IL PROFUMO, UN PO' DI STORIA di Adele V. Castellano


Il profumo pervade la storia e la cultura dell’uomo da quasi sette millenni. Presso tutti i popoli ha svolto sia una funzione religiosa che profana. Profumo viene dal latino “per fumum” ovvero, “attraverso il fumo”. Nell’antichità infatti le essenze profumate venivano bruciate per diffondere l’odore gradevole, procurare un senso di benessere e per le offerte agli dèi e agli antenati. Pare sia nato nella Mesopotamia centrale, la regione tra il Tigri e l'Eufrate, i due fiumi considerati culla delle civiltà.

Gli egizi erano specializzati nella cura del corpo e il profumo serviva da intermediario tra umano e divino. Era presente in tutti i rituali e in ogni tappa della vita umana, fino ai riti dell’imbalsamazione dei defunti. L’influenza degli egizi si estese fino a Palmira e Babilonia, grandi centri di produzione dei profumi dove venivano utilizzati aromi che favorivano l’elevazione dell’anima: resina di terebinto, olibano, galbano, laudano e mirra.

Anche il popolo ebraico aveva una radicata tradizione di quest’arte: la Bibbia insegna che è molto utilizzato nella vita quotidiana per la purificazione e la pulizia del corpo. I sacerdoti leviti sono allo stesso tempo medici e profumieri, il che indica lo stretto legame tra medicina, magia, cucina e profumi.

Ma la diffusione del profumo nell’area mediterranea è legata ai greci. Dall’epoca di Creta e Micene (1500 a.C.), essi credevano nell’esistenza di esseri divini rivelati dagli aromi e dai profumi e, dopo secoli di esclusivo appannaggio divino, gli uomini si appropriano del piacere del profumo. I profumi sono essenziali nella celebrazione del culto e, dopo le offerte di animali, si bruciano sostanze profumate rare, come la mirra e l’incenso. Allo stesso modo, la nascita, il matrimonio, la morte, vengono accompagnate da fumigazioni e unzioni profumate dalle virtù purificatrici. Nei funerali favoriscono il passaggio nell’aldilà e i defunti, avvolti in lenzuola profumate, sono arsi o sepolti con preziosi recipienti e piante odorose come la rosa, il giglio, la violetta, senza dubbio simboli di vita eterna.
Gli "euodia", gli odori buoni che sono strumento di ricerca del divino, raggiungono il loro apogeo nella raffinata Atene di Pericle. Qualche esempio? Il "susinon" a base di giglio o il "kipros", a base di menta e bergamotto. Esiste anche un "Trattato degli odori" di Teofrasto, testo base della profumeria antica. In molte opere teatrali greche, quelle non epiche, troviamo qualche accenno al profumo: nel suo Lisistrata, Senofonte ci ricorda che le ricche signore di Atene, Sparta e delle altre città del Peloponneso, usavano a profusione profumi di diversa origine e si depilavano sia l'inguine che le gambe.
E i romani? Ovviamente assimilano la tradizione greca e contribuiscono a mantenere le antiche reti commerciali che dall’India, Arabia e Africa importano in carovana o per mare i prodotti grezzi o lavorati. Dagli etruschi apprendono l’uso della ginestra, del laudano, del pino e del mirto e, dall’età della Repubblica fino al tardo Impero, i profumi conoscono uno slancio formidabile fino agli eccessi di Nerone: si narra che durante i funerali di Poppea (tra l’altro spinta da lui al suicidio…) abbia bruciato una quantità di incenso superiore alla produzione annua di tutta l’Arabia. 

Alle terme il popolo romano va quasi ogni giorno, donne e poveri compresi e, sempre grazie ai romani, si diffonde l’uso del sapo, una pasta ammorbidente a base di grasso di capra e cenere di saponaria, l’antenato del sapone. I trattati sugli odori, spesso scritti dai medici che attribuiscono loro virtù curative, citano il giglio bianco, il narciso, il cardamomo, la rosa, l’iris, il sandalo e sostanze animali come il musc, il castoro oltre a diverse resine. A partire da queste materie prime vengono creati  unguenti, acque aromatiche, profumi, pastiglie e polveri odorose. Il trattato di chimica di Zosine (fine del III secolo) attesta che i Romani conoscevano già la distillazione
La comparsa del vetro nel secolo XI a.C. e il suo utilizzo come contenitore di sostanze profumate, costituisce la principale innovazione dell’impero romano. Questo materiale, benché fragile, presenta due vantaggi: è facile da lavorare e non custodisce gli odori. Permette di imitare i recipienti provenienti dalla Grecia ma, allo stesso tempo, di produrre contenitori di svariate forme e colori.

Dopo la caduta dell’Impero romano, avvenuta nel 476, l’Occidente piomba per secoli nella barbarie e la cultura del profumo resta viva in Oriente. Gli Arabi, a partire dall’VIII sec., traducono i testi ellenistici, persiani, romani, bizantini, e li conservano in immense biblioteche. Queste traduzioni sono la base delle scienze mediche, farmaceutiche e chimiche per i secoli successivi, anche per il resto del bacino del Mediterraneo e dell’Europa. La grande cultura scientifica degli Arabi influenza nel Medioevo le scuole di Salerno e di Montpellier, specializzate nella ricerca farmaceutica legata alla profumeria.
L’Alchimia medioevale deve tutto all’al-kimîya, che riserva una parte importante all’arte della distillazione. Gli Arabi non sono gli inventori di questa tecnica ma l’hanno raffinata e diffusa in tutta Europa. Nel periodo in cui tutti i profumi utilizzavano dei corpi grassi come supporto, nel X secolo gli Arabi inventano l’alambicco. Il profumo prende allora l’alcool come vettore: ciò permette di distillare un numero
enorme di piante e allargare la gamma degli aromi disponibili in profumeria. Il profumo per eccellenza, il più diffuso e apprezzato, quello di rosa, fu distillato per la prima volta in Persia, l'attuale Iran, durante la dominazione Araba e il periodo delle crociate. Solo nel XIII secolo, alla fine delle Crociate, il profumo farà ritorno in Europa.
Preparare un profumo è complesso, nella miscela si mescolano dai trenta agli ottanta ingredienti, per creare quel tipico “retrogusto” che suscita determinate reazioni, consce o inconsce. Un aroma principale, forte e deciso, che nasconde la cosiddetta “soglia di percezione”, ovverossia un'aura percepibile ma indefinita.
La nota si distingue in tre fasi: la nota di testa, che si percepisce subito dopo l´applicazione del profumo sulla pelle, più immediata e intensa e viene impressa dalle sostanze più volatili. Per questo motivo è preferibile testare il profumo sulla pelle per qualche ora, per poter percepire anche la nota emozionale. La nota di cuore è percepibile nelle ore che seguono alla scomparsa della nota di testa, è più persistente ed è la nota di base di ogni profumo. La nota di fondo è quella che contiene gli elementi persistenti e che si “fisserà” sulla vostra pelle, lasciando la scia. Profumata, s’intende.
Una rivoluzione sostanziale avviene nel periodo vittoriano. Stufi di mughetti, violette e calendule, i profumieri di Londra e Parigi cominciano ad adoperare erbe e fiori provenienti dalle colonie come la vaniglia, il ylang ylan, il frangipani, il sandalo. All'epoca di Maria Antonietta e della prestigiosa Versailles, i profumi erano considerati preziosi quasi come i gioielli, ovviamente per chi fosse abbastanza ricco da permetterseli. A quei tempi le pratiche igieniche erano ai minimi storici e il profumo era adoperato soprattutto per coprire i disgustosi olezzi.
Parigi, già a quei tempi capitale della moda, divenne città di rinomati profumieri. Un gusto troppo orientale mal si sposava, dicevano, con la moda e il canone di bellezza dell’epoca e i più graditi erano i fiori, apprezzati sia dagli uomini che dalle donne, accoppiati al legno, al muschio e alla felce. I veri protagonisti erano gli aromi mediterranei: alloro, ginepro, rododendro, cipresso, muschio, felce, citronella, mirto ma soprattutto salvia e rosmarino. Maria Antonietta adorava il rosmarino. Lo avreste mai detto?
Dall’epoca romana tornò l’arte dei loro contenitori: le boccette di vetro di Boemia, già nota all'epoca per la produzione dei cristalli. Le ampolle degli orafi russi erano invece decorate da smalti, oro, pietre preziose e guarnizioni in avorio e legno.
Giuseppina Bonaparte, prima moglie di Napoleone, predilige il profumo del muschio e pare che sia rimasto ad aleggiare nel suo boudoir per più di cinquant'anni. Ne consumava più di sessanta boccette al mese e pare che il Corso, suo degno consorte, non fosse da meno.
Una curiosità: le donne a quei tempi prediligevano la nota rustica di muschio e ginepro, gli uomini si aspergevano di violetta e gelsomino, strano ma vero.
Maria Luisa d'Asburgo, seconda moglie di Napoleone e nipote di Maria Antonietta, si dice fosse la creatrice del noto profumo alla violetta chiamato Acqua di Parma, in uso ancora oggi nella città dove divenne duchessa dopo il declino politico del marito.
Tramontata l’epoca napoleonica, trucchi, belletti e così via rimasero confinati in un angolo per buona parte dell'Ottocento, relegati all'uso di amanti, prostitute e cortigiane di mestiere ma il profumo, meno invadente e come più sottile arma di seduzione, evolve ancora e verso la metà del XIX secolo, arriva un’altra novità: il vaporizzatore.
Nella seconda metà del secolo il mughetto conobbe un periodo di popolarità con l'intramontabile rosa ma verso i primi del Novecento esso divenne sinonimo di vecchia signora e fecero la loro comparsa le essenze agrumate come il neroli, l’arancio e il limone.
E oggi? Per sedurre il consumatore e distinguersi, le aziende giocano sempre più sulla dimensione sensoriale dei prodotti: musiche soffuse, profumi delicati, gusti sottili, colori caldi. Dall’agro-alimentare ai cosmetici, passando per le automobili e il tessile, la parola d’ordine è mobilitare tutti i sensi e in un ambiente dove lo stress è sempre di più all’ordine del giorno, il profumo diventa il veicolo privilegiato con cui si possono trasmettere sensazioni di sollievo e benessere. Fragranze vitalizzanti, tonificanti, rilassanti, purificanti, tranquillizzanti, effettuano un’azione benefica sul corpo e sullo spirito.
Buon profumo a tutti!


QUANDO IL PROFUMO SI FA RICORDARE ANCHE IN PUBBLICITA'...




QUAL E' IL VOSTRO RAPPORTO CON IL PROFUMO? ODORI E PROFUMI SONO IMPORTANTI ANCHE IN AMORE?

4 commenti:

  1. Bellissimo post Adele, molto molto interessante. Come sempre quando c'è di mezzo la storia sei ineguagliabile! ... E grazie per lo spot con David Gandy; anche lui è ineguagliabile! Il mio rapporto con gli odori è viscerale. Ogni volta che sono in un luogo nuovo o che faccio una nuova conoscenza, l'odore o il profumo che respiro sono fondamentali per mettermi a mio agio per farmi stare sulle mie ... Soprattutto i profumi o gli odori di una persona sono fondamentali per me per capire se mi piace oppure no.

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  2. bello ed interessante!!! è vero che il profumo, ma prima ancora l'odore, di una persona ti condizionano a pella l'opinione che hai di lui. è strano anche come la stessa fragranza possa aver effetti del tutto opposti da un individuo all'altro!!!

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