IMPOSSIBILE di Julia Sykes (Quixote Edizioni)

Autore: Julia Sykes
Titolo originale: Impossible
Traduttrice: Mary Durante
Genere: Erotic- suspense Middle- BDSM
Ambientazione: New York
Pubblicazione: Quixote Edizioni, 12 gennaio 2018, pp 504
Livello sensualità: ALTO
Parte di una serie: 2° serie Impossible
Disponibile in ebook a € 5,96

TRAMA:  Claudia...
La mia vita è cambiata inesorabilmente quella notte; la notte in cui mi hanno rapita. Ho salvato la vita di un uomo, ma cosa mi è costato? Posso convincerlo a salvarmi a sua volta?
Lo odio per ciò che mi ha fatto, ma più a lungo rimango intrappolata con lui, più difficile mi risulta aggrapparmi a quel sentimento. È un enigma di uomo, arrogante in modo sconvolgente, a volte contrito, altre spaventosamente aggressivo a seconda dei momenti. E il dolore nei suoi occhi è come uno specchio per il mio. Più a lungo resto nelle sue mani, più divento confusa. La mia libertà vale abbastanza da tradirlo?
Sean...
La mia prigioniera è bella, intelligente e ribelle. Questo connubio attraente piace al mostro che è in me. Voglio conquistare quella ribellione e prendere possesso della sua bellezza. Bramo di reclamare la sua innocenza e tenerla per me. Ma l'uomo che sono sa che non ci sarebbe nulla di più sbagliato.
Devo decidere chi è più forte: il mostro o l'uomo? In un caso o nell'altro, ho una sola certezza: non la lascerò mai andare.


Claudia Ellers viene rapita fuori dall’ospedale in cui lavora - Bradley, questo è il nome del suo aguzzino - ha bisogno di  aiuto per il suo amico Sean. Entrambi membri di una gang, gli Westies, dopo un incontro finito male con un fornitore di droga, si trovano alle prese con un colpo d’arma da fuoco e l’impossibilità di andare in ospedale. Bradley è un amico leale con Sean, tanto quanto è spietato con Claudia, ed è disposto a tutto per salvare la sua vita, anche usare la dottoressa Ellers alla stregua di un “kit umano di pronto soccorso ”, appena il suo amico starà meglio, si libererà di lei. Sean, però, non è disposto ad andare oltre, è già abbastanza grave aver rapito una persona innocente, non può permettere che Bradley aggiunga il reato di omicidio al rapimento. Claudia, all’inizio terrorizzata, decide di dare ascolto alla parte razionale del suo cervello - quella parte che la guida nel suo lavoro- e  mantenere la calma,  l’unica speranza per uscire viva da quell’incubo è Sean.
Claudia fai un respiro profondo, “ ordinò una voce.
Obbedii, risucchiando a fatica dell’aria. Una volta. Due. La terza volta, respirare divenne più facile, il ritmo profondo e regolare che mi calmava. Sbattei le palpebre più volte e la mia vista si schiarì. La prima cosa che misi a fuoco fu un paio di occhi verdi, incupiti dalla preoccupazione . Sean mi sorrise gentilmente .
“Così va meglio, “ mi disse.Avrei dovuto provare repulsione per il tocco del mio carceriere…..
La gentilezza che Sean le dimostra, la comprensione per la sua condizione di prigionia, la scoperta della passione per le letture Fantasy, spingono Claudia a osservarlo meglio. Ai suoi occhi - poco per volta- la figura del carceriere arrogante, viene sostituita con l’immagine di un uomo dalle mille sfaccettature  e mille contraddizioni. Sean non può fare a meno di sentirsi attratto da  Claudia che si mostra decisa, forte e controllata in una situazione così precaria - ma dietro il suo apparente distacco la donna nasconde un animo sensibile, che l’ha spinta a diventare una pediatra e  prendersi cura dei bambini. Forse perché, dopo la morte dei suoi genitori, nessuno si è preso cura di lei , della bambina sola e smarrita  rimasta ad affrontare un vuoto incolmabile. 
L’autrice è stata bravissima nel mostrarci l’evoluzione del  loro rapporto, grazie ai pov in prima persona  alternati, viviamo le loro emozioni e i loro dubbi. Sean ha paura che la convivenza forzata e la conseguente vicinanza da parte di Claudia, sia dovuta solo alla Sindrome di Stoccolma. E' combattuto, e quando l’attrazione sfocia nella passione, si chiede come possa Claudia  desiderare di soccombere al suo dominio.  Quella parte più rude e violenta di lui, quella parte malata, che lui stesso fatica ad accettare, e che crede, lo  renda simile a suo padre: l’uomo che l’ha imprigionato in una vita che odia. Claudia, oltre a dover gestire la frustrazione dovuta alla reclusione, si trova a combattere con il senso di colpa che  la scoperta della sua natura sottomessa comporta.  
“Dietro alla nostra facciata esteriore, la mia arrogante e la sua gelida, eravamo entrambi spezzati. Le nostre anime riconoscevano l’una nell’altra il dolore che avevamo condiviso”
Il punto di forza del romanzo è sicuramente la caratterizzazione dei personaggi , la loro introspezione psicologica, la loro complessità e le loro dicotomie li rendono veri, reali. Oltre alla trama romance con elementi BDSM, c’è una sottotrama suspense – che però non mi ha convinta del tutto - Sean e Claudia infatti, dovranno affrontare numerose prove  per riuscire a liberarsi degli Westies e tra minacce e colpi di scena impareranno a capire che non possono fare a meno l’una dell’altro. 
L’attrazione e il desiderio dei protagonisti sono palpabili per tutto il romanzo, le scene di sesso kinky, ben descritte e appassionanti, anche per chi come me, non ne conosceva il significato. Un romanzo che consiglio, emoziona e fa riflettere, Sean e Claudia sapranno conquistare un posto nel vostro cuore.
 









COME INIZIA IL ROMANZO...


Capitolo 1

Claudia  
Una mano forte mi si premette contro la bocca, soffocando il mio urlo. Il mio cuore si fermò. Qualcosa di freddo e rotondo affondò nella mia guancia, e non avevo bisogno di vederlo per sapere d'istinto di cosa si trattasse: era una pistola.Per compensare quel breve silenzio, all'improvviso il mio cuore cominciò a battere due volte più veloce del normale, il sangue che galoppava nelle mie vene mentre il terrore mi pervadeva.«Sei un dottore?» mi chiese una voce profonda dal sedile posteriore della mia macchina, dove l'uomo doveva essersi nascosto. Il suo timbro era rauco, con una punta esausta di disperazione.
La sua mano mi lasciò libera la bocca in modo che potessi rispondergli. Presi in considerazione l'idea di chiedere aiuto, ma la pistola premuta contro il mio viso mi fermò. Invece deglutii a fatica attraverso il nodo che mi occludeva la gola.«S-sì.» La mia voce era insolitamente acuta e tremante.La canna della pistola si spostò sulle mie costole, premendo a fondo contro la mia carne. «Adesso cominci a guidare esattamente nella direzione che ti dico. Se non lo fai, non esiterò a ucciderti. Hai capito, doc?»Il mio cuore martellante mi saltò in gola, togliendomi del tutto l'abilità di parlare. Mi limitai ad annuire per comunicargli che avevo capito.«Metti in moto e dirigiti in città,» comandò la voce. «Andiamo a Brooklyn.»Le mie mani tremavano violentemente, così afferrai il volante con forza per assicurarmi di  non sbandare lungo la strada. Non potevo tradirmi e mostrare che ci fosse qualcosa di strano. Se un poliziotto mi avesse fermato per guida pericolosa...Non volevo pensare a cosa mi avrebbe fatto quell'uomo prima che io potessi urlare per chiedere aiuto.Mi sforzai di non andare in iperventilazione, preoccupata che anche il più piccolo movimento avrebbe fatto scattare la pistola, mandando un proiettile a trafiggermi i polmoni. La mia mente era stata congelata per lo shock di quei primi minuti, ma all'improvviso tornò di nuovo a funzionare mentre si immaginava tutte le possibilità più sanguinarie di ciò che mi sarebbe potuto succedere. Raccogliendo tutto il mio coraggio, mi costrinsi a parlare.«Dove stiamo andando? Cosa vuoi da me?» Mi sforzai di mantenere ferma la voce, desiderando disperatamente di non mostrare il mio terrore all'uomo che teneva in mano la mia vita. Era ovvio che fosse uno squilibrato e la sua evidente disperazione lo rendeva ancora più pericoloso.Fu un errore parlare. Il duro metallo si premette ancora più a fondo contro le mie costole, facendomi sussultare quando il dolore mi esplose nel fianco.«Non ho detto che potevi parlare,» disse la voce in tono tagliente. «Guida e basta. Adesso gira a destra.»La mia bocca si richiuse di scatto e serrai le labbra per trattenere le domande. Seguii le sue indicazioni, in un silenzio carico di tensione spezzato solo dalla sua voce.Mentre guidavo, il terrore minacciò di trasformarsi in isteria. Lo tenni a bada spietatamente, concentrandomi solo sul seguire le lapidarie istruzioni dell'uomo. Ricercai il freddo vuoto dentro di me: il posto dove il mio cuore era esistito così tanti anni prima. Con una facilità nata da una lunga pratica, permisi alla fredda logica di governarmi al posto di arrendermi alle emozioni. Le emozioni erano inutili e distruttive, e non ero mai stata più grata della loro assenza nella mia persona fino a quel momento. Una mente lucida era la mia unica possibilità di uscire da tutto ciò da viva.«Fermati in questo parcheggio,» mi ordinò l'uomo dopo quello che sembrò al tempo stesso il viaggio più lungo e più corto della mia vita. Una morsa mi strinse lo stomaco mentre percorrevo la rampa nel parcheggio scarsamente illuminato. Era deserto; non c'era alcuna speranza di trovare aiuto, qui.«Parcheggia e scendi dall'auto. Non osare emettere suono.» La sua voce uscì in un ringhio minaccioso.Non appena le mie mani si staccarono dal volante, cominciarono a tremare vistosamente, come reazione all'immobilità forzata dovuta alla presa su di esso. La pressione della pistola mi lasciò il fianco e mi permisi un respiro di sollievo, ma la tregua durò poco. Sapevo di essere ancora sotto tiro e non osai provare a fare nulla di stupido, come correre via il più velocemente possibile.Repressi il mio istinto di scappare. Assecondare quel bisogno primitivo sarebbe stato un modo sicuro per farmi uccidere.La portiera della macchina sbatté e poi la canna della pistola si premette contro la parte bassa della mia schiena.«Cammina.» L'uomo mi spinse con l'arma e non esitai a obbedirgli. Cercai di camminare a un ritmo lento e regolare, evitando movimenti improvvisi che avrebbero potuto fargli pensare che stessi cercando di scappare.Alla fine arrivammo di fronte a una porta pesante, con un tastierino numerico posto sul muro accanto a essa. «Premi nove-tre-due-otto,» mi disse lui con voce brusca. Il suo tono era di nuovo affaticato e non potei fare a meno di chiedermene il motivo. Era a disagio per ciò che mi stava facendo? La sua presa salda sulla pistola mi diceva che probabilmente non era questo il caso. Aveva bisogno di me per qualcosa. La sua disperazione e determinazione me lo avevano fatto capire. Una volta che avesse ottenuto ciò che voleva, forse avrei potuto appellarmi al suo lato più umano, che adesso era offuscato dal suo bisogno così impellente.La mia mente schizzò subito su ciò che avrebbe potuto volere da me. Speravo con tutta me stessa che non fosse nulla di tanto terribile come le cose che stavo immaginando.Inserii il codice, arrivando quasi a digitare i pulsanti sbagliati con le mie dita tremanti. Anche se la parte più logica della mia mente aveva il controllo, non ero immune all'adrenalina che accompagnava un'intensa paura.«Dovrai avere mani più ferme rispetto a ora, doc,» disse cripticamente il mio rapitore. La porta emise un ronzio e poi scattò mentre si sbloccava. «Dentro.» Premette la pistola contro la mia schiena per sottolineare l'ordine.Una volta entrati, percorremmo un breve corridoio fino ad arrivare a un ascensore. Con la mano libera, l'uomo si allungò al mio fianco e premette il pulsante. Quando le porte si aprirono con un suono metallico, entrai docilmente in quell'ambiente ridotto che mi avrebbe portato dal mio destino. Le pareti dell'ascensore avevano degli specchi e potei vedere il mio rapitore per la prima volta.Era giovane, forse sui venticinque anni, con capelli neri quasi rasati e una mascella pronunciata. La sua bocca era ridotta a una linea feroce, ma i suoi occhi castani rivelavano la stessa ansia che avevo colto nella sua voce. Quell'uomo era teso, sconvolto. E quello mi spaventò più di ogni altra cosa. Un uomo in crisi poteva risultare più pericoloso di un criminale con il sangue freddo.Le porte si aprirono fin troppo presto e lui mi accompagnò lungo un altro corridoio, fino a quando non ci fermammo fuori da un appartamento. La vernice della porta era scrostata a causa dell'umidità persistente che aveva dato al corridoio un vago odore di muffa. Era chiaro che non ci trovassimo in una delle parti migliori della città.L'uomo rovistò con le chiavi, allungandosi da dietro di me per aprire la porta, quindi la spalancò con un calcio e mi diede uno spintone particolarmente forte che mi fece barcollare al di là della soglia.La porta si chiuse alle mie spalle con un suono di inesorabilità e non potei trattenere il leggero brivido che si propagò lungo la mia pelle troppo fredda.«Sean!» chiamò l'uomo. Non ci fu alcuna risposta. «Sean!» Questa volta era la paura a pervadere la sua voce. Mi spinse avanti guidandomi verso una camera da letto.Quando vidi ciò che c'era dentro, mi bloccai. Un uomo giaceva sul materasso, il suo viso pallido che spiccava in vivido contrasto con i suoi capelli ramati. I suoi occhi erano chiusi e una chiazza scura macchiava il davanti della sua maglietta bianca. Una pozza cremisi impregnava le lenzuola sotto la parte sinistra del suo corpo.Il mio istinto di medico prese il sopravvento e momentaneamente dimenticai la mia terribile situazione. Corsi verso l'uomo che giaceva sul letto prendendo nota rapidamente della fonte di quel sanguinamento. Delle strisce di tessuto erano state legate attorno al suo braccio, ma si erano già del tutto impregnate ed erano state strette troppo.Mi girai verso l'uomo con i capelli scuri che mi stava tenendo sotto tiro.«Cos'è successo?» chiesi.«Gli hanno sparato,» rispose con semplicità il mio rapitore.Gli scoccai un'occhiataccia. «E allora perché non è in ospedale?»L'uomo mi fulminò con lo sguardo di rimando. «Non posso portarlo in ospedale. Dovrai curarlo tu.»«Cosa?» chiesi. «Ha bisogno di cure mediche urgenti. Cosa ti aspetti che faccia? Sono una pediatra, Cristo Santo.»«Cazzo!» imprecò lui, con la fronte che si corrugava, mentre si passava una mano sui capelli corti in preda all'agitazione. Poi i suoi occhi si socchiusero e tornò a puntarmi contro la pistola. «Sei andata a scuola di medicina, quindi dovrai farcela lo stesso. E poi non ho tempo di prendere un altro dottore. Curalo.»Impallidii. Ero di nuovo sulla linea di fuoco, ma non mi tirai indietro. «Non posso,» insistetti. «Devi portarlo in ospedale. Sta perdendo troppo sangue.»Il viso dell'uomo si contorse in una smorfia e tirò indietro il cane della pistola con un click minaccioso. «Non andremo in ospedale. Se mi dici che non puoi salvarlo, ti uccido anche ora.»Deglutii a fondo. Sapevo che non c'era nulla che potessi fare. Sarei morta. Guardai il viso pallidissimo dell'uomo che stava sanguinando e provai una punta di tristezza. Lui sarebbe morto.
«Mi dispiace,» mormorai. «Non posso fare niente per lui. Non qui. Non senza un equipaggiamento adatto.»L'espressione del mio rapitore era colma d'angoscia. «E se ce l'avessi?» chiese, disperato. Fece un gesto verso un kit di pronto soccorso già aperto sul comodino, che era stato chiaramente abbandonato per la frustrazione qualche tempo prima. Il contenuto era stato sparso sul pavimento quando qualcuno, probabilmente lui, lo aveva gettato via.Il mio cuore ebbe un balzo. Se c'era anche solo una piccola possibilità che potessi salvare quell'uomo, dovevo farlo. Era per un motivo più urgente rispetto alla pistola che mi stava minacciando; era per il mio desiderio profondo di preservare una vita umana.Mi immersi nel mio alter ego professionale e cominciai a organizzare l'equipaggiamento di cui avevo bisogno: guanti, ago, filo per suture e garze. «Quanto tempo fa gli hanno sparato?»L'uomo si incupì al mio tono autoritario, ma avrebbe dovuto rassegnarsi. Il suo amico aveva un disperato bisogno del mio aiuto, e lui lo sapeva.«Circa due ore fa. Non sembrava così grave, ma non smetteva di sanguinare, cazzo. Era ancora cosciente quando me ne sono andato.»Gli avrei scoccato un'occhiata gelida per il suo essere stato così idiota, ma ero troppo concentrata nel mio compito. La paura era passata in secondo piano rispetto alla mia preoccupazione per salvare la vita di quell'uomo. A dispetto delle circostanze, non mi sarei rassegnata a guardarlo morire. Non avrei potuto vivere con me stessa se lo avessi permesso. E il mio rapitore probabilmente non mi avrebbe permesso di vivere se avessi fallito.
****
LA SERIE IMPOSSIBLE
1. Impossible ( The original trilogy) 
(Monster, Traitor , Avenger) Claudia's POV - ed.italiana:IMPOSSIBILE, ed. Quixote, gennaio 2018   Claudia e Sean 
1.5 Impossible (Angel, Deceiver, Redeemer) Sean's POV  Claudia e Sean 
2. Savior  - Rose e Clayton 
3. Rogue  -  Sharon e Derek 
4. Knight Lydia e Smith 
4.5 Wedding Knight - Lydia e Smith
5. Mentor  - Kathleen e.... 
6. Master - Katie e Reed 
7. King  - Charlotte e Javier 
7.5 A Decadent Christmas  - Sharon e Derek, Rose e Clayton, Katie e Reed, Lydia e Smith 
8. Czar -Alicia e Dimitri 
9. Crusader - Clara e Dimitri 
9.5 Prey  - Claudia e Sean
10. Highlander Alicia e Finlay
11. Centurion - Carina e Kennedy 
12. Dex - Chloe e Dexter 
13. Hero - Chloe e Dexter 
*****
L'AUTRICE
Julia Sykes è l’autrice bestseller USA Today della serie Impossible. Ha sempre confinato le sue storie dark in un angolo della sua mente, quindi è stata entusiasta nello scoprire che altre persone volevano davvero leggerle. I suoi libri uniscono romance, suspense e BDSM.
Dopo aver trascorso quattro anni in Inghilterra, Julia è tornata nella sua patria, nel Sud degli Stati Uniti. Si è recentemente sistemata in South Carolina e trascorre il suo tempo accarezzando i suoi gattini, leggendo e facendo binge-watching di serie TV con suo marito, quando non scrive. Di solito potete trovare Julia in uno Starbucks, con le mani strette attorno a un bicchiere gigante di caffelatte ghiacciato.
VISITA IL SUO SITO:

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