CHRISTMAS IN LOVE 2017 - EMOZIONI IN FESTA: TERZO RACCONTO


CHRISTMAS IN LOVE 2017 ARRIVA AL SUO TERZO APPUNTAMENTO. GRAZIE A TUTTE LE AMICHE CHE HANNO INIZIATO A LEGGERE I RACCONTI REGALANDOSI QUALCHE MOMENTO DI PIACEVOLE RELAX IN QUESTI ULTIMI GIORNO PRIMA DELLE FESTE.

LA STORIA DI OGGI, UN'ALTRA POSSIBILITA', E' FIRMATO DA CAMILLA FERRI, UNA NUOVA AUTRICE CHE SIAMO FELICI DI OSPITARE SUL NOSTRO BLOG. CAMILLA CI PORTA INSIEME ALLA SUA SIMPATICA PROTAGONISTA SU UNA NAVE DA CROCIERA CHE A NATALE POTREBBE NON SOLO FARLE TRASCORRERE UNA MERITATA VACANZA, MA ANCHE REGALARLE UN INCONTRO INASPETTATO. CHE CUPIDO CI ABBIA MESSO LO ZAMPINO?... BUONA LETTURA!

Navigare è sempre stato il sogno della mia vita da quando, a 9 anni, avevo viaggiato verso la Sicilia con i miei genitori su un traghetto che faceva servizio tra Civitavecchia e Palermo. Quella nave piccola, poco pulita e che puzzava di treno aveva rovesciato i miei orizzonti. Si può vivere bene sul mare. La terraferma acquista un valore differente, più vero, se osservata da una certa distanza. Una lezione che non avevo mai scordato anche se poi la vita mi aveva dirottato da un’altra parte. Sì, perché crescendo avevo scoperto di amare terribilmente la terra e tutti i tesori che ancora si ostinava a nascondere. Archeologia, la mia passione più profonda, l’altra metà del mio cielo personale. E infatti un bel giorno di un quasi quattro anni fa, Luca, fidanzato storico, mi aveva imposto di decidere tra lui e l’archeologia. Non avevo avuto dubbi: avevo scelto la passione per il mondo antico, comprendendo in quel momento come la storia con quel ragazzo timido, dagli occhi azzurri come un lago di montagna, non fosse così profonda come mi ero ostinata a credere per tutti gli anni dell’università.

E così mi ero tuffata con entusiasmo nel mio lavoro, felice di aver compreso alla fine quale direzione dare alla mia vita. Dalla mia parte, però avevo solo la determinazione e il desiderio di scavare, riportando alla luce brandelli nascosti del passato; contro di me, un sistema universitario non sempre limpido nelle assegnazioni di borse di studio, di assegni di ricerca, per non parlare poi dei posti di assistente universitario.

Eppure, con la caparbietà che mi aveva contraddistinto fin da piccola, avevo sconfitto il mostro. Dopo infiniti tentativi e numerose porte in faccia, avevo vinto un concorso come assistente universitario del mitico professor Bellagamba, ordinario della facoltà di Archeologia greca e romana dell’Università di Torino. Simpaticamente chiamato Cicciobello da generazioni di studenti falciati ai suoi esami. Da quel giorno la mia vita era cambiata. Non che lo stipendio fosse quel granchè, ma almeno vedevo riconosciuti tutti gli sforzi messi in atto per arrivare fino a lì, insieme alla incredibile possibilità di fare il lavoro per cui sentivo di essere nata. Da allora, avevo macinato migliaia di chilometri su ogni mezzo possibile per andare a scavare, convinta che fosse la mia unica travolgente passione, il mio unico amore. Dare vita a ciò che vita non ne ha più, perchè ha già avuto il suo tempo in dono dagli dei. Sfidare il tempo, il dio Chronos, ecco che cosa mi affascina di più di questa scienza.
Ed è stato proprio quell’amore assoluto a portarmi su una mega nave da crociera, facendo riaffiorare in me quelle sensazioni provate da bambina. Sensazioni forti che, lo capisco solo ora, erano sopite, ma mai davvero scomparse.
Dopo mesi e mesi di lavoro indefesso in diverse parti del Mediterraneo, lo stesso mio professore mi aveva imposto una vacanza. Ad essere sinceri, io non mi sono mai fidata del tutto di quell’ometto basso e tarchiato con due furbi occhietti azzurri che lo facevano sembrare un simpatico bidello. Quando dava in escandescenze, era capace di sollevare anche il preside della facoltà. Moralmente, ovvio.
“E’ il momento che si prenda una vacanza, Silvestri. Ha dato molto alla ricerca, ma non può vivere sempre qui. Là fuori c’è una vita. Non può stare all’Università anche quando le formiche fanno a gara per andare in montagna!” aveva tuonato, mentre lo inseguivo parlandogli di uno scavo in Medio Oriente. Mi affannavo a stargli al passo mentre cercavo sullo smartphone una foto inviatami da un collega americano sullo stato degli scavi a Nisa, in Iraq. Si era fermato all’improvviso in mezzo al corridoio semi deserto, strappandomi di mano il cellulare e rischiando che gli finissi addosso.
“Domani è il 20 dicembre. Lei è ufficialmente in ferie fino al 15 Gennaio 2018.”  La sua voce chioccia e baritonale aveva rimbalzato per il corridoio di vetrate, ormai scure, dal momento che ormai erano le 8 passate da un bel pezzo. Un bidello ossuto aveva occhieggiato da un’aula, spinto dalla curiosità di sapere chi fosse la vittima designata di Cicciobello.
Lui, il professore, se ne era andato restituendomi lo smartphone sulla mano ancora aperta, come la mia bocca.
Non ero stata in grado di replicare. Mentre tentavo di imporre la mia volontà alla parte inferiore del viso, lui aveva alzato una mano grassoccia e, come per scacciare una mosca, aveva aggiunto: “Si faccia una crociera, almeno sarò certo che nell’acqua non potrà scavare!”
Deglutii l’aria, ma lo presi in parola. Voleva che andassi in vacanza per non scavare, benissimo: ci sarei andata, ma poi non avrebbe potuto fermarmi su nessuno di quei progetti che coltivavo da tempo nella mia testa. 
E così eccomi qui, prossima a vedere da vicino un mostro metallico dei mari e a tornare al mio elemento preferito, dopo la terra. Forse Cicciobello non aveva torto.
“Accidenti! Ma quanto è grande! Sul depliant dell’agenzia le dimensioni non mi sembravano così... colossali!”
La nave, ormeggiata ad una banchina del porto di Savona, sembrò apprezzare quell’esclamazione di sorpresa, emettendo un fischio profondo che mi echeggiò nel petto. Lo scafo bianco risaltava in maniera impressionante sullo sfondo azzurro del mare e del freddo cielo di dicembre.
Due giorni a Natale, avrei potuto fare altre mille cose interessanti e invece mi trovavo a rimirare un gigante dei mari. Senza accorgermene, lasciai la maniglia del trolley che cadde rumorosamente a terra. Nemmeno sentii quel tonfo disperato e, per essere certa delle dimensioni, tolsi anche gli occhiali da sole. Niente da fare: era enorme anche a occhio nudo. Qualcosa nella mia mente si agitò, forse i miei ricordi felici di bambina che scorrazzava sui ponti delle navi traghetto.
“Le è caduta la valigia...”
Calde, basse onde sonore mi colpirono come la risacca sulla spiaggia. Mi voltai di scatto, quasi irritata per quella voce che mi aveva fatto tornare sulla terraferma quando io cercavo di individuare le analogie tra quel mostro metallico e i delicati legni delle navi di Caligola affondate nel lago di Nemi.
Chi era quel tipo davanti a me? Apollo lo splendente, la statua ripescata nel Tevere e ora in bella mostra a palazzo Massimo a Roma? O forse un Apollo di Leocare nella sua posa così eroica?
Mi imposi di non mostrare alcuna emozione e tentai di chiudere la bocca. Cosa non facile di fronte a due spalle larghe, un sorriso accattivante e due occhi del colore delle foreste germaniche ai tempi di Arminio. Di fronte alla bellezza, di qualsiasi genere è difficile rimanere lucidi, scatta la sindrome di Stendhal, lo dicono anche gli psicologi.
PER CONTINUARE A LEGGERE 
QUESTO RACCONTO



ASPETTIAMO I VOSTRI COMMENTI AI RACCONTI.
 A FINE RASSEGNA PREMIEREMO LE COMMENTATRICI PIU' ASSIDUE.

CHRISTMAS IN LOVE 2017 
VI DA' APPUNTAMENTO 
AL 25 DICEMBRE
PER I NOSTRI AUGURI E
 UN NUOVO RACCONTO.
SIETE TUTTE INVITATE!






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