BUON NATALE E...QUARTO RACCONTO DI CHRISTMAS IN LOVE 2017!


CARE AMICHE VICINE E LONTANE, 
VI DIAMO UN CALDO ABBRACCIO E AUGURIAMO  IL NOSTRO
 PIU' AFFETTUSO 
BUON NATALE!

IL NOSTRO REGALO DI OGGI PER TUTTE VOI E' UN NUOVO RACCONTO DI CHRISTMAS IN LOVE 2017, FIRMATO DA EMILIANA DE VICO, UNA SCRITTRICE CHE SA UNIRE ALLA BELLA SCRITTURA TRAME CHE AFFRONTANO INSIEME AI SENTIMENTI ANCHE IMPORTANTI TEMATICHE SOCIALI. TI ODIO, NATALE , E' UNA STORIA CHE TOCCHERA' IL CUORE DI TUTTE. BUONA LETTURA!

Il Natale stava arrivando e Silvia non poteva impedirlo. L’avrebbe fatto se fosse stato in suo potere, ma non poteva. Non poteva e basta.
‒ Copriti, Margherita. Fa così freddo che ti si congelerà il nasino – disse Silvia, mentre la Tramontana le si insinuava nel colletto del cappotto, superando sciarpa, collo alto e cappello.
‒ Voglio andare sull’altalena. Sì, sì. ‒ La bimba puntò il dito verso l’area del parco in cui erano collocati quattro sedili con le relative catenelle. Oscillavano sospinte dal vento e la terra al di sotto era brulla, senza un filo d’erba, schiacciata da chissà quanti piedini.
‒ Diventerai un gelato – si lamentò Silvia e un brivido l’attraversò tutta.
‒ No, ci voglio andare ‒ piagnucolò la bimba.
‒ E va bene. Vieni che ti faccio salire.
‒ Anche Giacomo. Fai salire anche lui? – Margherita si girò a guardare l’unico altro bambino presente nel parco. Al solo sentirsi nominare, il piccolo scattò in avanti per raggiungere le altalene e si appropriò del sedile rosso. Su quelle di colore verde non voleva mai salire nessuno.
Silvia li seguì con un sorriso largo. Diede solo un’occhiata a Marco, accompagnatore del bambino. Si era sempre chiesta cosa spingesse un single, probabilmente nel pieno della realizzazione professionale e sentimentale, a intraprendere un percorso come il loro. Nonostante lo incontrasse quasi tutti i giorni da un annetto buono, quella domanda era rimasta senza risposta. Seguì i bambini e li sistemò, chiudendo le catenelle di sicurezza. Spinse prima Margherita e poi, visto che Marco non si avvicinava, fece dondolare Giacomo. Avevano i nasini rossi, le manine dentro i guanti strette alle corde, i piedini allungati a prendere velocità, il sorriso largo sulle bocche rosse e un po’ screpolate dal freddo. Ridevano per una semplice altalena, per il vento di Tramontana, per la campanella dorata che si era accesa sopra le loro teste, per l’abete colorato al centro del parco, per le stelle filanti che scendevano da un agrifoglio della dimensioni di un albero. Ridevano senza sapere quanto e come stesse per cambiare la loro vita con l’arrivo del Natale. Ridevano e a Silvia veniva un po’ da piangere per quei due bambini che si erano conosciuti in circostanze estreme, e che ancora avevano da cambiare, forse gioire, sicuramente piangere. Ridevano mentre Silvia guardava Marco e lui osservava a terra. Una terra senza erba, schiacciata da piedini, raffreddata da quell’inverno davvero troppo freddo. E il Natale stava arrivando.
‒ Più forte! – chiese Margherita e Silvia tornò a spingerli e a osservare il sole che scendeva dietro Monte Camicia, su Monte Corno, arrossando i picchi del Gran Sasso.
Si faceva notte presto, ma le luminarie si accesero, insieme ai lampioni sulla strada principale e tutto divenne più bello, anche se il Natale stava arrivando.
‒ Ho fame, Silvia.
Silvia ritornò al presente. ‒ Ho i biscotti e il succo, però sai che dopo aver mangiato non puoi tornare sull’altalena o ti verrà da vomitare. ‒ Fermò la bimba e sganciò la cintura. Lei le scese addosso in un abbraccio spontaneo, di quelli che la lasciavano felice. Sperò che il Natale non arrivasse, e poi si rimproverò. Il Natale doveva arrivare.
‒ Ho fame ‒ sentì ripetere Giacomo.
Marco se ne stava fermo con le mani in tasca e il collo sprofondato nelle spalle contro il freddo. Una cocca della sciarpa dondolava in avanti.
‒ Ho qualche biscotto anche per te, pulce. ‒ Fece scendere il bambino. Si spostarono su una panchina e il freddo delle assi di legno penetrò nei loro vestiti. Distribuì i biscotti e nascose l’unico succo che aveva. Marco non si era accorto di nulla. Poteva immaginare a cosa stesse pensando. Tutti sapevano cosa sarebbe accaduto a Giacomo. Ma era un bene se il bambino andava via dalla madre, vero? Era un bene se lasciava la struttura carceraria dove era stato con lei dal momento della condanna. Era un bene se andava a vivere in una famiglia normale senza che un agente in borghese girasse per il giardino e senza troppe serrature alle porte. Era un bene, vero?
‒ Voglio la cioccolata calda – chiese Margherita e subito Giacomo le fece eco.
‒ Mi spiace, ma oggi non possiamo fermarci a prenderla, non l’abbiamo comunicato – rispose e distribuì loro un altro biscotto a testa. Non potevano spostarsi a caso, ma dovevano rispettare il programma che avevano stabilito con gli operatori del centro. Se Silvia comunicava un itinerario doveva rispettarlo per la sicurezza di tutti.
Dopo i biscotti i bimbi ripartirono a razzo verso gli scivoli. Margherita faceva fatica a salire su quelli alti. In fondo, aveva solo tre anni. Ma non era questione d’età, constatò. Giacomo ne aveva due e mezzo ma era svelto, competitivo e riusciva dove altri non ce la facevano.
‒ Grazie, oggi ho dimenticato di portargli la merenda.
Silvia si trovò di colpo vicino a Marco. Lui si era spostato e lei non se ne era accorta, intenta a guardare i bambini. – Non devi ringraziarmi, io ne porto sempre in più, neanche dovessi sfamare una squadra di calcio.
Le si sedette accanto, entrambi con gli occhi fissi su Giacomo e Margherita i quali, per fortuna, avevano scelto lo scivolo più basso.
‒ Oddio, com’è freddo, stasera. – Le giunture delle dita le facevano male e la punta dei piedi era di piombo. – Loro, però, non lo sentono.
Ridevano ancora quei due bambini ignari di tutto tranne che del gioco, del correre e della pancia piena di biscotti.
‒ No, non lo sentono – ripeté Marco e Silvia percepì come diventava la voce di un uomo quando la disperazione era l’unico sentimento possibile.
‒ Sai, Marco, ci penso da tempo e… è una cosa positiva ‒ si trovò a dire.
Si incontravano spesso al Parco del sole. Era un luogo sicuro, non troppo lontano dal Centro Orizzonti, non troppo vicino alle aree più frequentate.
‒ Cosa? Cosa diamine c’è di positivo?  Non può essere positivo.
Silvia si girò a guardarlo. Ebbe modo di vedere da vicino la sua faccia, gli occhi chiari e quel ciuffo castano che non stava su. E poi il mento rotondo su cui restava un filo di barba. ‒ È la legge, Marco. I bambini non possono restare con le detenute per sempre. Se la condanna è breve, allora sì. Ma se si superano i tre anni di reclusione… - Fece un lungo sospiro che si trasformò in vapore. – Allora i bambini devono stare da qualche altra parte.
‒ Non è giusto – disse lui, mentre guardava lontano, oltre il Parco del sole. ‒ Come fai a sopportarlo? Come fai a non soffrire sapendo che anche Margherita andrà via tra pochi giorni?
Chi aveva mai detto che Silvia non soffriva? ‒ È diverso. Margherita tornerà a casa con la mamma. Lei ha terminato la pena detentiva. Conoscerà la vita come avrebbe dovuto essere già dall’inizio. Sono felice per lei, anche se mi fa tristezza. Inizierà la scuola materna nel suo paese, vicino ai nonni e ai parenti. Sai, la madre si è impegnata davvero tanto nel progetto rieducativo. Invece Maria non ne ha voluto sapere neanche quando è nato Giacomo.
‒ Non pensavo che la sua condanna potesse aumentare ulteriormente. – Marco strinse le mani a pugno, le dita bianche, il vento che vi scivolava sopra.
‒ Be’, più reati, più condanne, più anni di carcere. È arrivata a tredici. Capisci che Giacomo non può stare con lei, chiuso nella struttura per così tanto tempo? – Scosse la testa e sprofondò il naso ancor più nella sciarpa.
‒ Lo so, ma non è giusto.
‒ Non puoi fare nulla e…
Il pianto di Giacomo richiamò la loro attenzione e, prima che Silvia si rendesse conto dell’accaduto, lui era già vicino ai bambini. Aveva preso il piccolo tra le braccia e gli parlava piano.
‒ Ti sei fatto male? – gli stava chiedendo.
Quanto poteva essere dolce la voce di un uomo? Quanto tenere le sue mani sui capelli? E i suoi baci sulle guance?
‒ Ci sono io, piccolo, non avere paura.
Silvia sentì un singhiozzo formarsi alla base della gola. Non era vero. Marco non sarebbe stato sempre con Giacomo. Marco era un bugiardo.


Maledetto Natale, io ti odio. E piegò la testa. Margherita non doveva vederla così triste.
PER CONTINUARE A LEGGERE 
QUESTO RACCONTO


ASPETTIAMO I VOSTRI COMMENTI AI RACCONTI.
 A FINE RASSEGNA PREMIEREMO LE COMMENTATRICI PIU' ASSIDUE.

CHRISTMAS IN LOVE 2017 
VI DA' APPUNTAMENTO 
AL 27 DICEMBRE PER
 UN NUOVO RACCONTO.
SIETE TUTTE INVITATE!



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