CHRISTMAS IN LOVE 2017 - EMOZIONI IN FESTA: SECONDO RACCONTO


BENVENUTE AL SECONDO APPUNTAMENTO CON CHRISTMAS IN LOVE 2017. NELLA CLASSICA FRENESIA PRE-NATALIZIA, PRENDETEVI UN MOMENTO TUTTO PER VOI PER LEGGERE QUESTO NUOVO RACCONTO E LASCIARCI LE VOSTRE IMPRESSIONI.

IL RACCONTO DI OGGI, L'ANGELO DAL NASO ROSSO, E' FIRMATO DA HELENA J. RUBINO CHE LE NOSTRE LETTRICI HANNO POTUTO CONOSCERE ED APPREZZARE COME AUTRICE DURANTE LA NOSTRA RASSEGNA DI RACCONTI ESTIVI. 

IN QUESTA DELICATA STORIA CONTEMPORANEA D'AMORE E D'AMICIZIA,  I PROTAGONISTI CAPIRANNO  GRAZIE ALL'AIUTO RECIPROCO CHE NON E' FUGGENDO ALLA VITA CHE SI TROVA LA FELICITA', MA AFFRONTANDO I PROBLEMI E ABBATTENDO I LIMITI ANCHE GRAZIE ALL'AIUTO RECIPROCO.  A VOLTE, RICORDA L'AUTRICE,  LA REALTA' E' DIVERSA SE VISTA DA UN'ALTRA PROSPETTIVA... BUONA LETTURA!


In ginocchio, ai piedi del pino secolare, un ragazzo mendicava ormai da mesi. Giovanna si chiese come avesse fatto la scorsa estate a non cuocere con il caldo, e ora a non congelare in quel periodo che anticipava il Natale. Capelli rasati, pelle liscia come quella di un bambino e sopracciglia depilate a formare una riga sottile; poteva avere più o meno venticinque anni.

Giovanna percorreva il vialetto che conduceva all’entrata dell’ospedale quasi ogni giorno; a volte gli lasciava degli spiccioli, e lui rispondeva con un sorriso.
L’indifferenza aveva causato molte vittime nel mondo, e lei non voleva diventare come una di quelle persone che giravano la testa dall’altra parte.
Convincersi che un uomo meritasse quella vita, confondeva la compassione che le si stringeva come una corda attorno al cuore quando incrociava quello sguardo mite.
Indossò una tuta attillata da jogging, raccolse i capelli e si coprì naso e bocca con uno scaldacollo.
Uscì di casa e scelse il percorso più lungo; in partenza corse piano per scaldarsi, raggiunse il parco attorno al quale fece un paio di giri, e proseguì a grandi falcate per la via che portava all’ospedale. Rallentò in prossimità del vicolo e si fermò con il fiatone davanti al ragazzo. Giovanna scoprì il volto e si chinò posando sul piattino argentato i cinque euro racchiusi nel pugno per tutto il tragitto.
«Come ti chiami?»
«Adrien, signora.»
«Piacere, io sono Giovanna.» Sfilò un guanto e allungò la mano.
Due grandi occhi nocciola la fissarono con curiosità; ricambiò con una stretta delicata, ma decisa.
«Come mai sei costretto a fare l’elemosina?»
«Non sono costretto.»
«Raccontami di te, se ti va.» Il sole già debole in quella stagione, non li raggiungeva con il suo tepore filtrato dalle fronde del pino. Una nuvola si creò ad ogni respiro tra i loro volti; spariva per ricomparire un attimo dopo. La pelle arrossata di Adrien, l’immancabile espressione serena, le labbra socchiuse in attesa di dire qualcosa.
Giovanna si impose di resistere qualche minuto; il gelo raschiava sul viso come carta vetrata.
«Raccontarmi?»
«Sono curiosa.»
Adrien sorrise, fissò di lato il piattino con i cinque euro e probabilmente pensò che potevano valere qualche segreto.
«Ero un clown. Il clown più malinconico del mondo. Durante l’ultima esibizione sono scoppiato in lacrime e alcuni bambini della prima fila hanno iniziato a piangere anche loro.»
Giovanna trattenne una risata che bloccò tappandosi la bocca con una mano. «Perdonami.»
«Almeno non faccio lo stesso effetto anche a lei.»
«Ti hanno cacciato?»
«No. Sono scappato come un codardo, ma per una crisi personale. Diciamo che quell’esibizione mi ha scoraggiato del tutto. Ed eccomi qua; se sono fortunato la sera rimedio un pasto alla mensa dei poveri e più di rado, anche una branda per la notte. Ho la possibilità di fare una doccia alla settimana. I volontari mi vogliono bene, ma siamo in troppi, ed è giusto che accontentino un po’ tutti.»
Nessuna colpa, nessuna giusta pena da scontare. Migliaia di persone gli passavano davanti, snobbandolo.
«E quando non trovi posto nella casa d’accoglienza dove vai?»
«Dottoressa Ferrante.» Una voce tuonò alle spalle di Giovanna. Si alzò di scatto, le gambe addormentate dalla posizione accovacciata; un formicolio doloroso le percorse mentre il cuore sussultò allarmato.
«Buongiorno, direttore.» Il suo amato direttore Sergio, ma gli altri luminari accanto non lo sapevano. La scrutò con occhi corrucciati, poi guardò Adrien di traverso.
«Arrivederci.» Giovanna coprì il viso e riprese a correre, o meglio fuggì via, dopo aver accennato un saluto con la mano al triste clown. Si lasciò alle spalle tre menti eccelse con tanti punti di domanda.
Adrien
Mai nessuno aveva dimostrato interesse riguardo alla sua situazione; aveva parlato troppo rispondendo a tutte quelle domande. Ma Giovanna sembrava una tipa a posto. Molto a posto, con quel fisico allenato, i lunghi capelli scuri, occhi azzurri e carnose labbra rosa; il direttore se la mangiava con gli occhi. Sembrava un uomo molto giovane, per aver fatto carriera, ma forse usava la tinta per quei lucenti capelli castani. Così elegante, nel cappotto di Armani. Ricco, intelligente… certa gente aveva proprio tutto dalla vita.
Ultimo della fila, in coda a poveri disgraziati come lui, incrociò lo sguardo dispiaciuto dell’operatore del centro, che sollevò le braccia a palmi in su. 
Impossibile accogliere tutti, e lui aveva tardato perdendo il diritto a una pasta al sugo e a una branda al coperto.
Quei benedetti panini li facevano sempre più piccoli. Ma doveva accontentarsi, provare gratitudine, e ringraziare l’angelo che aveva guidato Giovanna da lui. Non aveva ricevuto altro denaro quel pomeriggio, perché quei tre signori per bene gli avevano intimato di andarsene dalla sua postazione. Quanto li aveva detestati in quel momento, e invidiati, certo.
Si intrufolò in un vicoletto del centro, tra due vecchi palazzi. Melchiorre, il barbone pazzo, una settimana prima gli aveva puntato un coltello alla gola per rubargli un pezzo di cartone, e ora rannicchiato su di esso occupava lo spazio più ambito, l’unico semicoperto, sotto la scala di emergenza.
Adrien raggiunse l’angolo buio dove si sentiva più al sicuro e meno in vista. Posò la schiena al muro e scivolò in basso. Quando il sedere toccò il cemento, abbracciò le gambe posando la testa sulle ginocchia.
“Ecco dove vado, quando non trovo posto nella casa d’accoglienza, cara Giovanna."
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QUESTO RACCONTO



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