Summer in Love 2017: " IL CANTO DELLA SIRENA" di Adele Vieri Castellano - 2^ PARTE


QUESTO WEEKEND, APPUNTAMENTO CON SUMMER IN LOVE 2017 E LA SECONDA E ULTIMA PARTE DEL RACCONTO DI ADELE VIERI CASTELLANO INIZIATO LUNEDI' SCORSO (QUI). COSA SUCCEDERA' AL TEMERARIO BRINNONE E ALLA BELLA EUMELIA?... BUONA LETTURA!


Eumelia sentì le forze abbandonarla. Il freddo la stringeva in una morsa, la brezza che qualche ora prima anelava per il troppo caldo adesso soffiava su di lei un alito di morte.
Non sentiva più i piedi, né le ginocchia, imprigionate nella morsa viscida, implacabile, che la teneva ancorata al fondo.
Aveva ubbidito alla voce stentorea che, da riva, le aveva ingiunto di restare ferma ma quell’immobilità era difficile da mantenere. Le sue membra si ribellavano all’ordine che le suggeriva anche il buonsenso.
Le venne da piangere, ma non per la triste sorte toccatale o per la sua avventatezza: il suo amato guerriero era lì, la sola persona al mondo che avrebbe voluto accanto in un momento simile.
Quando l’aveva chiamata “mio dolce tesoro”, aveva capito che il suo desiderio era stato esaudito ma avrebbe pagato a caro prezzo l’amore del germano.
«Oh padre Apollo, ti ringrazio,» non poté che sussurrare rivolta alle sacre acque che la stavano divorando. «Non mi importa di morire, ma preserva la sua vita e rendilo felice, ti prego.» E dopo queste parole appena sussurrate, si rassegnò all’inevitabile iniziando a cantare come Brinnone le aveva chiesto.
Fu un’ardua impresa far uscire la voce dalle labbra tremanti, le parve di non ricordare nessuna canzone, nessuna parola ma poi, osservando l’uomo indaffarato sulla spiaggia che si spogliava, tagliava, lacerava un tessuto, invocava gli dèi e poi li malediva in una lingua sconosciuta, gemeva o sospirava vittorioso, si intenerì e cantò per lui, per il suo amore che sperava di salvarla.
Ogni tanto la spronava, la lodava, la rassicurava ma non si fermava mai, febbrile nella sua nudità e lei neppure smise di cantare amandolo con la voce, sprofondando fino alle cosce.
Lo fissò con lo struggimento delle cose ormai perdute, della nostalgia, della mancanza e, anche se non lo aveva mai avuto, anche se non avevano mai diviso un letto o una cena, Eumelia sapeva che, se fosse vissuta, lo avrebbe amato e gli avrebbe dato dei figli, lottando contro quel despota di suo padre fino allo sfinimento.
Si diede della stupida per non essersi opposta con sufficiente energia alla farsa di quel matrimonio, al denaro, al potere. Ora comprendeva che nulla contava, se non l’amore e i sentimenti. Niente contava di più di quell’uomo che stava lottando per lei.
«Kyría, ora ascoltami» tuonò la voce di Brinnone e lei tacque.
Stava avanzando con le sue cosce possenti, il suo torace glabro, il suo volto rapace, in mano un’asta lunghissima come un lanciatore di giavellotto sulle piste assolate di Olimpia.
Un atleta, il suo bellissimo eroe.
«Ora dovrai aiutare te stessa. Quando te lo dirò, afferra l’estremità della pertica e poi gettati in avanti nell’acqua, io ti tirerò fuori.»
«Il fango mi arriva quasi alla vita, non c’è più speranza per me. Non avvicinarti, ti prego!» gridò disperata.
«Tu sei la mia speranza, il mio destino, Eumelia. Non pensare ad altro che a raggiungermi, così che possa finalmente stringerti fra le braccia. Lo sogno da tanto tempo e, per tutti gli dèi della Grecia e di Roma, stanotte lo farò, lo giuro.»
Eumelia si riscosse dal torpore gelido che sembrava immobilizzarla, afferrò la canna con entrambe le mani allungandosi fino allo stremo, fino a sentire dolore ovunque.
Appena si trovò in parte distesa come una nuotatrice sulla superficie, un potente strattone le fece
sgusciare via la presa dalle mani. Sprofondò nell’acqua, bevve, sentì la gola bruciare insieme ai polmoni ma, a un tratto, i suoi occhi spalancati videro un lucore nell’acqua torbida e qualcosa la sfiorò.
La paura, l’emozione, stavano per farla affogare ma a un tratto udì come un risucchio e le parve che le sue gambe venissero sollevate dal fondo con una forza gentile, quasi inumana, che sconfiggeva quella più subdola del fango.
«Eumelia!»
Lo udì chiaramente il grido disperato e conscia che quel pazzo si sarebbe lanciato nel lago per morire con lei, diede un colpo di reni e riemerse riuscendo, chissà come, a respirare di nuovo e a ritrovare l’estremità della pertica.
Questa volta non mollò.
I polpacci, al secondo strattone, tornarono liberi e, con un sinistro risucchio, il fango cedette e venne trascinata via.
«Sono fuori, sono libera!» gridò, la testa quasi sommersa, l’acqua che le inondava la bocca, il volto, le orecchie. Ma ormai nulla aveva più importanza, se non gettarsi tra quelle braccia che l’avevano strappata dal fondo. ...



PER CONTINUARE A LEGGERE 
LA SECONDA PARTE DEL RACCONTO 


IL PROSSIMO, E ULTIMO, RACCONTO DI SUMMER IN LOVE 2017 SARA' PUBBLICATO 
LUNEDI' 28/8. 
VI ASPETTIAMO!

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