CHRISTMAS IN LOVE 2017 - EMOZIONI IN FESTA: SESTO RACCONTO


ULTIMI GIORNI DELL'ANNO, IL 2017 E' ORMAI AGLI  SGOCCIOLI...SIETE FELICI DI LASCIARVELO ALLE SPALLE O VI DISPIACE? VOLENTI O NOLENTI DOVREMO LASCIARLO E INIZIARE UNA NUOVA PAGINA DELLA NOSTRA VITA. 

IN OGNI CASO, ABBIAMO VOGLIA DI CONTINUARE A COCCOLARCI E COSA C'E' DI MEGLIO DI UNA BELLA STORIA ROMANTICA? OGGI CHRISTMAS IN LOVE 2017 VI PROPONE  PRIMO BACIO A NATALE, UN RACCONTO FIRMATO DA SAMANTHA L'ILE IN CUI DUE SCONOSCIUTI, UN UOMO E UNA DONNA, APPARENTEMENTE MOLTO DIVERSI TRA LORO, INIZIANO UN VIAGGIO VERSO CASA SULLA STESSA MACCHINA ALLA VIGILIA DI NATALE...COSA AVRA' IN SERBO IL DESTINO PER LORO?... BUONA LETTURA!

Uno

Il ventitré dicembre, nel buio gelido di una strada di Coblenza, la mia automobile decise di essere arrivata alla fine della sua vita e non partì più. Non ci fu nemmeno un accenno di rumore di avviamento mentre la chiave girava a vuoto e realizzavo di essere rimasta a piedi a milletrecento chilometri di distanza da casa. Avrei viaggiato tutta la notte per arrivare in tempo alla cena del giorno successivo ed evitare le solite recriminazioni sul fatto che lavorassi troppo. Invece ero bloccata lì e già sentivo le parole di mio padre nella mente: “te l’avevo detto di fare il tagliando” ma non ne avevo avuto il tempo, “te l’avevo detto di partire prima” ma non potevo prendermi un giorno di ferie con questo cliente importante.
“Chiara te l’avevo detto che la tua vita è tutta sbagliata”, ma mi sentivo incastrata in una carriera che non potevo mollare a un passo dalla promozione per cui avevo sputato sangue.
“Trovati un bravo ragazzo come tua sorella e torna a casa”, ma non ero stata fortunata come Martina con Alessio, anzi, io ero una campionessa nel trovare gli uomini peggiori ed ero così stanca di essere presa in giro che avevo smesso di cercare.
Afferrai il cellulare e guardai il numero di mia madre ma non riuscii a premerlo. Come potevo dire ai miei genitori che sarei rimasta in Germania da sola e avrei finito per trascorrere il giorno di Natale in una camera d’albergo a lavorare? Perché senza dubbio avrei lavorato, non avevo altro da fare. Non tornavo a Roma da sei mesi perché il progetto richiedeva la mia presenza anche di sabato e così mi ero persa la nascita del mio secondo nipotino. Riccardo aveva già un mese e l’avevo visto solo in fotografia. Tutta la mia famiglia doveva biasimarmi e lo facevo anch’io, ma avevo un piano per farmi perdonare durante le feste.
Pensai alla morbida copertina per Riccardo e alla bambola per Alice che giacevano nel bagagliaio, avvolti in una carta regalo rossa con le renne stampate sopra. Immaginai le castagnole che mia madre avrebbe cucinato perché le adoravo e le palline di cioccolato che sicuramente aveva appeso all’albero per me, anche se ormai avevo trent’anni. Nonna mi avrebbe dato la sciarpa e il cappello di lana blu, confezionati ai ferri per la nipote pecora nera che lavorava al nord.
Non potevo non esserci per le feste o avrei rovinato l’atmosfera e l’umore di tutti. Una profonda nostalgia mi assalì e sentii gli occhi umidi, ma non avrei pianto né mi sarei arresa. Forse potevo organizzarmi con pullman e treni, ma scartai subito l’idea perché ci avrei messo troppo tempo. Mi serviva un servizio di noleggio per procurarmi un’automobile che mi sarebbe costata uno sproposito, ma in fondo lavoravo tanto e potevo permetterlo. Purtroppo dopo qualche telefonata senza risposta mi resi conto che solo io avevo lavorato fino a tarda sera. Che cosa potevo fare?
Gennaro! Il suo nome mi era balenato in testa come un segno e mi convinsi che lui poteva aiutarmi. Mi avviai verso il ristorante “Bella Napoli” camminando più in fretta possibile sui miei tacchi eleganti e maledettamente scomodi. Gennaro era il proprietario della pizzeria e un ottimo cuoco così ero tornata spesso a cenare lì, anche se all’inizio mi aveva scocciato con il suo approccio troppo confidenziale. Con il tempo avevo capito che la modalità impicciona era rivolta a tutti e che era un bonaccione, disposto ad aiutare tutti con un “ci penso io, conosco un amico…”
Arrivai alla porta del ristorante che erano quasi le dieci e Gennaro mi accolse con il solito abbraccio seguito da tre baci sulle guance, un saluto imbarazzante ma ci ero abituata.
«Bella signorina, ciao! Non dovevi partire?» Guardai sfiduciata la sua testa pelata, che era giusto all’altezza dei miei occhi, e lui capì. «Non dovrai lavorare ancora? A Natale? È inaccettabile!»
«No, ho finito. Stavo partendo ma la mia automobile non si accende più.»
«Che sfortuna! Ma non preoccuparti, ci penso io. Conosco un amico che è un mago con i motori.»
Era proprio quello che speravo e sorrisi speranzosa al suo viso rubizzo. Fammi il miracolo Gennaro!
«Grazie, ma devo partire subito. Ho promesso di essere a casa per le feste.»
«Mannaggia, ma è il ventitré sera!»
«Lo so. Magari conosci qualcuno che affitta automobili?»
«Certo bella mia, ho vari amici nel campo ma è il ventitré sera!»
Una lacrima mi sfuggì per la delusione e subito Gennaro mi offrì un fazzoletto. Mi soffiai il naso ma ormai la diga si era aperta e stavo piangendo alla grande.
«I miei saranno così delusi, rovinerò le feste a tutti e passerò Natale sola come un cane!»
«Mannaggia, non sopporto veder piangere una donna! E poi una bella ragazza come te!» Mi accarezzò la testa e mi sentii come un cucciolo che è stato messo in castigo, ma che importava ormai?
«Non fa niente, grazie lo stesso. Ora vado.»
«E dove vai?» Era una domanda retorica perché mi prese per mano e mi fece sedere a un tavolino libero poi urlò a uno dei camerieri di portarmi dell’acqua e qualcosa da mangiare.
«Grazie, ma ho lo stomaco chiuso.»
«Adesso te lo apriamo noi l’appetito. Non ti preoccupare che Gennaro te la trova una soluzione. Fammi fare qualche telefonata.»
Si allontanò mentre uno dei ragazzi mi versava dell’acqua e mi metteva davanti degli stuzzichini. Mi sentivo così miserabile che ricominciai a piangere. Patetica. E dovevo ancora avvisare i miei parenti che non ero partita.
«Ecco fatto!» Gennaro si sedette di fronte a me e mi diede una pacca sulla mano. «Ti ho trovato un passaggio fino a Roma!»
«Un passaggio?» Ero inebetita ma un briciolo di speranza si fece strada nel mio cervello annebbiato.
«Si chiama Neri Rossella ed è una persona a posto. Partirete domani alle cinque di mattina. Passerà a prenderti qui davanti, sei contenta?»
Ero stupita e allarmata, soprattutto allarmata, all’idea di partire con una sconosciuta. E se guidava in modo pericoloso? E se fosse stata una mezza matta? Comunque non potevo rifiutare perché era la mia unica opzione.
«Allora sei contenta? Basta piangere, fidati e andrà tutto bene. Sei contenta?»
Annuii e ricominciai a piangere poi mi alzai e abbracciai Gennaro.

Due

 Poche ore dopo mi trovavo nuovamente di fronte all’ingresso della pizzeria a tremare perché faceva più freddo che mai. Mi strinsi lo scialle addosso e guardai lungo la strada buia e deserta. Ai piedi portavo un paio di stivali bassi con il pelo e dei calzettoni orrendi ma molto comodi. In testa avevo un cappello di lana con un pon pon enorme e le mani erano coperte da guanti di morbida pelle nera, ma  avevo comunque perso sensibilità alle dita.
Speravo che Rossella non fosse il tipo di donna da ritardo assicurato perché altrimenti sarei morta assiderata nell’attesa. Il silenzio fu rotto dal rumore di un motore mentre un’automobile vecchissima si avvicinava. Ebbi un brutto presentimento finché non fu abbastanza vicina e allora sospirai per il sollievo perché non era Rossella. La vettura si accostò di fronte al marciapiede e vidi il finestrino abbassarsi a un ritmo anomalo. Due occhi allucinanti, uno chiaro e uno scuro, mi fissarono da un viso giovane e sbarbato.
«Ciao, scusa il ritardo.»
Aveva una voce profonda che stonava con l’aspetto da ragazzino trasandato. Non riuscii a dire nulla mentre fissavo le iridi, una azzurra e l’altra marrone.
«Sembri infreddolita, sali dai!»
«Ma... Rossella non c’è?» Riuscii a balbettare.
«Sono io, Neri Rossella, ma tutti mi chiamano Ross.»
«Ah.» 
«Non te l’ha detto Gennaro?»
A quanto pare io non avevo capito niente e lui non aveva ritenuto importante chiarire il punto. Sbirciai meglio dentro l’auto mentre saltellavo da un piede all’altro e vagliavo le mie opzioni, ma non ne avevo. Dovevo partire con Rossella, che non era una donna come avevo pensato, oppure rovinare le feste alla mia famiglia.
«Quanti anni hai?» Gli chiesi mentre mi convincevo che andava bene e non c’era alcun pericolo a salire su un catorcio con uno sconosciuto dall’aria poco affidabile che probabilmente aveva preso la patente il giorno prima. 
«Ventisette. Lo so, non li dimostro.» Sorrise e ai lati della bocca comparvero delle splendide fossette che resero il suo aspetto più rassicurante così come i denti bianchi e dritti. Scese dall’auto e tirò la catenella che finiva nella tasca dei jeans strappati per prendere il portafoglio. Mi porse la sua carta d’identità che sembrava cadere a pezzi.
«È finita in lavatrice.» Spiegò alzando le spalle con noncuranza. Guardai i dati ed era tutto vero, compresa la residenza a Roma. Gliela restituii e gli strinsi la mano nel guanto di lana grossa. Aveva un buco sull’indice.
«Piacere di conoscerti Chiara. Fa molto freddo, sali e torniamo a casa.»
Non aveva più senso rimandare così misi le mie borse nel bagagliaio, che sembrava una discarica, e mi accomodai nel confortevole tepore dell’abitacolo.
«Si parte!»

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ASPETTIAMO I VOSTRI COMMENTI AI RACCONTI.
 A FINE RASSEGNA PREMIEREMO LE COMMENTATRICI PIU' ASSIDUE.

CHRISTMAS IN LOVE 2017 
VI DA' APPUNTAMENTO 
AL 30 DICEMBRE
PER  UN NUOVO RACCONTO.

SIETE TUTTE INVITATE!



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