LUPO DI PRMAVERA di Pitti Duchamp

Autrice: Pitti Duchamp
Genere:
Storico
Ambientazione: Italia,1848
Pubbl.italiana: Pitti Duchamp, novembre 2017, pp. 346
Livello sensualità: ALTO
Parte di una serie: 3° serie D'amore e d'Italia
Disponibile solo in ebook a € 0,99



TRAMA: Regno di Sardegna – Stato Pontificio – Regno delle due Sicilie 1848-1849Un incrocio di sguardi basterà a cambiare il destino di Sebastiano della Spada e Francesca Mastai Ferretti. Lui, nobile di antico lignaggio, occhi magnetici e fisico atletico, amico fraterno di Vittorio Emanuele di Savoia, si batte per un’Italia unita. Lei, la pupilla di Papa Pio IX, bellezza minuta dall’animo candido e la mente brillante, è costretta a fuggire da una città, Roma, che ha cacciato Sua Santità per sperimentare la laicità della Repubblica romana in seguito alla guerra scatenata proprio dal Re Savoia. Saprà il Conte Sebastiano della Spada Alabardi, erede del marchesato di Monteverde, scegliere tra l’ubbidienza al suo sovrano e la passione sfrenata per l’incantevole marchigiana nipote del Papa? E lei si abbandonerà senza resistenze all’amore o si incamminerà alla ricerca di una sua identità? Sullo sfondo delle rivolte della “primavera dei popoli” che sconvolsero l’Europa e l’Italia, un racconto d’amore contrastato, una storia di passioni politiche che coinvolge alcuni dei grandi personaggi che hanno costellato le vicende italiane.


La storia si svolge in Italia durante gli anni 1848/1849, periodo in cui c'era fermento di ribellione nei confronti dello straniero che occupava alcune zone della penisola italiana e in cui molti volevano seguire le idee di Mazzini per unificare tutto il paese.
Tra i vari personaggi esistiti realmente, come Vittorio Emanuele II e il Papa Pio IX, il libro ci racconta anche la storia d'amore tra Francesca e Sebastiano. Un amore profondo che deve superare dei contrasti prima di giungere al finale roseo che ci si aspetta in un romanzo "rosa".
Una bella vicenda. Il libro è interessante, soprattutto per il periodo storico che fa da background alla storia d'amore. La narrazione in certi punti è  minuziosa, mentre in altri più superficiale. A tratti ho trovato i caratteri dei protagonisti un po' contraddittori; a volte sembrano quasi perfetti, ma poi dimostrano anche la loro immaturità. Affermano delle cose e poi si comportano in modo opposto. Quando Francesca e Sebastiano sono insieme, si sentono forti e sicuri dei loro sentimenti, non fanno un colloquio serio per chiarire i loro dubbi e poi ognuno parte per la propria tangente quando si separano, creando di nuovo perplessità fra di loro che scompaiono quando si ritrovano. Un tira e molla che, confesso, non mi è andato giù del tutto. Nel complesso un romanzo discreto, che piacerà alle amanti di questa epoca storica.




COME INIZIA IL ROMANZO...
Missioni e destini 20-21 Marzo 1848, Palazzo del Quirinale, Roma 

Aveva misurato quella stanza almeno un centinaio di volte con passi più corti e più lunghi, seguendo il perimetro delle pareti e tracciando le diagonali della sala. La giacca dell‟uniforme dei granatieri di Sardegna gli segava il collo, faceva caldo e la grande stuoia rossa di panno di lana usata come tappeto contribuiva a rendere soffocante l‟ambiente. Gli sguardi maligni dei ritratti appesi al muro lo osservavano e più di una
 volta imprecò contro i volti austeri dei Papi del passato. Bevitori di sangue nella migliore delle ipotesi, pensò durante l‟interminabile anticamera, rallegrata solo dalle burle mentali sui cardinali e monsignori che si avvicendavano al di là della porta alta e stretta laccata di bianco e oro.  Quando alla fine Sebastiano ebbe il permesso di varcare quella soglia, entrò a passi lunghi e marziali nella camera in cui Pio IX, al secolo Giovanni Maria Mastai Ferretti, teneva consiglio. Si trovò immerso in ori e rossi, intarsi e bassorilievi. Le grandi vetrate erano coperte da pesanti drappeggi di broccato rosso trattenuti da un baldacchino ricoperto di stoffa dorata. I quadri erano perfino più inquietanti di quelli che aveva meticolosamente studiato nella sala adiacente: nonostante gli sguardi dignitosi e alteri dei papi appesi alle pareti, Sebastiano era convinto che avessero trascorso le ore della posa con qualche deliziosa vergine ai loro piedi. Ogni centimetro della sontuosa stanza sfoggiava decori preziosissimi e il tappeto su cui aveva fermato i pesanti stivali sarebbe stato perfetto nell‟harem di un ricco sultano con i suoi colori variopinti e la morbida lana. Nonostante la stanza fosse molto ampia, lo spazio libero da ornamenti e statue era appena sufficiente per le persone che in quel momento la occupavano: almeno dieci monsignori porporati dall‟aspetto indistinto e dalle espressioni lugubri, consiglieri inascoltati di Papa Mastai.  Dopo un profondo inchino, il giovane nobile piemontese si raddrizzò davanti alla grandiosa sedia dorata in cui, in posizione di difesa, era adagiato il Santo Padre. Un trono più che una poltrona, appena un po‟ scostato dall‟ampia scrivania con cui faceva coppia e alla quale lo accomunavano zampe a forma di cariatide.  “Abbiamo deciso, Conte della Spada. Potete portare il nostro messaggio a Carlo Alberto di Savoia: lo Stato della Chiesa appoggerà le battaglie del popolo italiano così come stanno facendo il Granduca e il Re di Napoli” disse Pio IX con il volto paffuto reso bianco dalle lunghe ore di veglia per la difficile decisione con cui si inimicò molti alti prelati. Entrare in guerra a fianco del Piemonte contro l‟Austria fu una scelta coraggiosa fino all‟azzardo, ma lui non era solo il capo spirituale della cristianità, era anche un capo di Stato. E in quel frangente era necessario comportarsi né più né meno degli altri monarchi italiani. Seppure gli austriaci fossero cattolici e fedeli alla Chiesa apostolica romana, nondimeno erano stranieri assolutisti in una terra che si stava rigenerando dal punto di vista sociale e ideologico, e anche lui voleva dare il suo contributo in nome di una fratellanza tra i popoli alla quale credeva fermamente. I bei tratti di Sebastiano si aprirono in un‟espressione di chiaro sollievo mista a gratitudine: aveva la fronte alta e ariosa segno di un‟intelligenza spiccata, un naso affilato, appena un po‟ storto a causa di una lontana rottura, le guance leggermente scavate a rendere l‟espressione del volto ora truce, ora dolcissima. La bocca carnosa dai denti bianchi e perfetti si distese in un sorriso riconoscente. “Non avrete a pentirvene, Santità” rispose rimangiandosi tra sé le imprecazioni proferite in abbondanza contro le istituzioni ecclesiastiche e i predecessori di Papa Mastai durante la lunga attesa.  “Starete con noi stasera, Conte. Partirete domani mattina per il Piemonte. Intendo ufficializzare la notizia oggi stesso alla presenza dei molti oppositori” ordinò il Papa.  Sebastiano annuì un po‟ contrariato perché l‟idea di non poter lasciare Roma immediatamente non gli garbava. La serata sarebbe stata noiosa e interminabile, mentre a Firenze avrebbe potuto passare dei piacevoli momenti con Isidora Camorrini, Baronessa di Gustalla, giovane vedova con cui aveva una liaison sporadica da almeno un anno. Molte, troppe volte Isidora gli aveva insinuato l‟ipotesi che sarebbero stati perfetti come marito e moglie, ma lui non aveva osato neanche accarezzare l‟idea di sposarla. Isidora era bella, divertente, maliziosa, disinibita, gli piacevano moltissimo le sue lunghe gambe tornite e i riccioli
scuri a incorniciare il bel volto reso particolare da un dentino incisivo sporgente, ma suo padre si sarebbe rifiutato di dargli la sua benedizione e lei non era un premio abbastanza ambito da fargli rischiare il rapporto coi suoi genitori. Suo padre Raffaele, Marchese di Monteverde, discendente di una famiglia illustre e da sempre vicina alla casa dei Savoia, consigliere intimo del Re Carlo Alberto, non poteva accettare di imparentarsi con una piccola parvenue di provincia. Per di più, alla morte del nonno materno, il Conte Alabardi, Sebastiano ereditò la tenuta di Milarciano e la sua casa torinese, oltre al suo cognome e al titolo, e si trovò tra le mani un ingente patrimonio, troppo importante per un ragazzo all‟epoca appena maggiorenne. Era consapevole che un uomo nella sua posizione, quando fosse arrivato il momento, avrebbe dovuto usare una buona dose di discernimento e sposarsi per convenienza e per opportunità politica e sociale, non per amore. Purtroppo si era convinto che il connubio di adeguatezza e sentimento potesse succedere una volta ogni mille anni, e tanta buona sorte era già toccata ai suoi genitori.  

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LA SERIE D'AMORE E D'ITALIA  

1. LA GRAN DAMA
1851, Torino. All’incantevole sedicenne Matilde Stazzei basta un solo ballo per innamorarsi del Conte Gherardo Ostriani, dongiovanni e affascinante tessitore di trame politiche tra il Regno di Sardegna e la corte imperiale francese. Per tre anni lo ama silenziosamente e mentre gli uomini le cadono ai piedi, attratti dalla sua mirabile bellezza e dal patrimonio del padre, lei sogna di perdersi di nuovo tra le sue braccia. Il suo desiderio pare diventare realtà quando viene scelta per essere la futura Contessa Ostriani. Eppure Gherardo non è il principe azzurro che ha popolato le sue fantasie e la giovane è costretta a fare i conti con il muro che il bel Conte le oppone. Matilde, determinata e fedele ai suoi sentimenti, darà inizio alla battaglia più faticosa della sua vita: conquistare il cuore di suo marito. Il racconto di un amore che sboccia e cresce tra le ambizioni unitarie del Regno di Sardegna guidato dai Savoia e l’edonismo della corte imperiale francese di Napoleone III. Intrighi, tradimenti e passioni sullo sfondo della grande storia risorgimentale italiana. Leggi QUI la nostra recensione del libro. 
Ti interessa questo libro? Lo puoi trovare QUI.


2. L'ARABESCO
1821 - 1931 Firenze – Torino
Tra l’incantevole Contessina Alida Alabardi, toscana di padre piemontese, e il fascinoso Marchese Raffaele della Spada, suddito sabaudo con tendenze liberali, scatta da subito una scintilla difficile da tenere sotto controllo. Lei è giovane, appassionata di politica e fedele alla casata austriaca degli Asburgo Lorena che guida il Granducato di Toscana. Lui è un nobile furfante, una testa calda, consigliere personale dei Savoia che preme perchè avvengano dei cambiamenti decisivi in Piemonte. In un’Italia risorgimentale scossa da mille tumulti, tra i magnifici scenari di una Firenze ottocentesca e le ambizioni politiche di Torino, si snoda la storia d’amore di due intelletti affini, due anime che si appartengono. Un omaggio alla Grande Storia dell’Italia, troppo spesso dimenticata, ricca di episodi grandiosi e personaggi dalle vite rocambolesche. Ti interessa questo libro? Lo puoi trovare QUI.

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L'AUTRICE
Pitti Duchamp è nata a Firenze e vive tutt’ora nella provincia di Firenze, nelle colline del Mugello, con il marito e due bimbi. Laureata in scienze politiche, Pitti rinuncia alla carriera accademica per darsi al marketing ed alla comunicazione. Dopo diverse collaborazioni arriva la prima bambina e poi subito il secondo figlio e decide di prendersi una parentesi di vita familiare. E’ proprio allora che riscopre la grande passione per la lettura e la scrittura. Appassionata di Burlesque e collezionista di pezzi vintage di arredamento e moda cerca di coniugare i suoi interessi scrivendo e leggendo romance storici. È amante della storia in particolare quella dell’Europa tra il 1500 ed il 1900, i quattrocento anni che hanno creato la modernità per come la conosciamo oggi in termini di arte, pensiero filosofico e scientifico, socialità. 
 Per la serie D’amore e d’Italia ha pubblicato oltre a L’Arabesco anche La gran dama e Lupo di primavera. Ha inoltre partecipato alla raccolta Natale a Pemberly con uno scritto ispirato a Orgoglio e pregiudizio e alla raccolta Cuori fra le righe con un racconto ambientato durante la Grande guerra.
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