NESSUN PORTO NELLA NEBBIA di Maria Campanaro (Triskell Edizioni)

Autrice: Maria Campanaro
Genere: Storico
Ambientazione: Francia 1671
Pubblicazione: Triskell Edizioni, 6 ottobre 2017, pp.704
Livello sensualità: MEDIO
Disponibile solo in ebook a €2,99

TRAMA: Francia, 1671. L’impetuosa marchesa Isabel de Martigny s’imbarca per la Spagna, per sfuggire ai propositi del duca di Belfort, Primo Consigliere di Luigi XIV, di trasformarla nella nuova favorita del re. Durante una tempesta la sua nave viene assalita dalla Lucky Chance, un vascello pirata sotto il comando del carismatico e irrequieto Julian Koslow. Scoperto il valore che la ragazza ha per il sovrano, questi decide di barattare la sua liberazione con la consegna del duca di Rocheville, l’uomo che crede il suo vero padre e verso il quale nutre un’oscura ansia di vendetta.
In attesa del giorno dello scambio il rapporto tra Isabel e Julian cresce, li porta ad avvicinarsi e allontanarsi come nella sincronia di una danza, come nei passi di un duello, a trovare una sorprendente intesa che mette in luce tutto ciò che li accomuna, a partire dalla sete di libertà e di conoscenza e si trasforma in una passione profonda e definitiva. Lo scambio con il duca di Rocheville alla fine fallisce: Julian si rende conto che non è la persona che sta cercando. Sarà Isabel a permettergli di scoprire l’agognata verità sulle sue origini, ma numerose avversità li separano da questa rivelazione, sulle rotte seguite dalla ciurma della Lucky Chance, tra battaglie navali, agguati, arrembaggi, razzie, e tra le insidie della fastosa corte di Versailles: con la forza del trascinante amore che li unisce, Isabel e Julian dovranno in seguito affrontarne le schiaccianti ripercussioni sulle loro vite.


Julian Koslow, pirata, e Isabel de Martigny, marchesa e vedova.
Lui assalta la nave in cui sta viaggiando Isabel che si sta rifugiando in Spagna per non voler diventare l'amante di Luigi XIV. Lei non vuole assolutamente prendere il posto della favorita del momento, la Montespan, e spera così di poter raggiungere le terre materne per poter evitare i piani del duca di Belfort che la vuole obbligare a sostituire l'amante del Re Sole visto che questa sta prendendo troppa importanza a Corte.
Il destino ci mette lo zampino e fa innamorare i due protagonisti che prima di trovare la giusta e meritata felicità ne passeranno di tutti i colori.
Libro corposo che si fa leggere. Secondo il mio punto di vista, la storia poteva essere narrata anche con meno pagine, ma ciò non toglie che è stato un libro che ho letto con curiosità.
Alcuni punti sono stati superficiali, ma li ho accettati. Altri avrebbero dovuto essere più approfonditi, almeno secondo la mia logica. Certi avvenimenti non me li sono spiegati, come ad esempio le spie che il Duca Belfort mette alle calcagna di Julian e Isabel e come, attraverso queste, riesce ad anticipare le mosse dei due. Un po' troppo velato. Ultima cosa: l'epilogo non mi ha soddisfatto del tutto, mi ha lasciato alcuni perché.
Isabel mi ha ricordato un po' il personaggio Angelica della saga scritta da Anne e Serge Golon, forse per l'ambientazione, il vivere nella corte del Re Sole, le cricche che, pur di essere notate dal Re, fanno qualunque cosa per far parte del seguito del monarca o dell'amante di turno.
Nel libro ho notato che l'autrice ha usato, spesso, il verbo guatare, oggi un po' in disuso, che mi ha lasciato perplessa e un paio di volte ha scritto che un certo oggetto è costato tot lire. Lire? Ho fatto una piccola e sommaria ricerca, ma non ho trovato che questa moneta avesse corso in Francia.







COME INIZIA IL ROMANZO...
PrologoMar delle Antille, 1670  Una bordata di dodici cannoni squarciò la murata di dritta del veliero francese, che avvampò con un frastuono d’inferno. Scaglie roventi e artiglieri in uniforme schizzarono verso l’alto, volute di fumo nero appestarono l’aria. La risposta, fulminea, sfondò il cassero della nave pirata, diverse palle raggiunsero vele e sartiame, scalfirono l’albero di mezzana e il trinchetto, che
oscillarono pericolosamente, sbalzando gli uomini ancorati ai pennoni. «Fuoco!» urlò in inglese una voce imperiosa.  Stavolta l’offensiva mirò più in alto, con una precisione che si fece micidiale. La fregata della flotta del Re Sole subì una scossa da poppa a prua mentre a uno a uno gli alberi, tranciati dalle palle incatenate, crollavano insieme a grovigli fiammeggianti di vele e cordami in mezzo al fuggi fuggi generale. «Ci vengono addosso armati di parrucca, calze di seta, boria e poco altro.» Il capitano pirata sogghignò beffardo, lo sguardo affascinato da tanto sfacelo, dal fuoco che stava correndo dai tronconi dell’albero maestro al fasciame lucido. «Signore! Signore!» La voce del quartiermastro risuonò ansiosa e lui si girò, nel momento in cui qualcuno lo gettava a terra, finendogli tra le braccia con un gemito rauco. Un fiotto di sangue sprizzò sul lino purissimo della sua camicia. «Padre…» farfugliò, terreo. Alzò gli occhi. Su una coffa avversa, uno dei pochi punti rimasti integri della nave francese, un archibugiere in livrea imbracciava ancora il moschetto fumante contro di loro… contro di lui. Fece per sparare di nuovo, ma cadde in acqua, centrato in pieno da una granata. La destrezza dei bombardieri della Lucky Chance era rinomata fino all’Atlantico e oltre. «Padre…» ripeté il capitano, chino sul ferito, che respirava a fatica. Alcuni uomini gli si fecero attorno e, come lui, con la sua stessa impotenza, si avvidero che la situazione era senza via di scampo. «Non lasciatemi, signore,» supplicò, imperterrito. L’usuale caparbietà gli lampeggiò in faccia, alzò la testa e gridò: «Chiamate Fabien! Presto!» Subito dopo riportò l’attenzione sull’uomo a cui doveva tutto… tutto ciò che sapeva, tutto ciò che era. «Resistete, signore. Fabien vi curerà. Lui ci salva sempre. Salverà anche voi.»  Il ferito lo guardò con uno stentato sorriso e gli batté un colpetto affettuoso sulla mano, sillabando in affanno: «Non stavolta, Julian. Non stavolta. Lo sai anche tu, ragazzo mio.» Intanto, altri francesi, i pochi rimasti in vita, come in preda a un estremo soprassalto di orgoglio, stavano puntando su di loro i cannoni  di poppa, forse gli ultimi pezzi su cui facessero ancora affidamento, e si preparavano a dar fuoco alle polveri. «Capitano, venite via da lì! Capitano!» gridò una voce, ma Julian non si mosse, del tutto esposto e incurante della mira nemica, della battaglia, di qualunque cosa all’infuori dell’uomo su cui era curvo. «Portate via il capitano! Rispondete al fuoco!» urlò Flynn, il primo ufficiale, che precipitoso, insieme ad altri, cominciava a sparare sulla linea di artiglieri avversari, cercando di bloccarne le mosse, la furia. In due presero Julian e lo tirarono su quasi a forza, aiutandolo a trascinare il ferito al riparo, pochi attimi prima che un’esplosione facesse saltare in aria parte della murata di sinistra e una pioggia di fuoco, proiettili e detriti si abbattesse sulle loro teste.  Nubi odorose di zolfo salivano dai rottami fino a confondersi con il cielo plumbeo, così dense da offuscare la vista degli scenari orrendi di entrambi i ponti invasi da morti e feriti, dal sangue che si mescolava alle macerie fumanti. Il mare rifletteva i bagliori dell’incendio che consumava la fregata della Marina francese. Un fragore cupo accompagnò la bordata che infine le sfasciò la carena, permettendo all’acqua di aggredirla in ogni più remoto recesso, di unirsi al fuoco nel suo abbraccio mortale.  Il veliero francese languì e si agitò come un capodoglio ferito a morte e presto colò a picco, scomparendo tra i flutti.  
Il capitano della Lucky Chance, stavolta, non avrebbe assistito impassibile a quel nuovo trionfo. Circondato dai suoi uomini, era inginocchiato accanto al moribondo nell’ombra del castello di prua e gli stringeva la mano.  «Padre, voi vivrete e festeggeremo insieme quest’ennesima vittoria,» gli sussurrò, ostinato, rifiutando di accettare la ferita crudele che lo dilaniava, il sangue che ne sgorgava inesorabile, portandosi via il suo vigore, la sua esistenza. «Non sono tuo padre, lo sai, ragazzo mio.» L’uomo gli sorrise in un ultimo amorevole anelito di ironia. «Questo ti aiuterà a soffrire di meno.»  «Cosa dite, signore?» Julian protestò, in tono oltraggiato. «Soffrire di meno? Di meno?» Respirò forte. «Fabien è qui. Lasciate che si prenda cura di voi.» Fece per cedere il posto al vecchio, ma una mano lo bloccò, con un’energia improvvisa e impensabile in qualcuno in quelle condizioni. «No, figlio mio, non voglio Fabien. Voglio parlare con te. Devo parlare con te.» «Dopo, quando starete meglio,» decise il giovane, ma quella mano non lo lasciava. «No, Julian, non c’è più tempo… e tu devi ascoltarmi, prima che sia tardi.» La fronte gli si imperlò di sudore freddo, la sua voce così volitiva si fece trafelata e fioca, così fioca che il capitano dovette accostarsi di più per continuare a sentirlo. «Si tratta delle tue origini. La storia della tua nascita.» «Non me ne importa nulla.» Julian s’irrigidì. «Non vi sforzate.» «L’ho promesso a tua madre,» s’impuntò l’uomo, irrequieto. «Lei ti ha scritto tutto, ti ha raccontato tutto. Troverai quelle pagine tra i miei effetti, in cabina. Devi leggerle, Julian, lei voleva che tu le avessi, alla mia morte… Lei voleva che tu sapessi la verità,» insistette, sfogando in un rantolo la fatica immensa di mettere insieme tutte quelle parole, trattenere per un altro poco la vita che lo abbandonava. «Quella pallottola era per me… Io non mi rassegnerò mai…» La voce, abituata alle inflessioni del comando, si ruppe tra gli spasimi della rabbia e della disperazione. Qualcosa illuminò il volto sempre più esangue, sempre più lontano, ma dall’inalterata fierezza, del morente.  «Devi, invece, perché questa è la morte migliore che potessi desiderare. Non biasimare il mio orgoglio. Tu e tua madre, solo voi avete contato per me… sempre…» «La pagheranno, padre,» bisbigliò Julian, pur consapevole che non lo avrebbe sentito. Il suo sguardo incontrò quello di Flynn. Lo conosceva da oltre dieci anni e, in quel momento, ebbe la sensazione che sapesse che, per la prima volta, lo avrebbe visto piangere.   
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L'AUTRICE
Maria Campanaro è nata nel 1976, risiede ad Asti ed è laureata in Scienze politiche. L’innato amore per la lettura è il suo toccasana contro gli urti della vita. Da esso è scaturito fin dalla più tenera età il piacere di scatenare l’immaginazione e creare storie e personaggi, sbizzarrirendosi nell’intrecciarli e farli vivere sulla carta. Maria ama inoltre i viaggi, la musica, il cinema, le serie tv ben costruite e tutto ciò che è dispiego di creatività, fantasia e originalità. “Nessun porto nella nebbia” è il suo primo romanzo.

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3 commenti:

  1. Gentilissima Iaia,
    sono Maria, l'autrice del libro. Ti ringrazio per l'attenzione che hai dedicato a me e al mio lavoro, e per la ricca presentazione che è dedicata in questa pagina al mio romanzo, comprensiva di prologo e booktrailer.
    Mi rincresce molto per le perplessità che ti ho suscitato, mi scuso se alcuni punti non ti sono apparsi abbastanza chiari.
    Sono onorata per il paragone tra la mia protagonista e la famosissima Angelica, sei troppo buona!
    In merito alle lire utilizzate al tempo del Re Sole, sono menzionate in un importante sito dedicato al barocco, e nella biografia di Luigi XIV scritta da Guido Gerosa da me consultata durante la stesura.
    Complimenti per il vostro lavoro, vi seguo sempre con molto interesse e la vostra pagina FB è fantastica.
    A presto, Maria

    RispondiElimina
  2. Mi fa piacere che la tua precisazione sulle lire sia fondata su una tua ricerca. Ho voluto sottolineare questa cosa, sperando proprio in un tuo intervento, che è avvenuto. Bene.
    In bocca al lupo! ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille, crepi il lupo ;-)
      Maria

      Elimina

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