Summer in Love 2017: " NELLA CITTA' DEL SILENZIO" di Miriam Formenti


L'ESTATE E' ORMAI AL CULMINE... COME LA STATE VIVENDO? SPERIAMO AL MASSIMO. SICURAMENTE MOLTE DI VOI SI STANNO DIVERTENDO A LEGGERE LE STORIE DI  SUMMER IN LOVE 2017, SIAMO FELICI VI STIANO PIACENDO. 
OGGI MIRIAM FORMENTI CI REGALA UN LUNGO RACCONTO PER INAUGURARE IL WEEKEND CHE CI PORTA NELLA MISTERIOSA  E AFFASCINANTE ISOLA DI MALTA. BUONA LETTURA!


Dopo aver visitato lo storico palazzo Falson, Roxy camminò ancora a lungo, e quando si fermò, all’inizio di una breve scalinata, si appoggiò a un muretto e ammirò lo splendido panorama tutto attorno… Mdina era così affascinante! L’antica capitale di Malta, con le sue viuzze, le antiche residenze signorili e i suoi bastioni medioevali era stupenda. Era chiamata con rispetto la città del silenzio, e a ragione.
Mentre osservava la facciata di un palazzo barocco, si trovò a pensare a come tutto, su quell’isola, fosse romantico e fiabesco; la dolcezza del clima, i colori, il mare di cristallo… Era arrivata a Malta tre giorni prima, a seguito di una decisione improvvisa appena terminato un incarico importante per l’agenzia pubblicitaria per cui lavorava, e non se n’era pentita. Era luglio, il caldo era secco e la brezza piacevole, mentre il resto dell’Europa andava a fuoco. Una vacanza presa per pura fortuna all’ultimo minuto, in un albergo senza pretese che, comunque, offriva un discreto servizio.
Chiuse gli occhi sospirando piano, godendo di quel vento gentile, e fu con fastidio che si riscosse udendo, a pochi passi da lei, un grido acuto.
Aprì gli occhi e vide una bambina di cinque o sei anni correrle incontro. Sbalordita, lasciò che la piccola le stringesse le braccia al collo e che si arrampicasse su di lei. Sentì la bocca morbida e umida baciarla sulla guancia e poi la testolina bruna posarsi nell’incavo della sua spalla.
D’istinto le fece una timida carezza sui capelli, e la piccola, come un cucciolo grato, sollevò lo sguardo per regalarle un sorriso felice.
― Oh… ― riuscì soltanto a dire senza sapere cos’altro fare. E guardando con aria di scusa la ragazza che accompagnava la bambina e che, ferma come una statua, la fissava perplessa, aggiunse imbarazzata: ― Non capisco…
La ragazza si riprese e la sua espressione si fece glaciale. ― La lasci, la prego.
― Non la sto trattenendo ― sussurrò Roxy in tono colpevole, pur sapendo di non aver fatto nulla per provocare quell’infantile, patetica manifestazione d’affetto.
L’altra la ignorò e si rivolse con dolcezza alla bambina.
― Lidia, tesoro, dobbiamo rientrare.
― Voglio stare con la mia mamma ― pianse la bambina, scuotendo la testolina e aggrappandosi più forte al corpo di Roxy.
― Lo so, ma è solo una signora che le somiglia. Vieni, ti prego.
La piccola sollevò la testolina e guardò Roxy negli occhi, come a chiedere conferma, mentre lei, muta e dispiaciuta, la ricambiava.
All’improvviso, sentendo un nodo stringerle la gola, desiderò non essersi fermata a riposare su quel muretto. Non avrebbe mai voluto vedere lo sguardo deluso e rassegnato di quella piccolina, mentre lasciava ricadere le braccia esili e, docile, con gli occhi azzurri pieni di lacrime, offriva la manina alla ragazza che era con lei.
Respirò a fondo guardandole sparire oltre il portone del palazzo che soltanto pochi attimi prima aveva ammirato, poi si alzò di scatto. Doveva andarsene da lì, lontana da quella piazzetta, lontana dal dolore che si era trovata a immaginare e che lei stessa aveva provato quando, ancora molto piccola, aveva perso la sua mamma. Ricordava che le bastava vedere una donna snella, bionda con i capelli lunghi per correrle accanto, prenderle la mano e guardarla, cercando in quel viso sconosciuto i tratti tanto amati. Questo fino a quando, col tempo, aveva compreso che sua madre non sarebbe tornata mai più.
Raggiunse la fermata del bus con l’ansia di lasciare Medina, e una volta a La Valletta, in albergo, si sentì stranamente al sicuro, lontana da quella penosa sofferenza infantile.
Cenò in un ristorante a due passi dall’hotel, passeggiò in una viuzza piena di negozi senza trovare l’entusiasmo per fare degli acquisti e, infine, decise di tornare nella propria camera.
L’impiegato le diede la chiave e la informò che un signore l’attendeva nella hall, accennando a un tipo alto e bruno, con addosso un completo marrone e una maglia con scollo a V di un colore appena un po’ più chiaro, in piedi accanto a un tavolo carico di dépliant.
***
Avanzò verso di lui, che era rimasto fermo a guardarla e, chiedendosi chi fosse e cosa volesse, azzardò un incerto sorriso.
― Buonasera. Mi hanno detto che mi ha cercata, ma non la conosco.
L’uomo non ricambiò il sorriso. ― Sul serio? Stai facendo il gioco della smemorata? Vieni, dobbiamo parlare ― disse deciso, afferrandole un braccio e guidandola attraverso l’arco che si affacciava sul giardino.
Lei si fermò prima di varcare quella soglia, preoccupata. ― Non verrò da nessuna parte con lei! Se proprio deve parlarmi lo faccia qui.
Lui le lanciò uno sguardo ironico. Aveva occhi azzurri e luminosi, gelidi come la neve. Poi si guardò intorno.
Sedute su un divano ad angolo, tre ragazze stavano chiacchierando allegramente, mentre una coppia appena scesa dall’ascensore si stava avvicinando alla reception, lontana da loro appena pochi metri.
― Preferisco che quello che dobbiamo dirci resti fra noi. Immagino anche tu, nonostante finga il contrario. Ma se non ti piace il giardino e desideri salire nella tua camera, d’accordo.
― Crede sul serio che potrei invitarla nella mia stanza?
― Ricordo che lo hai già fatto almeno in un paio di occasioni ― replicò lui sarcastico. ― Tranquilla, non ti ucciderò, anche se mi piacerebbe. E non ti picchierò. Non vali nemmeno una denuncia. Fuori è soltanto più appartato. Del resto non credo che oggi tu sia venuta davanti a casa mia soltanto per guardare tua figlia. Sei sempre stata una pessima madre, e non capisco davvero come Lidia possa rimpiangerti ancora, dopo che l’hai abbandonata. Roxy deglutì. Quindi, il gesto della bambina che aveva incontrato quel pomeriggio non era nato soltanto dalla fantasia e dal bisogno. In lei aveva visto davvero sua madre e bastava fare due più due per capire che anche quell’uomo credeva che lei fosse Laura. ...


PER CONTINUARE A LEGGERE 
IL RACCONTO 
CLICCA QUI


IL PROSSIMO RACCONTO DI SUMMER IN LOVE 2017 SARA' PUBBLICATO 
LUNEDI' 21/8. 
VI ASPETTIAMO!




Nessun commento:

Posta un commento

I VOSTRI COMMENTI ARRICCHISCONO IL BLOG! GRAZIE. (Se li lasciate ricordatevi di firmarli, ci piace sapere chi siete!)
I commenti contenenti offese o un linguaggio scurrile verranno cancellati.

SEGUITE TRAMITE EMAIL

I RACCONTI RS SELEZIONATI DAL BLOG ORA IN EBOOK!

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.

I contenuti e le immagini sono stati utilizzati senza scopo di lucro ai soli fini divulgativi ed appartengono ai loro proprietari. Pertanto la loro pubblicazione totale o parziale non intende violare alcun copyright e non avviene a scopo di lucro. Qualora i rispettivi Autori si sentano lesi nei propri diritti, sono pregati di contattarmi e in seguito provvederò a rimuovere il materiale in questione.

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

VENITECI A TROVARE SU FACEBOOK

VENITECI A TROVARE SU FACEBOOK
Clicca sull'immagine e vai alla nostra pagina FB

NOI CON VOI...GUARDA IL VIDEO!