IL RIFUGIO DELLE GINESTRE di Elisabetta Bricca (Garzanti)


Autrice: Elisabetta Bricca
Genere: Contemporaneo
Ambientazione: Umbria
Pubblicazione:  Garzanti, giugno 2017, pp. 196, €16,90
Parte di una serie: No
Disponibile in ebook a € 9,99

TRAMA: È una calda mattina d’estate sulle colline umbre e nell’aria aleggia un profumo inconfondibile di rose e lavanda. Sveva è solo una bambina e sta correndo felice nei campi non lontani da casa. Al collo il suo ciondolo preferito. Non è un ciondolo qualsiasi: racchiude una piccola radice di ginestra, il fiore della forza e dell’attaccamento alle proprie origini, simbolo di un passato che le parla di tradizioni popolari e antiche leggende. 
Ormai sono passati anni da allora e Sveva non crede più in quelle storie. Da quando si è trasferita a Roma per fare la copywriter in un’agenzia di grande successo, ha preferito lasciarsi alle spalle quel passato ingombrante in cui non si riconosce più. 
Eppure, è in quel casale della sua infanzia, pieno di ricordi e segreti nascosti, che ora deve tornare. Gliel’ha fatto promettere sua madre. Sua madre che, prima di morire, riesce solo a rivelarle che lì potrà trovare piccole tracce in grado di condurla a suo padre. Quel padre che Sveva non ha mai conosciuto. Per lei non c’è altra scelta che partire. E non appena arriva in quella terra dove è ancora la natura a dettar legge, il ciondolo recupera la sua antica forza e le ricorda che solo qui potrà trovare le risposte alle tante domande su sé stessa e sulle proprie origini che la tormentano da anni. Ora, Sveva è pronta a cercare e conoscere la verità. Per lei è finalmente arrivato il momento di chiudere una volta per tutte con il presente e guardare al futuro con occhi nuovi. Ha bisogno di recuperare le proprie radici e sentirsi di nuovo a casa proprio in quel luogo che conserva echi di amicizie autentiche e di amori che superano la prova del tempo. Perché non è mai troppo tardi per scegliere ancora la vita e l’amore, anche se a volte sembrano lontani e inafferrabili.


Sveva è una donna che lavora a Roma come copywriter, ha appena perso la madre e così decide di punto in bianco di licenziarsi e tornare in Umbria dove da bambina ha trascorso anni indimenticabili. Un motivo importante che la spinge a tornare in quella regione è che lo ha promesso a sua madre in punto di morte, e perché la stessa le ha dato degli indizi per scoprire chi sia suo padre.
La mancanza del genitore vicino a lei è stato per Sveva un grosso problema e ora vuole scoprire la verità. Sarà doloroso per lei rivivere i ricordi che la attaccano a quella terra, ma dovrà affrontarli ed effettuare anche un viaggio fino in Calabria, a Tropea, dove troverà il padre che le spiegherà i motivi del suo silenzio.
Un libro che mi è piaciuto molto, scritto con grande semplicità, diretto, con momenti allegri e momenti tristi. Sveva è un bel personaggio come quelli di contorno, c'è un pizzico di "magia", di tradizioni umbre e tropeane che rendono il romanzo accattivante, nonostante a tratti ci sia la malinconia che la fa da padrona, ma in questa storia direi che è necessaria. D'altra parte Sveva deve fare questo viaggio interiore per trovare la pace in se stessa e per sorridere alla vita.
 

COME INIZIA IL ROMANZO...
PROLOGO
Colline umbre
Si addormenta e sogna sentieri bianchi e sterrati, e il respiro della sua anima innocente nel soffio della primavera e tra le braccia di Malvina. Senza pensare. Né a sua madre né a suo padre. Dorme, semplicemente, come la bambina che è, su lenzuola odorose di spigo.

Si sveglia di colpo, quando si accorge che un’ape le sta ronzando nell’orecchio.
Il riflesso nella stanza ora è d’ambra. Si alza dal letto, si avvicina alla finestra e scosta le tende. Un tramonto rosso come una ciliegia matura ammanta le colline.
Sulla ghiaia che ricopre il viale, un merlo zampetta beccando. Sveva intuisce che si tratta di una femmina perché non ha il becco giallo. Glielo ha detto Malvina. Così come le ha insegnato a distinguere i rondoni dalle rondini, che tagliano il cielo per raggiungere i nidi che hanno costruito sotto la grondaia del tetto del casale. Così come le ha insegnato a riconoscere le piante cattive da quelle buone, il bene dal male.
Malvina, che vive nel casolare vicino, in fondo al sentiero ombreggiato dal bosco, indossa fazzoletti a fiori legati sotto il mento, c’è sempre quando ha bisogno di lei, e le raccoglie i capelli in due strette trecce assestandole scappellotti quando si ribella. Sveva si muove ancora assonnata. C’è un profumo soffice e caldo che proviene dal piano di sotto. Scende a piedi nudi.
Malvina di spalle, nella cucina di cotto rosso, inforna trecce di pasta.
Sente i piccoli passi e si volta. Porta un grembiule sopra il vestito da casa azzurro, e ha uno sbaffo bianco di farina sul mento.
«Vieni a prenderne una», la invita. Sveva si avvicina, sfiora la superficie lucida di rosso d’uovo: è ancora calda.
«Dov’è la mamma?» chiede.
Malvina si siede, la lunga treccia di capelli ramati con qualche filo bianco scivola di lato su una spalla. «È andata fuori a cena con un amico.» Batte con il palmo della mano sulla sedia accanto alla sua. «Vieni a sederti, mangia.»
«Volevo che mi leggesse una storia, stasera.» Sveva scansa il pane, mette il broncio. Malvina la guarda con tenerezza, le sfiora una guancia con le dita sporche di farina.
«Posso farlo io, se vuoi.» Sveva annuisce, poco convinta, muovendo le gambe magre avanti e indietro sulla sedia.
«Titania e le fate del bosco hanno ancora molte cose da raccontare», dice Malvina, modulando la voce in un sussurro. «E anche il vecchio gufo», continua, imitando il verso del rapace. Le fa il solletico cercando di strapparle un sorriso, che non arriva.
«Smettila, mi fai male», risponde Sveva, scansandosi. «Voglio la mamma.» Allunga una manina per prendere la coroncina di ginestre poggiata sul tavolo.
«L’ha lasciata per te», mente Malvina.
È una mezza verità. Ljuba l’ha intrecciata e poi se l’è dimenticata sul tavolo.
Sveva se la pone sul capo con un moto di orgoglio.
Malvina sospira. «Ti va di aiutarmi?»
La piccola la guarda, senza entusiasmo. «Se lo faccio, poi posso andare a salutare il grande albero?»
Malvina sospira di nuovo. Il grande albero è l’ulivo secolare che si trova al limitare del campo dietro il casale. Un luogo magico, il custode di tempi antichi, dove anche lei si recava spesso da bambina per ascoltare il proprio cuore e farsi consolare dall’energia della Natura.
«E le tue amiche fate?»
La bambina annuisce.
«Certo che puoi, so quanto ti è caro, ma prima dammi una mano a impastare. Vuoi?»
Sveva si acciglia e le mostra la lingua.
Malvina apre il cassetto del tavolo, tira fuori un grembiule rosso, glielo lega stretto sotto le ascelle. La fa mettere in ginocchio su una sedia, crea per lei una piccola fontana di farina, versa al centro il lievito sciolto nell’acqua. Sveva v’immerge le manine, e il profumo della pappa di acqua e farina le ricorda quello della pioggia e del granaio.
Malvina, le mani sopra quelle della piccola Sveva, lavora l’impasto con lei.
Lo fanno insieme, seguendo lo stesso movimento ondulatorio, intrecciando le dita fra loro nella morbidezza della pasta.



*****
L'AUTRICE
Elisabetta Bricca, nata e cresciuta "ner core" di Roma, è laureata in Sociologia, comunicazione e mass media; è copywriter, autrice e traduttrice. Vive con il marito e le due figlie al Rifugio del Daino, un antico casolare umbro circondato da ulivi e boschi, che domina il Lago Trasimeno. È appassionata di arte, cucina, vino e natura.
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