VICTORIA di Daisy Goodwin (Sonzogno)


E' USCITO IL 1 GIUGNO IN LIBRERIA, PUBBLICATO DA SONZOGNO, "VICTORIA", UNA BIOGRAFIA ROMANZATA SULLA VITA DELL'OMONIMA REGINA FIRMATO DALL'AUTRICE INGLESE DAISY GOODWIN, CHE HA ANCHE FIRMATO LA SCENEGGIATURA DELLA SERIE DI SUCCESSO TRATTA DA QUESTO LIBRO E TRASMESSA IN ITALIA SU LA EFFE.
VICTORIA
Autrice: Daisy Goodwin
Traduttrice: A. Di Luzio
Edizione: Ed. Sonzogno, giugno 2017, pp.432, cartaceo:prossima pubblicazione
Disponibile in ebook a €9,99 

*****
Vittoria ha solo diciott’anni quando, nel 1837, la morte dello zio Guglielmo IV la innalza al trono d’Inghilterra. Esce da un’adolescenza malinconica e nei suoi primi giorni da regina viene guardata a vista dalla madre e dall’onnipresente e ambizioso Sir Lord Conroy, che esercita una grossa influenza sugli affari di stato e si sente minacciato dal carattere indipendente della giovane sovrana. Sebbene il potere la
seduca fin da subito e le conferisca una straordinaria energia, le prime mosse dell’inesperta Vittoria sono però piuttosto avventate, soprattutto quando solleva pesanti, e ingiusti, sospetti contro l’inseparabile dama di compagnia di sua madre, accusata di intrattenere una relazione con l’odioso Conroy. Questo e altri passi falsi gettano una luce sinistra sulla regina, che non piace né al parlamento né ai sudditi. Gli scandali si succedono, insieme agli intrighi della corte per ostacolare la sua ascesa. Inoltre, agli stentati inizi sembra che stia per aggiungersi un matrimonio di pura convenienza dinastica. E invece... Le nozze con il cugino Albert si riveleranno il felice punto di svolta della vicenda pubblica e sentimentale di Vittoria d’Inghilterra, destinata, grazie alla non comune abilità politica e all’intrepida personalità, a segnare l’Ottocento britannico e a diventare una delle più grandi figure femminili della storia.

COME INIZIA IL ROMANZO... 
Prologo

Kensington Palace, settembre 1835

La luce fioca dell’alba illuminò una crepa nell’angolo del soffitto. Il giorno prima quell’incrinatura sembrava avere la forma di un paio di occhiali, ma durante la notte un ragno aveva ricamato la sua tela nelle fessure, riempiendone i vuoti, e adesso aveva preso le sembianze d’una corona. Non la corona che portava suo zio, pesante e scomoda, ma il genere di coroncina che solo una regina potrebbe indossare: delicata come un merletto, ma al tempo stesso solida. Dopo tutto la sua testa, come la mamma e Sir John non si stancavano mai di rimarcare, era estremamente piccola: quando sarebbe arrivato il momento, e oramai era solo questione di tempo, avrebbe avuto una corona che le calzasse a pennello.
Sua madre, nel letto accanto al suo, russava. «Nein, nein!» gridava nel sonno, combattendo contro demoni immaginari. Quando sarebbe stata proclamata regina, avrebbe insistito per avere una camera tutta per sé. La mamma avrebbe piagnucolato, ovviamente, e avrebbe detto che voleva solo proteggere la sua preziosa Drina, ma lei sarebbe stata inamovibile. Già s’immaginava mentre pronunciava le seguenti parole: «In qualità di monarca, dispongo della protezione dell’intera Cavalleria Reale, mamma cara. Sarò senz’altro al sicuro nella mia camera.»
Un giorno sarebbe stata regina. Ora ne aveva la certezza. Suo zio il re era anziano e non godeva di buona salute, ed era troppo tardi perché sua moglie, la regina Adelaide, mettesse al mondo un erede. Vittoria – come lei stessa preferiva essere chiamata, benché sua madre e tutti gli altri la chiamassero Alexandrina, o peggio ancora Drina, un diminutivo che trovava più umiliante che vezzoso – non sapeva però quando sarebbe arrivato quel momento. Se il re fosse morto prima che lei raggiungesse la maggiore età, di lì a due anni, era assai probabile che sua madre, la duchessa di Kent, avrebbe ottenuto la reggenza, e Sir John Conroy, il suo fiduciario speciale, sarebbe stato al suo fianco. Vittoria guardò il soffitto. Conroy era come quel ragno: aveva tessuto la sua tela imprigionando l’intero palazzo. Sua madre era stata una preda facile, ma lei non sarebbe mai caduta nella sua trappola.
Benché fosse un caldo mattino di giugno, Vittoria sentì un brivido. Tutte le settimane, in chiesa, pregava per la salute del re, e nella sua mente aggiungeva una piccola postilla per l’Onnipotente implorandolo di non accogliere Sua Maestà Guglielmo IV tra le sue braccia prima del giorno in cui lei avesse compiuto il diciottesimo anno.
Vittoria non aveva un’idea chiara di cosa significasse essere regina. Le erano state impartite lezioni di storia dall’istitutrice Lehzen ed era stata ben istruita sulla Costituzione dal Decano di Westminster, ma nessuno le aveva mai detto in che modo una regina trascorresse le sue giornate. Il re suo zio sembrava passare gran parte del tempo a sniffare tabacco e a lamentarsi di quelli che che definiva “i maledetti Whig”. L’aveva visto una volta sola con la corona in testa, e solo perché lei stessa gli aveva chiesto di indossarla. Le aveva detto che la metteva solo quando presenziava in Parlamento, e l’aveva anche invitata ad accompagnarlo in seduta, cosa che lei avrebbe gradito immensamente. Ma sua madre glielo aveva vietato, poiché la riteneva troppo giovane. Successivamente, mentre cercava un album di acquerelli in salotto ed era nascosta da un divano, aveva sentito sua madre che ne parlava con Sir John.
«Come posso permettere che Drina si faccia vedere in pubblico in compagnia di quel vecchio barbagianni?» aveva domandato sua madre in tono adirato.
«Prima si toglie di mezzo, a forza di bere, e meglio è per tutti» aveva incalzato Sir John. «Il paese ha bisogno di un monarca, non di un buffone.»
«Povera piccola Drina» aveva sospirato la duchessa. «È troppo giovane per una responsabilità così grande.»Al che Sir John, sfiorandole un braccio, l’aveva rassicurata dicendo: «Non regnerà da sola. Noi due veglieremo sul suo operato, impedendole di fare sciocchezze. Sarà in mani sicure.»
Sua madre aveva abbozzato un sorrisetto di cortesia, come faceva ogni volta che Sir John la toccava. «Povera piccola fanciulla senza padre. È davvero fortunata a poter contare su di voi, che la sostenete in ogni cosa.»




LA SERIE TV


VICTORIA & ALBERT


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L'AUTRICE
Daisy Goodwin (1961) è scrittrice, produttrice e sceneggiatrice televisiva inglese. Ha pubblicato due romanzi, tradotti in Italia da Sonzogno:L’ereditiera americana (2013) e L’amante inglese di Sissi (2014). Alla regina Vittoria ha dedicato questo romanzo, nonché l’omonima serie televisiva, in onda su laeffe. 
Vive a Londra con i tre cani, le due figlie e il marito.


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1 commento:

  1. Penso proprio che lo leggerò, non ero a conoscenza di questa biografia romanzata, grazie per la segnalazione. Così come per la serie televisiva inglese, ho trovato tanti pareri positivi, qualcuna di voi l'ha vista? io purtroppo non ho sky, e da quando Laeffe è passata con loro, sembra che le serie televisive interessanti siano parecchie - vedi anche quella di Ross Poldark... che peccato non poter vedere tutto, cercherò di vedere anche questa in inglese con il dvd
    Maristella

    RispondiElimina

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