COME OMBRE NELLA NOTTE di Mary Durante (Quixote Edizioni)

Autrice: MARY DURANTE
Ambientazione: New York
Genere: M/M MIDDLE BDSM- DISTOPICO
Pubblicazione: Quixote Edizioni, pp 260 , 20 novembre 2017 , € 13
Livello sensualità:  ALTO
Parte di una serie: 1° serie SHADOWS 
Disponibile in ebook a € 3,79

TRAMA: In un mondo dove il BDSM fa parte della vita di tutti i giorni e le identità di Dom, sub e switch sono un insieme di istinti, che caratterizzano ogni persona fin dalla nascita, Matt Steels è l'invidiato presidente di una delle società più ricche e potenti d'America. Uomo geniale e avvolto dal mistero, trascorre le sue giornate tra feste in cui passa da un sub all'altro, sempre nascosto dietro ai suoi caratteristici occhiali da sole, e lunghe ore chiuso nel suo appartamento in perfetta solitudine, schiacciato da un segreto che lo costringe a una vita vuota.

Lucifer è un assassino appartenente a una delle gang più pericolose di New York. Di lui si conoscono solo il suo alias e la pericolosa efficienza con cui riesce a far sparire i suoi bersagli; ciò che nessuno sa è che si tratta di un uomo in fuga, tormentato da un passato di sangue e violenza, desideroso solo di lasciarsi ogni cosa alle spalle. Il suo futuro è una speranza sempre più tenue, che non è certo di poter concretizzare.
Il futuro di Matt, anche se meno incerto, sembra destinato a dipanarsi nella prevedibilità di una routine ormai collaudata e priva di grosse emozioni. O, almeno, è ciò che crede fino a quando l'incontro con quell'assassino dal sorriso beffardo e le movenze di una pantera non gli stravolgerà la vita e non porterà alla luce il segreto che lui aveva cercato di dimenticare.



New York 2017 , siamo in un universo parallelo al nostro, caratterizzato dalla distinzione della società in 3 categorie, Dom Sub e Switch. Questa suddivisione va oltre l’ambito sessuale; l’appartenenza a una determinata categoria, infatti, influenza ogni aspetto della vita. Si tende a considerare i Sub troppo deboli per ricoprire incarichi di potere, riservati quasi esclusivamente ai Dom. Promessa doverosa, per capire in che contesto si svolgerà il romanzo.
Matt Steels è il presidente della Steel Tech and Development, oltre che geniale informatico è un fervido sostenitore dei diritti dei Sub. Agli occhi del mondo nasconde la sua vera natura ostentando un’immagine di eccentrico uomo d’affari, bello e sicuro di sé. In realtà, Matt è un uomo solo, prigioniero di un passato che non riesce a dimenticare e che ha condizionato la sua vita fin dall’adolescenza. Si è autoimposto una vita vuota, senza affetti, dedicata esclusivamente al lavoro, pur di non dover cedere a nessuno il controllo delle sue emozioni. Lucifer è lo spietato assassino della più pericolosa gang di New York , i Sons of Haven, schivo, solitario e decisamente affascinante è in fuga da quella che per tanto tempo ha considerato la sua famiglia.
Un incontro in un vicolo durante una rissa li farà incontrare, due persone all’apparenza senza niente in comune, che, oltre all’immediata attrazione sperimenteranno quello che ogni essere umano cerca : comprensione, accettazione. 
Non voglio dilungarmi troppo sulla trama - sarebbe impossibile non fare spoiler- l’autrice ha saputo confezionare un romanzo ben scritto, un equilibrio perfetto tra passione desiderio e amore. Pagina dopo pagina i due protagonisti si metteranno a nudo, sveleranno le loro debolezze e tra mille dubbi e situazioni difficili, insieme impareranno a rischiare, a lasciarsi andare, a diventare un punto fermo nella vita dell’altro. Quello che si sono negati per tutta la vita è finalmente a portata di mano e non possono rinunciarci senza lottare. La tematica Bdsm, che non  amo particolarmente, in questo libro fa da cornice alla storia senza predominare. Le scene di sesso sono raccontate con la giusta dose di sensualità e soprattutto mai volgari.
Insomma questo "Come ombre nella notte" è stato davvero una gradita sorpresa. Un romanzo che consiglio.







COME INIZIA IL ROMANZO...

Prologo

Lo vide la prima volta una domenica sera. Notte, se doveva essere preciso.
Aveva bevuto abbastanza da sentire la testa piacevolmente leggera, tutte le percezioni lo raggiungevano attutite e appena rilevanti, e la sua unica priorità era stata quella di trovare un taxi che lo avrebbe portato a casa, prima di doversi fermare a vomitare nel giardino di qualche sconosciuto. Si tastò la tasca dei pantaloni, dove aveva riposto i suoi occhiali da sole appena uscito dall'ultimo pub, spinto dal buio delle primissime ore della mattina e dalla quiete di una strada deserta. Mentre avanzava senza alcuno schermo tra il proprio sguardo e la realtà, non provava nemmeno l'impulso di tirarli fuori e metterseli, visto che l'illuminazione di quella zona era troppo scarsa perfino per quelle particolari lenti polarizzate. Li avrebbe indossati una volta trovato un taxi o un passaggio verso casa, ammesso che riuscisse a raggiungere una delle due cose.
Una buca sul marciapiede lo fece incespicare, ma riuscì a ritrovare l'equilibrio senza cadere a terra, grazie alla pratica sviluppata durante innumerevoli serate tutte uguali. A dispetto della nausea, non era di cattivo umore: l'alcol era un amico, gli permetteva di non pensare troppo a fondo ad argomenti spinosi come la propria vita, il passato e la riunione del giorno successivo, divenendo un soffice antidolorifico per attenuare il fastidio di una mente troppo acuta. Spegnere la propria razionalità per lasciare attive solo le funzioni più elementari e necessarie, così da godersi il piacere che poteva concedersi, senza puntualizzare quanto fosse vuoto ed effimero, era il suo scopo ormai da anni.
Continuò a camminare, concentrato quasi esclusivamente sul compito di mettere un piede davanti all'altro.

La parte del suo cervello che ancora ragionava si era appena resa conto di aver imboccato una via poco trafficata, che forse lo avrebbe portato lontano dalla propria meta, quando dei rumori lo bloccarono.
Tonfi, ansiti, un vociare irato e una risata che suonava come sfida e rabbia al tempo stesso.
Si diresse verso la fonte di quei suoni familiari che potevano significare solo una situazione di pericolo, respirando a fondo l'aria fresca della notte per liberarsi il più possibile dallo stordimento, mentre l'adrenalina gli pizzicava la schiena lungo tutta la colonna vertebrale.
Non si sorprese di vedere quella che pareva una rissa, proprio sotto la luce di un lampione. O che sarebbe stata una rissa se solo si fosse trattato di uno scontro meno sleale.
Erano in quattro contro uno. Due tizi grandi e grossi, che parevano essere usciti da un casting per i bodyguard meno raccomandabili in circolazione, tanto identici da poter sembrare due cloni se non fosse stato per il particolare dei baffi sulla faccia di uno dei due, un altro uomo molto meno imponente, con un pizzetto ridicolo e i capelli impomatati, e… una donna? A dispetto dei capelli cortissimi aveva una figura indiscutibilmente femminile, con una giacca in pelle lasciata aperta su un corpetto nero e dei pantaloni dello stesso colore, tanto attillati da dare l'impressione di potersi strappare a ogni minimo movimento. Sembrava fosse lei il capo del gruppo, perché con voce severa dava ordini ai compagni, fino a quando la loro vittima non fu imprigionata tra il clone con i baffi e il proprietario del pizzetto ridicolo. Subito l'altro clone allungò una mano per strattonare i capelli dello sconosciuto che avevano aggredito, costringendolo a esporre il collo.
Matt si avvicinò senza essere visto, il brivido di adrenalina che aumentava, lasciandolo con il duplice impulso di mostrare un raro momento di buonsenso, dando le spalle a ciò che stava accadendo davanti ai suoi occhi, per chiamare la polizia, e di intervenire, sia per una questione di giustizia, sia perché cominciava già a sentire il richiamo del pericolo insinuarsi nella sua mente come la più seducente e familiare delle tentazioni.
Alla fine, non scelse nessuna delle due opzioni, limitandosi ad acquattarsi all'ombra dell'edificio vicino al lampione, gli occhi fissi sulla scena che si stava svolgendo a pochi metri di distanza.
Doveva essere una rapina particolarmente violenta, o un regolamento di conti tra gang, a giudicare dai vestiti e dal luogo in cui si trovava; adesso che aveva ripreso a ragionare, aveva anche riconosciuto attorno a sé un quartiere malfamato parecchio distante dalla sicurezza del suo grattacielo.
La donna si avvicinò al suo prigioniero con un coltello, trasmettendo una minaccia tanto consistente che Matt stesso provò una sensazione gelida alla bocca dello stomaco.
«Non avresti dovuto tradire Michael. Ti ha sempre favorito e si è preso cura di te, solo perché sei suo fratello. E adesso tu lo ripaghi in questo modo.»
La sua voce era fredda, pervasa da quella nota dominante di chi non si faceva alcuna remora nell'utilizzare il proprio status, e Matt la odiò all'istante pur senza conoscerla, perché gli era bastato udirla per percepirla come una minaccia, qualcuno da combattere, da sfidare e da ignorare, come aveva sempre fatto con buona parte dei Dom arroganti che incrociavano la sua strada. Hudgens, suo padre, quel bastardo di Roderick... Tutti tranne Dani.
Stava giusto cercando di calmarsi e rilassare le dita già strette a pugno, respirando a fondo, quando una risata improvvisa lo fece sussultare. Il prigioniero stava ridendo, con uno scherno palpabile almeno quanto la minaccia della Domme.
«Prendersi cura di me? Tu non sai nulla, sei solo una ragazzina viziata, Hariel,» sibilò, velando di disgusto l'ultima parola.
Una frazione di secondo più tardi, prima che la reazione irata con cui la donna cercò di sfregiarlo andasse a segno, le tirò un calcio in mezzo alle gambe, per poi colpire l'uomo dietro di lui con una testata. Mentre quello si ritraeva sputando sangue e una maledizione, rivolse la sua rabbia ai due che lo stavano tenendo fermo, cominciando a dibattersi come una furia nel tentativo di liberarsi e lottare, ma era evidente che, con quattro aggressori, per quante energie impiegasse non sarebbe mai uscito vincitore.
Matt caricò l'uomo che aveva subito la testata prima ancora di pensarci davvero, atterrandolo con un pugno alla nuca, per poi mettersi contro quel Robin Hood dei poveri. Lui era ancora parecchio ubriaco, ma metà delle sue serate fuori finiva in rissa e aveva dalla sua il vantaggio della sorpresa, visto che il suo avversario aveva l'aria confusa di chi non avesse capito cosa stava succedendo.
Gli bastò attaccarlo senza particolare strategia, lasciando che l'alcol attutisse i due colpi subiti, e in pochi minuti il pizzetto ridicolo e il suo proprietario cominciarono a indietreggiare barcollando.
A quel punto, si guardò attorno alla ricerca di un nuovo obiettivo, ma la donna era accasciata contro il muro, impegnata a tenersi il naso da cui stava uscendo una grande quantità di sangue, e l'unico che pareva aver ancora qualche intenzione di lottare era il clone con i baffi. Lo sconosciuto che aveva salvato gli stava girando attorno, il corpo snello teso per la concentrazione. Doveva essere alto quasi un metro e novanta, ma il clone lo superava comunque di svariati centimetri, ed era almeno due volte più grosso di lui. Eppure, a dispetto delle diverse moli in gioco, a Matt parve di osservare una pantera che stesse giocando con la sua preda.
Un coltello comparve all'improvviso nella sua mano e, in due lampi di acciaio nell'oscurità, la lama si bagnò di sangue, lasciando il suo avversario a rantolare al suolo. I suoi compagni lo raccolsero, allontanandosi verso una macchina parcheggiata all'angolo, mentre la donna si rialzava in piedi con un'espressione di gelida furia, evidente anche alla fioca luce del lampione.
Lo sconosciuto la calcolò appena, prima di voltarsi verso di lui, come per prepararsi a un'altra aggressione, o ad attaccare lui stesso.
Aveva il viso sporco di sangue, i capelli lunghi fino alle spalle, sudati e in disordine, la camicia stracciata, gli occhi che mandavano lampi, carichi di rabbia ed eccitazione. Aveva appena accoltellato uno dei suoi aggressori. Ed era l'uomo più bello che Matt avesse visto negli ultimi mesi.
«La pagherai, Lucifer,» sibilò la donna, mentre si dileguava dietro ai suoi scagnozzi.
Matt sentì come se una mano gli stesse stritolando i polmoni.
Lucifer. Ne aveva sentito parlare come di un assassino, un nome associato ai Sons of Heaven, la banda di criminali più pericolosa di New York, che si diceva avesse dei legami perfino con alcuni membri del governo.

*****
 L'AUTRICE
Ingegnera a tempo perso e amante della lettura e in particolare delle storie M/M, Mary Durante è ormai da tempo un'assidua frequentatrice dei siti di scrittura amatoriale. Dopo svariati anni in cui si è dedicata alla stesura di storie e fanfiction con il nick di Bluemary, e dopo qualche mese di esperienza come traduttrice, si è decisa a scrivere lei stessa un romanzo, divenuto poi il punto di partenza per le idee poco caste e gli aitanti protagonisti diversamente etero che ormai le affollano la testa. Attualmente vive con sua madre, un canetopo, un gatto-quaglia e una gattina tutta orecchie e fusa che risponde al nome di Bubastis, ed è assieme supporto scrittorio ed elemento di disturbo.

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1 commento:

  1. Non è il mio genere, devo ammettere però che la recensione incuriosisce.

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