TUTTA COLPA DEL TE di Marta Savarino (Amazon Publishing)

TUTTA COLPA DEL TE
Autrice: Marta Savarino
Editore:  Amazon Publshing
Pagine:224
Genere: contemporaneo
Ambientazione: Scozia
Formato:E- book,€ 4,99- cartaceo:€ 9,99

TRAMA: Luisa parte per la Scozia. È stata abbandonata dal compagno alla nascita della loro figlia. È delusa, affranta e arrabbiata, ma è decisa a reagire per amore della piccola Viola. Accolta dalla famiglia di origine, ritrova se stessa dedicandosi alla sua più grande passione, la cucina. Adesso è lo chef nell’albergo dei genitori. Le giornate scozzesi fredde, lunghe e assolate si susseguono tranquille, e l’allegria torna. La frizzante personalità di Luisa rivive con la piccola Viola e i nipoti. Nella vita di Luisa non c’è più posto per un altro uomo.
L’arrivo di David Alexander Hamilton, il nuovo giardiniere dell’albergo, bellissimo, affascinante e sensuale, romperà questo proposito. Il risveglio dei sensi di Luisa sarà turbato dal tormento di un doloroso segreto celato dall’uomo.

David Alexander Hamilton, avvocato di Edimburgo che abbandona la sua prestigiosa carriera per svolgere un lavoro da tuttofare in un albergo ad Inverness. Perché un uomo così bello, prestante e intelligente si è ritirato dalla prestigiosa città per stabilirsi in una città meno coinvolgente? E' quello che si chiede Luisa McKinnon che ha subìto un colpo di fulmine non appena lo vede. In fin dei conti anche lei si è rifugiata dai genitori, visto che è stata abbandonata dal suo compagno non appena ha partorito la sua piccola Viola.
Una storia molto carina, coinvolgente e con la curiosità di voler sapere come va a finire e per capire cosa tormenta il protagonista.
La Savarino ha saputo dosare il romanticismo, l'amore, il desiderio mescolando il tutto con un po' di suspense. Questo segreto è stato sin dall'inizio il nervo centrale che ha portato dell'attrito tra i due protagonisti, ma conoscendosi da poco ed avendo dei sentimenti profondi hanno sempre sorvolato sul problema che Luisa vorrebbe tanto conoscere e che David, invece, non riesce ad affrontare.
Tutto alla fine si chiarisce e mi sono sentita soddisfatta visto che ho trovato le spiegazioni che ritenevo andassero evidenziate.
E' un bel libro, si legge bene, ci sono spunti divertenti e i personaggi di contorno sono ben delineati.
Un appunto: mi è sembrato strano leggere questa frase detta dalla madre di Luisa: "...... e se il fatto che tu abbia una bambina fosse stato un problema, sono convinta che Hamilton non ti avrebbe nemmeno considerata. Neanche per una scopata, fidati."  Detto da una mamma alla propria figlia, mi ha lasciato un po' interdetta, così come ho trovato a volte fuori luogo in particolari momenti del racconto alcune espressioni di registro colloquiale basso .
In generale, però, "Tutta colpa del te" è un romanzo che consiglio perchè ha tutto ciò che serve per  far trascorrere un paio d'ore in piacevole compagnia.





LEGGI UN ESTRATTO...
Capitolo 1INVERNESS (SCOZIA), MAGGIO 2015
Le intenzioni sono una cosa, la realtà un’altra.
Me ne sono resa conto molto presto.
Dimenticare lui non è stato possibile, essere felice con mia figlia sì.
Secondo i miei piani, lui e la nostra immaginaria vita insieme, nel giro di ventiquattr’ore, sarebbero dovuti diventare solo un lontano e spiacevole ricordo. Invece no, per molto
tempo il ricordo è rimasto vivido nella mia mente, purtroppo. Anni di analisi non mi erano serviti letteralmente a un cazzo.
Non fraintendetemi, non sono più innamorata di lui. Lo sono stata ancora per molto tempo, ma oggi quel sentimento ha lasciato il posto al buco nero che ha sostituito il mio cuore. L’unico amore che potrò mai dare nella vita è riservato a Viola, insieme all’affetto infinito che nutro nei confronti della mia famiglia. Punto, basta, finito.
Non ci sarà mai più spazio per un uomo nel mio cuore, né nella mia vita, tantomeno nel mio letto.
Sesso? E chi se lo ricorda! Dopo tutti questi anni credo di essere addirittura tornata vergine, ma non mi importa. Non ne sento la mancanza. Mia sorella mi ripete spesso di trovarmi un uomo, anche solo per divertirmi. Mia madre è d’accordo con lei. Persino mio padre alle volte si sente in dovere di esprimere la sua opinione, suggerendomi un po’ di svago con un essere di sesso maschile. Ma ogni volta la mia risposta è no. No, no e ancora no.
Non ne voglio sapere.
È vero, per farli contenti, per alcuni periodi sono uscita con qualcuno, ma non posso nemmeno definire queste frequentazioni delle vere e proprie storie, visto che il rapporto con l’accompagnatore di turno si è limitato a scambi telefonici, SMS, mail e qualche cena insieme. Al primo tentativo di approccio fisico mi sono data alla fuga. Via, basta così, a mai più!
Il mio analista sostiene che sto ancora subendo le conseguenze del trauma vissuto per colpa del padre di Viola, e vorrei ben vedere! Che ci provi lui a essere mollato in sala parto, con una creatura appena nata tra le braccia. Che genio! E pensare che lo pago pure per sentirmi dire cazzate che già conosco.
Ma torniamo a noi.
I primi due anni dopo la nascita di mia figlia e il ritorno a casa, a Inverness, li ho trascorsi dedicandomi completamente a lei, nel tentativo di rimettere ordine nella mia vita e nella mia testa. Se vi dicessi che sono stata tanto brava da non provare a ristabilire, nemmeno una volta, un contatto con lui vi racconterei una bugia. L’ho cercato in diverse occasioni ma all’ennesimo: “Cosa c’è, Luisa? Vuoi ancora soldi? Quanto ti serve?”, ho deciso che era bene lasciar perdere e non cercarlo più per davvero. Non mi ha mai chiesto di Viola né tantomeno di me. Quindi mi sono arresa e ho smesso definitivamente di chiamarlo, inutile continuare a farsi del male e buttare nel cesso i soldi che ogni settimana spendevo dallo psicologo. I miei non erano patetici tentativi di tornare con lui, ma solo la speranza che potesse interessarsi al frutto della nostra storia: Viola. Missione fallita, mia figlia continuerà ad avere una madre e ogni membro della mia famiglia le farà un po’ da padre. Dopotutto, così è stato sin dall’inizio.
Il problema di fondo però rimane: Viola ha cinque anni, ne compirà sei in autunno e, anche se sono stata tentata, non me la sono sentita di dirle che suo padre è morto. Così sa che esiste, abita in Italia e non ha mai vissuto con noi perché non sempre i figli crescono insieme a entrambi i genitori. Un bambino può avere soltanto una mamma o soltanto un papà, non necessariamente entrambi. Grazie al cielo, all’asilo e a scuola non sono mai stata l’unica mamma single, quindi mia figlia si è accontentata della mia spiegazione e raramente ha fatto domande. Ma temo che arriverà il giorno in cui insisterà per conoscerlo e a quel punto sarò costretta a rivelarle il modo poco ortodosso con cui siamo state abbandonate.
Affronterò il problema quando sarà il momento, per ora tutto ciò che posso fare è mantenere il mio equilibrio mentale, crescere Viola nel miglior modo possibile e… riuscire a non bruciare questo arrosto!
Ecco, l’ho fatto di nuovo! Mi sono persa nei miei viaggi mentali, dimenticandomi completamente del resto del mondo e soprattutto di quello che stavo facendo nel momento in cui il mio cervello è partito per la tangente.
Butto nel lavandino il coltello con cui stavo affettando i pomodori per il sugo, acchiappo al volo uno strofinaccio e tolgo il coperchio alla pentola sul fuoco che sta fumando come una ciminiera: pessimo segnale.
Impreco come uno scaricatore di porto – ma tanto Viola non è nei paraggi, nessuno può accusarmi di essere un cattivo esempio per lei –, quindi tolgo la pentola dai fornelli. Con un forchettone stacco l’arrosto tristemente attaccato al fondo della pentola e quasi mi viene da piangere. Ai clienti che si presenteranno per cena questa sera non posso certo proporre come piatto del giorno “Arrosto di vitello carbonizzato ad arte”!
Sospiro imprecando ancora un pochino e poi, aggiunta un po’ d’acqua al pezzo di carbone, lo rimetto a cuocere a fuoco molto lento. Quello ce lo mangeremo noi e pace.
Per fortuna, al tacchino non sembra essere toccata la stessa sorte e cuoce tranquillo in forno. Prendo il mio blocco per appunti ed elimino dal menù che avevo studiato per stasera la voce “Arrosto di vitello con salsa di funghi e contorno di verdure di stagione”, sostituendolo con un più pratico e veloce “Omelette della casa” d’emergenza. Dovrei riuscire a non fare danni, almeno spero.
Mentre torno al bancone da lavoro, pronta a occuparmi dei miei pomodori, riconosco l’inconfondibile scampanellio proveniente dalla hall. Rumore di passi e voci familiari, non si tratta di ospiti. Mamma e Viola sono tornate da scuola. Sorrido e interrompo il lavoro per prendermi una pausa e fare merenda insieme a mia madre e a mia figlia.
La porta si spalanca e Viola irrompe in cucina correndomi incontro per abbracciarmi.
«Mamma!» Mi si getta al collo e io la tiro su. Non so per quanto tempo ancora riuscirò a sollevarla, visto che cresce a vista d’occhio e i suoi ventidue chili cominciano a farsi sentire sulle mie povere ossa da trentaduenne. È al suo primo anno di scuola: nel Regno Unito i bambini iniziano la scuola dell’obbligo a cinque anni anziché a sei come in Italia. A novembre compirà sei anni e io la guardo, le accarezzo i capelli lunghi, morbidi e biondi, e vedo ancora la bimba minuscola di neanche tre chili che dormiva tra le mie braccia nella sala d’attesa di quell’ospedale, a duemila chilometri da qui. Potrei mettermi a piangere, giuro.
La bacio sulla fronte e, come ogni volta che le osservo il viso, ringrazio silenziosamente che somigli a me: occhi nocciola screziati di verde e capelli vaporosi di un biondo scuro con riflessi dorati. I suoi sono lunghi e belli, i miei corti, pratici e sbarazzini, e ho cominciato a tingerli per coprire i primi fili bianchi.
La aiuto a togliere la giacca e nel frattempo mia madre entra in cucina.
«Cosa dobbiamo eliminare dal menù per questa sera, Lu?» mi domanda storcendo il naso e posando la borsa su una sedia.
«Arrosto di vitello» rispondo, facendo cenno con la testa alla pentola sul fuoco.
«Deduco che sarà la nostra cena» conclude, andando a prendere il bollitore per il tè.
Sorrido e aiuto Viola a salire sulla sua sedia rialzata in modo che arrivi al bancone da lavoro che usiamo anche come tavolo da merenda. Metto le tovagliette e prendo la crostata che ho preparato, porgendo a mia figlia la sua tazza di latte e cioccolato.
Io e mia mamma parliamo in italiano quando siamo sole o insieme a mia sorella, ci viene naturale, e sono felice che mia figlia abbia imparato così bene la lingua madre di sua nonna. Io sono mezza scozzese e mezza italiana, ed è giusto che anche mia figlia sia bilingue, dopotutto è nata a Torino.
Se vi state chiedendo se l’ho già portata in Italia, la risposta è sì.
Se siamo state a Torino, no. Ancora non ci riesco, ho i miei limiti.
«Passami lo zucchero, Lu. Hai visto tuo padre?» mi chiede mia madre dopo un po’, sedendosi con noi e poggiando sul ripiano due tazze fumanti di tè bollente.
«È con dei clienti, una coppia di anziani del Galles che volevano fare una gita sul lago di Lochness. Li ha accompagnati» le dico, passandole il barattolo dello zucchero.
«Anziani? Ma se avranno la mia età! Ho capito a chi ti riferisci» ribatte facendo una smorfia.
Rido e assaggio la crostata: marmellata di fichi fatta in casa. Divina. Brucerò gli arrosti
ma con i dolci ci so proprio fare. Diciamo che in generale con il cibo, eccetto in qualche caso, sono brava. Quando vivevamo in Italia, avevo frequentato il liceo, per poi accorgermi dopo il diploma di voler fare la cuoca. Così mi iscrissi a un corso dal quale, in teoria, sarei dovuta uscire come chef e invece, nonostante l’attestato e il diploma a pieni voti, sono finita a fare la cameriera in pizzeria, la barista e pure la lavapiatti per il ristorante del circolo ricreativo Amici delle bocce. Una carriera non molto esaltante la mia ma, per fortuna, quando sono tornata a Inverness con Viola, cinque anni fa, ho preso possesso della cucina della guest house che i miei familiari gestiscono da quando sono tornati a vivere e a lavorare qui in Scozia, potendo così finalmente dare libero sfogo alla mia passione e alla mia creatività tra i fornelli. Cucinare mi rilassa: in questi anni mi è servito da antidepressivo e soprattutto mi diverte. Mi sento bene in cucina a tagliare verdura, infornare dolci e sperimentare nuove ricette. Forse potrei cominciare a valutare seriamente l’idea di liquidare il mio strizzacervelli.




RECENTE USCITA DI MARTA SAVARINO

Esiste una donna che non si è mai innamorata del suo migliore amico?
Anna è oggi una giornalista molto attraente, in apparenza sicura di sé ma, nel suo intimo, fragile e imbranata, ed è la prova vivente che un uomo e una donna non possono essere amici. Neanche in un romanzo. Specialmente se il migliore amico in questione è un danese, alto uno e novanta, biondo e con il fisico da nuotatore.
Aksel e Anna sono cresciuti insieme e la timida ragazza, da sempre innamorata dell’amico, a diciott’anni si dichiara. Ma Aksel le rivela una verità scomoda e inaspettata. È gay. I due si separano: il giovane va in Danimarca e la ragazza rimane a Torino. Passano quattordici anni e un giorno la sorte li fa incontrare di nuovo. Anna si è trasformata da brutto anatroccolo in cigno e anche Aksel è un giornalista, di successo e dal fascino ancora più marcato rispetto all’adolescenza. Ma nasconde un segreto, una realtà difficile da condividere anche con la sua migliore amica della giovinezza. E quando l’amore non trova strade facili, quale miglior aiuto può arrivare se non la solidarietà femminile?
Elisabetta e la giovane Victoria, appartenenti a due generazioni diverse, trameranno insieme perché l’amore trionfi. E dopo svariati ostacoli, bugie e segreti, la romantica Copenaghen innevata farà da sfondo a un finale a sorpresa. Perché, come dice Anna, “l’importante, dopotutto, è il finale”. Ti interessa questo libro? Lo puoi trovare QUI.



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L'AUTRICE
Marta Savarino è nata a Torino nel 1981. Lavora in banca, è madre e moglie, ma soprattutto una sognatrice. Fin da giovane ha avuto la passione per i romanzi storici e la storia francese, di cui predilige il periodo di Luigi XIV, il Re Sole. Il suo scrittore preferito è Stephen King. Adora viaggiare e ama la Francia e la Scozia tanto da ambientarci le sue storie. È autrice di romanzi storici e romance che pubblica dal 2011: La Maschera Rossa (2015), La promessa di Jeanne (2014), La Vendetta di Isabelle (2014), La Strega di Skye (2014), Parigi, amore e altri disastri (2014), Fuga da Versailles (2011). Sulla sua pagina Facebook (www.facebook.com/martasavarinoautrice) si trovano molte curiosità sui suoi libri.

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1 commento:

  1. io l'ho letto l'anno scorso.
    una storia molto dolce e romantica. entrambi con un passato difficile alle spalle
    che insieme riescono a guarire dalle loro ferite. l'epilogo (ed io adoro gli epiloghi) è proprio commovente....
    lo stile dell'autrice mi è piaciuto molto, mai noioso.
    la frase evidenziata da iaia sinceramente dopo un anno non la ricordavo, ma effettivamente letta così sembra un po' eccessiva, ma nel complesso a me è piaciuto molto.

    RispondiElimina

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