Summer in Love 2017: " IL CANTO DELLA SIRENA" di Adele Vieri Castellano - 1^ PARTE


SIAMO ARRIVATE ALLA QUARTA SETTIMANA DI AGOSTO, MA SIA CHE SIATE GIA' TORNATE A CASA  O CHE ANCORA VI STIATE GODENDO LE VACANZE, IL NOSTRO NUOVO RACCONTO DI SUMMER IN LOVE 2017 E' QUI CHE ASPETTA DI ESSERE LETTO!
QUELLO DI OGGI E' FIRMATO DA ADELE VIERI CASTELLANO CHE HA DEDICATO LA SUA STORIA A UNO DEI PERSONAGGI DELLA SUA SERIE STORICA ROMA CAPUT MUNDI...CHI SARA'?... BUONA LETTURA!

NB: VISTA LA LUNGHEZZA DEL RACCONTO LO ABBIAMO DIVISO IN DUE PARTI.


1 
 Isola di Poros, mar Egeo - 802 a.U.C. Maius, Idi (49 d.C., 7 maggio) In piedi sulla scogliera Brinnone ascoltava la voce sensuale del mare.
Si era sempre considerato come qualcuno di ragionevole, nonostante fosse un guerriero che portava su di sé le cicatrici di molte battaglie ma, per una ragione inspiegabile, in quel pomeriggio di sole, sentiva i suoi istinti riprendere il sopravvento.
Non andava bene.
Fece un passo indietro e rimirò la scultura raffigurante una sirena, che aveva incastrato in un anfratto di roccia rivolto verso l’orizzonte.
Modellare il metallo era una passione, uno sfogo. Se anni prima aveva temprato le armi dei romani, adesso si riteneva un artista e qualcuna di quelle sculture, ricavate da lastre di ferro e bronzo, decoravano il sentiero che dalla villa conduceva al mare.
L’odore della salsedine e quello della resina scaldata dal sole gli solleticarono le narici, mentre regolava, con un ultimo tocco, la posizione della mitica creatura di metallo sull’orlo del precipizio.
Quando fu soddisfatto, osservò dall’alto la superficie azzurra macchiata da pennellate di candida spuma.
La voce del senatore Marco Quinto Rufo, amico fraterno e compagno di molte battaglie, a un tratto gli parve risuonasse ancora nitida nella sua testa:
«Nei prossimi mesi non avremo bisogno di te qui a Roma, batavo.»
«Potrei tornare in Germania» aveva risposto lui, tranquillo. «Quinto Decio Aquilato ha qualche noia con le tribù confinanti.»
Il romano si era alzato, scuotendo il capo.
«No, andrai in Grecia. Da qualche tempo i ricchi mercanti di ceramica delle isole di Poros ed Egina sono vittime dei pirati.»
Non era stato facile organizzare la flotta difensiva, tantomeno conquistare i rudi e sospettosi greci che, da secoli, solcavano il mare con le pesanti navi mercantili. Ma col
passare dei mesi, la cattura di predoni e in particolare, la crocifissione di uno dei capi, era riuscito a scalfire la loro diffidenza e a conquistarsi un posto d’onore tra l’aristocrazia isolana.
Poche settimane prima aveva finalmente inviato una missiva a Rufo, in cui lo informava di aver portato a termine la missione con successo.
Osservò gli scalini intagliati nella roccia che, ripidi, portavano all’insenatura.
La vista era mozzafiato, l’acqua calma dai riflessi verde-azzurri risplendeva quasi fosse uno smeraldo racchiuso tra pareti di roccia, così limpida da distinguere i pesci e i coralli del fondale.
Il sole gli riscaldò le spalle nude mentre scendeva deciso a fare un bagno, e fu in quel momento che dal basso udì provenire il canto. Si fermò e un brivido gli attraversò la pelle.
Limpido, dolcissimo, sfuggente.
Lo ammaliò, lo disorientò, gli fece provare inaspettate e sensuali emozioni. Gli parve di essere Ulisse legato con solide cime all’albero maestro eppure desideroso, anche a costo della vita, di gettarsi in mare per afferrare finalmente l’inafferrabile.
Alzò il volto cercando con lo sguardo la sirena che aveva forgiato. La individuò a stento tra i cespugli di mirto, immobile guardiana dell’orizzonte.
Non era lei che cantava ovviamente eppure, per un istante, visse quell’illusione poiché la voce portata dal vento sembrava scaturire dalle rocce, provenire dal mare e dalla terra scaldata dal sole.
Un’allucinazione?
Non ci credeva più, non era possibile.
«Questa volta non mi sfuggirai» mormorò tra sé e sé, riprendendo la frettolosa discesa dei gradini sconnessi. «Non sei un fantasma, né una sirena.»
D’accordo, viveva come un recluso in quella villa, inaspettata ricompensa dei mercanti per averli liberati dalla calamità, ma non poteva essere diventato folle in quei giorni di solitudine.
Si era rilassato, aveva scolpito nella sua fornace, esercitato col gladio, le serve lo avevano massaggiato, vezzeggiato, aveva fatto sesso e si era nutrito dei cibi migliori. Era in perfetta forma fisica, ma la sua mente?
Si lasciò sfuggire una roca risata.
La sua mente stava benissimo, perché quella voce l’avrebbe riconosciuta tra mille. Certe persone non dimenticavano mai un volto ma lui, Brinnone, non dimenticava mai una voce.
L’aveva udita nei momenti più disparati della giornata, senza riuscire a capire da dove provenisse, se da un luogo reale o dalla sua immaginazione.
Mentre poggiava i piedi sugli scogli bagnati dal mare, si convinse che il canto apparteneva non a una mitica creatura dei mari, né a una ninfa dei boschi, ma a una donna in carne e ossa, viva e reale.
Percepì le ultime note prima che si dissolvessero nell’aria. Il silenzio si protrasse per un lungo momento poi, a un tratto, vide qualcosa dall’altra parte dell’insenatura: un paio di braccia lisce che fendevano la superficie trasparente del mare.
La sua nuca fu percorsa da un pizzicore, che proseguì lungo la schiena e si irradiò in tutto il suo corpo. Seppe per istinto che era lei. ....
 

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IL RACCONTO 
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LA SECONDA PARTE DE "IL CANTO DELLA SIRENA" VI ASPETTA SUL BLOG 
VENERDI' 25/8 .
NON MANCATE! 

 


2 commenti:

  1. bellissimo racconto mi ha stregato brava Adele Elisabetta

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