanere al fianco della consorte. Non voleva lasciarla e probabilmente non l’avrebbe mai fatto, nonostante non provasse amore per quella donna fredda che chiamava sposa. Il loro matrimonio avrebbe continuato a essere indissolubile.Cercava sempre al di fuori di quell’unione donne da amare. Leto questo lo sapeva, ma aveva ceduto ugualmente alle sue lusinghe d’amore.«Sei stata un’incosciente, Leto, ma è su di lui che quella donna avrebbe dovuto scagliare la sua ira.» Asteria le accarezzò la mano, facendole tanti piccoli cerchi con il pollice. «Non su di te o sul figlio che porti in grembo. Ognuno di noi è artefice del proprio destino e la tua unica colpa è stata quella di aver attirato i suoi sguardi.» La sorella le appoggiò la mano sul ventre rigonfio. «Ti ha voluta nello stesso istante in cui il suo sguardo si è posato su di te e, come ben sai, nessuna è in grado di resistergli.»«Tu però ci sei riuscita.»«E ora quest’isola è il mio esilio» mormorò Asteria rassegnata, allargando le braccia come a voler toccare ogni singola roccia attorno a loro.«Ricordo ancora, come se fosse accaduto ieri, quando si è presentato davanti a me.» Sua sorella abbassò le braccia, prendendola per mano e incamminandosi giù per il pendio. «Non volevo credere ai miei occhi. Mi disse quello che era accaduto e mi chiese di aiutarti, di darti protezione e nasconderti qui, dove nessuno avrebbe potuto trovarti.»Leto l’ascoltava attentamente, tanto era forte il bisogno di sapere di lui e di quello che aveva fatto per aiutarla.«Quello che ho fatto l’ho fatto per te, non perché me lo avesse chiesto lui. Perché sei mia sorella e non c’è niente che io non farei per aiutarti.»«Le tue parole mi confortano e ti fanno onore. La mia unica colpa è amarlo e amare ancora di più il frutto del nostro amore.»Lasciò la mano di Asteria. Il sentiero che stavano percorrendo si restrinse, tanto che dovettero procedere una dinanzi all’altra. Era costeggiato da cespugli di ginestra e lei sollevò una mano per sfiorare ogni singolo petalo, mentre con i sandali di cuoio calpestava la polvere che si mescolava al tappeto di fiori gialli, ormai appassiti.«Vorrei essere come te. Non sai quante volte l’ho desiderato» disse a un tratto, facendo attenzione a non inciampare su una radice affiorata dal terreno.Questa volta Asteria non rispose, ma si girò a sorriderle.Il profumo pungente e inebriante della ginestra riempì le narici e, proprio nell’istante in cui avrebbe voluto ricambiare l’affetto di Asteria, un gemito le uscì dal profondo della gola, accompagnato da un dolore al ventre così intenso che le mozzò il respiro.Fu come essere trapassata da un pugnale affilato.Vide gli occhi di Asteria focalizzarsi sul suo ventre e poi spalancarsi quando percepì un flusso umido e caldo colargli tra le gambe, rendendo più scura la sabbia sotto i suoi piedi.«Asteria» sussurrò, e due braccia la sostennero prima che si lasciasse cadere per lo stupore e l’angoscia su quel sentiero, sotto l’azzurro, sotto il sole, tra il profumo del mare e delle ginestre.«Il momento… è giunto» articolò con la voce distorta dal dolore.«E noi lo affronteremo insieme» la confortò Asteria, sorreggendola e trascinandola all’ombra di una palma poco distante.«Ho paura» mormorò sentendo un rivolo di sudore scivolarle dalla fronte fino alle labbra e poi quelle fitte, terribili, lancinanti che sembravano volerla spezzare.Si ritrovò sdraiata sulla terra nuda, tra i cespugli, sui ciottoli.Si erano preparate a lungo per quel momento in cui tutto sarebbe cambiato.Il dolore arrivava a ondate, come il mare. La investiva con la stessa forza di quelle onde che aveva guardato dall’alto della scogliera e a un tratto, in quel pomeriggio d’estate, strane e luminose saette squarciarono il cielo turchese e il rombo del tuono riempì l’isola in un boato assordante.«Lui sta arrivando» disse Asteria.«Finalmente le mie suppliche gli sono giunte.»Asteria annuì e si fissarono per un lungo momento.«Ora ho bisogno che tu spinga, sorella, perché tuo figlio vuole venire al mondo e conoscere sua madre.»Asteria sorrise, Leto divaricò le gambe e cominciò a spingere, urlando.
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LA SERIE DELLE AMAZZONI
1. Amistad, la figlia della luna (2017) - ed.Emma Books
2. Castalia, la figlia del corvo (2018) - ed.Emma Books

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L'AUTRICE
Francesca Redeghieri ha trentotto anni e vive con il compagno e la figlia Ginevra a Novellara, in provincia di Reggio Emilia.
Durante il giorno lavora come fioraia in un negozio chiamato Il Sogno, che rispecchia benissimo ciò che è, una vera sognatrice a occhi aperti. La sera, invece, quando tutti dormono, accende il suo PC ed entra nel magico mondo della scrittura.Adora leggere e scrivere quando la casa è avvolta nel silenzio, perché così i suoi personaggi hanno libero sfogo di far sentire la loro voce. 
à di diciannove anni ha pubblicato il suo primo romanzo storico: Come vento selvaggio (Beta, 2001), ambientato ai tempi degli indiani d’America.  Ha una scrivania piena di cassetti e dentro di ognuno c’è una storia diversa, che aspetta solo di essere raccontata. 
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